sabato 12 aprile 2014

Il film di una storia italiana

La Stampa
francesco la licata


Onestamente, c’è qualcuno che possa dirsi davvero sorpreso per l’epilogo toccato alla vicenda di Dell’Utri? Chi ha memoria e conosce, anche superficialmente, la cronaca e la storia del nostro paese non può non provare una sensazione di fastidioso «déjà-vu» di fronte alla trita sceneggiatura messa in scena dai vari protagonisti, che concorrono alla realizzazione dell’ennesima «storia italiana».
Lo stesso Dell’Utri, per quella che è stata la lunga e annosa sua vicenda politico-giudiziaria, sembra perfettamente rispondere al più classico cliché della italianissima sceneggiata. Che l’ex senatore dovesse finire latitante ai più appariva scontato.

Dopo averle tentate tutte, sempre al riparo del formidabile scudo del suo amico e protettore, Silvio Berlusconi, dopo aver «italianamente» sfidato il comune senso del pudore definendo lo stalliere Vittorio Mangano «eroe» della resistenza ai giudici, non gli rimaneva altra strada, sopraffatto da un sistema giudiziario che – seppure in grave ritardo e con mille tentennamenti – si avvia ad una conclusione non proprio favorevole a Dell’Utri, ormai privo della tutela parlamentare che lo stesso Berlusconi gli ha «dovuto» negare per non essere travolto dalla protesta anti-casta.

Non sono mancati gli indizi di ciò che Dell’Utri si apprestava ad organizzare: la villa nella Repubblica Dominicana, acquistata a conclusione di una favorevolissima trattativa intrattenuta col Cavaliere e chiusa con l’acquisizione di una notevole somma, tale da offrire qualche garanzia di serenità nell’eventualità di gravi avversità. Più di un viaggio a Santo Domingo in compagnia di una buona quantità dei suoi amati libri. E c’è da dire che, di fronte a tanta attività, la procura generale per due volte aveva chiesto alla corte d’appello un ordine d’arresto che avrebbe potuto impedire ogni velleità di fuga.

Ma i giudici – che non sono dei feroci torturatori, come vanno predicando i garantisti a tassametro – hanno rigettato, evidentemente convinti che non vi fosse un reale pericolo di fuga e preferendo aspettare il definitivo pronunciamento della Cassazione, previsto per martedì prossimo. Dura da quasi vent’anni la guerra tra la magistratura e Marcello Dell’Utri. Prima indagato con una cautela esemplare (non foss’altro che per il fatto di ritrovarsi accomunato al destino del più potente Berlusconi), poi massacrato soprattutto da una slavina di accuse rovinategli addosso da un esercito di pentiti che lo hanno descritto come l’uomo schermo fra Cosa nostra e Berlusconi, prima imprenditore che usa la protezione della mafia e poi politico che può risolvere i problemi dell’organizzazione criminale.

Anche questa guerra dei vent’anni, in fondo, risponde ai requisiti che caratterizzano le grandi storie italiane. La battaglia cruenta cominciò negli Anni Settanta (i pretori d’assalto, gli scandali dei petroli) ed ebbe lo stesso andamento di quella di questi ultimi tempi: indignazione generale e delega purificatrice alla magistratura per emendare la malapolitica, ma fino a un certo punto, perché poi tutto deve tornare come prima e quindi ritiro unilaterale della delega. Mafia e politica meritano un posto di riguardo in questa storia cruenta che può annoverare anche vittime colpite da fuoco amico ed errori da più parti. Ma il prezzo di sangue pagato dalla comunità, dalle istituzioni, da tanti cittadini e servitori dello Stato dovrebbe far passare in secondo piano ogni singolo interesse di bottega. Non è andata esattamente così.

Ed oggi, dunque, rivediamo un film più volte visto. Persino nomi e luoghi tornati d’attualità, accendono ricordi e suggestioni del passato. Per esempio Beirut. Dell’Utri potrebbe – dicono – essersi rifugiato in quella città che è stata ed è pure crogiolo di terroristi e spioni impresentabili. Ma ha accolto anche finanzieri, imprenditori in difficoltà (il più noto è Felice Riva) e politici inseguiti dalla magistratura, come il senatore Graziano Verzotto (Dc) latitante in Libano per storie legate alla mafia, al petrolio e alla politica. Sostò a lungo a Beirut, intrattenendo amabili rapporti coi giornali italiani che lo intervistavano regolarmente, anche se ricercato. Poi si spostò a Parigi (dove sembra si stia «curando» Dell’Utri) e lì attese la liberazione da ogni accusa. Morì nella sua villa, alla periferia di Padova.

