domenica 31 agosto 2014

Oriana Fallaci e l'Islam: "Ci rinchiuderanno in riserve come i pellerossa"

Libero

Per gentile concessione dell'erede Edoardo Perazzi, continuiamo la pubblicazione del discorso che Oriana Fallaci pubblicò nel 2005, quando fu insignita del Annie Taylor Award, prestigioso riconoscimento statunitense. I temi che la Fallaci affronta sono quelli delle sue celebri opere, tutte edite da Rizzoli.

"Mi vogliono morta perché dico la verità". Oriana Fallaci e l'Islam, prima puntata
"Le galline della sinistra tutte in ginocchio". Oriana Fallaci e l'Islam, seconda puntata
"Il nemico ce l'abbiamo in casa". Oriana Fallaci e l'Islam, terza puntata



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Punto numero due. Non credo nemmeno nella fandonia del cosiddetto pluriculturalismo. (E a proposito di quella fandonia: lo sapevate che al Barbican Center Theater di Londra hanno mutilato Tamerlano il Grande, il dramma scritto nel 1587 da Christopher Marlowe? A un certo momento del dramma, Christopher Marlowe fa bruciare il Corano da Tamerlano. Mentre il Corano brucia, gli fa anche sfidare il Profeta gridando: «Ed ora, se ne hai davvero il potere, vieni giù e spengi il rogo». Bé, poiché quelle parole aggravate dalle fiamme del rogo infuriavano le autorità mussulmane di Londra, il Teatro Barbican ha eliminato l’intera scena.

Mezzo millennio dopo ha censurato Marlowe). E ancor meno credo nella falsità chiamata Integrazione. Integrarsi significa accettare e rispettare (più educare i propri figli ad accettare e rispettare) le regole, le leggi, la cultura, il modo di vivere del posto nel quale si sceglie di vivere. E quando si impone la propria presenza a un paese che non ci ha chiamato e tuttavia ci tiene, ci mantiene, ci tollera, il minimo che si possa fare è integrarsi. Soprattutto se si è chiesto e ottenuto di diventare cittadini. Status che esige lealtà, fedeltà, affidabilità, e possibilmente amore per la Patria cioè la Nuova Patria che si è scelta.

Ebbene, nell’Europa-Eurabia gli altri immigrati si integrano. Più o meno si integrano. Quelli che vengono dai paesi di cultura cristiana, ad esempio. Dalla Russia, dall’Ucraina, dalla Bulgaria, dall’Ungheria, dalla Slovenia, e tutto sommato anche dalla Romania che davvero non ci esporta il meglio del meglio. Perfino i discutibili cinesi che provocatoriamente si chiudono dentro le loro mafiose enclave, in certo senso finiscono con l’integrarsi. I mussulmani, no. Forse qui, negli Stati Uniti, lo fanno. Beati voi. In Europa, no. Nella maggior parte dei casi non si curano neanche di imparare la nostra lingua, le nostre lingue.

Incollati alle loro moschee, ai loro Centri Islamici, alla loro ostilità anzi al loro disprezzo e alla loro ripugnanza per tutto ciò che è occidentale, obbediscono soltanto alle regole e alle leggi della Sharia. E in compenso ci impongono le loro abitudini. Le loro pretese, il loro modo di vivere. (Cibo e poligamia inclusi). Cari miei, per capire che gli immigrati mussulmani non hanno alcuna intenzione di integrarsi con noi, che al contrario vogliono indurre noi a integrarsi con loro, basta considerare l’Intifada che questo autunno è scoppiata nella provincia di Parigi e poi in tutta la Francia.

Ma credete davvero a ciò che sostengono i media quando sostengono che quelle scommesse e quegli incendi sono dovuti esclusivamente alla disoccupazione e alla povertà? Credete davvero che non abbiano niente a che fare con la guerra dichiarataci dall’Islam? Occhi negli occhi non bastano le prese di bavero. Quelle sommosse erano e sono un’altra arma, un altro volto di questa guerra. Appartenevano, appartengono, alla strategia dell’invasione. Una strategia molto intelligente, ammettiamolo. Perché, grazie ad essa, l’odierno espansionismo islamico non ha bisogno delle armate e delle flotte usate dal defunto Impero Ottomano.

