domenica 29 giugno 2014

Responsabilità dei giudici, la vuole l'81% degli italiani

Il Messaggero

di Cristiana Mangani


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L’argomento è di quelli che scatenano le polemiche e riguarda l’inasprimento di una legge sulla responsabilità civile dei giudici. È ammissibile che un comune cittadino, qualora si ritenga vittima di un danno ingiusto, possa chiedere un risarcimento pecuniario direttamente al magistrato e non più allo Stato? La domanda è stata girata a un campione di mille soggetti maggiorenni (dal 23 al 25 giugno) da parte della società di sondaggi Swg. Il risultato lascia poco spazio ai dubbi: il sentimento anti-privilegi e meritocratico che aleggia nel Paese coinvolge tutte le categorie, e i magistrati più degli altri.

Giustizia insoddisfacente. A fare da sfondo al tema è soprattutto la sensazione negativa che i cittadini nutrono rispetto alla qualità complessiva della giustizia italiana: quasi il 70 per cento delle persone interpellate ritiene sia insoddisfacente. Il test ha portato alla luce un quadro nitido: per 1'81 per cento dei cittadini il magistrato che sbaglia deve essere responsabile della propria azione. La posizione accomuna tutti gli elettorati, e comprende chi ha votato per Grillo (78%) e chi ha scelto Forza Italia (90%), Leganord (94%) o Pd (85%).

Azione diretta. L’opinione pubblica appare, però, più perplessa sull’altra discussa questione, e cioè su come agire contro il magistrato che sbaglia. Le posizioni sul punto evidenziano sensibilità differenti, anche se l’orientamento è verso una chiara e netta punibilità. Il 64 per cento degli intervistati ritiene indispensabile l'azione diretta contro i magistrati, quindi non più passando attraverso lo Stato. Anche se il 71 per cento sottolinea la necessità di norme che, pur punendo chi sbaglia, non sottopongano i magistrati a ricatti o freni. L'intervento legislativo auspicato, infatti, punta a rendere più forte l'attuale legge sulla responsabilità civile, prevedendo effetti diretti e immediati sulla carriera del magistrato.

Oggetto della responsabilità, inoltre, non deve essere solo il dolo e la colpa grave, ma anche la negligenza o l'aver agito in base a una personale visione ideologica. E su questa impostazione sono schierati sia gli elettori di Forza Italia (84%) e della LegaNord (93%), sia quelli del Pd (72%) e del Movimento 5 Stelle (74%). Una quota minoritaria di italiani (34%) appare meno astiosa verso la magistratura e, pur ritenendo adeguata l'attuale normativa sulla responsabilità civile dei magistrati, auspica un'applicazione meno restrittiva delle regole.

Un altro segmento dell'opinione pubblica (35%), invece, punta il dito sui rischi che si corrono ammettendo la possibilità di un procedimento diretto contro i magistrati. La preoccupazione è quella di costringere la categoria a una sequela di contenziosi, con il rischio di produrre una giurisdizione timida, difensiva e spaventata. Particolarmente sensibili al tema risultano gli elettori del Pd e di Grillo, mentre molto meno preoccupati sono quelli di Forza Italia (48% i primi, 50% i secondi e 28% i berlusconiani).

I rischi. Complessivamente, in ogni caso, l'opinione pubblica appare schierata. I dubbi e le cautele non riducono la portata della richiesta di azioni contro chi sbaglia, anche se evidenziano la preoccupazione della gente affinché le norme sulla responsabilità dei magistrati non frenino o limitino le inchieste, specie quelle contro i colletti bianchi e la politica.


Domenica 29 Giugno 2014 - 09:33

Arriva AirPod, l'auto ad aria compressa: prodotta in Sardegna, in vendita in autunno

Il Messaggero

La biposto sarà la prima vettura del genere ad essere prodotta in Europa. Raggiunge gli 85 km/h ed ha un'autonomia di oltre 100 km. Costa 7.500 euro e si può ricaricare anche dalla presa di corrente.


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NUORO - Nasce AirPod, la prima autovettura alimentata ad aria compressa, esempio di mobilità sostenibile, che sarà prodotta dal centro del Mediterraneo: ideata dall'ingegnere franceseGuy Nègre, titolare di Mdi, Motor Development International, sarà prodotta e distribuita a Bolotana (Nu) da Airmobility, una società di imprenditori sardi che ha scommesso su questa innovativa tecnologia.