E possibile, dunque, che «Marcello» rinunci alla pace di Santo Domingo, per dirigersi in Libano? È possibile, è coerente col personaggio, se è vero che l’ex senatore, molto italianamente, abbia fatto intendere di non andare matto per il placido paesaggio dominicano: «Troppo noioso». Poi, magari, ci stupirà tutti e, nel caso di sentenza contraria, curerà le sue arterie e si presenterà ai giudici, offrendo uno strepitoso finale a sorpresa.



Da Bettino Craxi a Cesare Battisti, vite da latitante
La Stampa


1
Bettino Craxi
È uno dei più influenti politici della Prima Repubblica, ma anche uno dei più controversi. Le indagini di Mani Pulite ne condussero all’incriminazione e ad una duplice condanna definitiva in sede penale. Craxi non scontò mai la pena perché lasciò il Paese, rifugiandosi in Tunisia, mentre erano ancora in svolgimento i procedimenti giudiziari nei suoi confronti; è morto nel 2000 da latitante.

3
Silvano Larini
Uomo di fiducia di Bettino Craxi, fu tra i primi a venire coinvolti dall’inchiesta milanese di Mani pulite: l’ordine di cattura è del maggio ’92. Dopo un anno di latitanza si consegnò ad Antonio Di Pietro in persona il 7 febbraio 1993 al valico di Ventimiglia.

4

Delfo Zorzi
Ex esponente del Movimento Politico Ordine Nuovo, fu accusato di essere l’esecutore materiale della strage di Piazza Fontana e di Piazza della Loggia. Si trasferisce a Tokyo e sfugge all’arresto. Ottiene la cittadinanza giapponese e assume il nome di Hagen Roi, che significa “origine delle onde. Dopo trent’anni di latitanza e un tortuoso percorso giudiziario è stato assolto da entrambe le accuse.

5
Bompressi e Pietrostefani
Condannati a 22 anni di carcere come esecutore e mandante dell’omicidio del Commissario Luigi Calabresi. Ovidio Bompressi, nel 2000, dopo il rigetto dell’ istanza di revisione del processo da parte della Corte d’appello di Venezia, si è reso latitante per alcuni mesi tranne poi, il 7 marzo dello stesso anno, costituirsi al carcere di Pisa. Nel 2006 il Presidente Napolitano gli ha concesso la grazia. Giorgio Pietrostefani, per sottrarsi all’esecuzione della condanna definitiva, si è reso latitante in Francia.

6
Cesare Battisti
Condannato in contumacia all’ergastolo, con sentenze passate in giudicato, per aver commesso quattro omicidi, in concorso, durante gli anni di piombo, trascorre la prima fase della sua latitanza in Francia. Arrestato in Brasile nel 2007, è stato detenuto a Brasilia fino al 9 giugno 2011. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva e poi la Corte costituzionale brasiliana hanno negato l’estradizione. Battisti è attualmente in libertà.

7
Luciano Gaucci
Indagato per il fallimento dell’AC Perugia, Gaucci è stato inquisito assieme ai figli Riccardo e Alessandro per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e nel 2005 si è rifugiato nella Repubblica Dominicana. Ha patteggiato la pena di tre anni per bancarotta fraudolenta e reati fiscali. La pena non verrà scontata in quanto indultata. È rientrato in Italia dopo quasi 4 anni di latitanza, nel marzo 2009

8
Alessio Casimirri
Alessio Casimirri, nato a Roma, nel 1951, è un terrorista italiano, attualmente latitante e membro delle Brigate Rosse. Dopo aver militato in Potere operaio e in altre organizzazioni dell’estrema sinistra romana, nel 1977 entra a far parte delle Brigate Rosse con il “nome di battaglia” di “Camillo”. Prese parte all’agguato di via Fani con un ruolo di copertura insieme ad Alvaro Lojacono “Otello”, bloccando posteriormente con una 128 bianca le due auto di Aldo Moro e della scorta, e controllando eventuale interferenze di estranei. Partecipò anche all’omicidio il 10 ottobre 1978 a Roma del giudice Girolamo Tartaglione. Il 21 dicembre 1978 inoltre fu presente, insieme a Rita Algranati, Prospero Gallinari e Adriana Faranda, nel nucleo di fuoco che attaccò la scorta di Giovanni Galloni e ferì due agenti di polizia. Nel 1998, si è sposato con la cittadina nicaraguense Raquel Garcia Jarquin, da cui ha avuto due figli. Ha aperto, assieme ad alcuni italiani, il ristorante Magica Roma e, attualmente, possiede un ristorante proprio a Managua. L’acquisizione della cittadinanza nicaraguense (ottenuta grazie al matrimonio) e i buoni rapporti con uomini politici e militari del paese hanno impedito, nonostante i ripetuti tentativi delle autorità italiane, l’estradizione in Italia.

