giovedì 3 aprile 2014

Google multato da garante privacy: 1 milione di euro per Street View

Il Messaggero


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Multa record per Google. Il colosso di Mountain View è stato condannato a pagare un milione di euro per violazione della privacy nel suo servizio Street View. A stabilirlo è stato il Garante per la privacy lo scorso 18 dicembre ma finora la decisione non era stata resa nota.


L'ordinanza del Garante


Multa record. Si tratta della sanzione più alta mai pagata dal motore di ricerca. Street view è l'utilissimo servizio di mappatura delle strade (integrato in Google Maps) che permette a ognuno di noi di "camminare" con il mouse in luoghi lontani migliaia di chilometri dal nostro pc. Fin qui nulla di male, nemmeno per il Garante. I problemi con la privacy sono nati per il modo in cui questa mappatura viene realizzata: un'auto (detta Google car) con una telecamera a 360 gradi montata sul tettino percorre le strade della città da mappare. Ma ed essere immortalati per finire sul web, ovviamente, non sono solo incroci e ponti, ma anche persone. Chiunque finisca nell'occhio della telecamera potrebbe ritrovarsi "mappato". E se proprio in quel momento si trovava in compagnia dell'amante? O se, com'è davvero accaduto, se ne andava camminando con una bambola gonfiabile tra le mani? Volti e targhe vengono offuscati ma talvolta la violazione della privacy si profila comunque.

Comportamento passato. La sanzione del Garante riguarda gli articoli 13, 162 e 164 del codice per la tutela della privacy. Riguardano tutti la mancanza di informativa agli utenti ripresi e l'esistenza "di una banca dati di particolari dimensioni in occasione della raccolta di dati effettuata dalla società mediante le c.d. Google cars nell'ambito del servizio denominato Street View". La multa recapitata a Google riguarda il passato. La società, infatti, secondo la stessa Authority, ha informato i cittadini in modo corretto.


Giovedì 03 Aprile 2014 - 14:42
Ultimo aggiornamento: 14:50

Microsoft: nuova svolta, software gratuito per smartphome e tablet

La Stampa
Satya Nadella

La mossa è finalizzata a restare al passo con i concorrenti Android e iOS


.it
Nuova svolta per la Microsoft di Satya Nadella. L’azienda di Seattle annuncia nel corso di un convegno per 5 mila sviluppatori che lancerà una versione gratuita del suo sistema operativo Windows Phone, indirizzata agli smartphone e ai tablet con schermo inferiore ai 9 pollici (24 centimetri). 
Lo rivela il Financial Times , secondo il quale la mossa di Nadella è finalizzata a restare al passo con i concorrenti Android di Google, che è open source gratuito, e iOs di Apple che è incorporato nei device mobili. 
Secondo il Ft la decisione di Microsoft rappresenta un’implicita ammissione di aver perso la battaglia con Android e iOs e di voler recuperare terreno. 

(Agi)

Quel simbolo della gioventù comunista La Germania si chiede: vietarlo o no?

La Stampa
tonia mastrobuoni

Finiscono nei guai due nostalgici dell’organizzazione giovanile della Ddr che riesumano l’effige del “Fdj”. Il giudice che deve condurre il processo il prossimo 15 aprile: “Un caso interessante”.

mpa.it
Anche Angela Merkel ne fece parte. Anzi, secondo il suo biografo più serio, Gerd Langguth, negli anni dell’Accademia delle Scienze l’allora dottoranda in fisica divenne addirittura “responsabile per la propaganda” della “Fdj”, della “Libera gioventù tedesca”. Ma ora due nostalgici dell’organizzazione giovanile dei comunisti che contava prima della caduta del Muro oltre due milioni di membri - molto poco volontari - e ora raggruppa una manciata di nostalgici, sono finiti nei guai. 

Nell’estate del 2012 Michael W. e German L. stavano deponendo un paio di corone di fiori con altri nostalgici sotto il muro di Berlino, quando un signore anziano si è sentito turbato dal simbolo della “Fdj” e dalla tipica camicia azzurra che a milioni di tedeschi ricorda solamente l’opprimente dittatura di Honecker. L’uomo ha chiamato la polizia, che ha prontamente denunciato i due.

Il fatto è che con la caduta del muro, non solo è sparito lo stato di polizia della Stasi rimpianto da Michael, German e sodali, ma un vecchio divieto introdotto da Adenauer nel lontano 1951 per la Germania ovest, è stato esteso al resto del Paese. Allora il cancelliere cristianodemocratico bandì il partito comunista dalla Germania federale e ne vietò anche l’organizzazione giovanile, la Fdj. Tre anni dopo la decisione fu suggellata da un verdetto della Corte costituzionale. 

