martedì 15 aprile 2014

Gli 8 organismi viventi più vecchi del mondo

La Stampa


La Llareta (fino a 3.000 anni, Deserto di Atacama, Cile)
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Dal 2004 , l’artista contemporanea Rachel Sussman al fianco di un gruppo di biologi ha sfidato alcuni dei climi più rigidi del mondo dall’Antartide al deserto del Mojave , al fine di fotografare i più antichi organismi viventi sulla Terra. Tra gli esseri viventi più vecchi del mondo ci sono: le piante Llareta che crescono annualmente 1,5 centimetri e vivono più di 3.000 anni, la Posidonia oceanica, il Baobab e il Grande Abete Rosso.
Le fotografie di Sussman sono riunite in un libro pubblicato dalla University of Chicago Press che comprende 124 fotografie, 30 saggi , un’infografica e le prefazioni di Hans - Ulrich Obrist e Carl Zimmer.
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Pafuri Baobab, fino a 2000 anni (Kruger National Park, South Africa)





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Grande Abete Rosso (9550 anni di età; Fulufjället, Svezia)




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Muschio dell’Antartide (5500 anni di età; Elephant Island, Antartide)




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Poseidonia oceanica (100 mila anni - Isole Baleari, Spagna)



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Jomon Sugi, Japanese Cedar (2,180-7,000 anni, Yakushima, Giappone



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Foresta sotterranea (13 mila anni di età; Pretoria Sud Africa) morta




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Welwitschia Mirabilis(2.000 anni; Deserto del Namib-Naukluft, Namibia)

Marchionne ci hai spezzato il cuore». Stavolta si impacchettano gli operai

Il Mattino
di Pino Neri


impacchettato
Pomigliano. Cellophane, cartone e tanta ironia creativa. Sono i pochi ma efficaci ingredienti che hanno dato il via alla clamorosa protesta di un gruppo di cassintegrati a zero ore del polo logistico Fiat di Nola. Proprio qualche minuto fa i lavoratori si sono impacchettati col cellophane davanti al varco operai della Fiat di Pomigliano. La scena è di quelle tra il comico e il surreale. Gli addetti in attività della grande fabbrica che si stanno avvicendando tra il primo e il secondo turno di lavoro stanno osservando i loro colleghi a zero ore chiusi all’interno di vere e proprie maxiconfezioni di plastica. Si tratta di operai estromessi dal ciclo produttivo e che hanno deciso di replicare così all’operazione “ cuore infranto ” messa a segno la settimana scorsa dalla Fiat, l’impacchettamento nei parcheggi delle fabbriche automobilistiche italiane, Pomigliano compresa, delle auto straniere di proprietà dei dipendenti del Lingotto.

Un’iniziativa voluta per incentivare l’acquisto di auto Fiat. “ Marchionne, te ne sei andato dall’Italia e ci hai lasciato in cassa integrazione: ci hai spezzato il cuore ”, il messaggio scritto su un cuore di cartone che ricorda quello molto più sofisticato fatto apporre dall’azienda la settima scorsa sulle auto straniere degli operai “infedeli”: “ Te ne sei andato con un’altra: ci hai spezzato il cuore ”. Sono 316 gli operai in cassa a zero ore da sei anni di fila del polo logistico Fiat di Nola. Per loro la cassa integrazione scadrà a luglio. La protesta di stamane è stata organizzata dal Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat aderenti ai Cobas.

martedì 15 aprile 2014 - 13:08   Ultimo agg.: 14:05



Fiat: anche a Pomigliano l'azienda impacchetta le auto dei dipendenti

Il Mattino


impacchettato
POMIGLIANO D'ARCO - Il «cuore spezzato» della Fiat campeggia anche sulle vetture che non sono del gruppo dei dipendenti dello stabilimento automobilistico di Pomigliano d'Arco. Stamattina alcuni operai del «Giambattista Vico» ha avuto l'incarico di incartare le auto dei colleghi di marchio diverso da quelli del Lingotto, lasciando il messaggio del cuore spezzato.

L'iniziativa di 'parking marketing', ideata da un'agenzia pubblicitaria e partita nei giorni scorsi a Mirafiori, vuole invitare i lavoratori ad acquistare vetture Fiat con i nuovi incentivi per i dipendenti, che avranno un ulteriore sconto sull'acquisto dell'auto nuova. Citroen, Audi, Mercedes, Seat, sono state «prese di mira» dalla squadra di operai capitanati da un esperto pubblicitario, che li ha «invitati» a impacchettare le vetture con un involucro di cellophane, con il disegno di un cuore di carta spezzato.

VIDEO

All'uscita i proprietari delle vetture troveranno le proprie auto «da scartare» prima di poter tornare a casa: ieri molti ex cassaintegrati e operai dello stabilimento campano avevano criticato la campagna pubblicitaria, sostenendo di essere «oberati di debiti» e di non avere uno stipendio tale da consentire loro l'acquisto di una nuova automobile. I sindacati, invece, avevano sostenuto che l'iniziativa deve essere affiancata dal rinnovo del contratto.

giovedì 10 aprile 2014 - 13:25   Ultimo agg.: 13:33

I deputati grillini e gli errori nel compilare i moduli sulla patrimoniale

Il Mattino


ROMA - Nuova gaffe di due deputati grillini. Riccardo Nuti e Filippo Gallinella, infatti, sono stati loro malgrado protagonisti di una situazione che fa sorridere.

Nel compilare l'apposito modulo, i due 'cittadini' del MoVimento 5 Stelle hanno commesso due errori clamorosi nel modulo della dichiarazione per la pubblicità della situazione patrimoniale. Il toscano Filippo Gallinella, infatti, nello stato civile ha indicato 'italiano', prima di correggerlo con 'sposato'. Ancora peggio, forse, ha fatto il siciliano Riccardo Nuti, che nello stato civile ha scritto 'nubile'. L'onestà andrà di moda, si spera lo faccia, di pari passo, anche la modulistica...


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martedì 15 aprile 2014 - 11:47   Ultimo agg.: 11:48

Carabinieri, ecco la moneta speciale da 2 euro per celebrare i 200 anni dell'Arma

Il Mattino


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Una moneta celebrativa da 2 euro per il 200° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri. La moneta è stata presentata oggi nella sede della Scuola dell’arte della medaglia, dalla Zecca e dalll’Arma.

La moneta è prodotta con una tiratura di 25mila pezzi e raffigura sul dritto una reinterpretazione della scultura “Pattuglia dei carabinieri nella tormenta”, realizzata da Antonio Berti nel 1973. La Zecca è impegnata a diffondere e promuovere il “Calendario della monetazione 2014 dello Stato Italiano”, che ogni anno celebra, con questi piccoli capolavori, personaggi e istituzioni simbolo della storia e della cultura nazionale.

martedì 15 aprile 2014 - 13:20

Google, il contenuto delle email analizzato per fini pubblicitari

Il Mattino


impacchettato
I contenuti delle mail degli utenti di Google sono automaticamente analizzati e usati per fornire servizi personalizzati, pubblicità inclusa. È questa la novità dei termini di servizio appena aggiornati da Big G. Una revisione che informa in modo esplicito gli utenti sulla funzione di scansione automatica dei contenuti che inviano, ricevono o salvano via posta elettronica. Pratica già oggetto di contestazioni negli Usa, anche per vie legali, per presunta violazione della privacy.
Nell'ultima versione dei termini d'uso dei suoi servizi online - che spaziano dalle ricerche alla mail - Google ha aggiunto un paragrafo chiave. Spiega che i suoi «sistemi automatizzati analizzano i contenuti degli utenti (comprese le mail) per fornire servizi sempre più mirati come risultati di ricerca personalizzati, pubblicità su misura e rilevazione di malware e spam. Questa analisi - prosegue - viene condotta quando il contenuto è inviato, ricevuto e quando viene conservato».

