lunedì 30 novembre 2015

Cos’è la banda ultralarga?

La Stampa
a cura di luca indemini 15/01/2013



È partito a Kansas City l’esperimento di Google Fiber, la nuova connessione a banda ultralarga fornita dal colosso di Mountain View. In che cosa consiste?

Gli abitanti di Kansas City sono gli unici al mondo a poter navigare alla velocità teorica di 1 Giga al secondo (Gbps), ossia 1.000 Mega, e reale di almeno 700 Mbps. Per rendere l’idea, fino a ora la versione più potente della tradizionale connessione Internet Adsl era di 10, al massimo 20, Mega per secondo. Volendo fornire qualche esempio concreto, la banda ultralarga permette di scaricare in cinque minuti un film in qualità Dvd, ed in mezz’ora in qualità BluRay.

Quali sono i costi del servizio?
Il prezzo iniziale di attivazione è di 300 dollari, per navigare a 1 Gbps si aggiunge un canone mensile di 70 dollari, ma per chi non fosse interessato alla nuova banda ultralarga, Google offre gratuitamente, per i prossimi sette anni, la tradizionale connessione a 5 Mega.

Perché il colosso dei motori di ricerca si è lanciato in questa nuova avventura?
Google assicura di non avere intenzione di trasformarsi in un Internet Service Provider: l’intento è di incoraggiare e stimolare gli operatori a fornire connessioni a velocità sempre più elevate.

Quali sono i vantaggi dell’ultrainternet?
La possibilità di navigare a 1 Gbps da un lato cambierà l’intrattenimento e lo svago online (Tv via Internet e gaming), dall’altro avrà un grande impatto sulle aziende e sulle start up. L’ultrainternet permette di maneggiare con maggior facilità grandi file e di eliminare i problemi di buffering, tipici dei video online, delle videoconferenze e delle reti ad alta intensità di attività. Grazie a questa innovazione la città del blues si candida a diventare nuovo polo di attrazione per le start up e per le nuove aziende legate all’high-tech. Tanto che si comincia a parlare di Silicon Prairie (la prateria del silicio), in contrapposizione alla più celebre Silicon Valley. 

Qual è la velocità massima di navigazione mai realizzata?
Nel 2011 i ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con i colleghi del Laboratorio nazionale di reti fotoniche del Consorzio interuniversitario per le telecomunicazioni, in partnership con Ericsson, hanno messo a punto il primo sistema al mondo che funziona a 448 Giga al secondo. Ma si tratta esclusivamente di un sistema sperimentale.

Quali sono i Paesi in cui Internet viaggia più veloce?
Negli Stati Uniti le municipalità di Chicago e Seattle si stanno attivando attraverso partnership pubblico-private per portare ai loro cittadini la banda ultralarga (almeno superiore ai 30 Mbps). I Paesi più avanzati a livello globale sono Corea del Sud e Giappone, dove la banda ultralarga raggiunge il 100% della popolazione; l’Australia sta adottando un piano di conversione a livello nazionale. In Europa sono i Paesi del Nord (Islanda, Olanda, Paesi Scandinavi) a vantare le velocità più elevate concentrate nei centri urbani, mentre in Gran Bretagna gli operatori privati hanno avviato ambiziosi piani di investimento, anche qui però legati solo alle aree più remunerative.

A che punto siamo in Italia?
Al momento la connessione più veloce è quella offerta da Fastweb (100 Megabit al secondo), che promette entro il 2014 banda ultralarga al 20% di famiglie e imprese. Dal canto suo Telecom ha attivato da dicembre scorso gli abbonamenti per le Vdls2 (30 Megabit in download e 3 Megabit in upload) a Roma, Torino e Napoli; le città coinvolte diventeranno 100 entro il 2014. Sempre sul finire del 2012, i due operatori hanno annunciato un’alleanza volta a diffondere una tecnologia in grado di far viaggiare i collegamenti da un minimo di 30 Megabit al secondo sino ad un massimo di 60-80 Mbps.