Per realizzarsi gli bastano le orde di immigrati che ogni giorno arrivano in Sicilia con le navi o i gommoni o le barche, e ai quali i traditori nostrani spalancano le porte per farli entrare col cavallo di Troia e dare fuoco alla città. Una strategia intelligente anche perché non spaventa come spaventavano le loro armate, le loro flotte, le loro scimitarre, le barbarie di quando in Italia si scappava gridando Mamma-li-Turchi. E perché richiede tempo. Richiede pazienza. Richiede nuove generazioni installate nei paesi da conquistare.

I kamikaze inglesi del 7 luglio non erano forse immigrati di seconda o terza generazione? I rivoltosi francesi di quest’autunno non erano forse immigrati di seconda e terza e perfino quarta generazione? Se sbaglio ditemi perché tra quei rivoltosi non v’erano immigrati cinesi o vietnamiti o filippini o dall’Europa orientale. Non meno poveri e non meno disoccupati. (Ammesso che quelli dello scorso autunno fossero davvero poveri e disoccupati. Alla televisione ho visto ragazzi ben nutriti e ben vestiti come, a suo tempo, i nostri sessantottini ultraborghesi).

Ditemi perché essi erano e sono tutti arabi mussulmani o nord-africani mussulmani. Ditemi perché bruciando le automobili e gli autobus e le scuole e gli asili e gli uffici postali e i cassonetti della spazzatura e le case urlavano «Allah-akbar, Allah-akbar». Ditemi perché, quando venivano intervistati dai giornalisti, rispondevano: «Noi non siamo francesi. Non vogliamo essere francesi». Ditemi perché agivano in modo così coordinato, come se dietro il loro delirio vi fosse la mente di qualche esperto di Al Qaeda. E visto che parliamo di invasione, ditemi perché in Europa gli immigrati mussulmani materializzano così bene l’avvertimento che nel 1974 ci rivolse l’Onu e il leader algerino Boumedienne. «Presto irromperemo nell’emisfero del nord.

E non vi irromperemo da amici, no. Vi irromperemo per conquistarvi. E vi conquisteremo popolando i vostri territori coi nostri figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria». Bando alle illusioni: noi italiani, francesi, tedeschi, inglesi, spagnoli, svedesi, danesi, olandesi eccetera stiamo per diventare ciò che diventarono i Comanci e gli Apache e i Cherokee e i Navajos e gli Cheyenne quando gli rubammo l’America. Stranieri in casa nostra. Anno 2016? Anno 2100? Parlando della futura dominazione mussulmana dell’Europa-Eurabia, alcuni studiosi già riferiscono a noi come ai «nativi». Agli «indigeni». Agli «aborigeni». Di questo passo finiremo anche noi dentro le Riserve come i Pellerossa.

di Oriana Fallaci

Arriva il nuovo iPhone, ma dove vendo quello vecchio?

La Stampa
bruno ruffilli

In attesa della sesta generazione dello smartphone Apple, ecco una piccola guida per liberarsi dei modelli precedenti. In questa prima parte vi spieghiamo quando farlo e con quali mezzi, per perderci il meno possibile


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Ci siamo quasi. La data è il 9 settembre, come ormai tutti gli appassionati sanno, e anche se Apple non lo ha confermato ufficialmente, all’appuntamento di Cupertino sono attesi i nuovi iPhone. Le vendite inizieranno con ogni probabilità il 19 settembre, ma lo smartphone Apple potrebbe arrivare in Italia qualche settimana dopo, come è successo altre volte. 

Così chi vuole vendere il vecchio iPhone deve sbrigarsi: più tempo passa e più il valore dell’apparecchio diminuisce. Intanto aumentano le ricerche su Google per capire come ricavare il massimo e mettere da parte un po’ di denaro per acquistare il nuovo modello, che potrebbe essere ancora più costoso. Ecco una piccola guida per disfarsi dell’iPhone in modo veloce e senza perderci troppo.