Su questa pratica - che è anche oggetto della campagna denigratoria (Don't be scroogled, non fatevi fregare) da parte del rivale Microsoft - Google stava per affrontare una class action negli Stati Uniti. Causa collettiva che lo scorso mese non è stata ammessa dal giudice. Il colosso di Mountain View - che solo per oggi negli Usa apre a tutti le vendite dei Glass in disponibilità limitata - ha inoltre aggiornato l'ultima versione ad hoc del sistema operativo Android. Tra le novità la disabilitazione delle videochiamate.

martedì 15 aprile 2014 - 12:28   Ultimo agg.: 12:33

Lo gettò nel lago con una pietra al collo: 15mila euro di multa

Il Mattino


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Aveva pensato che quella grossa pietra legata al collo lo avrebbe tenuto sul fondo del lago per sempre. E lui l'avrebbe fatta franca. Invece il corpo del povero cane, un Labrador ancora cucciolo, è riemerso nelle acque del lago di Osiglia, in provincia di Savona. I vigili del fuoco lo hanno recuperato dopo una segnalazione arrivata da alcuni abitanti. Era stato legato in maniera brutale: incaprettato e poi lasciato annegare con un mattone al collo.

Ma grazie al microchip è stato individiato il primo proprietario del cane: un allevatore piemontese il quale, informato dei fatti, ha fornito le indicazioni per individuare la famiglia che, solo pochi mesi prima aveva acquistato il Labrador. Il secondo proprietario però aveva negato di essere coinvolto nella faccenda perché non aveva più il cane, affidato ad una terza persona. Così gli agenti della Municipale sono arrivati all'uomo che, a quel punto, non ha potuto far altro che ammettere. Il colpevole è M.P. un valbormidese di 40 anni che ha tentato di difendersi dicendo di aver agito in preda alla disperazione perché non riusciva più a gestire il cane. Durissime le condanne da ogni parte d'Italia: il popolo della rete si è mobilitato.

La Fondazione Virio si è costituita parte civile. E' stata creata una pagina di Facebook per chiedere giustizia. Una marea le adesioni e le mail inviate al sindaco di Osiglia. Tutti chidevano giustizia. E dallo scorso luglio, dopo mesi di battaglie e mobilitazioni, avvocati e carte bollate è arrivata la condanna per il colpevole dell'atroce gesto con la sospensione condizionale della pena e il pagamento di 15mila euro di multa. E' già qualcosa: commentano le associazioni animaliste. Se si pensa ai continui terribili crimini che non hanno giustizia e che sono commessi ogni giorno nei confronti di creature colpevoli forse solo di fidarsi totalmente dell'essere umano.

lunedì 14 aprile 2014 - 20:09   Ultimo agg.: martedì 15 aprile 2014 00:01

Tre omicidi con il piccone, Kabobo condannato a 20 anni

Corriere della sera

Il gup Manuela Scudieri ha riconosciuto al ghanese la semi-infermità mentale. I parenti delle vittime: «Sono sei anni a omicidio, in un Paese normale non è giustificabile


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Adam «Mada» Kabobo, il ghanese che l’11 maggio 2013 uccise tre passanti a Milano a colpi di piccone, è stato condannato a vent’anni di carcere e altri 3 di casa di cura e custodia come misura di sicurezza. La sentenza è stata emessa col rito abbreviato dal gup di Milano Manuela Scudieri, che gli ha riconosciuto la semi-infermità mentale. È stato quindi sostanzialmente accolta la richesta del pm che aveva chiesto 20 anni più 6 in una casa di cura, col riconoscimento della semi infermità mentale. Il giudice ha riconosciuto la tesi accusatoria e ha ritenuto il ghanese capace di intendere e volere al momento del fatto, malgrado soffra di schizofrenia paranoide. La difesa aveva invece chiesto l’assoluzione con il riconoscimento della totale infermità di mente. Alle famiglie delle vittime, parti civili nel processo che si è svolto con rito abbreviato, sono state riconosciute delle provvisionali per somme che vanno dai 100mila euro in su come risarcimento.

Gli omicidi col piccone a Niguarda Gli omicidi col piccone a Niguarda
 
Gli omicidi col piccone a Niguarda Gli omicidi col piccone a Niguarda
 
Gli omicidi col piccone a Niguarda
 
Le aggressioni col piccone
L’11 maggio 2013 era un sabato. Adam Kabobo, 31 anni, irregolare in Italia, con precedenti per resistenza, rapina, furto e stupefacenti, foto-segnalato nel 2011 in Puglia e intimato all’espulsione, si aggirava all’alba in via Monte Grivola, armato di una spranga, in evidente stato di alterazione. Senza motivo si scagliò contro un 24enne che tornava dal turno nel supermercato: il ragazzo andò a farsi medicare al pronto soccorso di Niguarda e fu dimesso. Dopo una ventina di minuti il ghanese incrociò un secondo passante in via Passerini, un operaio 50 enne, e lo colpì alla testa: anche questo, non grave, andò in ospedale. Nessuno chiamò i carabinieri. Ma a quel punto Kabobo raccolse un piccone in un vicino cantiere e alle 6.30 del mattino incrociò Ermanno Masini, 64 anni, pensionato. Lo colpì alla testa e all’addome in via Adriatico: le ferite furono mortali. In piazza Belloveso il ghanese vide Alessandro Carolé, 40 anni, seduto davanti al bar, e lo colpì più volte alla testa, uccidendolo. Infine, in via Monte Rotondo, l’aggressione al 21enne Daniele Carella, colpito alle spalle mentre scaricava giornali assieme a suo papà: ricoverato in fin di vita al Niguarda, il ragazzo morì per le numerose ferite alla testa.
I parenti delle vittime
«In qualsiasi altro Paese, per esempio negli Stati Uniti, Kabobo sarebbe stato condannato alla pena di morte o all’ergastolo. Se penso che vent’anni di carcere sono sei anni a omicidio, dico che in un Paese normale non è giustificabile», è il commento amareggiato di Andrea Masini, il figlio di Ermanno. «Non ce l’ho con il giudice, che era obbligato a pronunciare questa sentenza, visto il riconoscimento della semi infermità mentale e il rito abbreviato, ma ce l’ho con lo Stato italiano che fa entrare i clandestini e non li segue», ha spiegato Masini. In relazione al risarcimento che il giudice gli ha concesso, Masini sottolinea che «mio padre non è monetizzabile, lo Stato dovrebbe risarcirmi in automatico, non dovrei essere io a chiedere a Kabobo che è nullatenente».

15 aprile 2014 | 11:13

Grasso batte la Boldrini. Ma la paladina rossa non paga tasse in Italia

Gian Battista Bozzo - Mar, 15/04/2014 - 08:14

La presidente della Camera ha ricevuto 94mila euro dall'Onu non soggetti al nostro fisco. Per l'ex pm 176mila euro

 

Roma - Ancora per questa volta, visto che le dichiarazioni dei redditi si riferiscono al 2012, possiamo scrivere che Silvio Berlusconi è il parlamentare italiano più ricco.

