martedì 19 agosto 2014

Il Far West delle app. I creatori guadagnano meno di 100 euro al mese

La Stampa
stefano rizzato

Diseguaglianze e zero regole: fare soldi è un’utopia

a.it
Un milione o addirittura 1,8 milioni di posti di lavoro complessivi, solo nell’Ue. Un giro d’affari tra 12,5 e oltre 17 miliardi di euro, destinato a crescere ancora. I dati variano a seconda di chi li ha calcolati, ma lasciano pochi dubbi: tutto ciò che gira intorno a creazione, sviluppo e vendita delle applicazioni per smartphone e tablet è in crescita vertiginosa. E ormai si parla di «app economy» come di un’industria e di un settore a sé stanti.

È un mondo sbocciato in piena crisi economica, ma solo per coincidenza. L’anno del disastro, il 2008, è anche quello che ha visto nascere l’App Store di Apple e – poco dopo – l’Android Market, attuale Google Play. Ad oggi, le app scaricate sono oltre 125 miliardi e aumentano a vista d’occhio. Un’occasione d’oro per i programmatori che hanno saputo reinventarsi sviluppatori. Nel mondo se ne stimano 2,9 milioni, oltre 400 mila solo nell’Unione Europea. Aggiungendo l’indotto, si arriva a oltre un milione di posti già creati da questa giovane industria digitale.

Attenzione, però: fare soldi in questo campo non è affatto facile. E i dati parlano di grandi squilibri. Il 54 per cento dei ricavi da app finisce nelle casse di appena il 3,6 per cento di privati e aziende che le producono. Al contrario, c’è una lunga coda di sviluppatori che arrancano e il 47 per cento dei professionisti del settore non arriva a 100 dollari al mese per app. «Oggi conta non solo la qualità, ma anche la capacità di comunicare in modo efficace», spiega Andrea Rangone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Mobile&App Economy. «Un’app è come una brioche in mezzo a 500 mila brioche simili, dentro un supermercato infinito. Il problema è: come far vedere che quella è la più buona?».

I segreti sembrano essere quattro. Partorire l’idea giusta al momento giusto. Realizzarla prima di tutti. Infilarci qualità tecnologica e grafica. E saper parlare agli investitori. Ma, anche così, il rischio di crederci tanto e raccogliere poco c’è. «La mia prima app era stata piratata e in un attimo sono passato dal farci circa ottanta euro al giorno a zero», racconta Luca Micheli. Romano, 25 anni, è già uno startupper di successo grazie a QuizPatente!, ricca alternativa digitale ai libri e alle crocette, per diciottenni alle prese con l’esame di guida. «Ho iniziato a lavorarci per aiutare la mia fidanzata a prendere la patente. Poi ne ho capito le potenzialità e questa volta l’ho messa sugli store gratis. Punto tutto sulle pubblicità e per fortuna gli inserzionisti hanno risposto».

I giochi restano una bella fetta del mercato e qui l’Italia ha esportato una vera eccellenza: Riccardo Zacconi, romano classe 1967, Ceo e co-fondatore di King.com. Un colosso valutato sette miliardi di dollari, molti frutto di «Candy Crush Saga», il giochino ossessione globale sul web. Ma a funzionare sono soprattutto le app che soddisfano un’esigenza pratica. Vale per «Fantapazz», guida all’asta del fantacalcio tutta per smartphone. Oggi, col campionato alle porte, è tra le prime dieci app per iPhone e per Android. E a crearla è stato Diego, italiano che sta in Germania da anni.

Ma vale anche per «Stylect», nuovo servizio di e-commerce al femminile, che si ispira all’app per incontri «Tinder», ma serve a trovare la scarpa perfetta, non l’anima gemella. A idearla è stato Giacomo Summa, 28enne italiano che vive a Londra. «Per far scoprire un’app servono campagne molto precise: noi l’abbiamo fatto usando Facebook Ads e mirando alle donne tra i 18-35 anni e con la passione per le scarpe. Così ci hanno scoperto le prime mille utenti.

Abbiamo raggiunto 250 mila download e raccolto 500 mila dollari di finanziamenti, tutti a Londra». Nel bagaglio Summa ha una laurea al Mit di Boston, qualche mese a Google a Dublino, due anni in un colosso dell’e-commerce brasiliano. «L’esperienza fatta in Brasile mi è servita tanto – ammette – mentre quella al Mit mi ha lanciato in un’ottica tutta diversa: quella di costruire qualcosa in proprio, invece che pensare solo a che lavoro fare».

L’asinello Pimpon diventa un caso giudiziario internazionale

Corriere della sera

di PAOLO DI STEFANO

Dopo un viaggio di duemila chilometri, con un carico di 100 chili, è stato sequestrato al padrone Il viaggio


L’asinello Pimpon con la sua soma di oltre 100 chili (Foto Zarrelli) 
L’asinello Pimpon con la sua soma di oltre 100 chili (Foto Zarrelli)

U n vecchio asinello francese registrato sul passaporto con il nome di Pimpon è diventato un caso giudiziario internazionale. È un bastardello grigio, timido e spelacchiato, che con i suoi 19 anni ha percorso oltre duemila chilometri, da Santiago de Compostela a Viareggio. Per di più con un carico di oltre cento chili sul dorso, lui che pesa meno di due quintali. Il suo proprietario si chiama Alain Hild, 47 anni, di Arles, è un viandante magrissimo, con un cappello da cowboy, barba fluente tra clochard e hippy, tatuaggi, orecchino: si dice pellegrino e si dichiara affiliato di Emmaus, il famoso movimento fondato dall’Abbé Pierre.

Insieme, Alain e Pimpon, avrebbero voluto arrivare a Roma, per raggiungere papa Francesco: o meglio, questa è l’intenzione manifestata dal padrone. Perché in realtà, se anche l’asinello avesse potuto parlare come nelle fiabe di Esopo, avrebbe certamente espresso qualche dubbio, vista la soma che lo oberava: pentole, borsoni, secchi, coperte di lana, una vecchia radio, ombrelli, bottiglie (di vino), una piastra per cucinare e altre cianfrusaglie. In sostanza, l’intera «casa» del signor Hild.
Questo quadretto d’altri tempi diventa un caso il 16 giugno scorso, quando Antonietta Zarrelli, responsabile della Tutela dei diritti animali dell’Ente provinciale della Spezia, riceve una telefonata dalle Cinque Terre: è un gruppo di giovani che denuncia la presenza dell’asinello visibilmente sovraffaticato sulla strada principale di Riccò del Golfo accanto al suo proprietario.

Quando la Zarrelli raggiunge Riccò, chiede al cowboy-hippy di liberare Pimpon dei finimenti abbondanti e grossolani e del carico. A quel punto non può che constatare le piaghe infette sul dorso dell’animale: il giorno dopo il veterinario Carlo Andreoni redige un referto che imporrebbe all’animale una sosta di 30 giorni. Al «pellegrino» viene offerto un carretto che allevierebbe le fatiche della povera bestia. «Non se ne parla neanche», strepita Hild, «caricherò l’asino finché regge». Sei anni fa ha deciso di sostituire due cani, che non gli servivano a trasportare la sua «casa». Il viandante è piuttosto seccato, dice che queste contestazioni sono una trovata tutta italiana, e così dopo due giorni carica Pimpon e sparisce.

Pimpon al maneggio di Torre del Lago (Foto Zarrelli)
Pimpon al maneggio di Torre del Lago (Foto Zarrelli)

Parte il tam tam tra cittadini e associazioni animaliste, viene coinvolta la polizia e la coppia ricompare nella pineta di Viareggio: il povero Pimpon accasciato al suolo con la sua soma e il padrone addormentato al suo fianco. Intervengono le Guardie ambientali d’Italia (sezione di Lucca) e questa volta l’animale viene sequestrato e affidato a un maneggio di Torre del Lago, mentre il «pellegrino» Alain trova ospitalità in un campeggio vicino. Siamo a fine giugno. I ritardi nella trasmissione degli atti alla Procura rendono inevitabile il dissequestro dopo 15 giorni, ma la reazione animalista è fulminea e in poche ore scatta un nuovo sequestro.

