martedì 2 settembre 2014

Roma, chiude la scuola coranica scovata da "Libero" nel municipio

Libero

QE=--
La moschea con annessa scuola coranica di Tor Pignattara, quartiere di Roma Sud, da ieri non occupa più l’ex sala consiliare del VI (oggi V) municipio capitolino. Libero, domenica scorsa, in un ampio reportage, aveva evidenziato come nell’aula con il ritratto del presidente Giorgio Napolitano e i drappi della Repubblica italiana e del Comune, si indottrinassero i bambini con i versetti del Corano e si pregasse Allah senza rispettare nemmeno le norme di sicurezza.

Ebbene ieri mattina Alì Ambar, cinquantunenne commerciante bengalese e responsabile dell’«associazione culturale islamica Jame Masjd», ha restituito al presidente del V municipio Giammarco Palmieri le chiavi della sala, ha tolto lo striscione all’ingresso con il primo versetto del Corano e i teloni blu su cui i fedeli si inginocchiavano a pregare. Ambar a Libero aveva annunciato che avrebbe chiesto la proroga dell’utilizzo dell’ex consiglio di zona per il suo improvvisato luogo di culto, ma ieri mattina vi ha rinunciato. Anche per le polemiche suscitate dal nostro articolo. Infatti avevamo denunciato lo sforamento della capienza massima stabilita dalle autorità e avevamo riportato le dichiarazioni dello stesso Ambar che ammetteva la frequentazione da parte di fondamentalisti della moschea fai-da-te.

Ma come era stata possibile la trasformazione di una sala consiliare in tempio islamico? A inizio agosto le autorità avevano posto i sigilli al centro di Ambar allestito dentro a un garage, per abuso edilizio e mancato cambio di destinazione d’uso. A quel punto Palmieri aveva offerto l’aula pubblica. «Se sono pentito di quella scelta?» ragiona il mini sindaco del Pd con Libero. «No. In un altro periodo dell’anno non sarebbe stato possibile offrire quello spazio, ma ad agosto sì. In ogni caso adesso tornerà a disposizione del quartiere». Non potevate almeno togliere l’immagine di Napolitano e le bandiere?

«Non ci abbiamo pensato perché riteniamo che la foto del Presidente e i drappi non possano essere di pregiudizio per nessuno nel nostro Paese». Su questo siamo perfettamente d’accordo, ma non ci sono troppe moschee nella vostra zona? Noi ne abbiamo contate nello spazio di un incrocio almeno cinque. «È vero, ce ne sono troppe, ma non danno fastidio per il loro numero, ma perché non sono inquadrate come luoghi di culto e per questo non offrono le necessarie garanzie di sicurezza e salubrità. Parlerò con il sindaco Ignazio Marino per trovare una soluzione». E quale potrebbe essere? «Credo che in un quartiere con una presenza così forte di islamici occorra individuare un’area adatta allo svolgimento delle loro funzioni religiose.

Per me è necessario realizzare un nuovo luogo di culto. È un tema che non può più essere eluso». Quindi per Palmieri la ricetta contro la proliferazione di micromoschee è una nuova struttura più grande. Di questo dovrà convincere anche i suoi elettori. Quante alle scuole coraniche, il presidente non sembra in pensiero per l’indottrinamento anche prescolare dei bambini con il testo del Corano e per il contenuto antioccidentale del libro sacro: «Quei piccoli sono di religione islamica e imparano i loro testi. Non ci trovo nulla di preoccupante». Un ex consigliere aggiunto del municipio, di origine bengalese, aveva chiesto classi separate per maschi e femmine a partire dagli asili. «Io non so se si fosse spiegato male, ma gli abbiamo detto “che stai a di’». Libero nel suo reportage aveva denunciato anche le mancanze strutturali e igieniche di queste madrase per bambini.

