sabato 16 agosto 2014

Lei non sa chi sono io". Assessore multata e denunciata

Rachele Nenzi - Ven, 15/08/2014 - 13:26

L'assessore all'Istruzione del Comune di Brescia, Roberta Morelli (centrosinistra), beccata mentre parlava al telefono durante la guida


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Ha provato a farla franca con il classico "Lei non sa chi sono io". Ma gli agenti della Polizia Locale di Brescia non hanno sentito scuse e l'hanno multata. Motivo? Guidava l'automobile mentre parlava al telefonino. Protagonista della vicenda l'assessore di centrosinistra all'Istruzione del Comune di Brescia, Roberta Morelli. Come se non bastasse, Morelli è stata denunciata dai vigili per diffamazione e oltraggio. Il caso, raccontato da Libero, risale allo scorso 19 marzo.

Quando i vigili le hanno mostrato la paletta alzata, lei è andata su tutte le furie: "Ma sta scherzando, spero. Non sa chi sono? Maleducati". La Morelli poi si è giustificata così: "Ero di fretta, avevo un appuntamento in Loggia, la mia era un'espressione di stupore per la richiesta dei documenti e non voleva essere un atteggiamento autoritario. Tanto che non ho mai chiesto che mi fosse cancellata la multa, che ho pagato".

M5S, Alessandro Di Battista: "Sto con l'Isis, vanno capiti"

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"Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana". A parlare non è un jihadista o un militante di Al Qaeda, ma un parlamentare italiano: il grillino Alessandro Di Battista. Con un lunghissimo post sul blog di Grillo, "Dibba" (così ama farsi chiamare dai suoi compagni grillini) si schiera al fianco dei jihadisti iracheni dell'Isis. 

Il delirio
- "L'obiettivo politico (parlo dell'obiettivo politico non delle assurde violenze commesse) dell'ISIS, ovvero la messa in discussione di alcuni stati-nazione imposti dall'occidente dopo la I guerra mondiale ha una sua logica". Lo scrive il deputato M5s Alessandro Di Battista in un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo. "Il processo di nascita di nuove realtà su base etnica è inarrestabile sia in Medio Oriente che in Europa. Bisogna prenderne atto e, assieme a tutti gli attori coinvolti, trovare nuove e coraggiose soluzioni", afferma il grillino.


Poi non può mancare un passaggio sull'11 settembre, tema caro alla banda pentastellata: "L'attentato alle Torri Gemelle fu una panacea per il grande capitale nordamericano. Forse anche a New York qualcuno “alle 3 e mezza di mattina rideva dentro il letto” come capitò a quelle merde dopo il terremoto a L'Aquila. Quei 3.000 morti americani vennero utilizzati come pretesto per attaccare l'Afghanistan, un paese con delle leggi antitetiche rispetto al nostro diritto ma che con il terrorismo internazionale non ha mai avuto a che fare".



M5s, Di Stefano: "Serve rispetto per capire l'Isis"

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"Fenomeni radicali come quelli dell’Isis in Iraq sarebbero da approfondire con calma e con rispetto“. “Quale rispetto scusi?”. “Rispetto delle cause che sono dietro la situazione attuale”. Questo lo scambio di battute tra il capogruppo M5S alla commissione Esteri alla Camera, Manlio Di Stefano, e Francesco Grignetti de La Stampa che l’ha intervistato. Di Stefano spiega: “Noi siamo contro ogni intervento armato in Iraq. Anche indiretto. Noi restiamo pacifisti senza se e senza ma. Noi occidentali abbiamo dato per scontato che la nostra fosse l’unica democrazia possibile.

Affrontare le cause con rispetto significa interrogarsi se non ci siano altre forme di governo e di democrazia che vanno bene per i posti dove sono”. Ma la posizione di Di Stefano nei confronti dell’Iraq va oltre il cercare di capire l’Isis. Quando Grignetti gli fa notare che la gente muore e c’è il rischio di un genocidio lui attacca gli Stati Uniti e spiega che la guerra in Iraq l’abbiamo "provocata noi": "Oggi è facile parlare di intervenire. Ma guai a dimenticare che lì abbiamo portato noi l’instabilità politica. Tra l’altro l’Italia fu complice di quella guerra".



