venerdì 27 giugno 2014

Peppìn Meazza era il fòlber

Gianni Brera - Ven, 24/08/1979 - 11:34

Se n’è andato in silenzio, vergognoso di morire. Con lui il calcio uscì dalla rozzezza provinciale per diventare fenomeno mondiale


pezzo del Maestro arrivò in redazione corredato, di sommario e titolo. Passammo il testo, quasi leggendo il vangelo secondo Gioan, toccò a Leopoldo Sofisti, caporedattore centrale de Il Giornale Nuovo, riferire il tutto a Montanelli. 


Finale dei Mondiali del 1938, Giuseppe Meazza stringe la mano al capitano dell'Ungeria, Gyorgy Sarosi

Saranno state le nove, forse le dieci di sera, il Vecchio stava a Cortina, per la sua vacanza estiva, Sofisti con voce mormorata e preoccupata gli riferì il titolo e il sommario, quel “folber” e poi “la verduratta”, per fortuna non disse di “entozoo” o di “cippirimerlo”. Il Direttore mugugnò, lassù sulle montagne: lui toscano di Fucecchio cercava di ingoiare e poi digerire “el folber” e “la verduratta”.Ma poichè si trattava dell’esordio di Brera sul Giornale, Montanelli scrisse qualche riga di accompagnamento: "Di un Meazza, che è stato un Brera del calcio, solo un Meazza del giornalismo come Brera poteva parlare". E comunque, disse il Direttore, "... non gli metteremo la mordacchia...", tanto per risciacquare in Arno e vendicarsi con il padano. TD

È morto Peppìn Meazza. Se n'è andato in silenzio, vergognoso di morire come si dice dei gatti, alla cui specie sorniona apparteneva. Chiunque, ragazzino, abbia pedatato negli anni Trenta, almeno per un istante, un'ora, un anno ha provato a mitizzare se stesso nel suo nome. Perché Peppìn Meazza è il football, anzi «el folber» per tutti gli italiani. Grandi giocatori esistevano al mondo, magari più tosti e continui di lui, però non pareva a noi che si potesse andar oltre le sue invenzioni improvvise, gli scatti geniali, i dribbling perentori e tuttavia mai irridenti, le fughe solitarie verso la sua smarrita vittima di sempre, il portiere avversario.

Era nato nel 1910, di fine agosto, a Porta Vittoria, non so in quale via. Sua madre aveva nome Ersilia e veniva da Mediglia, nella Bassa di Lodi. Faceva la verduratta che era allora povero mestiere: lo chiamava «Peppino », secondo l'italiano storpiato dai lombardi: e tutti gli altri, Peppìn, e magari anche «Pepp», che è tanto bello e veloce, ma screditato ormai dalle pochades d'osteria. Porta Vittoria non finiva già al monumento delle Cinque Giornate, proseguiva per la campagna ricca di fossi e di fontanili. Quando si preparava il cantiere per una casa nuova, si faceva sgombro uno spiazzo e in quello giocavano al folber i fiolett della zona. Peppìn ha dato subito la misura del suo carattere e del suo stile pretendendosi centromediano, che nel beato calcio di quei giorni era padrone e donno del gioco.

Peppìn ragazzetto era gracile e denutrito. Aveva le spallucce cadenti e le ginocchia vaccine. Sottoposto a visita scolastica, è stato trovato debole di polmoni e accolto al Trotter, che era ed è l'avveniristica scuola all’aperto dei milanesi. Egli era dunque un esempio del nostro entozoo disastrato e tuttavia gagliardo, con dentro tanto nerbo da strabiliare chiunque lo sottovaluti. Quando lo presero all'Inter, si invitarono i soci a ospitarlo il più frequentemente possibile per la bistecca, della quale in casa non aveva abbondanza, a diciassette anni appena compiuti, era già tanto bravo che venne retrocesso Bernardini a centrocampo, così che era l'asso patentato (o molto pagato) a dover servire il pivello più dotato di genio.

