mercoledì 11 giugno 2014

Le clip misteriose su YouTube: svelato il segreto (da un blogger italiano)

Corriere della sera

di Elmar Burchia

Le 80 mila clip «Webdriver Torso» con rettangolo rossi e blu. Nessun complotto né alieni: un banale canale con cui Google testa la qualità audio e immagine dei video


ezioni
Chi carica migliaia di video su YouTube tutti simili, nessuno uguale, con rettangoli rossi e blu che si muovono su due o tre suoni monotonali generati al computer? Non c’è commento, non c’è indicazione. E sono parecchio fastidiosi. Il mistero «Webdriver Torso» ha scatenato la fantasia di complottisti, blogger e impegnato alcuni importanti portali di news. La soluzione l’ha trovata ora un blogger italiano. Spezzoni senza senso (e alquanto irritanti) È un flusso continuo, che va avanti dallo scorso autunno. L’account di YouTube «Webdriver Torso» conta oltre 80mila video, per un totale di più di 240 ore. Sono a bassa definizione, tutti della stessa lunghezza (11 secondi). Sono bizzarri e, a dire il vero, senza molto senso. Per certi versi ricordano il minimalismo dell’olandese Piet Mondrian, se non fosse per quei suoni elettronici in sottofondo. Nessun aiuto lo danno i titoli delle opere: «tmpz 5mCs», «tmpxNpWov» o «tmp JODoF».
Alieni, spie, test: le congetture più strambe
Il primo spezzone è stato caricato nel settembre 2013. E subito sono fioccate le interpretazioni e le spiegazioni più stravaganti: «Non è che questo misterioso canale di YouTube stia provando a contattare gli extraterrestri?» si è chiesto il magazine online The Daily Dot. «Forse si tratta di moderne trasmissioni radio in onde corte di origine sconosciuta che inviano messaggi codificati a scopi di spionaggio», l’ipotesi di un utente del blog BoingBoing. Più perplessa la Bbc: «Magari è solamente uno strumento informatico che testa i siti Internet, vista anche la grande somiglianza con Selenium Webdriver?» C’è anche il sospetto che possa trattarsi di banale marketing. La pista, dopo un po’, si è persa. Nessuno è riuscito a trovare una spiegazione soddisfacente.
Il blogger italiano
La soluzione al giallo è arrivata nei giorni scorsi da un blogger italiano che si firma «Il soggetto 21». Ha scoperto che l’account di Webdriver Torso appartiene ad una rete più ampia denominata «Ytuploadtestpartner_torso». Ebbene, in questa spunta anche il nome di Johannes Leitner, un collaboratore di Google. Incuriosito dal caso, il blog tecnologico Engadget ha chiesto spiegazioni direttamente a Mountain View. La risposta? Purtroppo, molto meno intrigante di quanto finora sospettato: «Non vogliamo che i video di YouTube siano di cattiva qualità, per questo conduciamo test come Webdriver Torso». Insomma, non c’entrano alieni o spie: è solo un banalissimo canale per testare la qualità audio e immagine dei video. Che abbia riscosso tanta attenzione è pura coincidenza.

11 giugno 2014 | 12:32

Responsabilità giudici: sì alla legge Ue, battuto il governo

Corriere della sera

L’emendamento della Lega prevede che chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento di un magistrato, può ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non

ezioni
Sull’emendamento della Lega alla legge comunitaria che introduce la responsabilità civile dei magistrati il governo è stato battuto per sette voti. Il testo è passato con 187 sì e 180 no. Il M5S, così come diversi deputati di Sel, si è astenuto sulla votazione il cui esito è stato salutato con un applauso dalla Lega. Secondo l’emendamento del leghista Gianluca Pini, «chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale».

