domenica 1 marzo 2015

Paga 007, i vigili corrono al lavoro: gli agenti introvabili a capodanno si contendono le notti delle riprese

Il Messaggero
di Laura Larcan



Chissà che presto non venga ribattezzato “indennizzo Bond”. Perché se c'è qualcuno a Roma che è davvero entusiasta delle riprese di “Spectre”, la 24esima pellicola della saga di 007, questi sono i vigili.

Una notte con l'agente di Sua Maestà dà molta più soddisfazione del benefit cosiddetto per “il disagio” di 2 euro (previsto per il servizio in strada), strappato con la riforma del salario accessorio. Il motivo? Presto detto. Perché Bond, da vero gentleman, paga il disturbo. Tradotto: uno straordinario sicuro e sonante che peserà a fine mese sulla busta paga. E pazienza se la notte di Capodanno gli agenti di polizia locale hanno mandato in scena la debacle dell'assenteismo record, finito sotto inchiesta. Tutt'altra storia sono le notti con 007.

Il «sentinello Giuliano» in piazza per i diritti gay

ChiCa - Dom, 01/03/2015 - 07:00


Dal palco lo accolgono come il «sentinello Giuliano». Il sindaco Pisapia è arrivato puntuale al «pirlotondo» arcobaleno organizzato ieri alle 15 in piazza Scala, una manifestazione per difendere i diritti omo e contro il governatore Roberto Maroni che aveva definito «quattro pirla» i gay che protestavano sotto al palazzo della Regione un mese fa, durante il discusso convegno in difesa della famiglia naturale. Promotori dell'iniziativa i «Sentinelli di Milano», il gruppo nato per contestare il movimento cattolico delle Sentinelle in piedi.

Il sindaco non si unisce al girotondo, sulle note di «Che musica maestro» o «Ymca», ma sul palco si conferma paladino della «battaglia contro le discriminazioni, Milano sarà sempre più capitale dei diritti di tutti, mi batterò per far sì che i diritti civili non siano solo un pezzo di carta presente nella Costituzione, ma diventino delle realtà concrete ogni giorno. Sono battaglie che nella mia vita non smetteranno mai di essere una priorità».

Quel riferimento alla Costituzione è ovviamente segno che la cancellazione, una decina di giorni fa da parte di un commissario ad acta nominato dal prefetto, delle nozze gay celebrate all'estero che aveva trascritto sull'Anagrafe non è stata ancora digerita dal sindaco. Mentre parla, accanto al fedelissimo Paolo Limonta, alle sue spalle spicca lo slogan dei Sentinelli, «laici e antifascisti». Al collo hanno cartelli che sbeffeggiano il gruppo cattolico. «Diritti civili? Macchè, la priorità è vincere Sanremo giovani» o «il problema delle doppie punte».

In piazza ci sono l'assessore allo Sport Chiara Bisconti, gli esponenti del Pd Alessandro Giungi e di Sel Luca Gibillini, il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris che non condivide la concessione della sala consiliare in Zona 3 per un altro convegno cattolico su «Vita, Famiglia, Verità. Maschera e volto dell'ideologia gender» che ha già sollevato nuove proteste a sinistra, dopo il dibattito in Regione. «Le istituzioni - secondo il vicesindaco - non devono concedere spazi a dibattiti che escludono e vogliono negare diritti».

Primarie, seggi aperti in Campania. Saviano: "Non andate a votare"

Franco Grilli - Dom, 01/03/2015 - 11:42

Lo scrittore: "I candidati sono espressione della politica del passato"


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Seggi aperti questa mattina in Campania per le primarie di centrosinistra per la scelta del candidato alla presidenza della Regione. I candidati che si sfideranno sono tre:

l’europarlamentare Pd Andrea Cozzolino, l’ex sindaco di Salerno ed esponente del Partito democratico Vincenzo De Luca, e il capogruppo del Psi alla Camera, Marco Di Lello. I 606 seggi su tutto il territorio regionale resteranno aperti fino alle 21. Circa 4mila i volontari impegnati nell’organizzazione delle primarie. Hanno diritto al voto tutti i maggiorenni in possesso di certificato elettorale. Il voto per gli iscritti è gratuito, mentre i cittadini non iscritti dovranno versare un contributo di 2 euro.

"Alle primarie Pd in Campania non andate a votare. Questo il mio consiglio. I candidati sono espressione della politica del passato. Queste elezioni saranno determinate da voti di scambio. Pacchetti di voti sono pronti ad andare a uno o all'altro candidato in cambio di assessorati. In più saranno determinanti gli accordi con Cosentino. Le primarie Pd avrebbero dovuto essere strumento di apertura e partecipazione, ma così non è stato (vedi il caso Liguria). Sino a quando non esisteranno leggi in grado di governarle, saranno solo scorciatoie per gruppi di potere. Non legittimiamole, non andate a votare", è l'appello che ha rivolto Roberto Saviano ai cittadini campani.

