martedì 4 novembre 2014

L'Ue contro campi rom: "Nomadi segregati"

Franco Grilli - Mar, 04/11/2014 - 11:44

La Commissione minaccia la procedura d'infrazione: "Limitati i loro diritti fondamentali"

I "campi rom" non piacciono all'Unione europea che critica l'Italia per "le politiche abitative segregative nei confronti dei nomadi".



Come rivela l’Associazione 21 luglio, infatti, la Commissione Ue avrebbe scritto al governo italiano minacciando una procedura d'infrazione e chiedendo informazioni aggiuntive in particolare sul campo nomadi La Barbuta di Roma. Nella missiva l'Europa condivide "le preoccupazioni espresse dal Commissario per i diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa circa questo tipo di alloggio fornito ai rom in un sito molto remoto e non accessibile, e dotato di recinti e impianti di sorveglianza".
Secondo l'Ue, quindi, i campi rom "limitano gravemente i diritti fondamentali degli interessati, isolandoli completamente dal mondo circostante e privandoli di adeguate possibilità di occupazione e istruzione". Per questo "la Commissione potrà decidere di avviare una procedura di infrazione ai sensi dell’art. 258 del TFUE nei confronti dell’Italia inviando una lettera di messa in mora per violazione della direttiva 2000/43/CE".

L'Associazione 21 luglio denuncia inoltre che, malgrado le raccomandazioni di Bruxelles, il Comune di Roma vuole costruire proprio a La Barbuta un nuovo campo. "E per la prima volta nel nostro Paese sarebbe una multinazionale, Leroy Merlin Italia, a farsi carico della realizzazione di un campo rom, grazie alla costituzione di un’Associazione temporanea di impresa alla quale parteciperebbe anche la Comunità di Capodarco di Roma. In cambio dell’investimento, pari a 11,5 milioni di euro (interamente a carico di Leroy Merlin Italia), la multinazionale francese del bricolage riceverebbe dal Comune la concessione gratuita per 99 anni del terreno su cui oggi sorge il campo La Barbuta, per installarvi così le proprie attività commerciali".



Roma, campi nomadi: costano 42milioni di euro

Giovanni Corato - Gio, 31/10/2013 - 16:47


Tra Roma, Milano e Napoli spesi oltre 100 milioni di euro per i campi nomadi. Ma all'Ue non basta: "L'Italia deve fare di più".
 Quaranta due milioni di euro per i campi rom. Questa la cifra letteralmente sprecata nel giro do soli tre anni dal Comune di Roma per mantenere i settemila nomadi che vivono nella Capitale.



Senza contare che, se andiamo a sommare i fondi sborsati da Milano e Napoli, l'esborso lievita fino a 100 milioni di euro. Una cifra da capogiro che, però, non è nemmeno bastata a "integrare" le comunità rom.

Questa mattina il ministro all'Integrazione Cecile Kyenge e il viceministro al Welfare Maria Cecilia Guerra si sono recate in visita istituzionale al campo nomadi di Via Gordiani, nella periferia est della Capitale. Il controllo conclude la sesta conferenza internazionale di Cahrom, costituita da 47 esperti del Consiglio d'Europa che si occupano di risolvere il problema della discriminazione nei confronti delle comunità rom. La commissione ha voluto segnalare che "l'Italia è rimasto l'unico Paese con i campi nomadi insieme alla Francia".

L'Unione europea accusa il governo italiano di non voler risolvere i problemi della comunità rom. Insomma, non spendiamo abbastanza per il loro benessere. Secondo i relatori "non servono soluzioni 'speciali', 'temporanee' e 'ghettizzanti', ma progetti di inclusione abitativa, sociale e lavorativa finalizzati alla reale autonomizzazione dei rom".

La signora Ava Nicolic, una delle anziane rom presenti nel campo, si è addirittura lamentata con la Kyenge delle cattive condizioni in cui vive e ha mostrato il cancello rotto all'entrata del campo: "Nessuno viene ad aggiustarlo, è aperto giorno e notte e dobbiamo stare attenti perché i bambini potrebbero uscire e finire investiti". Dunque, vogliono più soldi. La comunità nomade vorrebbe, infatti, che il governo e le istituzioni locali migliorassero il loro tenore di vita studiando soluzioni abitative più solide e confortevoli. E le risorse? Quelle pubbliche, in fondo, non mancano mai. Perchè, dunque, non aiutare i rom a vivere nell'agio senza lavorare?

