giovedì 7 agosto 2014

Gay contro natura": condannato Taormina

Sergio Rame - Mer, 06/08/2014 - 16:13

L'avvocato alla Zanzara: "Nel mio studio non voglio omosessuali". E il giudice lo condanna per discriminazione


"Se la tenga lei l’omosessualità... io non ne ho alcune, né in simpatia né in antipatia, non me ne frega niente, l’importante è che non mi stiano intorno. Mi danno fastidio. Parlano diversamente, si vestono diversamente, si muovono diversamente, è una cosa assolutamente... eh... assolutamente insopportabile, guardi. È contro natura". Le affermazioni sugli omosessuali, rese il 16 ottobre scorso mentre era ospite della trasmissione radiofonica La Zanzara, sono costate all'avvocato Carlo Taormina una condanna per discriminazione.

Rispondendo alle domande dei conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo, Taormina ha sostenuto di non volere omosessuali nel proprio studio. Una affermazione che adesso all'avvoato è costata la condanna per discriminazione. La sentenza è stata emessa dal giudice dellavoro di Bergamo Monica Bertoncini che ha dichiarato "il carattere discriminatorio del comportamento tenuto da Taormina per averpiù volte affermato, nel corso dell’intervista radiofonica alla trasmissione La Zanzara di non voler assumere nel proprio studio persone omosessuali".

Non solo. La Bertoncini ha anche ordinato a Taormina di pubblicare, a proprie spese, un estratto del provvedimento "in formato idoneo a garantirne adeguata pubblicità". E ancora: Taormina dovrà pagare 10mila euro per "risarcimento del danno" nei confronti dell'associazione Avvocatura per i diritti Lgbti che aveva presentato il ricorso per discriminazione lamentando la "sussistenza di una discriminazione diretta sulla base dell’orientamento sessuale" dal momento che Taormina "in qualità di avvocato e titolare di uno studio" aveva affermato che non avrebbe mai preso in considerazione candidati omosessuali.

"Se uno è omosessuale - aveva chiesto Cruciani in trasmissione - non lo assume nel suo studio?". "Ah sicuramente no - aveva risposto Taormina - sicuramente no". E quando il conduttore gli aveva fatto presente che si trattava di discriminazione, Taormina aveva risposto: "Beh, vabbè sarà discriminazione, a me non mene frega niente". E Cruciani aveva insistito: "Cioè non ho capito, lei lo chiese, se fa un colloquio chiede: 'Ma lei è frocio?'". E Taormina: "No, lo capisco da solo. Non c’è bisogno". Anche il giudice oggi ha ritenuto discriminatorie tali affermazioni.

Schettino indigna, i cattivi maestri no

Stefano Zurlo - Gio, 07/08/2014 - 10:28

Bufera per la sua lezione all'università di Roma, interviene il ministro. E quando in cattedra andava Curcio?

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La lezione del professor Francesco Schettino. L'ultimo, solo l'ultimo, di una lunga serie di cattivi maestri. Il comandante della Costa Concordia tiene una miniconferenza dal titolo surreale, quasi tragicomico: gestione del panico. Pare uno scherzo, succede per davvero. Un seminario sotto il mantello della Sapienza, una delle più prestigiose università d'Italia.

E così, inevitabilmente, Schettino diventa il fiammifero che accende d'indignazione il Palazzo e innesca uno scaricabarile all'italiana. Senza fine. L'incontro pare orfano di padre. Eppure Schettino, sotto processo a Grosseto per il disastro del Giglio e la morte di 32 persone, viene sdoganato e parla, sia pure per pochi minuti, dopo la proiezione di un filmato in 3D che ricostruisce il dramma.

«Sono stato chiamato - è la sua difesa con il quotidiano la Nazione - perchè sono un esperto. Dovevo illustrare la gestione del controllo del panico, o meglio qual è la componente umana in situazioni del genere. D'altronde ho viaggiato in ogni mare del mondo, so come ci si comporta in casi del genere, come bisogna reagire quando ci sono equipaggi di etnie diverse». Parole che si commentano da sè perchè Schettino prima ha spinto la nave dove non avrebbe dovuto, poi, dopo il botto, se l'è svignata tuffandosi sulla prima scialuppa disponibile e non ha cambiato idea nemmeno davanti alla insistenze di Gregorio De Falco che gli gridava il celebre: «Torni a bordo, c...“

L'avvocato Cataldo Calabretta, civilista, prova a smorzare i toni: «Schettino si è limitato a commentare un video sul naufragio della Costa Concordia». Ma il vocabolario minimalista non basta per spegnere l'incendio. E' tutto un coro, altissimo. Toni che non si erano sentiti, in verità, quando a salire in cattedra erano stati gli ex terroristi. Renato Curcio a Lecce, Toni Negri a Padova, Valerio Morucci, atteso proprio alla Sapienza che lo scaricò in extremis. Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini definisce il fatto «sconcertante».

E attacca: «L'autonomia universitaria non può essere declinata in spregio alle famiglie delle vittime della tragedia che rappresenta ancora una ferita aperta per il Paese». E il rettore della Sapienza Luigi Frati prende le distanze dall'iniziativa del direttore del master, Vincenzo Mastronardi: «La Sapienza condanna fermamente il grave episodio e deferisce immediatamente il professor Mastronardi al comitato etico perchè ne valuti i profili, anche ai fini disciplinari». Frati cerca così di rimediare allo schiaffo ricevuto dall'istituzione, ma anche Mastronardi, titolare della cattedra di psicopatologia forense e volto televisivo, si allontana dal fuoco: «Abbiamo proposto le ricostruzioni in 3D di varie scene del crimine fra cui quella della Concordia.

Saputolo, gli avvocati di Schettino mi hanno telefonato per comunicarmi che per par condicio ritenevano opportuno intervenire anche loro. Poi a sorpresa si è presentato Schettino che ha parlato per soli 10 minuti». Il contenuto? Da par suo: «Ha chiarito che se si fossero messe le ancore la nave sarebbe calata immediatamente a picco e che nella gestione della psicologia delle emergenze non poteva dare l'allarme per non seminare il panico».

