sabato 18 ottobre 2014

Storia della Sim card estraibile in 10 punti (prima che muoia)

La Stampa
valerio mariani


I diversi formati di Sim Card.

L'introduzione della Apple Sim provocherà una rivoluzione decretando la fine della schedina removibile, ripercorriamone le vicende di 23 anni. In attesa che Apple ci liberi dall'egemonia degli operatori telefonici grazie alla sua Apple Sim – schedina preinstallata nei nuovi iPad Air 2 commercializzati negli Usa e che permetterà di cambiare dinamicamente il carrier – rispolveriamo in dieci pietre miliari la storia di una componente, la Sim Card, croce e delizia degli utilizzatori di smartphone e tablet.

1. La Sim (Subscriber Identity Module o Subscriber Identification Module) è un circuito integrato inserito dentro un piccolo supporto di plastica. Nel circuito è programmata l'”identità mobile” ( Imsi) di chi, acquistandola, sottoscrive un contratto con un operatore telefonico. La Sim contiene un numero seriale ( Iccid), l'Imsi, un buffer per informazioni temporanee, una memoria per i dati a disposizione degli operatori e dell'utilizzatore (per numeri e Sms) e due campi che contengono il Pin e il Puk. 
2. La prima Sim fu prodotta nel 1991 dall'azienda Giesecke & Devrient di Monaco di Baviera che vinse l'appalto per la realizzazione di 300 Sim per l'operatore telefonico finlandese Radiolinja. 
3. Le prime Sim avevano la dimensione di una carta di credito (85,6×53,98×0,76 mm) ma, fortunatamente, la miniaturizzazione della componentistica elettronica fu così veloce che il formato più grande fu relegato presto a dispositivi industriali. 
4. Oltre al formato “maxi”, dismesso nell'elettronica di consumo nel 1996, sono attualmente disponibili i seguenti formati: Mini-Sim (anno di produzione 1996, dimensioni 25x15x0,76 mm), Micro-Sim (2003, 15x12x0,76 mm), Nano-Sim (2012, 12,3x8,8x0,67 mm), Embedded-Sim (6x5x1 mm solo per Internet delle cose). 
5. Dobbiamo principalmente ad Apple e all'introduzione del primo iPad, il 27 gennaio 2010, la diffusione in larga scala della Micro-Sim, oggi utilizzata nella maggioranza di smartphone e tablet. 
6. L'ìPhone 5, presentato a settembre del 2012 sempre da Apple, fu il primo smartphone a richiedere una Nano-Sim. 
7. Secondo i dati di Simalliance , nel 2013 sono state vendute circa 4,2 miliardi di Sim nel mondo e in circolazione ce ne dovrebbero essere poco meno di 5 miliardi. La vendita delle Sim 2012 su 2013 ha segnato un -9% a causa del -24% nelle vendite registrato in Asia a causa degli effetti della deregulation nella regione. Nel 2014 ci si aspetta un ritorno al segno positivo. 
8. Circa 400 milioni di Sim distribuite nel 2014 conterranno il chip Nfc. Nello stesso anno ci si aspetta un raddoppio delle vendite delle Sim per reti Lte. 
9. Nel 2013 il rapporto tra i diversi form factor è il seguente: il 73% del totale in circolazione è formato da Mini-Sim, il 23% da Micro-Sim e il 4% da Nano-Sim. Nel 2012 le percentuali erano, rispettivamente, 90-8-2%. L'accoppiata Micro e Nano-Sim non raggiungerà il 50% del totale entro il 2014, e probabilmente neanche entro il 2015. 
10. Solo cinque anni fa una Sim in Birmania poteva costare anche 2mila dollari a causa della censura imposta dalla dittatura, ora il prezzo è di 1,50 dollari.

L'introduzione della Apple Sim provocherà una rivoluzione nel settore della telefonia. La Sim card come l'abbiamo conosciuta sparirà. gli operatori non saranno più padroni del nostro portafoglio ma lo diventeranno i produttori di hardware. Da una parte potremo cambiare operatore più facilmente, più velocemente e anche per un breve periodo, ma saremo legati agli accordi che il produttore di turno stipulerà con gli operatori, e alle politiche commerciali dei primi.

( Immagine realizzata da Justin Ormont


Apple, i nuovi iPad dotati di Sim: la scheda di Cupertino per scegliere l'operatore tlc
Il Mattino
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ROMA - Tante novità da Apple con i nuovi dispositivi presentati giovedì scorso. I nuovi iPad hanno dominato la scena e in modo particolare una loro peculiarità ha sorpreso gli utenti. La presenza di una scheda Sim non collegata a un singolo operatore telefonico, che offre agli utenti la possibilità di scegliere e cambiare liberamente il proprio gestore in base alla tariffa più conveniente per le sue esigenze. La scheda telefonica, in pratica una Sim ''in bianco'', verrà introdotta negli Usa e nel Regno Unito sui nuovi iPad Air 2 e iPad Mini 3, prenotabili da oggi in 29 Paesi.

