giovedì 29 gennaio 2015

La riunificazione della Germania è illegale, la Russia prepara un appello

Il Messaggero

di Alessandro Di Liegro


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La caduta del muro di Berlino, nel novembre del 1989, può essere considerato uno degli spartiacque della Storia. C'è chi, però, quella storia vorrebbe cambiarla. Il Presidente della camera dei deputati russa (la Duma), ha richiesto alla commissione per gli affari esteri di studiare l'appello da parte di un deputato del Partito Comunista di considerare la riunificazione della Germania come la presa illegale dei territori della Germania Est da parte dei suoi vicini dell'Ovest.

«Nella Repubblica Democratica Tedesca non venne condotto nessun referendum per chiedere il parere dei cittadini riguardo una eventuale annessione. Invece c'è stato in Crimea» ha detto Nikolai Ivanov davanti alla Duma. La proposta di rivedere la posizione di Mosca su uno degli eventi più eclatanti e importanti del ventesimo secolo, nasce dalla rabbia riguardo la condanna internazionale dell'occupazione russa della Crimea, lo scorso Marzo.

«Sappiamo che l'ipocrisia occidentale non conosce limiti - ha continuato Ivanov, criticando la posizione del Cancelliere tedesco Angela Merkel sulla crisi ucraina – per questo motivo ho suggerito di istruire al Comitato degli affari esteri uno studio che condanni l'annessione della Germania Est da parte della Germania ovest, avvenuta senza un referendum consultivo» ha riferito Ivanov.

Naryskin ha presentato la proposta durante la riunione dei Presidenti delle assemblee parlamentari al Consiglio di Europa quando, non senza ironia, ha risposto agli eurodeputati. Naryskin ha affermato: «La logica è la stessa, ma la Russia è fortemente contraria a questa logica, nel caso della Repubblica Democratica Tedesca e della Crimea. Siamo sempre stati contrari a fare due pesi e due misure», ha concluso Naryshkin.

L'ex Presidente russo e premio Nobel per la Pace, Michail Gorbachev, ha definito la proposta come “priva di senso”. Parlando ai microfoni dell'agenzia di stampa Interfax, il padre della perestrojka ha detto: «Quale annessione? Nessuno può neanche pensare fosse un annessione. Di quale referendum vogliamo parlare quando centinaia di migliaia di persone manifestavano in entrambi i paesi al grido: “Siamo un unico popolo?”».

La situazione economico-politica in Russia è particolarmente difficile, con la sanguinosa guerra in corso in Ucraina, la discesa libera del rublo e il conseguente taglio del rating da parte di Standard & Poors e la concorrenza dell'Arabia Saudita riguardo il prezzo del combustibile fossile.

Mercoledì 28 Gennaio 2015, 18:01 - Ultimo aggiornamento: 20:44

Air Force One, scelto il nuovo aereo presidenziale: è un Boeing 747-8

Il Messaggero




Il Pentagono ha annunciato di aver scelto il Boeing 747-8 per rimpiazzare l'Air Force One presidenziale. Lo riferisce il Wall Street Journal. Il contratto non è stato ancora firmato, ma il dipartimento ha detto che probabilmente la Boeing si assicurerà l'accordo per l'aereo e per le modifiche che secondo gli esperti includono sofisticate apparecchiature di comunicazione e dispositivi antimissili.

I due aerei della flotta presidenziale, entrambi Boeing 747-200, termineranno il loro servizio nel 2017 dopo 30 anni. Lo scorso anno, le forze armate avevano annunciato di aver stanziato 1,65 miliardi di dollari nel periodo 2015-2019 per rimpiazzare i propri jet, ma stamane non hanno fornito il costo del contratto o le date di consegna per i nuovi aerei.