Un quasi eroe, dunque, o meglio un personaggio dai nervi d'acciaio e non la mezza macchietta passata direttamente dai brindisi galanti con la fascinosa moldava alla fuga ignominiosa su una scialuppa, con corredo di frasi gergali da fumetto napoletano. «Comunque - è la chiusa autoassolutoria di Mastroanardi - non era un master ma un'iniziativa riservata agli esperti svolta non in una università ma al Circolo ufficiali dell'Aeronautica».

Il domino delle responsabilità prosegue. Ma l'album dei cattivi maestri ha tante altre pagine. Anche peggiori. Un'offesa alla memoria e al sangue versato.

Pisapia spende l'eredità per il mercato dei ciechi

GdF - Gio, 07/08/2014 - 07:00

Il caso scatenato dalla notizia di una possibile cancellazione causa spending review del progetto del mercato al buio gestito dall'Istituto dei Ciechi all'interno del Padiglione Italia dell'Expo, potrebbe aver già trovato una soluzione.

Ieri il sindaco Giuliano Pisapia si è detto sicuro che il Comune sarà pronto a dare il proprio contributo per non farlo saltare. Di qui l'idea di partecipare a quell'iniziativa proposta dall'assessore Pierfrancesco Majorino che ha chiesto ai milanesi il modo migliore per impiegare i 300mila euro di eredità lasciati a Palazzo Marino da un benefattore. «Siccome anche il sindaco fa parte della cittadinanza - ha detto ieri Pisapia -, la mia indicazione andrà in questa direzione». Anche se, per il sindaco, sarebbe meglio che il Padiglione Italia decidesse di mantenere un'iniziativa dal costo di 200mila euro. Anche perché l'eredità, per specifica richiesta del generoso Dario Granata, è destinata ad attività benefiche e di solidarietà rivolte ad anziani e bisgnosi. Per «chi è interessato che Expo non sia solo una vetrina di prodotto ma di idee e conoscenze - ha sottolineato Pisapia - questo non è un progetto da abbandonare».

Ma nel frattempo il commissario per il Padiglione Italia Diana Bracco ha assicurato che il Percorso sensoriale «si farà», nonostante l'ipotesi che il direttore artistico Marco Balich abbia intenzione di cancellarlo perché troppo oneroso. «Sono certa - ha detto ieri la Bracco - che con il commissario Rodolfo Masto che incontrerò il 14 agosto troveremo un'intesa anche sulla congruità dei costi del progetto. Non priviamo i visitatori dell'Expo di una delle esperienze più coinvolgenti». La possibilità di esplorare con tutti i sensi, esclusa la vista, gli odori e i rumori del mercato di Palermo raffigurato nella straordinaria opera La Vucciria di Renato Guttuso. «Un'idea bellissima del nostro consulente artistico Marco Balich - spiega la Bracco - proposta all'Istituto dei Ciechi di Milano. Del resto per noi spendere in modo oculato le risorse pubbliche che ci sono state affidate è un dovere».

Alfano e il Comune trasformano il Cie in hotel per profughi

Enrico Silvestri - Gio, 07/08/2014 - 08:34

Lavori costosi al centro per le espulsioni e poi la decisione di usarlo come albergo


Da centro di «identificazione ed espulsione» a sede temporanea di prima accoglienza per i profughi in arrivo dal Nordafrica. Sulla carta 140 posti che, secondo l'assessore Pierfrancesco Majorino, potrebbero salire a 200. Una decisione presa ieri dal Governo che ha suscitato apprezzamento, ovviamente lo stesso Majorino, perplessità, il popolare Matteo Forte e il pdRoberto Caputo, o decise prese di posizione: «Un hotel per profughi a spese del contribuente» accusa Riccardo Decorato di Fratelli d'Italia.

Lunga e tormentata la storia del Cie di via Corelli, nato nel 1998 come Centro di permanenza temporanea, in base alla legge Turco-Napolitano, dove trattenere per tre mesi gli immigrati clandestini senza identità. Fu subito violentemente contestato dalla sinistra radicale, una quindicina d'anni fa un corteo con 5000 dimostranti si conclude con cariche e lanci di lacrimogeni. Negli anni cambiò la denominazione da «permanenza temporanea» a «identificazione ed espulsione» facendo salire il periodo di permanenza fino a un massimo di 18 mesi.

Nel frattempo in via Corelli si sono susseguiti i tentativi di fuga e le rivolte, in un crescendo fino alla serie di incendi appiccati dai clandestini. Dopo una mese di «fuoco», con ben quattro roghi in pochi giorni, alla fine di settembre 2013 la struttura fu dichiarata inagibile e chiusa. Poi i lavori di ristrutturazione, conclusi da poche settimane, e il nuovo appalto per la gestione, che dalla Croce rossa passa alla società francese Gepsa. In attesa di tornare a ospitare clandestini per l'identificazione l'espulsione diventerà temporaneamente un «ostello» per rifugiati, in gran parte siriani ed eritrei, provenienti da Paesi sconvolti da guerre civili e carestie.

«La comunicazione è arrivata in queste ore, adesso si tratta solo di prendere gli ultimi accordi con la Prefettura, per aprire poi ai primi di settembre - spiega Majorino -. Resterà nella nostra diposbibilitò fino a quando il Governo non ci chiderà di restituirla e darà un grosso respiro a stutture che attualmente ospitano un migliaio di profughi. Ricordo che da ottobre sono transitati per Milano circa 22mila rifugiati, moltissimi i bambini, che desiderano solo proseguire il loro cammino verso altri Paesi Europei». Nella struttura, secondo l'assessore, venendo a mancare i presupposti della sicurezza, il numero delle persone accolte, potrebbe salire da 140 a 200. Quanto alla gestione, a totale carico dello Stato, dovrebbe rimanere affidata alla Gepsa.

Cauto invece Forte: «Bene la soluzione temporanea di via Corelli,ma rimanga emergenziale.La Giunta non pensi infatti di utilizzare questi spazi per scaricare altre tensioni sociali: la sinistra non pensi di metterci anche i rom oppure di chiedere caserma per gli abusivi delle case popolari. Ma anche Caputo: «La soluzione di via Corelli aiuta una situazione di grave emergenza insostenibile per la città ma deve essere una sistemazione temporanea, altrimenti il rischio è quello di trasformarlo in un ghetto permanente, ovvero una bomba sociale adorologeria». Va giù duro invece De Corato: «Prima il Cie tratteneva i clandestini che dovevano essere espulsi, adesso li ospita.