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Un calo secco di 30 milioni. E così l'editore di Libero e deputato azzurro, Antonio Angelucci, lo tallona da molto vicino con i suoi 4 milioni e 372 mila euro più spiccioli. Non mancano altri deputati dal reddito milionario. Gregorio Gitti, dei Popolari per l'Italia, dichiara 3.426.455 euro. Il genero del banchiere Giovanni Bazoli è presidente di una mezza dozzina di società e detiene azioni di Banca Intesa, A2A, Popolare di Milano, Enel, Eni, Fiat. L'imprenditore italo-americano Renato Turano, senatore del Pd eletto in America, ha dichiarato al fisco Usa poco più di 4 milioni di dollari, che al cambio attuale valgono quasi 3 milioni di euro. I ricchi del Parlamento non guardano al colore politico.

È ben messo in classifica l'avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini, con un reddito dichiarato di 2.173.781 euro. Piero Longo,altro avvocato dell'ex premier, dichiara778mila euro. Ma non sta male neppure l'economista israeliano Yoram Gutgeld, uno dei guru di Matteo Renzi, con oltre un milione di euro. A 1.321.436 euro l'ex direttore generale della Confindustria Giampaolo Galli, deputato Pd. Nel gruppo misto troviamo Mario Borghese, che espone redditi per un milione e 136 mila euro. Il patron della Brembo, Alberto Bombassei, ex presidente di Scelta civica, dichiara 845.813 euro. Nella dichiarazione di Roberto Formigoni figurano redditi per 168mila euro e non c'è traccia di ville in Sardegna. Un'occhiata ai redditi dei vertici di governo e Parlamento ci dice che il presidente del Senato Pietro Grasso dichiara 176.49 euro mentre la sua collega della Camera Laura Boldrini si ferma a 6.314 euro.

Com'è possibile? L'arcano è presto spiegato: la Boldrini, come funzionario dell'agenzia dell'Onu per i rifugiati ha percepito oltre 94 mila euro non soggetti a tassazione da parte del fisco italiano. Il ministro più abbiente è Maurizio Lupi: 282.499 euro. Lo seguono Enrico Franceschini con 200mila e poco più, e Stefania Giannini con 117mila euro. Sotto i 100mila euro stazionano il braccio destro di Matteo Renzi, Graziano Delrio, Beatrice Lorenzin, Marianna Madia. La ministra più povera? Maria Elena Boschi, con 76mila euro. Nulla sappiamo del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che non è parlamentare come Federica Guidi e Giuliano Poletti.

Il capogruppo più abbiente è il senatore sudtirolese Karl Zeller, che supera i 383mila euro, mentre alla Camera spiccano i 193mila euro abbondanti di Lorenzo Dellai, capogruppo dei Popolari per l'Italia. Renato Brunetta denuncia 178mila euro, il leghista Giancarlo Giorgetti 133mila. In coda il Pd Roberto Speranza con 35.895 euro e il capogruppo Sel Gennaro Migliore con 20.140 euro. Uno sguardo, infine, ai poveri. Gli ecologisti Peppe De Cristofaro, Alessia Petraglia, Giancarlo Giordano, i Pd Lorenzo Guerini, Massimo Paolucci, Giovanna Palma, Maria Iacono, Leonardo Impegno, Anna Ascani, Francesca Bonomo e Valentina Parisi navigano fra lo zero e i 2mila euro. Chissà come campavano prima di approdare in Parlamento.

Cinque stelle e zero euro. Ecco i grillini senza soldi (prima di essere eletti) VOLTO NOTO Di Battista dichiara 3mila euro ma possiede il 30% di un'aziendaI fedelissimi di Grillo: quanto dichiaravano fino a due anni fa

Antonio Signorini - Mar, 15/04/2014 - 08:16

Altro che lotta alla Casta. Dal vicepresidente di Montecitorio Di Maio a Fico (Vigilanza Rai), quanti pentastellati con l'ingresso in Aula hanno trovato anche uno stipendio 

Roma - Erogazioni e contributi da terzi: una bella riga sopra. Spese elettorali: zero spaccato. Contributi ex legge 195/74 (cioè finanziamenti ai partiti): un crocione sopra.

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Occasione promozionale ghiotta per il Movimento cinque stelle la pubblicazione delle dichiarazioni patrimoniali di deputati e senatori. Ventidue tomi, destinati a passare tra le mani di giornalisti e cittadini, con i redditi personali e il bilancio della campagna elettorale dei singoli deputati, dai quali emerge chiaramente che gli eletti del M5S non hanno speso e se lo hanno fatto è per cifre bassissime. Ma ieri il meccanismo comunicativo si è inceppato sul più bello, perché le agenzie di stampa hanno cominciato a puntare su un'altra caratteristica delle dichiarazioni depositate all'ufficio «Prerogative e immunità», cioè i tanti redditi zero tra i parlamentari del movimento. Non solo loro, certo. Tanti redditi bassi soprattutto tra i parlamentari Sel e Pd.

Ma di pentastellati senza entrate economiche, solo alla Camera, se ne contano a decine. Compresi i volti noti del movimento. Ad esempio il presidente della commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico, nato nel 1974, maturità classica, laurea in Scienze della comunicazione e master in Knowledge management presso il Politecnico di Milano. Dichiara un'abitazione a San Felice circeo e una dichiarazione con la sola cifra relativa alla prima abitazione. Sono le dichiarazioni 2013, quindi relative ai redditi del 2012 quando ancora i parlamentari M5S non percepivano l'indennità. Fico non è di quelli che hanno lasciato in bianco anche i fogli sulla campagna elettorale: dichiara di avere speso 400 euro, di aver ricevuto 714 euro di donazioni da terzi, e 2.000 euro in servizi offerti da sostenitori della sua candidatura a deputato della Repubblica.

Anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio ha consegnato una dichiarazione a zero euro. Niente automobile e niente casa. Nello spazio su eventuali partecipazioni al capitale di società c'è una cancellatura e niente più. Andava po' meglio ad Alessandro Di Battista, uno dei volti noti del movimento, che ha dichiarato, sempre per l'anno di imposta 2012, 3.176 euro e una partecipazione al 30% alla Di.Bi.Tec Srl, che lo vede anche nel consiglio di amministrazione. Risicatissime le spese elettorali: 145,20 euro per stampare 5.000 biglietti.

Stessa musica al Senato, dove i redditi più bassi sono in gran parte del M5S. Dichiarazioni in bianco per Daniela Donno, Vilma Moronese mentre Vito Petrocelli ha un reddito complessivo dichiarato addirittura negativo. Meno 296 euro. Poi la ex M5S Monica Casaletto che ha spiegato di essere a carico del coniuge. Oltre alle dichiarazioni in bianco, nel movimento di Beppe Grillo ci sono tanti redditi bassi. Cud da lavoro dipendente e modelli del fisco con cifre sotto la media. L'ex capogruppo Nuti (anche lui senza auto) ha un reddito da 27.584 euro.

Daniele Pesco (che invece guida una Mazda 323 del 1992) un reddito da classico quarantenne di oggi che se la passa bene: 30.715. Roberta Lombardi, deputata di Orbetello ed ex capogruppo, (come auto indica un'indiana Tata) 22.713 euro. Sempre nel 2012, cioè prima dell'inizio della legislatura. Stefano Barbanti, è tra i deputati con i redditi più alti, con 50.122 euro all'anno lordi. Laureato in statistica e quadro presso un'azienda. Ma la più ricca del Movimento Cinque Stelle a Montecitorio è Giulia Grillo, medico legale con una dichiarazione allegata e consegnata agli uffici della Camera, da 62mila euro.

Schede telefoniche, ecco quanto possono valere quelle rare

Il Mattino
di Emanuela Vernetti


C’è quella raffigurante i personaggi dei cartoni animati più famosi, quella che invece ritrae animali o persino il volto di un imprenditore.