Il vecchio Pimpon diventa a sua insaputa un oggetto del desiderio, diviso tra i buoni propositi ambientalisti e la feroce ostinazione del suo padrone, che intanto mobilita Emmaus italiana; e per di più il povero «equide», come lo definiscono gli atti, finisce nella tenaglia micidiale tra giustizia e burocrazia. Si direbbe un tritacarne, se la metafora non fosse di pessimo gusto. Si aggiungono la telefonata preoccupata di un console francese all’ispettore di polizia di Sampierdarena e una dichiarazione della Direzione generale del ministero della Salute a difesa dell’«equide», definito un «soggetto anziano di piccole dimensioni non idoneo al trasporto al seguito del proprietario e non in grado di sostenere tale attività».

Finita qui? Tutt’altro. L’autentico colpo di teatro (con coda cinematografica) arriva il 13 agosto, poco dopo l’ultimo sequestro, quando il signor Hild, con l’aiuto di non ben identificati amici italiani e pagando una somma adeguata all’impresa, carica l’asinello (con soma) su un camion, destinazione Arles. La reazione animalista è di nuovo fulminea, tale da innescare l’imprevisto inseguimento della Polstrada di Chiavari sulla A12 nel tentativo di bloccare la fuga verso il confine.

Operazione riuscita: ora il ciuco è tornato al maneggio di Torre del Lago. Da aggiungere un’ultima curiosità che potrebbe spiegare tutto: i primi giorni, per evitare complicazioni, l’associazione ambientalista aveva offerto al pellegrino ben duemila euro per acquistare Pimpon (valore di mercato non più di 200 euro). Il rifiuto è stato netto: «Rien à faire!». Un agente della polizia, presente alla trattativa, si è chiesto se Pimpon non fosse per caso l’asinello che starnutisce monete d’oro raccontato dai fratelli Grimm.

18 agosto 2014 | 10:20

Funerali di Stato

La Stampa

massimo gramellini

E’ abbastanza spiacevole questa ostinazione degli anziani nel non volere morire. Sono così evidenti i vantaggi che ne trarrebbe il debito pubblico, finalmente sgravato da spese pensionistiche e sanitarie, per la soddisfazione della Bce, della Trojka e del governo delle giovani marmotte. Va riconosciuto che le istituzioni, per una volta efficienti e coese, stanno facendo di tutto per agevolare la complessa ma necessaria operazione. Dopo avere spremuto di tasse le abitazioni che gli anziani avevano comprato nel corso della vita, ora si accingono a prosciugare l’ultima trincea del loro modesto benessere: la pensione. A questo scopo i bonificatori non esitano a servirsi di un arnese antico e indistruttibile, il populismo, per bollare come immorale un assegno di tremila euro al mese.

Ai puritani del taglio senza anestesia sfugge però che è anche merito di quelle risorse tanto esecrate se in Italia non è ancora scoppiato un conflitto sociale. Il pensionato «benestante», nuovo bersaglio dell’odio collettivo, è in realtà il banchiere superstite e l’ultimo Welfare a cui attingono le generazioni dei disoccupati e dei sottopagati cronici. Per dirla più brutalmente: i nipoti campano grazie ai soldi che i nonni speravano di lasciare ai figli. Adesso una parte di quel denaro dovrebbe trasferirsi dalle tasche dei pensionati a quelle bucate del Tesoro con la formula ipocrita del contributo di solidarietà. Forse servirà a pagare i funerali: di Stato. 

Quella montagna di terra che seppellisce la memoria di Alfredino

Il Messaggero


di Davide Desario


Il dramma di Alfredino Rampi, il bimbo caduto in un pozzo a Vermicino nel 1981
a.it

Una montagna di terra a coprire un pozzo. Non un pozzo qualsiasi. Ma quel maledettissimo pozzo artesiano che 33 anni fa inghiottì il piccolo Alfredino Rampi a Vermicino. Una montagna di terra apparsa dal nulla qualche giorno fa - segnala la lettrice Bianca Notari - ha seppellito il tubo rosso che ancora indicava il luogo di quella tragedia. Non solo. Ha seppellito tutto. Ha seppellito un pezzo di storia di questo Paese che chiunque abbia più di 40 anni ricorda con dolore.

Ricordi in bianco e nero come la faccia triste di Piero Badaloni mentre al tg annunciava la caduta di un bimbo di sei anni nel pozzo. Come il Presidente della Repubblica Sandro Pertini a testa bassa tra la gente. Ricordi di una diretta infinita della Rai e il tormento di Giancarlo Saltalmassi su dove dovesse fermarsi il diritto di cronaca; se andassero interrotte o meno le trasmissioni davanti al pianto di Alfredino, alle sue parole. Quelle della madre che cercava di rincuorarlo. E a quei bisbigli che con il passare delle ore divennero rantoli.

Quella tragedia ha segnato un Paese. Ha costretto i media a guardarsi allo specchio, ha dato la spinta per la nascita della Protezione civile. Eppure nessuno ha pensato che dove c’era quel tubo rosso potesse nascere un monumento per non dimenticare. «Si è preferito l’oblio- scrive la lettrice - come spesso accade in Italia». Fa paura una città senza memoria. Che dimentica Alfredino come forse, in questi giorni di rigurgiti antisemiti, ha dimenticato il piccolo Stefano Gaj Tache morto a due anni in un attentato terroristico alla sinagoga di Roma.

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davide.desario@ilmessaggero.it

Ridurre lo spreco alimentare con l’app FoodLopp

La Stampa
carlo lavalle

Risparmiare soldi e diminuire il volume dei rifiuti è lo scopo

a.it

FoodLoop è un’app smartphone che consente di acquistare cibo a prezzo ridotto vicino alla data di scandenza. E’ realizzata da una startup tedesca il cui progetto è stato finanziato dall’Unione europea. Gli alimenti che sono sul punto di scadere sono spesso gettati via dai commercianti, con il risultato di uno spreco annuale di 90 milioni di tonnellate di generi alimentari ancora commestibili nella sola Europa. L’idea è che questi prodotti vengano contrassegnati con codici a barre “Databar” per essere acquistati in offerta speciale, consentendo agli utenti di FoodLoop di essere informati in tempo reale.

Risparmiare soldi e diminuire il volume dei rifiuti, questo è lo scopo. 

Ogni giorno, in ogni singolo supermercato vengono buttati nella spazzatura due carrelli pieni di cibo, con una conseguente perdita annuale di circa 150 milioni di euro. In Italia , lo sperpero di risorse alimentari nella catena distributiva costa oltre 1 miliardo e 500 milioni di euro l’anno.
Come impedire e minimizzare questa economia dello spreco? “Perché un consumatore dovrebbe comprare latte che rimarrà meno tempo nel frigo allo lo stesso prezzo di un prodotto che è possibile conservare più a lungo? Ci dovrebbe essere un incentivo per favorire questo acquisto” - spiega Christoph Müller-Dechent, fondatore di FoodLoop.

La startup ha realizzato una piattaforma che si integra con i sistemi e i database dei negozianti per avvertire il cliente tramite cellulare della possibilità di sconti. Con l’applicazione, che sarà lanciata a breve in due supermercati bio e una panetteria nei dintorni di Bonn, in Germania, l’utente può creare una lista di prodotti ed essere aggiornato sulle offerte in corso. Quando il prezzo di un determinato bene, incluso nell’elenco dei preferiti, si abbassa, FoodLoop è in grado di notificare immediatamente questa variazione.

Questa tecnologia garantisce maggiore efficienza in confronto a meccanismi meno automatizzati come le promozioni last-minute adottate direttamente nei locali di vendita. Per evitare sprechi, alcuni supermercati hanno preso l’abitudine di effettuare donazioni a organizzazioni caritative. Tuttavia, questa soluzione contribuisce solo parzialmente ad affrontare il problema.

