giovedì 1 maggio 2014

Facebook, arriva il login anonimo: si potrà accedere ad altre app senza condividere info

Il Mattino


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ROMA - Facebook sempre più interessato alla privacy dei suoi utenti. Il social network ha elaborato un modo attraverso il quale sarà possibile accedere ad altre app con l'account del social in modo anonimo. Sarà possibile effettuare il login con l'account Facebook nelle applicazioni di terze parti scegliendo di non condividere nessuna informazione del vostro profilo, utilizzando il cosiddetto login anonimo. L’applicazione di turno non sarà in grado di salvare né l’username e né la password, ma non sarà in grado nemmeno di accedere alle informazioni del vostro profilo personale.

Nel caso in cui l'utente voglia condividere informazioni è comunque libero di farlo aggiornando le sue impostazioni sulla privacy. Il tutto sarà possibile attraverso un semplice aggiornamento dell'app e magari potrà restituire agli utenti la fiducia che forse in parte era andata perduta.

Arrivano gli occhiali per i non vedenti, dotati di satellitare saranno pronti per il 2020

Il Mattino


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Un paio di occhiali con antenna satellitare che consentiranno ai non vedenti di poter camminare e girare per le città senza altri aiuti. È la novità introdotta dal sistema operativo satellitare Galileo resa possibile grazie al lancio di trenta satelliti entro il 2020. Il nuovo sistema è decisamente rivoluzionario e potrà essere utilizzato anche in altri modo, come ad esempio nel settore della pesca ma anche in quello della porotezione.

Il nuovo sistema per ipovedenti e non vedenti è stato già sperimentato con successo a Londra. Nel caso in cui dovesse diventare realtà potrebbe significare una svolta.

Ayrton Senna in cielo da vent'anni: la leggenda di un pilota diventato eroe

Il Messaggero
di Giorgio Ursicino

Il mondo ancora piange uno del Campioni più forti di tutti i tempi, un fenomeno osannato non solo in patria. Memorabili i suoi duelli con Prost, imbattibile in velocità pura e nella lotta per consuitare la pole position.

issimo
Il weekend maledetto. Così lo ricordano tutti. Così è scritto nella storia, un tempo drammatica, della velocità. Le corse, si sa, sono una cosa pericolosa.Escludendo quel fine settimana da incubo, però, la Formula 1 si potrebbe definire uno sport quasi sicuro. Sono passati 20 anni dal quel primo maggio 1994, una domenica di primavera che si portò via la giovane vita di Ayrton Senna Da Silva, uno dei piloti più amati, forse il più forte di tutti i tempi. Da allora nessuno dei ragazzi coraggiosi che vivono a 300 è più morto in corsa, eppure di incidenti terrificanti ce ne sono stati tanti. Vinto l’incubo del fuoco, anche prima di quel weekend era passato oltre un decennio senza vittime in gara.

La precedente tragedia era accaduta nel 1982 in Canada quando Riccardo Paletti non riuscì nemmeno a passare la linea di partenza poiché la sua Osella si schiantò contro la Ferrari di Didier Pironi rimasta ferma sulla griglia. Da 0 a 200 e da 200 a 0 in un lampo, il francese non si fece nulla, per il povero italiano non ci fu nulla da fare. Che quello di Imola fosse un gran premio bastardo si era intuito il venerdì con il cappottamento del giovane Barrichello alla variante bassa. Poi il sabato aveva perso la vita Roland Ratzenberger, schiantandosi a 300 km/h alla curva Villeneuve. Prima del via i piloti erano scossi, una forte tensione era nell’aria: nessuno di loro aveva mai corso dopo aver perso un compagno.

Lo era in particolare Ayrton, ragazzo di fede profonda che si sentiva molto vicino al Signore (aveva sempre la Bibbia con sé, pare ne leggesse un brano prima di schierarsi) e confidava spesso ai suoi amici: «La vita è un dono che Dio ci ha dato e noi siamo obbligati a conservarlo con cura». Ma c’era anche l’aspetto sportivo che rendeva nervoso Senna: quell’anno aveva voluto e ottenuto il bolide che aveva stradominato gli ultimi due Campionati (con Mansell nel ’92 e Prost nel ’93) e lui affrontava la terza gara con ancora zero punti in pagella, mentre il suo giovane rivale Michael Schumacher, con la Benetton dotata del meno potente V8 Ford rispetto al suo V10 Renault, era a punteggio pieno.