Cosa prevede l’Agenda Digitale?
Sulla scia delle disposizioni contenute nell’Agenda digitale europea (estensione a tutti i cittadini Ue dell’accesso a Internet a una velocità superiore ai 30 Mbps e a 100 Mbps per almeno metà della popolazione europea), l’Italia vara un piano ambizioso a lunga scadenza: portare una connessione ultra-veloce (dai 30 Mbps in su) entro il 2015 a tutte le regioni che aderiranno al progetto (al momento sono Calabria, Campania, Sicilia, Basilicata, Sardegna e Molise).

Ci sono esempi o progetti virtuosi a livello italiano?
In Trentino Alto Adige, il Cedis, il Consorzio elettrico di Storo, ha avviato un progetto di realizzazione di una rete in fibra locale che garantisce una navigazione a 100 Mbps in un territorio penalizzato da un pesante ritardo tecnologico. La Provincia di Trento sta inoltre avviando un piano per la diffusione della banda larga a tutti i suoi comuni. In Piemonte è particolarmente attivo il Comune di Settimo Torinese, che vuole portare la banda larga a tutti i suoi cittadini; mentre il Consorzio Top-IX sta lavorando con la Regione Piemonte per creare delle piccole «Silicon Prairie» nel territorio di Bra, Alba e Fossano, e nell’Eporediese, con epicentro a Ivrea.

Internet veloce, burocrazia lenta

La Stampa
massimo russo

Per posare 10 chilometri di fibra servono 23 permessi: impossibile rispettare gli impegni per copertura della banda ultralarga per tutta la popolazione. E a sorpresa Calabria e Campania sono più avanti rispetto alle regioni del Nord



La banda ultralarga in Italia cammina all’esasperante lentezza di 23 permessi ogni 10 chilometri di fibra ottica posata. Vale a dire un’autorizzazione ogni 432 metri di cavo. Sì perché, nonostante il piano che prevede fondi strutturali (2,1 miliardi), finanziamenti del governo (circa cinque), investimenti privati (altri cinque), c’è da fare i conti con la burocrazia, che mette i bastoni tra le ruote ai lavori. Il che aiuta a spiegare come mai l’Italia sia al 25esimo posto nell’Europa a 28 dell’indice I-Com sulla banda larga, avanti solo a Bulgaria, Grecia e Romania.

La missione impossibile
A questo ritmo - anche ammesso che gli operatori accelerino - è impossibile rispettare gli impegni di Europa 2020, ovvero la copertura con collegamenti maggiori ai 30 megabit per tutta la popolazione e superiori ai 100 per almeno la metà dei cittadini. Una fotografia poco lusinghiera, che riserva molte sorprese: tra le regioni più virtuose - grazie al piano Euro Sud e ai bandi Infratel - per una volta troviamo il Mezzogiorno, con Calabria e Campania che negli ultimi mesi sono cresciute in modo significativo. Al contrario, languono sia il Nordest, con Veneto, Friuli e Trentino, sia il Nord Ovest con Piemonte e Val d’Aosta. In tutte queste regioni il numero di case raggiunte dal servizio è inferiore alla media nazionale.

Procedure complesse
La tecnica utilizzata per la posa di questi cavi si chiama minitrincea. L’impatto sulla strada è contenuto: un buco del diametro di una decina di centimetri, profondo circa 40. Nel giro di qualche ora si scava, si posano le canalette con la fibra e si chiude tutto, ripristinando il manto danneggiato. Un sistema molto diverso dai lavori tradizionali. Per questo motivo due anni fa, con il cosiddetto regolamento scavi, si è semplificata radicalmente la procedura.

Ma, poiché non ci sono sanzioni, i comuni non applicano il regolamento e domandano agli operatori la stessa documentazione necessaria per la posa dei tubi di gas e fognature. Sommate Anas, vari uffici comunali, Arpa, Asl, enti provinciali, privati, e arrivate a 23 permessi. Con un’aggravante. Per tutelarsi da possibili danni, le amministrazioni chiedono agli operatori fidejussioni che possono arrivare fino a 4 milioni di euro per 10 chilometri. Garanzie che - una volta svolti i lavori - non vengono sbloccate, trasformandosi così in pesanti fardelli finanziari. 