Fu lui a sollevare il nostro calcio su effettivi livelli europei: lui a trasformarsi in regista inventore di gioco per dare prima la Coppa Internazionale e poi il campionato del mondo all'Italia. Dalla generosa e gnocca Milano veniva considerato alla stregua di un prodigioso Kean vernacolo. Lucido di brillantina, gli occhi assonnati, il sorriso bullo, l'automobile (che ben pochi avevano), i quattrini facili, i balli, il gioco, le veglie presso le Maisons Tellier di mezzo mondo, il trionfante Peppìn vendicava le angustie degli umili antenati e di tutti noi poveracci suoi pari, passando per un genio al quale era consentita qualsiasi stravaganza.

In realtà, giocava d'impegno ­ per l'Inter ­ soltanto se qualcuno gli mostrava a tempo giusto l'orecchio di una banconota. Si alzava dal letto quando gli altri avevano già finito di allenarsi. Faceva il gol come e quando voleva, ma solo se capiva di essere in debito, anzi in colpa con i tifosi. Era in effetti l'unico italiano a reggere il confronto con i sensazionali prestipedatori argentini e brasiliani. «Grand peintre du football» lo definirono i francesi (pensa l'ingegno) quando lo videro trionfare ai mondiali di casa loro (1938).

Non è vero però, come asseriscono alcuni, che fosse tanto modesto e schivo. Pensava a sé come ad un eroe mitico, a un irripetibile e grande inventore di calcio ad alto livello. Parlava di sé con l'ingenua vibrazione dell'egoista troppo tempo osannato per non ritenersi alla lunga l'unico. Quasi tutti gli ex campioni soffrono di queste ubbie e neanche lui, povero Peppìn, poteva dirsene immune. Troppi, tuttavia, ne sottovalutavano l'intelligenza: parlava italiano a orecchio, e quindi non poteva esprimere in lingua l'arguzia che per solito lo animava parlando milanese.

Certo, non era un sapiens, e la informe cultura gli impediva di figurare tra i tecnici del suo sport. Ormai avanti con gli anni, venne rilanciato come uomo simbolo per gli Inter club. Sbatteva le palpebre, sentendosi acclamare, e con un sorriso triste annuiva, assai poco convinto in cuor suo che quella vita meschina meritasse più di venire vissuta. Infatti, senza darlo troppo a vedere, si è dignitosamente levato di mezzo. E avendo io a lungo delirato per lui, mi dico oggi che gli eroi, quelli veri, andrebbero per tempo rapiti in cielo, così come usava una volta, che non debbano restare fra noi a morire accorati e offesi della loro ingiustissima sorte.

La seconda vita delle chiavette Usb

La Stampa

valerio mariani

Memorizzano certo, ma fanno anche altro: si connettono direttamente agli smartphone, per esempio




Quante chiavette Usb si vendono nel mondo in un anno? Secondo l’osservatorio di Santa Clara Consulting Group , nel 2013 si è superata di poco la soglia dei 270 milioni di pezzi venduti nel mondo e si dovrebbe arrivare a 300 milioni entro il 2016, anno del previsto picco, dopodiché, se non il declino, l’assestamento del mercato. 

La chiavetta Usb tenta di rinnovarsi, introduce qualche timida innovazione, ma non cambia, né struttura, ne funzione. Nata per essere un supporto di memorizzazione portatile, oggi vive la sua maturità grazie a tre trend principali, che non coinvolgono la capacità. 

Quella, infatti, cresce, ma non rappresenta un obiettivo. A marzo del 2013 – a 13 anni dall’introduzione della prima chiavetta da 8 Mb - è stata introdotta la Kingston DataTraveler HyperX Predator 3.0 con capacità di 1 Terabyte, ovvero 1024 gigabyte. A distanza di un anno il modello di Kingston è ancora il più capiente in circolazione. 