2
Valter Lavitola
Nel settembre 2011 viene indagato nell’ambito di un’inchiesta della procura di Napoli su una estorsione a Silvio Berlusconi, insieme all’imprenditore Gianpaolo Tarantini. In seguito a questa inchiesta, che ha evidenziato, tra l’altro, il suo coinvolgimento in una rete di attività da faccendiere a livello internazionale, Lavitola è stato sospeso dall’ordine dei giornalisti a norma dell’articolo 39 della legge n. 69 del 1963. Il 1º settembre 2011, il gip ha emesso un mandato di cattura nei suoi confronti ma lui risulta irreperibile e dunque latitante. Il 14 ottobre 2011 anche la procura di Bari conferma la richiesta di arresto per Lavitola. Il 16 aprile 2012, dopo una latitanza durata 8 mesi, rientra in Italia e si costituisce. Viene arrestato e portato al carcere di Poggioreale. Al suo arrivo in Italia gli sono state notificate due nuove ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Procura di Napoli. Il primo è relativo a un’ipotesi di corruzione internazionale per presunte tangenti a politici panamensi per la realizzazione di carceri e l’acquisizione di appalti. Il secondo provvedimento, notificato dalla Guardia di Finanza, riguarda l’appropriazione indebita di 20 milioni di euro di finanziamenti al quotidiano L’Avanti! di cui è stato direttore. La procura campana che contesta i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato ha chiesto anche gli arresti domiciliari per giornalisti, pubblicisti, responsabili contabili de L’Avanti! e della società ad esso collegata la International Press.

Frozen nel mirino dell’ultradestra Usa “Pubblicità occulta alla causa gay”

La Stampa
francesco semprini

Alcuni ambienti conservatori e ultrareligiosi americani puntano il dito contro la pellicola Disney campione d’incassi: “Frutto di un complotto della comunità omosessuale”


LaStampa.it
Ecco qui, ci risiamo. Siamo costretti un’altra volta a dire ai bambini di tutto il Pianeta, o quasi, che la loro ultima passione animata altro non è che un complotto. Questa volta il colpevole è «Frozen», pellicola campione di incassi ai botteghini di mezzo mondo, e film più amato nel suo genere dai tempi di «Toy Story». Ma anche un oscuro complotto da parte del movimento omosessuale. Almeno secondo la campagna che sta montando in alcuni ambienti conservatori e ultrareligiosi americani, secondo cui «Frozen» è una palese pubblicità della campagna a favore dei gay. 

Tutto sembra essere partito dal blog di Kathryn Skaggs, che si definisce «donna di fede mormonica dal retto comportamento». Dopo essere stata trascinata dai nipoti «contro il suo volere» a vedere il film, non ha resistito e agli altri piccoli membri della sua vasta famiglia ha imposto la censura. «Si tratta di 108 minuti di pura propaganda omosessuale», spiega sul suo blog. In sostanza l’idea di trascinare l’audience in un mondo congelato è un modo a suo parere per indottrinare i malcapitati bambini ai principi ultra liberal della sinistra. Il suo proclama dal blog è rimbalzato su siti e social network raccogliendo il plauso di altri esponenti allineati all’idea che ritengono i diabolici strateghi di Disney promotori di una campagna che punta alla normalizzazione dei rapporti tra persone dello stesso sesso. Come il pastore Kevin Swanson della Reformation Church, il quale ha definito la casa di produzione una società satanica. «Pensano forse di indottrinare mio figlio solo perché ha 5 anni? Le loro bestialità non passeranno finché ci sono io». 

