martedì 9 dicembre 2014

Sony ancora sotto attacco,colpito PlayStation Network

La Stampa

Gli hacker hanno preso di mira la piattaforma, gli utenti non hanno potuto acquistare nuovi giochi e comunicare online con altri videogiocatori

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Sony ancora sotto cyber-attacco. Dopo aver colpito la divisione Pictures, hacker hanno preso di mira il PlayStation Network che nelle scorse ore è stato offline, per cui era impossibile per gli utenti acquistare nuovi giochi e comunicare online con altri videogiocatori. Non è un attacco della consistenza di quello del 2011, quando furono rubate milioni di password, ma avviene a pochi giorni dall’offensiva alla divisione film dell’azienda nipponica.

Questo cyber attacco, in particolare, sarebbe stato legato al prossimo lancio del film The Interview, in cui due giornalisti istruiti dalla Cia tentano di assassinare il leader nordcoreano Kim Jong-un. La trama ha fatto presupporre un coinvolgimento del governo nordcoreano nella pirateria, Pyongyang ha negato. L’attacco al Playstation Network sarebbe invece opera del gruppo di hacker Lizard Squad.
L’offensiva nei confronti della Sony non si chiude qui. Nei giorni scorsi i dipendenti dell’azienda nipponica hanno ricevuto una mail di un sedicente gruppo Gop, in cui si specificava che dati riservati erano stati sottratti e sarebbero stati rivelati pubblicamente. E nel mese di agosto è stato registrato un allarme bomba a bordo dell’aereo su cui viaggiava l’amministratore delegato di Sony John Smedley: il volo da Dallas a San Diego è stato riportato a terra per motivi di sicurezza.

La Pepsi vince la «guerra delle bottiglie« contro la Coca Cola: nessun plagio

Il Mattino

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SYDNEY - Sfida eterna tra due colossi. Pepsi batte Coca Cola nella 'guerra delle bottiglie'. Dopo quattro anni si è infatti conclusa in Australia, la battaglia che vedeva contrapposte le due multinazionali per la 'bottiglia in vetro curvilinea', considerata dall'azienda di Atlanta, «sostanzialmente identica o ingannevolmente simile» alla storica Contour.

Un'accusa di plagio ritenuta infondata dalla Corte federale di Adelaide che ha anche condannato Coca-Cola a pagare le spese legali affrontate da Pepsi.
Per il giudice Anthony Besanko non vi è alcuna violazione del marchio in quanto «il design delle due bottiglie ha differenze significative e i marchi sono chiaramente indicati». Il consumatore può quindi facilmente identificare l'origine del prodotto senza «alcuna possibilità di inganno». La storia della bottiglia Contour è quella della Coca Cola. Il prototipo fu brevettato nel 1916, ma solo nel 1937 la multinazionale ne acquistò il brevetto. Nel 1960 l'Ufficio brevetti americano ne riconobbe l'unicità e da allora è considerata il simbolo indiscusso del marchio.

martedì 9 dicembre 2014 - 14:37   Ultimo agg.: 14:46

Social TV e pluralismo: la mappa ideologica dei talk show politici

Corriere della sera






I media non sono tutti uguali. Lungi dall’essere tutti ‘super-partes’, ogni mezzo di informazione tende al contrario a comportarsi in modo un po’ ‘partisan’. Il pubblico, a sua volta, tenderà a selezionare contenuti omogenei rispetto alle proprie credenze e opinioni, e di conseguenza ciascun media finirà inevitabilmente per attirare un pubblico con una caratterizzazione ideologica ben definita. Ma è possibile misurare l’ideologia dell’audience, e quindi indirettamente anche quella dei media, ottenendo una misura di pluralismo televisivo?