Come nelle due gare precedenti il brasiliano scattava dalla pole nel GP di San Marino e quella di Imola era una gara da vincere. Subito la safety car per un incidente in partenza, poi il nuovo via con Ayrton davanti a Michael. Sfortuna e tragedia erano dietro la curva. Senna passa sul traguardo a tutto gas e, senza alzare il piede, si tuffa nella piega a sinistra del Tamburello. Qualcosa va storto e la Williams tira dritto, andando a picchiare a folle velocità contro il muretto che evita di finire nel Santerno adagiato nel fosso sottostante. Il pilota tenta di frenare, ma lo spazio è poco e l’erba fuori dall’asfalto fa da trampolino.

Erano le 14.17 di domenica primo maggio. Il botto è forte, ma l’angolo d’impatto dolce, poco più di venti gradi, l’auto non si ferma in quel punto, rimbalza in pista rendendo meno brutale la decellerazione. Le monoposto sono già robuste, utilizzano l’indistruttibile scocca in carbonio da oltre dieci anni e un impatto in quel punto l’avevano già provato senza grosse conseguenze negli anni dispari Piquet (’87), Berger (’89) e Alboreto (’91). La speranza di tutti e che sia un altro di quegli incidenti spettacolari, ma senza grandi conseguenze. Purtroppo non è così e si capisce subito. Ayrton non si muove, non manda segnali. E’ immobile, con la testa piegata in modo innaturale.

I soccorsi sono immediati, le speranze nulle: il corpo di Ayrton è integro, ma il puntone della sospensione anteriore destra è entrato come una lama nella visiera del pilota perforandogli la testa. I medici dell’ospedale Maggiore di Bologna dove è stato trasportato con l’elicottero accertano la morte del Campione alle 18.40. Un silenzio spettrale avvolge il Circus della Formula 1. Negli anni seguenti il processo confermerà che sulla Williams progettata da Adrian Newey ha ceduto il piantone dello sterzo che era stato modificato ai box per rendere la posizione di guida più favorevole. E Ayrton non ha potuto far nulla se non attaccarsi ai freni. Il suo funerale a San Paolo, dove era nato 34 anni prima (il giorno in cui sbocciava la primavera del 1960), resta indimenticabile con un corteo verso il cimitero Murumbi lungo chilometri fra due ali di folla: Senna era amato in tutto il mondo, ma nel suo paese era un idolo, un eroe, il simbolo nazionale.

Quel 5 di maggio c’erano tutti i più grandi piloti in circolazione, anche il suo grande rivale Alain Prost che si era ritirato pochi mesi prima per non correre ancora nello stesso team di Senna. Due grandi talenti che si sono combattuti e stimolati l’uno con l’altro, molto di più di quanto hanno fatto Lauda e Hunt recentemente raccontati dal film Rush. La carriera di Ayrton interrotta prematuramente è da leggenda, ma vale la pena ricordare solo qualche numero: 161 gran premi, 41 vittorie, 65 pole position, “appena” 19 giri veloci in gara. Sono la sintesi del suo carattere, del suo approccio. Ayrton adorava la velocità e si esaltava soprattutto nelle qualifiche in periodi in cui c’erano assetti, gomme e addirittura motori per affrontare il giro secco.

Sulla singola tornata nessuno era in grado di contrastarlo, è partito in pole in quasi metà delle gare che ha disputato, un record battuto solo da Schumacher (3 pole in più) che però a disputato quasi il doppio delle gare (307). Spesso, con la pole già in mano e i rivali fermi ai box senza speranze, rientrava, cambiava le gomme e ripartiva per migliorare se stesso. Questo aspetto di romanticismo e coraggio lo ha sempre accompagnato e reso famoso, un pilota che un grande cuore che difficilmente faceva scelte penalizzanti per lo spettacolo. La sua grinta lo rendeva imbattibile sulla pioggia. Era un predestinato e lo si capì subito, da quando per correre cambiò il nome del padre Da Silva con quello della madre Senna (era di origini italiane).