''La Apple Sim dà la flessibilità di scegliere tra una varietà di piani tariffari a breve termine degli operatori in Usa e Regno Unito direttamente dall'iPad'', si legge sull'Apple Store statunitense. ''In questo modo ogni volta che se ne ha bisogno si potrà scegliere il piano più adatto, senza impegni a lungo termine, e in viaggio si potrà anche scegliere un piano dato da un operatore locale per la durata del viaggio''.

La compatibilità dell'Apple Sim non sarà con tutti gli operatori cellulari, ma solo con quelli che hanno aderito al nuovo sistema. Negli Stati Uniti, ad esempio, sarà possibile usare la scheda con AT&T, Sprint e T-Mobile, ma non con Verizon.

L'urlo del centrodestra: "Basta clandestini"

Luca Romano - Sab, 18/10/2014 - 18:18

Salvini one man show per le strade di Milano: "Mare Nostrum alimenta il razzismo, gli scontri nelle periferie". La Meloni a Reggio Calabria: "Mare Nostrum ha fallito"

È partito da Corso Venezia il corteo della Lega Nord contro l’immigrazione clandestina che si concluderà in piazza del Duomo a Milano. Sono molte migliaia le persone che stanno manifestando "contro l’invasione e le moschee".



E quello del segretario Matteo Salvini è un one-man-show in strada: i militanti leghisti letteralmente lo acclamano, lo abbracciano e lo definiscono anche nei cartelli "santo" o "capitano". Salvini è in testa al corteo, dove al momento sono presenti, fra gli altri, anche il vice presidente del Senato Roberto Calderoli e l’eurodeputato Mario Borghezio.

Tantissime le bandiere, in un mix di vessilli della Lega, del Veneto, della Padania e anche qualche Tricolore. "Chi non salta clandestino è", "Chi non salta musulmano è" e "Secessione" fra gli slogan più intonati dai manifestanti, i cui bersagli privilegiati, come si legge negli striscioni, sono il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

"Mare Nostrum alimenta il razzismo, gli scontri nelle periferie", dice il segretario federale della Lega Nord. Che poi aggiunge: "Secondo i dati del ministero dell’Interno, veri rifugiati sono il 10% di quelli che fanno domanda. Quella di oggi è una manifestazione pacifica a volto scoperto di gente per bene che dice che la gente va aiutata a casa sua e che prima vengono gli italiani. L’immigrazione clandestina è sbagliata con qualunque mezzo, i confini vanno difesi e l’immigrazione va controllata, regolamentata e limitata. Oggi siamo in tanti perché la gente non ne può più, sono arrivati anche da Reggio Calabria". E chi accusa di razzismo la Lega "non ha capito una mazza oppure dall’immigrazione ci guadagna un sacco di soldi".

La manifestazione della Lega Nord in corso a Milano ha fatto il suo ingresso in piazza della Scala. I manifestanti, davanti a palazzo Marino, si sono fermati alcuni minuti gridando "La moschea a Milano non la vogliamo".

Fratelli d'Italia a Reggio Calabria

"Oggi ricorre l’anniversario dell’inizio di Mare Nostrum, che noi consideriamo una risposta sbagliata al fenomeno dell’immigrazione. È la risposta tipica di chi non è in grado di mettere in piedi una seria politica nel rapporto con l’immigrazione. Abbiamo consentito di essere abbandonati in totale solitudine di fronte a un’emergenza planetaria, di fronte a un’emergenza di portata biblica, da un’Unione Europea troppo egoista per rendersi conto di quando c’è bisogno di dare una mano", tuona Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, a Reggio Calabria durante la manifestazione del suo partito sull’immigrazione.

"Creare centri di accoglienza in nord Africa ed evitare che entrino nel Mediterraneo, così come aveva fatto Berlusconi con Gheddafi", spiega Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, attuale esponente di Fratelli d’Italia. "Questa è una manifestazione di estrema importanza, è facile contestare l’immigrazione da Milano, molto più difficile e più importante è farlo nel Mezzogiorno, dove l’effetto diretto di Mare nostrum si è visto tutto.
Dobbiamo dire basta con questa immigrazione incontrollata, consapevoli che è uno dei principali fattori della crisi economica e del degrado del nostro Paese. La soluzione è accogliere e assistere a casa loro, fare centri di accoglienza nel nord Africa, fare lì la selezione tra chi ha veramente diritto a essere un rifugiato politico, evitare che le persone entrino nel Mediterraneo, così come aveva fatto Berlusconi con Gheddafi alcuni anni fa. È l’unica strada possibile, altrimenti si moltiplicheranno i morti e gli immigrati clandestini".