FoodLoop, precisa Christoph Müller-Dechent, è qualcosa di aggiuntivo che non si contrappone all’attività benemerita di donazione ma si concepisce come complementare. E’ necessario avere diversi strumenti per migliorare e rendere meno inefficiente e più sostenibile la distribuzione alimentare, sfruttando le opportunità della tecnologia mobile e digitale.

L’app, che sarà disponibile per sistemi operativi iOS, Android e Windows Phone, è sostenuta dal colosso dell’informatica SAP e da Samsung, GS1, Università di Colonia, Target, e Telefónica. 
FoodLoop, il cui obiettivo ambizioso è estendere il suo uso in tutti i supermercati entro il 2025, è stata creata anche grazie al supporto di FI-WARE , piattaforma della Commissione europea per lo sviluppo di app innovative. 

Aspirapolvere troppo potenti. L’Europa stacca la spina

La Stampa
sandra riccio

Come già per lampadine e ventilatori, banditi i modelli che consumano più energia. Dal 1° settembre limitata la vendita: ma gli apparecchi verdi sono ancora costosi

a.it
Prima la lampadina a incandescenza, poi i ventilatori e gli asciugabiancheria troppo energivori, ora è il turno degli aspirapolvere. L’Unione europea mette ancora una volta mano alle nostre abitudini di tutti i giorni e stacca la spina agli aspirapolvere che divorano troppa corrente: dal 1° settembre saranno messi al bando quei modelli con un motore che supera i 1.600 watt di potenza.

Verranno tolti dai negozi e non si potranno più acquistare. Non basta. Il limite sarà successivamente abbassato di nuovo: nel 2017 la potenza massima del motore, che poi è quella su cui in genere i produttori si sono fatti concorrenza finora, non potrà oltrepassare i 900 watt. Anche il limite di rumorosità verrà ritoccato e sarà fissato a non più di 80 decibel. Una vera rivoluzione sul mercato anche perché sono ancora molti i modelli in commercio che arrivano oggi a livelli ormai «fuori norma» di 2.000 watt.

L’obiettivo di Bruxelles è quello di ridurre gli sprechi di energia. Ma cosa cambierà per le famiglie? Gli aspirapolvere faranno ancora il loro dovere o ci ritroveremo all’improvviso a dover impiegare il doppio del tempo per pulire tappeti e pavimenti?

Su questo punto l’Ue ha subito voluto precisare che la nuova normativa non comprometterà l’efficienza di questo elettrodomestico ma che anzi questa migliorerà. Le nuove disposizioni contengono infatti già delle indicazioni precise anche sul livello di aspirazione che dovranno offrire gli apparecchi. Quel che è certo è che dal mese prossimo le famiglie avranno ben chiaro il consumo di elettricità di uno degli apparecchi più sfruttati in casa.

Le statistiche dicono che, in media, teniamo accesso l’aspirapolvere per un’ora al mese, con picchi anche più alti. A partire dal mese prossimo, ogni apparecchio dovrà avere ben in evidenza un’apposita etichetta su quel che è il consumo che richiede, un po’ come succede già oggi con i frigoriferi e con le lavatrici. Inoltre, il motore dovrà garantire almeno 500 ore di prestazione. Oggi invece non c’erano regole precise sulla vita media post-acquisto. Che cosa cambia per il portafoglio delle famiglie? Con gli aspirapolvere «super verdi»,

risparmieranno sulla bolletta, da un terzo alla metà di quel che consuma oggi un’apparecchio tradizionale. Il rischio è però di dover sborsare più soldi al momento dell’acquisto. I primi modelli di aspirapolvere «ad alta efficienza verde» arrivati sul mercato hanno prezzi sopra i 200 euro (contro i 60-80 euro di un prodotto di media qualità). E in commercio ce ne sono ancora pochi. Sfruttano nuove tecnologie per ottenere la stessa resa.

Un po' quel che è successo sul mercato dei ventilatori: quelli più performanti e ben visti dalla Ue hanno consumi dimezzati, ma prezzi molto più alti di prima. Toccherà spendere di più? Difficile da dire. Il mercato si metterà presto in pari. Certo, la novità è un vero grattacapo per i produttori. Non a caso la Commissione europea ci ha messo dodici anni per convincere le industrie produttrici ad accettare il nuovo quadro regolamentare.

C’è chi poi si oppone alla nuova regola: Dyson, ha presentato ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea a Lussemburgo. Coi suoi famosi apparecchi senza sacco, si ritiene penalizzata. Per contro, sono del tutto esclusi dalla direttiva Ue gli aspirapolvere robot che stanno prendendo sempre più piede anche nelle case italiane.

Intanto ci sono già una trentina di altri prodotti sotto la lente di Bruxelles e presto la scure della Ue si abbatterà anche sulle nostre colazioni. Nel mirino ci sono già le macchine del caffè americane: dal 1° gennaio la piastra scalda-bevanda si spegnerà automaticamente dopo cinque minuti. La novità riguarderà anche le macchine del caffè espresso e quelle che funzionano con le cialde. Anche queste diventeranno più intelligenti e si spegneranno da sole dopo la colazione.

Io, rovinato dai videopoker Vivo da clochard in stazione»

Corriere della sera

di Alessandra Dal Monte e Isabella Fantigrossi

Domenico, 40 anni: «Cerco un impiego, niente elemosina»


a.it
«Stanotte ci hanno svegliato a schiamazzi. Ci hanno rubato le nostre poche cose, scarpe e spazzolino da denti. Succede spesso. Sono ragazzi di strada che hanno problemi con l’alcol e a volte diventano molesti. E c’è anche qualche disonesto. Però non siamo tutti così, tra i senzatetto c’è tanta brava gente». Domenico Caffarella, 40 anni, nato a Genova e residente fino a qualche tempo fa a Nova Milanese, dorme da otto mesi sulle panchine tra i binari di Lambrate. Ha scritto al Corriere da un computer della biblioteca comunale di Cimiano per dire la sua sul degrado della stazione. E fare una distinzione tra coloro che ci vivono.
Quasi tuti italiani
«Qui siamo in tanti - racconta Domenico, dignitoso, barba appena fatta, jeans e maglietta vecchi ma puliti -. Almeno una decina, quasi tutti italiani e qualche bulgaro. Molti sono pensionati che non arrivano a fine mese, oppure gente come me che ha perso tutto. C’è anche una signora di settant’anni. Non diamo fastidio a nessuno, siamo solo disperati. Non siamo noi i “balordi” di cui si lamentano i residenti della zona e i passeggeri. Quelle presenze, le bande che bivaccano in piazza Bottini, i senzatetto di passaggio ubriachi e violenti, le subiamo anche noi». Domenico è arrivato a Milano da Genova con la terza media. Finché ha potuto si è arrangiato con dei lavoretti, dal muratore all’addetto alle pulizie.

I pochi stipendi che ha racimolato, dagli 800 ai mille euro al mese, li ha persi giocando alle slot. «Sono stato dipendente dalle macchinette per anni, adesso non mi ci avvicino nemmeno». Da dicembre Domenico non riesce a trovare lavoro. Oggi deve affrontare la dura vita di strada, tra il disagio di non avere un tetto e la necessità di difendersi dagli altri «inquilini» di Lambrate. La sua giornata inizia prestissimo. «Si dorme tre-quattro ore a notte, ma mai profondamente perché bisogna sempre stare all’erta. Ho uno zaino con pochi stracci che devo sempre tenere d’occhio. Le stazioni sono luoghi aperti, c’è sempre qualcuno che entra e, come ieri notte, prova a rubarci qualcosa, anche solo per dispetto. Io ho già perso la giacca invernale e anche il sacco a pelo».
Battaglia tra poveri
Così Domenico ha trovato un nascondiglio per i suoi averi, finché dura: «Qui è una battaglia tra poveri». Lo dice lui stesso: «Lottiamo tra disperati per sopravvivere». E in questa guerra quotidiana ci sono altri fronti: «I bagni della stazione non siamo noi a sporcarli - dice -. Noi inquilini fissi li usiamo tutte le mattine per lavarci, ma stiamo attenti a tenerli puliti. In fondo è casa nostra. Il vero problema è che vengono usati da gente di ogni tipo». Poi c’è la questione dei dormitori: «Per fortuna a Milano si riesce a mangiare, tra una mensa e l’altra. Io vado in quella di piazza Tricolore e di Piola. I posti letto invece sono troppo pochi e mal gestiti.

