mercoledì 10 dicembre 2014

L’impronta al posto del Pin Carta di credito antifrode

Corriere della sera
di Giuliana Ferraino

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Milano È in arrivo la prima carta di credito a prova di frode: Card Tech, una start up di Udine, ha inventato una smart card che funziona con il riconoscimento dell’impronta digitale al posto del Pin per autorizzare le operazioni. Se la tecnologia biometrica è nota da tempo, la rivoluzione è averla applicata a una carta di pagamento, che immagazzina i dati biometrici sulla carta stessa, in modo che non vengano mai trasmessi online.

La nuova smart card biometrica usa un sensore biometrico sviluppato dal gruppo Idex di Oslo ed è stata brevettata in 75 Paesi del mondo. E ora è in trattativa con un importante gruppo internazionale. L’obiettivo? Farla arrivare sul mercato a inizio 2015, visto che la carta sfrutta l’attuale infrastruttura dei pagamenti (Pos, Atm e lettori di smart card) perché ha lo stesso delle carte di credito convenzionali, ma può essere usata per molte altre funzioni: dalla carta d’identità alla carta sanitaria, dal permesso di soggiorno alla tessera elettorale per il voto elettronico. E, in caso di smarrimento o furto, è inutilizzabile.

Dietro Cart Tech c’è Fabrizio Borracci, 46 anni, il presidente, impiegato all’Aci, che ha avuto l’idea dopo essere stato vittima di una clonazione del bancomat, con cui gli hanno progressivamente asciugato il conto in banca. La lampadina si è accesa dopo aver seguito una trasmissione sulla biometria. «Ho chiesto aiuto all’università di Udine e grazie alla sua banca dati mi ha messo in contatto con un ingegnere laureando in Brasile, che ho fatto venire in Friuli», racconta.

L’idea è stata selezionata da Friuli Innovazione e si è guadagnata un posto nell’incubatore del Parco scientifico e tecnologico presso l’Università di Udine, con una dotazione iniziale di 20 mila euro da parte del ministero delle Attività produttive. Oggi Card tech è una Srl con 8 dipendenti e un folto gruppo di consulenti. Borracci e un altro socio fondatore hanno il 32% a testa, il resto è diviso tra altri 12 soci tra cui 5 libanesi. «Ma siamo pronti ad aprire il capitale a nuovi soci: ci servono almeno 10 milioni per nuovi investimenti».

10 dicembre 2014 | 10:38

Pirate Bay, la polizia svedese sequestra i server

Corriere della sera

Inaccessibile, anche dall’Italia, il sito di file sharing. Gli investigatori: «Violazioni alle leggi sul copyright». Oscurati anche siti come EZTV, Zoink, e Torrage

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Non un problema tecnico, ma un oscuramento vero e proprio: nell’ambito di un’operazione contro la pirateria online la Polizia svedese ha sequestrato, martedì. server e computer di The Pirate Bay e di altri siti di file sharing. A chi cercava di collegarsi a quello che è uno dei più famosi contenitori di «torrent» (file utilizzati per la condivisione illegale di materiale protetto da di diritto d’autore»), l’inaccessibilità del sito era sembrato un problema tecnico: i server di The Pirate Bay non rispondevano, ma non era la prima volta. Poi l’annuncio della polizia di Stoccolma: i server del sito sono stati sequestrati. Anche dall’Italia non risultano accessibili. Il sequestro fa parte di un’operazione delle forze dell’ordine contro la violazione del diritto d’autore.
Sequestri
Paul Pinter, coordinatore nazionale della sezione della polizia svedese che si occupa di tutelare la proprietà intellettuale, ha affermato: «Abbiamo effettuato dei sequestri in un data center nella zona di Stoccolma, nell’ambito di violazioni alle leggi sul copyright», senza rivelare la localizzazione esatta del data center dove erano posizionati i server, nè quanti siano i server coinvolti. Quello che si sa è che l’operazione è stata condotta «da un gran numero di funzionari di polizia ed esperti informatici». Ci sarebbe anche un arresto.
I film Sony
Oscurati anche siti come EZTV, Zoink, e Torrage, oltre al fotum di Pirate Bay’s, Suprbay.org. Secondo Wired, il sequestro potrebbe essere scattato come conseguenza del fatto che alcuni film hackerati alla Sony Pictures Entertainment erano diventati da qualche giorno disponibili per il download attraverso Pirate Bay. Martedì per breve tempo Pirate Bay è «riemerso» modificando il dominio in «.cr» (Costa Rica).