A Roma i giovani di Forza Italia contro Mare Nostrum

Più di duecento ragazzi di Forza Italia Giovani si sono ritrovati stamattina a Roma per dire #stopmarenostrum. Con bandiere tricolori, canotti gonfiabili e uno striscione che chiede al premier Renzi e al ministro Alfano di fermare gli sbarchi in massa sulle nostre coste, i giovani di Forza Italia hanno manifestato in un flash mob a Ponte Sisto, uno dei ponti storici della Capitale, per contestare la fallimentare politica del governo in tema di immigrazione ad un anno dall’avvio di Mare Nostrum. "Problemi di ordine pubblico e di sicurezza, centri di accoglienza che non riescono più a gestire gli arrivi di immigrati in massa, rischi sanitari, costi elevatissimi per i cittadini: il governo Renzi non ha saputo far valere in Europa i nostri interessi e così oggi ci ritroviamo in una situazione di estrema difficoltà", ha spiegato l’onorevole Annagrazia Calabria, leader di Forza Italia Giovani.

Venite in Italia, qui si ruba» sgominata la gang dei furti in villa incastrati dalle intercettazioni

Il Messaggero
di Mara Azzarelli

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«Vieni qui, sei in Italia e non in Romania. Qui si ruba». E poi: «Se tu prendono in Romania, ti danno sette o otto anni per una tuta da ginnastica, in Italia è diverso. Aspetta le prime piogge e raggiungimi, ti dico io dove rubare». Eccola, la banda delle rapine in villa che prepara le razzie nei quartieri bene di Roma sud, nel triangolo tra l’Eur, Casapalocco e l’Axa. Li hanno arrestati gli uomini della polizia di Stato, dopo aver intercettato per settimane le conversazioni disinvolte con le quali reclutavano la manovalanza. Perché è con argomenti come quelli descritti nelle telefonate che il capo della banda, detto Il mafioso, convinceva i suoi connazionali ad entrare nell’organizzazione che nell’ultimo anno avrebbe messo a segno decine di colpi sul litorale romano.

SUL LITORALE
La banda, sgomitata dalla polizia di Ostia dopo un’indagine ribattezzata “Romania Express”, si era specializzata anche nella ricettazione della refurtiva, che veniva inviata in Romania con autotrasportatori che viaggiavano regolarmente in autostrada. Il capo dell’organizzazione criminale è stato rintracciato e arrestato giovedì sera dagli agenti delle volanti del commissariato Lido, diretto dal dottor Antonio Franco, nel suo nascondiglio all’interno della pineta delle Acque Rosse a Ostia. Per trovarlo gli agenti si sono travestiti da rom. Hanno trascorso tre giorni e tre notti nell’area verde del X municipio dove si trovano diverse baraccopoli.

Il mafioso (chiamato così dai suoi perché «è uno forte, un ladro vero» si legge nei verbali) viveva in un tugurio dove sono state recuperate anche diverse macchine fotografiche rubate con cui si era scattato un selfie dopo ogni furto. Ci sono foto in cui l’uomo è circondato da monete, altre in chi è sdraiato su un materasso pieno di banconote. Quello che ha lasciato sbalorditi gli investigatori erano proprio i toni di quelle telefonate che il boss della banda faceva con i ragazzi da reclutare, diversi dei quali agganciati davanti alle sedi della Caritas.

SPRAY URTICANTE
«Lascia perdere la Romania, li ti mettono in galera. Vieni in Italia: qui sì che si ruba facile» diceva. «Porta lo spray al peperoncino - consigliava - con quello qui addormenti i cani e entri anche nella casa di Berlusconi». Sempre stando alle intercettazioni il giro dei furti permetteva alla banda bottini da capogiro. «Fallo venire a settembre - spiegava a un parente nel corso di una telefonata al paese d’origine - In quel periodo con le prime piogge e le giornate più corte si fanno anche 15 o 16mila euro».

Le indagini sono state avviate a novembre dello scorso anno dopo il furto nella villa di un facoltoso imprenditore romano al quale era stata sottratta anche l’auto. Attraverso il satellitare la vettura è stata ritrovata all’Axa con a bordo un componente della banda. Intercettazioni e un lavoro più complesso e lungo hanno portato i poliziotti a stringere le manette anche ai polsi del capo che di anni ne ha 41. Altre tre persone, una donna e due uomini, sono state segnalate all’autorità giudiziaria. L’attività investigativa punta anche a capire che fine facessero i soldi e i preziosi una volta arrivati in Romania.

Sabato 18 Ottobre 2014, 08:26 - Ultimo aggiornamento: 08:36

Come rimuovere le foto imbarazzanti?