Non voglio essere razzista ma con tutti questi arrivi di stranieri ci sono sempre meno posti letto». Non resta che la stazione. Da lì Domenico parte tutte le mattine. Per cercare cibo, ma anche un’occasione. Per ora racimola qualche soldo aiutando le signore a portare le valigie. «Ma io non chiedo mai niente, sono loro a darmi qualcosa. L’elemosina non ho il coraggio di farla. Mi vergogno». Domenico allora va spesso in biblioteca perché lì c’è Internet: «Così spedisco qualche curriculum. Per uscire da questo incubo mi va bene qualsiasi lavoro. Se fosse nella “mia” Lambrate sarei felice».

19 agosto 2014 | 08:23

Crimini, furti e borseggi a Roma: non solo l'Inghilterra, anche Francia Usa e Germania allertano i loro turisti

Il Messaggero
di Giulia Aubry

a.it
Per gli americani bisogna tenere gli occhi aperti soprattutto alla stazione Termini, nei bar vicino al Colosseo, Colle Oppio, Campo dei Fiori e Piazza Navona. I piccoli rapinatori, dicono basandosi su quanto riportato da turisti americani di ritorno negli Stati Uniti, spesso lavorano in gruppo o in coppia e creano diversivi per distrarre il malcapitato. Ma può darsi anche che ti offrano da bere e che nel drink versino del sonnifero. In questo caso, soprattutto le donne, possono diventare oggetto di violenza sessuale.

Per i francesi, invece, il problema sono soprattutto gli autobus in servizio sulle linee 64 e 40 e la metropolitana della linea A, la più “turistica” secondo la loro stessa definizione. Alle zone già segnalate dagli americani i cugini d’oltralpe aggiungono Fontana di Trevi, Corso Vittorio Emanuele e via del Corso. E se ci si muove con la macchina, meglio tenere saldamente chiusi sportelli e vetri anche con la vettura in movimento.Più generici i belgi che non entrano nel dettaglio, ma fanno notare che “come turisti in Italia si rischia tutto l’anno di rimanere vittime dei borseggiatori nelle metropolitane, sugli autobus, alle stazioni e negli aeroporti”. E a Roma (ma anche Milano e Napoli) questi mezzi di trasporto sono tutti presenti e ampiamente frequentati.

I tedeschi invece registrano anche le “nuove” tecniche utilizzate nei confronti dei “turisti distratti”, come il “trucco della gomma a terra” o gli “spintoni” in luoghi affollati. Le loro segnalazioni riguardano soprattutto la linea ferroviaria tra l’aeroporto di Fiumicino e la stazione di Trastevere, oltre a tutte le aree nei pressi delle stazioni ferroviarie, dove “è necessario essere più vigili”. E c’è anche una “menzione speciale” che riguarda i furti vicino alla spiaggia, “per esempio a Ostia, vicino Roma”.Quelli così sommariamente elencati, sono solo alcuni dei consigli per i viaggiatori all’estero che si possono trovare nelle apposite sezioni dei siti dei Ministeri degli esteri statunitense, francese, belga e tedesco.

Non è, dunque, solo il Foreign Office britannico a consigliare ai propri cittadini, in vacanza a Roma , di premunirsi contro borseggiatori e micro-criminalità. E, a differenza di quanto accade con Germania, Belgio, Francia e Stati Uniti, quest’ultimo è un “favore” che comunque ricambiamo, ma con minore enfasi, nel nostro Viaggiare Sicuri del Ministero degli Affari Esteri laddove si sottolinea che nel Regno Unito “sono frequenti i borseggi, soprattutto a Londra nelle strade frequentate dai turisti o sui mezzi pubblici, mentre si registrano furti di oggetti di valore e di documenti d'identità nelle stanze d'albergo”.

Roma caput mundi della microcriminalità? A dire il vero gli americani parlano di un rischio tutto sommato moderato e, nella loro estrema prudenza, mettono in guardia i loro cittadini anche da possibili espressioni di violenza politica, dimostrazioni anti-americane (soprattutto nelle aree che ospitano basi militari statunitensi) e verificarsi di terremoti (con esplicito riferimento al sisma de L’Aquila del 2009). Ma, come per Francia e Germania, la sezione che elenca ed allerta contro i pericoli causati dalla microcriminalità è la più ampia, sia rispetto agli altri possibili rischi nel paese, sia rispetto alle omologhe sezioni delle altre nazioni europee.

E in questo ambito Roma – forse anche perché meta più ambita e ricercata – ha sempre un ruolo “d’onore”, a pari merito o, talvolta, in vantaggio rispetto a Napoli.Fotocopiate i documenti, non portate telecamere o borse o macchine fotografiche dal lato della strada per evitare furti con il motorino, non lasciate nulla nelle macchine e attenzione ai furti di camper, soprattutto lungo il Litorale. E attenti anche a chi si qualifica come “polizia” o “polizia internazionale”, meglio sempre chiedere un documento di riconoscimento.

La lista dei “consigli per i viaggiatori” nel Bel Paese sembra davvero non finire mai, e cambia più nei modi (dal politically correct americano che si attiene rigorosamente ai fatti, alla grandeur con cui i francesi guardano un po’ tutto il mondo) che nei contenuti. Per il momento nessuno ha ancora aggiunto, alla lista dei rischi e delle truffe, il “pizzo” sui biglietti della metropolitana, mentre ci sono le consuete avvertenze a chi preleva con il bancomat o la carta di credito. Ma c’è da credere che i prossimi aggiornamenti, basati prevalentemente sulle denunce fatte dai turisti al loro rientro nei paesi di provenienza e sull’analisi della stampa nazionale, ci riservino altre sorprese non proprio piacevoli.


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Lunedì 18 Agosto 2014 - 16:00
Ultimo aggiornamento: 17:04

Cerchi un cane da adottare?Ora c’è la app del Comune

Corriere della sera

Sul proprio telefono o computer le schede dei trovatelli in cerca di una casa


a.it
È attiva dal 18 agosto «Adottami» la web-app del Comune per chi cerca un cane o un gatto da adottare tra i tanti che vengono abbandonati e ospitati nel Parco Canile del Comune di Milano. Grazie a questo nuovo servizio, online su http://adottami.garanteanimali.it e sul sito del Comune www.comune.milano.it, è possibile consultare dal proprio telefono, tablet o computer le schede dei cani e dei gatti ospiti del canile.
Abbandoni
«Agosto è da sempre il mese più critico per quanto riguarda i cani e i gatti, perché è il periodo in cui aumentano gli abbandoni. Il nostro obiettivo, invece, è quello di avere un canile vuoto durante l’estate e una città sempre più accogliente anche per gli animali. Per questo abbiamo già tolto i divieti di ingresso nei luoghi comunali, in modo da rendere Milano una città più aperta agli amici a quattro zampe. Ma, allo stesso tempo, chiediamo una maggiore responsabilità proprio ai proprietari e offriamo più servizi per agevolare le adozioni», ha dichiarato Chiara Bisconti, assessora al Benessere, Qualità della vita, Sport e Tempo libero, Tutela degli animali.
Persi e ritrovati
Nella nuova app per ogni animale è riportata una foto e una breve descrizione con la provenienza, l’età, la taglia, la specie ed eventuali informazioni sulla storia di ciascun piccolo ospite. È presente anche una sezione con le ultime informazioni sugli animali persi e ritrovati, un’altra dedicata al Garante e un collegamento alla sezione del sito del Comune dedicata agli animali. Nel canile si alternano per tutto l’anno più di 100 volontari, che si occupano, insieme al personale, di cani e gatti, li accudiscono, si affezionano ma si rallegrano quando cani e gatti trovano una nuova casa.