Ma il nome e il simbolo con un sole nascente, lievemente modificato, furono invece adottati negli stessi anni dalla parte opposta della Germania, quella comunista. Oggi il dilemma, per il Paese unificato è: quel divieto vale o no? Neanche il giudice che sta decidendo sul caso è convinto che la risposta sia così scontata. Per lui, che dal 15 aprile dovrà condurre il processo contro i due, si tratta di “un caso interessante”.

Ecco i rivoluzionari da osteria: "Mal che vada tagliamo il salame"

Luca Fazzo - Gio, 03/04/2014 - 08:57

Il piano B dell'insurrezione dilettante: "Nella peggiore delle ipotesi vado in Grecia". Ecco le intercettazioni

Fosche ombre di trafficanti d'armi, una voglia inquietante di menare le mani. Ma anche pasticci, inefficienze, diffidenze reciproche. La rivoluzione in salsa veneta esce con tante facce diverse dalla lettura delle intercettazioni realizzate dai carabinieri del Ros nel corso di quasi due anni di indagini.

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MAL CHE VADA C'É IL SALAME...

Mario Mainetti cerca di convincere un militante «scoglionato». «È arrivato il momento di combattere, ragazzo, se stiamo qui ad aspettare qui a poco a breve salta tutto». «Io mi sono messo da parte qualche risparmio ed ho fatto in modo che se va male mi tengo il camper e me ne vado in Grecia a mangiare le aringhe (...) Male che vada nella peggiore delle ipotesi ci troviamo a casa mia a tagliare su un salame» «Più che di tagliare il salame noi abbiamo bisogno di caricare i candelotti di dinamite».

LA SPERANZA È IL TANKO

Tiziano Lanza: «Il simbolo dell'indipendenza moderna è sempre il tanko». Luigi Faccia: «Questo mezzo qua ci permette di essere credibili, e ripeto noi non faremo del male a nessuno, daremo prova della nostra forza, della superiorità dottrinale. Questo tanko combattendo ci dà questa possibilità e ci darà la possibilità di essere veramente credibili e soprattutto avere il controllo del nostro territorio (...) ha la ruspa dunque è in grado di abbattere qualsiasi ostacolo che si frappone durante la battaglia (...) è combattente perché ha quest'arma, perché il tanko è in grado di sopportare eventuali colpi».

NIENTE TRALICCI

Faccia il 6 novembre 2012 si oppone gli attentati ai ripetitori tv: «Non è che danneggi il Quirinale, danneggi il coglione che si sta guardando la partita e che si incazza come una iena».

MA SE CI PROVOCANO…

Faccia: «Non è esclusa nessun tipo di opzione (...) è chiaro che noi non vogliamo in nessun caso che avvengano fatti cruenti, però se ci deve essere la provocazione o l'inserimento di elementi ostili che tentano di sbarrare la strada a quellO che stiamo facendo è chiaro che dovrà subire le conseguenze (...) dobbiamo essere pronti ad affrontare problematiche che sono centomila volte più grandi di queste, perché dopo sarà inevitabile che si possa sconfinare anche nello scontro, e dunque hai una responsabilità anche della vita e della morte delle persone».

LA REGOLA DEL FUCILE

Lanza: «Verranno a prenderci con le teste di cuoio come è successo nel '97 ma questa volta i mezzi sono molto più grossi e sparano davvero. Volete venire lo stesso? Noi non vi dichiariamo guerra ma se voi volete (...) O sono solo quelli che fanno gli attentati con le cinture che devono essere ascoltati? Ascolteranno anche i veneti. Ma sono veneti armati? Certo, contro uno stato di merda del genere cosa puoi fare? C'è da stare solo alla regola del fucile (...) Sai come ci divertiremo, finalmente la mafia anche qua (...) ah tu sei il giudice, quello che ha firmato il pignoramento? Io so dove abiti, tuo figlio si veste sempre di rosso, tua moglie prima di andare via gli fa una bella carezzina sulla testa gialla. (...) e quando semini un terrore del genere e qualcuno lo ammazzi davvero, o perlomeno lo segni bene».

A SAN MARCO CON I MITRA

Lanza: «Stiamo costruendo un altro carro armato gigantesco (...) che sarà in grado di sparare e di distruggere ma non lo farà però serve come deterrente, non è che la usi la bomba atomica, ce l'hai... Allora io vado in piazza San Marco, se riusciamo ad andarci con un mezzo così gigantesco, invece di otto saremo in ottocento, ben equipaggiati, con maschere antigas, qualcuno con i mitra e tutto e ci sarà gente anche all'estero che convocherà una conferenza stampa».