Dopo l’approvazione della Camera, il ddl andrà al Senato per la seconda lettura e la maggioranza proverà a rettificare la norma in quella sede: «Quanto avvenuto in aula con l’approvazione dell’emendamento leghista dovrà essere corretto al Senato - conferma il capogruppo Pd in commissione Giustizia, Walter Verini- Il Pd si è opposto perché così si rischia di colpire l’autonomia della magistratura con un emendamento improvvisato e lesivo delle prerogative dei giudici.
Altre forze non lo hanno fatto». Il deputato Pd Paolo Gentiloni ha scritto in un tweet che il suo partito «ha votato contro, magari con dissensi interni. M5s, astenendosi, ha fatto passare l’emendamento». Ma il giudizio più grave arriva da Stefano Dambruoso, Scelta Civica: «Il voto alla Camera sulla responsabilità civile dei magistrati rappresenta un pericoloso e clamoroso incidente di percorso per la maggioranza che sostiene il governo Renzi», commenta Dambruoso, puntando il dito contro «il renziano Giachetti» che si è «reso promotore dell’approvazione di una norma così devastante per la risposta giudiziaria in Italia».
Il plauso di FI
Soddisfatta Forza Italia: «Con grande soddisfazione salutiamo il via libera alla Camera alla responsabilità civile dei magistrati grazie all’approvazione a scrutinio segreto dell’emendamento della Lega a cui Governo e relatore avevano dato parere contrario», dice Stefania Prestigiacomo. «Si ottengono nello stesso tempo due risultati positivi - prosegue - da una parte finalmente si introduce, seppur manchi ancora il passaggio al Senato, una norma sacrosanta che l’Ue sollecita da mesi all’Italia e che abbatte un privilegio incomprensibile prevedendo la possibilità per chi ha subito un danno ingiusto di agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento; dall’altra si aggiunge un altro importantissimo tassello nella ricostruzione dell’alleanza tra Fi e la Lega.

Ora, auspichiamo che il provvedimento sia licenziato al più presto dal Senato».E Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze alla Camera di FI, va oltre e ipotizza, «se da parte della maggioranza vi fosse un comportamento di incomprensibile negatività», di andare avanti proponendo «un referendum per abrogare le attuali norme che di fatto hanno annullato la responsabilità civile diretta dei magistrati».

11 giugno 2014 | 13:33

La rivoluzione dei bagarini digitali “Nessun controllo nome sul biglietto”

La Stampa
stefano rizzato

Pochi tagliandi in vendita sui canali ufficiali per gare minori, sul web i big match a prezzi da capogiro. Ma i biglietti dovrebbero essere nominali



Per chi non ci credesse, basta una ricerca su Google. Biglietti Mondiali Brasile. La sorpresa è che non è troppo tardi per esserci. Anche per chi volesse un seggiolino al Maracanà, per la finale del 13 luglio, o un posto in prima fila alla partita dell’Italia. Anche per chi – ohibò – si fosse accorto solo ora che tra sei giorni inizia la Coppa. Bastano tanti soldi, una connessione a Internet e una certa dose di fiducia nelle vie del commercio digitale.

Sul sito della Fifa, unico canale ufficiale e autorizzato alla vendita, risultano esaurite già 48 partite. Niente da fare per le partite del Brasile, c’è qualche chance solo per Italia-Uruguay e solo con biglietti di categoria 1. Ovvero 130 euro. Per quarti, semifinali e finali neanche a parlarne. Per gli ottavi, qualche posto sparso. Qualche chance c’è solo per gare meno affascinanti, da Cile-Australia a Bosnia-Iran (che sembra la meno venduta, ad oggi). Ma ora si compra solo di persona, in Brasile, nei centri autorizzati. A meno che.
 
I bagarini digitali: fino a 46mila euro per la finale
 
A meno che non si decida di provare altre strade. Strade che si chiamano Viagogo, Sportsevents365, Ticketbis. Sono i “bagarini” del mondo digitale, i siti del mercato secondario. Quello fatto da chi compra e poi rivende. Come su eBay, ma in modo assai più organizzato. Succede da tempo per i concerti, con i biglietti che vanno subito “sold-out” e poi riappaiono su siti come questi. Ora, per la prima volta in modo così massiccio, anche gli eventi sportivi hanno scoperto nuove vie. E così, se si è disposti a pagare tra euro 1.490 e 4.186 si è (teoricamente) ancora in tempo ad acciuffare un biglietto per la partita inaugurale di domani, Brasile-Croazia. Restano una sessantina di posti, sul mercato secondario online. Per la finalissima del 13 luglio i biglietti disponibili sono ancora centinaia. Ma costano carissimo: da 3.500 per la categoria 3 (in curva) fino a 46.228 (virgola 42) per un biglietto VIP. Uno di quelli ceduti gratis a sponsor o istituzioni. E che qualcuno ha pensato di usare per fare cassa.