«Io personalmente non ci sono mai stato, ma sicuramente chiederò una verifica alla asl della situazione da voi segnalata» ribatte. Palmieri accetta il confronto, ma taglia il capello in quattro, prova a non prendere posizioni scomode, in perfetto stile politically correct. Ecco come ha risposto alla domanda sui burqa, tanto in voga a Tor Pignattara (anche se lui non sembra essersene accorto): «Ha visto dei burqa in giro? Ah. Comunque sono d’accordo con lei sul fatto che in Italia non si possa girare con il volto coperto e che il velo non possa essere un’imposizione per nessuno. Ma bisognerebbe fare un discorso molto ampio. Se fosse una libera scelta andrebbe rispettata». Difficile pensare a donne desiderose di seppellirsi sotto un velo se non dopo un lavaggio del cervello o una violenza.

Di certo, di fronte all’articolo di Libero, prende una posizione più netta il consigliere regionale Fabrizio Santori: «A Roma tra centri di culto e madrase travestite da associazioni c’è l’anarchia più totale. Buona parte di queste strutture non ha alcun requisito per ospitare centinaia di fedeli. Molte nascono in garage e non sappiamo nulla di quanto accada al loro interno, se non che i bambini vi vengono indottrinati. Alcuni locali sono di proprietà degli islamici, ma quasi sempre ignoriamo con quali fondi siano stati acquistati. Per questo chiediamo l’intervento della magistratura e delle forze dell’ordine per fare chiarezza su questi punti oscuri». Intanto, da domani, nell’ex sala consiliare di Tor Pignattara, anche grazie a Libero, potranno tornare a riunirsi associazioni di pacifici cittadini e comitati di quartiere.

di Giacomo Amadori

Antonio Ingroia, la società che amministra in Sicilia sommersa dai debiti

Libero

QE=--
Non è passato nemmeno un anno dall'insediamento dell'ex pm Antonio Ingroia sulla poltrona di amministratore di Sicilia e-service, la società informatica della Regione guidata da Rosario Crocetta. Ma oggi l'azienda rischia di chiudere. Troppi debiti. L’ex socio privato Sicilia e-Servizi Venture, controllato dalla Engineering Spa,  richiede ben 88 milioni di euro per crediti non pagati.

"Qui salta tutto" - All'inizio di agosto il Tribunale di Palermo aveva rigettato una richiesta di sequestro delle somme in questione - che Ingroia aveva definito "temeraria e infondata" - presentata dalla stessa Sicilia e-Servizi Venture. Tuttavia l'ex pm ammette anche che essere costretti a pagare una somma così ingente "potrebbe far saltare tutto, col fine ultimo di aprire di nuovo il mercato agli operatori privati che finora hanno scorrazzato, proprio adesso che la Regione ha finalmente riconosciuto il valore strategico della società d’informatica pubblica".

L'altro guaio - Ma non finisce qui. Dopo circa un anno e mezzo dalla disastrosa esperienza alle elezioni politiche con Rivoluzione Civile e dal trasferimento ad Aosta che lo ha spinto ad abbandonare la magistratura, Antonio Ingroia ha un altro nodo da sciogliere: si tratta del credito di 75 milioni di euro stabilito in un accordo firmato dall'allora governatore regionale Raffaele Lombardo per Regione Sicilia con il socio privato. E come scrive L'Espresso, la priorità di Ingroia è proprio quella di "andare a verificare quell'accordo, co

La Rai licenzia Onder, ma assume un professionista da 400mila euro l'anno

Libero

QE=--
La Rai rottama Luciano Onder. Il noto divulgatore scientifico, volto della rubrica del Tg2 Medicina 33, è stato licenziato in tronco senza motivazione palese. A darne notizia è Dagospia che ricorda come Onder, già vicedirettore del Tg2, nominato da Mauro Mazza nel 2002, andò in pensione nel 2008 per essere poi riassunto con contratto di consulenza a sole 500 euro al mese per produrre 4 puntate del suo salottino medico-scientifico. Il problema è che in tempi di ristrettezze e di tagli Viale Mazzini darà al suo sostituto qualcosa come 400mila euro l’anno.