Prima le vittorie con il kart in Sudamerica, poi in Europa il dominio in Formula Ford e Formula 3 umiliando gli avversari. Nel 1984 l’esordio in F1 e con la cenerentola Toleman dà spettacolo a Montecarlo recuperando manciate di secondi al giro a Prost sull’asfalto allagato. Ickx (un altro mago della pioggia), che è il direttore di corsa gli toglie il sapore della vittoria, interrompendo per motivi di sicurezza la gara in anticipo. Indirettamente è il primo dispetto che Ayrton fa Alain poiché la vittoria con punteggio dimezzato assegna meno punti di un secondo posto e alla fine il Professore perde il Campionato del mondo per appena mezzo punto (trionfa il vecchio compagno di squadra Lauda).

La vittoria è solo rimandata, arriva l’anno successivo con la Lotus (sempre sul bagnato) in Portogallo. Tre anni alla Lotus, l’ultimo con il motore Honda, Casa che lo spinge in McLaren nel 1988. In McLaren c’è Prost, ma il titolo va ad Ayrton. L’anno successivo Alain si prende la rivincita, ma la gara a Suzuka è gonfia di polemiche poiché i due si toccano e Senna che riesce a ripartire e vincere la gara viene squalificato per aver saltato la chicane. Il francese passa alla Ferrari e sulla stessa pista un anno dopo il brasiliano restituisce la beffa: Alain è scattato in testa, Ayrton alla prima curva lo centra volutamente (lo ammetterà solo in seguito) e si prende l’iride.

Nel ’91 altro titolo con il nuovo V12 Honda, poi nel ’92 è l’anno della Williams con le sospensioni attive e il V10 Renault. Stessa storia nel ’93 con Prost al posto di Mansell, ma Ayrton conferma la sua classe con la meno potente McLaren V8 a Donington sotto il diluvio: 4 sorpassi al primo giro, Prost terzo doppiato e Hill staccato di un minuto e mezzo. Per ricordare il grande campione all’inizio di maggio ci sarà una no-stop di tre giorni all’autodromo di Imola. Saranno in tanti, da tutto il mondo, che vorranno ricordarlo ed onorarlo.


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Strisce blu: quando il cellulare risolve il problema

La Stampa


Attivare e disattivare la sosta con un clic potrebbe essere la soluzione più semplice per risolvere il dibattito sulle multe per le soste a pagamento

LaStampa.it
Il pagamento della sosta attraverso il cellulare sembra essere la soluzione più a portata di mano per risolvere il recente dibattito fra il Ministero dei Trasporti e i Comuni in merito alle modalità di sanzionamento in caso di titolo scaduto (che si tratti di bigliettino emesso dal parcometro e di tagliando Gratta e Sosta). Il sistema è infatti già operativo in numerose città della nostra penisola grazie ai servizi Sostafacile, iTelepark Bemoov e a breve MyCicero, aderenti al Consorzio Movincom - realtà di respiro nazionale, ma con sede e natali a Torino, che raggruppa oggi oltre 40 fra grandi esercenti/gestori con più di 1.000 servizi attivi sul territorio nazionale e che gestisce il circuito di mobile payment Bemoov.

Pagare il parcheggio nelle strisce blu via cellulare a consuntivo, con un clic di attivazione dopo aver parcheggiato e un clic di stop quando si torna alla vettura – scalando l’importo dal proprio borsellino solo per il tempo di sosta effettivo - significa infatti pagare solo il tempo necessario ed eliminare l’eventualità di incorrere proprio nella spiacevole situazione oggetto del dibattito istituzionale di questi giorni, ovvero quella di prolungare inavvertitamente la propria permanenza oltre il termine per il quale si è pagata la sosta. Fra l’altro questi sistemi di sosta mobile prevedono la possibilità di ricevere un avviso sul telefono quando il credito si va esaurendo.

Per accedere al servizio bastano alcuni semplici passi. E’ necessario iscriversi preventivamente e gratuitamente a www.bemoov.it associando il proprio numero di cellulare al proprio strumento di pagamento (carta di credito o prepagata). In questo modo sarà sufficiente inserire solo una volta, all’atto dell’iscrizione, i dati sensibili del proprio strumento di pagamento. Nel caso di iTelepark, è sufficiente scaricare l’App iTelepark Bemoov dall’App Store. Chi non fosse già utente Telepark può immediatamente acquistare il kit iniziale di sosta (Parkcard adesiva da incollare al parabrezza dell’auto principale, Parkcard di plastica di riconoscimento delle altre auto utilizzabili. Il servizio è utilizzabile in tutte le città del network Telepark) direttamente da smartphone, ricevendo tutto a casa.