Tra regole e Web

Non c’è match precluso a chi volesse provare la strada del “last minute” e dei bagarini online. E pensare che i biglietti sarebbero nominali, non cedibili a terzi, strettamente personali. Ma qui siamo ancora una volta – come per Uber, come per Airbnb... – alle prese con la zona grigia tra il lecito e l’illecito. In modo esplicito, la Fifa proibisce a chi acquista di rivendere i propri biglietti. E “sconsiglia” fortemente di acquistarne sul mercato secondario, pena rimanere fuori dallo stadio. Questo in teoria. Perché la pratica sembra essere molto diversa. 

“Posso capire che chi non conosce il sistema abbia dubbi – spiegano dal servizio clienti di Viagogo – ma Le assicuro che stiamo vendendo tanti biglietti, che sono perfettamente validi e garantiti. Noi non facciamo solo da intermediari, ma controlliamo tutti i passaggi. Il sistema prevede che i venditori vengano pagati solo otto giorni lavorativi dopo l’evento: se sorge qualunque problema con i biglietti, c’è tempo per verificare e, nel caso, bloccare tutto”.

“Biglietti nominali? Nessuno controllerà”
Anche per Ticketbis, ogni compravendita è “garantita”. E chi spaccia – e in teoria non potrebbe – biglietti oggi ricercatissimi può rimanere nell’anonimato. Invece Sportsevents365 non fa solo da intermediario, ma acquista e rivende direttamente. Anche loro hanno aperto un servizio clienti italiano. Chiamiamo e ci rassicurano: “Al Mondiale non controlleranno biglietto per biglietto. Sul suo ci sarà il nome di un altro? Non sarà un problema”.

La “seconda vita” dei biglietti
La motivazione ufficiale è quella di “dare una seconda vita ai biglietti”. Permettere a chi non può più usarli, per qualsiasi motivo, di rientrare dell’acquisto. In qualche caso sarà pure così. Ma la verità è che il mercato secondario – proprio come per i concerti – è un sistema per far soldi. Un vero e proprio business, con lauta commissione (di solito del 10%) proprio per le piattaforme che fanno da intermediari. L’opportunità, però, non ha fatto gola solo agli specialisti del genere. Secondo fonti locali, sul mercato secondario sono finiti anche molti dei 100 mila biglietti omaggio assegnati agli operai che hanno lavorato negli stadi. Che – rinunciando all’esperienza mondiale – hanno strappato una sorta di tredicesima. Assai lauta, in proporzione al loro salario.

Il rischio “hooligan”
Tutto il sistema, irregolare ma tacitamente concesso, ha un solo grande pericolo. Se salta il criterio dei biglietti nominali, chi può sapere chi entra davvero allo stadio? È quello che si sono chiesti molti media internazionali, a partire dall’agenzia Reuters, che segnala il rischio “hooligan”. Non quelli inglesi, ma gli argentini delle “barras bravas”, del tifo violento e organizzato. Ne sono attesi circa 50mila intorno agli stadi brasiliani. Ma, con il mercato secondario, chi può sapere davvero quanti saranno? 

La scheda: numeri e regole dei biglietti mondiali
Sono nominali e non cedibili a terzi, contengono un chip e non si possono piegare. Per i biglietti del Mondiale brasiliano ci sono regole complesse e – in teoria – rigorose. Che non hanno fermato il mercato secondario È iniziato tutto il 20 agosto 2013, con la prima estrazione a sorte. Allora non si sapevano neppure i gironi e tutte le squadre qualificate. Ma i biglietti per il Mondiale brasiliano andarono a ruba fin da subito. Oggi, con i canali ufficiali ormai quasi esauriti, fiorisce il mercato secondario dei bagarini online. Eppure le regole Fifa sarebbero molto rigorose.