Mercoledì 28 Gennaio 2015, 22:21 - Ultimo aggiornamento: 22:40

In arrivo il chip contro le occupazioni ​abusive dei parcheggi riservati ai disabili

Il Mattino

di Michela Corna

1È lotta contro chi occupa irregolarmente i parcheggi per disabili, le cui macchine saranno ora microchippate: sono in arrivo nei 4mila stalli (di cui 1322 personalizzati) i sensori che, posizionati sotto l'asfalto, riconosceranno gli autorizzati. Mentre le centraline, che sono il cuore del sistema, saranno installate vicino si posteggi ed invieranno il segnale alla polizia locale, pronta a intervenire e multare qualora sia una sosta irregolare.

E' il progetto totalmente finanziato dal ministero alle Infrastrutture - per un investimento di un milione di euro - e presentato ieri dall'assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran, in occasione della seduta congiunta delle commissioni Trasporti e Politiche Sociali. Si parte con una prima fase sperimentale che prevede il posizionamento dei sensori in circa 50 posti auto, a breve individuati. «Il Comune conta di aggiudicare la gara quest'anno, in modo che si possa partire per il 2016», fanno sapere i dirigenti. Poi, si valuterà l'efficacia e i benefici per i portatori di handicap che si vedono spesso privati dei posteggi a loro riservati e comodi, soprattutto se in prossimata di ospedali e uffici pubblici.

Ad oggi sono 21.307 i pass attivi, mentre si pensa ai sei mesi di Expo quando saranno rilasciati contrassegnati temporanei per i visitatori con problemi: l'autorizzazione riguarderà solo la sosta gratuita in superficie e non la circolazione sulle corsie preferenziali e l'ingresso in area C.

giovedì 29 gennaio 2015 - 09:12   Ultimo agg.: 09:34

La parola «nàpoli» è un'offesa sulla Treccani, parte la petizione online

Il Mattino


Una petizione indirizzata alla Treccani.it affinché sostituisca la definizione della voce ‘Nàpoli’, è stata lanciata on line da Carmine Maturo - Presidente di Legambiente Neapolis 2000.

Con la petizione «si chiede di sostituire l'attuale definizione offensiva ed ingiuriosa per i napoletani, con una definizione più corretta e attribuendo alla mancanza di cultura la definizione attualmente proposta dalla famosa enciclopedia». Il testo della definizione che si propone è nato da una discussione in rete sul social network Facebook.

L'autore di Alice nel paese delle meraviglie, Lewis Carroll, era un pedofilo»

Il Mattino

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All'anagrafe si chiamava Charles Dodgson, ma alla storia è passato con il nome d'arte di Lewis Carroll grazie al suo capolavoro, 'Alice nel paese delle meraviglie'. Ora, però, dietro uno degli scrittori britannici più amati di sempre ci sarebbero delle prove a sostegno delle insinuazioni, da sempre esistenti, che lo dipingevano come un pedofilo.​

Come riporta Metro.co.uk, gli autori di un documentario della BBC sullo scrittore avrebbero scoperto alcune foto di nudo di Alice Liddell, la bambina amica di Carroll che di fatto ne ispirò i due romanzi più popolari. L'amicizia tra una bimba ed un uomo di 20 anni più grande di lei ha sempre destato sospetti, che sono giunti fino a noi.

Le foto che Carroll scattava ai bambini, e soprattutto alla sua pupilla Alice, non sono mai state un mistero, ma queste rivelazioni riguardo alle presunte foto di nudo getterebbero una nuova macchia su un mito della letteratura.

Matteo Renzi paga 40mila euro per far contenta Laura Boldrini

Libero

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Per la presidentessa della Camera, Laura Boldrini, era diventata quasi una fissa: il linguaggio di genere. Lei non sopporta di essere declinata al maschile, e ritiene che insegnare i giusti modi declinando al femminile anche termini da sempre utilizzati al maschile sia esigenza di civiltà. A forza di insistere Matteo Renzi l’ha accontentata. E ha puntato sul sogno della Boldrini la bellezza di 40 mila euro. Anzi, per la precisione 39.900 euro non si sa se Iva compresa o meno.