10 dicembre 2014 | 10:09

Un chip nelle mani per cinquanta olandesi

La Stampa

E' l'ultimo grido dei tecnonerd. Con 99 dollari più spese postali si può mettere una capsula che conserva dati e password. Occhio, però. Pare sia molto facile da hackerare. Inquietante o no?

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Dai primi di novembre Martijn Wismeijer ha due chip nelle mani, uno a sinistra in cui conserva i suoi dati pubblici che può comunicare a molti fra i telefonini smart di generazione avanzata, l’altro a destra in cui trsporta le informazioni private, soprattutto le password e il portafoglio coi bitcoin, la moneta elettronica virtuale. Racconta, il businessman olandese, che all’inizio ha avuto un po’ di dolore (“più che una normale iniezione), ma che in capo a qualche giorno “li senti, ma non ci pensi più”. E’ davvero felice di questa novità sottocutanea, stretta fra il pollice e l’indice. Comoda, forse. Ma inquietante davvero, almeno se non sei parecchio avanti nella trasformazione da essere umano a “tecnonerd”. 

Il canale televisivo Nos stima che nei Paesi Bassi circolano già almeno cinquanta bipedi implumi con chip incorporato. Nel mondo sarebbero duemila. La fonte è Tom van Oudenaarden, di Utrecht, uno specialista di piercing e, adesso, anche di tecnoinnesti. Ha trattato lui Wismeijer, lo ha fatto dopo che il medico curante dell’imprenditore si era rifiutato ("la mia missione è far star meglio la gente e lei sta benissimo") . E’ stato facile. Su Internet vendono il kit per l’operazione, una siringa pronta a sputare il chip, una piccola capsula di cristallo di 2 millimetri per 12 che può contenere sino a 880 byte di dati. Costa novantanove dollari più spese di spedizione. 

Wismeijer è l’amministratore delegato di Mr. Bitcoin, una società di Amsterdam che gestisce i bancomat nella sua categoria virtuale. Avere il chip nella mano, sostiene, rende più facile e sicuro il trasferimento dei fondi. Senza contare le possibilità di combinazione con altri “chippati” che permettono, a suo modo di vedere, un livello di protezione dati senza precedenti. Se le due persone incaricate non sono nello stesso posto insieme, non si procede. Mentre un’altra possibilità sono le porte. Addio chiavi, proclama l’olandese puntocom. Passi la mano davanti alla serratura e quella si apre. Come in Guerre Stellari.

Comodo, forse. Ma non privo di problemi. Anzitutto i chip funzionano con la tecnologia di prossimità NFC, quindi sono compatibili con la maggior parte dei telefoni Android e Lumia, ma non, teoricamente, con l’iPhone 6, utilizzabile con Apple Pay, il che taglia fuori potenzialmente una fetta rilevante degli utenti. 

Segue l’allarme dell’Università libera di Amsterdam. La ricercatrice Melanie Rieback ha dichiarato alla stazione Nos che in realtà i chip inseriti nel corpo umano sono facili da hackerare e molto complessi da mettere in sicurezza. “I chips sono cheap”, ha detto. Valgono poco. “Non hanno sufficienti margini per consentire di crittare a dovere i dati”. Vuol dire che, con lo strumento giusto, un pirata informatico può sedersi al fianco di un “tecnonerd chippato” e rubargli ogni informazione, oltre che i soldi. 

Inno Genna, esperto di comunicazioni che opera a Bruxelles, arriccia il naso davanti ai possibili danni collaterali. “Con il giusto procedimento possiamo essere seguiti secondo per secondo, cosa che avviene anche con il cellulare, ma qui sarebbe più facile e, soprattutto, non si può spegnere”, avverte. Scherzando, invita a considerare quante “mogli vorrebbero farlo mettere ai loro mariti..”. E’ vero. Ma non bisogna dimenticare vale anche il contrario. E poi ci sono i capi ufficio, i padri, i datori di lavoro…. 

