giovedì 1 gennaio 2015

Italiane rapite in Siria, su YouTube spunta video: «Siamo in pericolo»

Corriere della sera

di Guido Olimpio

Le immagini di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo rapite in Siria il 31 luglio scorso. Il video girato il 17 dicembre: le ragazze indossano il velo

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due cooperanti italiane rapite alla fine di luglio in Siria, sono apparse in un video diffuso su YouTube. Un brevissimo filmato – appena 23 secondi – registrato alla metà di dicembre. Una delle ragazze tiene in mano un biglietto su cui c’è scritto 17/12/14, l’altra legge un testo: «Siamo Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, supplichiamo il nostro governo e i suoi mediatori di riportarci a casa prima di Natale. Siamo in grave pericolo e potremmo essere uccise. Il governo e i mediatori sono responsabili delle nostre vite».

Siria, chi sono le volontarie italiane rapite 
Siria, chi sono le volontarie italiane rapite
Siria, chi sono le volontarie italiane rapite 
Siria, chi sono le volontarie italiane rapite
I dubbi
Non è chiaro perché il video sia uscito solo adesso. Forse è stato inviato in precedenza ai mediatori e al governo italiano, quindi è stato postato su Internet. Secondo alcune fonti le ragazze sarebbero in mano a un nucleo di al Nusra, movimento di ispirazione qaedista, ma su questo aspetto non ci sono conferme. E del resto non ci sono mai state rivendicazioni pubbliche del sequestro. Dunque la «firma» è tutta da accertare. Vanessa, 21 anni, e Greta, 20 anni, si erano recate in Siria per una missione umanitaria in favore della popolazione di Aleppo. La loro azione nell’ambito del progetto “La mia libertà” è stata troncata bruscamente dal sequestro da parte di un commando. Le ragazze sarebbero finite in una trappola tesa da un gruppo di ribelli-predoni. Si è anche ipotizzato che fossero state cedute ad un’altra fazione, pratica piuttosto comune nell’inferno siriano. Particolari tutti da verificare in una situazione dove serve la massima cautela.

31 dicembre 2014 | 22:56



Il papà di Vanessa Marzullo: «Che dovevo fare? Legare mia figlia?»

Corriere della sera

di Giuseppe Fumagalli
12 agosto 2014 | 18:02

Parla il padre di una delle due volontarie rapite in Siria, mercoledì in edicola su «Oggi». «Poteva mandare aiuti da qui. Ma lei voleva andare. E io non l’ho potuta fermare»

«Stiamo lavorando pancia a terra», dice il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova. Siamo sulle tracce dei rapitori», aggiunge il vice ministro degli Esteri Lapo Pistelli. Sappiamo dove sono e nelle mani di chi», sostiene una fonte di intelligence. Nel momento in cui andiamo in stampa la sorte di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due ventenni italiane rapite il 31 luglio in Siria da un gruppo armato, andato a colpo sicuro per catturarle in un villaggio nei dintorni di Aleppo, è ancora avvolta nella massima incertezza. Appeso al filo di una trattativa delicatissima tutto potrebbe decidersi nell’arco di pochi giorni o settimane. Per impedire che quel filo si spezzi, i nostri 007 devono navigare a vista in un ambiente privo di qualsiasi riferimento istituzionale, in una galassia impazzita di gruppi rivoluzionari, dove le uniche leggi riconosciute sono quelle della forza e del danaro.
Con l’idealismo dei vent’anni
Logiche spietate, opposte ai sentimenti pietosi di solidarietà e sete di giustizia che per la terza volta avevano trascinato in Siria Vanessa e Greta. L’idealismo dei loro vent’anni si rispecchia nelle pagine, talvolta toccanti, rimaste aperte sui social network. E nel caso di Vanessa, si ritrova anche nelle parole del padre Salvatore. Unico tra tutti i familiari ad aver accettato di parlare. Per liberare l’ansia di questi giorni. Ma anche per esprimere un tormento di genitore, che ha visto la figlia andare incontro al pericolo e non è riuscito a far nulla per fermarla.
Tutto parte da una manifestazione
«In casa lo sapevamo tutti che razza di roba era la Siria», dice l’uomo, in piedi sulla porta del suo ristorante a Verdello, ai bordi di una strada statale nella bassa Bergamasca. «Io, sua madre, suo fratello, di tutto abbiamo fatto per convincere Vanessa a non partire. Abbiamo insistito per farle creare una fondazione in Italia. Da qui, se voleva, poteva aiutare il mondo intero, ma senza muoversi da casa. Niente, non ci siamo riusciti. Non lo capiva. Da quando ha partecipato a una manifestazione con questi disperati in fuga dal loro Paese, da quando aveva ascoltato il loro racconto della guerra, in testa non ha avuto altro che la Siria. Aiutarli qui non le bastava. Era più forte il desiderio di andare sul posto».