Un modo per farlo è sfruttando il concetto di social TV: attraverso l’analisi di oltre 135 mila commenti relativi a 30 puntate (tra settembre e novembre) dei principali talk show politici italiani, e in particolare misurando il sentiment (positivo o negativo) espresso nei confronti degli ospiti politici che di volta in volta si succedevano nelle varie trasmissioni, diventa infatti possibile posizionare l’audience di ciascuno dei 10 talk show serali in una mappa ideologica, che misura sia quanto l’audience sia di destra o di sinistra che al contempo quanto sia anti-politica, anti-casta o anti-sistema che dir si voglia (si veda qui per maggiori dettagli sulla metodologia)



I dati dicono che Servizio Pubblico risulta essere il talk show con una audience più di sinistra, ma in buona compagnia. Infatti anche Ballarò, condotto da Giannini, e Ottoemezzo sembrano decisamente schierati da quel lato; più a sinistra della media sono anche Di Martedì e Piazzapulita. A destra troviamo invece Porta a Porta, seguito dai due talk di Mediaset (Quinta Colonna e Matrix), e da Virus e La Gabbia, questi ultimi collocati sempre a destra ma in posizione più moderata. Sulla seconda dimensione (quella verticale) troviamo, ad un estremo, Porta a Porta, che è decisamente il talk meno anti-sistema tra quelli analizzati, mentre sull’altro estremo troviamo La Gabbia, condotto da Paragone, la trasmissione politica al contrario più capace di attrarre il pubblico “anti-casta”.



E a livello di network televisivi nel loro complesso? In generale, se consideriamo l’intero palinsesto “politico” offerto da ciascuna emittente, è molto significativo il divario tra La7 rispetto a Rai e Mediaset. La7 propone infatti talk show decisamente indirizzati ad un pubblico anti-sistema, offrendo una maggiore varietà di programmi all’audience di sinistra rispetto all’audience di destra, coperta solo da La Gabbia. Rai e Mediaset invece offrono talk di livello più moderato. La Rai tende ad avere una offerta più eterogenea sulla dimensione sinistra-destra, con Ballarò, Virus e Porta a Porta che coprono l’intero spettro delle preferenze ideologiche, sempre proposte in chiave pro-sistema.

Complessivamente però, la Rai finisce per attrarre un pubblico tendenzialmente di centro-sinistra, perché quello di destra viene più facilmente catturato da Mediaset che, anche nell’interesse dell’editore (leader storico del centro-destra), ha un incentivo a veicolare programmi con contenuti che diano maggiore copertura ai consumatori ideologicamente conservatori. Ma nell’area di riferimento di Mediaset entrano anche fasce di pubblico anti-politico, che viene invece pressoché ignorato dalla televisione pubblica.

Insomma, da questa analisi sembrerebbe che i talk serali nella loro interezza non premino unicamente un’area politica a scapito di un’altra e non c’è quindi nessun “media bias”. Merito della Rai, come detto, ma anche delle televisioni private, che riescono a coprire nicchie più o meno grandi di telespettatori (come ad esempio quelli più anti-politici o più radicali) che altrimenti rischierebbero di non trovare sul video contenuti a loro graditi.

Mondo di mezzo” boss, gregari e politici tutti i protagonisti

Corriere della sera
di Alessandro Fulloni

I capi della banda che spadroneggiava su Roma e non solo. Dall’ex Nar Carminati allo «spezzapollici» Calvio. I parlamentari e i consiglieri capitolini lambiti dall’indagine


La Cupola secondo gli investigatori

«Mafia capitale» ruota, perlomeno sinora, attorno alle attività della cooperativa sociale «29 giugno» che si occupa di reinserimento nel mondo del lavoro di ex detenuti, tossicodipendenti in cura, disabili, stranieri senza lavoro. Per moltiplicare gli appalti, si adopera una fitta rete di politici e amministratori pubblici. In questo modo la coop diventa un «colosso» economico con interessi ovunque: dalla cura dei giardini comunali alle costruzioni. Commesse prese pagando mazzette ma se il caso intimidendo. Come fa la mafia.


 

Carminati, l’ex Nar: il capo

Regista di «mafia Capitale» è Massimo Carminati, 56 anni ex Nar, rapinatore, uomo al centro di mille interessi occulti. Strana figura di criminale: disprezza la vita, non commercia droga, non ostenta ricchezze, i suoi rapporti con quelli della Magliana, mafiosi e camorristi, sono sempre a un passo di distanza. Si imbufalisce con il giornalista dell’Espresso, Lirio Abbate, non perché lo abbia citato in un’inchiesta sulla mala a Roma. Ma perché ha scritto che si occupa di narcotraffico. E lui, tutto d’un pezzo, nelle intercettazioni sostiene che con quella roba non c’entra.