La situazione è a macchia di leopardo. Nella stessa regione, la Puglia, ci sono comuni come Parabita, in provincia di Lecce, che hanno concesso subito le autorizzazioni e hanno messo a disposizione degli operatori le tubature già esistenti per la posa. Altri, come San Severo, in provincia di Foggia, dove l’iter burocratico è stato sfiancante. Lo stesso si può dire per le regioni. In Calabria in due mesi è stato stilato un accordo di programma, e i lavori in nove mesi sono stati completati.

In Puglia, invece, sei mesi di discussioni non sono stati nemmeno sufficienti per arrivare a un’intesa. Tutto ciò si traduce in costi - alla fine i ritardi possono pesare sui lavori per il 50 per cento del valore totale dell’opera - e nell’impossibilità per imprese e famiglie di disporre di un servizio essenziale. Oggi la Calabria, secondo le stime I-Com, è la regione italiana più cablata, con il 64% delle case e quasi la metà dei comuni raggiunto dalla banda ultralarga. Al contrario la Puglia è al 26% delle abitazioni e al 4,7 dei comuni. Gli obiettivi 2020 restano lontani. 

«Bisogno di semplicità»
«Abbiamo un gran bisogno di semplicità», spiega Dina Ravera, presidente di Asstel, l’associazione di categoria di Confindustria che rappresenta gli operatori. «Significa da una parte favorire con una serie di semplificazioni normative le opere d’infrastrutturazione, dall’altra far sapere a cittadini e imprese quali vantaggi e benefici potranno trarre dalle nuove reti. Occorre fugare il rischio che la burocratizzazione soffochi lo sviluppo, e introdurre nel sistema strumenti facili e convincenti per accelerare e incoraggiare la “conversione al digitale” di cittadini e imprese».

domenica 29 novembre 2015

La falsa testimonianza benedetta dal Corano

Magdi Cristiano Allam - Dom, 29/11/2015 - 13:02

I musulmani moderati che difendono la bontà dell'islam o non conoscono l'islam o mentono consapevolmente

I sedicenti «musulmani moderati» che dall'indomani della strage di Parigi affollano le nostre televisioni per difendere la bontà dell'islam e sconfessare i terroristi islamici, sostenendo che non avrebbero nulla a che fare con l'islam o che addirittura non sarebbero neppure musulmani, se sono in buona fede non conoscono adeguatamente l'islam, oppure mentono consapevolmente dissimulando la realtà, contando sulla nostra ignoranza del Corano e della vita di Maometto, tramandata nella Sunna, la raccolta dei detti e dei fatti a lui attribuiti, e nella Sira, la sua biografia ufficiale.

Nella trasmissione Virus dello scorso 26 novembre su Rai2, condotta da Nicola Porro, Raes Sayed, rappresentante legale del Caim (Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano e Monza e Brianza), ha detto che lui rispetta la libertà di un musulmano di convertirsi al cristianesimo. Ma quando gli ho fatto presente che Maometto ordina di uccidere i musulmani che abiurano l'islam, e gli ho chiesto se intendesse assumere una posizione differente da quella di Maometto, Sayed ha fatto marcia indietro:

«Non sia mai che contraddica il Profeta»! (https://www.youtube.com/watch?v=vk35EYSJZBI),I hadis sono le citazioni attribuite a Maometto e i racconti della sua vita da parte di persone che affermano di esserne stati testimoni oculari e che complessivamente costituiscono la Sunna. Nei hadis del Sahih (veritiero, autentico o corretto) di Al Bukhari (Muhammad ibn Ismail Al Bukhari, studioso di origine persiana, 810 870), considerati i più affidabili dalla grande maggioranza dei musulmani, Maometto legittima l'uccisione dei musulmani in tre casi: omicidio, adulterio e apostasia.«Narrato da Abd Allah: l'Inviato di Allah disse:

Il sangue di un musulmano che confessa che nessuno ha il diritto di essere adorato se non Allah e che io sono il Suo Inviato, non può essere sparso se non in tre casi:in caso di omicidio, nel caso in cui una persona sposata partecipi a un atto sessuale illegittimo e nel caso in cui una persona abbandoni l'Islam (apostata) e lasci musulmani 9:83:17».Nella trasmissione Quinta colonna su Rete4 del 16 novembre, condotta da Paolo Del Debbio, il sedicente «imam della Magliana», l'egiziano Sami Salem, ha recitato questo versetto coranico che attesterebbe il rispetto dell'islam per la sacralità della vita di tutti: «Chiunque uccida un uomo, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera».