La chiavetta Usb si rinnova:dieci provate per voi
In primo luogo fu 3.0, parliamo al passato dato che l’introduzione ufficiale dello standard è datata fine 2008 e le prime porte si sono viste nel 2010. Oggi, che la maggior parte dei Pc ha almeno una porta Usb 3.0, le chiavette che supportano questa velocità rappresentano solo il 5% del mercato. Poco per quanto ci si potesse aspettare, e per questo i prezzi delle unità 3.0 rimangono più alti delle tradizionali, di almeno un terzo.

Eppure, Usb 3.0 vuol dire una velocità di trasferimento di circa 5 Gbit/s, ovvero 625 MB/s, praticamente un film in un secondo, contro i 480 Mbits al secondo (60 MB al secondo) dell’Usb 2.0.
Altro trend correlato alle “pennine” è l’Usb on the go (OTG), ovvero la possibilità di trasferire file da Pc a smartphone (Android) usando una sola chiavetta e non cavi e programmi di accesso allo smartphone. 

Tutti i maggiori produttori di chiavette Usb, da Sandisk a Sony, oltre a Verbatim, Kingston, Transcend e Lacie, hanno a portafoglio un modello che utilizza lo standard OTG che permette il trasferimento istantaneo da Pc a smartphone o tablet Android fino a 64 Gb. Non solo, lo standard evita del tutto il passaggio dal Pc, permettendo il trasferimento diretto tra smartphone o tra tablet e smartphone, e ancora il trasferimento da fotocamera, videocamera o disco esterno e smartphone e tablet e la connessione di tastiere e mouse.

Ultimo trend sviluppato negli ultimi mesi è la sicurezza. Sul mercato sono presenti chiavette Usb che si aprono solo previo inserimento di una password, addirittura fisica, ovvero da introdurre “a manina” nella piccola tastiera numerica integrata. Infine, sicurezza dei dati significa anche materiali particolarmente resistenti alle intemperie e agli agenti atmosferici. Da sempre, poi, la chiavetta Usb rappresenta un utilissimo strumento di marketing, attorno al connettore si può costruire qualsiasi cosa, i designer si possono sbizzarrire, come Amam Emami, il creativo tedesco che ha ideato la chiavetta-graffetta fermacarte di Verbatim che vinse il premio di design Red Dot Award del 2010.

Whatsapp anche sul computer, ecco come utilizzare l'app su Pc Windows e Mac

Il Mattino

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Una comodità, quello che per molti sembrava un sogno sta per diventare realtà: Whatsapp potrà essere utilizzato anche sui pc. Basta scaricare la versione dell'app sia in versione Mac OS che in versione Windows a seconda del pc che si ha a disposizione. Scaricato e installato l’emulatore Android, bisognerà eseguire il primo avvio dell’applicazione, nel corso del quale sarà richiesto di impostare il proprio account di Google e selezionare la lingua preferita, poi si installa semplicemente selezionando l'icona.

Installata e avviata l’applicazione per la prima volta, sarà necessario procedere alla creazione dell’account. Anche in questo caso la procedura è identica a quella che si dovrebbe fare nel caso in cui si avviasse WhatsApp Messenger per la prima volta su uno smartphone. A questo punto si potrà utilizzare l'app sul computer nello stesso modo in cui si è sempre fatto sul telefono.

venerdì 27 giugno 2014 - 09:32   Ultimo agg.: 10:22

I Google Glass si aggiornano e aumentano la memoria

Il Messaggero


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Dopo l'annuncio della commercializzazione anche in Europa, Google ha deciso di aggiornare i suoi occhiali smart e ampliarne la memoria. L'arrivo dei Google Glass in versione di test in Gran Bretagna aveva fatto ben sperare chi aspettava la conferenza I/O di Big G per avere dettagli sul loro esordio sul mercato. Così non è stato, visto che i Glass - moltissimi in platea - sul palco del Moscone Center sono stati ''grandi assenti''. Tuttavia l'azienda continua a scaldare i motori visto che prima dell'evento ha annunciato una nuova versione del dispositivo con più memoria (da 2GB), prestazioni migliorate e nuove app.