Salvatore, con accanto il figlio Mario, un anno più giovane di Vanessa, ha la voce incrinata dalla commozione, dall’ansia, forse dal rimpianto per non essere riuscito a trattenere la figlia. «Cosa potevo fare?», ripete, martoriandosi le mani, «Vanessa è maggiorenne, una ragazza d’oro, brava e responsabile. Con lei ho cercato di ragionare, ho cercato di convincerla in tutti i modi a non fare quello che aveva in mente. Ma quando ti rendi conto che tutti i tuoi discorsi, i tuoi ragionamenti e alla fine anche tutte le tue preghiere non vengono ascoltate, cosa puoi fare? Non potevo impedirle di fare quello che voleva. Non è che puoi prendere una persona e legarla. Ditemelo voi cosa dovevo fare. Ho sbagliato? Dovevo legarla?».
La testimonianza su Facebook
Sulle parole del padre scorrono le frasi che la figlia ha lasciato sul suo profilo Facebook. Una sorta di diario di guerra. Con frammenti da brivido. Scrive il 5 novembre 2012: «Abbiamo imparato e prendere il tè sotto le bombe e a ridere». Il 20 novembre: «Ditelo ai bambini uccisi dalle bombe e ditelo alle loro madri che oggi il mondo celebra l’infanzia, quando dell’infanzia, in fondo, non gliene importa proprio nulla». Oppure il 2 gennaio 2013, come un presentimento: «Tu non sei diversa. Sei unica. Nel bene e nel male. Coccola il tuo bene, sopporta il tuo male. E ringrazia sempre di essere come sei. Persino quando esserlo significherà soffrire con un’intensità superiore a quella di qualcun altro».
«Non sono ragazzine superficiali»
«Mi ha fatto male in questi giorni leggere e ascoltare i commenti di persone che parlano di Vanessa e Greta come di due ragazzine superficiali», riprende il padre, alludendo all’assessore di Varese Stefano Clerici, che ha parlato di due ragazze in missione solo per fare dei selfie. «Qualcosa non sarà andato per il verso giusto. Ma la superficialità è un’altra cosa. Vanessa è proprio il contrario. È una ragazza profonda, che si immedesima nella sofferenza degli altri e non riesce a stare con le mani in mano. Vive tutto con una tale intensità che finisce per trasmetterlo anche a chi le sta intorno. In casa ci aveva stregati tutti. Era impossibile rimanere indifferente al racconto dei bambini che aveva visto nei campi profughi, alla descrizione dei loro occhi, delle loro urla, dei loro pianti, anche della loro gioia. Ne parlavamo spesso e ci aveva coinvolto tutti. Vanessa ci faceva partecipare alle sue iniziative, e mi ripeto che no, superficiale e immatura proprio no.

Certo, parliamo di una ragazza di 21 anni. Avrebbe dovuto consegnare gli aiuti e fermarsi al di qua delle linee. Invece deve essere successo qualcosa che ancora non sappiamo. Lei e Greta si sono ritrovate al di là di un limite che non doveva essere superato». Vanessa lo aveva scritto il 23 giugno un mese prima di partire: «Basta non essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Anche se è tardi per pensarci e non serve a nulla comunque io lo so. Perché è questione di un momento, un solo istante». Il diario on line di Vanessa non è solo profondo rosso, come il lettino su cui è stata appoggiato «il corpicino martoriato della bambina di Aleppo con le gambe polverizzate da un’esplosione». Ha anche i toni di un bollettino, con il resoconto dei soldi raccolti tra aprile e maggio in Italia (2.443 euro), la loro conversione in lire turche, il loro impiego per l’acquisto di kit di primo soccorso, medicinali, latte in polvere, pacchi alimentari, dogane e spese di trasporto. Quando sono partite avevano con loro circa 5 mila euro.