Guarda il video - Clicca qui
Ecco come riconoscere le più rare - Clicca qui

Le schede telefoniche saranno state pure soppiantate dai moderni smartphone, eppure conservano ancora oggi un indiscutibile fascino per il collezionista fai da te.

rtrr«Chi colleziona tessere telefoniche solitamente non è un vero esperto del settore. Lo fa per divertimento, per soddisfare il proprio senso estetico, vista la grande varietà di tematiche e perché no, per tornare indietro nel tempo, per passione» racconta Osman D’Angelo. E lui, all’interno della sua bottega, nel cuore di Napoli da oltre trent’anni, ne ha visti tanti di ragazzini un po’ cresciutelli che, ansiosi, gli hanno sottoposto diversi esemplari di schede telefoniche. «Molte non valgono tanto ma il segreto è quello di leggere la tiratura in fondo alla scheda. La maggior parte sono oltre 1 milione, ma se capita quella con tiratura 20 mila, bè il discorso cambia».

In realtà non ci si arricchisce poi tanto nemmeno con le più rare: le schede telefoniche che riportano il logo della Sip, le vere mosche bianche, sono valutate intorno a qualche decina di euro mentre quelle a tiratura oltre un milione, le più comuni, valgono solo 0,50 centesimi al pezzo. «Non a caso, questo è un mercato per appassionati. Il vero elemento che rende queste schede telefoniche appetibili è il retro, uno spazio che spesso ospitava la pubblicità di un privato dell’epoca, di una ditta e anche le effigi degli idoli di allora: da Maradona a Padre Pio».

Piccoli tasselli di un passato recente, le schede telefoniche testimoniano anche il passaggio dalla Lira all’euro e l’avvento dei telefonini. «E’ tutt’ora vivo un settore del collezionismo che raccoglie le schede magnetiche delle ricariche telefoniche, fin dalla loro prima uscita. Questa tendenza si è poi sviluppata allargando l’attenzione ad ogni tessera plastificata». Perciò, occhio a badge, cartellini di ingresso a palestre e persino alle carte punti dei supermercati o delle pompe di benzina. In futuro, perché no, potrebbero rappresentare degli ottimi pezzi da collezione.

1.La grande varietà di tematiche e illustrazioni ha da sempre solleticato la curiosità dei collezionisti fai da te

2. Un metodo rapido per verificare che la scheda telefonica sia di valore è quello di leggere la tiratura. Quelle a tiratura 20 mila o 50 mila sono le più rare.

3. Le vere mosche bianche sono quelle che riportano il logo della Sip

4. Il retro delle schede telefoniche ospitava spesso la pubblicità di un privato. Anche un imprenditore dell’epoca scelse questo spazio.

5. Molte schede telefoniche testimoniano anche il passaggio dalla Lira all’euro, indicando entrambi gli importi.

6.E’ una scheda telefonica realizzata in America raffigurante l’idolo mondiale Maradona

7.Anche il mistico è entrato a pieno titolo nel business del collezionismo. Questa scheda telefonica è stata realizzata in occasione della beatificazione di Padre Pio

8.Alcune schede telefoniche hanno veicolato anche un messaggio sociale. Nel 2000 la Telecom ne realizzò una serie contro la camorra, con il patrocinio del comune di Napoli.

9.Un nuovo filone collezionistico è quello che riguarda le tessere magnetiche delle ricariche telefoniche.

10.La tendenza attuale è anche quella di collezionare ogni tipo di tessera plastificata: dalla scheda punti del supermercato a quella della pompa di benzina

lunedì 14 aprile 2014 - 16:02   Ultimo agg.: martedì 15

Così la tecnologia flessibile rivoluzionerà il mondo

La Stampa
antonino caffo


Non solo orologi, braccialetti e altri indossabili. Sono tante le prospettive dell’internet degli oggetti grazie ai traguardi di scienza e tecnica



LaStampa.it
Ci incamminiamo sempre più verso un futuro “indossabile”. Dagli occhialini di Google agli orologi di Samsung e LG, ci portiamo sempre più dietro la tecnologia, su gadget fino a poco tempo fa davvero impensabili. Per rendere possibile lo sviluppo di dispositivi del genere, più piccoli ma con funzioni sempre all’avanguardia, la tecnologia ha compiuto passi da gigante, passando nel giro di pochi anni da telefoni in grado solo di effettuare chiamate a braccialetti dedicati al fitness, in grado di connettersi allo smartphone e registrare le nostre prestazioni.

Alcuni delle recenti invenzioni nel campo dell’hi-tech sono state mostrate alla fiera Printed Electronics Europe organizzata dalla IDTechex a Berlino, in cui si mettono in mostra, tra l’altro, alcuni dei nuovi materiali di costruzione che saranno utilizzati per i nuovi prodotti tecnologici. Tra questi c’è il grafene che si porta dietro lo status di materiale più duro al mondo, talmente resistente che per romperne uno strato servirebbe “un elefante in equilibrio su una matita”, come avevano sostenuto tempo fa alcuni ricercatori della Columbia University. Grazie a tale resistenza e allo spessore ridotto di un suo strato, il grafene potrebbe essere uno dei materiali principe nella costruzione dei prossimi smartphone e tablet (oltre che di notebook e ultrabook).

A vincere il premio per il migliore oggetto in fase di sviluppo alla fiera berlinese sono state la Plastic Logic e la ISORG per l’invenzione di un sensore flessibile che riesce a leggere le immagini e riprodurle su computer. Nell’esempio mostrato alla Printed Electronics Europe, una piccola immagine della Monna Lisa viene appoggiata vicino al sensore che, combinando transistor flessibili e tecnologia fotoelettrica, riesce a riprodurre la foto sullo schermo con una qualità decente, di certo non in ottima. Un sensore del genere, in ambito pratico, potrebbe essere utilizzato in campo medico per produrre radiografie e lastre in formato più piccolo e poi trasmetterle sullo schermo di un computer. Ma è per il consumatore finale che il panorama si fa interessante.


Pensate ad uno schermo di uno smartphone o di un tablet che, dotato di un lettore del genere, non ha bisogno di eseguire azioni solo quando le dita si appoggiano fisicamente sul display, permettendo di impartire comandi su tre dimensioni, sfruttando anche la profondità. Per quanto riguarda l’internet degli oggetti potrebbero arrivare gadget per uso professionale, in grado di inquadrare dei documenti, scannerizzarli e catalogarli in automatico, grazie ai fotosensori mostrati dalle due aziende. Le implicazioni future sono tutte nelle parole di Laurent Jamet, co-fondatore della ISORG: “Un paio di anni fa sarebbe stato difficile pensare che un pezzo di plastica sarebbe diventato una fotocamera. Ma adesso è realtà”.

Un altro vantaggio dell’avvento di materiali flessibili in ambito tecnologico è la diffusione del silicio come materiale di stampa. Invece del normale inchiostro, sarà presto possibile stampare da un file al computer qualsiasi documento in silicio, materiale flessibile e adatto a essere impresso su quasi ogni superfice tridimensionale. A Berlino sono almeno due le aziende che hanno dimostrato come è possibile utilizzare diversi materiali al posto dell’inchiostro, a seconda di specifiche esigenze. La PST, ad esempio, ha utilizzato il silicio per realizzare dei sensori di temperatura da attaccare alle classiche provette mediche così da controllarne periodicamente lo stato termico. Il beneficio di un tale tipo di stampa non è tanto il costo (ancora da verificare) quanto la possibilità di stampare materiali che possono adattarsi a diverse forme.