Governo ed enti locali stanno vagliando diverse soluzioni per superare le problematiche legate ai campi rom. La Kyenge e la Guerra, per esempio, concordano nel superamento dei campi, mentre l'assessore alle politiche sociali di Roma Rita Cutini si dimostra più cauta: "Il Campidoglio è impegnato a risolvere il problema della casa per tutti i romani". Il sindaco Ignazio Marino, invece, non ha ancora avuto il coraggio di affrontare la spinosa questione. Non a caso oggi è saltato l'incontro in Campidoglio con i rappresentanti di Cahrom.



Rom milionari ma nullatenenti allontanati dai campi nomadi. Ma il Tar del Lazio: "Vanno accolti"

Sergio Rame - Mar, 02/04/2013 - 18:41

Sul conto corrente di 88 nomadi oltre 10 milioni di euro. Il Comune di Roma li allontana dai campi attrezzati. Ma il Tar del Lazio sospende il decreto

Il Tar del Lazio ha sospeso la decisione di allontanare una coppia di nomadi, nullatenenti per il Fisco ma in realtà milionari, che abitavano in un campo attrezzato del Comune di Roma.



Nei giorni scorsi, dopo essere finiti nel mirino dei vigili urbani, i due, marito e moglie, si erano rivolti al Tar che ha sospeso la decisione. I nomadi non dovranno, quindi, abbandonare gli alloggi nei campi attrezzati.

Oggi il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato da due nomadi del campo rom di via di Salone. Viene così sospeso il decreto di allontanamento che era stato disposto nei loro confronti da Roma Capitale. "È una condizione inaccettabile - ha tuonato il vicesindaco e assessore alle politiche sociali, Sveva Belviso - queste persone non hanno il diritto di stare in quel campo dato che hanno più di 100 mila euro sul conto corrente".

Molto duro anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha bocciato il provvedimento dal momento che difende i diritti di due persone che hanno commesso evidenti illegalità: "Non si può avere conti correnti postali di decine di migliaia di euro e contemporaneamente vivere in un campo nomadi dove dovrebbe risiedere soltanto soggetti fragili". "Questo non è un danno solamente a Roma Capitale ma anche agli altri rom che avrebbero il diritto di stare nei campi", ha incalzato il primo inquilino del Campidoglio convinto che sia necessario continuare lo sgombero di tutte le persone che, pur avendo redditi molto consistenti e spesso ingiustificati, risiedono nei campi rom.

Il decreto di allontanamento interesserebbe una cinquantina di nomadi, ma la sospensiva del Tar sarà valida soltanto per i due soggetti che hanno presentato il ricorso. Per gli altri, invece, i vigili hanno già notificato il decreto di allontanamento. "Ora occorrerà verificare la sua attuazione", ha commentato Alemanno. "In una situazione come quella che stiamo vivendo - ha concluso Belviso - in cui abbiamo una grave carenza di risorse, questa vicenda diventa veramente inaccettabile perchè ci sono altre persone che sono realmente in difficoltà, che non hanno un tetto e che lottano per la sopravvivenza". Il decreto di allontanamento è scattato in seguito a 3.500 controlli dai quali è emerso che 88 nomadi residenti nei campi a loro destinati avevano, complessivamente, 10 milioni di euro sul conto corrente. Il decreto interessa 50 di questi 88 soggetti i quali hanno ciascuno oltre 25mila euro sul proprio conto.



Ecco le casette prefrabbricate con mobili e giardino privato: i rom pagano 90 euro al mese

Sergio Rame - Gio, 05/06/2014 - 17:19

Ciascuna delle 20 casette costa circa 20mila euro. Il Comune di Milano: "È il più bel campo d'Europa". Ma i rom: "Preferiamo costruirci una casa e abitarci gratis"

"Ci chiedono 90 euro al mese per vivere in baracche. Preferisco costruirmi una casa e abitarci gratis, piuttosto che finire in una scatola come quelle, dove i miei figli non hanno spazio per giocare".



Le "baracche" contro cui inveiscono i rom che abitano nel campo abusivo a pochi passi dal cimitero di Baggio sono, in realtà, vere e proprie casette con tanto di mobili e giardinetti privati costruite dal Comune di Milano per far rientrare i nomadi in una sorta di "percorso di legalità" che li porti all'integrazione. Ma ai rom dell'integrazione non importa un granché.