«La qualità della vita di una città – prosegue l’assessora Bisconti - si misura dal benessere di tutti i suoi abitanti, animali compresi. Un grazie particolare quindi a quei cittadini che, con grande sensibilità, anche in questi giorni di estate si recano al Parco Canile per trovare un nuovo amico, per avere in casa un altro ‘familiare’, sia che si tratti di un cane o di un gatto e a tutti i volontari che per tutto l’anno donano il loro tempo per la cura di questi amici a quattro zampe».

«Ogni estate assistiamo alla recrudescenza del fenomeno degli animali abbandonati: oltre a un reato penale, questo significa anche tradire un amico. È purtroppo in aumento anche il fenomeno dell’abbandono dei gatti, perché si crede, erroneamente che siano, per natura, più in grado di cavarsela. Ma l’abbandono di un gatto è altrettanto grave. Ricordo, infine, a tutti di dotare il proprio animale del microchip perché d’estate, in vacanza, è più facile che un cane o un gatto si smarrisca e col microchip è molto più facile ritrovarlo», ha detto Valerio Pocar, Garante per la tutela degli animali del Comune di Milano.

18 agosto 2014 | 17:25

L'hacker dai capelli bianchi

Corriere della sera
Marta Serafini


a.it
Dall'Australia all'ambasciata ecuadoriana a Londra, la vita del pirata più famoso del mondo. Julian Paul Assange nasce a Townsville, in Australia. Figlio di attori, da piccolo cambia casa 37 volte. Alla fine degli anni 80 entra in un gruppo di hacker.





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Non rispondi alle chiamate? Mamma ti blocca il cellulare. Arriva la app per figli indisciplinati

Il Mattino
di Federica Macagnone

Figli di tutto il mondo tremate. Se appartenete alla categoria di quelli che tendono a ignorare sistematicamente le chiamate dei vostri genitori, la app studiata da una diabolica mamma del Texas vi renderà la vita difficile.

a.it
Sharon Standifird, ribattezzata dalla stampa americana genio del male o mamma frustrata, ha ideato l'ultima diavoleria tecnologica per tenere a bada i figli indisciplinati. Si chiama “Ignore no more” ed è un'app che consente di bloccare lo smartphone del proprio “bambino”, qualsiasi età abbia, ogni qualvolta decida di ignorare le chiamate provenienti dal telefono di mamma e papà.

La parola bloccare sembra quasi un eufemismo se si considera che il telefono diventerà praticamente inutilizzabile. Niente giochi, niente sms agli amici, niente chiamate. Insomma, niente di niente. O quasi. Rimarrà attivo il servizio per le chiamate d'emergenza – il 911 in Usa – ma per ridare vita al telefono si dovrà necessariamente richiamare la mamma. Il genitore ha la possibilità di impostare una password, che cambia di volta in volta, necessaria per sbloccare lo smartphone e che “incoraggia” il malcapitato a richiamare rapidamente per potere accedere nuovamente a tutte le altre funzioni.

La app, ovviamente, è frutto di un'esigenza personale. Stanca di chiamate senza risposta al figlio Bradley, Sharon ha trascorso mesi a pensare a come poter progettare qualcosa che le facesse dormire sonni tranquilli. E così, dopo mesi di lavoro, ha portato l'idea a uno sviluppatore che ha fatto diventare il progetto realtà. “Ignore no more”, disponibile da qualche settimana per Android, si può scaricare a 1,99 dollari sul Google Play Store.

La app è stata accolta dal plauso di genitori soddisfatti che in questo modo hanno il telefono dei figli in pugno.

Meno felici sono, ovviamente, i ragazzi che si vedranno privati del loro smartphone se non risponderanno alle chiamate di mamma e papà. Una guerra in famiglia, insomma. E i malumori non hanno risparmiato nemmeno casa di Sharon che, dopo aver fatto parte della polizia militare durante la Guerra del Golfo, oggi, da mamma, ha deciso di dichiarare guerra ai suoi figli. Bradley, la prima vittima della app della madre, ha commentato: «Pensavo fosse una buona idea. Ma per gli altri, non per me».

lunedì 18 agosto 2014 - 15:19   Ultimo agg.: 15:25

Sale killer, per l’abuso 1,6 milioni di morti all’anno nel mondo

Corriere della sera

I consumi medi sono quasi doppi rispetto alla dose massima raccomandata dall’Oms. Solo negli Usa 58 mila morti. Lo studio su 187 Paesi nel mondo


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Più di 1 milione e 650 mila morti all’anno nel mondo, pari a un decimo dei decessi cardiovascolari che si registrano nel pianeta. Responsabile della «strage»: l’eccessivo consumo di sodio, elemento chiave del sale, con consumi medi quasi doppi rispetto alla dose massima raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità (3,95 grammi di sodio al giorno, invece di 2 g/die corrispondenti a circa 5 grammi di sale da cucina). A misurare l’effetto killer della dieta ipersodica è uno studio americano pubblicato sul «Nejm», che ha analizzato i dati relativi a 205 indagini sul consumo di sodio in 187 Paesi del mondo, così da coprire circa i 3 quarti della popolazione adulta globale.
«Bollettino di guerra»
Il «bollettino di guerra» associato all’abuso di sodio conta 58 mila morti cardiovascolari all’anno soltanto negli Usa, ma l’allarme riguarda soprattutto i Paesi in via di sviluppo: 4 decessi su 5 attribuibili a un eccesso di sodio riguardano proprio le nazioni a basso-medio reddito, spiegano gli scienziati. E non c’è regione del pianeta che non esageri con il sodio: si va dai 2,18 grammi al giorno dell’Africa sub-sahariana ai 5,51 grammi dell’Asia centrale, passando per i 3,60 degli Stati Uniti (dove la soglia limite consigliata dalle linee guida federali è di 2,3 grammi al giorno).
L’abuso di sodio e le malattie cardiovascolari
«E’ noto che un elevato consumo di sodio provoca un aumento della pressione arteriosa, principale fattore di rischio per malattie cardiovascolari come eventi cardiaci e ictus», ricorda Dariush Mozaffarian, decano della Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts University di Boston, che ha guidato lo studio mentre era in forze alla Harvard School of Public Health. I risultati dell’analisi sono stati «corretti» tenendo conto di eventuali fattori confondenti come età ed etnia. E secondo gli autori dovrebbero indurre all’attivazione di programmi per ridurre l’apporto giornaliero di sodio:

«Sarebbero una misura concreta e costo-efficace per ridurre le morti premature nella popolazione adulta in tutto il mondo», assicurano. I ricercatori evidenziano come le loro indagini si sono basate sul dosaggio del sodio nelle urine, che potrebbe anche sottostimare il consumo reale. Inoltre lo studio si è concentrato sulle morti cardiovascolari legate alla dieta ipersodica, ma un abuso di sodio - avvertono gli esperti - può causare anche patologie cardiovascolari non fatali, malattie renali e tumore allo stomaco, il secondo più letale al mondo.

18 agosto 2014 | 15:12

Pipì nei cestini e doccia in Canal Grande Turisti a Venezia, è l’estate del degrado

Corriere della sera

Borletti Buitoni: «Subito un confronto costruttivo in vista dell’Expo». Nelle ultime settimane eccessi senza fine in laguna


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VENEZIA - Due ragazzi che fanno la pipì dentro un cestino, un turista che decide di lavarsi in Canal Grande. Sono gli ultimi eccessi di un’estate veneziana all’insegna del degrado. Ancora una volta la città lagunare è stata «violata» da parte di chi non nutre alcun rispetto per uno dei luoghi più belli del mondo. Nelle ultime settimane (come negli anni scorsi, per carità, ma con maggiore frequenza) in laguna ne hanno viste di tutti i colori.

Dalle auto che si ritrovano in fondamenta, ai campeggiatori tra i parcheggi dell’isola del Tronchetto alle docce di svariata natura - nudi dietro un camper o, appunto, con il solo costume a due passi da piazza San Marco -, ai tuffi sotto il ponte di Calatrava. Quale sarà la prossima, triste pagina? Segnalateci attraverso foto e video le testimonianze del degrado a Venezia. Le pubblicheremo, con la speranza che servano in qualche modo da monito.