 

Er Cecato e il «Mondo di mezzo»

Massimo Carminati nasce nell’ambiente dell’estremismo di destra come amico e compagno di scuola di Valerio Fioravanti, al quale si lega in modo forte. In breve diviene un personaggio carismatico di uno dei gruppi fondanti dei Nar: quello cosiddetto dell’Eur.



Per il giudice-scrittore Giancarlo De Cataldo Carminati è il «Nero» di «Romanzo Criminale». Pur partecipando solo marginalmente a scontri, sparatorie ed episodi della miniguerra che ha insanguinato la capitale intorno al 1977 fra estremisti di destra e di sinistra, Carminati gode di grandissimo prestigio. Probabilmente perché è la persona dell’ambiente di destra maggiormente legata già allora alla malavita romana, alla nascente Banda della Magliana.

Buzzi, l’ex galeotto: omicida e sognatore

Eccola qui, la biografia di Salvatore Buzzi, 59 anni, e presidente della coop 29 giugno. Parte con un omicidio (era il 1980), per cui viene condannato. In carcere si laurea la laurea in Lettere: 110 e lode. Una fine pena troncata in anticipo dalla grazia piovuta dal Quirinale (1994). Poi l’intuizione di trasformare il recupero nella società degli ex galeotti in una solida realtà imprenditoriale. Gli appoggi bipartisan per moltiplicare gli appalti.



Come Buzzi si leghi a Carminati, diventandone una sorta di «braccio economico» in una sorta di simbiosi dove non è chiaro chi comandi davvero, è oggetto di indagine. Di certo la «29 giugno» è una coop che nasce a metà degli anni ‘80 con il Dna della sinistra. Quando Alemanno diventa sindaco di Roma Buzzi riesce a coltivare rapporti anche a destra, introdotto proprio da Carminati

Tutti assieme a cena

La foto che marchia «Mondo di Mezzo». A una cena organizzata dalla 29 giugno ci sono politici di destra e sinistra: l’attuale ministro del Lavoro Giuliano Poletti (2), a cena con Salvatore Buzzi (7), Gianni Alemanno (8), Franco Panzironi (3), Umberto Marroni (4), Daniele Ozzimo (5) e Angelo Marroni (6), in una foto scattata il 28 settembre 2010 al Centro di Accoglienza ?Baobab? a Roma e diffusa dal comitato elettorale Gianni Alemanno. Nel tavolo a fianco al loro Luciano Casamonica (1)


 

«Watson»,. lo «spezza-pollici della banda che non piace al boss

Matteo Calvio, 47 anni. Nella banda combina tanti guai. Come quando vuole infiltrarsi nelle forze dell’ordine. Un piano che va oltre le sue capacità: «Watson l’elementare», così lo chiamano, si occupa di «riscossione crediti»: ovvero con le buone e con le cattive si fa consegnare le rate degli interessi dati a strozzo.



Quando «Watson», detto anche lo «spezza-pollici» espone il suo piano, Carminati prima lo ammonisce preoccupato: «Nun me fa’ impicci...». Poi sospira, tra sé e sé: «Questo ce manna tutti bevuti». Non sarà certo per colpa di «Watson», ma le parole del «Nero» sono profetiche.

«Sor Ernesto» Diotallevi, il boss dei boss

L’emergente che sgomita, Giovanni De Carlo, lo chiama «sor Ernesto». E lui stesso al figlio che gli chiede chi sia «il boss dei boss» a Roma risponde «normalmente io», ma c’è «Giovannone», che «materialmente conta, oggi c’ha un grosso potere». A 70 anni Ernesto Diotallevi è ancora sulla breccia e l’inchiesta su «Mafia Capitale» lo racconta. Non c’è grosso affare, stanno accertando in queste ore gli inquirenti, con non veda la sua regia. E viene da chiedersi se Carminati, pur nella sua autonomia, non venga invece manovrato dal boss della banda della Magliana, unico sopravvissuto alle guerre che insanguinarono Roma negli anni ‘70 e ‘80.



Da ragazzetto era facchino al mercato. Poi la rivendicazione di essere stato assolto come boss della Magliana, con annesse querele ai giornalisti. Un presente di investimenti immobiliari senza sosta, di rapporti, di relazioni e ancora di rapporti con la mafia, per i pm di Roma. Segni particolari: superappartamento (sequestrato, però) con vista su Fontana di Trevi.