Le casette di via Martirano 71 sono quasi pronte. A breve ci andranno a vivere un centinaio di rom. Per i tecnici di Palazzo Marino sono un fiore all'occhiello. "È il migliore campo rom d'Italia - dicono - forse d'Europa". Un giornalista di Repubblica ha già visitato i prefabbricati tanto invisi ai nomadi. Le nuove strutture, venti in tutto, non hanno niente a che fare con le roulotte fatiscenti che popolano gli innumerevoli campi rom abusivi che, dopo l'elezione di Giuliano Pisapia a sindaco, sono spuntati come funghi lungo tutta la cintura più esterna di Milano.

Nelle casette, spiega Franco Vanni, "c’è il bagno con doccia, il salotto con cucina a incasso, e i comodini in entrambe le stanze da letto, una pensata per i genitori e l’altra per i bimbi". Il Comune di Milano ha fatto le cose in grande e ha pensato anche ai letti e ai pavimenti in linoleum per dare un "effetto parquet" in tutta la casa. E ancora: ciascuna struttura abitativa ha un giardino privato che sarà delimitato da una rete. Sul cancello esterno è già stato scritto il nome della famiglia che ci vivrà.

Ciascuna casetta è costata poco meno di 20mila euro. "Tutto il villaggio - assicurano da Palazzo Marino - è stato finanziato esclusivamente con i fondi del decreto Maroni, vincolati alla realizzazione del Piano rom e con fondi di un progetto europeo anch’esso mirato all’inclusione sociale dei rom". E, come spiega l’assessorato alle Politiche sociali del Comune di Milano, "le abitazioni sono riservate a rom italiani residenti a Milano, già domiciliati nel campo regolare di via Martirano e con figli iscritti a scuola". Le famiglie rom dovranno contribuire pagando 90 euro al mese. Quota che comprende anche le bollette di luce, gas e rifiuti.

Il nuovo campo di via Martirano è una sorta di progetto pilota. Dovesse avere successo, il Comune di Milano vorrebbe replicarlo anche nei campi di via Novara, via Idro, via Chiesa Rossa, via Bonfadini e via Negrotto.



Dalle abitazioni al lavoro: i rom ci costano 6 milioni

Chiara Campo - Gio, 28/03/2013 - 07:18

Censimento, assistenza, contributi per la casa, inserimento scolastico. Ecco, voce per voce, quanto intende spendere il Comune per i nomadi

Dai contributi assegnati a enti del terzo settore per ristrutturare alloggi da destinare ai rom (fino a 10mila euro per ogni appartamento) agli 8mila per le famiglie che hanno un progetto di «autocostruzione», che significa realizzare casette prefabbricate invece di baracche o roulotte e passare dalla logica del campo al «villaggio rom», il primo è previsto entro il 2013 nell'area di via Martirano.



Ancora: ci sono i 40mila euro che il Comune intende spendere per «campagne di sensibilizzazione» rivolte alle comunità, perchè riflettano «sulla percezione dei messaggi che le loro azioni determinano fra i cittadini dei quartieri circostanti», ma anche per «sensibilizzare» i milanesi che vivono in prossimità dei campi «contro la discriminazione», campagne sui valori e le tradizioni di rom, sinti e camminanti, «sui loro diritti e sugli effetti positivi del miglioramento della convivenza sociale». Palazzo Marino ha steso i conti dettagliati del «Progetto rom», dopo che il 17 gennaio il governo ha sbloccato quei fondi destinati dall'allora Ministro dell'Interno Roberto Maroni al piano di azzeramento dei campi messo a punto con l'ex sindaco Letizia Moratti e la Prefettura. I 5,6 milioni sono tornati a disposizione del Comune: la giunta ha aggiunto la scorsa 300mila euro per le situazioni di emergenza e ha inviato il dettaglio delle spese alla Prefettura per avviare i progetti contenuti nel Progetto.