Ecco la differenza da quando governano Renzi e Alfano a Roma e Pisapia e Majorino a Milano. In queste ore è stato annunciato in pompa magna che il Cie di via Corelli diventerà sede di prima accoglienza per i profughi, grazie all'autorizzazione del ministro dell'Interno: dal cacciarli all'aspettarli a braccia aperte. Al Cie non verranno neanche identificati,ma solo ospitati a spese del contribuente. Il centrosinistra sta seguendo il suo percorso che, dopo l'abolizione del reato di clandestinità, va verso le porte spalancate a chiunque arrivi. E Alfano gli spiana la strada. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, basta fare due passi alla Stazione Centrale o in Porta Venezia».

Denuncia gli abusivi, le bruciano l'auto

Redazione - Mer, 06/08/2014 - 07:00

Il racket che gestisce le occupazioni delle case popolari contro la donna che da sola lo combatte


Chiara Campo a pagina 3

Tenace e testarda, da quattro anni denunce le prepotenze del racket di marocchini che gestisce le occupazioni abusive di via Bolla. E l'altro giorno le hanno bruciato la macchina. Maria, nome di comodo perché ormai non ci sta più a finire sui giornali, ha presentato denunce ed esposti per fermare il degrado del complesso di case Aler. Inutilmente. L'area si presenta con i soliti tratti: verde ridotto a quattro ciuffi d'erba, muri scrostrati e sporchi, graffiti, immondizia. Le occupazione, come detto, sarebbero gestite di un clan di marocchini che per 500/100 euro fa entrare connazionali e soprattutto tanti zingari. Che poi si allacciano ai contatori degli inquilini, a cui tocca, oltre al danno, la beffa di pagare salate bollette. Vicini assai scomodi, che trasformano spazi comuni e garage in depositi di refurtiva. E chi denuncia, come la signora Maria, dopo insulti, aggressioni, minacce, un bel giorno si trova la macchina in fiamme.

Intervenire sembra impossibile, anche perché c'è timore di scontri con i centri sociali, pronti a scendere in difesa degli abusi in nome del «diritto alla casa». Senza rendersi conto di essere utili idioti, al servizio della malavita.Volere è potere? Nel 2011 Pisapia da candidato sindaco promise senza dubbi la moschea per Expo. Ora al massimo ci sarà una struttura provvisoria, forse. «Non è esclusa» abbozza l'assessore Majorino. «Con la volontà politica ci sarebbe tutto il tempo per realizzare una moschea vera e propria. Se Milano vuol dare davvero l'immagine di città del dialogo, non può ospitare il mondo a Expo con una struttura provvisoria» afferma Mahmoud Asfa, imam della Casa della cultura di via Padova.

Enrico Silvestri a pagina 4

Fuori quattro. In meno di tre anni di mandato, il presidente di Atm Bruno Rota caccia il quarto portavoce dell'azienda: un record assoluto per la società per azioni di proprietà del Comune che gestisce i trasporti a Milano in quarantasei Comuni della Provincia.Anche se Milano d'estate non è pi ù il deserto così come era qualche anno fa, rimane comunque un'impresa trovare un buon ristorante che rimanga aperto in agosto. Quindi, ecco alcuni indirizzi per soddisfare il palato di chi rimane in città.

Luglio 2014: mai così piovoso da 82 anni

Corriere della sera

Rispetto al periodo 1971-2000 le precipitazioni sono aumentate del 73%. In Alta Toscana caduto il triplo della pioggia media del mese


 1Bisogna risalire al 1932 per trovare un mese di luglio più piovoso sull’Italia. Lo certificano le serie meteo dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Bologna che risalgono all’anno 1800. A livello nazionale, il luglio 2014 segna un +73% rispetto alle precipitazioni medie di luglio sul periodo 1971-2000 che viene convenzionalmente assunto quale periodo di riferimento. Il mese appena trascorso comunque è stato ben lontano del record, risultando il 27° mese di luglio più piovoso dal 1800 a oggi. Il record del mese di luglio più piovoso venne registrato nel 1833 con il 232% sopra la media.

Alta Toscana la più colpita
Maggiormente colpita risulta l’Italia centro-settentrionale: dalla Toscana in su, infatti, le precipitazioni cadute a luglio 2014 sono risultate essere oltre il doppio del normale (localmente, tra alta Toscana, levante ligure ed Emilia occidentale, anche il triplo), risultando per questa zona il tredicesimo mese di luglio più piovoso dal 1800 a oggi. Come tutte le statistiche, però, vanno interpretate. In alcune zone d’Italia il mese di luglio 2014 è risultato invece più secco della norma. In particolare in Puglia centro-meridionale (Salento in particolare), Sicilia centro occidentale e Sardegna centro-orientale è piovuto meno della metà della media di luglio.
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Freddo
Oltre alle abbondanti precipitazioni, il mese appena concluso ha fatto registrare anche temperature piuttosto fresche, chiudendo con un’anomalia di circa mezzo grado sotto la media del periodo 1971-2000 (88 mesi di luglio sono risultati più caldi dal 1800 a oggi). Per trovare anomalie più basse a luglio occorre andare indietro agli anni Novanta: i mesi di luglio 1996 e 1993 furono infatti più freddi di quello di quest’anno.

3 agosto 2014 | 19:37

Gaspard, il dispositivo anti-aggressione

La Stampa
livia fabietti

Per non rinunciare alla propria indipendenza, ecco l’angelo custode che si indossa e, in caso di emergenza, lancia un SOS on line


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La cronaca quotidiana lascia spesso basiti: telegiornali, internet e quotidiani raccontano realtà agghiaccianti, episodi di violenza inaudita che, molto spesso, hanno come protagoniste le donne, deboli vittime degli uomini. Il tempo di assistere da spettatori a tali abusi è finito, perché rinunciare alla propria indipendenza ed avere paura di rientrare la sera da sole? Addio al sesso debole, è l’ora di mettere un punto a questo orrore, come? Avendo dalla propria parte uno strumento tecnologico che potrebbe davvero fare la differenza: si chiama Gaspard ed è un gadget d’ultimissima generazione creato da una piccola azienda francese appositamente per difendersi dalle aggressioni, una sorta di guardia del corpo portatile e, date le sue contenute dimensioni, impossibile che il malentenzionato lo possa notare, lo si può nascondere ovunque, in tasca o tra i capelli.

