giovedì 19 giugno 2014

Wikipedia obbliga gli autori a divulgare le modifiche a pagamento

La Stampa

carlo lavalle

Da adesso ogni autore avrà l’obbligo di dichiarare qualsiasi contributo per il quale riceve o si aspetta di ricevere un compenso. Così l’enciclopedia online cerca di arginare le pubblicità mascherate
ezioni
Wikimedia Foundation, la fondazione no-profit che gestisce Wikipedia, rafforza le norme per garantire una maggiore trasparenza sulle modifiche a pagamento introdotte dagli utenti su tutti i progetti, incluse le voci dell’enciclopedia online.
Da adesso ogni autore avrà l’obbligo di “divulgare il proprio datore di lavoro, cliente e affiliato in merito a qualsiasi contributo per il quale si riceve o si aspetta di ricevere un compenso su una relativa pagina utente, pagina di discussione o riepilogo di redazione” - si legge in una comunicazione del Consiglio di WMF.

La revisione dei termini d’uso è la conseguenza di un’attività di indagine condotta dalla comunità di Wikipedia che ha portato alla scoperta e alla denuncia della pratica di modifiche a fini promozionali a vantaggio di aziende e prodotti. Nel mese di ottobre 2013 oltre 250 account sono stati bloccati perché sospettati di essere falsi e riconducibili ad agenzie professionali - in particolare a Wiki-PR, società texana di pubbliche relazioni - impegnate a mettere in atto operazioni di editing commerciale per pubblicizzare l’immagine dei loro clienti. 

Queste operazioni di marketing mascherate, spiega Andrea Zanni, presidente di Wikimedia Italia, entrano in contrasto con “i cinque pilastri delle linee guida di Wikipedia”. Le modifiche a pagamento, questa è la preoccupazione, possono compromettere la neutralità e l’affidabilità di Wikipedia, la cui missione è quella di rappresentare per milioni di persone a livello globale una fonte di conoscenza che deve restare neutrale e obiettiva.

“Il problema non è che qualcuno venga pagato per cambiare un articolo – sostiene Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia - ma che venga pagato e non si sappia; se lo cambia secondo le linee guida di Wikipedia ci guadagniamo tutti”. Il contenuto di Wikipedia può anche essere usato per scopi commerciali e quando un utente viene remunerato per la sua attività di editing è bene che ci sia trasparenza per far emergere eventuali conflitti di interessi. “L’importante – aggiunge Andrea Zanni – è capire se i contributi inseriti possano nuocere all’attività informativa di Wikipedia”.

Le aziende e i marchi cercano sistematicamente di intervenire sul sito fondato da Jimmy Wales, che ha un impatto notevole sugli internauti essendo il sesto più visitato al mondo, per introdurre correzioni a loro favorevoli e cancellare possibili notizie scomode. Nel 2007, per esempio, il programmatore australiano Rick Jeliffe rivelò di essere stato contattato da Microsoft per modificare a pagamento alcuni passi di articoli dell’enciclopedia riguardanti Office Open XML. A volte, le aziende creano utenze multiple nascoste (sockpuppets) per inquinare e orientare la discussione all’interno della comunità di autori.

Anche in Italia, sottolinea Maurizio Codogno, alcune imprese più piccole segnatamente, tentano di manipolare le pagine di Wikipedia con un atteggiamento propagandistico e promozionale, in certe occasioni facendo addirittura il copia e incolla delle brochure aziendali. Non è facile, però, controllare in modo capillare tutto ciò che viene inserito su Wikipedia e si possono citare diversi casi di manipolazioni e bufale. Tra le vicende più note quella di John Seigenthaler , giornalista e scrittore statunitense, bollato come sospetto dell’omicidio di John Kennedy, fino a che, dopo due anni, le false insinuazioni sono state rimosse dalla biografia di Wikipedia, e il conflitto di Bicholm totalmente inventato ma smascherato soltanto sei anni dopo la creazione dell’articolo. 

In Italia si può citare l’esempio della voce sull’espressione “Boia chi molla ”, inizialmente attribuita con certezza ad Eleonora Pimentel Fonseca, tanto che alcuni testi di storia hanno finito per riprendere l’informazione dandola per assodata, ma successivamente emendata a causa di una fonte non così attendibile. Per dimostrare quanto sia facile aggirare le verifiche e ingannare lettori e stampa Daniele Virgillito , scrittore freelance, ha avviato un esperimento riuscito di falsificazione intenzionale del contenuto dell’enciclopedia collaborativa. 