Odevaine: da «sceriffo» inflessibile alle mazzette

Luca Odevaine, già vice capo di gabinetto con Walter Veltroni e capo della polizia provinciale con Nicola Zingaretti. «Choc», ha detto lex sindaco di Roma Veltroni parlando del suo arresto. Stessa testimonianza arrivata dall’ex prefetto di Roma e «supersbirro» Achille Serra: «Avrei messo la mia mano sul fuoco per lui». In tanti lo ricordano «sceriffo» inflessibile durante l’organizzazioni di sgomberi e abbattimenti di case abusive da dirigente comunale. Poi il coinvolgimento in «Mondo di mezzo» da figura apicale della banda.



Per Odevaine era previsto una specie di «stipendio» - circa 5 mila euro mensili accreditati su conti correnti all’estero - versato dalla banda per svolgere operazioni di lobbying nelle istituzioni. L’obiettivo: fare in modo che si moltiplichino le commesse in tema di immigrazione e accoglienza dei profughi che stanno per diventare uno dei settori più lucrosi di «mafia Capitale»

De Carlo, delfino diventato super boss

Le indagini della Dda hanno ricostruito la parabola di Giovanni De Carlo arrivato dalla gavetta sotto Diotallevi fino «ad intrattenere rapporti con il gotha della criminalità». Ma l’apprendistato di “Giovannone” è curato direttamente anche da Massimo Carminati. Lo racconta bene, in un’altra inchiesta, la testimonianza di Roberto Grilli: « C’è un ragazzo che si chiama Giovannone che gira con una Smart e che fa da tuttofare per Massimo (Carminati, ndr) e Riccardo (Brugia, ndr)». Dalle intercettazioni dei Ros dei Carabinieri emerge quanto il «boss », amico di Belen e De Rossi era amante della bella vita, dei vip e delle feste. A lui si rivolgono Teo Mammucari (vuole prodotti dopanti) e lo stesso De Rossi dop lite in un locale. «Avevo pensato che quello aveva chiamato qualche coattone... ho detto famme sentì Giovanni».


 

L’assessore alla casa Ozzimo (Pd): indagato, si autosospende

Daniele Ozzimo, ex assessore capitolino alla Casa. Pd. Indagato in «mafia Capitale» si è dimesso dall’incarico. Poi si è autosospeso. «C’avemo Ozzimo (Daniele, poi nominato assessore alla Casa, indagato e dimissionario, ndr)», dice Buzzi intercettato. E ancora, «me so’ comprato Coratti (Presidente Pd dell’Assemblea capitolina, anche lui indagato e dimessosi ndr), lui sta con me, gioca con me ormai». Ozzimo si dice però «Estraneo ai fatti».


 

Gli incontri tra Carminati e i Gramazio (padre e figlio)

Nell’inchiesta «Mondo di Mezzo» della procura di Roma sono documentati due incontri tra Massimo Carminati, presunto capo della mafia romana, e l’allora senatore Pdl Domenico Gramazio e suo figlio Luca, capogruppo Pdl al Comune e poi di FI alla Regione, indagato. Quest’ultimo è considerato dagli inquirenti uno degli esponenti politici più vicini all’organizzazione criminale definita Mafia Capitale.



Il 23 luglio 2013 i tre si vedono al ristorante «Dar Bruttone», in via Taranto, a Roma, quando Luca Gramazio è già passato alla Regione. Un altro incontro fra i tre era avvenuto il 19 novembre 2012 al Bar Valentini di piazza Tuscolo, sempre a Roma, presenti anche Salvatore Buzzi, braccio destro imprenditoriale di Carminati, e Fabrizio Testa, altro presunto membro del gruppo criminale. Si parla di bilancio comunale.