Il suo funzionamento è molto semplice, in primis si deve scaricare sul proprio smartphone l’App Gaspard, disponibile sia per dispositivi iOs che Android e, tramite un pulsante di cui è munito, si può lanciare l'allarme in caso d’emergenza. Grazie al Gps ed al collegamento a internet, è infatti possibile visualizzare la propria posizione geografica della presona che necessita aiuto e sarà un sms che andrà ad allertare parenti ed amici indicati nell'elenco telefonico della vittima. Sarà un supporto di grande aiuto per le forze dell'ordine che potranno prendere in tempo la richiesta d’aiuto ed intervenire tempestivamente: dal conto suo la vittima, per capire che qualcuno ha colto il segnale e sta arrivando in suo soccorso, il proprio telefono emetterà una delicata vibrazione.

Non c’è da preoccuparsi, nonostante sia piccolo, non ci sono pericoli di falsi allarmi in quanto sono necessarie fino a due pressioni affinché parta l’alert. Al momento, sfortunatamente, questa geniale trovata non  è ancora in commercio, sarà inizialmente lanciata in Francia ma si spera che l’idea possa fare il giro del mondo permettendo al gentil sesso di sentirsi più sicure e allontanare i malintenzionati.

Vedi il video che spiega come utilizzare Gaspa

Vanessa Marzullo: la ventenne di Brembate rapita in Siria

Libero


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Vanessa Marzullo e Greta Ramelli sono le due volontarie italiane rapite ad Aleppo, in Siria. Le due ragazze, fondatrici del Progetto Horryaty, sono irreperibili ormai da 6 giorni, questo quanto ha dichiarato la Farnesina oggi 6 agosto. Le due ragazze sarebbero state rapite da un commando di uomini armati, probabilmente dei comuni criminali, nei dintorni di Aleppo.  Secondo l’inviato ad Aleppo del sito di news "Syria Mubasher", "le due attiviste sono state viste per l’ultima volta venerdì primo agosto  prima del rapimento da parte di un gruppo armato sconosciuto dall’abitazione del capo del Consiglio rivoluzionario della zona". Le ragazze, stando alla ricostruzione, dovevano "rimanere per qualche giorno nella casa". Secondo l’inviato del sito, "le due cooperanti erano insieme a un giornalista che è riuscito a  sfuggire al sequestro".

Vanessa - Vanessa abita a Brembate, in provincia di Bergamo, è nata il 31 dicembre 1992, frequenta l'Università degli Studi di Milano, iscritta al corso di laurea di Mediazione Linguistica. Da tempo si interessava di progetti umanitari e della terribile situazione in Siria, a marzo lei e Greta avevano partecipato anche alla manifestazione che si era svolta a Roma a sostegno della Siria. Sul suo profilo Facebook ha dedicato diversi post ai bambini che hanno perso la vita negli scontri, ecco cosa scriveva il 16 luglio: Rosso, rosso come quel lettino, e sul lettino il corpicino martoriato della bambina di Aleppo le cui gambe sono state polverizzate da un'esplosione. Rosso come le macchie ormai incrostate sulle pareti e il pavimento, nell'angolo della stanza dove vi hanno torturati fino a farvi desiderare la morte, fino a farvi morire in maniera indicibile.





Dieci anni fa il rapimento delle due Simone in Iraq
Libero

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La scomparsa di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli in Siria riporta alla memoria quella di altre due cooperanti a Baghdad, Simona Torretta e Simona Pari. Le due furono sequestrate nella capitale irachena di pomeriggio, in pieno centro, il 7 aprile di dieci anni fa. Una ventina di uomini armati fecero irruzione nella sede di "Un ponte per..." e costrinsero le due volontarie italiane e due iracheni, un uomo e una donna, a seguirli. Da quel momento se ne persero le tracce. In tutta Italia si organizzarono fiaccolate e cortei per chiedere il rilascio degli ostaggi.
L’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lanciò un appello, ma niente riuscì a scalfire l’intransigenza del capo di al Qaeda in quel paese, Ansar al Zawahiri, che chiese il rilascio di «tutte le prigioniere musulmane nelle carceri irachene» in cambio di notizie sulla sorte delle due volontarie italiane. Le due Simone vennero liberate il 28 settembre (dietro pagamento di un riscatto) al termine di una detenzione durata 19



La passione di Greta e Vanessa per la Siria

Luca Romano - Mer, 06/08/2014 - 19:57

Ecco chi sono le due volontarie ventenne rapite in Siria

Ci sono delle vere e proprie autobiografie delle due cooperanti rapite sulla pagina Facebook della loro associazione, "Assistenza sanitaria in Siria - horryaty".


O meglio, come le due ragazze scherzano, dei "Curriculum Volontaris".

"Vanessa Marzullo, 21 anni, di Bergamo", si legge su Fb. "Studentessa di Mediazione Linguistica e Culturale, curriculum Attività Internazionali e Multiculturali - lingue: Arabo e Inglese". Vanessa, si legge ancora sulla pagina, è "volontaria presso Organizzazione Internazionale di Soccorso. Dal 2012 si dedica alla Siria, dalla diffusione di notizie tramite blog e social networks all’organizzazione di manifestazioni ed eventi in sostegno del popolo siriano in rivolta. Questo culmina nell’organizzazione e nella nascita del Progetto 'Assistenza Sanitaria in Siria'".

Greta Ramelli, 20 anni, di Varese, scrive invece di essere "studentessa di Scienze Infermieristiche". Diplomata al liceo linguistico Rosetum dove ha studiato inglese, spagnolo e tedesco. Volontaria presso Organizzazione Internazionale di Soccorso, operatrice pronto soccorso trasporto infermi e nel settore emergenza (livello operativo). Nel maggio 2011 trascorre 4 mesi in Zambia nelle zone di Chipata e Chikowa lavorando come volontaria presso 3 centri nutrizionali per malati di AIDS, incluso alcune settimane presso le missioni dei padri comboniani.