Così sono diventata gattara

La Stampa

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Ecco la mia storia, quella di come sono diventata gattara. Tutto ha avuto inizio da una gatta e i suoi tre gattini che vivevano in un prato abbandonato e recintato. Un’immagine bellissima, nulla di più bello dell’amore di mamma gatta che allatta i suoi piccoli sul muretto di una cinta. Ma la vita è anche fatta di elementi crudeli: qualche giorno più tardi la gatta era sola, i suoi cuccioli erano spariti. Mi sono avvicinata a lei e le ho parlato, mi guardava con le lacrime agli occhi. Così ho capito che i vandali che avevo visto qualche giorno prima erano riusciti nel loro intento.

Fra me e la gatta è nata, dal primo momento che i nostri occhi si sono incrociati, una grande intesa. Tutti i giorni le portavo da mangiare e da bere. Dopo poco tempo rimase nuovamente gravida e io continuavo a nutrirla in questo giardino abbandonato entrando da un buco laterale. Quando arrivò l’ora del parto non la vidi per tre giorni. Arrivò al quarto giorno zoppicando, ricordo che c’era un fortissimo vento.



Annusò il cibo e non mangiò, andò via lemme, lemme, smagrita. Mentre si allontanava si girava indietro, mi guardava. Quasi come se volesse che la accompagnassi. Così feci: raccolsi il mangiare e la seguii fino al cancello del mio condominio.

Feci il giro ed entrai in cortile, vidi sbattere una piccola porticina in ferro che chiudeva il ripostiglio dei contatori della luce. Mi avvicinai e con mia sorpresa vidi che mi aveva portata alla tana dei suoi cuccioli. Le diedi da mangiare lì. Chiusi la porticina con il cuore che mi batteva forte, forte e vidi che c’era un buco laterale sul muro che la gatta poteva utilizzare. Tre volte al giorno andavo a portarle la pappa e i micetti crescevano, erano tre, bellissimi. Mamma gatta me li faceva accarezzare. Per me era una grande emozione.

Dopo quaranta giorni un mattino vidi che i micetti si arrampicavano e stavano per uscire dal buco, ci pensai tutto il giorno e alla sera, sotto una forte pioggia, andai con il trasportino e la gatta me li fece prendere. Li portai a casa mia. Avevo già due gatti e così decisi di metterli nel bagno. Li svezzai per 30 giorni, con biberon e omogeneizzati. Fecero anche amicizia con i miei gatti e dopo un mese tramite Internet riuscii a trovare loro delle brave mamme: Romeo, Stella e Luna avevano una famiglia tutta loro.



Mamma gatta (Micia) l’ho fatta sterilizzare e vive in cortile con altri due felini. Io continuo a sfamarli tutti i giorni anche adesso in questi tempi di austerity e alle assemblee i condomini me ne dicono di tutti i colori. Ma questi poveri mici sono innamoratissimi di me e io di loro. Bay, bay miao, miao!



ANNA MARIA

Napoli. Furti di elettricità e acqua, fondi e opere fantasma per l'integrazione

Il Mattino
di Giuseppe Crimaldi

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Napoli - Più che un campo è un dormitorio. Anzi, un lager. O meglio ancora: un desolato angolo di illegalità. Definire l'interno del perimetro della cittadella dei rom di Cupa Perillo, a Scampia, come una delle centrali delle tante associazioni a delinquere sparse sul territorio del capoluogo campano è forse anche riduttivo.

La verità - spesso tenuta nascosta da chi avrebbe invece il dovere di denunciare tutto, associazioni che si battono per i legittimi diritti dei nomadi comprese ed anzi in primis - è ben diversa da quella che si immagina.

Forse anche dura da ammettere, ma obiettiva e reale: qui si campa di illeciti, dalla sottrazione di acqua ed energia elettrica ai furti e al riciclaggio di auto e furgoni rubati o falsamente rottamati; dal riutilizzo di povere cose gettate nella spazzatura e diligentemente rimesse a nuovo per poi essere vendute in uno dei tanti mercatini di strada all'evasione scolastica, che raggiunge picchi anche vicini al cento per cento.



Giugliano. Presa la banda delle «spranghe di ferro»: sono 3 rom minorenni

Il Mattino
di Mariano Fellico

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GIUGLIANO. Catturata la banda delle ‘spranghe di ferro’. Si tratta di tre 17enni domiciliati nel campo rom della zona Asi di Giugliano. Sono stati arrestati dalla polizia del Commissariato di Giugliano, diretti dal primo dirigente Pasquale Trocino, dopo un rocambolesco inseguimento. Il tutto è successo nella tarda serata di ieri dopo che i tre, armati di spranghe di ferro, avevano rapinato una coppia di fidanzati all’esterno del parcheggio di un noto negozio di articoli natalizi in via San Francesco a Patria.