 Il sogno di un grande gesto
«Ha sempre fatto tutto con grande serietà», continua il padre. «Portare serenità dove c’è sofferenza era diventata per Vanessa una missione a tempo pieno. Aveva in mente qualcosa di grande che alla fine si è rivelato più grande di quanto lei potesse immaginare. Parlando dei combattenti siriani li chiamava fratelli. Adesso io spero che i suoi fratelli non facciano del male a una sorella che li amava e sicuramente continua ad amarli. Chi ha fatto Vanessa e Greta prigioniere dovrebbe ricordare cos’erano lì a fare. Volevano il bene e sarebbe un dramma se qualcuno le ripagasse col male. Non servirebbe a niente. L’ho sentito ripetere a mia figlia mille volte: non è con le armi che si vince una guerra, una guerra si vince con grandi ideali e grandi gesti».

12 agosto 2014 | 18:02



Gugli 23 agosto 2014 | 9:04
Il papa' di Vanessa dice :< Che dovevo fare ? Legare mia figlia ? > . Ma che discorsi sono di un padre ? Se, non era in grado lui con le buone maniere o con le brutte ( senza essere violento sia con le parole che con i gesti ) a spiegare bene e aprire le orecchie a sua figlia in modo efficace poteva far intervenire anche uno psicologo o un' altra persona competente. Mi fa sorridere la sua risposta, ma questo padre è una persona che sa di essere un genitore ( anche se, la figlia è maggiorenne ) ? Mah ?

Jollyrockers 22 agosto 2014 | 15:07
"in casa ci aveva stregati tutti"....ma qui bisogna interdire pure il padre....


Lettore_9050741 22 agosto 2014 | 13:28
il padre si domanda se doveva legarla , non sò rispondere a questo ma sarebbe bene che ora il riscatto lo pagasse lui . Sono anche perplesso di come le donne possano simpatizzare per L'islam , come se i tacchini organizzassero la festa del ringraziamento .

Lettore_374544 22 agosto 2014 | 12:05
due ragazzine sconsiderate che vanno a salvare chi? con qualche migliaio di euro in tasca, adesso quanti milioni di euro dovremo pagare per farle ritornare a casa ? 30 milioni per la sgrena e 1 morto ammazzato, valeva la pena ?

niklaus 22 agosto 2014 | 11:51
«Che dovevo fare? Legare mia figlia?» Purtroppo la risposta sta nel vecchio adagio: «matta da legare » .


dieghide 22 agosto 2014 | 10:25
in queste terribili situazioni le uniche istituzioni che possono mettere mano in condizioni di RELATIVA molto relativa sicurezza sono gli eserciti, costituiti da soldati addestrati, armati ma soprattutto consci dei rischi che corrono. Non si mandano ragazzine inesperte con gli occhi velati dall'idealismo che alla loro età avevamo tutti in situazioni del genere, punto, e basta. Senza repliche inutili e dimostratamente insensate. Per i responsabili di queste "organizzazioni" colpevoli di avercele portate dovremmo adottare soluzioni DRACONIANE.

Lettore_1506671 22 agosto 2014 | 10:18
stesso epilogo, pagheremo il loro rilascio e alcuni uomini rischieranno la vita e uccideranno se necessario per salvarle.....a volte le velleità di idealisti ventenni hanno gli effetti opposti finanziare il terrorismo e far rischiare la vita ad altri.....


mariodege 22 agosto 2014 | 8:45
Idealista con il padre ricco ristoratore. Molto facile: se doveva sudarsi la pagnotta lavorando come operaia al massimo faceva la volontaria alla croce rossa.


ilgirasole 22 agosto 2014 | 8:15
Certo i gesti di solidarieta' sono sempre da ammirare ma senza arrivare fino in Siria e pensando in primis al nostro paese ci sono molte persone anziane ,bambini disabili e abbandonati nelle case famiglia che necessitano di aiuto.E' un aiuto diverso che forse non fa scalpore ,che non fa parlare il mondo ma che e' davanti ai nostri occhi. Prima di portare aiuto agli altri paesi pensiamo a chi ha bisogno ed e' proprio di fronte a noi....