La scelta di questa tecnologia consentirà un'alternativa realmente sostenibile al trasporto urbano a combustibile convenzionale verso una nuova era ecocompatibile e rispettosa dell'ambiente. Mentre Tata Motors è in fase di predisposizione dei suoi modelli su tecnologia Mdi per il mercato indiano, la Sardegna si è candidata per la prima produzione europea del veicolo, prevista per il tardo autunno del 2014. Quest'anno AirPod diventa, da prototipo, a veicolo di serie commerciabile nella comunità europea con la versione 2.0.

Le novità salienti riguardano il design esterno, moderno e accattivante, una dotazione di interni paragonabile a un'auto di fascia medio-alta e la nuova soluzione two-seater (due posti a sedere) per venire incontro alla normativa europea in materia di omologazione di veicoli a motore che vieta dal primo gennaio 2016 vetture con posti a sedere contrari al senso di marcia.

Il nuovo modello sarà prodotto in due versioni: motore 7 KW (guida con patente B) 80 km/h con autonomia di circa 120 km (circuito urbano); motore 4 KW (guida con patente A, motocicli) 45 km/h e stessa autonomia, entrambi dotate di un bagagliaio da 500 litri con incluso uno scomparto refrigerato da trenta litri. Si guida tramite joystick o in opzione può essere richiesto il volante. Nel luglio 2012 la città di Cagliari è stata la prima in Italia ad accogliere la prova dimostrativa dell'AirPod.

Nel settembre 2013 in occasione della settimana della mobilità sostenibile Airmobility ha annunciato il progetto di costruire un impianto di produzione a Bolotana, una delle zone più depresse della Sardegna, dove lo sviluppo industriale degli anni '80 ha lasciato delle ferite profonde. Unendo il concept industriale Mdi (che prevede una produzione meno massiva) con una microfabbrica totalmente autosufficente dal punto di vista energetico, AirMobility intende perseguire coerentemente una reale idea di mobilità sostenibile, dalla costruzione del veicolo sino alla commercializzazione e alla messa su strada.

L'auto entrerà sul mercato con un modello base dal costo di 7.500 euro e sarà destinata al trasporto passeggeri. La vettura ecologica avrà costi di alimentazione e manutenzione contenuti: un pieno da 4 euro permette di percorrere 100 km alla velocità massima di 80 km/h. Il rifornimento di aria compressa può avvenire tramite stazioni abilitate (2,5 minuti per un pieno) o presa di corrente domestica da almeno 10kw (3,5 ore per un pieno). La vettura pesa complessivamente 280 kg ed è realizzata in materiale composito di fibra di vetro e resina poliestere.

La combinazione oltre ad avere un basso impatto ambientale, in caso di incidente ha una capacità di assorbimento dell'urto da due a quattro volte superiore alla carrozzeria di un veicolo tradizionale. Mdi continua la ricerca di soluzioni alternative e a basso impatto ambientale, attualmente sono in corso test su materiali quali sisal e lino, come alternativa alla fibra di vetro.

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Un anno fa la morte di Margherita Hack, l'astrofisica che affascinava

Il Messaggero


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Sono in molti a sentire la mancanza di Margherita Hack, l'astrofisica capace di affascinare ricercatori e semplici appassionati delle stelle con il suo entusiasmo trascinante e l'ironia inconfondibile. A un anno dalla morte, l'eredità dell'amica delle stelle - come la stessa Hack si definiva - è più apprezzata che mai, oltre che per i contributi scientifici, per il suo grande impegno in difesa della libertà della scienza e della laicità dello Stato.

La sua eredità è più sentita che mai perché è stata indubbiamente il motore che ha portato gli osservatori italiani in prima fila a livello internazionale ed è anche suo il merito se oggi la ricerca dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) ha un ruolo di primo piano a livello internazionale.

