sabato 7 giugno 2014

Gli 007 avvertono gli italiani: "Siete intercettati 100 volte di più dalla vostra magistratura"

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Secondo la National Security Agency le autorità giudiziarie europee sono più attive delle agenzie di intelligence americane


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Mentre il Datagate tiene banco sui principali organi d'informazioni del Belpaese con la notizia che 46 milioni di nostre telefonate sarebbero state spiate in un solo mese dalla National Security Agency dagli Stati Uniti arriva la frecciatina degli americani. "Se vivi in Italia hai 100 volte più probabilità di essere spiato dal tuo governo", ha detto Stewart Baker, ex general counsel della Nsa, alla Commissione Giustizia della Camera: "Secondo i dati del Max Planck Institute", rivela Baker, lo stesso vale se vivi in Olanda. "Del 30 o 50 se sei francese o tedesco". Questi dati, ha spiegato Beker, si riferiscono alle intercettazioni delle autorità giudiziarie europee, più attive delle agenzie di intelligence

Salvini vs Papa Francesco: "Sui bus di Roma si dice Occhio agli zingari? Chissà perché". E sul web è bufera

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E allora perchè lui si lamenta perché, quando lui prendeva l'autobus a Roma e salivano degli zingari, gli autisti dicevano ai passeggeri 'Attenti al portafoglio'. Chissà come mai...". Il numero uno della Lega Matteo Salvini replica così a Papa Francesco che giovedì 5 giugno, parlando ai cappellani dei rom nel corso di un incontro nella Sala Clementina organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, aveva parlato di "disprezzo" nei confronti dei rom. "Forse è vero, ma è disprezzo" aveva aggiunto il Pontefice. Salvini ha quindi aggiunto sempre nello stesso post: "Caro Pontefice, con tutto il rispetto che ti è dovuto, io comunque dico... buon lavoro agli autisti!".

Bufera su facebook - Subito dopo la pubblicazione del post il web si è scatenato e i commenti sulla pagina facebook di Salvini si sono sprecati: "Se li tenga nel Vaticano se li vuole", è la sintesi delle reazioni al leader della Lega. "Se gli zingari vengono disprezzati è evidente che se lo meritano. Io li insulto sempre quando li trovo ai semafori (cioè sempre)". "Rispetto il Pontefice, ma faccio presente che molti rom oltre che rubare minacciano e se je rode te la menano pure. E non venitemi a dire che sono pecorelle smarrite", scrive un altro utente. "Se gli zingari sono ladri mica è colpa dell'autista che avvisa la gente", aggiunge di risposta un altro.

E infine: "Iniziasse a occuparsi dei preti pedofili anziché interessarsi di tutte le cose che non lo riguardano"; "Gli zingari sono persone inutili"; "Papa Francesco si è scordato il settimo comandamento, non rubare. Con tutto il rispetto che gli è dovuto io dico che mi ha rotto i cog...ni". E infine:"Gli zingari sono una vera piaga dell'umanità, rifiutano persino l'idea del lavoro in quanto fatica e il loro unico scopo di vita è parassitare non disdegnando il furto". E infine: "Ormai questo papa non è il vescovo

Laura Boldrini, scontro con Maria Teresa Meli sulla scorta alla figlia

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nna (il settimanale femminile del Corriere della Sera) del 24 maggio, Maria Teresa Meli scrive di Laura Boldrini, e dice che Laura "ha 'regalato' la scorta a tutta la famiglia". Il riferimento è al fatto che anche la figlia e il compagno di Lady Montecitorio dispongono dei bodyguards, una circostanza che aveva fatto discutere. Una frase, quella della Meli, che non è piaciuta affatto a Laura Boldrini, che ha delegato al suo portavoce, Roberto Natale, una replica.

Nella missiva Natale riporta un passo di una delle lettere anonime ricevute dalla presidentessa della Camera: "Non si preoccupi, non colpiremo lei ma i suoi cari. Colpire lei comporterebbe troppi rischi, ma soffrirà molto di più così". Dunque il portavoce aggiunge che "è per questo che le autorità di pubblica sicurezza hanno deciso - loro, non la presidente Boldrini - di estendere la scorta anche a due suoi familiari". Dunque il portavoce stigmatizza la frase della Meli, che farebbe passare la questione della scorta come "il capriccio di una sovrana".