Tutti i numeri sui biglietti

• 3.720.225 posti totali, stimati negli stadi del Mondiale
• 3.334.524 posti disponibili, l’89.6% del totale. Non comprendono i seggiolini lasciati liberi per ragioni di sicurezza e quelli resi occupati da telecamere e attrezzature varie
• 2.989.608 biglietti acquistabili. 
• 41.900 biglietti omaggio per VIP (inclusi capi di Stato)
• 131.591 biglietti omaggio per accompagnatori di disabili, delegazioni delle squadre in campo, sponsor e staff medico o tecnico 
• 100.000 biglietti omaggio per il governo brasiliano e gli operai che hanno lavorato agli stadi
• 71.425 biglietti omaggio per giornalisti accreditati

Le fasi di vendita

• Dal 20 agosto al 10 ottobre 2013: prevendita online con estrazione a sorte
• Dall’11 al 28 novembre 2013: vendita online con precedenza a chi acquista prima
• Dall’8 dicembre 2013 al 20 gennaio 2014: vendita online con estrazione a sorte
• Dal 12 marzo al 1° aprile 2014: vendita online con precedenza a chi acquista prima
• Dal 15 aprile al 31 maggio 2014: vendita online con precedenza a chi acquista prima
• Dal 1° giugno al 13 luglio 2014: vendita diretta nei centri autorizzati FIFA, con precedenza a chi acquista prima
• 4 giugno 2014: vendita straordinaria online di 180mila biglietti, compresi alcuni per il match inaugurale e per la finale

Le cinque categorie dei biglietti:

• CAT. 1: i più costosi, corrispondenti alle tribune centrali e bordi del campo
• CAT. 2: i secondi più costosi, agli angoli tra tribune e curve
• CAT. 3: in curva, dietro alla porta ma un po’ spostati
• CAT. 4: in curva, esattamente dietro alla porta, riservati ai brasiliani
• CAT. 4 A METÀ PREZZO: riservati ai brasiliani over 60, studenti e beneficiari del programma Bolsa Familia

Le regole Fifa

• Nessun canale eccetto quello ufficiale FIFA è autorizzato a vendere biglietti. Quelli acquistati su internet, da intermediari non autorizzati o piattaforme di scambio, sono automaticamente nulli
• Per ragioni anche di sicurezza, il biglietto regolarmente acquistato non è rivendibile
• Il biglietto è individuale: chi va allo stadio con bambini deve prenderne uno per ogni figlio
• Ogni biglietto contiene un chip e non va piegato o forato
• Allo stadio non si vendono biglietti
• Non vengono stampati duplicati dei biglietti, né ne vengono riemessi: chi dovesse perdere un biglietto, a rigor di norma, non potrà entrare allo stadio

Ricercatrice choc: ho fatto “sesso” con un delfino

La Stampa


ezioni
Margaret Howe Lovatt è sempre stata la “donna che parlava con i delfini”. È così si intitola anche il documentario che verrà trasmesso su BBC Four il 17 giugno prossimo. La sua storia nasce negli anni ’60 quando, allora giovane ricercatrice, venne coinvolta in un esperimento della Nasa: avrebbe dovuto vivere in una casa trasformata in un enorme acquario a stretto contatto con il giovane delfino Peter. Scopo del progetto era quello di riuscire a insegnare la lingua inglese al giovare mammifero.
La donna e il pesce trascorsero dieci settimane insieme: la struttura permetteva loro di mangiare, dormire e giocare sempre insieme. Ma di quel progetto, proprio alla vigilia della pubblicazione del documentario, esce anche un aspetto intimo e choccante. Alla quarta settimana trascorsa insieme si verificarono segnali tali da preoccupare la ricercatrice: «Peter era diventato sessualmente eccitato durante la settimana.

Trovavo che i suoi desideri stavano ostacolando la nostra relazione». Così il delfino venne mandato per qualche giorno in una vasca con altri due esemplari. Il periodo di allontanamento sembrò funzionare visto che al suo ritorno il mammifero si mostrava più gentile e meno aggressivo. Ma poco per volta la Lovatt capì che questo atteggiamento era una sorta di corteggiamento: «Si avvicinava per farsi accarezzare la pancia e la zona genitale. Forse era il suo modo per coinvolgermi in un gioco sessuale senza spaventarmi».

Un rapporto diventato sempre più intenso e intimo, così come racconta la stessa Lovatt nel documentario: «A Peter piaceva stare... con me. Si strofinava sul mio ginocchio, sul mio piede o sulle mie mani. Non ero a disagio. Lo lasciavo fare”». Qualcosa che poco per volta diventò parte del progetto: «Non mi sentivo a disagio. Fin quando non diventava rude, per me era più facile incorporarlo nel progetto e lasciare che accadesse. Era qualcosa di prezioso e gentile. Peter era lì e lui sapeva che io ero lì per lui».