L'aggiornamento principale riguarda la memoria RAM dei Google Glass: sarà di 2GB, il doppio rispetto all'attuale. Caratteristica che punta a migliorarne le prestazioni. I Glass così rinnovati saranno disponibili solo per i nuovi Explorer, particolare che ha scatenato non poche polemiche tra gli attuali utenti che non riceveranno gratuitamente il dispositivo aggiornato.

Il colosso californiano ha inoltre introdotto schede aggiuntive per Google Now, che dà agli utenti informazioni basandosi sul ''contesto'', dal luogo in cui ci si trova agli appuntamenti in agenda.
Nella fattispecie si tratta della scheda che ricorda dove si è parcheggiato l'auto e di quella che invece avvisa quando un pacco sta per essere consegnato. Rilasciata pure una dozzina di nuove ''Glassware'', le applicazioni per gli occhiali ''smart'' di Google. Fra queste Runtastic, per il fitness, Duolingo, per apprendere le lingue straniere, GuidiGO, per tour virtuali in località turistiche, Shazam, la popolare app che riconosce la musica in sottofondo e Livestream, che permette di trasmettere video in diretta.

La Francia toglie ai militari il segreto sulla strage di Ustica

Giovanni Corato - Gio, 26/06/2014 - 15:57

Arrivano le prime ammissioni: gli aerei francesi volarono fino a tarda sera


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Per saperne di più sulla strage di Ustica, qualche informazione porebbe arrivare dalla Francia. Il presidente François Hollande ha ingatti deciso di togliere per i militari l'obbligo di segreto sulla vicenda. E, come riporta l'Huffington Post, qualcuno ha già iniziato a parlare e ha ammesso che il 27 giugno 1980 i caccia della base di Solenzara in Corsica volarono fino a tarda sera. Per anni, invece, Parigi sostenne che che la base chiuse alle 17 e che i propri velivoli non potevano quindi essere coinvolti nell'abbattimento del Dc9 Itavia, aereo civile - lo ricordiamo - con 81 persone a bordo. In totale sono quattordici gli ex militari ascoltati una prima volta e che saranno interrogati nuovamente nelle prossime settimane. Ai magistrati italiani che indagano sulla strage è stata fornita inoltre tutta la documentazione in possesso della Difesa francese e che finora era rimasta secretata.

Canone anche sui computer. Rivolta contro l'estorsione Rai

Gabriele Villa - Ven, 27/06/2014 - 08:06

Un imprenditore di Como lancia la sfida: "Non lo pagherò mai, ora mi vengano pure a prendere"


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Furioso. Giorgio Colombo, 59 anni, firma d'eccellenza, per tradizione di famiglia, dei Cantieri Nautici con sede a Grandola e Uniti è furioso. Sdegno che tracima il suo, mentre sventola il bollettino che gli ha inviato la Rai: 407,35 euro di «canone speciale» perché, con il pc che ha in azienda, potrebbe guardare la tv. «Ma vi pare possibile? Siamo qui in cantiere tutti i santi giorni a spaccarci la schiena, da una vita, e la Rai ci viene a chiedere questi denari per qualcosa che neanche sappiamo se e come si possa riuscire a combinare. L'unico computer ci serve per i fornitori, per tenerci al passo con l'evoluzione della cantieristica e per le mille procedure burocratiche imposte dallo Stato assieme a una fiscalità senza pari nel mondo.

E adesso è arrivata anche la Rai ad appiopparci questa nuova tassa camuffandola come un pagamento dovuto per godere della tv». Se vogliamo dirla tutta e bene è praticamente un tentativo di estorsione. Ecco perché si accendono di indignazione i computer della piccole e medie imprese artigiane, come denunciato anche dal quotidiano locale la Provincia di Como. Perché è da qui, chissà poi perché, che è cominciato il grande «rastrellamento» della Rai. Una raccolta di denari arrivata, come fanno notare i funzionari della Cna di Como, al Cantiere nautico di Giorgio Colombo ma anche a metalmeccanici, ad alimentaristi, persino ad un paio di auto-demolitori.