De Benedetti fallito e salvato

Alessandro Sallusti - Ven, 27/02/2015 - 07:00

I giudici danno il via libera: il buco di 1,8 miliardi di Sorgenia verrà rilevato dalle banche


Il quotidiano La Repubblica - editore Carlo De Benedetti - è in prima linea a difendere la magistratura dalla riforma, vista come fumo negli occhi dalle toghe che temono di perdere i loro privilegi. Diciamo che, quantomeno, la simpatia è ricambiata. Ieri il tribunale di Milano ha infatti dato il via libera al salvataggio di Sorgenia, azienda energetica controllata dalla Cir, cassaforte della famiglia De Benedetti.

In dieci anni Sorgenia aveva accumulato debiti per 1,8 miliardi ma continuava a operare grazie alle maniche larghe delle banche e a non pochi contributi dello Stato. Vista la malaparata, De Benedetti ha deciso di disfarsi del pesante fardello. Per la magistratura è giusto che lui non sborsi neppure un euro dei quasi due miliardi, che finiranno tutti sul groppone delle banche creditrici (che anche per questo non hanno soldi a sufficienza da prestare a noi comuni mortali per il mutuo o per ossigenare le piccole aziende).

Il grande imprenditore De Benedetti aggiunge un altro anello alla sua già lunga catena di fallimenti. Ma ancora una volta non pagherà dazio, nel silenzio assoluto di quella classe politica e di quei tromboni del giornalismo che in queste ore si stanno stracciando le vesti perché un altro imprenditore, Silvio Berlusconi, 1,2 miliardi suoi vuole immetterli, non sottrarli, nel sistema Paese (l'offerta per acquisire Rai Way).

Vòltala come vuoi, questo Paese - pesantemente condizionato e manipolato da questa sinistra - resta profondamente statalista. Neppure Renzi, che a parole fa il moderno, riesce a togliersi di dosso quella patina di socialismo che condanna l'Italia alla sua arretratezza e alla sua inefficienza. È statalista Renzi, che con uno schiocco di dita potrebbe far confluire nelle casse pubbliche i soldi di Berlusconi e rilanciare le infrastrutture delle telecomunicazioni. Sono statalisti i giornaloni che si affidano a caste dello Stato (vedi i magistrati) per proteggere i loro editori.

Sono statalisti pure i presunti capitalisti alla De Benedetti che - come fecero gli Agnelli e la Fiat pre Marchionne - scaricano su di noi i debiti e portano in Svizzera gli utili. A chi affidereste i vostri risparmi e il vostro futuro? Ai Berlusconi o ai De Benedetti? A chi investe denaro vero o a chi non paga i debiti e la fa franca? Questa è la differenza tra destra e sinistra. Purtroppo offuscata dalle baggianate e dalle liti da pollaio dei partiti che le rappresentano.

Il premier deraglia anche sui treni

Piero Ostellino - Sab, 28/02/2015 - 16:37

Basta salire su un convoglio per accorgersi che l'Italia resta un Paese che non funziona


Salgo su un treno a Zurigo per tornare a Milano e male me ne incoglie. È di Trenitalia; e, trattandosi di un treno italiano, naturalmente, si rompe appena partito. Passerò gran pare del tempo alla ricerca di coincidenze sostitutive. I gentili funzionari delle ferrovie elvetiche si scuseranno per il disagio come se dipendesse da loro. Credevo che certe cose accadessero solo nella vecchia Unione Sovietica, dove il socialismo reale aveva trasformato il «paradiso in terra» promesso da Marx nell'inferno e non c'era nulla che funzionasse, salvo, forse, il solo Kgb.

Ma ora che le deficienze strutturali dell'Italia hanno raggiunto Zurigo, infettando persino l'efficientissima Svizzera, mi chiedo se il mio Paese non sia diventato, sotto il profilo amministrativo, la ridicola parodia dell'Urss. Siamo, certo, in una condizione di maggiore libertà, ma è una aggravante, perché non sappiamo palesemente che farcene. «Ce la siamo cavata ancora un volta, perché altri si assume una responsabilità che non è sua, ma nostra», commenta un giovane viaggiatore che ha assistito alla vicenda.

È emigrato dodici anni fa in Germania, dove ora lavora felicemente. Se, dunque, il rottamatore, che ci sommerge con un mare di chiacchiere, sostituendosi ai suoi predecessori solo per prenderne il posto, ma facendo in modo che nulla cambi, volesse davvero riformare il Paese, incomincerebbe almeno col mandare a casa una parte dei dirigenti che amministrano certe inefficienti, e costose, società pubbliche. Ma perché non lo fa? Perché la burocrazia, che su quelle ci campa, lo sostiene. Siamo tornati ai tempi della Prima Repubblica e manco ce ne siano accorti, ubriachi come siamo di illusioni alle quali ci sforziamo di credere.

