lunedì 5 gennaio 2015

Morto Edward Brooke, primo senatore nero Usa

La Stampa

Nel ’66 fu il primo afroamericano eletto a Washington. Obama: in prima linea per i diritti

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È morto ieri nella sua casa di Coral Gables, in Florida, all’età di 95 anni Edward Brooke, il primo politico afroamericano eletto al Senato di Washington dal corpo elettorale. Ne dà notizia il Washington Post, ricordando che Brooke venne eletto nel 1966 tra le fila dei Repubblicani per rappresentare lo stato del Massachusetts. Svolse l’incarico per due mandati di sei anni.

Il presidente Barack Obama ha ricordato il suo impegno «in prima linea nella lotta per i diritti civili» e la parità di diritti economici. Da quando Brooke ha concluso il mandato nel 1979, sei afroamericani sono stati eletti al Senato, tra cui Barack Obama.

Permessi, congedi e licenze: come non lavorare mai senza perdere lo stipendio

Ivan Francese - Dom, 04/01/2015 - 11:59

Le leggi vigenti, per tutelare diritti sacrosanti, consentono di assentarsi dal lavoro per centinaia di giorni all'anno: e troppi ne approfittano senza averne il diritto

Giornate in malattia, permessi sindacali, assistenza a familiari disabili. E ancora giorni retribuiti per donare il sangue, licenze matrimoniali, permessi per partecipare ad esami e concorsi pubblici.



Tutele di diritti sacrosanti e iniziative lodevoli, per carità. Ma troppo spesso anche occasione per abusi indegni di chi li commette. Calcola oggi La Stampa che tra licenze, permessi e congedi vari, un lavoratore potrebbe assentarsi dal lavoro, incassando regolarmente lo stipendio e senza rischio di incorrere in sanzioni, per quasi 365 giorni l'anno.

Spiega al quotidiano torinese l'ordinario di diritto del lavoro e prorettore della Luiss Roberto Pessi: "Se il signor Caio decide di non lavorare per 365 giorni in un anno può anche riuscirci. Un contratto come quello della grande distribuzione consente assenze per malattia per 175 giorni in un anno senza incorrere in sanzioni." "Se a questo aggiungiamo 52 sabati e 52 domeniche, 35 giorni di ferie, 36 giorni di assenze legate all’assistenza del parente handicappato - prosegue il professore - E poi ancora le donazioni di sangue e i giorni concessi come volontario del servizio civile arriva praticamente a zero. Non è complicato"

Il problema, naturalmente è quello di garantire il rispetto e la tutela di diritti inalienabili, evitando gli abusi grazie a controlli mirati ma soprattutto efficaci. Anche perché la casistica è veramente ampia. Consultando lo sterminato "Abc dei diritti" del lavoratore pubblicato sul sito della Cgil, si scopre ad esempio che sposandosi si ha diritto a 15 giorni di licenza matrimoniale, mentre i dipendenti pubblici possono usufruire di 1 a 8 giorni di permesso all'anno per partecipare a concorsi ed esami pubblici.

Chi dona il sangue può sfruttare 24 ore di permesso e anche chi si sottopone alla vaccinazione antitetanica ha diritto ad astenersi dal lavoro per qualche ora. A chi assiste un parente disabile sono concessi tre giorni al mese di permesso retribuito, mentre ai volontari della protezione civile viene permesso di assentarsi fino a dieci giorni consecutivi (trenta in caso di calamità) per simulazioni e formazione.

Permessi analoghi sono riservati ai volontari del Corpo Nazionale del soccorso alpino e speleologico del Club Alpino Italiano, mentre segretari, presidenti e scrutatori dei seggi elettorali possono assentarsi dal lavoro fino a sette giorni, per garantire la regolarità delle operazioni di voto. Il datore di lavoro che neghi loro questa possibilità rischia l'accusa di ostacolo alle operazioni fino a sei mesi. Uno scherzetto che può costare fino a tre mesi.

Un discorso a parte va fatto per i distacchi sindacali, che interessavano fino a 70mila dipendenti pubblici fino ad agosto. Poi il governo Renzi è intervenuto e questo numero è stato dimezzato. Ma tanto lavoro va ancora fatto. Basta vedere la morìa dei vigili urbani a Roma, tutti improvvisamente malati e donatori di sangue nella notte dell'ultimo dell'anno.



Ho beccato falsi malati che dipingevano le pareti di casa"

Luisa De Montis - Dom, 04/01/2015 - 11:35

Il racconto di alcuni casi di falsa malattia riscontrati dal medico fiscale

"Una volta dovevo sottoporre a controllo medico un impiegato che aveva presentato un certificato secondo il quale proprio non poteva muoversi. Arrivo sotto casa sua, parcheggio e lo vedo che sta dipingendo la parete esterna della casa". È uno dei tanti casi di falsa malattia riscontrati dal medico fiscale Annalisa Sette, per anni presidente dell’associazione dei Medici fiscali italiani, e raccontati in un’intervista a Qn. La Sette poi continua: "Un altro vestito di tutto punto, beccato perché per la fretta di mettersi a letto all’arrivo della visita fiscale non si era tolto le scarpe". 

Il medico fiscale poi aggiunge: "Noi medici fiscali in Italia siamo poco più di mille. Assicuriamo un servizio prezioso e in fondo lo comprende anche il presunto nemico". Ma nel caso dei vigili urbani di Roma e gli spazzini di Napoli, secondo la dottoressa "c’è una responsabilità degli enti pubblici. Lo Stato, in quanto datore di lavoro, non fa il suo dovere. Regioni e Comuni, nemmeno". 

Nel privato l’assenteismo è stato ridotto "a livelli europei" con il meccanismo delle visite fiscali: "L’Inps è attento a queste cose, sollecita le verifiche e i risultati arrivano. Cioè, sono arrivati. Anche i medici di famiglia sono più sensibili di un tempo, sanno che poi qualcuno controlla. Mentre nel pubblico...".



Roma, medico denuncia: "Una vigilessa mi chiese un certificato retrodatato"

Ivan Francese - Dom, 04/01/2015 - 15:49

Dopo l'ammutinamento di Capodanno, una dottoressa svela: "Mi è stato richiesto un certificato retroattivo da un'agente della polizia locale. Per legge ho dovuto rifiutarmi"

Non è ancora sopita la polemica sull'ammutinamento dei vigili urbani di Roma durante la notte di Capodanno, che già emergono le prime storie. I primi retroscena di chi, quella notte, ha disertato il servizio operativo per poi presentare una qualsiasi giustificazione. E tra i tanti casi fa scalpore la vicenda rivelata al Messaggero da una giovane dottoressa capitolina, che si è sentita chiedere da una vigilessa - con pervicace insistenza, racconta il medico - un certificato medico retrodatato. E la data era, guarda caso, proprio quella della notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio.

La motivazione dell'assenza dal lavoro sarebbe stata quella dell'assistenza a un parente malato. Il caso però ha voluto che il medico di famiglia fosse fuori Roma per le vacanze di Natale e che il suo posto fosse stato temporaneamente preso da una sostituta.

"Ha chiamato in ambulatorio - spiega la quotidiano romano la giovane dottoressa - chiedendo appunto un certificato retroattivo per il 31 dicembre, le ho spiegato che non potevo rilasciarlo per legge a distanza di due giorni". 

Una motivazione che non è valsa però, almeno in un primo momento, a placare le ansie della vigilessa, caparbia nell'insistere con la propria richiesta: "Ha ripetuto più volte che aveva bisogno di quel foglio - conclude la dottoressa - Solo dopo molti no, ha desistito senza più richiamare".