Apple tiene il mercato meglio degli altri marchi, anche perché nel corso del ciclo vitale di un iPhone difficilmente si riesce a trovarlo a prezzi scontati, come accade invece con altri produttori. Solo da qualche giorno, ad esempio, Amazon ha abbassato il prezzo del modello di punta, il 5S da 64 GB, da 949 a 830 euro, e un rapido controllo su altri siti conferma che i saldi non sono ancora arrivati: difficile trovarlo a meno di 820 euro da venditori affidabili.

Il Samsung Galaxy S5, ad esempio, a listino è ancora a 699 euro ma oggi si trova online a 450; il Sony Xperia Z2, che pure partiva da 699 euro, si può acquistare per 480, come l’Htc One M8, che però costava 729 euro al momento del lancio. Sono cifre indicative, ma ricordiamo che tutti questi smartphone sono arrivati sul mercato tra aprile e maggio, mentre l’iPhone 5s è in vendita in Italia dal 25 ottobre 2013. 

Così l’iPhone alla fine è un po’ un investimento, in settore dove le novità si inseguono a ritmi sempre più frenetici (e ad esempio la settimana prossima è atteso un nuovo Sony, l’Xperia Z3). Ma ci si perde sempre, e più ancora se mancano scatola e accessori (cuffie, cavo per la ricarica, alimentatore), quindi meglio darsi da fare per ritrovare tutto. E controllare che l’apparecchio funzioni perfettamente: è la domanda che vi faranno tutti i potenziali acquirenti. 

La soluzione più semplice e più conveniente è venderlo a un amico, un collega o un conoscente: provate con le bacheche in ufficio, o spargete la voce. Bene anche Facebook, che sempre più spesso viene utilizzato per annunci e trattative. Avrete un pubblico più limitato su Google Plus e su Twitter, ma se vi sentite creativi potrebbe valere la pena di provare con Instagram.

Le possibilità si moltiplicano con siti come Annunci Ebay, Subito o Bakeka: mettere un’inserzione è facile e non costa niente, e non ci sono commissioni sul prezzo di vendita. In questo caso sono fondamentali le fotografie, per documentare lo stato del telefono. Prima di inserire l’annuncio meglio dare un’occhiata agli altri già presenti per farsi un’idea del prezzo medio (abbiamo controllato: per un iPhone 5s da 64 GB in buono stato oscilla tra i 600 e i 650 euro). Pubblicare il numero di telefono per farsi contattare è un’arma a doppio taglio: da una parte si abbreviano i tempi, dall’altra potrebbe esporvi a chiamate notturne o inopportune; anche con le mail toccherà armarsi di molta pazienza per rispondere alle richieste inevitabili di permute e sconti. 

Una volta concluso l’affare si può incontrare direttamente l’acquirente e farsi pagare in contanti, chiedere un bonifico bancario, un vaglia postale (sì, esistono ancora) o usare Paypal. Sconsigliato il contrassegno, per chi vende è lento e potenzialmente rischioso. Per la spedizione scegliere un corriere o servizi postali che permettono il tracciamento (almeno la raccomandata). 

Nonostante sembri essere un po’ in calo, Ebay ha sempre un numero elevatissimo di visitatori, quindi rimane la scelta più ovvia. Non bisogna dimenticare le commissioni: tra quelle del sito e quelle di Paypal si supera facilmente il 10 per cento, e inoltre non è detto che il valore finale dell’asta sia quello che vi aspettate, potrebbe risultare assai inferiore. C’è sempre la possibilità di mettere in vendita l’iPhone a prezzo fisso, ma qui bisogna valutare con attenzione la richiesta, a rischio di non trovare compratori. 

Potenzialmente interessanti anche i vari forum, e non necessariamente quelli dedicati a iPhone e cellulari in genere: anzi, avrete meno concorrenti se postate il vostro annuncio su un sito dove si parla di alta fedeltà, ad esempio, ma attenzione a rispettare le regole e controllare che esista una sezione adatta al vostro iPhone. 