Gli ho fatto presente che la lettura integrale dei versetti coranici dice esattamente l'opposto: «Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera (...)
La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l'ignominia che li toccherà in questa vita; nell'altra vita avranno castigo immenso» (5, 32-33) https://www.facebook.com/stefano.ruozzi.3/videos/10153517031934823/?

È fondamentale sapere che Allah nel Corano legittima la dissimulazione, in arabo la takiya: «Chi rinnega Allah dopo aver creduto in lui si perderà, a meno che sia costretto a rinnegarlo ma in cuor suo resti saldo nella fede». (16, 106). Nel Corano tradotto e curato dall'Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia) si precisa: «L'esegesi classica fa riferire questo versetto a quei primi musulmani che furono costretti con maltrattamenti e minacce a rinnegare (a parole) la fede, pur mantenendola ben viva nel cuore.

La portata generale del versetto si traduce in un'autorizzazione alla takiya (la dissimulazione) data dalla legge islamica, quando palesare la fede potrebbe essere gravemente lesivo della vita, dell'incolumità personale o della libertà».Sulla base della mia esperienza di musulmano moderato per 56 anni, vi dico che il musulmano può essere moderato solo se antepone la ragione e il cuore ad Allah e Maometto. Ma tutti i musulmani che ottemperano letteralmente e integralmente a quanto Allah ha prescritto nel Corano e a quanto ha detto e ha fatto Maometto non possono essere moderati. Cari italiani svegliamoci prima che sia troppo tardi!

10 cose da non dire alla polizia quando ti ferma

Corriere della sera

1 – “È la prima volta che la dimentico!”

10 cose da non dire alla polizia quando ti fermaChe tu abbia dimenticato la patente di guida, il libretto dell’automobile o la cintura di sicurezza, è la scusa più vecchia e banale del mondo. Il poliziotto potrebbe scommetterci lo stipendio e tu non saresti credibile neanche se interpretassi la parte dell’automobilista sfortunato nel modo più commovente. Non provarci neanche.

2 “Non ero al telefono!”

10 cose da non dire alla polizia quando ti fermaI poliziotti ci vedono molto bene, sopratutto quando si tratta di fermare un automobilista mentre sta telefonando. Se pensi che i tuoi riflessi siano abbastanza rapidi da permetterti di fregarli nascondendo istintivamente il cellulare, sappi che i loro sono migliori dei tuoi, altrimenti non sarebbero lì a fare quel lavoro. Piuttosto che negare l’evidenza, ti conviene puntare sull’originalità e dire che lo tieni sempre sui tappetini, per arredarli un pochino.

3“Ho bevuto solo un goccino!”

10 cose da non dire alla polizia quando ti fermaSolo un goccino, piccino piccino. Ma quante volte lo hai bevuto quel goccino durante la serata? Puoi raccontare la storia più convincente del mondo ma, per quanto tu possa riuscire ad apparire sobrio, l’etilometro è un giudice imparziale che fornisce un riscontro preciso ed accurato. Ed al poliziotto basta questo per punirti e toglierti la patente.

4“La prego, la scongiuro!”

10 cose da non dire alla polizia quando ti fermaCercare di convincere un poliziotto facendo leva sui suoi sentimenti, magari con una lacrimuccia di commozione, è un po’ come incoraggiarlo  a multarti con grande piacere. Una brutta recita risulterebbe irritante, ma una bella recita sarebbe sicuramente il risultato di moltissima pratica che ti identificherebbe come il tipico bugiardo seriale. Lascia perdere.

5 “Una poliziotta bella come lei…”

10 cose da non dire alla polizia quando ti fermaSe fare una scenata drammatica è irritante, interpretare la parte del cittadino lusinghiero è come tirarsi la zappa sui piedi. I ruffiani sono semplicemente odiosi, sopratutto per un poliziotto in servizio. In particolare, ti conviene evitare qualsiasi vago apprezzamento nei confronti delle poliziotte: le donne che entrano a far parte delle forze dell’ordine hanno un carattere molto forte e sanno trasformare qualsiasi spaccone in un docile cagnolino.