«Siamo all'assurdo- sottolineano nel quartier generale della Cna in viale Innocenzo XI - perché molti di questi titolari di imprese artigiane sanno a stento come funziona un computer, figuratevi se si sognano di andare a capire se nel loro pc è installata o meno la scheda del sintetizzatore che permettere di guardare le trasmissioni televisive». Invece è vero il contrario. Che sui video dei pc, delle piccole e medie imprese della provincia di Como, è comparso un enorme punto esclamativo. Il punto esclamativo della protesta. Della rabbia di chi si sente braccato, vessato. Di chi vuole urlare il proprio no all'ennesima provocazione. Di chi non ci sta alla libertà vigilata e condizionata adesso anche dalla Rai.

Un'esasperazione che, ancora una volta le parole di Giorgio Colombo, presidente, tra l'altro, della Cna di Menaggio evidenziano concretamente: «Sa che cosa le dico e che cosa mando a dire ai signori della Rai ? Che questa è una follia, soltanto una pura follia. Vengano pure a prendermi con il carro armato, se credono, ma io non intendo pagare e non pagherò mai una tassa così ingiusta. Lo scriva, lo scriva, lo scriva pure. Vengano. Io sono qui ad aspettarli. Per dimostrare, una volta di più, che questo è anche un Paese fatto di gente che, dalla mattina alla sera sgobba per rimanere a galla.

E mai questo termine è stato più appropriato in un settore come il nostro. Qui in provincia siamo tutti sconcertati. Pensavamo che si trattasse di un errore. Di uno scherzo, addirittura. E invece? Ecco il bollettino». Si sforzano di rassicurare e spegnere le tensioni alla sede centrale della Cna di Como: «Qualche anno fa la Rai ci aveva già provato. Poi tutto era rientrato. Ora ci riprova, con la scusa che, oltre alla radio, che un imprenditore può tenere in azienda e al pc, eventualmente dotato di sintonizzatore, ci sono anche gli smartphone con cui, in teoria si può accedere ai programmi televisivi. Ma noi, che ci stiamo muovendo anche a livello nazionale per tutelarci, consigliamo ai nostri associati della provincia di non perdere tempo in risposte inutili.

Eppure la situazione rischia di degenerare perché, se questo tentativo di racimolare denari andrà a coinvolgere più o meno tutte le nostre imprese si parla di diciottomila associati. E le prime avvisaglie non fanno altro che alzare la tensione dato che, da tre giorni a questa parte, stiamo ricevendo decine di telefonate di protesta per questi bollettini». Come dire? Da Como prove generali di ennesimo saccheggio nelle tasche degli italiani. Un programma monotono che può avere effetti collaterali: nel caso migliore sbadigli, nel caso peggiore fuga per la salvezza verso altri lidi. E se va in onda la provocazione allora spegniamola con il telecomando della protesta.

Diego Marmo, pm del caso Tortora, dopo trent'anni chiede scusa

Luca Romano - Ven, 27/06/2014 - 08:56

"Ho creduto che ogni mia parola non sarebbe servita a nulla", ha detto al Garantista. Ma era "arrivato il momento"


"Mi lasciai prendere dal mio temperamento. Ero in buona fede. Ma questo non vuol dire che usai sempre termini appropriati".

computer
Diego Marmo, il pm che pronunciò l'arringa contro il conduttore televisivo Enzo Tortora, dopo trent'anni si scusa con la famiglia in un'intervista con il quotidiano Il Garantista.
"È arrivato il momento - dice Marmo al giornale di Piero Sansonetti -. Mi sono portato dietro questo tormento troppo a lungo. Chiedo scusa alla famiglia di Enzo Tortora per quello che ho fatto". Il magistrato definì allora Tortora un "cinico mercante di morte". Il conduttore fu condannato per camorra, poi assolto nel processo d'Appello, ma soltanto dopo avere trascorso tre anni agli arresti.
Per anni il pm non ha parlato, e spiega perché. "Ho creduto che ogni mia parola non sarebbe servita a niente. Che tutto mi si sarebbe ritorto contro. Ero Diego Marmo, l'assassino morale di Tortora e dovevo tacere". Ricorda però anche di non essere stato l'unico protagonista del caso, da allora citato come esempio di errore giudiziario.