Durante la prima attivazione, infine, sarà sufficiente associare una o più targhe al proprio profilo e al proprio cellulare. Da questo momento in poi si potrà attivare la sosta premendo sul bottone “inizio sosta” e inserendo il codice zona Telepark che si trova sulla palina di parcheggio più vicina, mentre per terminare la sosta, una volta tornati all’auto, basterà semplicemente premere sul bottone “fine sosta”. L’applicazione, tra l’altro, consente anche di verificare costantemente il credito sosta residuo e di ricaricarlo direttamente dal proprio Smartphone in qualsiasi momento con le ricariche Repark da 10, 25 o 50 €, confermando il pagamento semplicemente con l’inserimento del codice di sicurezza della carta di credito con la quale ci si è registrati a Bemoov. Questo servizio è oggi attivo in numerose città tra cui Napoli, Trento, Genova, Chieti, Lecce, Reggio Calabria.

Nel caso di Sostafacile il procedimento è analogo. Per accedere al servizio è sufficiente registrarsi gratuitamente tramite App o sul sito www.sostafacile.it caricando un credito sosta minimo di 10 euro tramite Bemoov. Per pagare il parcheggio basterà quindi selezionare la zona di sosta (evidenziata sui cartelli presenti sul posto o suggerita dall’App Sostafacile tramite geolocalizzazione), selezionare o inserire la targa del veicolo e cliccare su “inizio sosta”. Al termine dei propri impegni, una volta tornati alla vettura, basterà cliccare su “fine sosta” per terminare il pagamento, che sarà addebitato per il tempo effettivamente utilizzato. In questo caso gli accertatori potranno verificare in tempo reale il pagamento in corso grazie all’adozione di palmari di verifica con lettura ottica della targa. Sostafacile è già attiva a Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Vicenza, Biella, Cuneo, Bergamo, Sesto San Giovanni, Bellaria-Igea Marina, Venaria Reale.

Infine con l’attivazione a breve di MyCicero sul circuito Bemoov, il servizio di sosta sarà attivo anche a Roma, Bologna, Ancona, Pesaro, Olbia, Ravenna, Terni, Cervia e Fermo.


Video : Sosta sulle strisce blu? Basta multe e monetine.

Canada, apre oggi l’avveniristica passerella sospesa nel vuoto

La Stampa
stefano gulmanelli

Costata 121 milioni di dollari, si protende a 280 metri d’altezza sul Parco Nazionale di Jasper. Polemica con le organizzazioni ambientaliste

Stampa.it
Una piattaforma con pavimento trasparente che si protende per 35 metri sul vuoto a 280 metri d’altezza: dopo due anni di lavori di costruzione, oggi nel Parco Nazionale di Jasper, in Canada, s’inaugura la Glacier Skywalk. Da lì sarà possibile avere una vista panoramica mozzafiato sulla Sunwapta Valley e sugli adiacenti ghiacciai, a patto di aver la forza di distogliere gli occhi dal baratro su cui si resta sospesi una volta arrivati sul punto più esterno della struttura. 

L’altezza a cui si verranno a trovare quanti vi ci si avventureranno è infatti di 4 metri superiore a quella cui è collocata la piattaforma d’osservazione della torre Eiffel. La passerella a cielo aperto, costata 121 milioni di dollari (14 milioni di euro), è considerata un prodigio architettonico ed è stata premiata ancor prima della sua apertura: già al World Architecture Festival Award del 2011 la Glacier Skywalk aveva infatti primeggiato nella categoria Future Projects. Non tutti sono però entusiasti dell’avveniristica struttura collocata in un’area incontaminata come il Jasper National Park, nello Stato dell’Alberta. A contestarla sono organizzazioni ambientaliste come la Canadian Parks and Wilderness Society ma anche alcuni ex manager del parco. 

Le ragioni di tale opposizione sono da un lato l’impatto che la Skywalk avrà sulla fauna dell’area – in particolare sulle capre di montagna inevitabilmente disturbate dall’afflusso di turisti in cerca di una passeggiata con brivido finale, e dall’altro il fatto che questa potrebbe essere solo la prima di una serie di iniziative volte a dar vita allo sfruttamento commerciale del parco. Ma anche molti abitanti della zona sono perplessi: quello che per loro era uno straordinario punto panoramico gratuito ora può essere raggiunto solo pagando 25 dollari (17 Euro) a persona. 