I tre minorenni, tutti 17enni e tra l’altro cugini (R. H., M. H. e N. H.) hanno bloccato le vittime e minacciandoli con delle spranghe di ferro si sono fatti consegnare l’auto e anche gli indumenti. La coppia, poco dopo, ha denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine che si sono messe sulle tracce dei tre. Grazie all’antifurto satellitare sono stati intercettati a bordo della Matiz rapinata poco prima. La Volante del Commissariato di Giugliano si è messa subito all’inseguimento dei tre che hanno anche speronato l’auto della polizia.

La loro corsa, però, è terminata in via Santa Maria a Cubito dopo che si sono ribaltati con la vettura. Hanno tentato anche di fuggire a piedi ma gli agenti, a scopo intimidatorio, hanno esploso un colpo di pistola in aria e li hanno bloccati. I tre, per gli inquirenti, avevano forse in mente di commettere altri raid. Sono stati così portati in Commissariato e riconosciuti dalle vittime: uno dei tre indossava il giubbotto rapinato poco prima ai due.

Ma gli agenti non si sono fermati ed hanno telefonato il tabaccaio ed ex poliziotto rapinato qualche settimana fa con le stesse modalità che ha riconosciuto il tre: nel raid la vittima fu picchiata fuori al suo negozio di Giugliano. Sequestrati tre passamontagna, dei guanti in lattice, spranghe di ferro e attrezzi per lo scasso. Per gli inquirenti, nonostante i continui controlli al campo rom, i tre non erano per niente intimoriti ed erano pronti ad altre rapine con una ‘ferocia inaudita’ spiegano dal Commissariato.

Nel campo rom, tuttavia, sono state effettuate delle perquisizioni nella notte e trovate altre mazze ferrate e spranghe di ferro. Per i tre cugini rapinatori 17enni si sono aperte le porte del carcere minorile di Nisida.

martedì 9 dicembre 2014 - 08:48   Ultimo agg.: 18:07



Napoli, blitz nel campo rom di Scampia: scoperti camper e auto rubati

Il Mattino

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Blitz a Napoli nel campo Rom di Scampia dove controlli eseguiti da polizia municipale e carabinieri hanno portato al sequestro di auto e camper risultati, in 8 casi su 10, rubati, con i numeri di telai abrasi o privi di copertura assicurativa.

Tra i mezzi interessati al provvedimento anche auto di lusso, Audi e Mercedes, oltre a numerose carcasse semidistrutte o date alle fiamme. L'operazione, disposta dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso che ha delegato all'indagine i pm De Renzis e Cannavale, ha interessato parte, circa duemila metri quadri, del grande campo di via Cupa Perillo dove trovano alloggio centinaia di Rom e nomadi di varie etnie dell'Est Europa.

Indagini sono in corso per risalire ai possessori delle auto e dei camper rubati mentre sono state elevate contravvenzioni e denunce per i proprietari di mezzi senza copertura assicurativa.

martedì 9 dicembre 2014 - 13:05

Il segreto delle primarie Pd: dammi questo voto, zingara

Stefano Zurlo - Mer, 10/12/2014 - 08:11

Dopo i cinesi, ecco anche i rom democratici. I ras rossi vanno a bussare pure negli accampamenti della desolata periferia romana

È l'avvilente colonna sonora delle primarie Pd: dammi questo voto, zingara. Dopo i cinesi, ecco anche i rom democratici.


Una rom vota per le primarie del Pd

Il partito di Renzi non si fa mancare nulla e i ras rossi vanno a bussare pure negli accampamenti della desolata periferia romana. La foto dell'aprile 2013 è un sigillo sul sacco capitale, ma l'anno scorso questo era solo un sospetto. Ora l'inchiesta sulla Mafia romana illumina l'intreccio tra partito e coop: la farsa era organizzata. Vizi antichi per il solito scambio di favori. L'eterna ricetta del vecchio Pci che cambia nome per non cambiare niente.