Patanè, consigliere regionale Pd

Mirko Patanè, consigliere regionale Pd, presidente della commissione Cultura. Dimissionario e autosospeso. Vicino a Buzzi. Che a più riprese affermava di aver ricevuto imponenti richieste di denaro e di averne erogate in misura molto minore con riguardo alla gara Ama del 2013



«Me so’ comprato anche Coratti»

Di Marco Coratti, presidente dell’assemblea capitolina, Buzzi, intercettato, dice questo: «Me so’ comprato Coratti , lui sta con me, gioca con me ormai». E ancora: «io solo per metteme a sede a parla’ con Coratti 10 mila gli ho portato». E poi (sempre dall’ordinanza: «allora io gli ho detto a Mirko.. (Mirko Coratti, ndr)... ..guarda...<io devo piglià 3 milioni...se me fai piglià sti 3 milioni 150 (150 mila euro, ndr) so i tuoi!> cosi secco!». Coratti peraltro si è dichiarato «estraneo» ai fatti contestati.


 

Panzironi, «ras» dell’Ama

Franco Panzironi, detto “Tanca”, è stato amministratore delegato dell’Ama ed è stato rinviato a giudizio nel 2012 per oltre 841 assunzioni irregolari presso l’azienda che smaltisce i rifiuti nel comune di Roma. Nell’inchiesta su Mafia Capitale figura tra gli arrestati. Per i pm il suo ruolo sarebbe stato quello di fare da cerniera con l’Ama per gli appalti assegnati sui rifiuti.


 

Fiscon a Buzzi: «L’Ama c’est moi...»,

Giovanni Fiscon, direttore generale di Ama. Un altro dei «fascio-manager» tra gli arrestati. Vicino a Panzironi e Gramazio. Manette con l’accusa di corruzione aggravata e turbativa d’asta nell’ambito dell’indagine. Sospeso dall’incarico. «L’Ama c’est moi...», scherzava Fiscon in una conversazione intercettata con Buzzi. E ancora, recita l’ordinanza. «Sono da considerare gli ottimi rapporti che la presente indagine ha evidenziato esistenti tra Buzzi e lo stesso Fiscon («il nostro Fiscon… DG a posto di commini…»). Anzi, lo stesso Fiscon, prima della sua ufficializzazione, chiamava proprio Buzzi per chiedergli copertura politica in caso di futura elezione a Sindaco di Ignazio Marino. («riusciamo a parlarci, tranquillo»).


 

Riccardo Mancini e i segreti della mazzetta Breda Menarinibus

Riccardo Mancini, vicinissimo ad Alemanno. Da ammistratore delegato di Eur Spa è stato rinviato a giudizio il 24 ottobre per una presunta mazzetta da 600mila euro versata da Breda Menarinibus (Gruppo Finmeccanica) per aggiudicarsi la fornitura di 45 filobus al Comune di Roma. Praticamente braccio destro di Mancini è Carlo Pucci (arrestato anche lui nell’ambito di Mafia Capitale), che Mancini porta con sé a Eur Spa.

L’onorevole Pd, sms a Buzzi: «Un bacio grande capo»

Il 5 maggio 2013 Buzzi parla nel suo ufficio con Carminati e con altri soci. E dice: «Allora te sto a di, no...riguardo a Michela e Bubbico stanno allo stesso partito no? se glie dicessi... io domani siccome la devo vede’ prima de Gasbarra e siccome dovemo dagli pure 20 mila euro per sta cazzo de campagna elettorale “ce fai aprì sta cosa te damo 1 euro a persona per la campagna elettorale”». E poco dopo aggiunge: «mo se me compro la Campana...». Annotano gli investigatori: «Buzzi sembra riferirsi a Micaela Campana, deputata eletta nelle file del Pd, compagna di Daniele Ozzimo, assessore del Comune di Roma», che lo stesso Buzzi definiva «un amico».



Il nome della parlamentare, responsabile Welfare del Pd, era già emerso nei giorni scorsi per un sms di risposta a Buzzi - «un bacio grande capo» - che le aveva chiesto di presentare una interrogazione alla Camera. Ca L’sms in questione, se letto nella sua interezza, e non nel solo stralcio maliziosamente riportato dai media, dimostra che non avrei mai presentato l’interrogazione richiesta dal Buzzi. Ho ritenuto che non fosse corretto occuparmi di simile questione, anche perchè sarei entrata in contrasto con una decisione della giustizia amministrativa, circostanza facilmente verificabile presso la banca dati del sito internet della Camera dei Deputati, dove non c’è nessun atto ispettivo a mia firma sulla vicenda, senza per questo trascurare che rientra nel mio diritto e dovere di parlamentare presentare interrogazioni su qualunque tema io ritenga opportuno.