La bestialità in questione è quella che Steven Greydanus, commentatore cinematografico di Ncr, ha indicato nella relazione tra il cacciatore e la sua renna Sven. Ma la critica è variegata, per alcuni infatti Frozen è un film chiaramente femminista perché nessuna delle sue protagoniste viene salvata da un principe ma se la cavano tutte da sole. Altri la definiscono razzista perché avrebbe «imbiancato gli indigeni della Scandinavia» dove questo film si sarebbe dovuto girare. E così, dopo la contesa tra conservatori e liberal su Sponge Bob, i Simpson, e tanti altri casi di «propaganda occulta dell’animazione», anche Frozen guadagna un posto nel girone dei dannati. A questo punto occorre capire come spiegarlo ai bimbi di mezzo Pianeta.

Mappe catastali: ora è possibile acquistarle online

La Stampa


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Attivo da ieri sul sito dell’Agenzia delle Entrate il nuovo servizio per l’acquisto online delle mappe catastali. Il servizio, disponibile per tutti gli utenti abbonati alla piattaforma telematica Sister, consentirà l’acquisto delle mappe relative a tutte le province italiane - a eccezione delle province autonome di Trento e Bolzano - agli stessi costi praticati per le mappe in formato digitale rilasciate presso gli Uffici. L’abbonamento al sistema Sister ha un costo di 200 euro a titolo di rimborso spese, cui vanno aggiunti 30 euro per ogni password di accesso richiesta (valida per l’anno solare). Il servizio può essere attivato direttamente online, con firma digitale, inoltrando alle Entrate la richiesta di convenzione: ricevuta detta richiesta, l’Agenzia rilascia una password, che servirà per effettuare online il versamento degli importi per l’abbonamento e per la fruizione del servizio. La possibilità di acquistare online le mappe catastali senza aggravio di costi si inserisce nell’ambito dei molteplici servizi telematici che l’Agenzia delle Entrate sta attivando per semplificare gli adempimenti dei contribuenti relativi agli immobili. 

Ricordiamo, infatti, che dal 31 marzo scorso è possibile consultare per via telematica - e gratuitamente - le banche dati catastali e ipotecarie, per verificare tutte le informazioni relative agli immobili presenti sul territorio nazionale rispetto ai quali il contribuente risulti titolare, anche parzialmente, del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento. Il servizio è disponibile per i contribuenti-persone fisiche abilitati ai canali Fisconline ed Entratel dell’Agenzia delle Entrate. Inoltre, sempre nell’ottica della semplificazione dell’accesso ai servizi, non sarà più necessario recarsi presso gli uffici delle Conservatorie dei registri immobiliari per richiedere le trascrizioni, le iscrizioni e le annotazioni degli atti riguardanti gli immobili: tutti i pubblici ufficiali (segretari comunali, ufficiali roganti della P.A., agenti della riscossione) potranno inviare online, utilizzando il modello unico informatico disponibile sul sito dell’Agenzia, i documenti che costituiscono il titolo per gli atti da presentare alle Conservatorie.

Fonte: http://fiscopiu.it/news/mappe-catastali-ora-possibile-acquistarle-online

Apple, la svolta post-pc. Entro l'anno un'ondata di novità che cancellerà il vecchio personal computer

Il Mattino
di Gianluigi Giannetti


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​A nord est di Cupertino in California è ormai conto alla rovescia per l'avvio di costruzione del nuova sede. Quella progettata dall'archistar Norman Foster e battezzata Spaceship, per la forma circolare ad astronave atterrata in un prato, o forse per il costo astronomico tra i 3 e i 5 miliardi di dollari. Ma nel frattempo che la giusta scenografia arrivi, Apple ha già in mano una sceneggiatura blockbuster per l'invasione della terra. Ancora una terra di mezzo dove convivono i computer tradizionali e le voglie di touch screen e connessione senza fili, questo 2014 per cui l'azienda di Tim Cook prepara un’ondata di novità che sa di scossone.

MINI
Gli analisti sono ormai all'identikit finale del nuovo iWatch, l'atteso orologio della mela che introdurrà una elettronica non da portare ma da indossare nella vita di tutti i giorni, con un pacchetto di caratteristiche invitanti e diverse da tablet e smartphone visti finora. In arrivo sul mercato entro l'autunno, lo iWatch sarà disponibile in due taglie diverse, con schermo da 1,3 e 1,7 pollici, entrambi con display ad alta risoluzione e copertura in vetro zaffiro, mentre alla voce autonomia, le previsioni concordano su batterie capaci di durare un giorno e ricaricarsi con sistema wireless. Sul prezzo si discuterà a lungo, sul filo 1.000 dollari per la versione più accessoriata, ma è altrettanto chiaro che il pacchetto non comprende solo lunette e lancette. Rumors dai fornitori esterni di Apple chiariscono che si tratterà di uno strumento dotato di sensori biometrici, dunque ideale per una miriade di applicazioni capaci di monitorare la nostra attività fisica e sportiva, ma anche uno strumento di pagamento alternativo alla carta di credito, attraverso il sistema NFC per altro già testato da alcuni istituti di credito.