Nei giorni scorsi Marmo era tornato al centro della polemica per la sua nomina ad assessore alla Legalità e Sicurezzaal comune di Pompei.

Equo compenso, Confindustria digitale prepara il ricorso

La Stampa
giuseppe bottero

Ma Confindustria Cultura difende il decreto del Governo che ha adeguato i compensi per le riproduzioni a uso personale di musica e film su smartphone e tablet: “Non rallenterà l’innovazione”

Stampa.it
«Riteniamo che l’aumento dell’equo compenso per copia privata annunciato dal ministro Franceschini la settimana scorsa non solo sia una misura del tutto ingiustificata rispetto agli attuali trend tecnologici e di consumo, ma anche un segnale in contrasto con l’esigenza, riconosciuta prioritaria dallo stesso Governo Renzi, di favorire l’innovazione digitale nel Paese». Lo ha detto il presidente di Confindustria Digitale, Elio Catania, durante una conferenza stampa a Roma. 

«Secondo le nostre stime - ha aggiunto Catania - considerando i trend di crescita del mercato di consumo elettronico nel 2014, ci sarà un gettito totale per le casse Siae di circa 157 milioni di euro, con un aumento del 150 per cento rispetto al 2013. Vista l’entità delle cifre e considerando anche la forte pressione competitiva e sui margini che caratterizza il settore dell’elettronica di consumo, non è difficile prevedere che tali aumenti graveranno inevitabilmente sulla dinamica dei prezzi, irrigidendo, per esempio, la politica delle offerte e degli sconti. Confindustria digitale - ha concluso Catania - chiede quindi che il regime dell’equo compenso venga profondamente revisionato includendo nel sistema decisionale valutazioni e competenze, affinché in esso vengano considerati gli interessi dell’industria digitale e dei consumatori e assicurata la corrispondenza fra prelievi ed effettivo uso della copia privata».

Non si fa attendere la risposta di Siae, la Società Italiana Autori ed Editori, per bocca del direttore generale Gaetano Blandini: «Catania continua a sostenere che la copia privata sia ingiustificata e soprattutto che rappresenti interessi unilaterali: o Catania non sa bene come funziona l’economia, oppure è in malafede e vuole vendere l’Italia alle grandi multinazionali tecnologiche che pagano le tasse in altri Paesi e che non contribuiscono allo sviluppo del nostro. Sostenere la creatività italiana, invece, significa tutelare un settore produttivo dell’Italia che traina tutta l’economia nazionale, e che fornisce contenuti per le nuove tecnologie, senza i quali le multinazionali, che Catania difende, non guadagnerebbero un euro».

Ma intanto Confindustria Cultura si schiera a fianco della Siae: «È una falsa rappresentazione quella che vede l’equo compenso come una tassa sull’innovazione e nemica dei giovani consumatori di tecnologie digitali. L’adeguamento del compenso è un processo in atto in molti Stati membri. Prima dell’Italia hanno adattato il compenso a smartphone e tablet, Francia, Germania, Austria, Olanda, Belgio e Svezia». È quanto sostiene Marco Polillo, presidente di Confindustria Cultura che difende il decreto del Governo che ha adeguato i compensi per le riproduzioni a uso personale di musica e film su apparecchi come smartphone e tablet. I compensi aumenteranno da 0,90 fino a 4,80 euro per gli smartphone, da 1,90 a 4,80 per i tablet, da 1,90 a 5,20 per i pc, e di 5,20 per le smart tv.