Ci entusiasmano le promesse governative come ci entusiasmavano, nel Ventennio, quelle del Duce sull'avvenire luminoso dell'Impero in costruzione... Non siamo, fortunatamente, alla costruzione di un impero, ma le condizioni psicologiche paiono le stesse anche perché i media le alimentano.
Come popolo, abbiamo la straordinaria capacità, col nostro menefreghismo - «siamo i soliti italiani» diciamo in queste circostanze, «ridendoci su per primi», aggiunge sconsolato il mio giovane interlocutore -, di trasformare in un cialtrone chiunque ci governi.

Mussolini aveva stabilito il record; Matteo Renzi lo sta battendo... Ci mette, è vero, molto di suo; ma noi, per parte nostra, lo coadiuviamo, consolandoci che «prima» le cose andavano peggio. Le colpe sono sempre degli altri... Ma nulla andrà per il meglio...

I cretini che non vogliono Salvini

Francesco Maria Del Vigo


Ullallà. Che paura. Il pericolosissimo Matteo Salvini con le sue truppe nordiche armate di ampolle è pronto a calare su Roma. Dilaga il panico nella Capitale. Si scherza, ma nemmeno troppo. Perché nella città delle mille manifestazioni, nel paese in cui minacciano di scendere in piazza anche i carrozzieri (con tutto il rispetto per i carrozzieri e la loro professione) la manifestazione della Lega crea scompiglio. E allora scendono in piazza quei cretini degli antagonisti. Che poi bisognerebbe capire a cosa sono antagonisti. Di sicuro al buon senso (a volte anche al sapone) e alla libertà di espressione, dato che vorrebbero “respingere” Salvini.

Essì, perché loro a parole sono pronti ad accogliere tutti. Tranne quelli che la pensano diversamente da loro.  Quindi, praticamente, vogliono starsene solo con i loro amichetti. Ma il problema è che la levata di scudi antisalviniana non arriva solo dalle frange più radicali. Basta fare un giro su Twitter o su Facebook per trovare altrettanti cretini – ma più patinati, quindi pure peggio – che si sentono in dovere di avvisarci con cartelli e hashtag che loro non staranno  #maiconsalvini. Sono sempre i soliti isterici in crisi d’identità che battono i piedi perché vogliono convincersi che la piazza è solo loro. Invece la piazza è di tutti. Persino di quei rozzi padani in camicia verde.

Mio, Tigre o Susanna Tutta Panna Ma quanto ci mancano i formaggini?

Corriere della sera
di Roberta Scorranese

Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i Mio, i Susanna, i Belpaese, i Tigre. Siamo fatti di formaggini, perché la nostra infanzia non si piegava ai latticini rigidi, blasonati, da tagliare rigorosamente a fette. No, noi i formaggi li abbiamo sciolti, li abbiamo conditi con panna e burro, ne abbiamo fatto un sapore inimitabile, una cosa tra il Parmigiano e lo yogurth. Ecco perché oggi, appena possiamo, ci infiliamo al supermercato e ci riempiamo il carrello dei Mio come se non ci fosse un domani in ufficio, alle prese con le beghe da grandi.

E la minestrina di dado serale acquista un altro sapore. Non date retta a tutti quelli che su Instagram postano foto di serate alcoliche: la maggior parte delle giornate si conclude così, con la variante del Belpaese sciolto nel brodino. La memoria pregressa, arricchita anche dai racconti di genitori e cugini più grandi, parte con il rosario: Carosello, Susanna Tutta Panna, Camillo il Coccodrillo e così via. Eh, ma ci si leccava le dita con il formaggino Susanna, nato nelle valli bergamasche e che proprio quest’anno compie cinquant’anni tondi tondi.