Un ragionamento accolto anche dalla Printed Electronics, azienda che è stata incaricata da alcuni clienti (per lo più del settore aerospaziale e automotive) di sviluppare un nuovo metodo di stampa che potesse riprodurre circuiti elettrici su materiali di forme diverse. In questo modo oggetti e periferiche elettroniche potrebbero avere circuiti stampati in 3D con una probabile diminuzione dei costi di produzione oppure, più verosimilmente, presentare una riproduzione dei loro circuiti stampati sulla superfice esterna così da facilitare gli interventi di riparazione e analisi.

Un altro tipo di innovazione tecnologica di rilievo, presente a Berlino, è quella portata da Algra, azienda svizzera che opera nel campo della piezoelettricità. Algra ha mostrato come è possibile utilizzare il semplice tocco umano per generare un segnale che può mettere in comunicazione due ricevitori posti ad una certa distanza. L’invenzione è molto importante perché mette in evidenza come sia possibile fare a meno di batterie o di elettricità esterna per inviare un segnale wireless da un punto all’altro di una stanza. Una prima attuazione pragmatica del progetto a cui Algra ha pensato è nel campo della ristorazione. I camerieri potranno indossare un ricevitore piezoelettrico che si attiverà alla ricezione di un input da un tavolo presente in sala, così da poter dar seguito alle richieste dei clienti. Salutando per sempre le classiche urla e le alzate di mano. 

I documenti inediti di una storia crudele: brigantaggio e diario del canonico di Venafro

Il Mattino
di Gigi Di Fiore


Per chi ama la storia, e soprattutto la verità, la lettura di nuovi documenti è sempre un'emozione. Scoprire vicende che non si conoscevano appaga curiosità e arricchisce il quadro di periodi storici da approfondire. Prendete il diario, poco noto, del suddiacono Nicola Nola di Venafro, di cui sono state pubblicate (da Palladino editore a cura di Antonio D'Ambrosio) le pagine sugli anni 1860-61. E' ricco di episodi, notizie che, messe insieme a tante altre, forniscono bene l'idea di cosa accadde nel Sud in quel periodo.

Il brigantaggio, i contadini arrestati, le uccisioni a sangue freddo. Il Mezzogiorno non era terra per educande, regnava la paura, l'instabilità, l'incertezza. I militari piemontesi-italiani facevano il bello e il cattivo tempo. Il canonico racconta di una "barbara uccisione di tre abitanti di Letino". Le circostanze e i dettagli spietati ci riportano a immagini più recenti, alla guerra più vicina di 70 anni fa.
I militari rastrellavano chi faceva parte delle bande intorno ai monti del Matese. Molta gente, terrorizzata, fuggiva dai paesi. Bastava un sospetto, un indizio, una spia che indicava qualcuno come complice delle bande per essere fucilati senza processo. Anche da Letino la gente fuggiva. Scrive il canonico Nola: "Il comandante piemontese mise ogni opera per averli tra le mani; carcerò un povero vecchio in ostaggio per suo figlio che stava tra i fuggiaschi; e con lusinghe fece rivelare dove stavano".

Le pagine sono quelle del 23 luglio 1861, un episodio che colpì molto il religioso. I militari raggiunsero i fuggiaschi di Letino, li circondarono mentre dormivano, li arrestarono. I più fortunati riuscirono a scappare. Testimonia il canonico: "Avutoli nelle mani, il comandante li portò a Venafro e col telegrafo ebbe da Isernia che subito gli avesse fucilati". Senza processo, senza precise accuse. Per evitare problemi, i militari li portarono via con l'inganno. Racconta ancora il suddiacono Nola: "Sotto pretesto di portarli nel carcere di Teano, li portarono sul luogo del supplizio. Uno dei tre, un sarto, si voltò ai piemontesi e disse se ci volete uccidere fateci prima confessare. La risposta fu una grandine di palle alla testa, alla mano. I tre rimasero stesi  a terra senza vita".

Il peggio arrivò anche dopo: i soldati rovistarono nelle tasche degli uccisi, "facendo proprio quanto ritrovarono". I tre fucilati furono il giorno dopo gettati "nella fossa di San Pascale vecchio, in uno spettacolo da inorridire e un fetore d'inferno". Orrori e spietatezza di una guerra non dichiarata da migliaia di morti: la guerra civile del Sud, nei mesi dell'unità d'Italia. Pagine nuove e documenti in archivi locali ne sono illuminanti flash. Spesso, la pigrizia dei ricercatori si ferma alle carte già conosciute. Ed è un peccato.


Pubblicato il 07 Aprile 2014 alle 12:56




DAI LA TUA OPINIONE
COMMENTI PRESENTI (22)


Amico mio stimato 2Sicilie, mi ha fatto piacere che proprio tu hai (ri)fatto la precisazione e la meticolosa analisi (come è tua apprezzata abitudine) dei motivi per cui il Regno delle Due Sicilie fu invaso dai piemontesi, in quanto non credo che è solo barbero che sproloquia e non ha la decenza di tacere su tali argomenti che, ormai, sembrano ben assodati, provati e certi, ma anche altri frequentatori di questo blog......ma dico non è meglio ammettere in modo intelligente che l'invasione del Regno fu fatta per risollevare le sorti economiche del nord (in genere) invece di continuare a dire sciocchezze, soprattutto sulle conseguenze che il fattaccio ha provocato, cercando scuse e albi che non stanno né in cielo né in terra. I Meridionali sono stati completamente annientati da quella maledetta operazione, ciò che accadde li vide protagonisti involontari. Il Regno era uno stato pacifico e non guerrafondaio come il Piemonte. Ricordo che dal 1861 i piemontesi mandarono al SUD i loro dirigenti pubblici corrotti (per punizione) che furono messi a capo dei vari uffici della pubblica amministrazione; questa è stata un'altra eredità che ci hanno lasciato i cari fratellini, la CORRUZIONE. Nel Regno, quando venivano stanziati fondi per realizzare opere pubbliche, quello che avanzava (se avanzava) veniva ridistribuito ai sudditi perché era denaro pubblicoi....la corruzione, come la conosciamo oggi in questo paesello da operetta è figlia del modo di amministrare dei piemontesi..
Commento inviato il 13-04-2014 alle 17:05 da viva o re


Amico carissimo, sembra che ce la suoniamo e ce la cantiamo da soli ma i fatti tragici sono propriò lì. A portata do occhi e mano per chi vuol capire. Gente come Alessandro Barbero che non ha la decenza di tacere parla e sproloquia perchè noi non abbiamo voce. Al Sud nonostante le prove schiaccianti della colpevolezza assassina dei piemontesi e di tutti quelli che distrussero una realtà viva da oltre 7 secoli noi dobbiamo riconoscere di non aver voce, non abbiamo dignità interlocutoria ma non la dobbiamo chiedere a nessuno. Io credo che non bisogna dare tregua a nessuno dei nostri nemici, ad esempio: Bossi rinviato a giudizio perchè diede del "terun" a napolitano! Ed io? E tu? Cosa dobbiamo fare per vederli in un tribunale? Io e te e milioni come noi non sono stati offesi da un deputato della repubblica pagato con le tasse anche di meridionali che lo hanno votato? Che ci contestano? Che ci attaccano? Perchè non possiamo trascinare in un tribunale un calderoli che parlò di "Fogna da derattizzare"? A proposito della nostra città.
Quando parlò della "Conurbazione Napoli Caserta" come cancerosa per la nazione cosa sucesse a brunetta? Quello che ha una casa in costiera amalfitana. (Non ditemi che sono singoli esempi perchè dietro qesti qui vi sono mlioni di voti.)
Questo è solo un fatto ma ce ne sono tanti che non funzionano, come la proprietà di questo quotidiano che non permetterà mai che diventi la "Voce del Sud". Abbiamo innanzitutto bisogno di federarci, di unirci.
Saluti
Commento inviato il 13-04-2014 alle 11:12 da 2Sicilie


