giovedì 10 luglio 2014

Il dna risolve il mistero dello “smemorato di Collegno”: non si trattava del professor Canella

Il Messaggero


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Chi era lo smemorato di Collegno? Il professor Canella, tornato dalla guerra senza memoria oltre dieci anni dopo essere stato dato per disperso, oppure il tipografo Bruneri, sorpreso a rubare, che simula l'amnesia per evitare il carcere?

La prova del Dna, il cui risultato è stato svelato in diretta questa sera a "Chi l'ha visto?", non conferma che si trattasse di Canella. Doveva dunque essere Bruneri. «Non è il risultato che mi aspettavo, ma questa è una prova come altre, ce ne sono tante a favore e tante contro, per noi non cambia niente», ha commentato deluso Julio Canella, nipote certo del professore in quanto figlio di un figlio di Canella nato prima della guerra, quando il risultato del test genetico gli è stato consegnato in busta chiusa.

Canella non ha fatto affermazioni precise sul contenuto della busta, ma la sua delusione ha fatto intuire gli spettatori che l'esito del test è stato contrario alle sue aspettative di vedere riconosciuto nello smemorato il suo vero nonno. La prova del Dna, eseguita dalla genetista Marina Baldi, è stata fatta comparando il profilo genetico di Julio, nipote certo di Canella, con quello del fratello Camillo, un figlio dello smemorato nato dopo la fine della guerra, ovvero quando il presunto professore ricomparve senza memoria al manicomio di Collegno e fu riconosciuto da Giulia Canella come suo marito. A quasi un secolo dal caso che a partire dal 1926 divise l'Italia e terminò con una sentenza definitiva nel 1931, il Dna dovrebbe avere permesso di trovare la soluzione definitiva.


A inizio Novecento, mezza Italia si schierò dalla parte di Giulia Canella e l'altra mezza da quella di Rosa Bruneri, poichè entrambe le donne sostenevano di avere trovato nello smemorato il proprio marito. La sentenza giudiziaria e le ragioni del cuore giunsero a conclusioni opposte, lasciando di fatto sospeso il dilemma fino a oggi. Nel 1931 la corte d'appello di Firenze dichiarò infatti che lo smemorato era Mario Bruneri. Ma Giulia Canella, che nel frattempo aveva vissuto con lo smemorato come proprio marito provocando scandalo, non accettò la decisione dei giudici e quando l'uomo finì di scontare la pena si trasferì con lui in Brasile.


Giovedì 10 Luglio 2014 - 02:21
Ultimo aggiornamento: 11:06

Scoperto il mappamondo più antico: è disegnato su un uovo di struzzo

Il Mattino


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ROMA - È un gioiello straordinario e dalle origini misteriose, il più antico mappamondo finora noto, inciso su una sfera ricavata congiungendo le metà tondeggianti di due uova di struzzo. Per il collezionista che l'ha scoperto e descritto sulla rivista The Portolan, il belga Stefaan Missinne, risale al 1504 e probabilmente è stato il modello del mappamondo in rame Lenox, del 1510, finora il più antico conosciuto con la rappresentazione delle Americhe.

Il mappamondo inciso sull'uovo di struzzo contiene così la prima rappresentazione dell'America del Nord, come due piccole isole che scompaiono rispetto al vastissimo Sudamerica. È lo stesso Missinne a presentare la scoperta a Roma, nell'incontro organizzato presso la Società Geografica Italiana. Le origini dell'oggetto sono un mistero: dopo essere passato tra le mani di diversi mercanti di mappe, è stato acquistato in modo anonimo nel 2012 a Londra, in una fiera del settore.Quindi Missinne lo ha studiato, concludendo che è stato realizzato nel 1504.

IL MONDO IN UN UOVO Le caratteristiche dell'incisione, inoltre, sono tali da suggerire che il mappamondo sia di origine italiana, in particolare fiorentina, e che potrebbe essere opera di Leonardo da Vinci o di uno dei suoi allievi. «Questo piccolo globo è straordinario per il disegno, realizzato con una grande cura artistica che va al di là della cartografia», osserva uno degli esperti che presentano la scoperta insieme a Missinne, Leonardo Rombai, docente di Geografia dell'università di Firenze. Inoltre, aggiunge, «i contenuti geografici della mappa sono straordinari, soprattutto per il modo in cui è delineata l'America del Sud».