La Stampa
nadia ferrigo

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Uno scatto sgradito, catturato proprio quando meno ve l'aspettavate, può trasformarsi nel vostro biglietto da visita: sia per una nuova fiamma che per un potenziale datore di lavoro. E poco importa se quella fotografia sfocata che vi ritrae semi addormentati e circondati da bottiglie vuote su un divano sfondato risale ai tempi del liceo: la prima regola da ricordare quando si parla di immagini  imbarazzanti è che Internet è per sempre. Potete anche scordarvi della serata e dei postumi della mattina successiva, ma un amico potrebbe avere la bella idea di condividere con tutti la nottataccia. La buona notizia però è che qualche trucco per difendersi c'è.


Facebook
Se qualcuno vi «tagga» in una fotografia compromettente o imbarazzante,  prima di tutto va rimosso il tag, così potrete evitare di conservare per sempre lo scatto tra le vostre foto. Secondo passo: se chi ha scattato è un vostro amico, non avrà nessun problema a rimuovere l'immagine. Se invece il vostro appello resta inascoltato, allora potete inviare una mail e info@support.facebook.com. Se ancora non basta, potere anche inoltrare un richiamo formale o condividere dubbi e perplessità con il Forum di assistenza di Facebook. Una piccola accortezza? Controllate sempre le impostazioni della privacy, così da avere la possibilità di decidere cosa può essere condiviso e cosa no sulla vostra pagina personale.

Instagram
In caso di immagini sgradite, si può selezionare la funzione «Nascondi dal mio profilo», per poi passare a rimuovere il tag con «Eliminami dalla foto». Se non apparire più con nome e cognome  oppure nickname non vi basta, allora potete segnalare lo scatto come inappropriato.

Google
Dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea, che ha disposto la rimozione di alcuni link dai risultati delle ricerche su Google, chiunque trova nei risultati delle ricerche un link a un articolo «inadeguato o irrilevante» può chiedere che sia rimosso. Facile a dirsi, ma le incognite sono molte . Per ottenerne la rimozione dall’universo Google non basta che una pagina sia, per qualunque motivo, indesiderata. È la stessa decisione della Corte di Giustizia a specificarlo: quella pagina deve contenere anche informazioni «inadeguate, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessive in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati».

Twitter
Si possono segnalare i cosiddetti «usi impropri» del social network: se qualcuno vi infastidisce con affermazioni poco simpatiche oppure immagini compromettenti, si può inoltrare una richiesta agli amministratori specificando se si è direttamente coinvolti dal comportamento scorretto dell'utente, chi è e per quali motivi vi siete presi la briga di segnalarlo.

Eliminare per sempre un contenuto sgradito dal web è in fin dei conti un'impresa quasi impossibile. Anche se riuscite a controllare ogni social network a cui siete iscritti, potrete evitare che la vostra immagine sia associata a nome e cognome, ma è molto difficile impedire che una vostra fotografia sia condivisa, magari su canali e piattaforme che nemmeno conoscete. La migliore cura? L'infografica realizzata dal portale «WhoIsHostingThis?» si conclude con due buoni consigli che bisognerebbe sempre tenere a mente.

La prima regola è controllare con cura le impostazioni sulla privacy e fare attenzione a chi ha la possibilità di condividere con voi immagini e post. E poi un vero consiglio evergreen, che pur senza aver mai sentito parlare di Twitter e Facebook possono dare anche le nonne: se vi trovate in una situazione compromettente o imbarazzante, non è davvero il caso di immortalare l'attimo e trasformarlo un ricordo immortale. Della serie, meglio sapere quando il posto giusto per lo smartphone è in tasca.

Seppelliscono la nonna morta col cellulare, dopo giorni arriva un sms: "Vi proteggo"

La Stampa

La notizia è stata pubblicata su Mirror, Mail e The Independent

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LONDRA - I familiari di Lesley Emerson, una donna inglese di 59 anni, avevano deciso di seppellire le donna insieme al suo cellulare, quando quest'ultima ha perso la battaglia contro il cancro. Un gesto che doveva essere puramente simbolico, ma che invece ha provocato dei risvolti inaspettati. Nessuno dei parenti della 59enne immaginava che un giorno sarebbe arrivato un sms da quel numero telefonico.

VIDEO CORRELATO - La bimba di tre anni data per morta si risveglia nella bara

"Vi proteggo, ce la farete a superare questo momento, andrà tutto bene", le parole risuonano inquietanti per la nipote che riceve il messaggio. La giovane aveva precedentemente scritto al numero della nonna, ma dopo la risposta si è trovata spiazzata. Tutta la famiglia rimane sotto shock, pensando a tutte le ipotesi, dalla profanazione della tomba fino al messaggio dall'aldilà. Ma alla fine il mistero viene svelato dalla compagnia telefonica, che ha comunicato di aver riassegnato il numero ad un altro utente, che si è anche scusato con i parenti della signora Emerson: «Pensavo che si trattasse di uno scherzo».