Carissimo compatriota 2Sicilie, quindi tu mi confermi che l'aggressione al Regno da parte garibaldesca prima e sabojarda dopo, NON fu invocata a pieni polmoni da alcun abitante del Regno, nessun suddito del Regno si rivolse a tali personaggi, in modo ufficiale, con una richiesta scritta chiara e precisa di un loro intervento armato, pregandoli per un loro aiuto, per una loro intercessione, per la loro discesa in campo affinché il popolo duosiciliano venisse finalmente liberato dalla tirannia della monarchia borbonica; la farsa fu architettata a livello europeo, come già sappiamo, perché più volte ce l'hanno riferito in modo esaurientemente documentato, i nostri storici che non appartengono alle schiere di quelli prezzolati dal quel regime che poi prese in mano, non avendone titolo e capacità, le sorti della nuova nazione italica fatta nascere sul sangue innocente dei meridionali.
Quindi, da quanto sopra, devo dedurre che l'ex popolo delle Due Sicilie fu costretto con la forza a DOVER partecipare alla creazione della nuova nazione, che poi nuova non era, basta pensare che il sovrano vincitore conservò il suo nome, i verbali del neo-parlamento dell'italia appena fatta riportavano la numerazione consequenziale a quelli del parlamento del piemeonte....cosa irragionevole e assurda anche da un punto di vista morale. Quando Ferdinando IV di Napoli divenne re delle Due Sicilie, cambiò il nome in Ferdinando I Re del Regno delle Due Sicilie, altra sensibilità.....
Commento inviato il 12-04-2014 alle 12:13 da viva o re


Fratello viva o re, ci provo io a rispoderti? Una rispostainutile dato il tuo livello di consapevolezza dei fatti ma lo faccio volentieri perchè è come un sasso che mi tolgo dalla gola: Li chiamarono i picciotti siciliani, la borghesia latifondista che mal sopportava il "dispotismo illuminato" dei Borbone che andava a favore del vero popolo duosiciliano, gli inglesi, i francesi, la massoneria del Nord, i cosiddetti liberali che invece di indurre con pazienza e tenacia a concedere riforme alla loro monarchia andarono sotto l'ombrello di quel pezzo di... liberale di Carlo Alberto prima e "Galantuomo" del figlio poi figlio ... forse nemmeno lo era. Li chiamarono i Rothschild visto che dei crediti che vantavano dal Piemonte mai se ne sarebbe vista soluzione tanti altri ancora.
L'Unità italiana è nata in Europa e nelle segrete stanze di chi nell'ombra veramente comandava il gioco.
P.S. Lunedi di Pasquetta sarò all'ospedale degli Incurabili per vedere una mostra sulla Sanità ai tempi dei Borbone. Verrò dall'estero apposta.
Un abbraccio fraterno
Commento inviato il 12-04-2014 alle 00:26 da 2Sicilie


Amico 2Sicilie, hai ragione quando dici che ormai la pazienza è andata......ma non so come sia possibile ascoltare dopo anni di "CHIAGNI E FOTTI" spudorato fino all'inverosimile del nord, portato avanti senza un minimo di dignità e di consapevolezza, dopo che sono stati scritti, ormai, fiumi di inchiostro, quali erano le condizioni socio-economiche del SUD pre-unitario (ma anche da analisti dello stesso nord!!!), si ha ancora la sfrontatezza, l'ipocrisia, la sfacciataggine di scrivere delle idiozie enormi quanto l'universo....a una sola domanda vorrei che mi fosse data una risposta secca come la domanda:
ma nel 1860 ai "fratellini d'italietta da barzelletta" chi cavolo li ha chiamati????? Solo questo....rispondetemi solo a questo.....
Commento inviato il 11-04-2014 alle 20:02 da viva o re


Gentile m.nino, se il cittadino meridionale si sente 'colonizzato', vi posso assicurare che quello settentrionale NON SI SENTE affatto 'colonizzatore': quale motivo ne avrebbe?
Al contrario, è proprio il settentrionale che si sente colonizzato, credetemi, ed è un sentire più diffuso di quanto possiate pensare.
Io penso che sbagliamo tutti, noi e voi o magari sono troppi soffiare sul fuoco.
Quanto ad Africa e Libia, nulla c'è stato, ne converrete, oltre alla sanguinosa sottomissione: la spoliazione è avvenuta, sì ma...al contrario!
Per il resto, condivido le vostre aspettative, magari con una puntina di pessimismo in meno...speriamo bene.
Cordiali saluti.
Commento inviato il 11-04-2014 alle 15:26 da bolognese


Il commento di m.nino è prezioso e illuminante. Forse è vero che il conte torinese non arrivò a formulare con lungimiranza luciferina il tracollo del Sud così com'è arrivato oggi. Si dirà. "ma il terremoto del 1980 in Irpinia e le ladronerie conseguenti, la tangentopoli napoletana, le nuove mafie non sono un fenomeno risorgimentale". Io direi una cosa: se da un palazzo togliamo l'ascensore, il corrimano delle scale, le ringhiere in ferro dai balconi, le porte (mi riferisco alla ormai assodata spliazione della nascente industria meridionale) e ci toglie la possibilità di rimetterle a posto per lungo tempo, poi non ci si può lamentare che ancora dopo lungo tempo ogni tanto c'é qualcuno che caschi giù per la tromba delle scale o vada per aria dai balconi o venga derubato.
Il Sud era un Paese normale, era una monarchia come tutte le altre europee così come il Piemonte NON ERA AFFATTO la monarchia illuminata come si vuol far credere. Dopo il 1861 è venuto giù il mondo.
Voglio sperare che siate d'accordo sul fatto che anche dopo anni se si guasta il ganglio vitale di uno Stato assorbendolo e relegandolo a landa desolata interna ed abbandonata a se stessa si tratti di un fenomeno spiegabilissimo. Come sono d'accordo con voi che così non si può più stare.
Ecco cosa cercavo di spiegare al mio amico bolognese: vi sono fatti accaduti traumatici ed eccezionali nella società meridionale di allora che ne hanno in certi casi deturpato la facia, e in altri casi compromesso la funzionalità!!!
Commento inviato il 11-04-2014 alle 15:20 da 2Sicilie


Il depauperamento del Sud fu un atto ordino e studiato a tavolino? La discussione è interessante. Ritengo sia improbabile che Camillo & co abbiano potuto avere un progetto di così largo respiro, in realtà, io credo, che più banalmente la conquista del Sud, sia stata eseguita con i medesimi metodi ed il medesimo atteggiamento avuto dall'italietta e poi da l fascismo in Africa Orientale ed i Libia. Nè più, ne meno. Spoliazione e sottomissione. Siamo stati e siamo tutt'ora una colonia. Non si tratta di glorificare il re Borbone, si tratta semplicemente di capire se possa essere proficuo in questo stato. Se è lecito e ragionevole attendersi un'inversione di tendenza negli atteggiamenti e negli investimenti. Se è plausibile attendersi dal governo italico una reale lotta alle mafie, piuttosto che un continuo patteggiamento ed aggiustamento. Io personalmente non credo.
Commento inviato il 11-04-2014 alle 08:49 da m.nino