Per questo a un anno dalla sua scomparsa «Margherita Hack e ci manca sempre di più», ha detto il presidente dell'Inaf, Giovanni Bignami. «Ci voleva lei - ha aggiunto - come parafulmine nella continua difficile interazione con la politica, ma soprattutto per tenere su il morale». I suoi 91 anni forse pesavano nel fisico, ma certamente molto meno nello spirito, che fino alle ultime settimane le faceva proseguire il lavoro di divulgatrice nel quale aveva sempre creduto fin dall'inizio della sua lunga carriera. «Si dovrebbe insegnare la scienza fin dalle elementari», sosteneva. Anche in questo campo di lei resta una grande eredità nei tanti libri scritti per far diventare un 'amico delle stelle chi non aveva una preparazione scientifica.

Il marchio di Suarez. Le 5 pubblicità; ispirate da Luisito

La Stampa


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Tabarez ha definito Suarez "capro espiatorio", Maradona gli ha dedicato due intere puntate della sua trasmissione in onda sulla tv venezuelana e il presidente dell'Uruguay lo ha accolto come un diseredato, figlio del popolo ed esempio per la patria. Ma oltre a smuovere l'orgoglio nazionale e concentrare le attenzioni Mondiali il mozzico ha scatenato la fantasia dei creativi

BARILLA
Un classico, Senza morso la pasta probabilmente non avrebbe saputo come salutare il rientro a casa di una spedizione fallimentare , ma il diversivo ha regalato una scappatoia. Tranciato il problema



PHILIPS
Vi è rimasto un rimasuglio di italiano tra i denti? Il modo perfetto per lanciare lo spazzolino elettrico
Suarez ha sdoganato persino il cannibalismo



NANDO'S
Basta il poster ma non so se la cucina messicana basterebbe davvero a placare l'appetito del pistolero



PADDYPOWER
L'assist più facile: "Chi sarà la prossima vittima?". Del resto uno svedese ha puntato sul morso mondiale ed è l'unico che abbraccia il pensiero uruguaiano oltre confine: per lui Suarez è un eroe.



EATALY
I primi ad approfittare del morso, il gioco di parole era troppo invitante: Tutti vogliono mangiare italiano

Arrivano i dischi volanti, ma non sono Ufo

La Stampa

paolo mastrolilli

La Nasa sta provando il sistema con cui sbarcherà su Marte è il Low Density Supersonic Decelerator, da fantascienza

a.it
Se uno di questi giorni, magari durante una vacanza alle Hawaii, vi capitasse di vedere in cielo un disco volante, non vi preoccupate: avete ragione. Non siete vittime di allucinazioni e non avete sognato gli alieni che attaccavano la Terra. La Nasa, infatti, sta provando il sistema con cui un giorno spera di sbarcare su Marte, che si chiama Low Density Supersonic Decelerator e ricorda proprio un classico disco volante dei film di fantascienza.

Marte resta il sogno dell’agenzia spaziale americana, per rilanciare la passione delle esplorazioni nell’universo. Il prossimo obiettivo ufficiale dichiarato resta quello di atterrare sopra un asteroide, anche per sviluppare le tecnologie necessarie a deviare questi corpi celesti, nel caso in cui minacciassero con le loro rotte di colpire il nostro pianeta. Il governo però ha cancellato il piano proposto dall’ex presidente Bush di tornare sulla Luna, e nel 2010 lo stesso Barack Obama ha detto che durante gli Anni Trenta gli astronauti americani riusciranno prima ad orbitare intorno a Marte, e poi ad atterrarci sopra. La missione, che secondo alcune stime potrebbe costare da 6 a 500 miliardi di dollari, non è stata ancora autorizzata e finanziata. Intanto però la Nasa sta facendo tutti i passi necessari a prepararsi, anche perché il suo amministratore, Charles Bolden, ha dichiarato pubblicamente che il genere umano non può sperare di sopravvivere in eterno, se non colonizzerà altri pianeti.

Uno dei primi aspetti tecnici da chiarire è come far atterrare su Marte gli astronauti, che viaggeranno su una navicella molto più pesante di quelle usate nel passato. Lo strumento prescelto al momento è questo «Ldsd», che ha proprio lo scopo di frenare il mezzo e depositarlo in sicurezza sulla superficie. Ricorda un disco volante perché ha quella forma, e gli americani lo hanno soprannominato «flying saucer». Intorno ha un enorme anello rinforzato di klevar, lo stesso materiale dei giubbotti anti proiettile, che si dovrebbe gonfiare durante la fase di atterraggio, per ridurre la velocità supersonica della navicella. A quel punto dovrebbe aprirsi un paracadute enorme, o diversi paracadute affiancati, per scendere lentamente verso il Pianeta Rosso.