Il sottosegretario ai Beni Culturali e al Turismo Ilaria Borletti Buitoni torna sulla questione della regolamentazione dei flussi turistici in Laguna invitando ad aprire «un confronto senza scontri, per la tutela della città». Era stata la stessa Borletti ad avanzare la proposta una settimana fa, scatenando diverse polemiche. «Liquidare proposte per la gestione dei flussi turistici a Venezia come colpi di calura non serve né a Venezia né ai veneziani, né all’immagine del nostro Paese» prosegue Borletti. «Da un’analisi dei dati reali - aggiunge il sottosegretario - si deve partire per un serio e costruttivo confronto che dia a Venezia, in occasione di Expo e per i prossimi anni, gli strumenti per gestire quello che certamente è fonte di sviluppo economico, ma che non deve andare a detrimento del patrimonio identitario e culturale della città».

18 agosto 2014

Fatima, il quarto segreto esiste: Socci ha la prova, ecco qual è

Libero


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C’è una novità nel giallo del «terzo segreto di Fatima», una profezia che attraversa tutto il Novecento e sembra proiettata alla sua realizzazione finale.La novità è contenuta in una pubblicazione ufficiale del Carmelo di Coimbra, quello dove è vissuta ed è morta (nel 2005) suor Lucia dos Santos, l’ultima veggente. S’intitola «Un caminho sob o olhar de Maria» ed è una biografia di suor Lucia, scritta dalle consorelle, con dei preziosi documenti inediti della stessa veggente.

Prima di vederli bisogna ricordare bene qual è la storia di Fatima. Nel divampare della Grande Guerra, il 13 maggio 1917 la Madonna appare, nel villaggio portoghese, a tre pastorelli. I giornali laici irridono i «creduloni» sfidando la Vergine a dare un segno pubblico della sua presenza. Lei preannuncia ai tre bimbi che darà il segno e nell’ultima apparizione, quella del 13 ottobre, 70 mila persona accorse alla Cova de Iria assistono terrorizzati al vorticare del sole nel cielo. Un fenomeno che l’indomani sarà riferito sui giornali (pure anticlericali).

Nell’apparizione del 13 luglio la Madonna aveva affidato ai bambini un messaggio per il mondo intero. Era la grande profezia sui decenni successivi se l’umanità non fosse tornata a Dio. In effetti si realizzò tutto: la rivoluzione bolscevica in Russia, la diffusione del comunismo nel mondo, le sanguinose persecuzioni contro la Chiesa e infine la seconda tragica guerra mondiale. C’era poi una terza parte di quel segreto che si doveva rivelare - disse la Madonna - nel 1960. Arrivata quella data Giovanni XXIII secretò tutto perché terribile era il suo contenuto.

Provocò così una ridda di ipotesi. Nel 2000 Giovanni Paolo II rese noto il testo del terzo segreto che contiene la famosa visione del «vescovo vestito di bianco», con il Papa che attraversa una città distrutta, i tanti cadaveri e poi il martirio del Santo Padre, di vescovi, preti e fedeli.Da molti elementi si poteva intuire che non era tutto. Anche io, come altri autori, nel 2006 pubblicai un libro, «Il quarto segreto di Fatima», dove mostravo che mancava la parte, scritta e inviata successivamente, con le parole della Madonna che spiegavano la visione medesima. Lo stesso segretario di Giovanni XXIII, monsignor Capovilla, che aveva vissuto tutto in prima persona, in una conversazione con Solideo Paolini accennò proprio all’esistenza di quel misterioso «allegato».

Da parte ecclesiastica si è ufficialmente smentito che esista e che vi siano profezie che riguardano i tempi odierni. Ma una clamorosa conferma implicita arrivò dallo stesso Benedetto XVI che durante un improvviso pellegrinaggio a Fatima, il 13 maggio 2010, affermò: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». Aggiunse: «sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano… e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano».

Ma quali profezie potrebbero trovarsi in quel testo? Fanno riflettere queste due frasi del Papa pronunciate in quel discorso a Fatima: «L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo». E poi: «La fede in ampie regioni della terra, rischia di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata».Dalle parole di papa Benedetto s’intuì dunque che c’è davvero dell’altro in quel Terzo Segreto ed è drammatico per il mondo e per la Chiesa. Proprio a quella visita del papa è forse dovuta l’uscita di questo libro che fa filtrare un altro pezzetto di verità.

Il volume infatti attinge alle lettere di suor Lucia e al Diario inedito intitolato «Il mio cammino». Impressionante, fra gli inediti, è il racconto di come suor Lucia superò il terrore che le impediva di scrivere il Terzo Segreto. Verso le 16 del 3 gennaio 1944, nella cappella del convento, davanti al tabernacolo, Lucia chiese a Gesù di farle conoscere la sua volontà: «sento allora che una mano amica, affettuosa e materna mi tocca la spalla». È «la Madre del Cielo» che le dice: «stai in pace e scrivi quello che ti comandano, non però quello che ti è stato dato di comprendere del suo significato», intendendo alludere al significato della visione che la Vergine stessa le aveva rivelato.

Subito dopo - dice suor Lucia - «ho sentito lo spirito inondato da un mistero di luce che è Dio e in Lui ho visto e udito: la punta della lancia come fiamma che si stacca, tocca l’asse della terra ed essa trema: montagne, città, paesi e villaggi con i loro abitanti sono sepolti. Il mare, i fiumi e le nubi escono dai limiti, traboccano, inondano e trascinano con sé in un turbine, case e persone in un numero che non si può contare, è la purificazione del mondo dal peccato nel quale sta immerso. L’odio, l’ambizione, provocano la guerra distruttrice. Dopo ho sentito nel palpitare accelerato del cuore e nel mio spirito una voce leggera che diceva: “nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica. Nell’eternità il Cielo!”. Questa parola “Cielo” riempì il mio cuore di pace e felicità, in tal modo che, quasi senza rendermi conto, continuai a ripetermi per molto tempo: il cielo, il cielo!».

Così le viene data la forza per scrivere il Terzo Segreto. L’inedito che ho appena citato è un documento molto interessante, dove gli addetti ai lavori trovano facilmente conferma alla ricostruzione storica per cui il Terzo segreto è composto di due parti: una, la visione, fu scritta e inviata prima, mentre l’altra - quella che nelle parole della Madonna è «il significato» della visione stessa - fu scritta e inviata successivamente.È il famoso e misterioso «allegato» a cui accennò Capovilla. È il testo, tuttora non pubblicato, dove presumibilmente sta la parte che più spaventava suor Lucia. La stessa parte che spaventò Giovanni XXIII (ma anche, prima di lui, Pio XII) e che Roncalli decise di non rendere nota perché - a suo avviso - poteva essere solo un pensiero di suor Lucia e non avere origine soprannaturale.

È una parte così esplosiva che si continua tuttora, ufficialmente a negarne l’esistenza. E l’apertura di Benedetto XVI nel 2010, che ha portato anche alla pubblicazione di questo volume, oggi si è richiusa. Lo dimostra quanto è accaduto a Solideo Paolini, il maggiore studioso italiano di Fatima che, viste le pagine di questo libro che gli ho inviato, ha scritto al Carmelo di Coimbra chiedendo di poter consultare le due opere inedite menzionate nel volume, ritenendo che lì vi siano ulteriori dettagli sulla parte secretata. La lettera è arrivata a destinazione (ne fa fede la ricevuta), ma non ha avuto risposta. Paolini allora ha scritto di nuovo entrando nel merito e chiedendo se suor Lucia ha mai messo nero su bianco quel «significato della visione» che dall’Alto le era stato dato di comprendere e che quel 3 gennaio evitò di annotare su suggerimento della Madonna: «nelle opere che vi avevo chiesto di consultare c’è nessun riferimento a “qualcosa di più” a riguardo del Segreto di Fatima, a tutt’oggi testualmente inedito?».