Nel dicembre 2012 ha trascorso tre settimane a Calcutta, India, dove ha svolto volontariato presso la struttura Kalighat delle suore missionarie della carità e ha visitato progetti di assistenza alla popolazione indiana presente negli slums. Attualmente si occupa principalmente di Siria, sia per quanto riguarda l’accoglienza profughi insieme ad altri volontari, sia per attivismo e per aiuti umanitari. Al momento collabora con il Comitato S.O.S. Siria di Varese, l’Associazione delle Comunità Arabe Siriane e IPSIA Varese nel progetto "Assistenza Sanitaria in Sirià".
Su Facebook sono inoltre pubblicati alcuni degli eventi organizzati dall’associazione, in particolare manifestazioni di beneficenza per la raccolta di fondi. L’ultimo evento risale al 13 luglio scorso, una cena buffet con mostra all’Isola Pepe Verde di Milano.

Milioni di app su smartphone e tablet, ma solo 50 società ci guadagnano

La Stampa
nadia ferrigo

I giochi da soli hanno conquistato più della metà di un mercato in costante crescita: da Apple sono arrivati finora agli sviluppatori 20 miliardi di dollari

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C’è un app per tutto. Cucinare, registrare i sogni, prenotare un ristorante, ascoltare la radio, sfogliare un libro o una rivista per bambini, imparare una nuova lingua, disegnare o cercare l’anima gemella. Ma nemmeno più di un milione di applicazioni da poter scaricare su smartphone e tablet riescono a distoglierci dal nostro vero e unico obiettivo: giocare, giocare, giocare. 

Midia Research , società americana che si occupa di ricerca e analisi di mercato, ha indagato sulle 50 applicazioni più scaricate su Apple e Android in Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Germania, Francia, Spagna e Italia. Primeggiano di gran lunga quelle dedicate al gioco, che da sole hanno conquistato più della metà del mercato, mentre viaggi, social network, musica e informazione si spartiscono senza grosse sorprese quel che resta. Ma c’è di più. Oltre l’80 per cento del totale degli incassi va ad appena 50 società. I più redditizi sono i cosiddetti «giochi freemium» : scaricarli è gratuito, ma durante il gioco si possono acquistare vite, un aiuto per superare i passaggi più difficili e scoprire livelli bonus. Cadere nella tentazione di acquistare un «martello lecca-lecca» o una «caramella rigata», almeno a giudicare dai risultati stellari di Candy Crush Saga, è più facile di quel che si possa pensare. 

«Nessun altro genere di applicazione è riuscita a sviluppare così bene il meccanismo degli acquisti in-app - spiegano gli autori della ricerca Mark Mulligan e Karol Saverin -. Chi più guadagna, più riesce a sponsorizzare altri prodotti, di solito molto simili, per restare sempre in testa alle classifiche». Ed è proprio questa dinamica ad assicurare una così forte polarizzazione del mercato. Un esempio? Supercell, azienda di videogiochi finlandese nata nel 2010 che ha sviluppato il popolare villaggio di Clash of Clans, si può permettere di investire in pubblicità un milione di dollari al giorno, certa che ne torneranno indietro cinque. Nell 2013 Apple aveva sborsato per i suoi sviluppatori 10 miliardi di dollari, quest’anno sono diventati 20 miliardi: giusto il doppio. 

Rimborsi elettorali : chiesti 2,7 milioni a Di Pietro

Libero


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"Li denuncerò per stalking giudiziari... Sono vent'anni che 'sta cosa va avanti". Il Tribunale di Roma gli ha chiesto sotto forma di un decreto ingiuntivo che gli impone di versare 2 milioni e 694mila euro più interessi agli antichi partner della lista Di Pietro-Occhetto. I fatti risalgono alle elezioni del 2004 quando la lista Di Pietro-Occhetto conquistò due parlamentari e acquisiì il diritto a fondi elettorali pari quasi a 5,4 milioni di euro. Idv e occhettiani poi diventati "Cantiere per il bene comune" divisero i loro destini ma i fondi elettorali rimasero all'Italia del Valori. Ma adesso il gruppo del Cantiere ha chiesto al Tribunale che gli venga riconosciuta una quota dei fondi. Adesso il Tribunale ha chiesto all'idv di pagare 2,7 milioni. Tonino alza le spalle, dice al Corriere che ha 40 giorni di tempo per presentare ricorso. Poi dice. "io penso al mio asinello

Bungaburla

Massimo Gramellini

Dunque non era un reato, ma solo una gigantesca figura di m. Prima che, sull’onda della sentenza di assoluzione, l’isteria superficiale dei media trasformi il fu reprobo Silvio in un martire, ci si consenta (direbbe lui) di ricordare che il bunga bunga potrà anche essere legale, ma rimane politicamente incompatibile con un ruolo istituzionale quale quello che il sant’uomo rivestiva all’epoca dei fatti. 

Tocca ricorrere al solito esempio stucchevole, ma non c’è purtroppo altro modo per fare intendere a certe crape giulive il nocciolo della questione. Se il capo di qualsiasi governo occidentale, poniamo Obama, avesse telefonato dalla Casa Bianca a un funzionario della polizia di New York per informarlo che la giovane prostituta da lui fermata per furto era la nipote del presidente messicano e andava subito consegnata a Paris Hilton invece che ai servizi sociali – e si fosse poi scoperto che Obama medesimo nella sua casa privata di Chicago si intratteneva in dopocena eleganti con la medesima prostituta e una fitta schiera di «obamine» – forse il presidente americano sarebbe stato costretto a dimettersi l’indomani, ma più probabilmente la sera stessa.

E allora quell’erotomane di John Kennedy che si intratteneva con due donne al giorno? Intanto è morto prima che lo si scoprisse, ma soprattutto agiva con discrezione, appunto, presidenziale. Non è moralismo. E’ la consapevolezza di rappresentare un Paese senza mettersi nelle condizioni di sputtanarlo a livello planetario. E’ senso dello Stato. Qualcosa che Berlusconi e i suoi seguaci non comprenderanno mai.

Dalla casalinga alla scienziata: la parità di genere alla Lego

Luca Romano - Gio, 07/08/2014 - 09:53

In una lettera, una bimba di 7 anni chiede parità di genere all'azienda danese. E arriva il primo set di lavoratrici


Basta donne che stanno a casa a non fare nulla mentre gli uomini lavorano, viaggiano e si divertono.



