venerdì 18 luglio 2014

Se gli italiani rifiutano il lavoro

Stefano Filippi


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L’articolo che ho pubblicato sul Giornale di domenica 6 (potete leggerlo qui) ha provocato moltissime polemiche, segno che ha colpito un nervo scoperto. Un’albergatrice di Lignano Sabbiadoro denunciava il fatto che molti italiani rifiutano il lavoro di cameriere al punto da essere costretta ad assumere personale albanese. La struttura applica i contratti in vigore, che prevedono orari e turni, ma gli italiani – a differenza degli stranieri – volevano un giorno di riposo fisso (per esempio il sabato o la domenica), oppure avrebbero accettato le condizioni di assunzione a patto di uno stipendio sensibilmente più alto. Gli stipendi medi nel settore viaggiano sui 1.500 euro più vitto e alloggio per la stagione, che a Lignano dura da maggio a settembre.

La signora precisava poi che assumere albanesi non si è rivelato un ripiego, perché ha trovato persone che avevano studiato presso scuole alberghiere, molti avevano anche appreso il tedesco (che sui litorali del Nord Adriatico è come una seconda lingua ufficiale) ed erano disposti a una certa flessibilità, per esempio fermandosi un po’ di più in sala nelle giornate “campali”. Lei comunque avrebbe preferito assumere italiani per dare occupazione ai connazionali.

Nei commenti all’articolo ne ho lette di tutti i colori, a partire dall’accusa di schiavismo. Di cui in realtà non c’è ombra perché, come detto, contratti e prestazioni rispettano le regole in vigore. La questione resta dunque aperta in tutta la sua drammaticità. Meglio un lavoro qualsiasi per guadagnarsi il pane finché arriva il lavoro giusto, oppure meglio aspettare (e farsi mantenere) l’impiego adatto alla propria professionalità? E come comportarsi con la manodopera straniera, in particolare extracomunitaria?

Ma l’Istat fotografa anche un fenomeno nuovo e in crescita, cioè quello dei giovani che non studiano né cercano lavoro, prigionieri di un fatalismo negativo, che neppure si pongono la questione di quale lavoro fare: semplicemente si lasciano trascinare nel nulla.

Cuba, la "rivoluzione" è dei cristiani: dopo 55 anni nasce la prima chiesa

La Stampa

Domenico Agasso jr

Lo riferisce L’Osservatore Romano. Sarà edificata a Sandino, dove un tempo il regime comunista relegava gli oppositori


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1959 – 2014: cinquantacinque anni dopo la rivoluzione castrista, si costruisce una chiesa cattolica a Cuba, la prima. Il municipio di Sandino, nella provincia di Pinar del Rio, è stato scelto come luogo di edificazione. Ne dà notizia L'Osservatore romano commentando che non si tratta di un posto «scelto a caso: Sandino è nato da uno dei “pueblos cautivos” creati dal regime comunista per allontanare in maniera forzata migliaia di famiglie dai loro luoghi di origine, perché accusate di aver preso parte o collaborato alla rivolta dei contadini all'inizio degli anni Sessanta nel massiccio montuoso di Escambray».

Il nuovo edificio sorgerà grazie alla collaborazione con la parrocchia di San Lorenzo a Tampa, negli Stati Uniti, in gran parte composta da fedeli cubani in esilio. Potrà ospitare circa duecento persone e occuperà un'area di 800 metri quadrati nel centro della città.  «Da molti anni aspettavamo una chiesa - racconta il parroco di Las Martinas y Sandino, padre Cirillo Castro secondo quanto riferisce il giornale vaticano - ma adesso finalmente possiamo dire che siamo sulla strada giusta».

Cane rigurgita l’anello nuziale smarrito cinque anni prima

La Stampa

FULVIO CERUTTI (AGB)

Uno stecco di ghiacciolo ingoiato per golosità ha permesso di scoprire la storia


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Cinque anni di ricerche senza trovarlo. Ormai la signora Lois Matykowski aveva rinunciato all’idea di poter ritrovare la propria fede nuziale, smarrita chissà dove. Ma è stato il suo cane a farle il regalo più bello, anche se non propriamente in maniera piacevole per entrambi. Un giorno Tucker, il cagnolone della famiglia del Wisconsin (Usa), ha mostrato qualche problema di stomaco. Tutto ha avuto inizio con un ghiacciolo che una delle figlie di Luis stava mangiando: il quattrozampe, goloso e giocherellone , ha pensato bene di addentarlo e ingoiarlo in un solo boccone, stecco compreso. 