A stanziare la somma è stato il dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, guidato grazie a una delega data dallo stesso Renzi nell’autunno scorso, dalla parlamentare del Pd, Giovanna Martelli. Il 17 dicembre scorso ha destinato quella somma non piccola per una “ricerca relativa al linguaggio di genere, con l’obiettivo di approfondire la riflessione sulle relazioni reciproche fra cambiamento socio-culturale e l’evoluzione degli usi linguistici, quale efficace strumento della lotta alle diseguaglianze basate sul genere”.

Niente trattativa - Una ricerca per 40 mila euro è davvero pagata profumatamente. Se Palazzo Chigi avesse fatto una gara, probabilmente ci sarebbe stata la fila per vedersela assegnare. Ma gara non c’è stata, e a trattativa diretta è stata scelta per compilare il libro dei sogni della Boldrini la dottoressa Chiara Meta. Classe 1978, ex insegnante di liceo, ricercatrice di scienze dell’educazione all’Università di Roma Tre, la brava prof non è proprio uno di quei nomi indiscutibili del mondo accademico italiano.

Ha pubblicato numerosi saggi su Antonio Gramsci (che con la parità di genere linguistica ci azzecca assai poco) e per Aracne editrice ha dato alle stampe un lavoro che si avvicina un pizzico di più alla materia: “Neofemminismo e legislazione del lavoro negli anni Settanta”. Poco conosciuta nel mondo accademico, la fortunata Meta che ha fatto bingo con quella commessa da 40 mila euro, è invece meglio conosciuta nel vasto mondo del Partito democratico. Anche grazie alla parentela con uno dei leader del Pd laziale: Michele Pompeo Meta, presidente della commissione trasporti della Camera.

di Franco Bechis



La Camera indaga sulla notte in hotel della Boldrini
Libero

24 gennaio 2015



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Tutti eravamo Charlie Hebdo. Poi qualcuno si è accorto di essere Laura Boldrini e ha deciso che della libertà di espressione se ne poteva fregare bellamente. E infatti la presidente della Camera - bisogna chiamarla così, perché dire «la presidentessa» è offensivo, almeno secondo le nuove regole grammaticali ispirate dalla Boldrini medesima e caldeggiate dall’Ordine dei giornalisti - si è subito data da fare. Ieri il Giornale ha riportato la notizia secondo cui la presidente della Camera avrebbe querelato Le Iene, poiché un inviato della trasmissione avrebbe cercato - pensate un po’ - di farle una domanda. Le si è avvicinato a Montecitorio, ha chiesto qualcosa a madama Laura, lei non ha risposto e in men che non si dica sono intervenuti i commessi della Camera per bloccare e allontanare il disturbatore. Cioè uno che, fino a prova contraria, stava facendo il suo mestiere di giornalista.

«La Presidente della Camera non ha querelato nessuno e, come ben sanno i giornalisti che quotidianamente si rivolgono a lei, è sempre disponibile a rispondere alle domande», si è affrettato a smentire l’ufficio stampa di Madama Laura. Se non ha sporto querela, non possiamo che essere contenti. Ma la verità è che per la Boldrini sfuggire alle domande dei cronisti è una specie di hobby: se Triton respingesse gli immigrati come lei respinge gli inviati, non avremmo alcun problema. Se le domande sono poste al limite della piaggeria e riguardano temi come i diritti delle donne, è possibile che la nostra si degni di replicare. Ma altrimenti scordatevi la disponibilità: chiedere a qualche giornalista televisivo per avere conferma.

Però almeno una volta Laura Boldrini dovrà rispondere: precisamente il 26 febbraio alle ore 15.
E non dovrà farlo a un signore con un microfono in mano, ma al Consiglio di Giurisdizione della Camera dei deputati. Quest’organo ha accolto un ricorso presentato dal Codacons, riguardante una vicenda che ha dell’incredibile. Il 7 dicembre 2013 la Boldrini avrebbe fatto prenotare dall’Ufficio del cerimoniale della presidenza della Camera una stanza nell’albergo Casa Pazzi di Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno. Si tratta di una dimora storica molto elegante. «Casa Pazzi, incastonata nelle mura difensive di Grottammare alta, uno dei Borghi più belli d’Italia, è un Palazzo Storico del XVIII secolo trasformato dall’interior designer Roberto Pazzi in una dimora per vacanze di charme», spiega il sito della struttura.