IL PRECEDENTE - La nonna morta invia un selfie alla nipote: «La sua è una richiesta di aiuto»

Se le colpe dei figli (vip) ricadono sui padri

Massimo M. Veronese - Sab, 18/10/2014 - 08:42

Il figlio di Biden espulso dalla Marina per droga. Ma altri rampolli fecero di peggio


I tempi sono cambiati: non sono più le colpe dei padri a ricadere sui figli, ma il contrario. Cognomi celebri che regalano luce e facce a vite che prima erano in ombra e poi precipitano nella gogna planetaria per la sola colpa di chiamarsi così; figli di papà che calcano la scena da comparse che si ritrovano protagonisti solo quando diventano l'apertura di nera dei giornali. L'ultimo rampollo vittima della popolarità del genitore è Hunter Biden, il figlio più giovane del vicepresidente americano, Joe, cacciato dalla Marina perchè trovato positivo alla cocaina. Trattato, dice la motivazione, «come qualsiasi altro marinaio positivo al test anti-droga e quindi espulso di conseguenza». Bella botta per papà che ci teneva tanto.

Avvocato e socio in uno studio, Hunter, 44 anni, si è detto comprensibilmente dispiaciuto: «È stato l'onore della mia vita servire nella Marina americana e mi imbarazza moltissimo il fatto che le mie azioni abbiano portato all'espulsione». Sposato, padre di tre figli, si era arruolato alla Marina solo due anni fa, grazie, vista l'età, a un'autorizzazione speciale, ma per il Wall Street Journal un'altra autorizzazione aveva cancellato una precedente storia di droga che lo aveva coinvolto quand'era un ragazzo. Il classico figlio di buona donna.

Non è il solo bambino viziato a farla grossa a mamma e papà. I Bush qualche problemino lo hanno sempre avuto a partire da George figlio che un libro di Kitty Kelley, affettuosamente ribattezzata «la sicaria», definiva «imboscato e cocainomane». Pettegolezzi, si disse. Lui ammise in parte i suoi peccati di gioventù: «Ho fatto certe cose, ho commesso degli errori da cui però ho imparato...». Almeno evitò l'effetto involontariamente comico delle scuse di Bill Clinton che giustificò così la sua gioventù bruciacchiata: «Si, è vero, ho fumato marijuana senza però inalare...».

Il nemico delle figlie di Bush in ogni caso è stato l'alcool. Jenna, la gemella ribelle, fu beccata mentre tentava di comprare una bottiglia di tequila al Chuy's, un ristorante messicano di Austin, nel Texas. La legge vieta di vendere alcolici a chi ha meno di 21 anni, lei ne aveva 19. A dire la verità l'avevano già pizzicata qualche mese prima con una bottiglia proibita appena fuori da un night della capitale.
Se l'era cavata con 51 dollari di penale, otto ore di servizio comunitario e un corso di sei ore sui rischi dell'alcool. Niente rispetto a dieci giorni di galera che si è vista infliggere senza rispetto per il nome la cugina Noelle, figlia di Jeb, quand'era ancora governatore della Florida, per aver violato il piano di riabilitazione antidroga a cui era sottoposta. Per la cronaca si faceva di crack.

Il gomito alto colpì duro il figlio primogenito di Tony Blair, Euan, che a 17 anni fu arrestato a Leicester Square, nel centro di Londra, mentre stava lungo disteso sul marciapiede semisvenuto dopo una sbronza colossale. Lucido abbastanza però, o forse abbastanza stupido, da dare al commissariato un falso nome per non mettere nei casini il babbo. Come se gli ubriachi fossero gli agenti.
Da B-Movie la disavventura del figlio omonimo di Al Gore, paladino dei verdi di tutto il mondo. Alla vigilia dell'eco-concerto Live Earth, di cui suo padre era il padrino, è finito in manette per guida in eccesso di velocità sotto l'effetto della droga. Guidava una Toyota Prius ibrida a oltre 160 chilometri all'ora. Ammise le sue colpe, 18 mesi di recupero lo restituirono al mondo. La macchina però era eco friendly...

Piove? Per i militari divieto di ombrello, si usano le auto blu

Corriere della sera

di LORENZO SALVIA 

L’unica eccezione in Aeronautica: consentito usare l’ombrello personale, purché rispetti alcuni requisiti precisi 