Caro amico, ti rispondo per punti.
- apprezzo moltissimo le nostre discussioni, altrimenti non sarei qui.
- mi spiace sia sentirti arrabbiato, sia sentirti avvilito.
- rispetto i tuoi punti di vista, anche e soprattutto se non coincidono con i miei. E' la dialettica.
- l'ipotesi di un assetto nazionale confederato tra più realtà mi troverebbe perfettamente concorde.
- il punto di partenza è il "pareggio delle bevute", come lo chiamo io, ( infrastrutture al Sud, solidarietà nei due sensi) al di fuori di rivendicazioni irrealizzabili.
Chissà che non ci si arrivi....
Un abbraccio,
p.s. : Ho usato il termine 'coglione' per l'ineffabile Bombrini, nel senso peggiore del termine....
Commento inviato il 10-04-2014 alle 18:10 da bolognese



Ma Bombrini non era un coglione anzi... il problema restano le vere esigenze di un Piemonte in procinto di invadere il Sud. era quello che volevo sottolinearti. Non decido io le vere intenzioni dei piemontesi ma è la meccanica dei fatti storici che non convince.
Io non mi diverto a dire che il male assoluto sta solo di là. ma da un po', grazie alle fonti si sa qualcosa di diverso rispetto a quello che si è propagato.
Non sono un integralista contro il Nord.
Uno dei miei punti di forza a supporto delle mie idee è il milanese Giuseppe Ferrari (ieri) e Lorenzo del Boca, novarese (oggi). che restano entrambi convinti dell'operazione unitaria ma non del metodo.
Amico mio... non ti piacerebbe un assetto nazionale confederato tra più realtà autonome? A me si... ma da dove si parte? Dall'analisi di quello che vogliamo fare. Se il Piemonte avesse analizzato le grandi differenze esistenti tra Nord e Sud stante un'ipotetica buona ragione, non avrebbe adottato quel metodo. O no?
Un affettuoso abbraccio mai formale.
Commento inviato il 10-04-2014 alle 16:32 da 2Sicilie


Caro 2Sicilie, credo di conoscere un pò dell'argomento, non mi dici nulla di nuovo.
Anzi, si potrebbe introdurre anche il tema dell'istruzione in istituti gestiti da religiosi, non solo quelli statali...ma la mia perplessità, oltre alla bontà dell'affermazione (20 o 15 NON fanno differenza, altro che lana caprina, mica intendevo questo!) consiste nel, fatto che si vuole far credere a qualcosa di studiato a tavolino.....e tu sai molto bene che 'politico italiano' e 'lungimirante' costituiscono quasi sempre un ossimoro.
No, grazie, questo proprio non lo crederò mai.
Quanto al Bombrini, se si vuol far credere che i problemi del Sud discendano da quell'affermazione coglionesca che tu sai, beh, allora non se ne vuole proprio uscire.
Ti saluto con il rispetto e la simpatia di sempre.
Commento inviato il 10-04-2014 alle 15:37 da bolognese


vedi, è nella struttura stessa della Legge casati che si auspica un Sud ignorante e purtropopo non posso dare una risposta alla tua domanda se io penso che sia stato fatto apposta, però posso passarti qualcosa che potrai verificare come prova di quello che sospetto.
Luigi Settembrini.
Da WIKIPEDIA: Durante la sua attività nell'ateneo napoletano, rammaricato per il disfacimento degli istituti e dei costumi napoletani a seguito dell'Unità d'Italia, agli studenti che si lamentarono di alcuni regolamenti e dell'iniquità nella distribuzione dei fondi scolastici, egli rispose: «Colpa di Ferdinando II!». Gli studenti stupiti gli chiesero le motivazioni ed egli replicò: «Se avesse fatto impiccare me e gli altri come me, non si sarebbe venuto a questo!" Puoi verificare se ti va.
Di Carlo Bombrini,Governatore della Banca Nazionale nel Regno d'Italia dal 1861 al 1882 e comproprietario della "Gio. Ansaldo & C." ti faccio solo il nome e ti chiedo di trovare tu qualcosa a suo carico.
Ora... voglio lasciarti con una domanda? Ma se eravamo analfabeti, sottosviluppati economicamente, arretrati nella vita civile e nelle attività
di tutte le risme, se costituivamo un mondo a parte, come fece il ricco e opulento nonchè civilissimo Piemonte ad innamorarsi di noi e a non lasciarci più' Se esso non aveva debiti col mondo intero perchè venne da noi' perchè il Piemonte era ricco e pacifico o no? Mica aveva fatto 3 guerre disastrose appena 6 anni? che genio quel don Camillo (non il prete!)
Saluti
Commento inviato il 10-04-2014 alle 15:11 da 2Sicilie


Il barone Gabrio Casati fu un illustre uomo politico del Regno di Sardegna che confezionò la legge omonima sull'ordinamento della scuola: Regio decreto n.3725 del 13/11/1859 che ebbe valenza effettiva nel 1860!!! Nientedimeno che l'anno dei Mille! Il decreto favoriva attraverso i suoi 5 titoli l'istruzione superiore e umanistica, mentre quella inferiore suddivisa in 2 parti veniva trascurata e lasciata al finanziamento dei comuni, quanti piccoli comuni sull'orlo della fame possiamo contare durante il periodo 1860/68? Periodo del Brigantaggio e della Legge Pica. Spero mi dirai parecchi! Lasciando perdere Cadalduni e Pontelandolfo accarezzati dai bersaglieri, altro che scuole chiuse, là se c'erano andarono in fumo con tutto il paese. Ora mi domando e ti domando: in un punto del Paese dove imperversava una Guerra Civile con morti, esecuzioni sommarie, rastrellamenti e quant'altro, che fine può fare una sistema scolastico (elementare) che deve essere retto da comuni disastrati e messi a ferro e fuoco? Inoltre, l'economia al Sud era rurale, nelle campagne con la povertà che si aveva le braccia servivano e quindi la domanda era scarsa ed ecco perchè i comuni chiudevano le scuole e la Legge Casati non ha mai punito un comune che chiudeva una scuola per mancanza fondi e domanda. Poi ci mettiamo l'emigrazione che portò via quante famiglie?
Segue.................
Commento inviato il 10-04-2014 alle 14:55 da 2Sicilie


Lana caprina, il mio amico bolognese e il barone Casati. Intanto dico che non voglio cominciare una guerra di "fonti".
Cominciamo con la lana caprina: vedi amico mio 15 o 20 anni non farebbero molta differenza, e ti spiego perchè: Nel 1860 esisteva l'obbligo di 2 anni di scuola elementare, il 90% della popolazione del Sud arrivava solo a questi 2 anni, mi sai dire quanta gente non sapeva leggere nè scrivere? milioni? Questa gente cosa faceva? Emigrava? Perchè, ma perchè da sempre l'assenza di studi e cultura ti pregiudica la vita con meno opportunità e meno possibilità di un livello di vita soddisfacente. Quindi 15, 20 ora è poco importante perchè adesso passo alla spiegazione del PERCHE' le scuole furono chiuse, non da un decreto tipo LEGGE PICA ma furono i comuni meridionali a farlo e sai perchè? Perchè entra in ballo la LEGGE CASATI.
segue...
Commento inviato il 10-04-2014 alle 14:52 da 2Sicilie


