giovedì 12 marzo 2015

Ritrovate in Egitto da archeologi austriaci due lattine Cirio del 1923

Paolo Stefanato - Gio, 12/03/2015 - 15:16

Il ritrovamento è stato segnalato dai ricercatori dell’Istituto Archeologico di Vienna. La zona della scoperta è la regione della Nubia, in Egitto

Un curioso ritrovamento arricchisce la centenaria storia di Cirio, uno dei marchi alimentari più antichi del nostro paese, fondato nel 1856 a Torino e oggi di proprietà del gruppo cooperativo Conserve Italia.



Alcuni ricercatori dell’Istituto archeologico di Vienna, lavorando in due villaggi abbandonati situati nella regione egiziana della Nubia, hanno ritrovato due barattoli di latta con marchio Cirio, databili intorno al 1923, che contenevano rispettivamente estratto di pomodoro e concentrato di carne. I due villaggi, la cui edificazione è datata intorno al 1895, furono completamente abbandonati negli anni Trenta quando la zona fu colpita da un'inondazione dovuta alla rottura della diga situata vicino Assuan.

Il luogo esatto del ritrovamento è una località chiamata Shellal, dove si trovava l’ultima fermata di una linea ferroviaria minore costruita dagli inglesi nel 1884 e utilizzata per spostamenti militari, dalla quale i soldati proseguivano poi verso sud, utilizzando una barca a vapore. L’azienda Cirio era in quegli anni fornitrice ufficiale dell’esercito italiano, che nel ventennio fascista fu impegnato in azioni militari e di colonizzazione nelle aree vicine dell’Eritrea e della Somalia. Le lattine dunque sono giunte in Egitto al seguito dei soldati. Del resto, va ricordato che anche nelle trincee della Prima guerra mondiale sono stati più volte ritrovate antiche scatole di latta, di marchi diversi.



La conservazione del cibo in scatola risale a oltre due secoli fa. Il governo di Parigi, durante le guerre napoleoniche, bandì un premio di 12mila franchi per colui che avesse proposto un metodo efficace ed economico per conservare grandi quantità di cibo, perché gli approvvigionamenti alimentari erano uno degli aspetti di maggior vulnerabilità degli eserciti: chi avesse escogitato un modo per nutrire le truppe regolarmente e con una qualità sufficiente e standardizzata, avrebbe avuto un'arma in più contro i nemici. Fu un cuoco e pasticcere di sessant'anni che nel 1809 si aggiudicò quel denaro: Nicolas Appert, nato a Chalon-en-champagne nel 1749, ebbe la sua intuizione constatando che il calore eliminava o rallentava i processi di decomposizione del cibo.

E mise a punto il suo metodo di conservazione – che tuttora porta il suo nome - secondo il quale era necessario che un contenitore fosse sigillato ermeticamente e poi immerso nell'acqua bollente, per tempi variabili secondo il tipo di alimento. Il presidente di Conserve Italia Maurizio Gardini ha commentato: “Questo ritrovamento è un piccolo tassello di una grande storia che ricorderemo con una serie di iniziative il prossimo anno, per la ricorrenza dei 160 anni di vita del marchio”.

Caruso, e gli altri sinistroni all’Università

Emanuele Ricucci


1
Le loro leggi hanno armato le mani dei padroni, per permettere loro di precarizzare e sfruttare con maggior intensità la forza-lavoro e incrementare in tal modo i loro profitti, a discapito della qualità e della sicurezza del lavoro”. Così parlò Francesco Caruso nel 2007. Chi può dimenticare l’accanito attivista No-Global, auto definitosi nel 2008 “disobbediente a tempo pieno”. E’ nitido il ricordo di quando, parlando a proposito di due giovani morti sul lavoro a Mugnano e Bolzano, per poco non diede degli assassini a Marco Biagi – giuslavorista e docente universitario ucciso nel 2002 dalle Nuove Brigate Rosse – e Tiziano Treu e di quando cercò, in fretta e furia, di correggersi ammettendo:

“Non credo che siano Treu e Biagi gli assassini. Credo che le loro leggi siano servite e siano state utilizzate da veri e propri assassini”.Sguardo cupo, forte cadenza calabrese ed un passato turbolento forse da dimenticare, anzi, già dimenticato. Talmente caduto nell’oblio al punto che Caruso comincerà domani le sue lezioni all’Università “Magna Grecia” di Catanzaro. Insegnerà “Sociologia dell’ambiente e del territorio”. Francesco Caruso, un curriculum di “tutto rispetto”. Esponente del Movimento No-Global al Sud, Deputato della Repubblica, dal 2006 al 2008, tra le fila di Rifondazione Comunista, ha fatto della disobbedienza sociale la battaglia della vita. Dalle canne alla Camera dei Deputati, dalle occupazioni abusive ad una cattedra universitaria, il Professor Caruso in vita sua non si è fatto mancare proprio niente.