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ROMA «Se piove ci si bagna», dicono gli alpini. Se piove si prende l’auto blu, hanno raccontato a Carlo Cottarelli. È la dura legge dell’ombrello, quella che vieta ai militari di ripararsi dalla pioggia come il resto del mondo. Quella che secondo il commissario alla spending review è stata usata come scudo per resistere al taglio delle macchine di servizio. Ma c’è davvero una regola così? Signorsì, è nel regolamento sulle uniformi che ha ogni forza armata. I carabinieri sono espliciti. L’ombrello è «sempre vietato», così come «ingombrare tasche con oggetti» o «portare capi di vestiario sbottonati». Esercito e Marina sono più sottili: la parola ombrello non compare ma si puntualizza che «in caso di condizioni meteorologicamente avverse viene indossato il soprabito». Basta quello. Ma perché? «È proprio la logica dell’uniforme, la necessità che i soldati appaiano tutti uguali», spiega Virgilio Ilari, presidente della società di storia militare.
Nero, con la montatura metallica
L’Aeronautica, però, fa eccezione. Il 23 ottobre 2012 una direttiva del generale Nicola Lanza de Cristoforis ha comunicato a «tutto il personale che è autorizzato, in caso di tempo piovoso, l’uso dell’ombrello personale». Naturalmente rispettando regole precise: «Dovrà essere di colore nero, con montatura metallica argentata o nera, fodero ed impugnatura di colore nero, tenuto con la mano sinistra...». Una fuga in avanti persino rispetto agli Usa, dove il divieto c’è e Obama si è dovuto scusare per aver chiesto a un marine di ripararlo dalla pioggia, facendogli violare il regolamento. Anche lì, però, c’è chi invoca la libertà di ombrello. Nel 1988 la proposta venne fatta proprio dal comandante della Marina americana. In Italia la palla venne presa al balzo da un giovane radicale, Francesco Rutelli, con un’interrogazione al ministro della Difesa Valerio Zanone. Rutelli chiedeva di consentire l’uso del parapioggia ai militari per «rendere più omogeneo l’atteggiamento al riguardo dei Paesi Nato». L’ombrello atlantico, insomma. Zanone disse di no. Forse ci saremmo risparmiati qualche auto blu.

18 ottobre 2014 | 07:23

Genova? “Colpa anche degli angeli del fango”

di Francesco Sala

Paolo Villaggio, tra iperboli e provocazioni non smette di stupire. Ieri, ospite di Santoro a Servizio Pubblico, se l’è presa con gli angeli del fango che stanno faticosamente ripulendo Genova dopo il disastro di qualche giorno fa.

Tante le colpe, anche degli angeli del fango, non solo dei politici” ha detto il comico genovese. Che ha precisato: “E’ facile fare gli eroi” e ha aggiunto di non essere emozionato dall’eroismo di chi ha spalato. Provocazione? Invidia (Villaggio ha anche ammesso: “sono invidioso di questi ragazzi”)?

Certo che il geniale inventore di Fantozzi non è nuovo alle dichiarazioni tra il surreale e l’urticante. Come si vede in questa intervista, in cui definisce il presidente del Consiglio Renzi, “trionfo dell’ovvio”, e in cui arriva a dire: “non credo che il Papa creda in Dio”.

NON PENSO CHE IL PAPA CREDA IN DIO


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La prima domanda la fa Villaggio: “Lei quanti anni ha?” Rispondo: “Quaranta”. Villaggio: “Pensi che una volta a quarant’anni si era a metà strada, oggi voi iniziate la strada! Anche perché è aumentato il numero dei vecchi che non mollano. L’Italia si è trasformata, da Paese ricco a Paese povero. I quarantenni hanno difficoltà notevoli. Mi faccia pure le domande”.

Un episodio OFF della sua carriera?
Le interessa il racconto di quando Fabrizio De André per scommessa si mangiò un topo? Di notte, da ragazzi, andavamo a casa di uno che era paralizzato e che noi chiamavamo benevolmente “il paralitico”. Si andava da questo signore che aveva una porta-finestra che dava su un giardinetto fetido. Notte di tregenda. Io, Fabrizio e Gigi Rizzi, l’unico benestante. C’erano anche due ragazze bruttine. L’unico che aveva delle belle donne era Gigi Rizzi che era anche l’unico con dei soldi, si figuri era stato con la Bardot! Sentiamo un raspìo alla porta-finestra in legno…Vediamo un gatto nero che si erge sulle zampe, si alza e vomita un grosso topo. Urla di orrore dei presenti.

Fabrizio, aveva una sua caratteristica, quella per vanità di stupire tutti, e  fa alla compagnia: “Questo topo, se mi date ventimila lire, me lo mangio!” e Rizzi: ” Te li dò  io!” Fabrizio: “Metti i soldi sul tavolo!” Gigi Rizzi tira fuori un lenzuolo di banconote e le mette sul tavolo. De André respirando come un sub, di colpo… senza rulli di tamburi perché non c’erano… si abbassa, morsica la coda del topo e la succhia come uno spaghetto cinese. Poi dice:” Non lo mangio tutto perché non ho appetito!” Applauso. Con le ventimila lire della scommessa ci invita a cena in un posto poco raccomandabile, frequentato da portuali e prostitute chiamato “Il Ragno verde” e ordina un piatto di fagioli con le cotiche. Vomitò. Il topo l’ha digerito, le fagiolane con le cotiche, no!