La prima voce è quella della raccolta dati, 20mila euro per raccogliere i dati aggiornati delle famiglie e dei singoli che vivono in campi autorizzati o abusivi, «avvalendosi di un'Unità mobile e della collaborazione delle comunità». Al punto 2, i «percorsi di inclusione sociale e convivenza», un pacchetto da 4,2 milioni per superare il modello dei campi. I primi 90mila euro serviranno a completare l'area adiacente a via Martirano per trasformare il campo in un Villaggio, il Comune «collocherà gli alloggi nel 2013 e sistemerà l'area circostante». Altri 2 milioni sono destinati alla creazione e gestione di due o tre strutture sperimentali a bassa soglia di accoglienza per le famiglie, «Centri di emergenza sociale» con capienza massima di 300 posti letto, gestite dalla Protezione civile, Comune ed eventualmente terzo settore (come avviene già in via Barzaghi) e con la presenza fissa dei vigili.

Una terza azione (da 1,6 milioni) è quella dei «percorsi di inclusione abitativa o rientro assistito nei Paesi d'origine». Chi resta a Milano in pratica, verrà aiutato dagli operatori sociali (per un costo medio di 16 euro al giorno per famiglia) nella ricerca delle varie alternative temporanee al campo, dagli alloggi popolari a quelli messi a disposizione da enti no profit - nella spesa c'è anche il rimborso di alcune spese per gli alloggi - a forme di autocostruzione per cui ci saranno contributi comunali fino a 8mila euro a nucleo. Per chi accetta di rientrare in Romania, i contributi economici per l'inserimento abitativo e la ricerca del lavoro non saranno diretti ma passeranno da ong e no profit (sempre 16 euro al giorno per famiglia).

Ci sono infine 260mila euro per favorire l'ingresso al lavoro o scolastico, 130mila euro per la messa in sicurezza delle aree oggetto di frequenti occupazioni abusive, 636mila per la gestione dei 7 campi autorizzati (Bonfadini, Chiesa Rosaa, Idro, Impastato, Martirano, Negrotto, Novara che chiuderà nel 2013), e 56mila euro in particolare verranno spesi per rapportare il controllo dei vigili a ore di lavoro straordinario. Ancora da individuare l'area dove sarà realizzato un campo di sosta temporaneo per chi pratica il nomadismo con camper o roulotte (costerà 728mila euro).



«Il nostro quartiere ostaggio dei rom»

Chiara Campo - Lun, 07/01/2013 - 07:11

I residenti sono esasperati. Ci sono mamme preoccupate perché i figli di undici o dodici anni sono stati pedinati dalla fermata del bus e costretti a consegnare il cellulare o i soldi che avevano in tasca.
 


E adesso il tragitto da scuola a casa è diventato un incubo. La zona 4 è invasa dai rom «ma nessuno se ne cura». La fascia est della città convive con ben cinque baraccopoli abusive spuntate da un giorno all'altro. Per una - nell'ex caserma di viale Forlanini - la risposta che si è sentito dare il consigliere comunale del Pdl Fabrizio De Pasquale che si è fatto portavoce della protesta di zona, è quasi una barzelletta. «I vigili dicono che sgombereranno i 150 nomadi quando l'area servirà per il cantiere della linea M4». Non c'è ancora certezza sui fondi per la metrò «fucsia»: campa cavallo. Ma «visto che la giunta ambientalista di Pisapia si muove più veloce per salvaguardare il verde che le persone - provoca De Pasquale - faccio presente che gli zingari si stanno approvvigionando della legna da ardere per scaldarsi direttamente al parco Forlanini. E l'inverno è ancora lungo».

All'ex caserma è nato un vero e proprio campo nomadi abusivo, decine di tende abitate da circa 150 rom. Da via Gatto a via Cavriana, i milanesi che confinano con quell'area si sono fatti sentire più volte dalle istituzioni (e hanno inviato le immagini che pubblichiamo al sito di Milano Post), ma nessuno interviene. La baraccopoli di via Rubattino è quasi «storica», tra un allontanamento e una nuova occupazione il più delle volte non passano neanche 24 ore. Ora (new entry) le tende vengono sistemate anche in via Cima, sotto la tangenziale. Recentissime sono le occupazioni dell'ex palazzo Telecom di via Fantoli e in via Pestegalli. Quinto caso: via Dione Cassio. Un campo che ha scatenato immediatamente la bufera nella zona, tanto che l'assessore alla Sicurezza Marco Granelli si era formalmente impegnato con una lettera scritta lo scorso 28 novembre a sgomberare l'area in trenta giorni al massimo.