Walkirias 17 agosto 2014 | 21:53
Sei un grande


dicio67 14 agosto 2014 | 10:20
devo ancora capire perchè simili iniziative non siano coperte a livello organizzativo da assicurazioni atte a prevenire proprio queste tristi evenienze... il mio volontariato non deve costituire pericolo per altri e nemmeno pesanti costi di recupero, come avviene per gli incidenti in montagna. In molte nazioni se non sei assicurato ti fanno pagare di tasca tua i soccorsi...quindi, spero logicamente che le due altruiste (ma incoscienti e imprudenti) ragazze siano presto di ritorno ma che questi episodi convincano altre emulatrici ed emulatori a evitare slanci insani di altruismo poco avveduto.


kalox72 13 agosto 2014 | 23:03
OK, il padre non poteva legarla perche` maggiorenne e libera di fare cio` che vuole. Va bene, allora paghi di tasca sua le ricerche, il riscatto e il rientro in Italia. NON USATE LE TASSE CHE HO PAGATO!!!


Lettore_227883 13 agosto 2014 | 18:09
Spero di aver letto male. Sono andate in Siria per portare 3000 euro scarsi di aiuti e con 5000 euro in tasca? Se le cose stessero davvero così, sarebbe il caso di rifletterci bene... E sarebbe il caso che, per una politica di trasparenza, venisse reso pubblico il costo, a carico della collettività , della loro eventuale liberazione. Mi spiace , ma per situazioni del genere non riesco a commuovermi


franz1492 13 agosto 2014 | 17:46
Cito Vanessa: "Una guerra si vince con grandi ideali e grandi gesti." Chi pensa così è certamente una persona buona e degna di rispetto. Però dimostra un'interpretazione infantile e illusoria sulle cose del mondo. Come altri hanno già scritto, la sola buona volontà, se non supportata da bagaglio tecnico e consapevolezza razionale dei propri limiti, rischia di produrre più danni che risultati. E' scomodo a dirsi ma è sempre stato così.


Lettore_8302505 13 agosto 2014 | 17:39
Sono sorpreso da quante lezioni sull'educazione dei figli si apprendono in questa discussione. Sono sicuro che nessuno dei docenti é genitore di quei ragazzetti che ogni domenica mettono a ferro e fuoco le città per seguire la loro squadra di calcio con costi ingentissimi per la collettività ma che evidentemente non preoccupano perché impiegati per lo svago dei ragazzi che certamente , educati come sono, non si permetterebbero mai di andare in quelle terre senza il consiglio e l'appoggio dei genitori,

franz1492 13 agosto 2014 | 17:46
Cito Vanessa: "Una guerra si vince con grandi ideali e grandi gesti." Chi pensa così è certamente una persona buona e degna di rispetto. Però dimostra un'interpretazione infantile e illusoria sulle cose del mondo. Come altri hanno già scritto, la sola buona volontà, se non supportata da bagaglio tecnico e consapevolezza razionale dei propri limiti, rischia di produrre più danni che risultati. E' scomodo a dirsi ma è sempre stato così.


Lettore_8302505 13 agosto 2014 | 17:39
Sono sorpreso da quante lezioni sull'educazione dei figli si apprendono in questa discussione. Sono sicuro che nessuno dei docenti é genitore di quei ragazzetti che ogni domenica mettono a ferro e fuoco le città per seguire la loro squadra di calcio con costi ingentissimi per la collettività ma che evidentemente non preoccupano perché impiegati per lo svago dei ragazzi che certamente , educati come sono, non si permetterebbero mai di andare in quelle terre senza il consiglio e l'appoggio dei genitori,


TantoDovevasi 13 agosto 2014 | 15:49
Se chi si lamenta lo facesse preoccupato che i propri soldi siano spesi per un riscatto che procurerà altri danni, sarebbe opinione rispettabile, purtroppo non sembra quello il motivo di tanti critici che probabilmente non sono nemmeno interessati alla sorte di chi vive da quelle parti e non ha colpe di ciò che succede.