Microsoft, una squadra di ricercatori per contrastare Google X

La Stampa
carlo lavalle

Non solo per i prodotti, ma anche per l’immagine pubblica: Mountain View sperimenta da tempo su tecnologie futuristiche, e ora anche a Redmond ci sarà un laboratorio dedicato ai progetti speciali. Diretto da Norman Whitaker

Stampa.it
Microsoft vuole costruire uno speciale gruppo di ricerca per lavorare su tecnologie radicalmente innovative seguendo l’esempio del team di Google X Lab che ha sviluppato una serie di progetti d’avanguardia, dall’auto senza conducente agli occhiali dotati di realtà aumentata. 

Special Projects Group in Microsoft Research (MSR) sarebbe il nome dato alla struttura secondo quanto scrive Mary Jo Foley in un post sul sito ZDNet. E Microsoft ha confermato che a guidarla sarà Norman A. Whitaker, ex vice-direttore dell’Information Innovation Office (I2O) della DARPA, agenzia del Dipartimento della difesa Usa specializzata in programmi di ricerca avanzata, cui si deve peraltro lo sviluppo dei protocolli TCP/IP, base per il funzionamento di Internet. Lo scorso anno l’azienda diretta da Satya Nadella, che può vantare il più alto numero di dipendenti con diploma di dottorato, ha investito 10,4 miliardi di dollari in attività di ricerca e sviluppo.

Il nuovo team di ricercatori in fase di costruzione dovrebbe occuparsi di settori quali calcolo distribuito, user experience, big data, reti, apprendimento automatico. E’ possibile che tra i modelli da cui trarre ispirazione per sviluppare una tecnologia più dirompente vi siano progetti come l’ascensore smart , capace, grazie all’applicazione dell’intelligenza artificiale, di indovinare da solo a quale piano deve scendere o salire un utente, IllumiRoom , sistema basato su Kinect per fornire una immersiva ed interattiva esperienza videoludica, Photosynth , software per la trasformazione di un album fotografico in ambiente 3D, o IllumiShare , lavagna luminosa mediante la quale si può condividere a distanza oggetti fisici e digitali.

Ma Microsoft ha già una divisione di ricerca , creata nel 1991 e composta da oltre 1.100 scienziati e ingegneri che svolgono la loro attività in 13 laboratori, diffusi in quattro diversi continenti. Questi centri, che operano in vari campi dell’informatica e dell’ingegneria del software ma anche in aree come ambiente e biologia, hanno contribuito a far nascere sistemi come Kinect per la console per videogiochi Xbox 360. Cosa cambia allora? Il Wall Street Journal avanza l’ipotesi che si tratti di una operazione per rilanciare l’attività di Microsoft Research oscurata dalla pubblicità data dai mass media alle iniziative di Google X.

E in effetti, la struttura realizzata dalla società di Mountain View ha ricevuto una grande attenzione e la sua attività, certamente notevole, è stata spesso descritta in maniera tale da farla risultare più segreta di quanto non lo sia veramente, e da sembrare leggendaria. I dirigenti di Microsoft si sentirebbero frustrati – come ha sostenuto Craig Mundie, collaboratore dell’ex amministratore delegato Steve Ballmer – da questo divario di atteggiamento mediatico nei confronti del lavoro portato avanti dai loro laboratori la cui qualità, a loro avviso, non sarebbe adeguatamente valorizzata e riconosciuta.

Nei primi tre mesi del 2014 venduti 284 milioni di smartphone

La Stampa

Secondo Idc il mercato globale è cresciuto di oltre il 30 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Samsung mantiene il primo posto, Apple il secondo. Ma entrambi sono in calo


L’immagine vincitrice del World Press Photo 2013: migranti africani appena sbarcati che usano il cellulare per chiamare i parenti. È di John Stanmeyer


Nei primi tre mesi del 2014 il mercato globale degli smartphone è cresciuto del 30,2 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma ha visto una discesa dell’1,7 per cento se confrontato con l’ultimo trimestre del 2013. Lo rivelano i dati elaborati da International Data Corporation (Idc), secondo cui nel trimestre sono state effettuate consegne per 284,8 milioni di pezzi in tutto il mondo, contro i 218,8 milioni di un anno prima e i 289,6 milioni del periodo ottobre-dicembre 2013. 