La lettera risulta pervenuta il 6 giugno. Ma anch’essa non ha avuto risposta. Eppure sarebbe stato semplice rispondere di no. Evidentemente la risposta era «sì», ma non si può dare, perché sarebbe esplosiva. Così tacciono. Tuttavia la visione che ho appena citato rimanda ai due elementi che presumibilmente sono contenuti nel testo inedito del Segreto: la profezia di un’immane sciagura per il mondo e una grande apostasia e crisi della Chiesa. Una prova apocalittica al termine della quale - disse la Madonna stessa a Fatima - «il mio Cuore Immacolato trionferà». A questo sperato «trionfo» fece riferimento nel 2010 Benedetto XVI: «Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni (2017) affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità».   Significa che oggi, 2014, siamo già entrati nella spaventosa prova? In effetti se si guarda la cronaca…

www.antoniosocci.com



Papa Francesco: "Lecito fermare l'aggressione"
Libero


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"E' lecito fermare l'aggressore ma non bombardare", lo ha detto Papa Francesco che  ha quindi approvato l’uso della forza per fermare i militanti islamici che stanno attaccando le minoranze religiose in Iraq, ma ha spiegato che la comunità internazionale, e non solo un Paese,  dovrebbe decidere come intervenire. Bergoglio ha anche sottolineato che lui e i suoi consiglieri hanno considerato l’ipotesi di recarsi nel nord dell’Iraq per mostrare solidarietà con i cristiani perseguitati. Ma per ora non c’è stata decisione a questo  proposito.

Intervista in volo - Durante il volo di ritorno dalla Corea, infatti, al Santo Padre è stato chiesto se approvava gli attacchi degli aerei statunitensi unilaterali sui militanti dello Stato islamico che hanno conquistato aree del nord e dell’ovest del Paese e del nord-est della Siria e hanno costretto i cristiani e le altre minoranze religiose a convertirsi all’Islam o ad abbandonare le loro case.  Francesco, ha però spiegato che gli attacchi non devono servire a fermare gli attacchi ingiusti ma non devono essere una «scusa» utilizzata dalle potenze mondiali per giustificare "una guerra di conquista". Una nazione da sola - ha ancora aggiunto riferendosi agli Usa - non può giudicare come si pone fine a questa aggressione. Dopo la seconda guerra mondiale, è nata l’idea delle Nazioni Unite:è  lì che si deve discutere "C’è un’aggressione ingiusta? Sembra così. Come dovremmo fermarlo?’ Solo questo. Niente di più".

I conflitti -  "Siamo entrati nella Terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli". Non ha nessun dubbio Papa Francesco sulle crisi internazionali. Il Pontefice spiega che è stato raggiunto "un livello di crudeltà spaventosa" di cui spesso sono vittime civili inermi, donne e bambini. "La tortura è diventata un mezzo quasi ordinario".Bergoglio ha poi detto di "essere pronto a recarsi nel Kurdistan" iracheno per pregare e alleviare la sofferenza delle popolazioni colpite dalla guerra: "In questo momento non è la cosa migliore da fare, ma sono disposto a questo".



E' il quarto segreto di Fatima a guidare i passi di Francesco

Libero

di Antonio Socci

L'ultima parte della profezia della Madonna continene una verità che può sconvolgere i cattolici. E il Pontefice lo sa

13 aprile 2013



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Papa Bergoglio è alle prese col giallo del «quarto segreto» di Fatima, la misteriosa parte della profezia della Madonna che non sarebbe ancora stata pubblicata? Lo si evince da una serie di eventi sorprendenti di questi giorni.

Prima di esporli ricordiamo l’antefatto. Nel pieno della Prima guerra mondiale la Madonna appare, il 13 maggio 1917, a Fatima, in Portogallo, a tre pastorelli: Lucia dos Santos e i due cuginetti Francesco e Giacinta Marto. L’evento si ripete ogni 13 del mese, fino al 13 ottobre di quell’anno, quando la Madre di Cristo dà il «segno» richiesto - come sfida - dai giornali laici e dai commentatori del tempo: il sole che vortica nel cielo. Nell’apparizione del 13 luglio la Madonna aveva affidato ai bambini un messaggio per il mondo intero, una grande profezia di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco se l’umanità non fosse tornata a Dio: la rivoluzione comunista in Russia, la diffusione del comunismo in tutto il mondo, grandi persecuzioni sulla Chiesa e infine una nuova e più terribile guerra mondiale col genocidio di popoli (si avverò tutto).

La terza parte di quel messaggio del luglio 1917, che - secondo l’indicazione della Madonna - doveva essere rivelata nel 1960, fu invece secretata nel 1959 da Giovanni XXIII. Fiorirono così per anni attorno ad essa paure apocalittiche e ipotesi di ogni genere.  Nel 2000 Giovanni Paolo II decise di rendere pubblico il Terzo Segreto: in quel testo suor Lucia descrisse la visione del «vescovo vestito di bianco», la sua dolente Via Crucis in una città distrutta, in mezzo ai cadaveri, infine il suo martirio, sul monte della Croce, insieme a tanti vescovi e fedeli.

Era stato l’allora monsignor Bertone a istruire la pratica della pubblicazione del Segreto. Ma in quella istruttoria, nella pubblicazione e nell’interpretazione di quel testo molte erano le falle. Nel mio libro Il quarto segreto di Fatima, uscito nel novembre 2006, mostrai le tante contraddizioni e gli indizi che inducevano a pensare che quel terzo segreto fosse incompleto: mancava un testo, di cui si conoscevano alcune caratteristiche, contenente le parole profetiche della Madonna sulla Chiesa e sul mondo di oggi. 

Riferivo pure che l’antico segretario di Giovanni XXIII, monsignor Capovilla, testimone diretto degli eventi, in una conversazione con Solideo Paolini aveva accennato proprio all’esistenza di quel testo misterioso. Nel maggio 2007 Bertone, nel frattempo diventato Segretario di Stato vaticano, uscì con un suo libro-intervista dove ribadiva la versione sua (e non solo sua), senza però dare una sola risposta alle tante domande e ai dubbi. Qualche giorno dopo partecipò a una trasmissione tv durante la quale - senza contraddittorio - ripeté la sua idea e mostrò le buste aperte nel 2000 e contenenti il terzo segreto.

Questo coup de théatre, che avrebbe dovuto confutare ogni dubbio, fu però un autogol. Infatti fu facile osservare che su quelle buste mancava qualcosa che doveva esserci. Perché monsignor Capovilla aveva riferito, in un’intervista di alcuni anni prima, che quando - nel 1959 - papa Roncalli lesse il Terzo segreto e decise di secretarlo, disse allo stesso Capovilla di «richiudere la busta» scrivendoci sopra «non dò nessun giudizio» perché il messaggio «può essere una manifestazione del divino e può non esserlo». Ebbene questa scritta, di pugno di Capovilla, nelle buste mostrate in tv non c’era. Perché? Bertone non dette risposta. Evidentemente c’era un’«altra» busta che conteneva la parte controversa.

Di lì a pochi giorni lo stesso Capovilla, interpellato da Paolini, confermò l’esistenza di qualcos’altro: un «allegato». Qualcosa che - secondo Capovilla, che faceva suo lo scetticismo di Roncalli - non proveniva dalla Madonna, ma era piuttosto una «riflessione» della suora «sul vescovo vestito di bianco». È la parte mai rivelata del terzo segreto che - dalle testimonianze dei pochi che la lessero - pare essere esplosiva. Del resto ad aprire nuovi scenari sul terzo segreto è stato lo stesso Benedetto XVI nel maggio 2010.

Il Segretario di Stato infatti aveva ripetuto fino ad allora che esso riguardava l’attentato a Wojtyla del 1981 e si era già tutto realizzato e scriveva polemicamente a pagina 79 del suo volume: «L’accanimento mediatico è quello di non volersi capacitare che la profezia non è aperta sul futuro, è consegnata al passato. Non ci si vuole arrendere all’evidenza».Invece papa Benedetto XVI affermò l’esatto opposto: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa».