MAXI
Fitness and Fashion? Lo scorso luglio Apple ha assunto Paul Deneve, ex numero uno del marchi di lusso Yves Saint Laurent, destinandolo al dipartimento progetti speciali. A modo suo nient'affatto tradizionale anche il nuovo iPhone 6, per ormai siamo all'atto di nascita. Due misure disponibili, con schermo da 4,7 e 5,5 pollici, dunque con un ingresso di diritto anche nella categoria Phablet, contando su schermi dalla risoluzione pazzesca, che nel secondo caso tocca i 1920 x 1080 nonostante lo spessore non superi i 7 millimetri. Appuntamento a settembre sul mercato. Insieme alla nuova generazione di iPad mini e iPad Air. Quello visto finora, un passo prima della ennesima rivoluzione. Cioè l'innovazione che ha funzionato convivendo con i computer portatili tradizionali, almeno fin ora. Se lo schermo cresce, con una diagonale che arriva a 32,8 cm, ovvero 12,9 pollici, il nuovo iPad Pro infatti atterrerà sul mercato attuale dei notebook e degli ultrabook, mantenendo quella che per il fondatore Steve Jobs era una promessa e per molti concorrenti una minaccia.

CONTENUTI TV
L'era “Post Pc” si aprirà con un prodotto disponibile sul mercato a partire da gennaio, identico nella filosofia rispetto al tablet attuale ma maggiorato nelle dimensioni e nella potenza. Questo il senso della sigla Pro, un indirizzo però solo formale. Il maxi iPad nasce per passare definitivamente il guado con quello che è un computer con lo stesso sistema operativo di un iPhone, l'ingresso nel mondo dei contenuti televisivi finalmente con uno strumento adeguato per visualizzarli, e poi l'abbandono definitivo di qualsiasi chiavetta e disco fisso rimovibile. Gli analisti stimano così che Apple possa superare il tetto di 80 milioni di iPad venduti nel corso del 2015 proprio grazie alla gamma iPad Pro, che dal canto suo ha già calamitato l'interesse delle case editrici statunitensi che attendono da anni uno strumento per far decollare la stampa digitale. Il fatto che Samsung abbia già lanciato da mesi il suo tablet Galaxy note pro in edizione da 12,2 pollici, invece, non infastidisce Cupertino. Guardare solo avanti e non attorno, è la promessa che Steve Jobs ha tenuto con sé.

sabato 12 aprile 2014 - 09:04   Ultimo agg.: 09:05

La rivelazione: «Il Vangelo della moglie di Gesù è autentico»

Il Mattino


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Il «Vangelo della moglie di Gesù» non è un falso moderno. La conferma viene oggi da test condotti nei laboratori di Columbia, Mit e Harvard sul piccolo frammento di papiro che riporta un brano in lingua copta con le parole «Gesù ha detto loro: 'mia moglie ...'» e, poco sotto, «lei sarà in grado di essere mia discepola». L'esistenza del frammento, annunciata due anni fa da una storica della Harvard Divinity School, fece grande scalpore, tra scetticismo, accuse di falso e polemiche teologiche. Oggi gli scienziati che ne hanno analizzato l'inchiostro puntano a una datazione tra quarto e ottavo secolo dopo Cristo.

«Non è la dimostrazione che Gesù ha avuto una moglie o che tra i discepoli ci fossero donne», ha detto Karen King, la storica della teologia che ha dato al papiro il suo nome: «Ma adesso si può concludere con qualche certezza che tra i primi cristiani c'erano discussioni attive su celibato, sesso, matrimonio e discepolato». L'esistenza del papiro era stata annunciata dalla King nel 2012 a Roma. La studiosa ha detto di aver fiducia a questo punto sull'antichità del frammento che all'epoca un editoriale dell'Osservatore Romano definì un falso. «Quando tutte le prove puntano in una direzione non hai la certezza al 100 per 100, ma la storia non è un posto per il 100 per cento», ha replicato oggi la studiosa, il cui lavoro è stato pubblicato online, dopo una serie di revisioni da parte di colleghi, dalla Harvard Theological Review.