Mi racconta una serata al Derby di Milano invece? Chi era l’animatore del gruppo?
Chi aveva formato il clima comico portato al paradosso era Enzo Jannacci. C’erano Cochi e Renato, il povero Felice Andreasi, il bravo Lino Toffolo e altri minori. Jannacci quando mi ha visto per caso alla televisione, mi è venuto ad aspettare alla fine delle registrazioni e mi ha detto: “Ti do ventimila lire a serata!” Io avevo cominciato a lavorare con Maurizio Costanzo e prendevo mille lire a sera. Jannacci ha detto fino alla fine che gli dovevo duecentomila lire. Ci divertivamo a raccontare cose strabilianti. Al Derby si rideva dei paradossi di Cochi e Renato. Io presentavo con un tono afflitto: “Adesso, presenterò un numero ripugnante!” e questo faceva ridere. La televisione si toglieva finalmente la maschera della bontà, del perbenismo.

Chi sono stati i suoi maestri?
Nessuno. Io e Fabrizio De André eravamo cresciuti assieme. Si usava l’arma del paradosso, dell’antiretorica, lo stesso linguaggio usato poi al Derby. Io dicevo: “Signore e signori, sono in grande imbarazzo, non so che cazzo fare!” Il Derby era un piccolo trionfo per me. In Televisione poi, non c’era lo share di adesso. L’unica trasmissione era quella.

Maurizio Costanzo ha dichiarato in un’intervista qui al giornaleOFF: “Il merito di Villaggio è quello di aver creato due personaggi, Fantozzi e Fracchia, che sono dentro ognuno di noi”. La domanda è: come si troverebbero oggi con Facebook e gli sms?
Non è un fatto di condizione sociale. È un fatto di età. È successo che negli ultimi 15 anni che l’arrivo dei telefonini ha cambiato la nostra vita totalmente. Una volta c’erano i telefoni a muro, neri, attaccati alla parete, con la rotella. Fracchia e Fantozzi sarebbero tagliati fuori. Io ho 81 anni e sono fuori dai messaggini, dai telefonini, che non so usare. Non so scrivere i messaggi! Fracchia e Fantozzi appartengono a un’altra era. La diagnosi? Quelli della mia età hanno un cervello strutturato in maniera diversa. Il vostro cervello giovane, è plastico, si adatta alle esigenze. Il nostro, quello degli ottantenni, si è dedicato soprattutto alla memoria.
Avevamo una memoria prodigiosa, facevamo le gare a memorizzare i numeri di telefono. Oggi c’è la rubrica sul telefonino.

Questa è anche l’epoca della distrazione. Le capita di osservare la gente che cena in un ristorante? Tutti attaccati al telefonino…
Ma questo è un disagio. Quasi tutte le ragazze di oggi sono un po’ maleducate. Quasi tutte. Certe, anche fascinose, importanti, mentre stai parlando con loro, tengono sotto il tavolo il telefonino. E tu: “Ma cosa fai?” e loro: “Niente!”
Oggi si usa il cervello in un’altra maniera. Se domandi a questa ragazza cosa fanno la sera in televisione, lei tira fuori il telefonino e ti risponde. Credo che l’uso di quello che lei chiama social network sia invece una vera e propria setta.

“Viviamo in una sottile dittatura, strisciante, subdola, quella del pensiero unico”. Lo ha detto lei ricordando Pasolini…
È così. Prima c’erano meno dittature. Adesso vedi il campionato mondiale di calcio? I capelli dei calciatori. Una volta avevano dei capelli umani, poi sono arrivati i capelloni..adesso sono rasati, soprattutto i neri. C’è una dittatura nel modo di vestire: gli occhiali, le scarpe, ma soprattutto i capelli. È una dittatura occulta, che ti impone dei comportamenti e tu li subisci. Non è pericolosa.

C’è stata in Italia un’egemonia culturale della Sinistra? Per decenni qualcuno ci diceva cosa leggere, cosa andare a vedere, quale spettacolo era “in” e quale “out”. Un personaggio ha avuto il coraggio di gridare contro la Corazzata Potëmkin..!
Fantozzi!! Fantozzi era un’esplosione! Perché ha avuto quella fortuna enorme? Perché finalmente criticava questa imposizione: doversi travestire da tutti.
La Sinistra pensava di predicare libertà invece predicavano una cultura modificata dagli intellettuali che erano, bada bene, tutti travestiti da estrema sinistra. Questa è l’epoca del cambiamento e allora, bisogna sperare che un certo tipo di passato(fascismo e stalinismo) non ritorni. C’è stata una manipolazione della Cultura. L’atteggiamento che avevano era: “Tu sei vecchio, obsoleto e sei purtroppo un con ser va to re… Te lo dicevano anche con un certo tono.

Nell’ultimo film di Veltroni si chiede a un gruppo di ragazzi: “Chi è Enrico Berlinguer?” Le risposte sono agghiaccianti e ricordano il suo geniale libretto “Come farsi una cultura mostruosa”…
Berlinguer chi era? Una ballerina?