Disse queste parole nel pieno dello scandalo pedofilia, durante un improvviso pellegrinaggio a Fatima, il 13 maggio 2010, davanti al Santuario. In quella circostanza egli inserì nella profezia del Terzo segreto proprio lo scandalo della pedofilia, culmine di una drammatica crisi del sacerdozio e della Chiesa. Ed è evidente che tale scandalo non poteva essere compreso nella visione rivelata nel 2000 (dove non c’è traccia di esso), ma in un’altra parte che è tuttora da pubblicare.

Benedetto XVI disse infatti: «Oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano... e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano... Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa».

Come si vede Benedetto XVI evitò di indicare l’attentato del 1981 come «la» realizzazione del terzo segreto e collocò il compimento del Terzo segreto steso negli anni successivi all’attentato del 1981 e nel nostro stesso futuro: «Sono realtà del futuro che man mano si sviluppano e si mostrano... sofferenze della Chiesa che si annunciano».

È il contrario di quanto affermato dal Segretario di Stato. Benedetto XVI addirittura fece capire che il «trionfo del Cuore Immacolato di Maria» annunciato a Fatima dalla Madonna stessa, come conclusione della sua profezia, non poteva essere identificato nella mera caduta del comunismo del 1989, ma doveva ancora realizzarsi.  Il Papa infatti nel maggio 2010 disse: «Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni (2017) affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità».

Evidentemente per Benedetto XVI stavano per arrivare gli anni decisivi. Questi. Ed eccoci ad oggi. Papa Ratzinger, ormai 85enne, sente mancargli le forze di fronte alla sfida dei tempi e rinuncia al pontificato l’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes.Il successore viene eletto il 13 marzo successivo (il giorno 13 del mese richiama la devozione di Fatima). Molti riflettono sulla misteriosa espressione del Terzo segreto: «Il vescovo vestito di bianco». Di cui suor Lucia scriveva: «Abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre».

Ci si chiede se quelle parole possano riferirsi al papa dimissionario. O al successore che ama definirsi «vescovo di Roma». Lo stesso papa Francesco, devoto a Maria (a cui dedica la sua prima uscita), cita Fatima all’Angelus del 17 marzo. Poi una decina di giorni fa un episodio sorprendente. Papa Bergoglio telefona a monsignor Capovilla, ormai novantenne, che vive nella bergamasca. Lo vuole incontrare.

Capovilla aderisce. Questo strano incontro e i suoi contenuti restano tuttora avvolti nel mistero. Perché nel primo mese del suo pontificato il Papa ha sentito il bisogno di vedere riservatamente l’antico segretario di Roncalli? Per quale urgenza? Infine tre giorni fa, a un mese esatto dalla sua elezione, un annuncio a sorpresa: papa Francesco ha chiesto al patriarca di Lisbona, il cardinale José Policarpo, di consacrare il suo pontificato alla Madonna di Fatima.
Cosa significa? E che dobbiamo aspettarci?



Il Papa parla del segreto di Fatima: "Le persecuzioni vengono anche dall'interno della Chiesa"

Libero


Il riferimento forse allo scandalo pedofilia, nel primo giorno del viaggio in Portogallo

11 maggio 2010

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Il viaggio del Papa - È partito oggi per la sua visita di 4 giorni in Portogallo Papa Benedetto XVI. Si tratta del suo quindicesimo viaggio all'estero, il quinto di un Pontefice in Portogallo, dopo quello di Paolo VI nel 1967 e i tre di Giovanni Paolo II, nel 1982, nel1991 e nel 2000. La visita avviene nel decimo anniversario della beatificazione dei pastorelli Giacinta e Francesco, che con la cugina Lucia furono testimoni delle apparizioni mariane a Fatima, la tappa centrale, oltre a quelle a Lisbona e Porto, di questo viaggio papale. L'aereo del Papa è decollato questa mattina poco prima delle 9.00 dall'aeroporto romano di Fiumicino con destinazione Lisbona. All'arrivo Benedetto XVI è stato accolto accolto dal presidente della Repubblica, Anibal Cavaco Silva.

Dopo la cerimonia di benvenuto nel Monastero “dos Jeronimos”, uno dei maggiori monumenti portoghesi, il Papa si è recato in visita al capo dello Stato nella residenza presidenziale del Palazzo di Belem. Dopo il pranzo e una pausa pomeridiana nella Nunziatura, alle 18.15 locali (le 19.15 italiane) il Papa celebrerà una messa nella centralissima Piazza del Commercio. Nell'occasione, il sindaco di Lisbona consegnerà al Pontefice le chiavi della città. Al ritorno serale in Nunziatura, è previsto che i giovani intonino canti in suo onore.

Il segreto di Fatima - Benedetto XVI torna a parlare del terzo segreto di Fatima nel primo giorno del suo viaggio in Portogallo, dopo che nel 2000 Giovanni Paolo II lo aveva incaricato di divulgarne il testo, accompagnandolo con un’opportuna interpretazione teologica. Oggi, il Papa ha voluto aggiornare quella lettura, spiegando che le persecuzioni contro vescovi e sacerdoti di cui si parla nel testo del segreto, sono anche quelle che vengono dall’interno stesso della Chiesa: il riferimento è al recente scandalo pedofilia e alle responsabilità di molti vescovi e uomini di  Curia nella copertura degli abusi sessuali. Wojtyla all’epoca vide nella profezia dei tre pastorelli l'annuncio dell’attentato che l’avrebbe colpito il 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro, e fu lo stessi pontefice polacco ad affermare che la pallottola che lo avrebbe dovuto far morire fu deviata dalla Vergine.

Le parole sulla pedofilia - «Il perdono non sostituisce la giustizia» ha affermato Benedetto XVI. Elencando le «risposte che la Chiesa deve dare», così come già prospettato nel messaggio di Fatima, il Papa ha citato «la penitenza, la preghiera, l'accettazione, il perdono che occorre dare, ma anche la necessità di giustizia, perché il perdono non sostituisce la giustizia». Quindi «la conversione permanente, e le tre virtù teologali: la fede, la speranza, la carità».

Le polemicheLa decisione del governo portoghese, guidato dal socialista Josè Socrates, di dichiarare due giornate festive per la visita del Pontefice ha suscitato reazioni e polemiche. Oggi non si lavora a Lisbona, dove è atteso l'arrivo del Papa per una visita pastorale di quattro giorni in Portogallo. E giovedì si fermeranno le attività produttive su tutto il territorio nazionale, in coincidenza con la messa che Benedetto XVI celebrerà a Fatima, dove 101 anni fa avvenne la prima apparizione della Vergine Maria ai tre pastorelli. Secondo sindacati e imprenditori, riportano i media spagnoli, la paralisi del paese per l'arrivo del Papa è una follia per l'economia portoghese che potrebbe, secondo la maggior parte degli analisti, seguire a breve le orme di quella greca.

Le suore di clausuraPer la visita del Papa in Portogallo, le suore carmelitane scalze di Coimbra, compagne di Lucia dos Santos, la guardiana dei segreti di Fatima morta nel 2005, hanno deciso di rinunciare alla clausura per quattro giorni e di seguire il pontefice in Tv: «Staremo accanto a lui, lo accompagneremo ovunque attraverso la televisione» ha spiegato Lusa suor Maria Celina. Il carmelo di Santa Teresa a Coimbra era stato visitato dall'allora cardinale Joseph Ratzinger accompagnato dal fratello Georg nell'ottobre del 1996. Nei giorni precedenti il cardinale aveva presieduto a Fatima le cerimonie per l'anniversario dell'ultima apparizione della Madonna ai Pastorelli, il 13 ottobre 1917.

Il volo Alitalia - Benedetto XVI è giunto a Lisbona con un volo Alitalia. Il volo AZ 4000 è effettuato con il nuovissimo Airbus A320 “Giuseppe Ungaretti” entrato recentemente a far parte della flotta di Alitalia. Un comunicato ha reso noto che l'equipaggio è composto da 2 comandanti, 1 primo ufficiale e 6 assistenti di volo, scelti tra quanti si sono distinti per professionalità e impegno nel corso della loro carriera professionale.