E proprio quest’ultimo oggetto si è probabilmente bloccato alla bocca dello stomaco dell’animale, portandolo a frequenti colpi di tosse e vomito. La signora ha anche chiesto l’intervento deal veterinario che le ha consigliato di dare un po’ di vaselina in mezzo a due fette di pane. Una soluzione che ha aiutato Tucker a vomitare lo stecco del ghiacciolo, ma non a risolvere i suoi problemi visto che due giorni dopo stava nuovamente male. Il tutto fino a quando, finalmente, il cagnolone di 10 anni si è liberato del suo vero problema. Un sollievo, ma anche una sorpresa per la signora Matykowski: mentre stava pulendo il pavimento dal vomito di Tucker si è ritrovata fra le dita l’anello che aveva smarrito cinque anni prima: un paio di spazzolate e un po’ di sapone e la sua fede nuziale è tornata come prima.

Ma il lieto fine della storia è arrivato anche, e soprattutto, dai raggi x a cui è stato sottoposto Tucker: nella sua pancia non sono stati trovati altri oggetti e ulteriori analisi non hanno mostrato danni interni. Alla signora Matykowski non è rimasto che ringraziare il suo cane e tornare a festeggiare con il marito, sposato vent’anni prima. 

twitter@fulviocerutti

Le tasse spiegate a mio figlio

Giampaolo Rossi


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Ho deciso di spiegare a mio figlio di 7 anni cosa sono le tasse e cosa è lo Stato.

L’ho autorizzato a fare un mercatino dove vendere i suoi vecchi giocattoli e i fumetti ormai imparati a memoria. Lui, tutto felice e pieno di fervore imprenditoriale, ha iniziato i preparativi. Sul marciapiede davanti casa ha allestito un perfetto punto vendita; ha aperto due scatoloni e sopra, seguendo un preciso ordine cromatico, ha piazzato la sua mercanzia: un vecchio gioco Cluedo senza dadi, una serie completa di fumetti di Peppa Pig, qualche soldatino fuori moda, un fucile ad acqua in perfette condizioni, varie sorprese residue delle ultime uova di Pasqua, una sciabola dei pirati con kit completo di benda, uncino e cappello alla Johnny Depp, una decina di Gormiti (specie di mostriciattoli combattenti e colorati che abitano l’isola di Gorm), un paio di games della Wii ritenuti obsoleti e il vecchio “Fifa 2012″ della Xbox con cui giocavo ormai solo io.

Ha messo in piedi un allestimento da manuale di marketing con tanto di prezzi scritti a pennarello su cartoncino bristol. Ha sfoderato la sua migliore tecnica da vu cumprà, tra il pietoso e l’insolente, per fermare i vicini e costringerli a comprare qualcosa ed è rimasto al suo posto con l’entusiasmo di chi scopre il valore di sé. Alla fine di una giornata d’intenso lavoro ha tratto i suoi frutti: 12 euro di guadagno. Niente male.

A quel punto l’ho chiamato e gli ho detto: “Ora la metà di quello che hai ricavato spetta a me”. Lui, sorpreso e irritato, mi ha risposto: “Perché? Tu non hai fatto nulla”. Siccome dovevo giustificare la mia estorsione, gli ho spiegato: “Sì invece. Ti ho autorizzato a svolgere questa attività e ho vigilato che non ti accadesse niente di pericoloso”. Lui ha provato una difesa estrema: “Ma se sei stato tutto il tempo davanti alla tv a guardare i mondiali!”. “Sbagli – ho risposto con calma burocratica – la mia presenza era garanzia che tutto funzionasse, che ci fosse il marciapiede su cui montare il tuo banchetto e far camminare  i passanti; e ho persino fatto in modo che non piovesse”.

Il piccolo mi ha guardato senza parole, scoprendo per la prima volta che c’è qualcosa d’insensato nel mondo. Io ho continuato: “Comunque non preoccuparti, con la restante metà potrai fare ciò che vuoi; puoi comprarti un bel gelato o delle caramelle, ma sappi che a me spetta circa il 30% di tutto ciò che ti compri”. Lui ha abbozzato un sorriso pensando che scherzassi, poi ha capito che dicevo sul serio. Il mondo di fiducia paterna su cui aveva costruito la sua vita è crollato. Con la vocina tremolante ha esclamato: “Ma non è giusto!”. “Bravo, piccolo mio, ora hai capito cos’è lo Stato e cosa sono le tasse”.

Immagine: Quentin Massys, I due esattori, Kunstmuseum Liechtenstein, inizio XVI sec.

Contraccettivi in Usa, le tre giudici donne si ribellano ai colleghi maschi

Corriere della sera


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C’è tanta scienza giuridica, ma anche una fortissima sensibilità femminile nella furiosa reazione dei tre giudici donna della Corte Suprema degli Stati Uniti davanti all’ennesima sentenza, con cui la maggioranza conservatrice del collegio ha di fatto anteposto le ragioni della fede religiosa ai diritti delle donne. In appena tre giorni, la massima magistratura americana infligge un secondo colpo alla liberta di scelta delle donne americane.
È di lunedì scorso infatti la decisione che ha riconosciuto il diritto di un’azienda di proprietà familiare a rifiutare alle dipendenti la copertura delle spese mediche per contraccettivi come la pillola del giorno dopo, in nome delle proprie convinzioni cristiane. Ora, la Corte ha concesso l’identico diritto, sia pure in via provvisoria, a un’università cristiana dell’Illinois, dispensandola dal dover pagare ai suoi studenti le spese per alcune pratiche contraccettive.

