sabato 14 febbraio 2015

L'Iphone più costoso del mondo: costa 3 milioni di euro

Il Messaggero




Siete Iphone dipendenti ma volete distinguervi dalla massa? Al bando cover e adesivi vari: da oggi è sul mercato il 'Diamond Ecstasy Phone', il melafonino più costoso del mondo, fatto di oro 24 carati e intarsiato con dozzine di piccoli diamanti. Per la modica cifra di 3 milioni di euro e qualche spicciolo.

E' ricoperta di diamanti la mela simbolo della Apple, così come il profilo del costoso smartphone. La compagnia che ha partorito il modello si chiama Goldgenie e, tanto per farsi un'idea, tra i suoi clienti abituali ci sono Usain Bolt, David Beckham e Puff Daddy. «Si tratta probabilmente del telefonino più esclusivo al mondo. Il suo valore è pari a quello di una piccola isola», ha spiegato il fondatore di Goldgenie, Laban Roomes.

Se per caso oro e diamanti non dovessero bastarvi, potete personalizzare ancora di più il vosro Iphone: per esempio con il platino o l'oro rosa o sostituendo i diamanti con altre pietre preziose. Ma il 'Diamond Ecstasy' non è il primo Iphone prezioso in circolazione: l'anno scorso il designer Alexander Amosu ne aveva creato uno in oro e diamanti per un cliente anonimo.

Spuntano le carte del divorzio di John Lennon: “Padre aggressivo e drogato, marito infedele”

La Stampa

Il documento, un testo in cinque pagine reso noto da una casa d’aste britannica, fu redatto nel 1968 dagli avvocati della prima moglie

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Un padre aggressivo con il figlio, che consumava droghe e tradiva la moglie: spuntano le carte della causa di divorzio di John Lennon dalla prima moglie, Cyinthia, ed emerge un’immagine non proprio edificante del cantante dei Beatles.

Il documento, un testo in cinque pagine reso noto da una casa d’aste britannica, fu redatto nel 1968 dagli avvocati della prima moglie e si basa sulla testimonianza di una collaboratrice domestica che viveva in casa della famiglia, quando cominciò il processo di divorzio. 

Dorothy Jarlett raccontò agli avvocati che Lennon era dedito alla droga, aveva cambi di umore repentini e rimproverava con aggressività il figlio Julian, che in quel momento aveva cinque anni. Il documento racconta anche di quando Jarlett, un giorno in cui Cynthia era in viaggio, trovò il musicista in camera a letto con Yoko Ono. La donna fece la sua deposizione allo studio londinese Herbert Oppenheimer, Nathan and Vandyk, che le consegnò una bozza del testo che lei custodì fino alla sua morte, fino all’anno scorso. Prima che il giudice arrivasse alla sentenza di divorzio, i Lennon arrivarono a un accordo per il quale il musico si impegnò a versare 100mila sterline a Cynthia e gli cedette la custodia del figlio.

Secondo la signora, il musicista cominciò a rimanere indifferente alla moglie intorno al 1967, cinque anni dopo le nozze. «Fino all’estate del 1967 pensavo che la casa fosse abbastanza felice». «Poi la signora Lennon divenne sempre più spesso depressa e infelice. Quando il signor Lennon era a casa, c’erano liti ai pasti perché John era severo con Julian e criticava il modo in cui sui comportava a tavola. Julian, che era un bimbo molto sensibile, si rattristava e la signora Lennon litigava con Lennon per questo».

«Ci fu una lite su come Julian veniva educato. Il signor Lennon disse alla signora che era troppo debole con lui. Io credo che non stesse a sufficienza con il figlio a causa della sua professione per sapere come comportarsi con lui». E qualche riga oltre: «Come risultato, spesso lo picchiava». Dorothy racconta anche come scoprì che Lennon cominciava ad assumere droghe, lasciando sacchettini di cannabis ovunque in casa: «Mi fu abbastanza chiaro che Lennon fumava marijuana. Noi tutti sperammo che fosse una fase e che l’avrebbe superata».

I problemi di coppia tra Lennon e Cynthia arrivarono al capolinea nel febbraio 1968, quando egli confessò che aveva relazioni con altre donne; e Yoko Ono annunciò di essere incinta. Il documento, che è stato trovato dopo la morte della cameriera, andrà all’asta il 24 marzo a Warrington, Cheshire, a un prezzo stimato di 5mila sterline. 

Addio alla vecchia bolletta del telefono

Maddalena Camera - Sab, 14/02/2015 - 08:29

Anche per le case conto mensile e tutto incluso: sparisce il canone, chiamate e web illimitati. Come per i cellulari

Il telefono di casa cambia pelle e nome. Dal 2016 Telecom diventerà Tim, suggellando la vittoria del marchio della telefonia mobile su quello del fisso come già fatto Oltralpe da France Telecom, adesso Orange.

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Quello di Telecom, nome subentrato dopo la privatizzazione nel 1994 a quello di Stet, è stato un percorso lungo, iniziato nel 1924, con la fondazione della Sip a Torino, e, per molti anni, anche monotono. Il telefono, infatti, agli inizi era un oggetto per pochi. Gli abbonati?