6 “Peace and love!”

10 cose da non dire alla polizia quando ti fermaLa pace e l’amore sono due cose bellissime, ma un poliziotto preferisce la patente ed il libretto, oltre che vedere un automobilista in splendida forma. E se la tua vettura ha una plancia imbandita di posacenere, filtri e mozziconi di dubbia natura, uno sconveniente sottofondo musicale di Bob Marley ed un’aria piuttosto pesante, è molto probabile che tu non lo sia.

7 “Mia moglie sta per partorire!”

10 cose da non dire alla polizia quando ti fermaÈ una motivazione giustificata e. infatti, esistono delle possibilità di successo. Devi soltanto avere la fortuna di trasportare una donna realmente incinta o, almeno, che possa sembrare tale e sappia recitare bene: se lo dice sorridendo in modo smagliante e palesando una freschezza rosea, sarai tu ad aver partorito un’idiozia.

8 “Mi rifiuto!”

10 cose da non dire alla polizia quando ti fermaRicevere una multa è sempre fastidioso e può capitare di sentirsi in diritto di protestare perché si crede di essere dalla parte della ragione. Può essere così ma, in ogni caso, ti conviene mantenere la calma ed evitare di prendere una ferma posizione di rifiuto o, peggio ancora, fare degli sconvenienti riferimenti alla mamma ed alla sorella del poliziotto. Quando la sanzione per infrazione del codice della strada ed oltraggio a pubblico ufficiale arriverà direttamente a casa tua, capirai il perché.

9“Guardi che mio cugino è un poliziotto come lei!”

10 cose da non dire alla polizia quando ti fermaIl cugino è il santo protettore dei sanzionati per eccellenza. Puoi pensare che ti renda una persona più rispettabile, ma l’interrogativo che sorge nella mente del poliziotto è senza dubbio “E quindi?”. Magari è vero e, oltre al cugino nella polizia, hai anche uno zio nella finanza, un padre nell’FBI ed un altro paio di parenti che si vestono di nero che se ne vanno in giro a far fuori gli alieni. E quindi?

10 “Lei non sa chi sono io!”

10 cose da non dire alla polizia quando ti fermaTutti, chi più e chi meno, vorrebbero dirlo ad un poliziotto almeno una volta nella vita. Forse sul momento non lo sa per davvero, ma gli basta qualche istante per consultare il database di cui dispone per identificarti. In compenso, tu hai la certezza che lui sia l’uomo che ti multerà salatamente fin da subito. Se il desiderio di realizzare il sogno di una vita è irresistibile, almeno fai in modo di farti sentire da tanti amici.

Natale chiuso per islam

Alessandro Sallusti - Sab, 28/11/2015 - 15:53

In una scuola milanese festa spostata a gennaio in nome della laicità. L'Occidente si sta suicidando

A poche ore dall'apertura dell'Anno santo straordinario voluto da Papa Bergoglio, piovono le cancellazioni delle feste scolastiche per celebrare il Natale cristiano.

L'ultimo caso, ma certamente ne arriveranno altri, accade a Rozzano, prima periferia di Milano. Il preside ha annullato la tradizionale recita perché la canzoncina «Tu scendi dalle stelle» potrebbe offendere i bambini di religione islamica. Non contento, il preside ha anche ordinato di togliere i crocifissi dalle aule per mettersi al riparo da possibili ritorsioni dell'Isis.

Qui non è questione di buonismo o razzismo, questa è pura stupidità che offende, oltre ai cristiani, la storia di questa nazione laica, nata da una guerra al Papa re dello Stato Pontificio ma che mai si è sognata, neppure tra una cannonata e l'altra, tra una confisca e l'altra di beni ecclesiastici, di radiare dai luoghi pubblici i simboli della fede religiosa. Secondo il preside in questione, la festa deve essere spostata a gennaio come Festa dell'inverno.Qui non c'entra la laicità, questo è paganesimo puro, un salto indietro di civiltà di duemila anni, quando gli antichi romani, prima dell'avvento di Cristo, celebravano giusto a fine dicembre la Festa del dio Sole.