Se l'autenticità di questo oggetto unico fosse confermata, «indicherebbe che la circolazione delle conoscenze geografiche era molto precoce e diffusa nell'Europa dei primi del '500», osserva Claudio Cerreti, docente di Geografia dell'università di Roma Tre e tra gli esperti che presentano la scoperta. «Le due metà delle uova di struzzo sono sicuramente autentiche», osserva Carreti. Resta invece da documentare l'autenticità dell'incisione, eseguita con materiali di origine minerale. «L'elemento più interessante - rileva - è che questo oggetto confermerebbe come la circolazione delle conoscenze geografiche in Europa sia stata molto più precoce e diffusa di quanto si possa immaginare».

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E un calabrese la nuova star della jihad in tv

Fausto Biloslavo - Mer, 09/07/2014 - 08:31

Musa Cerantonio, 29 anni, è fra i più quotati predicatori di odio. Anche sul web


«Grazie ad Allah sono arrivato nella terra del Califfato» annuncia via twitter Musa Cerantonio, 29 anni, imam con sangue calabrese nelle vene, convertito all'islam duro e puro.
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Predicatore della guerra santa, nato in Australia da padre italiano e madre irlandese, due anni fa era stato accolto come una star nel nostro paese. A Brescia in un un programma islamico di una tv locale e a Imola, Pordenone, Ferrara e Milano tenne avvincenti sermoni in italiano. Dal 3 luglio ha deciso di raggiungere il nuovo stato islamico dell'Irak e della Siria. In risposta all'appello del califfo, Abu Bakr Al-Baghdadi, che invitava da tutto il mondo «i predicatori e gli esperti islamici nei campi militare, sanitario, ingegneristico e amministrativo» a unirsi alla causa dopo l'avanzata su Bagdad.

Lorenzo Vidino, con la sua ricerca «Il jihadismo autoctono in Italia” ha svelato la deriva verso la guerra santa di Cerantonio. Da bambino, grazie al papà calabrese e alla mamma irlandese, frequentava il catechismo. A 17 anni, dopo una visita in Vaticano, il futuro jihadista restò turbato dalla Cappella Sistina iniziando la conversione all'islam. Lo racconta lo stesso Cerantonio in un programma tv indignato davanti alla raffigurazione di Dio e degli angeli con le ali. Dall'Australia diventa ben presto una star della predicazione integralista in tv e via social network. La sua pagina Facebook è la terza al mondo più seguita dai circoli della guerra santa. In Medio Oriente completa il percorso salafita e appare nei programmi in inglese della saudita Iqrra tv oltre a caricare fiammeggianti sermoni su YouTube.

Lo stesso Cerantonio ammette che la nonna calabrese è l'unica a non aver accettato la sua conversione. «Talvolta mi rincorreva con le forbici per tagliarmi la barba, chiedendomi perché volevo essere un turco e non un italiano» racconta il predicatore. In Rete posta addirittura una foto con le giovani figlie davanti a una torta a forma di bandiera nera dell'Isis, lo stato islamico diventato califfato. E inneggia a colpire i leader occidentali. Lo scorso anno lascia l'Australia rinunciando alla cittadinanza per le Filippine dove trova ospitalità a Mindanao, roccaforte islamica con cellule legate ad Al Qaida. L'anno prima rivela Vidino, esperto di terrorismo, «è stato ospite di una delle moschee del Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano (Caim)» che vuole costruire un luogo di culto musulmano in vista dell'Expo.

Prima di raggiungere il califfato Cerantonio aveva invocato Allah su twitter «per proteggere il nostro capo Abu Bakr Al-Baghdadi» il super ricercato fondatore dell'Isis. In inglese e italiano ha infiammato gli animi di chissà quanti giovani aspiranti della guerra santa, che poi sono partiti per la Siria. Circa 2mila sono arrivati dall'Europa da 15 paesi del Vecchio continente. Francia, Inghilterra, Belgio e Germania sono i serbatoi più importanti dei volontari anti governativi in Siria. Dall'Italia sarebbero transitati per i campi di battaglia di Homs, Aleppo e Raqqa almeno una dozzina di jihadisti. Giuliano Ibrahim Delnevo è il giovane convertito genovese morto in Siria nel giugno 2013. Anas el Abboubi, marocchino cresciuto nel bresciano, che si firmava su Facebook come Anas al Italy, è sparito in Siria combattendo contro il regime di Assad. E adesso sul territorio del califfato è arrivato il predicatore con sangue calabrese nelle vene.

www.gliocchidellaguerra.it

Bertinotti: "La sinistra è Morta. Le feste mi hanno rovinato"