Isis, jihadisti uccidono gay gettandolo dal tetto di un edificio

Il Messaggero


Gettato dal tetto di un edificio e poi finito a colpi di pietra: è questo il supplizio riservato dallo Stato islamico ad un uomo giudicato 'colpevole' di omosessualità, secondo un annuncio pubblicato dallo stesso Isis. Il fatto, avvenuto in una località sconosciuta a cavallo tra la Siria orientale e l'Iraq occidentale, supera per livello di atrocità i pur molti crimini di cui si sono macchiati i jihadisti nel nome della loro interpretazione della Sharia, comprese lapidazioni sulla pubblica piazza di donne accusate di adulterio e l'esposizione di corpi crocifissi di giustiziati per vari reati.

Il 25 novembre scorso l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) aveva dato notizia, per la prima volta, della lapidazione di due giovani uomini di 18 e 20 anni nella provincia orientale siriana di Deyr az Zor, ritenuti colpevoli di rapporti omosessuali. In quest'ultimo caso, invece, un tribunale dell'Isis si è spinto oltre, ritenendo giusto applicare un'antica tradizione islamica secondo la quale «i sodomiti devono essere fatti precipitare dal punto più alto della città, e poi lapidati fino alla morte». È quanto sottolinea un comunicato delle stesse autorità dello Stato islamico della provincia di Al Furat, il nome dato dall'Isis ad una regione tra la Siria e l'Iraq sotto il loro controllo.

Per illustrare il tutto, i responsabili per la comunicazione dell'organizzazione jihadista pubblicano tre fotografie in cui, come si legge nella didascalia, è mostrata «l'esecuzione della condanna». Nella prima immagine si vede il condannato, ammanettato dietro alla schiena, mentre precipita dal tetto di un edificio di due piani, sul quale stanno otto miliziani incappucciati di nero, alcuni armati, che lo guardano cadere. Nella seconda e nella terza fotografia l'uomo è mostrato steso a terra, scalzo, con accanto diversi mattoni che con tutta probabilità sono serviti a finirlo. Anche qui si vedono alcuni miliziani incappucciati, uno dei quali sembra leggere il decreto di condanna.

Lo scorso 14 novembre la Commissione d'inchiesta dell'Onu sulla Siria, presieduta dal giurista brasiliano Paulo Pinheiro, ha accusato l'Isis di «crimini di guerra e crimini contro l'umanità», chiedendo che i suoi dirigenti vengano processati davanti alla Corte penale internazionale (Cpi). Tra gli episodi contestati allo Stato islamico, le decapitazioni e le lapidazioni sulle pubbliche piazze, ma anche soprusi sulle minoranze, in particolare cristiani, sciiti e curdi, e la riduzione a schiave sessuali di centinaia di donne della comunità degli Yazidi in Iraq.

Martedì 9 Dicembre 2014, 19:37 - Ultimo aggiornamento: 20:34

Nagoro, città fantasma degli spaventapasseri: l'ultima abitante li usa per sostituire chi non c'è più

Il Messaggero
di Costanza Ignazzi

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C'è un villaggio, in Giappone, dove gli spaventapasseri stanno prendendo il sopravvento sugli esseri umani. E' la cittadina di Nagoro, nel Sud del Paese, dove attualmente si conta un solo essere umano ogni tre spaventapasseri. E non si tratta del risultato di un piano segreto degli spaventapasseri per dominare il mondo, ma dell'iniziativa - abbastanza inquietante - di Tsukimi Ayano, una signora di 65 anni che attualmente è la più giovane cittadina di Nagoro.

Con la partenza di tutti i giovani per le grandi città e la morte, giorno dopo giorno, degli storici abitanti del villaggio, Nagoro si sta infatti lentamente trasformando in una città fantasma, come molte altre nel Giappone rurale. Per questo Tsukimi, che è dovuta tornare al villaggio da Osaka per assistere l'anziano padre, ha deciso di sostituire chi se n'è andato per un motivo o per l'altro con delle strane bambole a grandezza naturale.

Così, nella scuola di Nagoro, chiusa qualche anno fa perché non c'era più alcun bambino a cui insegnare, sono ora gli spaventapasseri a stare seduti tra i banchi, e ancora gli spaventapasseri a «salire» in cattedra. I fantocci popolano le strade, «aspettano» l'autobus alla fermata, stanno seduti fuori dai negozi a guardare la (poca) gente rimasta passare. Un modo per combattere la solitudine secondo Tsukimi, che ha iniziato confezionando un paio di spaventapasseri per allontanare gli uccelli dal proprio orto.