Io non voglio vivere in un Paese pagano, io non voglio costringere un bimbo islamico a intonare «Tu scendi dalle stelle», anzi per me può cantare ciò che meglio crede a patto che i nostri figli siano liberi di fare (o non fare) altrettanto, così come lo siamo stati noi, i nostri padri e i nostri nonni.Penso che la laicità dello Stato la si esalti nel «permettere a ognuno», non nel «negare ai più» di celebrare riti e tradizioni. Se questa di Rozzano è la modernità tanto cara alla sinistra, viva i conservatori.

Sulle cui posizioni, strage dopo strage, stanno arrivando un po' tutti: dal moderato di sinistra Angelino Alfano, che ieri ha annunciato la chiusura delle moschee fuorilegge (a noi, per avere chiesto questo, avevano dato dei razzisti provocatori), al socialista Hollande, che ieri, per contrastare il terrorismo islamico, ha chiesto ai francesi di «moltiplicare concerti, feste e affluenza negli stadi». Torniamo a difendere l'Occidente, moltiplichiamo anche le feste del Natale cristiano.

M5S dà l'ok, l'Esselunga espugna la roccaforte rossa di Livorno

Corriere della sera

di Marco Gasperetti

Il Comune (oggi pentastellato) ha firmato l'iter per la qualificazione del nuovo insediamento commerciale. Nogarin: «Atto di democrazia e 200 posti di lavoro»

Filippo Nogarin (LaPresse)

LIVORNO - «Dopo un vergognoso ostruzionismo durato 14 anni finalmente il grande supermercato arriva a Livorno. Credo che anche questo sia un atto di democrazia», dice Filippo Nogarin, sindaco pentastellato di Livorno. Che ha appena firmato il piano di recupero dell’ex Fiat, un complesso che costeggia l’Aurelia nell’immediata periferia della città e che fino agli anni Settanta era il simbolo dell’automobile.

Ma perché tanta enfasi sulla costruzione di un supermercato? Semplice: in quegli spazi (4 mila metri quadrati di struttura, 5 mila di parco, posti auto per quasi 800 auto) salvo imprevisti e dietro front dell’ultim’ora, dovrebbe nascere il tanto agognato ipermercato Esselunga, sì proprio il marchio inventato dal novantenne imprenditore Bernardo Caprotti, l’autore di quel «Falce e Carrello», libro nel quale denunciò «gli ostacoli all’espansione del gruppo nelle regioni e nelle città rosse».

E quale città nell’immaginario collettiva è più rossa se non Livorno dove il Pci è nato nel 1921? A dir la verità da tempo Livorno si è molto scolorita e , dopo quasi settant’anni di dominio della sinistra comunista e post comunista, lo scorso anno ha vinto una giunta pentastellata guidata da Filippo Nogarin.

Che non ha mai disconosciuto le sue simpatie per una sinistra assai radicale («Ho votato Democrazia Proletaria», ha detto in un’intervista), ma allo stesso tempo ha cercato di combattere quello che ha definito un «potere cristallizzato» dopo anni e anni di governo. E tra questi, pare, anche una certa avversione ad arrivi in città di supermercati non targati “cooperative rosse”.

Caprotti aveva addirittura acquistato comprato grandi spazi pubblicitari su tutti i quotidiani italiani (tranne la Repubblica) per denunciare una nuova «prepotenza delle cooperative rosse a Livorno». E aveva parlato (beccandosi una querela) di un sistema Coop che aveva monopolizzato il mercato della distribuzione penalizzando la sua catena.

Coop aveva replicato che «Il proprietario di Esselunga è convinto che la libera concorrenza esiste solo con la sua presenza, ma è lui l'unico a essere stato condannato per concorrenza sleale» e che «il tribunale di Milano ha riconosciuto che Esselunga è stata responsabile di concorrenza sleale in danno di Coop».