Lucio Di Marzo - Gio, 10/07/2014 - 09:56

L'ex leader di Rifondazione Comunista fa mea culpa su certi atteggiamenti, parlando "da vinto" del suo passato politico

 

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"Per tutta la vita abbiamo pensato che il nostro obiettivo fosse fare la rivoluzione. E s'è visto dove siamo giunti". È un Fausto Bertinotti ormai rassegnato quello che si fa intervistare dal Fatto Quotidiano, per ricordare un passato politico che ha fatto il suo corso, "un mondo concluso". "Parlo da vinto, da commentatore", dice l'ex leader di Rifondazione Comunista, che guardando al passato fa anche autocritica. "Pensavo che la mia vita, la mia giovinezza, la mia storia familiare, le feste a cui ho partecipato potessero immunizzarmi".

Non sono bastate invece a salvarlo dalle critiche per il suo presenzialismo alle feste dei salotti romani. Ora lo ammette: potevano "essere scambiati per commistione con un ceto simigliante alla casta". Delle idee di una vita, accusa Bertinotti, è rimasto poco. "È morta la sinistra. Non dico il comunismo", ma "il socialismo sembra scomparso, in un panorama politico che definisce "della post democrazia", in un Paese guidato da "un Pd e un leader con tentazioni autoritarie e una luccicante venatura neo-bonapartista".

C'è anche chi resta fuori, i "barbari". Bertinotti è sollevato che in Italia sostengano il Movimento 5 Stelle: "In Francia votano Le Pen".

Il Papa? Non crede in Dio!”

di Francesco Sala


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La prima domanda la fa Villaggio: “Lei quanti anni ha?” Rispondo: “Quaranta”. Villaggio: “Pensi che una volta a quarant’anni si era a metà strada, oggi voi iniziate la strada! Anche perché è aumentato il numero dei vecchi che non mollano. L’Italia si è trasformata, da Paese ricco a Paese povero. I quarantenni hanno difficoltà notevoli. Mi faccia pure le domande”

Un episodio OFF della sua carriera?
Le interessa il racconto di quando Fabrizio De André per scommessa si mangiò un topo? Di notte, da ragazzi, andavamo a casa di uno che era paralizzato e che noi chiamavamo benevolmente “il paralitico”. Si andava da questo signore che aveva una porta-finestra che dava su un giardinetto fetido. Notte di tregenda. Io, Fabrizio e Gigi Rizzi, l’unico benestante. C’erano anche due ragazze bruttine. L’unico che aveva delle belle donne era Gigi Rizzi che era anche l’unico con dei soldi, si figuri era stato con la Bardot! Sentiamo un raspìo alla porta-finestra in legno…Vediamo un gatto nero che si erge sulle zampe, si alza e vomita un grosso topo. Urla di orrore dei presenti. Fabrizio, aveva una sua caratteristica, quella per vanità di stupire tutti, e  fa alla compagnia:

“Questo topo, se mi date ventimila lire, me lo mangio!” e Rizzi: ” Te li dò  io!” Fabrizio: “Metti i soldi sul tavolo!” Gigi Rizzi tira fuori un lenzuolo di banconote e le mette sul tavolo. De André respirando come un sub, di colpo… senza rulli di tamburi perché non c’erano… si abbassa, morsica la coda del topo e la succhia come uno spaghetto cinese. Poi dice:” Non lo mangio tutto perché non ho appetito!” Applauso. Con le ventimila lire della scommessa ci invita a cena in un posto poco raccomandabile, frequentato da portuali e prostitute chiamato “Il Ragno verde” e ordina un piatto di fagioli con le cotiche. Vomitò. Il topo l’ha digerito, le fagiolane con le cotiche, no!

Mi racconta una serata al Derby di Milano invece? Chi era l’animatore del gruppo?
Chi aveva formato il clima comico portato al paradosso era Enzo Jannacci. C’erano Cochi e Renato, il povero Felice Andreasi, il bravo Lino Toffolo e altri minori. Jannacci quando mi ha visto per caso alla televisione, mi è venuto ad aspettare alla fine delle registrazioni e mi ha detto: “Ti do ventimila lire a serata!” Io avevo cominciato a lavorare con Maurizio Costanzo e prendevo mille lire a sera. Jannacci ha detto fino alla fine che gli dovevo duecentomila lire. Ci divertivamo a raccontare cose strabilianti. Al Derby si rideva dei paradossi di Cochi e Renato. Io presentavo con un tono afflitto: “Adesso, presenterò un numero ripugnante!” e questo faceva ridere. La televisione si toglieva finalmente la maschera della bontà, del perbenismo.