Chi sarà il superfortunato? Gabriella Sassone che firma il pezzo sul sito di Roberto D'Agostino non lo dice, ma puntualizza: "E poi va in giro la favoletta che la Rai non ha più soldi e le stesse conduttrici pur di non invitarti nei loro programmi perché non sei raccomandata dall’alto ti vogliono far credere che non pagano manco le spese viaggio agli ospiti prezzemolini che compaiono quotidianamente nei ridicoli programmini del pomeriggio tutti fornelli e varie amenità. Ma chi ci crede che la gente, tirchia come è al giorno d’oggi, si paghi da solo treni o aerei Roma-Milano che costano come un gioiello?".

Dopo 15 anni di onorato servizio va in pensione Msn Messenger

Il Mattino

QE=--
Dopo 15 anni di onorato servizio va in pensione Msn, il servizio di instant messaging di Microsoft tra i primi a consentire, dal 1999, di chattare online. In quasi tutto il mondo - dove nel corso degli anni sono arrivati Facebook e le app come WhatsApp - il supporto a Msn era terminato nel 2013. Il servizio era ancora attivo in Cina, dove però la casa di Redmond ha annunciato che chiuderà i battenti alla fine di ottobre. Gli utenti saranno invitati a usare la piattaforma di Skype. Il servizio di chiamate con Internet è stato rilevato da Microsoft nel 2011. Nato nel luglio del '99 come rivale di Aim di Aol, Msn Messenger Service ha cambiato nome in Msn Messenger nel 2001.

La svolta è arrivata però nel 2005, quando è diventato Windows Live Messenger ed è entrato a far parte dei servizi web di Windows Live. Negli ultimi anni Msn, che 2009 contava oltre 330 milioni di utenti mensili nel mondo, si è trovato a fronteggiare la crescente concorrenza di altri servizi e di altre modalità per lo scambio di messaggi, dai social network Facebook e Twitter alle applicazioni per smartphone come WhatsApp. Nel novembre 2012 Microsoft ha così annunciato l'abbandono di Msn, che si è concretizzato nell'aprile del 2013, in favore di Skype, acquisita da Microsoft nel maggio 2011 per 8,5 miliardi di dollari. Il servizio è rimasto attivo solo in Cina, dove chiuderà il prossimo 31 ottobre.

lunedì 1 settembre 2014 - 12:34   Ultimo agg.: 12:35

Facebook, occhio alla privacy: così i vecchi post tornano visibili

Chiara Sarra - Lun, 01/09/2014 - 15:00

Una nuova funzione mette a rischio status e foto (imbarazzanti) finiti nel dimenticatoio

QE=--
Attenzione alla privacy su Facebook: i vecchi post, quelli di cui magari nemmeno ci ricordiamo, potranno tornare visibili a tutti. Un allarme già lanciato quando nel 2012 il social network ha introdotto la nuova Timeline, ma che torna attuale con il potenziamento della Graph Search.
In pratica, la funzione di ricerca di Facebook diventerà sempre più simile a Google e ai motori di ricerca tradizionali: si potrà cercare una determinata parola e il sistema restituirà tutti gli status degli amici in cui quella particolare keyword appare. Anche se il post risale a anni prima. Si tratta, assicura Mark Zuckerberg, di un "miglioramento per la ricerca sul cellulare", che non viola la privacy degli utenti. Ma se vi ricordate di avere status o foto imbarazzanti, controllatene le impostazioni della privacy (o eliminateli senza pietà).