Tutto in casa: i fratelli Remo e Romeo Invernizzi si vantavano di non aver mai speso troppo in lanci promozionali. Ma Susanna divenne un mito, insieme al Toro Annibale e alla Mucca Carolina anche per i bambini degli anni Ottanta, quando i formaggini venivano accompagnati da quelle figurine bombate, plastificate (ve le ricordate?).
I cuginetti più grandi già allora ci parlavano dei memorabili spot di Carosello, ma c’erano anche i Milkana (blu e oro) e i Ramek, i Prealpi e i Tigre, sì, quelli dal sapore più forte.
Non date retta a tutti quellio che su Instagram mettono foto di serate alcoliche: la maggior parte delle giornate si conclude così, con la variante del Belpaese sciolto nel brodino di dado. Belpaese, perché siamo giovani, sennò gli anzianotti comincerebbero con il rosario: Carosello, Susanna Tutta Panna, Camillo il Coccodrillo e così via.
Perché siamo fatti della stessa materia racchiusa in quel triangolo di stagnola, che sa di parmigiano ma anche di panna ma anche di burro e il sapore del dado ci si sposa così bene. Ci si leccava le dita (altro che Fonzies) con il formaggino Susanna, nato nelle valli bergamasche e che proprio quest’anno compie cinquant’anni. Era il 1965 infatti quando la Invernizzi lancia Susanna Tutta Panna come testimonial del formaggino Il Milione.
I cuginetti più grandi già allora ci parlavano dei memorabili spot di Carosello, ma c’erano anche i Milkana (blu e oro) e i Ramek, i Prealpi e i Tigre, sì, quelli dal sapore più forte.
Non date retta a tutti quellio che su Instagram mettono foto di serate alcoliche: la maggior parte delle giornate si conclude così, con la variante del Belpaese sciolto nel brodino di dado. Belpaese, perché siamo giovani, sennò gli anzianotti comincerebbero con il rosario: Carosello, Susanna Tutta Panna, Camillo il Coccodrillo e così via.
Perché siamo fatti della stessa materia racchiusa in quel triangolo di stagnola, che sa di parmigiano ma anche di panna ma anche di burro e il sapore del dado ci si sposa così bene. Ci si leccava le dita (altro che Fonzies) con il formaggino Susanna, nato nelle valli bergamasche e che proprio quest’anno compie cinquant’anni. Era il 1965 infatti quando la Invernizzi lancia Susanna Tutta Panna come testimonial del formaggino Il Milione.

Era il 1965 infatti quando la Invernizzi lanciava Susanna Tutta Panna come testimonial del formaggino Il Milione. Tutto fatto in casa: i fratelli Remo e Romeo Invernizzi si vantavano di non aver mai speso troppo in lanci promozionali. Ma la pacioccona e bionda Susanna divenne un mito, insieme al Toro Annibale e alla Mucca Carolina anche per i bambini degli anni Ottanta, quando con i formaggini ti davano anche il gadget, dagli adesivi plastificati (ve li ricordate?), alle figurine Disney al pupazzetto al portachiavi. I formaggini Kremli regalavano le macchinine da montare.

Susanna diceva «Pitupitum - pa!» (e oggi ci piace perché qualche volta ci capita di imbatterci in qualche adulto che recita formule più o meno simili quando deve spostare la macchina e insomma ci si intenerisce). Lo stabilimento di Caravaggio purtroppo è stato oggetto di ristrutturazioni aziendali, ma le guanciotte di Susanna lottano ancora insieme a noi. E c’era il formaggino Mio, quello che davamo al fratellino e che oggi, con ignominia, sciogliamo nella minestrina. Quando li compriamo, alla cassa, assumiamo l’espressione della mammina ansiosa che pensa ai pargoli a casa quando invece a casa non ci aspetta nessuno se non un bel dado «classico».

I cuginetti più grandi già allora ci parlavano dei memorabili spot di Carosello, ma c’erano anche i Milkana (blu e oro) e i Ramek, i Prealpi e i Tigre, sì, quelli dal sapore più forte. Certo, c’è chi dice che spesso non tutti sono sanissimi, che la preparazione del formaggio fuso può prevedere l’uso di scarti di latticini e poi ci sono i fosfati e il sale e i grassi e tutto quanto. Però continuiamo a mangiarli, se è vero che (dati Assolatte) in Italia ne abbiamo consumate 60 mila tonnellate nel 2013. Perché questa predisposizione per il morbido, per lo spalmabile, per la reductio ad cremam?

La stessa che ci ha portato a fare della tavoletta di cioccolata un trionfo di morbidezza nutellosa. Corrado Guzzanti ha paragonato la crema di cioccolato alla rivoluzione della stampa a caratteri mobili (un cambio di linguaggio, di sensibilità, un generale ammorbidimento). Nel più recente «Fattore Wow», Marracash fa notare: «Ero in barella quando tu spalmavi Nutella!». Insomma, la morbidezza dell’infanzia come privilegio da riscoprire anche oggi con la variante Philadelphia, ma tutti noi sappiamo bene che questo è un altro mondo. Più adulto.

Quello di Philadelphia (e delle altre creme variamente aromatizzate) è l’universo delle paste fatte in casa, del condimento che si prepara in due minuti, dell’aggiunta di tonno o prosciutto cotto a dadini (questa è una chicca da gourmet), è insomma, un quattro salti in padella sotto mentite spoglie. Il formaggino no. Il formaggino è rimosso, è atto mancato, è seduta freudiana. È sapore da non lasciar scomparire, da riattizzare nelle sere di tardo inverno. Salviamo il Mio, vi prego