La Boldrini si sarebbe recata lì «insieme al compagno e un’altra coppia di amici, per assistere alla presentazione della mostra pittorica Coordinate Celesti del fratello Andrea Boldrini». Alla fine della visita, «di natura chiaramente privata, il presidente della Camera avrebbe invitato i gestori del lussuoso albergo ad inviare la fattura per il pernottamento direttamente all’Ufficio del cerimoniale della Camera dei deputati, come di fatto sarebbe avvenuto. In seguito, la somma utilizzata sarebbe stata rimborsata in contanti dal presidente della Camera, in data 16 dicembre 2013».

Insomma, la Boldrini si sarebbe presa un giorno di vacanza per vedere la mostra di suo fratello, facendosi anticipare i soldi dalla Camera - per la precisione 150 euro - che avrebbe poi reso in contanti (niente male, in un Paese in cui molti vorrebbero abolirli) qualche tempo dopo. «La stessa avvocatura della Camera», dice a Libero l’avvocato Carlo Rienzi del Codacons, «ha sostenuto che una cosa del genere non si può fare, non ha detto però che la presidente non l’ha fatta». A intervenire per smentire è stato ancora il portavoce della Boldrini: «Non vi è stato alcun utilizzo di soldi pubblici, neanche in forma di anticipo», ha detto.

Bene, ma allora, come fa giustamente notare il Codacons, non è chiaro il motivo per cui «sia stato eretto un muro contro la legittima richiesta dei cittadini di visionare la relativa documentazione. Basterebbe che il presidente della Camera o il direttore dell’hotel esibissero la fattura di quel pernottamento per essere tutti sereni e tranquilli». Già: se davvero non si è fatta anticipare i soldi della gita, perché la Boldrini non ha voluto finora esibire le ricevute e ha dovuto aspettare l’intervento del Consiglio di giurisdizione della Camera? Forse in virtù della sua nota disponibilità?

Eppure, a quanto ci risulta, la presidente ha sempre difeso con decisione il diritto della popolazione a essere informata. Pensate che, subito dopo la strage a Charlie Hebdo ha dichiarato con grande commozione: «È indispensabile che tutti gli Stati europei sappiano far sentire la fermezza con cui difenderanno le libertà fondamentali delle nostre società, in primo luogo quella di informare e di esprimersi». Visto come si comporta quando tocca a lei dare informazioni, tra le grandi conquiste dell’Occidente avrebbe potuto includere il «diritto di rimanere in silenzio», come nei polizieschi americani.

Ma, di nuovo, non c’è da stupirsi. La Boldrini è solita esibirsi in proclami altisonanti come questo del 3 maggio: «Considero la libertà di espressione un valore assoluto». Già. Infatti tempo fa se l’è presa con l’imitazione che Virginia Raffaele fece di Maria Elena Boschi a Ballarò, poiché la considerava «sessista». È così attenta alla libertà d’espressione, la Boldrini, che le piacerebbe cancellare tutte le pubblicità che mostrano donne intente a occuparsi della propria famiglia: «Non può essere concepito normale uno spot in cui i bambini e il papà sono seduti e la mamma serve a tavola», ha tuonato in più occasioni.

