sabato 28 giugno 2014

Undici maccheroni, uno morsicato: «Bentornati a casa», il nuovo spot virale Barilla dedicato agli Azzurri

Il Mattino




Il loro "Ci hanno cotti in 90 minuti" è diventata una frase cult subito dopo l'eliminazione della Nazionale italiana dal Mondiale brasiliano, per la sconfitta contro l'Uruguay.

Ora lo staff di Barilla ha diffuso sul suo profilo Facebook un nuovo spot, già diventato virale sul social network. Undici maccheroni schierati in fila e sopra la scritta "Bentornati a casa". Il vero colpo di genio è nel fatto che uno dei maccheroni è morsicato, per evocare il morso di Suarez a Chiellini.

«Un Mondiale mordi e fuggi», scrive ancora lo staff sul profilo. Difficile trovare una sintesi migliore.


venerdì 27 giugno 2014 - 13:28   Ultimo agg.: 13:29

Non paga il pieno di benzina: fermi tutti, questa non è una rapina

La Stampa

Il reato di insolvenza fraudolenta, ex art. 641 c.p., che punisce chi, dissimulando il proprio stato di insolvenza, contrae un’obbligazione col proposito di non adempierla, non può mai progredire nella fattispecie della rapina impropria, di cui all’art. 628, comma 2, c.p., in quanto manca l’elemento obiettivo della sottrazione della cosa mobile altrui. Lo afferma la Cassazione nella sentenza 18039/14.
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Il giudice monocratico di Livorno dichiarava di non doversi procedere nei confronti di un imputato, accusato di insolvenza fraudolenta, per essere il fatto estinto a seguito dell’adempimento dell’obbligazione, ex art. 641 c.p.. L’uomo aveva fatto un rifornimento di benzina e non aveva provveduto a pagare l’importo dovuto alla dipendente del distributore, minacciandola ed allontanandosi. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione, lamentando che il fatto avrebbe dovuto essere qualificato come rapina impropria, di cui all’art. 628, comma 2, c.p., a causa delle minacce dell’imputato.

Analizzando la domanda, la Corte di Cassazione rilevava che la condotta dell’imputato non poteva essere qualificata come sottrazione di cosa mobile altrui, in quanto il rifornimento di carburante è un’azione lecita, compiuta sotto il controllo e con le modalità predisposte dall’avente diritto, da cui sorge l’obbligo di pagare il prezzo. Il rifiuto di adempiere a tale obbligazione integra gli estremi del reato di insolvenza fraudolenta, che non può progredire in rapina impropria, proprio per l’assenza dell’elemento obiettivo della sottrazione della cosa altrui. Reati concorrenti. Eventualmente, se il rifiuto è accompagnato da atteggiamenti minacciosi, concorrono gli autonomi reati corrispondenti ai comportamenti minacciosi o violenti posti in essere dall’agente. Per questi motivi, la Corte di Cassazione dichiarava inammissibile il ricorso.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Tav, ecco perché l’assalto al cantiere non è terrorismo”

La Stampa

massimiliano peggio

La Cassazione: non c’è stato danno per lo Stato


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Può l’odio per un cantiere alimentare le radici del terrorismo? Sì, ma solo se gli attentati con molotov e bombe carta sono in grado di creare un «grave rischio» per il Paese, al punto da stravolgerne le scelte politiche. Ieri la Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni della decisione con cui, un mese fa, aveva «annullato con rinvio» i provvedimenti di arresto dei quattro attivisti No Tav finiti in carcere a dicembre con l’accusa di aver partecipato, la notte del 14 maggio 2013, a un attentato incendiario con «finalità terroristiche». Il lancio di molotov contro un macchinario situato in prossimità del tunnel esplorativo di Chiomonte, con dentro operai al lavoro. La decisione della Cassazione a carico di Claudio Alberto, Niccolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi arriva a processo già iniziato, di fronte alla corte d’Assise.

La procura
Nessun contraccolpo in Procura. Secondo i pm, che produrranno nuovi e inediti elementi in linea con le richieste della Cassazione, le accuse restano valide «altrimenti la Corte avrebbe disposto la scarcerazione». Servono semmai delle «integrazioni» perché gli elementi d’accusa siano «congrui» ai profili di diritto

Il diritto
La Cassazione, va ricordato, si è pronunciata sul ricorso dei difensori contro la decisione del tribunale del Riesame di Torino che aveva confermato l’ordine d’arresto dei quattro No Tav emesso dal Gip, su richiesta della Procura. Percorso complesso, di diritto. Restituendo gli atti al Riesame, la Cassazione ha chiesto ai giudici torinesi di «verificare se per gli effetti riferibili al fatto contestato [...] si sia creata una apprezzabile possibiltà di rinuncia da parte dello Stato alla prosecuzione dell’opera Tav, e di un grave danno che sia effettivamente connesso a tale rinuncia o, comunque, all’azione indebitamente mirata a quel fine».

Aggiunge la Corte: «la connotazione “terroristica” dell’assalto di Chiomonte non può essere efficacemente contestata in base alla generica denuncia di una sproporzione di “scala” tra i modesti danni materiali provocati, la cui riparazione avrà richiesto poche ore, e il macro evento di rischio cui la legge condiziona la nozione di terrorismo». La Corte tocca anche il tema del «contesto», cioè le ondate di proteste No Tav e gli episodi collegati. In questo concetto di «contesto», rimarcato dell’accusa come indicativo del clima di violenza contro le forze dell’ordine e di altri soggetti, «non può essere compresa la pressione esercitata da movimenti politici e gruppi di cittadini». 

Personaggi pericolosi
Benché manchi una «coerente rappresentazione dei fatti» sulla consapevolezza della presenza di operai all’interno del tunnel, e non ci sia stato «nessun danno alle persone», la Cassazione giustifica la misura cautelare in carcere. E lo fa ritenendo gli indagati «pericolosi» e «disponibili a commettere reati politicamente motivati, anche molto gravi».


+ No Tav, Cassazione: non c’è terrorismo senza grave danno per lo Stato


+ No Tav, restano in carcere i quattro militanti


+ “Gli attacchi No Tav sono terrorismo perché portano grave danno all’Italia”

Troppo obeso per fare la risonanza «Vada in una clinica veterinaria»

Il Mattino


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CONEGLIANO - Pesa troppo, 154 chili, e l'ospedale non dispone dell'attrezzatura per eseguire una risonanza magnetica al ginocchio. Una vera odissea per il protagonista della vicenda, un vittoriese che si era recato al De Gironcoli di Conegliano. Ad aggravare le cose la risposta di un operatore: "Mi ha consigliato di andare in un centro veterinario perchè sono attrezzati per visite ad animali di grosse dimensioni. Mi sono sentito a disagio". Quando la direzione generale dell'Usl 7 è venuta a conoscenza dell'episodio si è subito attivata dirottando il paziente all'ospedale di Pordenone.