«Siamo pronti a fare ricorso, appena il testo sarà reso noto», ha proseguito il presidente di Confindustria Digitale. «L’aumento del compenso per la copia privata è ingiustificato e non tiene conto dell’evoluzione delle tecnologie e delle mutate abitudini di utilizzo da parte dei consumatori, con lo streaming e il cloud storage ormai a farla da padroni rispetto alla copia privata, dando un segnale negativo per lo sviluppo tecnologico a fronte di un impegno in questo senso del Governo Renzi». Pur schierandosi a favore della tutela del diritto d’autore e della lotta alla pirateria, Catania ritiene ingiustificato l’ aumento per il gettito della Siae, che passerà dai 63 milioni di euro del 2013 ai 157 milioni stimati per il 2014, con un +150%. «Aumenti che graveranno inevitabilmente sui prezzi e sui consumatori, a differenza di quello che sostiene il ministro».

La sconfitta di Fini: non invitato al centenario di Almirante. Bufera anche sull'assenza della Boldrini

Libero


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Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri. Tutti presenti alla cerimonia di festeggiamento dei cent'anni dalla nascita di Giorgio Almirante, Storico segretario del Movimento Sociale Italiano. Solo non si vede Gianfranco Fini. L'ultimo segretario della fiamma, pupillo e delfino del leader della destra, non era presente alla celebrazione, ma non per suo volere. La sedia in più a Montecitorio non è stata messa volutamente. Come riporta Il Giornale, in edicola venerdì 27 giugno, Fini ci ha provato fino all'ultimo. Ha aspettato, ha sperato, poi si è fatto coraggio e ha chiamato direttamente Donna Assunta, presidente della Fondazione Almirante. "Non ho ancora ricevuto l'invito e non capisco perché". E lei: "Te credo che nun l'hai ricevuto. Non te l'ho proprio mandato, ormai non fai più parte della nostra storia".

La figuraccia della Boldrini  -  Un' altra personalità politica di rilievo doveva essere presente, non certo per accostamenti politici, ma in quanto seconda carica istituzionale dello Stato: Laura Boldrini. Il presidente della Camera non si è presentata e neanche ha avvisato della assenza, non preoccupandosi neanche di inviare un messaggio o un vice in rappresentanza. Ma la figuraccia per le istituzioni l'ha risparmiata Giorgio Napolitano con un bel discorso su Almirante. "Giorgio Almirante è stata espressione di una generazione di leader di partito che, pur da posizioni ideologiche profondamente diverse, hanno saputo confrontarsi mantenendo reciproco rispetto, a dimostrazione di un superiore senso dello Stato che ancora oggi rappresenta un esempio". E ancora: "Egli fu sempre consapevole che solo attraverso il riconoscimento dell'istituzione parlamentare e la concreta partecipazione ai suoi lavori, pur da una posizione di radicale opposizione rispetto ai governi, la forza politica da lui guidata avrebbe potuto trovare una piena legittimazione nel sistema democratico nato dalla Costituzione".

La rabbia della vecchia guardia di Almirante - E quindi se per Napolitano ci sono applausi e ringraziamenti, lo stesso non si può dire per la Boldrini. Il presidente di Montecitorio viene accusata di scarsa ospitalità e di scorrettezza istituzionale. "Non si è presentata - si lamentano gli organizzatori della manifestazione - e non ha nemmeno sentito il bisogno di mandare uno dei vicepresidenti". Giorgia Meloni è inferocita. "È gravissima l'assenza della presidente - si sfoga - che non solo non ha ritenuto di far partecipare almeno un suo vice in rappresentanza dell'assemblea di Montecitorio, ma non si è neanche degnata di inviare un messaggio di saluto. Per fortuna lo ha fatto il presidente della Repubblica, che a differenza della Boldrini sa cosa significhi rappresentare un'istituzione e sa anche chi era Giorgio Almirante". Maurizio Gasparri se ne fa una ragione: "Boldrini non ha portato il saluto al convegno su Almirante. Non ne era degna. Comunque ha sbagliato".