La Nasa si stava preparando da diverse settimane alla prova, che era stata programmata per ieri alla Pacific Missile Range Facility della Marina militare, nell’isola di Kauai. Il piano per il test era piuttosto elaborato. Come prima cosa, un enorme pallone riempito di elio dove portare la navicella a 23 miglia di altezza. Una volta raggiunta la stratosfera, il pallone doveva staccarsi, dando ai motori del disco il segnale per accendersi. A quel punto era previsto l’inizio della discesa, in condizioni che simulavano quelle di Marte. I motori infatti dovevano spingere il mezzo ad una velocità simile a quella dell’arrivo sul pianeta, per verificare la resistenza dell’intero apparato. Dopo di che, toccata l’altezza di circa 34 miglia, l’anello gonfiabile si sarebbe attivato, per cominciare la frenata. Intorno alle 20 miglia sarebbe toccato al paracadute di aprirsi, e a quel punto la Nasa avrebbe dovuto seguirne la traiettoria, per andare a recuperare in mare il disco volante.

L’«Economist»ha appena pubblicato un grafico che dimostra come gli avvistamenti di alieni negli Usa avvengano generalmente nelle ore in cui si bevono alcolici. Ma la prova generale del «saucer» era autentica, e se qualcuno lo ha notato, ha visto davvero la storia delle esplorazioni spaziali in corso di svolgimento.

Anche per l’idraulico il bancomat è obbligatorio

La Stampa

paolo baroni

Si parte da domani: sopra i trenta euro bisogna permettere i pagamenti elettronici. Ma non c’è multa per i trasgressori


a.it
Da domani in tutti i negozi, presso artigiani e professionisti scatta l’obbligo di accettare pagamenti tramite Pos. Di cosa si tratta?
Per assicurare la piena tracciabilità dei pagamenti, e quindi disporre di uno strumento in più nella lotta all’evazione, in base al Decreto crescita bis, il numero 179 del 2012, a partire da domani tutte le imprese e i professionisti dovranno dare la possibilità ai loro clienti di effettuare pagamenti tramite bancomat, carte di credito o prepagate attraverso postazioni Pos (acronimo dell’espressione inglese Point of sale). Si tratta del sistema già ampiamente diffuso soprattutto nel settore del commercio, che consente il trasferimento di denaro direttamente dal conto del cliente a quello dell’esercente o del fornitore senza che si verifichi passaggio di contante.

C’è una soglia di spesa alla quale si applica la norma?
L’obbligo scatta quando la spesa per beni e servizi supera la soglia dei 30 euro. 

Quali categorie professionali e quali attività interessa?
Interessa tutti: commercianti, artigiani, imprese e studi professionali. Dal ristorante all’idraulico, dal falegname al dentista, dal parrucchiere a tutte le attività professionali siano essi notai, avvocati, architetti o commercialisti.

L’obbligo riguarda tutte le attività senza distinzioni di dimensione?
In un primo tempo la norma, che doveva entrare un vigore a inizio anno, interessava solo i soggetti che fatturavano più di 200mila euro l’anno. Poi la proroga al 30 giugno ha fatto cadere questa prescrizione e da domani tutti devono (o dovrebbero) dotarsi di Pos.

Cosa succede se il professionista o l’artigiano di turno non ha installato il Pos?
Nulla, perchè il decreto non prevede alcuna sanzione. Non è però escluso che più avanti, una volta che i costi di installazione saranno resi magari più abbordabili, vengano introdotte multe per gli inadempienti.

Ma se non mi fanno pagare col Bancomat al quel punto io posso rifiutarmi di saldare in un altro modo il conto?
Ovviamente no. Lo spiega bene una circolare dell’Ordine nazionale forense inviata a tutti gli avvocati: «Qualora il cliente dovesse effettivamente richiedere di effettuare il pagamento tramite carta di debito e l’avvocato ne fosse sprovvisto si determinerebbe semplicemente la fattispecie della mora del creditore che, come è noto, non libera il debitore dall’obbligazione». Quindi, prima o dopo il cliente paga, con o senza Pos. A tutela dei professionisti si suggerisce però di indicare in un eventuale contratto di prestazione d’opera le modalità di pagamento alternative al bancomat per le prestazioni rese.