Ancora, ci sono servizi come Buydifferent, che acquistano iPhone: si compila un questionario online, si riempie un form e dopo qualche giorno il corriere arriva a ritirare l’apparecchio; in una settimana al massimo il denaro è sul conto corrente. Il vantaggio evidente è che non ci sono trattative o seccature, e si è certi di vendere sicuramente l’iPhone in breve tempo. Ma si guadagna meno che con eBay o altri siti. 

Buydifferent li sistema e li vende di nuovo: come fa Apple stessa, che da tempo ha avviato un programma di riciclo e riuso di computer, iPad e iPhone. Si può fare tutto online, ma anche semplicemente portare l’iPhone allo store più vicino: anche qui la vendita è sicura, tuttavia la valutazione è piuttosto bassa: nel caso di un iPhone 5 da 64 GB, ad esempio, 260 euro contro i 330 di Buydifferent. Niente contanti, solo uno sconto sul nuovo modello: quindi se avete il 5s e volete l’iPhone 6 toccherà attendere finché non sarà distribuito in Italia, ma con Apple c’è la certezza che smaltimento o recupero dell’apparecchio avverranno nel pieno rispetto dell’ambiente. 

Rimborsi fiscali e cartelle di pagamento, on-line due nuove guide delle Entrate

La Stampa

Sempre più ricca la nuova sezione del sito web delle Entrate "L'Agenzia informa": da ieri, infatti, sono online due nuove guide, una sui rimborsi fiscali e l'altra sulle cartelle di pagamento.

.itLa guida sui rimborsi fornisce al contribuente una serie di indicazioni sulle modalità per ottenere la restituzione di quanto versato e non dovuto, distinguendo i rimborsi risultanti dal modello 730, quelli risultanti dal modello Unico e quelli eseguiti su richiesta. In relazione all'erogazione delle somme da parte dell'Agenzia, la guida segnala che la via più celere è la comunicazione del codice IBAN, che consente alle Entrate di accreditare l'importo direttamente sul conto corrente bancario o postale. In caso di mancata comunicazione delle coordinate bancarie o postali, il rimborso che non supera i 999,99 euro può essere riscosso in contanti presso un qualsiasi ufficio postale, mentre per gli importi superiori viene emesso un vaglia cambiario non trasferibile della Banca d’Italia. La guida affronta poi alcuni casi particolari, spiegando, ad esempio, cosa fare nel caso in cui il vaglia risulti estinto o in quello in cui sia scaduto il termine per riscuotere la somma presso l'ufficio postale.

Le informazioni sui rimborsi risultanti dalle dichiarazioni sono disponibili consultando il proprio “Cassetto fiscale” - se abilitati ai servizi online del portale delle Entrate - o contattando il numero 848.800.444, oltre che recandosi negli uffici dell’Agenzia. La guida sulle cartelle di pagamento e sui mezzi di riscossione coattiva fornisce informazioni anche sulla compensazione delle cartelle con i crediti d’imposta o con i crediti vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione, oltre a illustrare le modalità di rateizzazione del debito attraverso un piano ordinario (fino a 72 rate) o straordinario (fino a un massimo di 120 rate mensili, per una durata complessiva di 10 anni).

La seconda parte della guida è dedicata alle procedure di riscossione coattiva dei tributi, cui si dà seguito in caso di mancato pagamento della cartella nei termini previsti: vengono illustrate, in particolare, le procedure cautelari (fermo amministrativo e iscrizione d'ipoteca) e l'azione esecutiva vera e propria. Oltre alle due guide in esame, nella sezione "L'Agenzia informa" sono disponibili, da alcuni giorni, una serie di vademecum che illustrano i profili fiscali relativi alla compravendita e alla locazione degli immobili, alle successioni e donazioni, alle sanzioni tributarie, ai controlli, al ravvedimento e agli istituti deflattivi del contenzioso tributario.

Fonte: Fiscopiù - Giuffrè per i Commercialisti - www.fiscopiu.it/news/rimborsi-fiscali-e-cartelle- di-pagamento-line-due-nuove-guide-delle-entrate