La parità di genere arriva anche in casa Lego. Come racconta Repubblica, una bimba di sette anni scrive una letterina all'azienda di giocattoli danesi e protesta: "Oggi sono andata in un negozio e ho visto che tutte le ragazze sono sedute a casa, fanno shopping, vanno in spiaggia e non fanno nesusn lavoro. Mentre i ragazzi vanno all'aventura, hanno lavori e nuotano persino con gli squali!". La missiva ha fatto il giro del web diventando virale e probabilmente ha accelerato un percorso di "emancipazione femminile" che la Lego aveva già intrapreso. Ecco dunque che arriva in commercio il primo set di donne lavoratrici: dalla paleontologa all'astrofisica passando per la chimica.

Cento anni fa il primo semaforo L’invenzione di un vigile frustrato

Corriere della sera

di Elmar Burchia

La lanterna semaforica è nata il 5 agosto del 1914 a Cleveland, in Ohio,
dove un vigile innervosito dal traffico aveva concepito una «casetta» illuminata

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A volte, anche quelle cose che pensavamo fossero «sempre esistite» hanno una loro data di nascita. E una storia da raccontare. Quella del semaforo, ad esempio. La lanterna semaforica, infatti, è nata il 5 agosto del 1914 a Cleveland, in Ohio. Più precisamente all’incrocio tra la East 105th Street e Euclid Avenue. Si basava sul segnale di emergenza che un vigile «frustrato» aveva concepito pochi anni prima per il «suo» incrocio. Un genio del traffico, con due lampade.
Cent’anni in attesa
Oggi, a quell’incrocio di Cleveland (400mila abitanti) non c’è granché da vedere: qualche edificio comunale, case unifamiliari e larghe carreggiate. Tuttavia, il luogo è di importanza storica: giusto cento anni fa, qui, l’American Traffic Signal Company metteva in funzione il primo semaforo elettrico al mondo. Se negli anni il design è rimasto pressoché uguale, non è uscito dalle menti dell’American Traffic Signal Company; era una copia (alquanto spudorata) rubata ad un agente del traffico. Solo pochi anni prima, nel 1912, Lester Wire, comandante della divisione traffico della polizia di Salt Lake City (Utah) - snervato dal traffico che stava aumentando in città - aveva installato al «suo» incrocio uno congegno simile: una scatola di legno con delle lampade. In un primo momento, quella «casetta degli uccelli illuminata» venne accolta con indifferenza e con qualche sguardo di scherno. Ben presto però, la città riconobbe l’utilità del sistema.

2Lampade esplose
Esperimenti erano stati fatti anche decenni prima nelle grandi città. C’era infatti bisogno di regolare quell’intenso (e pericoloso) traffico fatto di carrozze, nuove auto e pedoni. Il primo tentativo (per l’attraversamento sicuro dei pedoni) era stato fatto all’incrocio tra George Street e Bridge Street, nei pressi del Parlamento a Londra, alla fine del 1868. Ma durò poco, appena tre settimane. Le due lampade a gas, una rossa e una verde, scoppiarono ferendo il vigile che le stava azionando.

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Il primo a Milano
La soluzione di ripiego di Salt Lake City, invece, si affermò rapidamente in tutti gli Stati, anche grazie all’aggressiva campagna dell’American Traffic Signal Company. E poi era semplice ed economica. Quel primo semaforo, però, aveva solamente due colori: il rosso e il verde. Il «giallo» entrò nel semaforo col sistema brevettato nel 1922 dall’afroamericano Garrett Morgan, che si occupava di sistemi di sicurezza. La rivoluzione arrivò infine sulle strade del Vecchio Continente, dove si allargò a macchia d’olio. In Italia, il primo semaforo fu installato a Milano nell’aprile del 1925. Dove? All’incrocio fra Piazza Duomo, via Orefici e via Torino. Gli antenati dei semafori moderni avevano persino un segnale acustico, una specie di scampanellio sul tipo di quelli usati per i passaggi a livello perché, questa la tesi di allora, gli automobilisti più sconsiderati non si fermeranno solo perché c’è una luce rossa.

6 agosto 2014 | 13:49

Il cinico e l'ebreo osservante che litigano per Yom Kippur

Redazione - Dom, 30/09/2012 - 07:26


La zanzara è singolare, ma per somma disdetta a pungere sono in due: Giuseppe Cruciani, il conduttore, e David Parenzo, la spalla. Ai politici - donatori di sangue prediletti dall'insetto ematofago che ogni sera, dal lunedì al venerdì, si libra nell'etere per 100 minuti abbondanti - è andata ancora bene. Quando Cruciani nel 2006 ideò il popolare programma di Radio 24, lo spunto gli fu suggerito dall'ascolto del Volo del calabrone di Nikolaj Rimskij-Korsakov. Avesse optato per questo titolo, ne sarebbe venuta fuori una roba da shock anafilattico. Così, invece, solo un pomfo, una grattatina e via.

«Giornalisti di razza», li ha definiti Vittorio Feltri, «di una razza particolare: quella che non conosce né timidezze né riverenze. E il risultato è il successo di pubblico». Audiradio conferma: a partire dalle 18.30, la curva d'ascolto di Radio 24 s'impenna, con punte che arrivano al 6 per cento di share. Un'audience quasi scontata quando si riesce a strappare a Oliviero Toscani che Vittorio Sgarbi «è impotente» e che Beppe Grillo «sembra Goebbels»; a Vittorio Sgarbi che Oliviero Toscani «ha delle pulsioni omosessuali» ed «è un cocainomane»; a Marcello Dell'Utri che il pm Antonio Ingroia «è un fanatico, un ayatollah, il Khomeini della magistratura»; a Domenico Scilipoti che «i gay fanno

estinguere la razza umana»; a Emilio Fede che guadagna 20.000 euro netti al mese, cioè «niente».
Col conduttore che talvolta apostrofa gli ascoltatori in questo modo: «Lei è un cretino, è importante che lei sappia che è un cretino». Cruciani e Parenzo sono bravissimi anche a litigare fra di loro in diretta. Il primo ha appena annunciato che vuole licenziare il secondo perché in settimana s'è permesso, da ebreo osservante, di saltare due puntate in occasione dello Yom Kippur, il Giorno dell'espiazione, il più importante dell'anno per gli israeliti, quello che contempla il digiuno completo e l'astensione da qualsiasi attività per 25 ore. La festività cominciava alle 18.30 di martedì e finiva alle 19.50 di mercoledì e, tra Cruciani e Jahvè, Parenzo ha preferito non inimicarsi Jahvè.