Carlo Martelli, M5s: le teorie sulle "riforme fatte con amore" e scie chimiche
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Chip sotto la pelle, scie chimiche che in tandem col Bilderberg comandano il mondo, le sirene vive e vegete e mica solo nei fumetti Disney, auto-attentati a stelle e strisce, Chavez a Milano, bevute di pipì e chi più ne ha, più ne dica. Dai grillini abbiamo sentito di tutto. Eppure la misura non è mai colma. C'è sempre spazio per la scoperta di un nuovo peculiare pentastellato. In questo caso si tratta del senatore Carlo Martelli, 48 anni, che si presenta al Corriere della Sera. Parlamentare e matematico, spiega che "in politica ci vuole più matematica", appunto, poiché "la composizione della Camera, secondo la riforma, è antiscientifica".

Letterine morte - Tra numeri e filosofia, il Martelli, insomma, ci spiega perché il pacchetto di riforme di Matteo Renzi così com'è non va bene. Di Novara, cranio lucido e sguardo spiritato, ai piedi - scrive il Corsera - porta dei sandali francescani, che mal si abbinano alla cravatta. Ma tant'è, nel fantastico mondo della decrescita felice ogni stile è possibile. Il senatore grillino, prima di arrivare al cuore critico del suo intervento, snocciola la ragione per la quale si è avvicinato alla politica: non sapeva cosa fare. "Era un periodo che mi sentivo inutile. Avevo una voglia di partecipare frustrata. Spedivo lettere ai politici e nessuno si rispondeva". E chissà perché.

Amori e traslazioni - Poi, un giorno, "mentre spulciavo il sito di Grillo mi sono imbattuto nel meet up di Novara". Una folgorazione: si trasforma in pentastellato, un'irresistibile ascesa fino al Senato. E ora, da Palazzo Madama, osteggia la riforma di miss Maria Elena Boschi. No, quel testo non va bene: "La riforma costituzionale - spiega il matematico - deve essere fatta con amore, perché è un lascito ai nostri figli". "Lo stesso - prosegue - vale per la legge elettorale. Da matematico, vi dico che ha un unico scopo: traslare la volontà degli elettori su un campione più piccolo. Più piccolo è il campione, meno è significativo". Un concetto che tradotto dal linguaggio da sciamano visionario significa che in Parlamento 60 milioni di persone non ci entrano mica. La fiera dell'ovvio, insomma, in salsa filosofico-matematica.

Polli e pollai - La tirata del senatore Martelli prosegue poi con la parabola del pennuto, la "teoria del pollo. Uno mangia un pollo, l'altro no, gli italiani mangiano mezzo pollo a testa. Un Senato da 100 persone non va bene. Non si gioca con i numeri". Insomma lui in Senato di polli ne vorrebbe migliaia. E per rivendicare la prevalenza del numero poi chiosa: "Non si può fare una legge per cui un partito con il 30 per cento prende il 55". D'altra parte uno che se ne fa del 30% di un pollo? Eppoi se uno si prende il 55%, del pollo, ecco, "c'è un pericolo di autoritarismo". Il ritornello dittatoriale, se parla un Cinque Stelle, non può mancare.

Chimicamente visionario - Dulcis in fundo, si parla anche delle già citate scie chimiche. Lo si fa al termine dell'intervista, quando il senatore-matematico-francescano continua a filosofeggiare. Da buon scienziato premette: "Non ci sono evidenze scientifiche. Per ora. Un mio prof mi spiegava che la scienza più che dare certezze deve coltivare dubbi". Il Martelli, insomma, lascia intendere che alle scie chimiche ci crede. E per chi non lo ricordasse, secondo i complottardi, con "scie chimiche" s'intendono delle potenti e misteriose condensazioni rilasciate nell'atmosfera dagli aerei, tassello fondamentale di un maxi-"gomblotto" planetario per il controllo di menti, consumi, clima eccetera eccetera. Roba da grillini, insomma. Roba da Martelli.

Gb, nomi dati ai neonati. Maometto è il più diffuso

Luisa De Montis - Sab, 16/08/2014 - 13:23

Supera Harry, William e persino George


«Maometto» supera Harry, William e persino George. La Gran Bretagna è sempre di più una società multiculturale e multietnica e ciò si riflette nelle scelte dei nomi dati ai bambini da parte dei britannici. Così, per la prima volta, un nome di origine straniera supera quelli autoctoni, anche se, nelle classifiche ufficiali, Oliver risulta primo, in quanto "Muhammad" può essere registrato alle autorità in diversi modi, con uno spelling che cambia a seconda della nazionalità dei genitori.