Facebook altera i "post", rabbia degli utenti

Redazione - Mar, 01/07/2014 - 07:34

Nascosti ad alcuni i messaggi positivi, ad altri quelli negativi. Ma senza avvisarli. Le scuse: "Era un esperimento sociologico"


QE=--
L'hanno fatta grossa e adesso si difendono come possono. Facebook ha usato una parte dei suoi utenti, 700mila e tutti inconsapevoli, per condurre un esperimento per verificare se le emozioni possono essere contagiose anche a distanza.

Ed è così.

Ma le polemiche adesso sono feroci. La ricerca è finita in primavera su siti e giornali di tutto il mondo con un titolo accattivante: «La felicità è contagiosa anche su Facebook». Lo studio certificava che il «contagio emotivo», fra stati d'animo positivi, si realizza anche sul piano virtuale. Peccato che gli utenti fossero ignari di aver preso parte a una simile indagine emozionale e soprattutto che il proprio flusso di notizie fosse stato intenzionalmente manipolato ai fini di questa ricerca. Un gruppo di ricercatori di Facebook ma anche della Cornell University e della University of California ha alterato per un'intera settimana, dall'11 al 18 gennaio 2012, l'algoritmo che determina cosa viene mostrato nella bacheca di 689,003 persone.

Ad uno dei due gruppi venivano mostrati post positivi, all'altro apparivano post negativi. Le persone che ricevevano contenuti positivi volutamente ridotti, nella stessa settimana hanno usato parole negative nei loro aggiornamenti di stato mentre quando i feed erano positivi è successo il contrario. L'esperimento era volto a dimostrare quanto anche le emozioni espresse attraverso i social network possono influenzare gli stati d'animo e i comportamenti altrui. «Il motivo per cui abbiamo condotto questo studio - ha spiegato Adam Kramer che ha guidato la ricerca - è perchè teniamo all'impatto emozionale di Facebook. Eravamo preoccupati che l'esposizione alla negatività degli amici potesse portare a evitare Facebook».

Il social network ha precisato che i test sono legali, visto che l'utente acconsente in maniera automatica a partecipare ad esperimenti sociologici quando si iscrive a Facebook. Ma alcuni hanno giudicato l'esperimento oltraggioso. Clay Johnson, fondatore dell'organizzazione no profit Department of Better Technology, ha definito la pratica di non informare gli utenti «terrificante». I dati sono stati analizzati da un computer, ma in molti - utenti e analisti - si sono chiesti quanto sia etica una ricerca condotta in questo modo. Il problema è anche un altro: possibile che chi sta su facebook si beva proprio tutto?

Leonka e moschea: i «guai» di Pisapia

Chiara Campo - Lun, 01/09/2014 - 15:31

Sarà un autunno caldo per il Comune. Che può finire sulla graticola anche per il bilancio e le regole della movida


Dal bando per le moschee alla regolarizzazione del Leoncavallo, dalle regole sugli affitti in Galleria appena bocciate dal Tar fino al capitolo movida: da oggi riprende lentamente l'attività politica a Palazzo Marino dopo la pausa estiva, e c'è già aria di «autunno caldo».
QE=--
La prima campanella in Consiglio suonerà giovedì: dopo giorni di battaglia in aula, gli schieramenti si erano lasciati a fine luglio con un accordo sul Bilancio di previsione 2014 (la maggioranza aveva ceduto sulle richieste di aumentare le risorse destinate agli straordinari per i vigili a scapito delle politiche di integrazione) ma il patto scricchiola. Il centrodestra è intenzionato a strappare ancora risorse a favore di anziani e fasce deboli. E ha già minacciato le barricate sul tema della moschea e della regolarizzazione del centro sociale Leoncavallo.

Il sindaco Giuliano Pisapia, concentrato sulla politica nazionale - è sceso in campo per «riunire il centrosinistra», vuol fare da ponte tra il Pd di Renzi e Sel - ha comunque trovato il tempo per convocare una giunta fiume venerdì prossimo. Sarà la prima riunione con gli assessori dopo le vacanze e servirà a tracciare la linea sui temi caldi. Sul tavolo ovviamente il bando per assegnare 4 aree pubbliche a luoghi di culto, «Non saranno riservate solo ai musulmani» ha tenuto a precisare, ma l'opposizione pretende che prima di ogni scelta la questione approdi in un Consiglio straordinario.