Ma nel giugno 2012 l'Antitrust ha condannato Coop Estense a pagare una sanzione di 4.600.000 euro e a rimuovere gli ostacoli alla concorrenza creati illegittimamente a danno della Esselunga. «Esselunga porterà a Livorno almeno duecento posti di lavoro – spiega il sindaco Nogarin – e soprattutto sarà riaffermata la libertà di intraprendere». Che l’opposizione Pd e gli ex amministratori negano di non aver mai messo in discussione. «Carte alla mano nessuno può dimostrare il contrario, tutto è stato trasparente», hanno sempre detto. Il nuovo insediamento commerciale, sull'area dell'ex Fiat che Caprotti aveva acquistato nel 2002 dovrebbe aprire entro il 2017.

28 novembre 2015 (modifica il 28 novembre 2015 | 13:39)

sabato 28 novembre 2015

La differenza tra sunniti e sciiti spiegata in 2’ con un’animazione

La Stampa

Di Giordano Stabile, Ugo Leo e Samuele Pozzato

Le sanguinose guerre in corso in Siria, Iraq, Yemen e altri Paesi musulmani nascono da due visioni, quella sunnita e quella sciita, islamiche che si confrontano da 1400 anni. Il punto cruciale della discordia è su chi sia e che ruolo debba avere il khalifa, il califfo, cioè il successore di Maometto.
Tutto comincia l’imam Hussein, considerato dagli sciiti vero erede del Profeta ma trucidato nel 680 a Karbala, in Iraq.

Il profeta e il califfo
1) Maometto, Muhammad (570-632 dopo Cristo), per i musulmani è il Profeta incaricato da Dio (Allah) di diffondere la sua Parola, il Corano. Nomina califfo (khalifa, successore) Abu Bakr, uno dei primi compagni. I sunniti aderiscono a questa linea di successione.
2) Gli sciiti non riconoscono come successore Abu Bakr ma Ali, cugino e genero di Maometto

Origine del nome
1) Il nome sunnita viene da sunna, la tradizione dei detti (ahadith) di Maometto
2) Il nome sciita viene da Shiat Ali, «Partito di Ali”

Pilastri del culto
1) Per i sunniti sono 5: la testimonianza di fede, al-shahada; la preghiera rituale, al-salah; l’elemosina canonica, al-zakah; il digiuno durante il Ramadan, sawm; il pellegrinaggio a Mecca, hajj.
2) Nello sciismo ci sono 10 pilastri: fra gli altri, la tawalla, esprimere l’amore per il bene; tabarra, esprimere odio per il male

Atteggiamento nella preghiera
1) I sunniti pregano con le mani congiunte all’altezza del diaframma. Per la Professione di fede si ripete la formula: «Testimonio che non c’è divinità se non Iddio, e Muhammad è il suo Profeta». È la frase che vediamo anche sulle bandiere dell’Isis
2) Alla shahada gli sciiti aggiungono «e Ali ibn Abi Talib è amico di Dio». Gli sciiti pregano con le mani in parallelo rispetto al corpo, davanti alle cosce. Finisce pronunciando tre volte il takbir («Allahu akbar).

Feste
1) I sunniti celebrano solo due feste: Eid al-Fitr, che segna la fine del mese di digiuno, e la Eid al-Adha, festa del sacrificio, alla fine del pellegrinaggio (hajj) alla Mecca.
2) Gli sciiti festeggiano in particolare l’ Ashura, in cui viene ricordato il martirio di Hussayn a Karbala.

Cibi e bevande
1) Vietata la carne di maiale e l’alcol.
2) Non ci sono differenze con il sunnismo.

Velo islamico
1) L’uso del velo è obbligatorio in base a due sure del Corano. Ma le versioni più rigide, come niqab e burqa sono diffuse in Paesi sunniti come l’Afghanistan
2) In Iran, il più grande Paese sciita, il velo più usato è lo hijab

Diffusione
1) La maggior parte dei musulmani è sunnita, l’80% del totale.
2) Il 15% dei musulmani è costituito da sciiti. Lo sciismo è diffuso in Iran (90%), Iraq (55%), Pakistan (20%), Arabia Saudita (15%), Bahrein (70%), Libano (27%), Yemen (50%), Siria (15%)

Clero
1) Fra i sunniti non c’è clero. L’imam è colui che guida la preghiera
2) Lo sciismo ha un clero organizzato, preparato in università specifiche di scienze islamiche