Artemisia50 13 agosto 2014 | 15:45
Proprio perchè è una volontaria, a questo punto non capisco i suoi interventi, ma che io capisca o no non è importante.


valgounvoto 13 agosto 2014 | 15:43
Sono d'accordo con Lei: sono dell'aquila e sono volontario della croce rossa. Durante l'emergenza per il terremoto tantissime persone di buona volontà ma inesperte, erano desiderose di dare una mano ma purtroppo senza una preparazione adeguata si rischia solo di aumentare i danni. Ricordo un tale che si inviperì con un volontario perché questi non divideva con lui la sua borraccia d'acqua.. si fece intervistare anche per la trasmissione di Santoro per denunciare l'inumanità del soccorritore. Peccato non sapesse che quel volontario era lì per montare le tende, aveva un obiettivo fissato ed una dotazione personale che doveva bastargli per tutto il giorno e la notte e che solo più in là c'erano i gazebo che sostentavano i civili.. il volontariato è una cosa complessa fatta in parte dal buon cuore ma soprattutto di professionalità


Artemisia50 13 agosto 2014 | 15:27
Allora dall'alto della sua opinione, qual'è la cosa giusta? Fregarsene sempre e farsi i fatti propri, finchè questi vanno bene, altrimenti gridare all'insensibilità dell'umanità. Preferisco continuare a cercare di comprendere che giudicare. Sono stata in Paesi poveri e ho visto la miseria, la fatica e il dolore. Ho pianto disperatamente e ho pensato a quanto eravamo fortunati, io e la mia famiglia, a vivere così semplicemente del nostro lavoro. Quando vedo certe immagini, mi torna alla mente quanto i miei occhi ed il mio cuore hanno visto. Conosco la malattia con la M maiuscola e ringrazio di essere in un Paese che mi aiuta a combatterla. Se cuori giovani, sentono il richiamo per i sofferenti, perchè giudicarli irresponsabili. L'inesperienza è quello che dà la forza di agire, perchè poi la nostra vita ci assorbe completamente. Non giudichiamo, ripeto, ma cerchiamo di comprendere. Con questo concludo. Devo riprendere le cose di tutti i giorni, che sono ben poca cosa.


F. Bardamu 13 agosto 2014 | 15:17
Gli altri paesi occidentali hanno sempre diffidato dell'Italia perché paga per la liberazione dei propri connazionali rapiti, loro con i terroristi non trattano. Il motivo é molto semplice, perché con quel denaro si uccidono altre migliaia di esseri umani. Facile fare demagogia da quattro soldi.


butterfly L 13 agosto 2014 | 15:12
Io non avrei mai giudicato, come non ho fatto in passato con situazioni simili capitate ad altre o altri connazionali, perchè ritengo che ognuno deve essere libero di vivere e decidere. Ora però analizziamo la situazione. Io ho letto tre interviste fatte al padre e mi baso su quelle: hanno raccolto quattro spiccoli (nemmeno 3000 euro e le assicuro che con quei soldi non si fa quasi nulla), sono partite senza il supporto di una ONG o ONLUS consapevoli del rischio, a quanto pare senza assicurazione (la si fa per andare in vacanza ma a loro non è passato per la testa di farla per andare in uno degli Stati attualmente più pericolosi al mondo) cosa bisogna dire? Brave complimenti per il bel gesto? No. Ognuno è libero di fare quello che vuole tenendo presente che non deve mettere a rischio con la sua libertà la vita degli altri. Se uno degli "007" fosse suo marito e rimanesse ucciso per salvare queste due ragazze incoscienti? o suo figlio? Sono stanca e stufa di situazioni come queste. (per la cronaca sono della stessa idea quando, ad esempio, due inesperti decidono di farsi il pomeriggio in montagna, si perdono e mettono a repentaglio la vita dei soccorritori). Per la cronaca sa quanti bambini da aiutare ci sono in Italia? Si informi, sono una volontaria dell'associazione clown terapia e so di cosa sto parlando.