Solo 43mila, passati a 4 milioni nel 1964. Il primo traguardo importante fu raggiunto nel 1970 con la teleselezione, un contributo fondamentale al superamento degli squilibri del Paese. Da quella data gli oltre 6 milioni di abbonati italiani, compresi quelli che abitavano nelle più piccole località, erano in grado di collegarsi tra loro automaticamente. Attraverso il telefono, le tante Italie, distanti tra di loro economicamente e geograficamente, segnate profondamente dalla mobilità difficile dal Sud al Nord, poterono accorciare qualche distanza.

Nel corso degli anni Settanta si è assistito anche al boom di un oggetto ormai sparito: le cabine telefoniche. Parlare, comunicare con chi era lontano era diventato un bisogno impellente. E il telefono, come la tv, in casa non poteva mancare. Gli abbonati si sono così moltiplicati. Una galoppata senza freni fino agli anni '90 quando è nata la telefonia mobile. I primi cellulari erano paragonabili ai primi apparecchi fissi in bachelite: grossi, pesanti e incredibilmente «stupidi». Solo chiamate e messaggi.

Ma il successo è stato enorme, soprattutto in Italia dove, il telefonino, costoso e con tariffe da un euro al minuto, andava a ruba. Gli operatori hanno potuto gonfiare i bilanci di utili sostenendo la crescita delle reti mobili in Italia, tra le più efficienti a livello europeo. E ora sarà sempre Telecom, pardon Tim, a guidare il cambiamento, mutando il nome ma, sopratutto, spingendo sulle tariffe tutto compreso. Dall'1 maggio, l'ad Marco Patuano ha annunciato che spariranno dalla bolletta canone e dettaglio delle telefonate. Il telefono non sarà più «la tua voce», ma i tuoi dati, il contatto globale.

Dal doppino in rame che (si spera) prima o poi diventi in fibra, entra così in casa di tutto: immagini (film e tv), giochi, notizie e amicizie. E i messaggini degli amici sui social network riempiono le serate come una volta avveniva con le telefonate. Lo smartphone, il personal communicator che si connette al wi-fi domestico, diventa a questo punto un'ulteriore appendice del «vecchio» telefono che, ormai, ha cessato di squillare. Gli unici a chiamare, infatti, continuano a essere i call center interessati a vendere nuove offerte. La famiglia 3.0 è ora oltremodo connessa: mamma, papà, figli, grazie allo smartphone, non abbandonano la rete neppure un minuto durante la giornata.

Le tariffe «tutto incluso» non sono proprio economicissime, perché chiamate illimitate verso fisso e cellulari e il collegamento a Internet a 7 mega costerà 44,90 euro al mese. Un prezzo praticato anche dagli altri operatori: Fastweb, Vodafone e Wind. Telecom (cioè Tim) spiega, però, che le sue tariffe non sono care. Gli uomini del marketing immaginano che, con il «tutto incluso», le persone cominceranno a usare di più il telefono di casa. La tariffa a 29 euro, che vede incluse solo le chiamate verso fissi e mobili, potrebbe essere utile alle persone anziane che parlano molto e non usano la rete.

Chi vuole, potrà anche continuare a pagare le telefonate a consumo a 19 euro al mese (il canone è di 18,64 euro) più 10 cent al minuto a chiamata (sia fisso sia mobile). Ma senza Adsl: da solo costa 21 euro al mese.

Gatto fa le fusa su Youtube: il video bloccato per violazione del copyright

Il Messaggero
di Alessandro Di Liegro


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I gatti sono fra i protagonisti assoluti di Youtube. Sul popolare sito di condivisione video sono milioni i video in cui i nostri amici felini mostrano le loro particolari abilità atletiche, attitudinali e, soprattutto di intercettazione del comune sentimento di affezione e tenerezza.

L'utente Digihaven ha postato, lo scorso marzo, un filmato di un'ora in cui Phantom, un piccolo meticcio peloso, faceva delle fusa particolarmente rumorose al padrone intento a coccolarlo, creando un loop delle stesse fusa di circa un'ora. Il video non è diventato virale, come forse Digihaven sperava, ma ha attirato l'attenzione di un piccolo pubblico, fra cui due delle principali Major musicali. Youtube ha, però, bloccato il video dopo aver individuato una violazione del copyright.

Il sistema di implementazione del sito ha un particolare robot che automaticamente segnala eventuali video che infrangono i diritti appartenenti a questa o quella società, specialmente in visione dell'attribuzione dei diritti proprietari. Per dirla in poche parole, non si possono postare video protetti da copyright senza l'approvazione degli aventi diritto. In questo caso il robot di Youtube blocca il video segnalandolo a una commissione che deve valutarne l'autenticità.

Nel caso di Phantom, in particolare, sia la Emi che la PRS – due società che fanno dei diritti d'immagine uno dei propri principali business – avevano registrato sotto copyright un loop di 12 secondi di un gatto che fa le fusa. Il video dell'utente Digihaven, secondo Youtube, infrangeva quindi i diritti proprietari delle due società, in special modo della composizione musicale “Focus”.