Il risultato è superiore del 6,6 per cento rispetto alle previsioni di Idc, ferme a 267,2 milioni di smartphone. Prendendo in considerazione il mercato dei telefoni mobile (categoria più ampia che comprende gli smartphone ma anche i phablet) le consegne sono state pari a 459,9 milioni di unità, in crescita del 5,3 per cento rispetto al primo trimestre del 2013 quando il dato si era fermato a 431,8 milioni. Rispetto al quarto trimestre del 2013 c’è stato un calo del 7,7 per cento (in quel caso erano stati spediti 492,8 milioni di unità). Il risultato ha comunque superato dello 0,8 per cento le previsioni di Idc per 451,3 milioni di telefoni mobile. A spingere le vendite la Cina, dove sono state dirette il 40 per cento delle vendite totali.

«Il primo trimestre dell’anno di solito risente di una restrizione delle spese dopo la corsa ai regali [natalizi] del trimestre precedente», ha detto Ramon Llamas, manager del team di Idc che si occupa del mercato della telefonia mobile. Tuttavia secondo la società di ricerca il mercato ha tenuto grazie alla forte domanda soprattutto dai mercati emergenti, al lancio di dispositivi low cost e all’aumento della diffusione della rete 4G. 

Facendo riferimento ai primi cinque produttori, i dati del primo trimestre del 2014 mostrano come Samsung e Apple abbiano ceduto leggermente la loro quota di mercato rispetto allo stesso periodo del 2013. Il produttore della Corea del Sud continua ad essere al primo posto, pur passando dal 31,9 per cento al 31,1 per cento: nei primi tre mesi dell’anno ha consegnato 88,5 milioni di smartphone contro i 69,7 milioni del primo trimestre 2013. Cupertino segue al secondo posto con 43,7 milioni di iPhone contro i 37,4 milioni di un anno prima (quota di mercato scesa al 15,3 per cento dal 17,1 per cento). Seguono le cinesi Huawei e Lenovo e la sudcoreana Lg. Idc ha anche pubblicato le previsioni per il 2014: le spedizioni dovrebbero raggiungere 1,2 milioni di unità, mettendo a segno un +19,3 per cento rispetto a 1 miliardo di pezzi del 2013. «Se questo è l’inizio dell’anno dobbiamo attenderci un altro record nel 2014», ha concluso Llamas. 

Le sigarette elettroniche sono dannose». Ecco i 5 pericoli secondo l'esperto

Il Mattino

pericolose
LOS ANGELES - In lotta per mestiere contro infezioni e epidemie spesso pericolose, Thomas Friedan, una delle autorità di Salute Pubblica principali degli Stati Uniti, è fortemente contrario alle sigarette elettroniche. In una lunga intervista al 'Los Angeles Times', il direttore dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta ha spiegato perchè giudica le e-cig un forte rischio: «Ho trattato centinaia di migliaia di fumatori disperati perchè non riescono a smettere, e tutto perchè hanno iniziato da ragazzi. E oggi sapere che più di 17 milioni di giovani delle scuole superiori Usa hanno già provato a 'svaparè e molti di loro continuano a farlo, mi preoccupa. È come osservare un'altra generazione farsi del male». Secondo Friedan, le sigarette elettroniche «sono un prodotto del tabacco», in quanto la nicotina bruciata nei congegni elettronici è spesso tratta proprio dal tabacco.

LE CINQUE RAGIONI Queste le 5 ragioni del 'pericolò e-cig, elencate dal responsabile dei Cdc: - C'è il rischio di una nuova generazione di ragazzi dipendenti prima delle e-cig per poi passare alle sigarette vere e proprie. - C'è il pericolo che ex-fumatori siano tentati dallo 'svaparè. - C'è il rischio che ex fumatori tornino alle sigarette vere dopo aver provato quelle elettroniche. - È possibile e sbagliato che fumatori incalliti tentino di smettere 'svapandò invece che con i medicinali 'ad hoc' già esistenti e che hanno provato di funzionare. - C'è il pericolo di una nuova immagine di 'fascino glamour' associata alle e-cig.

mercoledì 30 aprile 2014 - 22:45   Ultimo agg.: 22:47