TantoDovevasi 13 agosto 2014 | 15:09
È rincuorante leggere qui quante persone hanno a cuore le casse comuni e si costringano perciò ad una vita integerrima... gente che ovviamente non fuma per evitare che altri possano doverne pagare le cure, e che per lo stesso motivo non beve. Che non ha mai usato il telefono in auto perché sa che è causa frequente di incidenti, che non va a funghi, che si guarda dal praticare lo sci per non intasare le ortopedie delle località sciistiche, non riempie i campetti amatoriali senza prima essersi preparata seriamente, e che per i propri acquisti ha sempre chiesto lo scontrino anche a fronte dell'offerta di uno sconto. Do per scontato poi che dei lettori, chi di dovere lo scontrino o la fattura li abbia sempre rilasciati. Perché altrimenti dovrei dire che a me scoccia pagare per tutti questi. E dovrei pensare che qui sia pieno di gretti e ipocriti. Ma sono felice, perchè so che certamente non è cosi e in effetti quelle due ragazze sì, sono proprio delle brutte persone, di quelle che se tutti fossimo così l'Italia sarebbe veramente un Paese invivibile.


F. Bardamu 13 agosto 2014 | 15:06
Appena qualche giorno addietro un componente dell' ISIL ha postato la foto di suo figlio ( massimo 10 anni) che tiene la testa mozzata di un essere umano tra le mani. Queste ragazze sono andate volontariamente in mezzo a questa gente, sembra che sia state tradite sin dalla partenza da persone che giudicavano " amiche" . Se saranno liberate, come i auguro, lo saranno solo dopo il pagamento di milioni di euro, questi soldi serviranno a portare morte ad altre migliaia di persone, trova tutto questo giusto? Altro che povera gente senza valori.

Artemisia50 13 agosto 2014 | 15:01
ma come si può pensare di giudicare conoscendo solo quello che viene scritto e detto dai media, ma non pensi che ci possano essere mille motivazioni, mille situazioni, mille e più modi di vivere. A me hanno insegnato a non giudicare MAI


butterfly L 13 agosto 2014 | 14:55
Qui nessuno pensa di avere la verità in tasca perchè basta la nuda realtà dei fatti. Incoscienti loro e incoscienti i loro genitori.


Artemisia50 13 agosto 2014 | 14:46
c'è chi pensa di avere sempre la verità in tasca.


Lettore_9037290 13 agosto 2014 | 14:40
Sono il triste effetto di programmi come Amici e simili, dove non viene valorizzato il valore di un anonimo ma efficace impegno giornaliero, ma viene invece magnificato il momento di notorietà.

Artemisia50 13 agosto 2014 | 14:34
Quando un volontario viene citato per il suo lavoro, lo lodiamo e ne facciamo un'eroe immediatamente, qualsiasi cosa abbia fatto nella sua vita, ma se viene rapito e diventa un "costo", allora lo rinneghiamo subito. Povera gente senza valori!

GUIDOLAGOLF 13 agosto 2014 | 14:28
Non sono d'accordo con la scelta delle due ragazze di viaggiare nel posto piu' pericoloso al mondo, in questo periodo, anche perche' il loro contributo era molto limitato (portare kit di pronto soccorso). Pero' hanno l'attenuante dell'eta': a vent'anni, chi non ha fatto qualche grossa stupidata, che a ripensarci, ci vengono i brividi? Ed anche se i genitori cercarono di tratenerci, noi siamo andati diritto. I genitori non hanno colpa, le ragazze sono maggiorenni, speriamo che imparino la lezione.

VeRoMito 13 agosto 2014 | 14:13
I vostri figli non sono figli vostri... sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita. Nascono per mezzo di voi, ma non da voi. Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee. Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perchè la loro anima abita la casa dell'avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni. Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perchè la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri. Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti. L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane. Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l'arco che rimane saldo. -- Kahlil Gibran



«Dementi», «Paghino loro»: quegli insulti a Greta e Vanessa sul web
VANITYFAIR.IT
 

5 mesi fa | di Francesco Oggiano

Polemica in rete per il fuoco di fila contro le due volontarie rapite in Siria, definite «incoscienti da salvare». L'appello dei familiari




Sono «cretine», «dementi», «malate di protagonismo». E «ovviamente da lasciare lì», in Siria, dove sono state rapite sette giorni fa. Il fuoco di fila contro Greta e Vanessa parte di buon'ora e si schianta sul muro dei commenti dell'editoriale de Il Giornale.
Il titolo dice tutto: «Due italiane rapite in Siria. Altre incoscienti da salvare». Lo svolgimento esplicita, se possibile, quello che è rimasto sottinteso: Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due volontarie italiane rapite sette giorni fa, sono «due anime belle» che «sognano di andare in battaglia»: «Signorine che oltre alla loro vita non esitano a mettere a repentaglio anche quella degli altri», per le quali si dovranno gettare «soldi dei contribuenti per pagare riscatti milionari».