La suora con la pistola che sfidava i criminali per difendere gli indiani: «Il Vaticano la faccia santa»

Il Messaggero

di Anna Guaita

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Per la prima volta in 4 secoli, la Chiesa Cattolica del Nuovo Messico ha presentato al Vaticano la richiesta di aprire una procedura di beatificazione e santificazione. E l’individuo al centro di questa iniziativa senza precedenti è una piccola suora italiana, di origine genovese. Si tratta di Suor Blandina Segale, che nell’Ottocento non solo ebbe l’ardire di proteggere gli indiani e gli immigrati messicani, non solo aprì scuole e ospedali e prese sotto la sua ala protettrice centinaia di bambini e orfani, ma ebbe il coraggio di mettersi davanti ai criminali più temuti e sfidarli, ottenendone l’aperta ammirazione. Suor Blandina, dell’ordine delle suore di Carità, era nata in Liguria, ma trascorse tutta la sua vita da adulta in quella che allora era la frontiera avanzata degli Stati Uniti.

Anzi, operò soprattutto in due Stati che erano ancora solo “Territori”, il Colorado e il Nuovo Messico. Arrivò in Colorado a soli 22 anni, e subito il suo ordine le dette il compito di insegnare ai bambini poveri nella città mineraria di Trinidad, un luogo durissimo e spietato. Grazie alla sua bravura e fermezza, fu presto scelta per andare nel New Mexico, uno sconfinato Far West dove la legge e l’ordine erano ancora lungi dall’essere ben stabilite. Qui la suorina dette prova di un carattere di ferro, proteggendo con il proprio corpo poveri disgraziati che rischiavano il linciaggio, difendendo gli Apache e i Comanche che venivano spinti fuori dalle loro terre da criminali che si fingevano soldati americani, proteggendo anche gli immigrati messicani, oggetto di feroce discriminazione.

Suon Blandina tenne un diario, e scrisse molte lettere, soprattutto alla sorella, Giustina, anche lei suora, in Ohio. E’ attraverso le sue parole che sappiamo che incontrò Billy the Kid, ottenendone obbedienza e rispetto. La suorina aveva saputo che un uomo della banda del fuorilegge era stato ferito e che nessun medico lo voleva curare, così si recò lei stessa ad aiutarlo, salvandogli la vita. Ma nel fare questo, salvò anche la vita dei quattro medici che avevano rifiutato aiuto al ferito e che Billy the Kid aveva deciso di uccidere per punizione. Difatti in seguito, Suor Blandina riuscì a evitare che Billy the Kid derubasse una diligenza, perché ci si era messa davanti a proteggerla.

E mentre sfidava criminali e proteggeva gli indiani – “Poveri cuori selvaggi, come sono trattati ingiustamente!” scriverà di loro – Suor Blandina fondava scuole e ospedali, alcuni dei quali sono in funzione ancora oggi. Alla fine della sua vita, anziana e debole continuò a operare nelle comunità più indifese: e proprio lei, italiana, che aveva cominciato proteggendo indiani e messicani, finì invece proteggendo gli immigrati italiani, a Cincinnati, in Ohio.

Dunque, l’arcivescovo Michael Sheehan ha avviato la procedura di canonizzazione, chiedendo al mondo di portare testimonianze sulla suora italiana dal cuore d’oro e dal coraggio leonino. Perché venga fatta santa, ci vorranno prove che Suor Blandina ha fatto dei miracoli. Non basta certo aver combattuto le ingiustizie, costruito ospedali e difeso i deboli. Ma i suoi sostenitori sono certi che Suor Blandina ce la farà. Allen Sanchez, direttore del “St. Jospeh’s Children Hospital” di Albuquerque, proprio uno di quelli creati dalla suora italiana, dice con un sorriso: “Era una donna eccezionale, ma il suo lavoro non è finito. Bisogna che si impegni ancora un po’”.


Venerdì 27 Giugno 2014 - 02:15