Poi un'altra bordata alla giornalista di via Solferino: "Evidentemente non sa di cosa parla. Di simili 'regali' ognuno di noi farebbe molto volentieri a meno". Pronta la controreplica della Meli, che premette: "Sono solidale con la presidente Boldrini". Poi aggiunge polemica: "E, mi creda, comprendo bene che ricevere certe lettere sia tremendo, come le potranno testimoniare tutti i deputati dell'Assemblea presieduta dall'onorevole Boldrini che nella loro vita ne hanno ricevuta almeno una. Pensi - conclude - che ne sono arrivate diverse persino a me che non ho nessun ruolo pubblico"

Laura Boldrini spende 1 milione per Twitter e Facebook

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Li stampa solo per ritrovarsi senza un cristiano in grado di capire quando per evitare di coprirsi di ridicolo basterebbe stare zitti. Di istruttivo il caso Boldrini versus Panorama ha proprio questo: la dimostrazione di quanto dannosa sia la bulimia comunicativa dei politici e quanto la smania di tutelare sempre e comunque la propria immagine finisca per ritorcesi contro chi la esercita.

I fatti. La scorsa settimana, il settimanale milanese pubblica un breve servizio circa le performance del presidente della Camera sui social network. Si apprende nell’ordine: che la Boldrini ha una pagina Facebook, profili Twitter, Instagram e Google+ e persino un canale YouTube; che a curare la comunicazione di Montecitorio provvede un esercito di persone (sette di staff personale a 943mila euro l’anno più trentadue che lavorano all’ufficio stampa istituzionale); che i risultati sono quelli che sono, tra post che non fanno esattamente il botto di click ed internauti maleducati che lasciano commenti poco lusinghieri tipo «vai a lavorare» e «sei la donna più odiata d’Italia».

Tutto verificato e tutto vero, al punto che la notizia non è nemmeno così clamorosa: che nel pubblico operino strutture oltre l’elefantiaco - con buona pace dello Zeitgeist anticasta - è occorrenza non infrequente, così come non sconvolge apprendere che là fuori è pieno di gentaglia che usa Internet per togliersi lo sfizio di insultare a tu per tu i personaggi famosi (meglio ancora se politici).
Questo il quadro, si capisce come basti un briciolo di buon senso per rendersi conto che la miglior risposta sarebbe il silenzio. Buon senso di cui al piano nobile di Montecitorio a quanto pare nessuno ha mai sentito parlare.

Pertanto, il portavoce della Boldrini prende carta e penna ed invia la seguente replica a Panorama: «Con 170mila “mi piace” su Facebook e 224mila followers su Twitter, Laura Boldrini è il sesto esponente politico più seguito e la prima fra le donne. Certo, tra i commenti ci sono anche quelli aspramente critici, ma compensati dai tanti messaggi positivi. Quanto allo staff, sui costi è stato operato il primo taglio della presidenza Boldrini: da 1,343 milioni a 943mila euro annui».

Se ne deduce che il valore di un politico è commisurato al numero di persone che pigiano «mi piace» sulla sua pagina: logica curiosa, in forza della quale uno potrebbe arguire che, tanto per fare un esempio, Rocco Siffredi sarebbe un presidente della Camera migliore della Boldrini in forza dei 185mila like (ben 15mila più della signora) che si ritrova su Facebook.

Geniale anche il passaggio sui «tanti messaggi positivi», come se ci fosse qualcuno che pensava che il 100% secco degli interventi sui post della Boldrini fosse unicamente composto da insulti e come se sapere dell’esistenza di fan boldriniani che scrivono «Forza Laura sei tutti noi» o similari salamelecchi abbia una qualsivoglia importanza.

E siccome mandare una precisazione che non precisa un bel niente non era abbastanza, gran finale con la rivendicazione di sobrietà: vero che dietro ai tweet della Boldrini c’è un esercito di stipendiati, vero che i risultati non sono esaltanti e però attenzione che mica costano ancora un milione e rotti, ma solo novecentomila euro. Vuoi mettere.