Mantenere la credibilità è quindi una sfida importante per Wikipedia che comunque continua ad affidarsi al metodo della trasparenza, della condivisione e del coinvolgimento volontario di tutti gli interessati.  Per affrontare con successo le conseguenze dell’attività degli editor professionali, sempre più spesso chiamati a curare la presenza aziendale sulla piattaforma wiki, una settimana fa i responsabili di Wikimedia hanno ottenuto una dichiarazione di rispetto dei loro principi e regole da parte di undici fra le più importanti agenzie di pubbliche relazioni su scala internazionale. 

Anche in Italia, il “progetto Wikimedia Italia - Telecom Italia - Università Cattolica ”, che ha permesso ad alcune studentesse laureande di migliorare le pagine di Wikipedia della società di telecomunicazioni, può essere considerato un esempio positivo di come sia possibile conciliare la comunicazione aziendale con i principi di oggettività e neutralità wikipediani.

Lo strano caso dell'astemio ubriaco: una storia vera

La Stampa

Dr. Andrea Favara

Gastroenterologo, Chirurgo apparato digerente, Colonproctologo, Chirurgo generale



Nel 2004, Stati Uniti, un uomo di 61 anni viene operato per una frattura al piede e trattato con antibiotici per un certo periodo. Dimesso dall'ospedale, inizia a manifestare segni di ubriachezza dopo assunzione di minime quantità di alcolici e, incredibilmente, si accorge di essere ubriaco in più occasioni senza aver assunto la minima quantità di alcool!

La moglie, infermiera, mediante un etilometro inizia a documentare gli episodi registrando i livelli di alcoolemia che frequentemente appaiono essere ben oltre i limiti concessi dal codice della strada per la guida di autoveicoli. Col passare degli anni gli episodi diventano più frequenti e le alcoolemie registrate sempre più alte al punto che nel 2009 viene ricoverato in un pronto soccorso per etilismo acuto ed erroneamente etichettato come bevitore cronico.

Diversi mesi più tardi, finalmente, viene visitato da un gastroenterologo: nega di assumere integratori alimentari, riferisce di non avere alcun sintomo di pertinenza gastrointestinale e viene sottoposto ad un check up completo. Tra gli accertamenti eseguiti, un'esame colturale delle feci risulta positivo per Saccharomyces Cerevisiae, un fungo comunemente noto col nome di lievito di birra!



Viene quindi subito ricoverato sotto stretta osservazione e, dopo essersi alimentato con soli carboidrati e snacks l' alcoolemia dosata in ospedale risulta in effetti elevata. Il fenomeno, relativamente raro si chiama sindrome da fermentazione intestinale e si verifica quando è presente una quantità eccessiva del fungo nell'intestino, in genere conseguenza di cicli di terapia antibiotica che modificano la flora batterica intestinale: il fungo fermenta gli zuccheri alimentari producendo etanolo che viene assorbito.

E' indubbiamente una sindrome rara ma deve essere conosciuta e considerata in presenza di un quadro clinico come quello descritto. Il nostro sfortunato paziente venne trattato con un ciclo di antimicotici, fermenti lattici e dieta priva di zuccheri e carboidrati con completa risoluzione della patologia.

Fonte: International Journal of Clinical Medicine, 2013, 4, 309-312

La mummia della piccola Rosalia sorprende tutti: apre e chiude gli occhi

Il Mattino

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PALERMO - "Bella addormentata" la piccola Rosalia Lombardo. Si tratta della mummia di una bambina custodita nelle Catacombe dei Cappuccini a Palermo nel quartiere Cuba. Quando fu scoperto il corpo, probabilmente mummificato nel 1920, gli scienziati si stupirono del suo stato di conservazione che fa sembrare la piccola ancora viva.


Quello che sorprende della piccola Rosalia sono i suoi occhi, che fotografati nell'arco di giornate con uno spazio temporale di 60 secondi sembrano aprirsi e chiudersi più volte al giorno. Già si parlava di miracolo, ma a sedare l'entusiasmo sono stati proprio gli studiosi che hanno parlato di un fenomeno dovuto all’umidità e alle luci dell’apparecchio che generano insieme una foto-decomposizione, creando lo strano movimento di apertura e chiusura delle palpebre.

mercoledì 18 giugno 2014 - 12:15   Ultimo agg.: 20:30

Zaia: “La Boldrini non conosce i numeri”

La Stampa

michele brambilla

“In Veneto ci sono già 500mila immigrati”

ezioni
Comincia con una battuta: «Che lei sia la tour operator degli immigrati lo sapevamo...». Ma poi Luca Zaia prosegue con tono istituzionale, da presidente della Regione Veneto, il suo commento all’intervista rilasciata ieri a La Stampa da Laura Boldrini. Porta numeri, cita fatti. E vuol far capire soprattutto una cosa di cui è convinto: ad avere davvero a cuore la sorte degli ultimi della Terra non sono quelli del «facciamoli entrare tutti». Osserva infatti a un certo punto: «L’ha detto anche il Dalai Lama che non si può, e che è meglio aiutarli nei loro Paesi».