Alemanno: «Se accuse vere, tradita fiducia»

Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, indagato. Nell’ordinanza si legge: «Quello che può essere affermato con certezza, allo stato dell’indagine, è che vi erano dinamiche relazionali precise, che si intensificavano progressivamente, tra Gianni Alemanno, sindaco di Roma, e il suo entourage politico e amministrativo, da un lato e il gruppo criminale che ruotava intorno a Salvatore Buzzi». L’ex sindaco si difende così: «Ho sottovalutato la componente umana, dovevo fare più attenzione nella scelta della squadra, mi sono invece concentrato sulle priorità della città». E ancora: «Se le accuse emerse dall’inchiesta si dimostreranno vere significherà che i miei collaboratori hanno tradito la mia fiducia».



9 dicembre 2014 | 08:54

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Il boss finanziava gli spettacoli delle femministe radical chic

Paolo Bracalini - Mar, 09/12/2014 - 08:07

La Coop 29 giugno di Buzzi sponsor dello show della Dandini. Sul palco pure Camusso, De Gregorio e C. E la Boldrini applaudiva in prima fila


Quando c'è da sponsorizzare gli eventi culturali degli artisti organici al Pd il boss della Coop 29 Giugno Salvatore Buzzi, quello che al telefono con l'ex terrorista Carminati dice «tu c'hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno!» (e l'altro gentiluomo gli risponde: «Mettiti la minigonna e vai a battere co' questi amico mio»), rivela davvero un cuore d'oro.
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Un animo sensibile non solo ai milioni da lucrare su rom e clandestini o agli appalti facili grazie agli amici in Campidoglio, ma anche al tema della donna nella società, davvero molto sentito dal sodale del «Cecato». Sempre, beninteso, che a farne uno spettacolo fosse qualche esponente del salottino intellettuale romano di marca Pd (ex veltroniani), quell'asse di ferro - descritto anche da Bernardo Caprotti nel suo illuminante Falce e carrello - tra partito, coop, amministrazioni amiche, Cgil e poi anche artisti e intellettuali inseriti nel sistema.

Così Serena Dandini, già veltroniana nella RaiTre in quota Pd, quando cerca sponsor per il suo spettacolo sulla violenza contro le donne, Ferite a morte , trova subito una schiera di coop rosse che fanno a gara per sostenerla: Coop Centro Italia, Unipol, Coop Adriatica, Coop Lombardia, Legacoop Veneto, Coop Estense, Coop Novacoop, Legacoop Fvg. E tra queste non poteva mancare la potente Coop 29 Giugno di Buzzi, iscritto al Pd e ras degli appalti al Comune di Roma. Quello che dice «Me li sto a comprà tutti, semo diventati grandi», appena fiuta l'occasione per stringere il legame col sistema di potere Pd ci si tuffa di testa, da buon uomo di affari che sa quanto le relazioni, specie a Roma, contino più di tutto per fare i soldi.

Anche perché nel grande business di Buzzi (60 milioni di euro di fatturato) non ci sono solo gli immigrati ma anche le «donne singole in difficoltà con figli minori a carico», come si legge nella presentazione della «Eriches 29», una partecipata del suo gruppo. Cioè: si alimenta l'emergenza e gli spettacoli che ne parlano, per papparsi poi le commesse pubbliche per la gestione di quel fenomeno, come per le cifre dell'immigrazione a Roma, gonfiate grazie al sodale Odevaine, ex capo di gabinetto di Veltroni. E infatti la 29 Giugno supporta anche uno spettacolo sui rifugiati dell'attore terzomondista Giobbe Covatta. Un marchingegno perfetto, non fossero arrivati i carabinieri del Ros.