Chi sono stati i suoi maestri?
Nessuno. Io e Fabrizio De André eravamo cresciuti assieme. Si usava l’arma del paradosso, dell’antiretorica, lo stesso linguaggio usato poi al Derby. Io dicevo: “Signore e signori, sono in grande imbarazzo, non so che cazzo fare!” Il Derby era un piccolo trionfo per me. In Televisione poi, non c’era lo share di adesso. L’unica trasmissione era quella.

Maurizio Costanzo ha dichiarato in un’intervista qui al giornaleOFF: “Il merito di Villaggio è quello di aver creato due personaggi, Fantozzi e Fracchia, che sono dentro ognuno di noi”. La domanda è: come si troverebbero oggi con Facebook e gli sms?
Non è un fatto di condizione sociale. È un fatto di età. È successo che negli ultimi 15 anni che l’arrivo dei telefonini ha cambiato la nostra vita totalmente. Una volta c’erano i telefoni a muro, neri, attaccati alla parete, con la rotella. Fracchia e Fantozzi sarebbero tagliati fuori. Io ho 81 anni e sono fuori dai messaggini, dai telefonini, che non so usare. Non so scrivere i messaggi! Fracchia e Fantozzi appartengono a un’altra era. La diagnosi? Quelli della mia età hanno un cervello strutturato in maniera diversa. Il vostro cervello giovane, è plastico, si adatta alle esigenze. Il nostro, quello degli ottantenni, si è dedicato soprattutto alla memoria. Avevamo una memoria prodigiosa, facevamo le gare a memorizzare i numeri di telefono. Oggi c’è la rubrica sul telefonino.

Questa è anche l’epoca della distrazione. Le capita di osservare la gente che cena in un ristorante? Tutti attaccati al telefonino…
Ma questo è un disagio. Quasi tutte le ragazze di oggi sono un po’ maleducate. Quasi tutte. Certe, anche fascinose, importanti, mentre stai parlando con loro, tengono sotto il tavolo il telefonino. E tu: “Ma cosa fai?” e loro: “Niente!” Oggi si usa il cervello in un’altra maniera. Se domandi a questa ragazza cosa fanno la sera in televisione, lei tira fuori il telefonino e ti risponde. Credo che l’uso di quello che lei chiama social network sia invece una vera e propria setta.

“Viviamo in una sottile dittatura, strisciante, subdola, quella del pensiero unico”. Lo ha detto lei ricordando Pasolini…
È così. Prima c’erano meno dittature. Adesso vedi il campionato mondiale di calcio? I capelli dei calciatori. Una volta avevano dei capelli umani, poi sono arrivati i capelloni..adesso sono rasati, soprattutto i neri. C’è una dittatura nel modo di vestire: gli occhiali, le scarpe, ma soprattutto i capelli. È una dittatura occulta, che ti impone dei comportamenti e tu li subisci. Non è pericolosa.

C’è stata in Italia un’egemonia culturale della Sinistra? Per decenni qualcuno ci diceva cosa leggere, cosa andare a vedere, quale spettacolo era “in” e quale “out”. Un personaggio ha avuto il coraggio di gridare contro la Corazzata Potëmkin..!
Fantozzi!! Fantozzi era un’esplosione! Perché ha avuto quella fortuna enorme? Perché finalmente criticava questa imposizione: doversi travestire da tutti. La Sinistra pensava di predicare libertà invece predicavano una cultura modificata dagli intellettuali che erano, bada bene, tutti travestiti da estrema sinistra. Questa è l’epoca del cambiamento e allora, bisogna sperare che un certo tipo di passato(fascismo e stalinismo) non ritorni. C’è stata una manipolazione della Cultura.L’atteggiamento che avevano era: “Tu sei vecchio, obsoleto e sei purtroppo un con ser va to re… Te lo dicevano anche con un certo tono.

Nell’ultimo film di Veltroni si chiede a un gruppo di ragazzi: “Chi è Enrico Berlinguer?” Le risposte sono agghiaccianti e ricordano il suo geniale libretto “Come farsi una cultura mostruosa”…
Berlinguer chi era? Una ballerina?