A mia volta rischio qualche sanzione?
Assolutamente no. L’assenza di sanzioni vale anche per i clienti, che però come detto non sono sollevati dall’obbligo di far fronte al loro debito. La messa in mora del creditore però esclude che gli possano essere chiesti interessi per il ritardato pagamento.

Ma come fa ad esempio l’idraulico che viene direttamente a casa mia a permettermi di pagare col Pos?
I vari operatori telefonici e molti gruppi bancari, da Telecom alle Poste a Setefi di Intesa Sanpaolo, stanno offrendo sul mercato una serie di soluzioni tecniche molto innovative che consentono ad esempio di sfruttare il proprio smartphone o tablet collegato ad uno speciale lettore di carte.

E’ vero, come lamentano ad esempio i commercianti, che le nuove attrezzature sono particolarmente costose?
Secondo Confesercenti un imprenditore che realizza transazioni per circa 50mila euro l’anno tra costi di installazione, canoni e commissioni pagherà all’incirca 1700 euro l'anno. Per cui nel complesso il mondo delle imprese per questi servizi dovrebbe versare 5 miliardi. Per la Cgia di Mestre con 100mila euro di movimentazione il costo annuo dovrebbe oscillare da 2.478 a 2.608 euro a seconda delle tecnologie utilizzate (semplice Pos, Pos cordless o Gsm) che al netto delle detrazioni fiscali scende poi a 1.183-1.240 euro. Secondo uno studio dei Consulenti del lavoro il canone oscilla dai 10 euro del Pos standard ai 28 del Gsm. Per ogni operazione si pagano poi 20 centesimi per la chiamata ad un numero automatico ed una commissione bancaria che in media si aggira sul 2% dell’importo transato. 





Senza sanzione la regola nasce azzoppata

La Stampa

paolo baroni


Introdurre un obbligo senza poi prevedere una sanzione ha senso? Visto dalla parte dei consumatori, che da domani possono pretendere di pagare col Bancomat ogni spesa superiore ai 30 euro, ovviamente no. E’ chiaro che senza una multa per i «renitenti al Pos» questo obbligo, peraltro pure abbastanza blando, viene meno. Il cittadino/cliente potrà insomma pure chiedere, rivendicare, magari battere i pugni sul tavolo, dopodiché se il Pos non è installato ci sta ha poco da fare. Dovrà pagare comunque, in contanti, con un assegno o un bonifico a seconda degli importi.

Il «buco» nel Decreto Sviluppo varato nel 2012 dal governo Monti è evidente. E come al solito lascia spazio alle solite ondate di populismo all’italiana: per gli avvocati è solo un «onere» non certo un obbligo giuridico, e poi c’è chi grida al «regalo alle banche» con la speranza di affondare una delle poche misure che se applicata per davvero una mano nel contrasto all’evasione certamente la può dare. «E’ chiaro che l’assenza di un profilo sanzionatorio indebolisce la cogenza della norma», ammette il sottosegretario alle Finanze Enrico Zanetti. Che di suo era propenso ad un nuovo rinvio e che nei giorni scorsi in Parlamento ha spiegato la posizione del governo sostenendo che l’intenzione è comunque quella di proseguire sulla strada della riduzione dell’uso del contante. 

Sarebbe stato meglio introdurre una ennesima proroga? All’interno del governo si è deciso di no per evitare di fare la solita figura all’italiana, posto che la norma risale addirittura al 2012 e nel frattempo si sono succeduti tre governi. Per cui domani si parte. Certo in maniera molto soft. Al ministero dello Sviluppo, a cui compete gestire l’operazione - come ha annunciato il ministro Guidi alle assemblee di Confcommercio e Confesercenti - contano di qui alle prossime settimane di avviare un tavolo con tutti i soggetti interessati all’operazione (commercianti, artigiani e ordini professionali e - ovviamente - banche e compagnie telefoniche) per definire meglio come procedere ma soprattutto per cercare di spuntare con condizioni di miglior favore per i servizi Pos. E quindi togliere di mezzo l’alibi dei costi.

È chiaro che prima che sia chiuso questo confronto di sanzioni non si potrà parlare. Di fatto anche questa è una forma di rinvio, ma del resto non siamo il paese del Milleproroghe?

Twitter @paoloxbaroni