Una coppia peggio assortita era difficile metterla insieme, soprattutto nell'emittente del Sole 24 Ore, il quotidiano politico-economico della Confindustria. Cruciani, 46 anni, romano di nascita, milanese d'adozione, ha studiato al liceo classico Virgilio della capitale: «Tutti di sinistra, io difendevo i fascisti». Primo voto al Pli, poi ai radicali («tranne quando si sono alleati con i comunisti»), quindi a Silvio Berlusconi («varie volte»), al ds Filippo Penati, alla Lega. Esordì a Radio Radicale: «Ricordo solo i toscani di Marco Pannella, il fumo è l'unico vizio che ho preso da lui». Poi fu assunto all'Indipendente, cronaca di Roma, «dove imparai il cinismo della vita»: doveva fare le pulci a Francesco Rutelli, nonostante votasse per lui. Missione compiuta, e infatti Prima Comunicazione lo soprannominò «il Minzolini del Campidoglio» per la pertinacia con cui scopriva gli altarini del sindaco.

Infine a Liberal, al Foglio e a Euronews prima dell'approdo a Radio 24. Ha fama di dongiovanni. Parenzo, 36 anni, padovano di nascita, romano d'adozione, ha studiato al liceo classico Concetto Marchesi nella città d'origine e ha mollato la facoltà di giurisprudenza («padre avvocato, nonno avvocato, bisnonno avvocato: ho tradito») per farsi le ossa a Telenuovo, la televisione più vista in Veneto. Ha avuto per maestri Sandro Parenzo come editore, Angelo Guglielmi per le chiacchierate nel corso degli anni passati a Telelombardia a condurre Iceberg e Luca Telese, che l'ha portato a La7.

Ma il suo vero mentore fu Sandro Curzi: «Su Liberazione mi faceva tenere la rubrica Hamburger e polenta, storie dal Nordest. Scrivevo quello che volevo, anche se non sono mai stato iscritto a Rifondazione». Ciononostante passa per comunista. «Un radicale di sinistra senza fissa dimora», corregge. Memorabili le sue telefonate in cui si spacciava per Umberto Bossi: ha fatto cadere nel tranello persino Alberto Maccari, direttore del Tg1. «Il finto Bossi ormai è andato in pensione, come quello vero. È stato un espediente per raccontare al pubblico radiofonico che i potenti, tutti, si danno di gomito».

Com'è che uno nato a Roma va in onda da Milano e uno nato a Padova si collega da Roma? Cruciani: «M'è toccato. Radio 24 condivide la sede col Sole 24 Ore. Sono venuto a Milano con ritrosia. Ora non me ne andrei più. Mi hanno proposto di fare il capo della redazione romana, non ci ho dormito per due notti e poi ho rifiutato. Se torno a Roma, non mi fermo più di due giorni. Non la sopporto più». Parenzo: «Ho una figlia a Siena, i miei genitori abitano a Padova, io vivo a Roma e giro l'Italia come mi chiede La7 per In onda. La capitale è una straordinaria suburra in cui tutto è possibile. Basta non contaminarsi troppo. Una volta al mese devo respirare aria pulita e vengo a Milano».

Perché gli ospiti della Zanzara le sparano grosse? Cruciani: «Non vorrebbero spararle. È complicatissimo farglielo fare. Devi intercettare la loro botta di matto di quel giorno. Quando attaccano col pippone in politichese, io sudo, perché so che gli ascoltatori si stanno annoiando».

Chi eccelle nello spararle grosse?
«Ci sono i mostri e i temerari. Il campione dei primi è Sgarbi, showman nato. Ci vuole del genio per dire che, “se non vi siete mai drogati e se non l'avete mai preso nel culo”, con riferimento ai candidati Gianfranco Micciché e Rosario Crocetta, “alle prossime elezioni regionali siciliane dovete votare me”. Fra i secondi il top è l'imprenditore Massimo Calearo, ex pd, che arriva in trasmissione su una Porsche con targa slovacca, “così posso scaricare tutte le spese dell'auto”, e confessa che s'è recato alla Camera solo tre volte dall'inizio dell'anno, che andare a premere un pulsante non serve a nulla epperò lo stipendio da parlamentare gli serve per pagare il mutuo della casa, 12.000 euro al mese».

Quando litigate in diretta, lo fate per davvero o è tutta una recita?
Parenzo: «Per davvero e che diamine! Bud Spencer e Terence Hill litigavano per davvero, sai? Idem Stanlio e Ollio, Sandra e Raimondo, Bob Woodward e Carl Bernstein (i giornalisti che scoprirono lo scandalo Watergate, ndr). L'ultima è esagerata». Cruciani: «Ogni tanto gli tengo lezioni di cinismo, ma lui niente, non ce la fa proprio. Snob com'è, s'appassiona ancora agli operai che perdono il lavoro, alle manifestazioni, alle proteste, a queste minchiate».

Lei Cruciani difende Beppe Grillo e il suo guru Roberto Casaleggio, che invece per Parenzo sono Medvedev e Putin. Perché?
«Perché, dopo Berlusconi, hanno compiuto la più straordinaria operazione politica dell'ultimo mezzo secolo: il nulla elevato al 18 per cento. Due geni assoluti. Guidano il Movimento 5 stelle nell'unico modo possibile: come se fosse una setta». Parenzo: «Io credo che i grillini siano infinitamente migliori dei due dittatori e che presto la democrazia trionferà anche nel partito sovietico di Grillo e Casaleggio. Lo sfiduciato Giovanni Favia non farà la fine di Lev Trotsky».

Oliviero Toscani vi ha detto che non ne può più di Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema e che voterà Grillo. E lei, Cruciani?
«Io voterei Matteo Renzi. Anzi, andrò alle primarie. E voterei anche Flavio Tosi. Ha la giusta dose di paraculismo democristiano, temperato da un rigore nordico che mi piace. Ho litigato praticamente con tutti gli ospiti del Carroccio, tranne che con Tosi. S'arrabbiano perché gli tiro fuori quello che sono. Il migliore è Santino Bozza, consigliere regionale veneto. Sui gay ne ha dette di tutti i colori, in dialetto. Uno spettacolo».

Chi è la sua bestia nera in politica?
«Gianfranco Fini. Che però, essendo il vuoto, non mi sta nemmeno sulle palle».
Secondo Il Fatto Quotidiano lei è un provocatore di professione.
«Perché loro che cosa sono?».