Il dato, relativo a Inghilterra e Galles, mostra comunque un attaccamento ancora forte alla casa reale.
Mentre tutte le varie forme di Maometto (Muhammad, Mohammed e Mohammad) hanno fatto registrare 7.445 bambini con questo nome nel 2013, Oliver è al secondo posto, a quota 6.949. Ma, nei primi dieci, per quanto riguarda i maschietti, si incontrano appunto anche gli omonimi dei figli di Carlo e Diana e del principino George.

Datagate: gli 007 tedeschi intercettarono Hillary Clinton e altri alleati Nato

La Stampa

I media: la Germania, bersaglio di azioni di spionaggio dell’intelligence Usa, avrebbe a sua volta spiato conversazioni dell’ex segretario di stato americano

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Predicare bene e razzolare male. Questo il “peccato”, ormai considerato veniale dopo lo scoppio dello scandalo Nsagate, che avrebbe commesso la Germania beccata ad aver intercettato, non solo, «per errore» Hillary Clinton quando era segretario di Stato (2009-2013) ma - a seguito di un ordine esplicito del governo - anche altri alleati Nato. È quanto hanno rivelato alcune testate tedesche, Sueddeutsche Zeitung in testa, ma senza riferire quali tra i 27 alleati dell’Alleanza siano (stati e forse anche ora) spiati, mettendo in imbarazzo la cancelleria dopo le “filippiche” di Berlino contro Washington scoperta prima a spiare (la Nsa) il cellulare di Angela Merkel e poi pizzicati (la Cia) ad aver assoldato due 007 tedeschi per fare il doppio gioco a loro favore. Scoperta che portò Berlino ad espellere il capo stazione di Langley a Berlino.
 
Clinton sarebbe stata intercettata dal Bnd (i servizi segreti tedeschi mente si trovava sul suo aereo di Stato. Il quotidiano bavarese sostiene che l’evento non era parte di una sistematica attività di spionaggio del capo della diplomazia Usa, aggiungendo che il fatto che la registrazione non sia stata immediatamente distrutta, è stata «un’idiozia». A complicare il caso il particolare che gli Usa sapevano già tutto proprio grazie ad una delle due spie tedesche doppiogiochiste, identificato da Markus R., 31enne.

No comment - imbarazzato - da Berlino e da Washington. Lo scorso mese in un’intervista la Merkel aveva pontificato che gli Usa e la Germania hanno una concezione fondamentalmente differente del ruolo dei servizi segreti. In realtà - a parte le dimensioni dell’attività di spionaggio dei propri alleati - sembra proprio di no.

Le due agende del presidente Usa: una ufficiale, l’altra segreta

La Stampa
paolo mastrolilli

Ogni sera i reporter ricevono una mail col programma del giorno dopo, ma riporta solo gli avvenimenti che la Casa Bianca vuole rendere pubblici. Gli altri, vengono ignorati. Yahoo News è riuscito a mettere le mani su un vero “schedule” riservato, e ne ha pubblicato una copia: così funziona il tempo del presidente.




Ecco l’agenda segreta del presidente Usa



Il 29 maggio scorso il presidente Obama ha ricevuto a pranzo alla Casa Bianca Hillary Clinton. Nessuno avrebbe saputo di questo incontro segreto, se la giornalista di “People” che poco prima aveva intervistato l’ex segretario di Stato sul suo libro “Hard Choices”, non avesse fatto l’errore di inviare un tweet in cui rivelava dove stava andando. Il pranzo tra il presidente e la probabile aspirante alla sua successione non compariva in alcun calendario della Casa Bianca, per un motivo preciso: era riservato, e tale doveva restare.

Questo incidente ha scatenato la curiosità dei giornalisti per scoprire la differenza tra l’orario ufficiale e quello reale dell’uomo più potente al mondo. Ogni sera, infatti, i reporter ricevono una mail col programma del giorno dopo, ma riporta solo gli avvenimenti che la Casa Bianca vuole rendere pubblici. Gli altri, tipo il pranzo con Hillary, vengono semplicemente ignorati. Yahoo News è riuscito a mettere le mani su un vero “schedule” riservato, e ne ha pubblicato una copia, per far capire come funziona questo delicatissimo processo di gestione del tempo del presidente.