A quel punto il sistema ha notificato come “non autentiche” le fusa di Phantom, bloccando il video e segnalandolo, non rimuovendolo, ma bloccando la possibile monetizzazione. «Sono sicuro che la Emi/PRS hanno reso Phantom un gattino triste. È come se le società come la Emi impedissero la diffusione di pubblicità sui legittimi video della gente. Mi stupirei se si scusassero o rimborsassero le persone a causa di questi falsi richiami», ha riferito Digihaven al sito Torrentfreak, affermando anche come sia attualmente in corso un procedimento penale per ristabilire il diritto di Phantom di vedere le sua fusa pubblicate.

A seguito della vicenda, il gatto sta seriamente considerando un futuro nell'industria musicale e cerca una possibile compensazione del danno. «Attualmente Phantom non ha un'etichetta musicale, ma ne stiamo cercando una indipendente. Il suo avvocato ha presentato una denuncia con la quale chiede 10 chili di erba gatta come rimborso» ha concluso Digihaven.

Ritrovata copia originale della Magna Charta: tante autonomie garantite alla Scozia

Il Messaggero
di Alessandro Di Liegro




Una copia originale della Magna Charta, considerata un primissimo esempio di Costituzione nazionale, è stata ritrovata in un archivio nel Kent all'interno di un portadocumenti. Il
foglio, in non ottime condizioni, è stato datato 85 anni dopo la sua prima versione del 1215, nella quale il re Giovanni limitava i suoi diritti regali nei confronti dei suoi feudatari diretti. La versione ritrovata nel Kent è attribuibile al re Eduardo I, nipote di Giovanni, che nel 1300 era sotto il fuoco incrociato di Chiesa e baronìa per riaffermare la propria potestà sul territorio inglese, come afferma Sophie Ambler, ricercatrice associata del Magna Charta Project. «Nessuno sapeva fosse qui – riferisce la Ambler – questa copia è rimasta chiusa in questo portadocumenti, appartenente a un dirigente del British Museum in età vittoriana, dalla fine del diciannovesimo secolo».

La copia è stata ritrovata grazie allo sforzo dei ricercatori del Magna Charta Project, che stanno attualmente investigando sulla sua storia nell'anno del suo ottocentesimo anniversario. Nicholas Vincent, della East Anglia University e capo missione del progetto, ha chiesto a uno storico del Kent di cercare fra le Sandwich's Charter of the Forest, un documento complementare alla Magna Charta. Di lì, la sorpresa di aver trovato una copia autentica del documento medievale.

Spesso considerata come un primo esempio di moderna legge costituzionale, la Magna Charta è stata siglata il 15 giugno 1215 dal re Giovanni Senzaterra, che si trovò ad affrontare la rivolta di un gruppo di potenti baroni contrari all'eccessiva tassazione imposta dal re. Le quattro copie della Magna Charta del 1215 sono tutte sopravvissute e sono in mostra in vari musei inglesi.

Successivamente al regno di Giovanni, l'Inghilterra periodicamente riaffermò e riscrisse la Magna Charta. La copia ritrovata nel Kent è una riedizione del documento originale, la settima copia sopravvissuta databile nel 13° secolo. E alcuni passaggi, tra l'altro, sembrano garantire alla Scozia numerose autonomie come quelle bocciate dal recente referendum.

Il foglio è lungo mezzo metro, ed è mancante di oltre un terzo del testo. Infiltrazioni d'acqua hanno rovinato il foglio, sul quale manca il sigillo reale. Non di meno, l'indicazione della data è visibile alla fine del documento afferma Ambler, per la quale non è stato complicato determinare l'autenticità del ritrovamento grazie all'assoluta compatibilità di scrittura, testo e formato con quello delle altre copie della Magna Charta.

A dispetto delle “sorelle”, la maggior parte delle quali sono in mostra a Londra, questa edizione della Magna Charta rimarrà nel Kent e sarà esposta alla Kent History and Library Centre di Maidstone.

Kyenge musulmana di m...". Assessore leghista assolto

Angelo Scarano - Ven, 13/02/2015 - 20:52

L'ex ministro aveva equiparato il burqa al velo delle suore. E Fornoni l'aveva insultata su Facebook. Il giudice: "Non è diffamazione"

Nessuna diffamazione nei confronti dell'allora ministro all'Integrazione Cecile Kyenge da parte di Giuseppe Fornoni, assessore allo Sport del Comune di Lograto. L'esponente leghista è stato, infatti, prosciolto dall’accusa al termine dell’udienza preliminare.


Nell'estate del 2013 aveva usato parole pesanti su Facebook riguardo la Kyenge.

Fornoni aveva commentato con un insulto una dichiarazione della Kyenge che aveva equiparato il burqa delle donne musulmane al velo delle suore. "Vaff... musulmana di m...", aveva scritto Fornoni dichiarandosi "un cattolico convinto". L'esponente del Carroccio aveva cancellato il post il giorno successivo chiedendo scusa e ammettendo di aver sbagliato. "Ho scritto una cazzata".