E poi non si è più fermata, sostituendo mano a mano con gli spaventapasseri i vicini che partivano o morivano. «Mi ricordano i bei tempi andati, quando Nagoro era una ridente cittadina e le persone che conoscevo erano vive e stavano bene - spiega la donna - Vedete quella vecchietta? Veniva a casa mia a prendere il tè e chiacchierare. E quel signore beveva saké e raccontava storie». Ogni spaventapasseri ha la sua collocazione e la sua espressione unica.

A volte, Tsukimi ne porta qualcuno con sè per tenerle compagnia quando va a fare la spesa, guidando per 90 minuti fino all'alimentari più vicino. Ma la maggior parte di loro rimane imperterrita nella posizione nella quale è stato creato, facendosi fotografare da turisti e curiosi. «Se non ci fossero i miei spaventapasseri, nessuno si fermerebbe più a Nagoro - spiega un'orgogliosa Tsukimi - invece così ogni tanto vedo anche qualche turista».

Martedì 9 Dicembre 2014, 13:50 - Ultimo aggiornamento: 18:05

Suvvia italiani, cedete sovranità: sarete felici!

Marcello Foa


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Due esempi colti al volo su come sia facile orientare i media. Uno clamoroso: il video del salvataggio di un ragazzino siriano che salva una bambina tra un diluvio di pallottole, che ha emozionato il mondo ed è stato indicato come esempio dell’efferatezza dell’esercito di Assad era un falso. Una falso voluto da un regista norvegese per dimostrare come sia facile impiantare notizie non vere, tanto più se sostenute da immagini a forte impatto emotivo.

Una volta creato il “frame” su chi sia il buono e il cattivo, il giudizio, in questo caso il pregiudizio, è automatico anche se il video presenta diverse incongruenze. Non mi dilungo oltre: in questo ottimo articolo di Maram Susli, proposto in Italia da ComeDonChisciotte e da MegaChip, è spiegato tutto con dovizia di dettagli.
Un’altra forma di persuasione, ricorrente sui media italiani, è quella che mira a convincere l’opinione pubblica italiana che l’unica soluzione alla crisi sia un’ulteriore cessione di sovranità. La tecnica è doppia: da un lato ripetendo costantemente quella è un’opinione, la si fa penetrare placidamente nelle coscienze fino a quando non diventa un dogma, una verità assoluta, una conseguenza inevitabile.
Tanto più – e siamo alla seconda tecnica – quando sotto l’impulso di una crisi moralmente impressionante e socialmente distruttiva si potrà far cadere le residue resistenze come invece non accadrebbe mai in tempi normali. E’ il concetto spiegato da Mario Monti, in un impeto di inspiegabile sincerità, qualche anno fa in questo video.

A questa seconda fase non si è ancora giunti, nonostante le condizioni drammatiche dell’economia italiana. Siamo ancora alla prima. Fateci caso: lo ripete Draghi e Renzi lo applaude (vedi qui), Napolitano dovrebbe difendere la Costituzione ma da anni si prodiga per smantellare quel che resta dell’indipendenza italiana a vantaggio dell’amatissima Unione europea (digitate su un motote di ricerca le parole “Napolitano cedere sovranità” e usciranno decine di citazioni).
L’ultimo caso è di Padoan, la cui appartenenza all’establishment filoeuropeista e globalista, è nota agli addetti ai lavori. L’altro giorno intervenendo in aula in Senato ha tenuto un discorso a modo suo esemplare, che il Sole24Ore ha correttamente titolato così: Padoan: sì all’unione fiscale, bisogna cedere altra sovranità alla Ue.

La tesi è che cedendo sovranità alla Ue l’Italia ritroverà il cammino della crescita. La storia recente rivela il contrario: da quando l’Italia ha ceduto quote di sovranità ha subito un processo di ingiustificata e finora irreversibile deindustrializzazione e di crescente impoverimento della popolazione, come dimostra tra gli altri Alberto Bagnai nel suo ultimo, eccellente saggio L’Italia può farcela. Ma i fatti non contano per chi persegue un’agenda di lungo periodo e ama talmente tanto il proprio Paese da sognare di vederlo dissolto nel grande magma che prende il nome di Unione europea.

Suvvia, italiani, non siate scortesi. E cedetela questa sovranità! Tra un po’ non avrete più nulla da perdere…

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