Per non parlare delle limitazioni che le sarebbe piaciuto mettere al web per arginare gli insulti. Un’idea condivisibile, poiché la libertà d’offesa è un po’ diversa dalla libertà d’espressione. Peccato che la presidente se ne sia accorta solo quando gli insulti sono toccati a lei, non prima. La storia delle vacanze è solo l’ultimo episodio. Se non ha fatto niente di male, le basterebbe mostrare scontrini e fatture di Casa Pazzi, e rispondere educatamente alle domande. Dopo tutto, libertà e informazione mica sono brutte parole. Sono pure femminili, meglio di così…

Limitare sperimentazione animale, in Lombardia primo sì a una legge per metodi alternativi

La Stampa

Nel progetto normativo è previsto un finanziamento di 100mila euro

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Primo via libera in Lombardia a un progetto di legge che promuove metodi alternativi alla sperimentazione e la ricerca sugli animali. Il testo, che approderà nell’Aula del Consiglio regionale a fine febbraio per il voto definitivo, è stato approvato dalla commissione Sanità di Palazzo Pirelli con il sì della maggioranza e l’astensione di Pd e Patto civico e il no del M5S.

Nel progetto di legge, illustrato dal consigliere di Ncd Stefano Carugo, è previsto un finanziamento di 100mila euro alla promozione di quei sistemi che limitano il più possibile l’utilizzo di animali, come spiegato in una nota del Consiglio.
«Si tratta di un insieme di norme che sono state studiate ed elaborate per creare vantaggi a tutte quelle aziende che utilizzeranno metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali», ha chiarito il presidente della commissione e primo firmatario Fabio Rizzi (Lega Nord). Un progetto di legge «ragionevole ed equilibrato», ha aggiunto Carugo.

(Fonte: Ansa)
twitter@fulviocerutti

Vado all’Urp per consegnare il Durc”. Le 10 sigle più astruse della burocrazia

La Stampa
giuseppe salvaggiulo

Gli acronimi, da simbolo di rapidità a mostro di complicazione

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Nella grafica, le dieci sigle peggiori della burocrazia secondo il dottor Ciro Amendola, protagonista del romanzo di Alfonso Celotto pubblicato da Mondadori. Esempi di efficienza e sintesi nel mondo classico (il romano Spqr), care al futurismo, le sigle sono state pervertite dalla burocrazia italiana, che le ha trasformate in simboli di complicazione e inefficienza. 

Il dr (pardon, dottor) Ciro Amendola, direttore della Gazzetta Ufficiale, infallibile grand commis uscito dalla penna del costituzionalista-romanziere Alfonso Celotto, s’è divertito a raccogliere le dieci sigle più inutili, demenziali o astruse e a combinarle in frasi come «vado all’Urp per chiedere il Cup e consegnare il Durc al Rup». Italiano, non grammelot: vado all’Ufficio Relazioni col Pubblico per chiedere il Codice Unico del Progetto e consegnare il Documento Unico di Regolarità Contributiva al Responsabile Unico del Procedimento. «E presto il Durc diventerà Sirce, Sistema Informativo Regolarità Contributiva Edile».

Il cittadino resta disorientato, il dottor Amendola mai. Piuttosto riflette su dettagli stilistici come la norma - al paragrafo 14, lett. C) delle Regole e raccomandazioni per la formulazione tecnica dei testi legislativi contenute nella Circolare del Presidente del Senato del 20 aprile 2001 - secondo cui «anche al fine di agevolare la ricerca informatica, le lettere che compongono la sigla non sono separate da punti». E non gli sfugge che nel testo unico sull’edilizia s’era introdotta la Dichiarazione di Inizio Attività, che abbreviata è uguale alla Direzione Investigativa Antimafia nata anni prima. Stessa sigla, significati diversi, caos garantito. Ci sono voluti dieci anni per sciogliere l’equivoco, sostituendo la Dia (edilizia) con la Scia, Segnalazione Certificata di Inizio Attività. «La burocrazia ama le sigle, ricambiata - spiega serafico -. Acronimi oscuri, sempre in aggiornamento. Concentrato di sapere e di potere. Da trasmettere solo agli iniziati. Come il latinorum di don Abbondio».