Comunque, per quanto io abbia cercato, non ho trovato alcun altro documento a sostegno di quella tesi, se non svariate ripetizioni, tutte prive però di qualsiasi riferimento o citazione.
Quindi il quesito che giro al dott. Di Fiore, di parte ma rigoroso, come eventuale spunto per un’articolo dedicato è: “realtà o bufala?”.
Cordiali saluti all’amico 2Sicilie e al dott. Di Fiore.
Commento inviato il 10-04-2014 alle 11:37 da bolognese


Come faccio sempre, ho cercato di approfondire il tema proposto dal dott. Di Fiore. In realtà ho trovato solo articoli che ribadivano concetto e circostanze, a totale conferma. Ho anche constatato con piacere che il materiale in rete, relativo e risalente al periodo storico e in copia anastatica (quindi non interpretato o mediato) è imponente. Con testi messi a disposizione anche dall’Archivio di Stato e da Università americane.
Durante la navigazione ho anche trovato, in un sito denominato “Briganti”, qualcosa riguardo quanto riportato dall’amico 2Sicilie circa il “genocidio intellettuale delle coscienze del Sud, con la chiusura per 20 anni…”: in realtà, in questo sito, si parla di scuole chiuse per 15 anni “in modo da ottenere un’intera generazione di analfabeti da utilizzare come servi nelle zone industrializzate del Nord”.
E qui non ci sto: qualcuno vorrebbe farmi credere che vi sia stato qualche politico tanto perverso e lungimirante da prevedere e provocare ciò che sarebbe accaduto 90 anni dopo? Non siamo nel campo della lungimiranza, siamo in quello – mi si consenta - della divinazione esoterica.
Segue..
Commento inviato il 10-04-2014 alle 11:36 da bolognese


Dott.Di Fiore, Invece di pubblicare cretinate come quella di incriminare i Savoia alla corte dell'Aia, si rilegga la storia dei Borboni dinastia sanguinaria che ha sempre represso ogni tentativo di democrazia da parte dei popoli meridionali.
Commento inviato il 09-04-2014 alle 23:21 da 1942


La devastazione economica e sociale del Mezzogiorno italiano è figlia diretta e conseguenza non tanto di quella politico-militare e quindi della Guerra Civile chiamata "Brigantaggio" dei primi anni unitari ma, soprattutto di quella culturale, del genocidio intellettuale delle coscienze del Sud con la chiusura per venti anni delle scuole di ogni livello, dell'emigrazione che ha portato e porta via le menti migliori. Sottraendo così forze importantissime al Meridione italiano condannandolo a un futuro di degrado e disperazione facendo dei suoi giovani un esercito di disperati e spacciati senza speranza.
Mi sembra ovvio che bisogna continuare sulla strada della ricerca delle fonti autentiche che provano i fatti che riguardano il Mezzogiorno.
Solo nella disinformazione e nel buio dell'ignoranza cresce e prolifera il mostro della menzogna.
La povertà, quella di oggi è figlia dello stupro della verità, gli strati della popolazione non scarsamente scolarizzata. Uno dei tipici fenomeni meridionali della prima età unitaria.
L'accesso alle informazioni è stato il tema dell'umanità da sempre.
Quanti tra i contadini dell'Impero romano sapevano il nome del nuovo imperatore?
ecco quello è il problema: capire dove abita il potere: al Nord non nella clase dirigente del Sud, quelli sono solo i cani da guardia.
Commento inviato il 09-04-2014 alle 16:00 da 2Sicilie


Tutte le verità attraversano tre fasi: prima le si mette in ridicolo, poi vengono attaccate
violentemente, e infine vengono accettate come ovvie. (A. Schopenhauer)
Ovviamente ci vorrà tempo e sacrificio ma alla fine rimetteremo sul tavolo della contrapposizione tutte le questioni che ci riguardano dal 1861 ad oggi.
Il lavoro benemerito dei Di Fiore, Zitara, Alianello, i neoborbonici nelel persone squisitissime di Gennaro de crescenzo e Alessandro Romano, di tutti i movimenti legittimisti costituiranno la base per la nascita di un movimento politico ma non partitico-elettoralistico che porterà la Questione Meridionale all'attenzione delle nazioni nel mondo.
Non credo all'italia così com'è strutturata, non posso farlo, tanta è la consapevolezza che siamo colonia. Un esempio non storico ma attualissimo di poche ore fa?
Andate arileggervi il discorso del "pierino" fiorentino di invenstitura da capo del governo alla Camera, Di Sud... nulla!!! Zero parole, zero accenni!!!
Il tempo dirà tutto alla posterità. E’ un chiacchierone, e per parlare
non ha bisogno di essere interrogato. (Frammento, Euripide)
Commento inviato il 08-04-2014 alle 11:14 da 2Sicilie



Sicuramente ci sono i presupposti per incriminare i Savoia alla corte dell'Aja.
Non ci sono piazze nel mondo intitolate a tiranni sanguinari,in Italia gli unici sono stati i fiorentini;tolta la statua equestre in piazza della repubblica,e messa quella antica dell'abbondanza di epoca romana.
Questo sarebbe un segno di "riappacificazione",altrimenti si rischia veramente la seccessione,(e i siciliani non aspettano altro).
Commento inviato il 07-04-2014 alle 23:16 da rotonno


Mi chiedo se e quando verrà a galla TUTTA LA VERITA' circa il perché e per come è successo tutto ciò che sappiamo che è avvenuto 153 anni fa con l'invasione del Regno....ci sono troppi interessi a mantenere le cose nascoste..a "sviare le indagini", per usare una frase consueta....Non c'è alcuna volontà ad affrontare con coraggio la questione e buttare tutto fuori....La cosa che sconcerta di più è notare l'atteggiamento di scherno e di sufficienza che alcune persone, anche in qualche modo acculturate, assumono quando parlano di "un certo revisionismo borbonico" del risorgimento, per cui il segnale che loro mandano è di "bocciatura totale" a priori di uno studio, ricerca o conclusione documentata se di matrice anti-sabauda. Oggi pomeriggio ascoltavo per RaiNews 24 l'intervista al prof. Emanuele Felice condotta da due giornalisti. L'intervista era circa il libro di Felice "perché il SUD è rimasto indietro". Ad un certo punto uno dei due giornalisti, dopo aver abbondantemente e senza dignità "leccato" il Felice, ha deriso senza mezzi termini il "revisionismo di tipo borbonico" così da egli definito. Ma questa gente si chiede mai COSA viene scritto dai "borbonici" e perché. Quindi un concetto, una prova di fatti e circostanze accadute 153 anni fa, viene immediatamente cestinato dai depositari ufficiali della storia solo perché chi l'ha divulgato non è "pro-sabaudo" e quindi "borbonico"...per me è difficile da comprendere questo, viene applicata una vergognosa censura...nel 2014!!
Commento inviato il 07-04-2014 alle 17:28 da viva o re


Se andiamo avanti di questo passo caro Di Fiore come faremo a contenere la stizza dei nostri amatissimi "COMPATRIOTI" tricolori? Ci insulteranno, ci cacceranno da ogni consesso civile e nazionale, ci prenderanno a sassate e ci toglieranno la cittadinanza italiana tanto non la meritiamo.
Sa che mi viene in mente? I "serenissimi" che ogni tanto invece di risparmiare si costruiscono carri armati per farsi arrestare. Quelli si che sono veri italiani?
E la FIAT? Ah quella è addirittura l'orgoglio italico.
Dia retta a me Dott. Di Fiore non la cerchi più la verità... potrebbe mettere a rischio la coesione nazionale e lo Stato potrebbe multarla per procurato allarme.
saluti.
Commento inviato il 07-04-2014 alle 15:36 da 2Sicilie