Presidente Zaia, Laura Boldrini accusa le Regioni di non collaborare all’emergenza e di lasciare sola la Sicilia, che ospita il 33 per cento dei migranti contro il 3 per cento del suo Veneto. «Il presidente della Camera non sa di che cosa sta parlando. Non conosce i numeri. Guardi, i miei, di numeri, sono incontestabili: in Veneto, su 4.800.000 residenti, 500.000 sono immigrati. Altro che 3 per cento. Quando dico che abbiamo già dato, mi riferisco soprattutto a questo. La Boldrini guarda i dati degli ultimi sbarchi e dice: il Veneto ne prende pochi. Ma non guarda a quanti sono già qui».

Il presidente della Camera però dice che se ne possono accogliere ancora.
«E così illude persone che, invece, andrebbero aiutate a casa loro. Le do un altro dato: in Veneto ci sono oggi 35.000 stranieri disoccupati. Persone perbene, che hanno tutti i permessi regolari, che si sono integrate, che avevano un lavoro e che non ce l’hanno più. Dire a tanti disperati di venire pure qui in Italia significa aiutarli o illuderli?».

Lei vuol dire anche che gli stranieri tolgono posti di lavoro agli italiani?
«No no, io so benissimo che gli immigrati contribuiscono al 5 per cento del prodotto interno lordo del Veneto. Quindi so quanto dobbiamo essere grati nei loro confronti. Ma la retorica dell’ospitalità sfrenata è contro la realtà. E poi la Boldrini mette tutti sullo stesso piano, quando invece ci sono due categorie di migranti».

E cioè?
«Una è quella di chi scappa dalla guerra, dalla fame, insomma da morte sicura. L’altra è quella di coloro che arrivano, principalmente dal Maghreb, con i jeans e gli occhialoni scuri. Gente che poi d’estate va a casa a fare le vacanze. E che quindi vanno considerati come emigrati che lavorano all’estero, non come rifugiati. Accettare tutti indistintamente è un errore enorme. E la comunicazione che arriva in Africa da parte delle nostre istituzioni nazionali è devastante».

Perché?
«Si fa passare l’Italia come il Paese di Bengodi. Invece la vera pubblicità progresso sarebbe quella di dire a chi scappa dalle coste africane che, se viene qui, non trova lavoro. L’operazione Mare nostrum fa parte di questa comunicazione irresponsabile. E poi la Boldrini, invece di tirare in ballo le regioni, ci dica piuttosto che cosa intende fare verso un’Europa che lascia l’Italia da sola di fronte a un esodo biblico. Invece di creare una guerra tra poveri, la Boldrini vada a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo, come facevo io quando ero ministro».

Antieuropeismo leghista?
«Non c’entra niente. Sull’immigrazione l’Europa si comporta in modo sciagurato. Bisognerebbe ritirarle il Nobel per la Pace e consegnarlo ai lampedusani».

Lei è offeso per l’intervista del presidente Boldrini?
«Non credo che abbia offeso me, credo che abbia offeso gli immigrati, parlando di cose che non sa. La Boldrini li frequenta, gli immigrati? Io sì. Mi chiamano Luca. E sa che cosa mi dicono? Che se avessero saputo come stanno le cose, non sarebbero venuti in Italia».

C’è anche un problema di sicurezza?
«Anche. Glielo dice un veneto: siamo una regione che ha mandato emigrati in tutto il mondo. Ma noi non siamo andati a riempire le galere. Oggi in Veneto il 65 per cento dei detenuti sono immigrati, e guardi che in stragrande maggioranza non sono rifugiati. Da un presidente della Camera mi sarei aspettato anche di sentire che i delinquenti devono tornare a casa loro. E che un Paese che si vanta tanto della sua identità nazionale dovrebbe anche avere un minimo di controllo dei propri confini».

Non teme di essere accusato di razzismo?
«Senta. Se lei va ad Accra, la capitale del Ghana, vedrà girare per tutta la città i pullman donati dalla Regione Veneto. Quindi la Boldrini non venga a dare lezioni a noi. Ho fatto l’obiettore di coscienza quando farlo era piuttosto scomodo: so che cos’è l’assistenza alla povera gente. E so anche un’altra cosa: la storia insegna che non si aiutano le popolazioni con gli esodi di massa».

Cassazione: il controllore non infierisca su chi non paga il biglietto

La Stampa

ezioni
Chi non paga il biglietto sui mezzi pubblici giustamente deve essere multato ma il controllore non deve infierire sul `portoghese´ davanti agli altri passeggeri. 