Ai ragazzi non interessa più la Storia? Ai giovani non interessa la Storia perché non ci credono più

Viviamo in tempi di consenso unico e dolciastro secondo lei? Oggi bisogna proprio piacere a tutti?
È vero. Renzi ad esempio deve piacere a tutti perché è un politico. Deve fare grandi numeri. Temo che anche il Papa, che parla come Papa Giovanni, che è un bacia bambini; appena vede un bambino, lo punta e lo va a baciare. Il Papa e Renzi sono il trionfo dell’ovvio. Questo Papa si affaccia alla finestra e dice: “Buon pranzo!” Dice cose ovvie! Renzi e il Papa non possono essere completamente normali e buoni. Il politico si maschera da buono perché cerca il consenso. I grandi buoni oggi si vergognano della loro bontà.

Anche il Papa?
Temo di sì. Temo che il Papa non creda in Dio!

Come, scusi?
È molto difficile per un uomo di cultura credere in Dio. Come si fa a credere alla verginità di Maria? È impossibile! L’universo è fatto di miliardi di miliardi di galassie che si allontanano tra loro alla velocità della luce. L’idea dell’uomo solo nell’Universo spaventa moltissimo.

Cosa ha capito degli Italiani?
Gli italiani sono come sono io: pigri, poveri, soprattutto poveri di interessi. Ci siamo spenti nel dominio borbonico. Abbiamo creato la Mafia. Abbiamo esportato Cosa Nostra. Questa è la nostra fama. La cultura tedesca invece è stata straordinaria e paradossale: Kant e Goethe hanno convissuto con Hitler. La Germania è sempre paradossale e io l’ho usata nel mio repertorio comico.

La mediocrità nel mondo dello spettacolo oggi sembra la regola. Anzi, è richiesta…
Questa è la Televisione! I numeri, i grandi numeri portano a questo. Torniamo ai capelli di Balotelli. I barbieri sono disperati perché i ragazzini vogliono i capelli alla Balotelli. Una certa mediocrità arriva dovunque. Se usi il linguaggio di Pasolini non riusciresti ad avere i grandi numeri, forse non vai da nessuna parte.

Un ricordo di Berlusconi. Lei lo ha conosciuto sulle navi, è così?
Berlusconi era credibile, non era mediocre. Lui indubbiamente aveva il senso della conquista dei favori della gente. Era nato con l’idea di fare fortuna nella vita. Diceva: “Ragazzi, qui perdiamo tempo!”, a me e a Fabrizio quando lavoravamo sulle navi diceva: “Noi dobbiamo affittare un capannone vicino Milano e fare noi una televisione privata!”. Io e Fabrizio ci facevamo segno col dito sulla tempia: “Questo è pazzo!”

Poi l’ha fatto!
Lui ha regalato agli italiani la televisione privata che non costa nulla a differenza di quella pubblica dove si paga il canone. Ha regalato una televisione mediocre, diciamo la verità. La televisione statale cercava di fare concorrenza a Berlusconi abbassando il livello. L’ha resa più banale.

Pubblicità!
Oggi però la pubblicità potrebbe rappresentare il cinema più evoluto, più brillante, fatto meglio. Ci sono spot pubblicitari che sono geniali. Si rimpiange ancora Carosello!

Oggi Villaggio, invidia qualcuno?
Ho sempre evitato di frequentare la gente di grande successo, perché sentivo che c’era la voglia cattiva di esibirlo, questo successo. Appena ho avuto fortuna nella vita , ho cominciato a fare l’invidiato. Andavo al Caffè della Pace, dietro Piazza Navona, da solo. Fingevo di non ricordarmi i cognomi, li storpiavo, cioè facevo l’invidiato. Tornavo a casa la sera quasi cantando!

Il successo rende stronzi?
Perché mi fa questa domanda? Allora devo pensare che lei mi annovera… I grandi uomini non hanno bisogno di essere stronzi. Einstein non era stronzo! Io sono completamente guarito dall’invidia.

C’è qualche deficiente che ogni tanto, su internet, lancia la notizia della sua morte. Porta bene, lo sa? Allunga la vita!
Se allungassero la vita, queste dichiarazioni le farei io.

Come immagina il suo funerale?
Ho deciso di non farlo. Ho un timore: che Benigni non venga. Veltroni mi ha detto che parlerà e anche Francesco Rutelli. Gli amici non ci sono più. Gassman a parlare era l’ideale e poi c’era Fellini. Giancarlo Giannini ho paura che non venga e quindi il funerale non lo faccio. Vengono solo quelli che non sanno dove cazzo andare. Consiglio finale ai nonni: cercate di diventare ricchi se non volete essere abbandonati sull’autostrada!

Ultima domanda: un sogno di Paolo Villaggio?
Un viaggio in Transiberiana di ventisei giorni con Ugo Tognazzi. Tognazzi diceva la verità, non era premeditato. Un vero amico.