E così Buzzi è fiero di poter annunciare, in un vibrante comunicato del marzo 2013: «La Cooperativa 29 Giugno sostiene il progetto teatrale di Serena Dandini che vede come interpreti importanti attrici italiane e donne della società civile per “accendere i riflettori” su quello che ormai è diventato un fenomeno diffuso in tutto il mondo: il femminicidio». Non solo, nel numero di dicembre della rivista della cooperativa, Magazine (che contiene chicche straordinarie come una recensione genuflessa al film di Veltroni su Berlinguer, che finisce con un sobrio «Grazie Walter») Buzzi è ancor più fiero di confermare la sponsorizzazione, «in maniera concreta», anche al tour internazionale della Dandini:

«La 29 Giugno - si legge -, che ha sempre sviluppato una particolare sensibilità nei confronti della dignità delle donne, con entusiasmo e partecipazione ha deciso di rimanere ancora vicino, in maniera concreta, all'iniziativa di Serena Dandini nella viva speranza che possa contribuire ad una sensibilizzazione generale e ad una diminuzione e scomparsa totale dei casi di femminicidio».
Sul palco, all'Auditorium di Roma, per l'evento sostenuto dalle coop rosse e da quella del sensibilissimo Buzzi («4 milioni dentro le buste!»), si schiera il sistema di potere Pd in tutte le sue articolazioni.

C'è la segretaria della Cgil, Susanna Camusso. Gli attori de sinistra , dalla Buy alla Costa. I giornalisti amici, come la De Gregorio, messa da Veltroni segretario Pd alla direzione del giornale Pd l'Unità (prima che chiudesse). E «tra il pubblico un'applauditissima presidente della Camera Laura Boldrini», come si legge nell'house organ della 29 Giugno, con enfasi da cinegiornale fascista. Tutti finanziati dalla coop al centro di «Mafia capitale». D'altra parte, lo dice Buzzi intercettato, «gli affari so' affari».

Mafia Capitale, così i boss eleggevano i deputati del Pd

Libero


lo Mafia Capitale si allunga sui deputati del Partito democratico. La manina di Buzzi e dei suoi scagnozzi avrebbe agito sulle parlamentarie Pd del 2012. Un sospetto forte, quello che la cupola abbia orientato il voto "tutto in famiglia" che di fatto garantiva il via libera per Montecitorio. Un voto orientato, magari - come scrisse Libero in tempi non sospetti - spedendo ai seggi rom e nomadi "stimolati" con piccole somme di denaro.

Quella frase... - Alla luce di questo sospetto, vanno rilette le parole di Marianna Madia del giugno 2013, quando affermò: "A livello nazionale nel Pd ho visto piccole e mediocri filiere di potere. A livello locale, e parlo di Roma, facendo le primarie parlamentari ho visto delle vere e proprie associazioni a delinquere sul territorio". Una frase che al tempo passò quasi inosservata, e che oggi, invece, potrebbe essere letta sotto una nuova luce.

L'indagato - Tra gli eletti alle parlamentarie ci fu anche Marco Di Stefano, l'esponente del Pd indagato per la maxi-tangente da 1,8 milioni che avrebbe incassato da assessore della Regione Lazio. Di Stefano, al tempo, arrivò sedicesimo ed entrò a Montecitorio in seguito alla particolare rinuncia di Marta Leonori. Tra le carte dell'inchiesta, inoltre, spuntano Micaela Campana e Umberto Marroni, altri due "selezionati" alle parlamentarie del Pd.

Interrogazioni - Per inciso, la Campana domenica ha gridato al linciaggio mediatico. Lei non è indagata, ma di sicuro cfu contattata da Buzzi, che le chiedeva un'interrogazione parlamentare in favore della sua cooperativa. Lo stesso Buzzi trattava da referente affidabile Marroni, che da onorevole, stando all'informativa dei Ros, avrebbe subito pressioni da Buzzi per presentare la medesima interrogazione.

Di seguito, i risultati delle parlamentarie nella circoscrizione di Roma città, dal primo classificato all'ultimo.

- Stefano Fassina, voti 11.770
- Ileana Argentin, 6.898
- Micaela Campana, 6.803
- Umberto Marroni, 5.476
- Matteo Orfini, 4.993
- Marianna Madia, 5.967
- Roberto Morassut, 4.537
- Monica Cirinnà, 4.464
- Roberto Giachetti, 4.243
- Marco Miccoli, 4.019
- Maria Coscia, 3.987
- Lorenza Bonaccorsi, 3.711
- Walter Tocci, 3.568
- Giuseppina Maturani, 3.518
- Daniela Valentini, 2.655
- Marco Di Stefano, 2.573
- Ivana Della Portella, 2.524
- Luisa Laurelli, 2.177
- Paolo Quinto, 1.261
- Vincenzo Vita, 1.243
- Roberto Di Giovan Paolo, 1.065