Avrà un percorso in salita la delibera con cui a fine luglio la giunta ha votato la permuta di due aree con l'ex cartiere occupata dal Leonka di proprietà della famiglia Cabassi. Il centrodestra tenterà di inserire in questa fase l'obbligo di assegnare con un bando lo stabile, escludendo l'affidamento diretto agli autonomi (o chi per essi). Arenati da mesi, dovranno tornare in aula anche il regolamento delle feste di via e quello per mettere un freno alla movida selvaggia, firmati entrambi dall'assessore al Commercio Franco D'Alfonso, ma anche il piano per aumentare gli incassi da piscine e impianti sportivi redatto da Chiara Bisconti.

E dopo che il Tar ha bocciato la delibera del 2012 con cui la giunta ha regolato i subentri delle griffe in Galleria, il sindaco ha già avviato il ricorso al Consiglio di Stato ma intanto studia il piano b, un ritorno al passato con qualche correzione. Ma deve vedersela con la Corte dei Conti che ha già aperto un'indagine sul Salotto, il centrodestra che chiede l'istituzione di una Commissione d'inchiesta e anche con la sinistra radicale che contesta le buonuscite milionarie elargite dalle griffe agli inquilini perchè «cedano» il contratto d'affitto e pretende il sistema dei bandi per tutti gli spazi.

Foto traditrici. Quando uno scatto nasconde un segreto | Guarda tutte le immagini

Il Mattino

Ci sono fotografie che nascondono segreti. Una parte dell'immagine regala una sensazione, la foto intera, invece, può nascondere situazioni difficili, imbarazzanti, al limite. Provate a scoprire cosa si nasconde dietro queste 14 fotografie che vengono da tutto il mondo.

CLICCA SULLE FOTO PER SCOPRIRE COSA E' ACCADUTO


La tranquilla gita in canoa


Amico fidati, la bici per me non ha segreti



Un colpo di sonno improvviso?



Chi ha lasciato qui lo skate?



Stringiamoci, non accadrà nulla



Fidati, ti porto io al volo



Il tranquillo ritorno dalla spiaggia


Il quad ha bisogno di un cambio gomme



Pronto per il tuffo in piscina?



Quattro chiacchiere in serenità



La mia preda, nessuno può togliermela



Tranquillo, lo afferro al volo



Guardatemi, so bere senza mani



Nessuno riuscirà a superarmi


lunedì 1 settembre 2014 - 13:47   Ultimo agg.: 16:18

Hai delle foto intime? 5 consigli per evitare che finiscano sul web

di Riccardo Meggiato
Corriere della sera

Gli account sul cloud sono sicuri? Il punto debole non è la tecnologia ma gli utenti,che scelgono password “deboli” e non usano la doppia autenticazione