Che cosa pensa di Marco Travaglio?
«Grandissimo uomo d'affari, abilissimo venditore di se stesso. Non gli sentirai mai dire: “Ho sbagliato”. È la sua forza».

Ma qui nella radio della Confindustria lei si sente libero?
«Ho assoluta autonomia. Mi rompono i coglioni solo per le parolacce».

Chi glieli rompe?
«Il Comitato di redazione, ti rendi conto? Garantisce i meno capaci. Mi attacca per cose ridicole, spesso patetiche. Ma io me ne fotto. Sono tutti di sinistra anche qui al Sole 24 Ore. Comunque per le parolacce s'arrabbia l'intera azienda, ai massimi livelli».

Intende dire Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria?
«No, Giancarlo Cerutti, presidente della casa editrice».

Fra le puntate di quest'anno non ne ricordo neppure una che non dico ridicolizzasse, come fate d'abitudine, ma almeno tirasse in ballo un industriale o un'industria.
«Vero. Ma non è accaduto per paura. Abbiamo paragonato Luca Cordero di Montezemolo al Sòr Tentenna. Il fatto è che, se vuoi ridicolizzare qualcuno, devi sapere di chi parli, e io di economia so poco o nulla. Non accetto che si dubiti della mia autonomia intellettuale, mi manda fuori di testa, perché è ciò di cui vado più orgoglioso. Non ho amici importanti, non frequento direttori, non faccio parte di cordate o parrocchie, non sono servo di nessuno».

Solo Luca Telese, che le faceva da spalla prima di Parenzo, ebbe il coraggio di dare della cretina a Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, per l'assurda denuncia sulle telefonate scherzose che un vicedirettore del Giornale fece al suo addetto stampa. «Lì sbagliai. Dissi al direttore di Radio 24: mettiamolo in naftalina per un po'. Invece avrei dovuto difendere la sua libertà. Telese la prese male e se ne andò. L'unico suo errore fu fare la vittima e incolpare del licenziamento Gianni Riotta, all'epoca direttore del Sole 24 Ore, che invece non c'entrava per nulla».

Pensa che Pubblico, il quotidiano fondato da Telese in odio al Fatto Quotidiano dove lavorava, avrà successo?
«Lo spero per lui, anche se non ho ben capito a quale pubblico si rivolga. Ho cercato di spiegarglielo: ti serve dell'altro. Dei lettori, per esempio. Ma Luca se la caverà. È il Maurizio Costanzo del futuro. Stesso baffo, stessa rotondità, stessa capacità affabulatoria. Quando avrà esaurito i furori ideologici operaisti, gli resteranno le migliori qualità di Costanzo. Non ha vita privata, riesce a fare mille cose contemporaneamente. Mi ha portato a cena a Milano. Per un'ora e 20 ha parlato solo lui e intanto rispondeva a una quarantina di chiamate sul cellulare».

Insomma, fra Telese e Travaglio sceglie ancora Telese. «Gliel'avevo pronosticato fin dall'inizio: al Fatto Quotidiano finirai male; tu sei tondo, Travaglio è aguzzo; tu hai un lato umano, Travaglio no. Ha presente il vicedirettore del quotidiano giustizialista mentre danza nel programma tv di Victoria Cabello vestito da sovietico, col colbacco di astrakan sulla testa? Ecco, Travaglio è quello là».

Dagospia ha scritto di una «liaison giornalistico-passionale tra Selvaggia Lucarelli e Giuseppe Cruciani». Le risulta?
«Che vuoi da me?».

Fa il reticente?
«Non so che significhi liaison giornalistico-passionale. È una ragazza sveglia, brava, sbocciata pure in ritardo, dal punto di vista professionale, intendo».

Ricordo male o sto parlando col Cruciani che fece scoppiare uno scandalo perché fu sorpreso da un paparazzo a baciare la compagna di Jovanotti?
«Ma era il 2002! Poi si sono sposati. Perché ritornare su questo episodio che ha provocato dolore? Per carità, Novella 2000 ci fece la copertina. Però ricordarlo dopo dieci anni non ha senso».

Cercavo solo di impartirle una lezione di cinismo.
«Non mi serve. Quando pochi giorni fa mi hanno dato il premio della satira politica a Forte dei Marmi, ho dichiarato: io non lavoro per cambiare il mondo, non me ne frega nulla di migliorare la società. Credo di avere senso civico, pago le tasse, e basta. Lavoro per divertirmi, per guadagnare sempre di più e per lasciare un piccolo segno. Tutto il resto è ipocrisia. Si sono guardati in faccia. Avranno pensato: ma perché abbiamo dato il premio a uno così?».

Non temete di finire prima o poi schiacciati come le zanzare? «Tutto ha una fine. Non credo alle trasmissioni che vanno in onda per 20 anni. Persino Marco Mazzoli, che dal 1999 conduce Lo zoo di 105 su Radio 105, il programma in assoluto più ascoltato, pensa che sia ora di chiuderlo». Parenzo: «Una volta un tassista di Roma mi ha tirato su. Ho chiesto: a Montecitorio, grazie. E lui: “Ahò, ma lei non è quer cojone comunista de Parenzo? Scenda subito!”. Mi danno anche del giudeo. Eppure eccomi qua, ancora vivo. Cruciani vuole cacciarmi? S'accomodi. Però 25 ore di digiuno senza bere né mangiare, staccando dal lavoro per un giorno intero, farebbero bene anche a un cinico come lui».

stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

Vattimo, il No Tav che delira su Israele

Redazione - Sab, 26/10/2013 - 07:46


L'europarlamentare dell'Idv Gianni Vattimo (nella foto) scatenato a La Zanzara su Radio 24. «Sono scandalizzato dell'uso spregiudicato che fa Israele dell'Olocausto per giustificare la propria politica di oppressione nei confronti dei palestinesi. Non voglio che esista uno Stato razzista come Israele». «Razzista?», chiedono i conduttori? «Certo, razzista. Basta guardare come trattano i palestinesi». A settembre il filosofo ed europarlamentare è stato indagato per falso ideologico per aver dichiarato che i violenti No Tav non sono terroristi. Nel corso della trasmissione radiofonica è tornato sull'argomento: «In Val di Susa non c'è alcun terrorismo». Per Vattimo è solo in Israele.