Ma l'ultimatum è scaduto e le baracche sono ancora al loro posto, ora i residenti attendono al varco l'assessore e il capo dei vigili che sono stati invitati al consiglio di zona 4 giovedì. «Cinque accampamenti spuntati in un chilometro di spazio in linea d'aria sono un po' troppo, si comprende l'esasperazione della zona - afferma il Pdl De Pasquale -. Non è solo la presenza dei rom abusivi ovviamente, ma il fatto che compiono atti di delinquenza. Sono aumentati i furti, i ragazzini vengono spaventati e derubati, anche la piscina Scarioni ha subito già qualche visita». Una situazione «intollerabile, il sindaco Pisapia deve intervenire con i vigili o sollecitare gli sgomberi alle forze dell'ordine dove si tratta di aree private, come nel caso dell'ex caserma.

Senza attendere i cantieri di una metropolitana che magari non partiranno mai». Se può toccare maggiormente la sensibilità della giunta, insiste, «tengano presente che i rom vanno a fare la legna al parco Forlanini». E sabato notte in via Martirano è andato in fiamme un camper parcheggiato di fronte al campo nomadi: un incendio forse di natura dolosa.

Cuffie e auricolari che si aggrovigliano? Uno studio svela l'origine dei nodi

Il Mattino

ROMA - Fili delle cuffie o di auricolari che si annodano anche dopo essere stati riposti con cura? La spiegazione è scientifica ed è stata data dall'Università della California.

1 Secondo lo studio si possono arrivare a formare ben 120 tipologie di nodi. Gli studiosi sono partiti da un esperimento: Hanno messo in modo casuale un filo in una scatola e l'hanno lasciata cadere in terra. Una volta aperta la scatola hanno notato la formazione di nodi primari. Dopo aver ripetuto l’esperimento per 3415 volte ed aver analizzato almeno 11 nodi ad esperimento, i ricercatori sono giunti alla conclusione che i grovigli che si formano nei cavi delle cuffie tendono quasi sempre a formare una struttura a spirale.

Lo studio pubblicato dai ricercatori californiani non era però finalizzato ad analizzare i nodi di cuffie e accessori tecnologici, ma è parte di una ricerca molto più ampia e strutturata che tende ad analizzare anche le leggi fisiche che caratterizzano la casualità della formazione dei nodi.
martedì 4 novembre 2014 - 15:05   Ultimo agg.: 15:07

Controllare i dipendenti con la app? Ora si può

La Stampa

Il Garante della Privacy fissa i paletti: bisogna anche informare i sindacati


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Due società telefoniche, Ericsson e Wind, potranno utilizzare i dati di localizzazione geografica rilevati da una app attiva sugli smartphone in dotazione ai lavoratori. Si tratta di una svolta, che ha ricevuto il via libera del Garante «purché i gruppi adottino adeguate cautele a protezione della loro vita privata».
L’Autorità ha fissato alcuni paletti che le aziende devono impegnarsi a rispettare, coinvolgendo i sindacati. I gruppi dovranno informare i lavoratori, ma non saranno tenuti a chiederne il permesso. Al termine dell’orario di lavoro o in pausa pranzo, inoltre, il dipendente può disattivare l’applicazione, che - in ogni caso - si spegne dopo un certo numero di minuti di inattività.

Ancora: è impedito l’accesso ai dati personali, dunque Sms, posta elettronica e traffico telefonico sono off-limits. Un altro dettaglio fondamentale: il sistema non deve eseguire alcuna storicizzazione del dato di geolocalizzazione. Insomma, nessuna mappa degli spostamenti. «Le finalità del trattamento, così come rappresentate dalla società, risultano lecite - si legge nella disposizione dell’Autorità -. La funzionalità di localizzazione geografica consente infatti di ottimizzare la gestione ed il coordinamento degli interventi effettuati dai tecnici sul campo, incrementandone la tempestività a fronte delle richieste dei clienti, soprattutto in caso di emergenze e/o calamità naturali».

La localizzazione, spiega il Garante, « consente altresì di rafforzare le condizioni di sicurezza del lavoro effettuato dai tecnici stessi, permettendo l’invio mirato di eventuali soccorsi soprattutto in aree remote o non facilmente raggiungibili e comunque di supportare più rapidamente i lavoratori in caso di difficoltà». Un dettaglio particolarmente importante: le informazioni riferibili ai possessori dei dispositivi saranno utilizzate per finalità non riconducibili a quelle di controllo degli stessi, tanto che nessun «utilizzo dei dati potrà avvenire per finalità diverse da quelle dichiarate, come ad esempio per scopi disciplinari».