Il tempo, in effetti, è la merce più preziosa alla Casa Bianca: tutti ne vogliono un po’, e per soddisfare le richieste servirebbe una giornata di almeno 48 ore. Bush figlio incontrava singolarmente i membri del gabinetto due volte all’anno, e se non andavano subito al sodo li avvertiva: “Stai perdendo quota”. Quindi nell’ufficio dello “scheduling” ci sono una decina di persone che fanno solo quello: ricevono le richieste di incontrare o parlare col presidente, e sentendo il capo di gabinetto decidono cosa inserire o no nel programma.

Alla fine questo diventa dettagliatissimo, quasi al minuto. Include dettagli come questi, inseriti in una serata di raccolta fondi dell’allora presidente Clinton in California: “Goldie Hawn fa un breve discorso”, “Sugar Ray suona”, “Cher presenta Muhammad Ali”, e “John Travolta fa una breve dichiarazione per introdurre il Presidente”. Sono cose che a volte il pubblico non deve sapere. 
Ad esempio, nel programam di Clinton del 19 dicembre 1998, giorno del suo impeachment, non c’era scritto che lui avrebbe fatto un discorso per rifiutare di dimettersi.

Poi bisogna sempre essere pronti a cambiare, se una crisi richiede un meeting interno, una dichiarazione pubblica del presidente, o magari consiglia di cancellare qualcosa. Obama, ad esempio, viene ancora criticato perché dopo l’attacco al consolato di Bengasi partecipò ad un evento per la raccolta di finanziamenti elettorali. Quasi niente, a confronto con un pranzo segreto in cui il presidente e la sua ex segretaria di Stato hanno discusso la strategia per decidere il futuro della Casa Bianca. 

Il cane del vicino non smette di abbaiare: la casa si abbandona gratis

La Stampa

I gravi motivi che consentono, indipendentemente dalle previsioni contrattuali, il recesso del conduttore dal contratto di locazione, ai sensi degli artt. 4 e 27 l. n. 392/1978, devono essere determinati da fatti estranei alla sua volontà, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto, in modo da rendere gravosa la prosecuzione. Lo afferma la Cassazione nella sentenza 12291/14.

ratiLa Corte d’appello di Brescia revocava il decreto ingiuntivo, con cui era stato intimato ad una donna di pagare una somma a titolo di canoni di locazione insoluti. La donna aveva esperito il recesso ai sensi dell’art. 4 l. n. 392/1978 (locazione di immobili urbani) per gravi motivi consistenti nel disturbo arrecatole dal continuo abbaiare di un cane di proprietà dell’inquilino sovrastante.

La società, proprietaria dell’appartamento, ricorreva in Cassazione, sostenendo che i gravi motivi legittimanti il recesso dal contratto di locazione non possono essere mai costituiti dal fatto illecito del terzo. In tale caso, a suo giudizio, il conduttore potrebbe agire direttamente contro l’autore del fatto illecito e non sarebbe, invece, una possibilità il recesso dal contratto.

Nel caso di specie, la donna non si era rivolta all’autorità giudiziaria competente e non aveva chiesto la cessazione delle molestie. Analizzando la domanda, la Corte di Cassazione ricordava che i gravi motivi che consentono, indipendentemente dalle previsioni contrattuali, il recesso del conduttore dal contratto di locazione, ai sensi degli artt. 4 e 27 l. n. 392/1978, devono essere determinati da fatti estranei alla sua volontà, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto, in modo da rendere gravosa la prosecuzione.

In presenza di molestie di fatto, il conduttore può agire personalmente contro il terzo, secondo quanto previsto dall’art. 1895 c.c., ma ciò non esclude il ricorso ad altri strumenti di tutela giuridica.

Non è possibile costringere il conduttore a continuare a detenere il bene e ad agire in giudizio contro il terzo, essendo questa una facoltà e non un obbligo. Nel caso di specie, la dismissione della detenzione dell’immobile non era dipesa da un’arbitraria volontà del conduttore, bensì da esigenze esterne, consistenti nel disturbo arrecato dal cane del vicino, che avevano causato delle condizioni di stress indotte dal disturbo alla quiete ed al riposo notturno, che erano sopravvenute rispetto all’inizio del rapporto di locazione. Per questi motivi, la Corte di Cassazione rigettava il ricorso.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it