GRETA E VANESSA
E ancora: «Dare una mano è una cosa che si può sognare benissimo tra i piccioni di piazza del Duomo, un selfie dopo l'altro, abbracciate strette strette, quando il rischio maggiore è di beccarsi un regalo dai pennuti. Non ci si improvvisa cooperanti senza aver imparato come si fa». In realtà Greta e Vanessa sanno già benissimo come si aiuta il prossimo. Non è la prima volta che entrano in Siria. E prima di Aleppo sono state in Africa, in India, nello Zambia, a Calcutta, nella Croce Rossa.

I COMMENTI
Poco importa. Il là è stato dato. Il fuoco di fila dei lettori inizia all'alba: «Lasciatele lì», commenta Sepen. «C'è tanta gente bisognosa nel nostro paese, perchè non cominciamo da questi?», aggiunge Ric. «Per queste due paghino le loro famiglie non lo stato. siamo stufi di pagare», Robocop. «E niente volo di Stato per il rientro in Italia», si accorda Gigetto. La preoccupazione per i soldi del riscatto è una costante dei lettori-contribuenti del Giornale: «Paghino in comode rate mensili i costi che lo Stato sosterrà per rimediare alle loro cretinate giovanili», suggerisce uno. «Paghino le loro famiglie a rate», propone un altro.

«VOGLIONO APPARIRE»
C'è chi congettura sulla «voglia di apparire» delle due («Solidarietà con un popolo martoriato o ricerca di apparire a prescindere?») e chi pensa già al futuro: «Le due cretine avranno i loro retribuiti spazi di notorieta' in televisione», prefigura Feyerabend, lo stemma del Battaglione San Marco in bella vista. «Percepiranno soldi per raccontare le loro "stronzate" alla faccia di tutti noi». Per un altro «otterranno una candidatura in qualche patito moralmente superiore».

LA SOLIDARIETA' SU TWITTER Immediate partono anche le prese di posizione in difesa delle ragazze. «Peggio delle ragazze rapite in Siria c'è chi dice che potevano restare a casa e, in fondo, se lo sono meritate», scrive Cetty su Twitter. «In effetti hanno ragione gli amici di destra. Le due volontarie rapite in Siria non hanno nemmeno fucilato dei pescatori. Si arrangiassero», ironizza Stefano. Fino a Luca, che chiosa: «Altro che Siria, quelle due incoscienti potevano star qui e partecipare a qualche bella cena elegante»

LE TRATTATIVE Dai parenti delle due ragazze arriva soltanto un appello alla verità: «Se volete stare vicini a Vanessa e Greta, raccontate cosa succede in Siria». Adesso è il momento del riserbo, in attesa che il lavoro sotterraneo diplomatico porti i suoi frutti. Ufficialmente l'Italia non ha alcuna presenza di intelligence nella zona e ha aperto canali di comunicazione con la Turchia e con la Coalizione nazionale siriana.

IL RAPIMENTO
Finora però non è arrivata alcuna rivendicazione da parte dei gruppi armati della zona in cui sarebbero scomparse le due ragazze. Secondo le ricostruzioni fatte finora, Vanessa Marzullo, 21 anni di Brembate, e Greta Ramelli, 20 anni di Gavirate, sarebbero state catturate e caricate su un furgone da una decina di uomini armati che hanno fatto irruzione verso le 4 del mattino del 31 luglio in un appartemento di Idlib, nella zona di Aleppo, dove le ragazze erano arrivate con due guide tre giorni prima.

IL PROGETTO HORRYATY
Vanessa e Greta erano entrate nel Paese attraverso la Turchia dieci giorni fa, per portare avanti il loro Horryaty, progetto umanitario di cui sono le fondatrici e che ha come obiettivo la distribuzione di kit medici e l'istruzione ai giovani delle pratiche di primo soccorso nelle aree lungo il confine siriano. Un progetto tutt'altro che «cretino».