Gran Bretagna, ergastolo per William il 16enne che massacrò l'insegnante davanti ai suoi alunni

La Stampa

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William Cornick, uno studente inglese di 16 anni, è stato condannato oggi all'ergastolo dalla Leeds Crown Court per aver accoltellato a morte lo scorso aprile l'insegnante Ann Maguire, di 61 anni, mentre teneva una lezione di fronte alla sua classe nella Corpus Christi Catholic College, una scuola superiore cattolica di Leeds, nord Inghilterra.

Il ragazzo dovrà trascorrere un minimo di 20 anni dietro le sbarre e, come ha affermato il giudice Coulson, è probabile che non venga mai rilasciato. A colpire la corte è stata l'assoluta mancanza di rimorso del giovane, che nel corso del processo si è detto più volte fiero per aver compiuto il crimine.

William massacrò l'insegnante davanti a tutti i suoi alunni, dopo averla inseguita nel corridoio. Le ferite erano talmente gravi che il paramedico che cercò di salvarla affermò di non avere mai visto nulla del genere. Dopo l’aggressione il giovane rientrò in classe e si sedette al proprio posto come se niente fosse accaduto.

Il procuratore Paul Greaney ha affermato che lo studente ha delle «tendenze psicopatiche» e che nel compiere l'omicidio avrebbe provato un insano piacere. Il fatto aveva sconvolto gli studenti dell'istituto e inorridito la Gran Bretagna, avviando un dibattito sulla sicurezza negli istituti scolastici del Paese.

martedì 4 novembre 2014 - 13:12   Ultimo agg.: 13:13

Diventare ebrei sarà più facile, ma la nuova legge non piace agli ortodossi

La Stampa
maurizio molinari

Finora le conversioni all’ebraismo in Israele sono state gestite dai quattro tribunali rabbinici nazionali. Ora invece le competenze passano ai tribunali locali, facilitando l’iter. Soddisfazione per centinaia di immigrati: “Si va verso una maggiore integrazione”

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Diventare ebrei in Israele è più facile grazie ad una nuova legge che assegna maggiori poteri ai rabbinati locali. Finora le conversioni all’ebraismo in Israele sono state gestite dai quattro tribunali rabbinici nazionali, centralizzando ogni pratica e rendendola di conseguenza più lunga e complessa. Grazie alla legge approvata domenica dal governo Netanyahu invece tale competenza passa ai rabbinati locali ovvero ai tribunali che saranno istituiti in ogni maggiore città del Paese (ve ne sono almeno 30). A battersi per tale svolta è stato il ministro della Giustizia, Tzipi Livni, assieme a Naftali Bennet, il leader di “Ha Bayt HaYeudì” che rappresenta gli ebrei “modern orthodox” impegnati a guadagnare terreno rispetto al rabbinato ortodosso.

In concreto, la legge dà vita ad una sorta di federalismo rabbinico ovvero aumenta l’autorità di un rabbino locale rispetto al rabbinato centrale sul tema delle conversioni da sempre oggetto di difficili contese. In Israele sono almeno 364000 i cittadini immigrati che, pur avendo la cittadinanza, non rientrano nella definizione di “ebreo” del rabbinato centrale ed è a loro - in gran parte immigrati dall’ex Urss - che la legge è rivolta. “La nuova legge è una grande notizia per le centinaia di migliaia di cittadini - ha detto Tzipi Livni - che abbiamo incoraggiato ad immigrare, che vivono con noi ma sono ancora cittadini di serie B”.

Natan Sharansky, ex leader dell’emigrazione ebraica dall’Urss ed oggi alla guida dell’Agenzia Ebraica, parla di “una legge di importanza cruciale per il successo dell’assorbimento e dell’integrazione di migliaia di immigrati” divenuti cittadini di Israele in quanto ebrei ma poi ostacolati da un rabbinato ortodosso che non li ha riconosciuti come tali. Proprio i portavoce del rabbinato centrale di Gerusalemme hanno ribadito l’opposizione alla legge promettendo di dare battaglia per impedirne l’applicazione. Le conseguenza della nuova normativa saranno numerose, andando fra l’altro incontro alle richieste delle comunità ebraiche riformate americane che da tempo chiedevano una revisione delle leggi del rabbinato ortodosso.