Di più, ha anche esentato Wheaton College dall’obbligo di riempire un formulario, che di regola garantisce alle studentesse di ottenere comunque dalle assicurazioni una copertura alternativa. Le autorità universitarie avevano argomentato che anche la semplice firma del formulario costituisce una complicità in metodi anti-concezionali, che per loro equivalgono all’aborto.
a.it
Per quanto preso d’urgenza e non firmato, quindi privo di effetti giuridici di lungo periodo, l’ordine della Corte ha scatenato le ire di Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ruth Bader Ginsburg, le justice di ispirazione progressista. È stata Sotomayor a farsi portavoce di un dissenso, che raramente è stato espresso in termini così duri.

La giudice ha accusato i suoi colleghi di contraddirsi e di non essere affidabili, visto che nella sentenza di lunedì, quella che ha accolto le obiezioni del gruppo dell’Oklahoma Hobby Lobby, la maggioranza conservatrice aveva limitato la portata della decisione alle aziende a fini di profitto, riconfermando per quelle no profit la formula che fin qui ha permesso a università o altre istituzioni di rifiutare le coperture, per motivi religiosi, ma ha consentito agli studenti di ottenerle comunque grazie al formulario.

«Coloro che devono rispettare le nostre decisioni sanno che di regola si possono fidare della nostra parola. Oggi non è così. Questa decisione mina la fiducia delle persone nella Corte Suprema» ha detto Sotomayor, prima ispanica a sedere fra i 9 giudici costituzionali, nominata da Obama nel 2010.
Sotomayor e le sue colleghe non contestano la «sincerità delle convinzioni religiose di Wheaton College», secondo cui firmare il formulario equivale a una forma di complicità. Ma obiettano che «il semplice fatto di pensare che la propria fede sia sostanzialmente minacciata, non significa che lo sia davvero». L’ordine della Corte, così Sotomayor, «non fa altro che aggiungere inutili costi e complicazioni burocratiche» e ignora una verità molto semplice: «Il governo deve poter gestire le funzioni di base della pubblica amministrazione in un modo che rispetti il buon senso».

Di fatto, osservano le giudici dissenzienti, sarà quasi impossibile per le studentesse avere l’assistenza medica gratuita perfino nel caso dell’inserimento di una spirale. Tanto più che l’ordine difficilmente si limiterà a Wheaton College, ma «spingerà centinaia di migliaia di altri obiettori a invocare le stesse esenzioni».

Il farmaco che cancella i brutti ricordi, dall'Austria uno studio rivoluzionario

Il Mattino

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Un farmaco utilizzato per trattare la malattia di Parkinson potrebbe aiutare anche le persone che soffrono di fobie o di disturbi da stress post traumatico. È l'ipotesi di alcuni scienziati tedeschi, che stanno esplorando gli effetti della psicoterapia per combattere la memoria di eventi spaventosi in combinazione con un farmaco chiamato levodopa, o L-Dopa. Si tratta di un tipico rimedio contro i disordini del movimento, ma che potrebbe anche essere utile per superare i cattivi ricordi.

Raffael Kalisch dell'University Medical Center Mainz ha presentato i primi risultati oggi a Milano, durante la più grande conferenza europea sulle neuroscienze Fens 2014. Lo scienziato e i suoi collaboratori dell'Università di Innsbruck stanno conducendo esperimenti su topi e umani per esplorare i meccanismi psicologici e neurobiologici di ansia e paura. «La paura è una reazione essenziale per la salute e la sopravvivenza, ma i ricordi legati a quelle situazioni possono causare ansie a lungo termine e fobie» dice il ricercatore. La cosiddetta estinzione della paura, utilizzata in psicoterapia, espone le persone a un trattamento di cui però non si possono prevedere le conseguenze.

Ma recentemente è diventato sempre più chiaro che cancellare la paura legata a un trauma può far scattare importanti meccanismi per ristabilire il benessere. L'estinzione della paura prevede che una persona sia sottoposta a uno stimolo neutrale, come un cerchio o uno schermo, insieme a una sensazione dolorosa. Ben presto il paziente inizia a prevedere il dolore in risposta al cerchio o allo schermo, e la paura diventa condizionata; a quel punto il cerchio viene mostrato senza lo stimolo doloroso, in modo che i due fattori vengano dissociati. In psicoterapia una persona spaventata dai ragni verrà in questo modo gradualmente rassicurata sulla loro non pericolosità.

Un altro programma di ricerca per testare la capacità di estinguere la paura su alcuni soldati operativi in zone di guerra ha mostrato notevoli differenze nelle varie reazioni ai brutti ricordi. Alcuni manifestavano sintomi di disturbi da stress post traumatico; al contrario, quelli che erano riusciti a mettere in pratica l'estinzione della paura mantenevano un buono stato di salute mentale.