QE=--
La notizia è sulla bocca, e purtroppo pure gli occhi, di tutti: oltre un centinaio di celebrità, tra le quali Jennifer Lawrence, Kim Kardashian e Kirsten Dunst, hanno subito il furto delle loro foto personali dai rispettivi account iCloud, a causa di un massiccio attacco hacker. iCloud, per chi non lo sapesse, è il servizio cloud di Apple, cioè un disco fisso virtuale sul quale si possono memorizzare parecchi tipi di dati, tramite dispositivi di massa quali Mac, iPhone e iPad. Il punto è che iCloud è protetto con una tecnologia piuttosto complessa da superare, quindi la lente degli investigatori è puntata sui dati di accesso dei vari account.
Come hanno fatto
In buona sostanza, gli hacker sarebbero risaliti a nomi utente e password delle star in questione, e con questi sono entrati dei rispettivi spazi virtuali, “prelevando” le foto che, spesso e volentieri, le ritraggono nude o semi-nude. I dettagli della storia non sono ancora chiari, ma ci sono ottimi motivi per credere che il punto di accesso ai vari account iCloud sia… la password dei rispettivi proprietari. La tecnologia cloud di Apple, infatti, è protetta da un potente algoritmo, l’AES 128; quindi, dal punto di vista dell’hacker, è molto più semplice risalire alle password degli utenti.
Il problema della password
In casi come questo, di solito si ricorre a un attacco «brute force» (di «forza bruta»): un apposito software genera migliaia di password all’ora, e prova ad accedere con ciascuna all’account della vittima, fino a trovare quella giusta. Di solito è un processo lungo, che varia in base alla lunghezza e complessità della password. Si va da pochi minuti per password brevi, per arrivare a giorni, settimane o mesi per quelle più complesse. Purtroppo, difficilmente si scelgono password davvero sicure, e visto che quella iCloud è la stessa dell’Apple ID, che serve anche per scaricare le app da App Store, si tende a sceglierne di banali se non addirittura ridicole.
Trova il mio iPhone
Anche in questo caso però, c’è una forma di protezione: proprio per prevenire attacchi brute force, succede che, dopo aver inserito una sequenza di password con una frequenza sospetta, l’accesso viene comunque bloccato per un po’. Nel caso di questo attacco, pare che il “problema” sia stato risolto, dagli hacker, sfruttando un software che, a sua volta, si basa su piccolo bug della funzione «Find my phone» di iOS. L’utente Hackapp, con la sola intenzione di dimostrare che è possibile sferrare un attacco di forza bruta verso iCloud, ha così confezionato un piccolo software che, caduto nelle mani sbagliate, potrebbe avere dato il via al massiccio attacco delle star dello showbiz. Il punto, però, è che una password ben confezionata può mettere in difficoltà anche un attacco di questo tipo, e far desistere l’hacker che passerà così al prossimo della lista.
Come creare una password sicura
Ma come si crea una password sicura? Basta seguire qualche semplice indicazione.
1) Lunghezza di almeno 8 caratteri.
2) Usare maiuscole, minuscole, numeri e simboli. Tutti insieme, appassionatamente.
3) Non usare parole di senso compiuto e date personali (compleanni, anniversari, ecc.)
4) Se possibile, usare caratteri a caso, senza una logica precisa.
5) Troppo difficile? Esistono siti che generano password complesse per noi, per esempio www.generate-password.com (e su questi siti è meglio scegliere l’opzione “password più sicura”).
Vuoi il cloud? 5 regole per la sicurezza
In questo caso specifico, cioè quello di foto osé trafugate da un servizio cloud, ci sarebbe poi da parlare dell’opportunità, o meno, di memorizzare in un disco fisso virtuale delle immagini molto riservate: al momento, molto meglio tenerle secretate nella memoria fisica del proprio dispositivo, che si tratti di computer, smartphone o tablet.
Se, invece, proprio cloud deve essere, meglio seguire qualche altro suggerimento:

1) Scegliere ovviamente una password sicura, come descritto in precedenza.
2) Dove possibile, attivare la “verifica a 2 passi” (“two factor authentication”). È una tecnologia di protezione che contempla l’invio di un codice via SMS. È vero, è un po’ noiosa, ma tutto dipende da quanto teniamo a determinati tipi di dato. Da un po’ ne è dotato anche Gmail: utilizzatela.
3) Non usare la stessa password di altri nostri account, specialmente di posta elettronica.
4) Non usare quei software “password manager” che promettono di conservare e ricordare in nostra vece le password: in molti casi sono fallaci. Meglio un appunto su carta da tenere in un cassetto lucchettato, o un posto (davvero) segreto.
5) Per le foto molto (ma molto) private considerate l’uso della cara, vecchia, chiavetta Usb.
1 settembre 2014 | 17:10