Durissime le polemiche sulla vicenda. Ma quello dell’ex No-Global non è un caso di isolata indecenza. La liason tra gli ex ragazzacci della sinistra oltranzista dalle mani svelte, e le università, il sistema formativo è una storia lunga. Refugium Peccatorum. Quale sia il moto culturale e discrezionale con cui spesso gli atenei nostrani scelgano tali testimonial d’eccezione, come questi possano essere un prezioso contributo formativo, non è dato saperlo. Come chi ha sostenuto, ognuno a suo modo, uno scontro costante e pericoloso con le istituzioni possa essere una colonna del dibattito attuale ed un esempio da replicare, è un vero mistero. Non è chiaro l’incipit etico, deontologico con cui nelle università ancora si scelga di dare voce, con gli onori del caso, a certi personaggi, laddove la cultura apre la mente ed i principi di civiltà vanno delineandosi.

Dai meandri del sessantotto risuonano più volte le campane a morto per la meritocrazia e la dignità culturale. L’epopea dei cattivi maestri, tra cattedre e partecipazioni, prosegue. Nel 2012 è la volta di un antesignano della lotta armata proletaria, Renato Curcio cofondatore delle Brigate Rosse. Una lunga storia di eversione e condanne alle spalle. Anche lui ed il suo curriculum di “lotta”, entrano nel mondo universitario dalla porta principale. Dal 2012, infatti, l’ex brigatista fu docente, titolare di un “corso di formazione su sfruttamento e sofferenza lavorativa” all’Università di Bologna. Già nel 2007, Curcio salì in cattedra con una lezione sulla “precarietà nel centro sociale occupato Crash”

Poi, Enrico Fenzi, ex terrorista classe ’39, nel ’79 aderì alle Brigate Rosse genovesi. Di recente insegnante presso l’Universidad Autonoma di Barcellona, insegnò in passato, Letteratura Italiana all’Università di Genova dove nel 2011, tra onori dichiarati e polemiche, fu invitato a tenere una lezione dal titolo “Petrarca tra Genova e Venezia”, essendo considerato uno dei maggiori studiosi del poeta aretino e di Dante.

Ha tentato la “carriera” anche Valerio Morucci che nel suo peregrinare da esponente di spicco della colonna romana delle Br e sequestratore dell’allora Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, tra una scorribanda ed un comunicato di rivendicazione, tentò di diventare professore per un giorno ma gli fu negato. Ad invitare  l’ex terrorista alla “Sapienza” di Roma nel 2009 fu Giorgio Mariani, professore di letteratura angloamericana, che aveva chiesto a Morucci di parlare agli studenti sul tema “Cultura, violenza e memoria”.

L’evento crollò sotto un fiume in piena di polemiche e fu annullato. Lo stesso Mariani fu costretto a chiarirsi: “Mi scuso della leggerezza di aver chiesto alla nostra collaboratrice di spedire l´invito, senza spiegare la natura e il contesto dell´incontro con Morucci […]Vorremmo solo far spiegare a uno che ha commesso tragici errori, che la scorciatoia della violenza è sempre e comunque sbagliata”. Come se si avesse bisogno della deposizione storica di un ex-brigatista per saperlo.

Valerio Morucci al processo Moro
Valerio Morucci al processo Moro

Rigurgiti di un’egemonia culturale che tiene in vita un passato decisamente poco nobile per amplificarsi e legittimarsi ancora oggi. Come se il fascino delle scorribande di quegli anni, il dramma delle morti, delle terribili conseguenze che portano con sé non fosse già abbastanza. Il cammino dei riciclati, ripescati dalla lotta armata, dalla sovversione, dalle barricate allo Stato, dalla contrapposizione all’istituzione e dalla “disobbedienza sociale”, prosegue imperterrito da ormai troppi anni nei luoghi della cultura che forma con la qualità e l’esempio. Eppure viene spontaneo chiedersi come tutto questo sia stato legittimo, che senso abbia questa riesumazione. Non possiamo non concordare con le parole di Lorenzo Conti, figlio dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti ucciso dalle Br nel 1986, in una lettera per il 33esimo anniversario della strage di Bologna: “Non posso dirVi cosa provo nel vedere invece tanti ex terroristi assunti dallo Stato a fare i Professori universitari, dipendenti comunali, dipendenti musei e addirittura alla RAI”