Prende fiato, poi ricomincia. «Il Mise ha chiesto al Mit di acquisire il concerto del Mattm su proposta del Mef, sentito il Dagl della Pcm». Eh? Il MInistero dello Sviluppo Economico ha chiesto al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti di acquisire il concerto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare su proposta del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sentito il Dipartimento Affari Giuridici e Legali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. «In pratica con le sigle si usano 21 parole anziché 49 e 107 caratteri invece di 339, ma la frase diventa incomprensibile ai non addetti ai lavori. Un modo per la burocrazia di autoalimentarsi».

E dunque, se tutti mastichiamo l’Iban (ma quanti saprebbero dire International Bank Account Number?), di fronte ai virtuosismi del dottor Amendola ci si scopre indifesi. «Una buona legge si fa con Air (Analisi Impatto della Regolazione), Atn (che non è l’azienda di trasporti napoletana, ma l’Analisi Tecnica Normativa) e Vir (Verifica Impatto Regolazione)», poi «sulla Guri (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana) si pubblicano L, Dl, Dgls, Dm, Di e Dpr» (sono tutti atti normativi) mentre «Agcom, Agcm e Aeeg (le Authority di comunicazioni, concorrenza ed energia) chiedono a Gse, Grtn, Gme e Au (enti di gestione del mercato elettrico) regole trasparenti».

Destra e sinistra, prima e seconda Repubblica, tecnici e politici, nulla cambia. La sciarada dell’imposta sui rifiuti si trascina da vent’anni: Tarsu (1993), Tia (1997), Tares (2011), Tari (2014). I Trap e i Tsap, Tribunali Regionali (e Superiori) delle Acque Pubbliche, incostituzionali e aboliti negli Anni 90, sono risorti come l’Araba Fenice. Si deve a Berlusconi il Sistri (rifiuti), a Monti l’Anncsu (Archivio nazionale dei numeri civici delle strade urbane), a Renzi la NaspI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego).

E nemmeno si può sperare che ci salvi l’Europa (intesa come Ue). I Fesr, Feoga, Fep e Fse (Fondi Europei nei settori sociali, agricolo e della pesca) sono disciplinati dal Qns (Quadro Nazionale Strategico) e vengono erogati mediante Pon, Por e Poin (Piani nazionali, Regionali, Interregionali). Troppo anche per il dottor Ciro Amendola, davvero.

Doppio lavoro, si applica il parametro di quello più remunerativo

La Stampa

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Non è l’attività che si esercita per più tempo all’anno, bensì quella diversa che più fa guadagnare a essere interessante ai fini dell’applicazione degli studi di settore. In termini tecnici, a fronte della due attività esercitate dal contribuente, l’Amministrazione può considerare “prevalente”, ai fini dell’applicazione dei parametri, quella da cui è derivato nel periodo d’imposta il maggior ammontare dei compensi.

Questo è quanto affermato dai Giudici di merito e confermato da quelli di Cassazione nella sentenza del 21 gennaio scorso, n. 952, con cui viene respinto il ricorso del contribuente dedito a due diversi lavori, quello di perito agrario (oggetto degli studi di settore, più redditizio) e quello di coltivatore diretto (a cui destinava più tempo). In particolare, a essere respinta è la soluzione alternativa proposta con l’impugnazione, secondo cui andrebbe considerato l’elemento temporale consistente nella maggior parte del periodo dedicato allo svolgimento di quella attività che si vuole, appunto, considerare prevalente.

Gli Ermellini bocciano la soluzione poiché “non prescritta” da nessuna legge e, per contro, applicano un principio espresso in materia di ILOR, secondo cui la nozione di occupazione prevalente non fa riferimento esclusivamente all’elemento temporale, ma “impone un giudizio complessivo” in cui possono assumere rilevanza diversi fattori sintomatici, “ivi compreso anche il risultato economico dell’attività, la cui valutazione, rimessa al giudice di merito, è sindacabile in sede di legittimità soltanto ove si denunci l’omessa considerazione di elementi decisivi” (così Cass. n. 4390/2008).

Fonte: Fiscopiù - Giuffrè per i Commercialisti - www.fiscopiu.it/news/doppio-lavoro-si- applica-il-parametro-di-quello-pi-remunerativo