Ai ragazzi non interessa più la Storia? Ai giovani non interessa la Storia perché non ci credono più

Viviamo in tempi di consenso unico e dolciastro secondo lei? Oggi bisogna proprio piacere a tutti?
È vero. Renzi ad esempio deve piacere a tutti perché è un politico. Deve fare grandi numeri. Temo che anche il Papa, che parla come Papa Giovanni, che è un bacia bambini; appena vede un bambino, lo punta e lo va a baciare. Il Papa e Renzi sono il trionfo dell’ovvio. Questo Papa si affaccia alla finestra e dice: “Buon pranzo!” Dice cose ovvie! Renzi e il Papa non possono essere completamente normali e buoni. Il politico si maschera da buono perché cerca il consenso. I grandi buoni oggi si vergognano della loro bontà.

Anche il Papa?
Temo di sì. Temo che il Papa non creda in Dio!

Come, scusi?
È molto difficile per un uomo di cultura credere in Dio. Come si fa a credere alla verginità di Maria? È impossibile! L’universo è fatto di miliardi di miliardi di galassie che si allontanano tra loro alla velocità della luce. L’idea dell’uomo solo nell’Universo spaventa moltissimo.

Cosa ha capito degli Italiani?
Gli italiani sono come sono io: pigri, poveri, soprattutto poveri di interessi. Ci siamo spenti nel dominio borbonico. Abbiamo creato la Mafia. Abbiamo esportato Cosa Nostra. Questa è la nostra fama. La cultura tedesca invece è stata straordinaria e paradossale: Kant e Goethe hanno convissuto con Hitler. La Germania è sempre paradossale e io l’ho usata nel mio repertorio comico.

La mediocrità nel mondo dello spettacolo oggi sembra la regola. Anzi, è richiesta…
Questa è la Televisione! I numeri, i grandi numeri portano a questo. Torniamo ai capelli di Balotelli. I barbieri sono disperati perché i ragazzini vogliono i capelli alla Balotelli. Una certa mediocrità arriva dovunque. Se usi il linguaggio di Pasolini non riusciresti ad avere i grandi numeri, forse non vai da nessuna parte.

Un ricordo di Berlusconi. Lei lo ha conosciuto sulle navi, è così?
Berlusconi era credibile, non era mediocre. Lui indubbiamente aveva il senso della conquista dei favori della gente. Era nato con l’idea di fare fortuna nella vita. Diceva: “Ragazzi, qui perdiamo tempo!”, a me e a Fabrizio quando lavoravamo sulle navi diceva: “Noi dobbiamo affittare un capannone vicino Milano e fare noi una televisione privata!”. Io e Fabrizio ci facevamo segno col dito sulla tempia: “Questo è pazzo!”

Poi l’ha fatto! Lui ha regalato agli italiani la televisione privata che non costa nulla a differenza di quella pubblica dove si paga il canone. Ha regalato una televisione mediocre, diciamo la verità. La televisione statale cercava di fare concorrenza a Berlusconi abbassando il livello. L’ha resa più banale.

Pubblicità!
Oggi però la pubblicità potrebbe rappresentare il cinema più evoluto, più brillante, fatto meglio. Ci sono spot pubblicitari che sono geniali. Si rimpiange ancora Carosello!

Oggi Villaggio, invidia qualcuno?
Ho sempre evitato di frequentare la gente di grande successo, perché sentivo che c’era la voglia cattiva di esibirlo, questo successo. Appena ho avuto fortuna nella vita , ho cominciato a fare l’invidiato. Andavo al Caffè della Pace, dietro Piazza Navona, da solo. Fingevo di non ricordarmi i cognomi, li storpiavo, cioè facevo l’invidiato. Tornavo a casa la sera quasi cantando!

Il successo rende stronzi?
Perché mi fa questa domanda? Allora devo pensare che lei mi annovera… I grandi uomini non hanno bisogno di essere stronzi. Einstein non era stronzo! Io sono completamente guarito dall’invidia.

C’è qualche deficiente che ogni tanto, su internet, lancia la notizia della sua morte. Porta bene, lo sa? Allunga la vita! Se allungassero la vita, queste dichiarazioni le farei io.

Come immagina il suo funerale?
Ho deciso di non farlo. Ho un timore: che Benigni non venga. Veltroni mi ha detto che parlerà e anche Francesco Rutelli. Gli amici non ci sono più. Gassman a parlare era l’ideale e poi c’era Fellini. Giancarlo Giannini ho paura che non venga e quindi il funerale non lo faccio. Vengono solo quelli che non sanno dove cazzo andare. Consiglio finale ai nonni: cercate di diventare ricchi se non volete essere abbandonati sull’autostrada!

Ultima domanda: un sogno di Paolo Villaggio?
Un viaggio in Transiberiana di ventisei giorni con Ugo Tognazzi. Tognazzi diceva la verità, non era premeditato. Un vero amico.