Frasi che fanno già discutere su molti media e che ingrandiscono ancora di più gli aspetti negativi di quel progetto: al di là di questo rapporto particolare, Peter, come altri animali, venne anche sottoposto a iniezioni di Lsd per capire le reazioni dei mammiferi a questo tipo di droga. La ricercatrice si oppose, ma una donna negli anni ’60 aveva poco potere rispetto al suo responsabile. Poi come speso accade i finanziamenti per questo tipo di progetto terminarono e i delfini vennero portati in una struttura fatiscente. In poco tempo la salute di Peter, lontano dalle cure della sua amica, si deteriorò presto fino alla tragica notizia: Peter si suicidò rifiutandosi di respirare rimanendo sul fondo della vasca.

twitter@fulviocerutti

Cellulare sempre in tasca? Fertilità a rischio per gli uomini

Corriere della sera

di Eva Perasso

Un nuovo studio sul rapporto tra fertilità maschile e radiazioni punta il dito ancora una volta contro i cellulari: spermatozoi indeboliti dell’8 per cento


Cattura
Telefonini e organi riproduttivi maschili, un legame a rischio. Una nuova ricerca sul rapporto tra onde elettromagnetiche e spermatozoi conferma quel che già altri studi avevano affermato: meglio che i primi stiano lontani dai secondi. Gli ultimi dati sono britannici, compilati dalla facoltà di biologia dell’università di Exeter, nel Devon, e arrivano alla conclusione che l’abitudine reiterata di riporre il cellulare nella tasca dei pantaloni o comunque a stretto contatto con i genitali maschili sia responsabile di un calo della fertilità dell’8 per cento rispetto alle potenzialità medie di procreazione.
Calano velocità e mobilità
Gli scienziati inglesi hanno usato i risultati incrociati di dieci studi diversi svolti in passato e preso in esame i dati rispetto alla velocità e alla mobilità degli spermatozoi di circa 1.500 uomini adulti, oltre a valutare la qualità del liquido seminale e la sua concentrazione. Per arrivare a concludere che le radiazioni causate dal campo elettromagnetico del telefono cellulare, se particolarmente vicine all’organo maschile, finiscono per incidere sugli elementi chiave della fertilità, ovvero le caratteristiche di azione degli spermatozoi.

E se il gruppo di controllo degli uomini analizzati presenta una percentuale statistica di mobilità degli spermatozoi che va dal 50 all’85 per cento, negli uomini che abitualmente usano tenere il cellulare in tasca questo numero calerebbe dell’8 per cento. «Un dato particolarmente importante per quella fascia di uomini che già sono in una situazione di confine tra fertilità e infertilità», commenta la ricercatrice inglese Fiona Mathews, autrice dello studio. Nel mondo, secondo i dati statistici, il 14 per cento delle coppie che vive in condizioni economiche e di salute buone o medie ha difficoltà di concepimento.
Dal cellulare al tablet
Ma come precisa la ricercatrice, prima di arrivare a dare la colpa ai cellulari e alle onde elettromagnetiche, nonostante i molti studi che continuano a legare radiazioni e problemi di fertilità maschile, è necessario svolgere ulteriori studi epidemiologici, aggiungendo al portare con sé il cellulare anche altri elementi fondamentali dello stile di vita maschile, che vanno dall’alimentazione al sonno, al fumo, all’attività fisica. Per ora questa ricerca si inserisce nella ricca letteratura sul tema: una delle ultime a mettere in guardia la popolazione maschile era americano-argentina e diceva che con quattro ore di laptop o di tablet sulle gambe, per via della connessione WiFi, si danneggiava la mobilità degli spermatozoi fino al 25 per cento. Ancor prima (era il 2010 e l’uso degli smartphone non era così diffuso) uno studio dell’ateneo dell’Ohio su oltre 300 uomini aveva calcolato che chi usava molto il cellulare vedeva calare la mobilità degli spermatozoi del 30 per cento.

11 giugno 2014 | 09:50