Le nuove informazioni potrebbero non convincere gli scettici. La stessa rivista accompagna il saggio della King con una replica di Leo Depuydt, egittologo della Brown University, secondo cui il frammento è cosi« manifestamente falso da «sembrar pronto per uno sketch dei Monty Python». Depuydt non ha analizzato il papiro e ha detto di »non sentire il bisogno di farlo«, convinto della sua tesi dai »grossolani errori grammaticali« e dal fatto che ogni parola coincide con quelle del Vangelo di Tommaso, un testo paleocristiano scoperto in Egitto nel 1945: »Non può essere una coincidenza«. Il frammento è stato analizzato da professori di ingegneria elettronica, chimica e biologia dei tre atenei americani che hanno usato diversi tipi di spettroscopia per arrivare alla datazione.

Timothy Swager, chimico di MIT che ha impiegatola spettroscopia all'infrarosso per verificare se l'inchiostro mostrava variazioni o inconsistenze, ha osservato che «non c'è prova che qualcuno abbia creato un falso. Sarebbe stato estremamente difficile, se non impossibile», mentre per James Yardley, ingegnere elettronico di Columbia, la spettroscopia a micro-Raman ha dimostrato che l'inchiostro è «perfettamente in linea con quello usato in altri 35-40 manoscritti datati tra 400 e 800 dopo Cristo».

sabato 12 aprile 2014 - 09:30   Ultimo agg.: 09:36

La «rivoluzione»: stop ad email, sms e telefonate dopo l'orario di lavoro

Il Mattino


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PARIGI - Niente telefonate, sms o mail di lavoro al di fuori degli orari d'ufficio. Dopo le 35 ore e le 5 settimane di ferie, in Francia arriva un altro gioiellino dell«art de vivrè. Dopo sei mesi di negoziati, due sindacati, la CFDT e la CGC, hanno strappato un accordo all'industria high tech (riunita sotto le sigle Syntec e Cinov) per garantire all'impiegato il sacrosanto diritto di poter spegnere il proprio smartphone dopo l'orario d'ufficio, in gran parte dei casi le sei del pomeriggio, quando i bistrot di Parigi si riempiono per l'ora dell'aperitivo.

L'accordo che riguarda un milione di impiegati nella alte tecnologie e nella consulenza (tra cui le divisioni transalpine di Google, Facebook, Deloitte e PwC), induce anche i lavoratori del settore a resistere alla tentazione di consultare materiale legato alla propria professione sui propri computer, tablet, o smartphone, od ogni altro tentativo malevolo di guastare i loro preziosi momenti di svago.
Sempre secondo i termini dell'intesa, le aziende che hanno firmato l'accordo dovranno inoltre garantire che non eserciteranno sui loro dipendenti nessuna pressione in questo senso. Mentre ormai sono già tantissimi ad aggiungere in fondo alle loro e-mail la menzione: «Niente email di lavoro dopo le 18:00».

Ma c'è chi fa notare che le nuove disposizioni rischiano di frenare la competitività, specie nel settore della alte tecnologie, dove spesso si intessono fitte relazioni con società straniere, costrette ad inviare mail o comunicazioni di lavoro al di fuori degli orari d'ufficio, per questioni legate al fuso orario. L'accordo, la cui grande novità è affermare l»'obbligo di disconnettersi dagli strumenti di comunicazione a distanza«, per garantire il rispetto della durata minima di risposo imposta dalle norme sul carico di lavoro, potrebbe fare da apripista per simili accordi in tante altre categorie professionali. In Francia o altrove.

venerdì 11 aprile 2014 - 10:42

Blackout in sala operatoria: parto cesareo «illuminato» dagli smartphone

Il Mattino


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FIRENZE - Blackout in sala operatoria, lo scorso lunedì all'ospedale fiorentino di Careggi, nel corso di un intervento per un parto cesareo. L'interruzione di corrente è durata circa un minuto e mezzo. Secondo quanto appreso, il gruppo elettrogeno di emergenza è rimasto spento. L'operazione è stata condotta comunque a termine e non ci sono state conseguenza per la mamma e per la sua bimba. In base a quanto emerso, il blackout, avvenuto quando l'intervento si avviava a conclusione, ha causato lo spegnimento dei monitor con gli indicatori dei parametri vitali della paziente, che si trovava sotto anestesia generale, e ha costretto il chirurgo a suturare l'incisione facendosi luce con i flash dei cellulari di alcuni specializzandi.

sabato 12 aprile 2014 - 09:49   Ultimo agg.: 09:51