La Cassazione spezza per così dire una lancia nei confronti di chi ha la cattiva abitudine di salire sui mezzi pubblici `da imbucato´ e intima ai controllori di tenere a freno il linguaggio. Ecco perchè la Quinta sezione penale (sentenza 26396) ha accolto il ricorso della Procura presso la Corte d’appello di Catanzaro che ha fatto ricorso contro l’assoluzione accordata a Natale V., un controllore che dopo aver multato con 50 euro una signora che viaggiava sul treno per Sibari sprovvista di biglietto, in presenza di altri passeggeri le aveva detto che era una «recidiva» perchè non aveva pagato «nemmeno tre giorni prima».

Il controllore era stato assolto dal giudice di pace di Cosenza il 3 ottobre 2012 dall’accusa di ingiuria. Contro l’assoluzione la Procura ha fatto ricorso con successo in Cassazione. Ora piazza Cavour ha disposto un nuovo esame della vicenda davanti al giudice di pace cosentino poiché «la motivazione del provvedimento risulta apodittica avendo il giudice ritenuto che le frasi erano offensive e d’altra parte non riconoscendo valore alle dichiarazioni della persona offesa» che si era sentita mettere alla berlina dal controllore. 

(Fonte: Adnkronos)

Meglio non lavare il pollo Aumenta il rischio di infezioni

Corriere della sera

di Emanuela Di Pasqua

Secondo gli esperti della Food Standards Agency inglese, gli spruzzi d’acqua aumenterebbero i rischi di contaminazione batterica dell’ambiente circostante


ezioni
«Don’t wash your chicken» (non lavare il tuo pollo): lo slogan si era già diffuso l’anno scorso attraverso una campagna di sensibilizzazione realizzata dai ricercatori della Drexel University (il video in inglese) che sfatava una delle credenze popolari meno fondate. Il pollo insomma non va lavato e l’idea che una bella sciacquata prima della cottura ripulisca da batteri e virus è quanto di più sbagliato. Non sempre la saggezza popolare è da seguire e il caso del pollo lavato ne è una dimostrazione, come ribadito recentemente dalle indicazioni della Food Standards Agency, l’ente britannico per la sicurezza alimentare.
Pericolosi spruzzi d’acqua
La Food Standards Agency rimarca come l’uso di lavare il pollo con l’acqua non uccida i batteri, anche perché si tratta di acqua fredda, e solo la cottura sia in grado di annientarli. Al contrario gli spruzzi d’acqua possono diventare una via d’infezione, veicolando batteri attraverso la superficie di lavoro, gli asciugamani e le stoviglie. L’acqua in sostanza può essere foriera di germi patogeni disperdendo la contaminazione, avverte la Food Standards Agency che chiama in causa il campylobacter.
Il 44% degli inglesi lava il pollo
I sintomi di questo batterio includono diarrea, dolori di stomaco e crampi, febbre e sensazione generale di malessere (sintomi tipici da gastroenterite), ma ci possono essere anche conseguenze più gravi e a lungo termine, come la sindrome di Guillain-Barre. E l’allarme proveniente dall’ente britannico per la sicurezza alimentare si affianca a un sondaggio che ha coinvolto 4.500 adulti britannici, riscontrando che la pratica di sciacquare il pollo prima di cucinarlo viene utilizzata dal 44 per cento dei consumatori.
Campylobacter e salmonella
Ma anche da noi il pollo è contaminato da campylobacter e valgono le regole stabilite in Gran Bretagna? Lo abbiamo chiesto a Umberto Agrimi, direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare dell’Istituto Superiore di Sanità, il quale ha sottolineato innanzi tutto che il campylobacter è il primo responsabile di zoonosi (malattie infettive trasmesse dagli animali all’uomo) in Europa, seguito dalla salmonellosi. I numeri della European Food Safety Authority parlano per il campylobacter e la salmonellosi rispettivamente di 214.268 e di più di 91mila casi registrati nel 2012. In Italia differentemente dalle medie europee i casi di salmonellosi (1453) continuano a essere nel 2012 più alti rispetto a quelli di campylobacter (774) ma il trend temporale delle due infezioni è simile anche in Italia con una riduzione della salmonellosi grazie a una campagna di controllo decisa ed efficace negli allevamenti avicoli, e un certo incremento delle infezioni umane da campylobacter che rimangono, verosimilmente, sottonotificate. «Il campylobacter si trova nell’intestino dei polli - spiega Umberto Agrimi - e durante la macellazione è possibile la contaminazione delle carcasse con materiale fecale. Sciacquando la superficie del pollo si corre il rischio di disperdere la contaminazione che rimanendo sulla superficie rimane invece confinata».