ABBATTIAMO GARIBALDI

Lanza: «Insomma a serenissimo giudizio, l'idea è che se la merda di Garibaldi se la colpisci con una cannonata e dopo la tiri giù! Così da far vedere che il cannone non è quello della stufa (...) è sufficiente che ci sia qualcosa e che sia manovrabile da dentro (...) ma come fai a prendere la mira? Tu leggi la scala graduata, la giri in base a quello che vedi sullo schermo?» LF

Mobbing, è il lavoratore che deve provarne la sussistenza

La Stampa

Il lavoratore ha l’onere di provare il carattere persecutorio dei comportamenti del datore di lavoro, l’evento lesivo della salute o della personalità del dipendente, il nesso eziologico e l’intento persecutorio. È quanto emerge dalla sentenza 898/14 della Cassazione.
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Una dipendente del Consorzio Nazionale Concessionari (poi Equitalia) si era rivolta al Tribunale per sentir dichiarare la illegittimità delle note di qualifica (mediocre) attribuite dal datore di lavoro e la illegittimità della condotta di mobbing di cui era stata vittima. Inoltre, aveva chiesto la condanna dello stesso Consorzio al pagamento del premio di rendimento in merito agli anni dal 1998 al 2002, cioè per il tempo di attribuzione del giudizio di mediocre; e al risarcimento di tutti i danni causati dall’illegittima condotta persecutoria: danno biologico, danno esistenziale e danno alla professionalità. La domanda dell’attrice, però, viene accolta parzialmente, sia in primo che in secondo grado. Alla lavoratrice, infatti, viene riconosciuto il premio di rendimento previsto dal 1998 al 2002, vista l’illegittimità delle note di qualifica attribuitegli, ma nessun risarcimento viene disposto in merito alla condotta di mobbing.

E proprio la condotta di mobbing non è sussistente nemmeno per i Giudici di Cassazione, i quali, rigettando il ricorso della lavoratrice, precisano che per mobbing deve intendersi la condotta del datore di lavoro consistente in «reiterati e prolungati comportamenti ostili, di intenzionale discriminazione e di persecuzione psicologica, con mortificazione ed emarginazione del lavoratore». Sono 4 gli elementi che configurano la condotta di cui si tratta: la molteplicità dei comportamenti a carattere persecutorio; l’evento lesivo della salute o della personalità del dipendente; il nesso eziologico tra la condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico e il pregiudizio all’integrità psico-fisica del lavoratore; e, infine, la prova dell’elemento soggettivo, cioè l’intento persecutorio. Tutti elementi che deve provare la lavoratrice e, nel caso di specie, proprio tale prova è venuta a mancare.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Il “fattore Sonia” contro i marò

La Stampa
roberto toscano


Sempre più cupe le prospettive di una soluzione del «caso maró», e questa volta non si tratta soltanto dell’andamento lento e contorto del procedimento giudiziario indiano. Come si era temuto, dietro le difficoltà sul piano legale vi è l’ipoteca politica, il pesante handicap delle origini italiane del Presidente del Partito del Congresso, Sonia Gandhi. Due giorni fa - nel corso di un’aspra campagna elettorale che dovrebbe cominciare il 7 aprile, ma di fatto è iniziata da tempo - l’ipoteca si è fatta clamorosamente esplicita. Il candidato dell’opposizione, l’induista radicale Narendra Modi, ha attaccato in modo virulento Sonia Gandhi che in un discorso di domenica aveva denunciato «chi batte la grancassa del patriottismo» per sollecitare consensi elettorali.

Il sarcasmo di Modi si è scatenato, facendo sospettare che da tempo fosse pronto a cogliere la prima occasione per utilizzare il caso dei nostri militari contro «l’italiana». E’ forse patriottico - ha detto in un comizio nello stato dell’Assam - permettere a militari italiani che hanno ucciso due pescatori indiani di ritornare in Italia, da dove non avrebbero fatto ritorno in India se non fosse stato per la dura reazione della Corte Suprema? (Qui Modi faceva evidentemente riferimento al provvedimento con cui, per ritorsione, i movimenti dell’ambasciatore italiano a Delhi erano stati ristretti, con palese violazione delle norme internazionali). Modi non ha inoltre limitato il suo attacco alla gestione passata della questione, ma anche a quella presente, chiedendo polemicamente: ma in quale prigione si trovano i due militari italiani?

In questo momento la strategia del governo italiano sembra essere passata da una «difesa nel processo» ad una «difesa dal processo», nel senso che ad essere contestate non sono più le modalità e il contesto del suo svolgimento (l’applicazione o meno del Sua Act, la competenza dell’ente investigativo federale preposto ai delitti di terrorismo) bensì la stessa legittimazione indiana a giudicare. Affermiamo la competenza a giudicare del nostro sistema giudiziario - a nostro avviso con fondamento piuttosto debole, visto che la nave su cui si trovavano gli imputati era italiana, ma l’imbarcazione su cui sono morti i pescatori era indiana e quindi (per la determinazione del locus commissi delicti) ci troviamo di fronte quanto meno a una competenza concorrente.

Più solida invece, proprio per l’incertezza di cui sopra relativa ad un episodio verificatosi in acque internazionali, ci sembra la richiesta di internazionalizzare la questione sulla base delle norme relative al diritto del mare. Ancora più convincente, anche sulla base del caso Calipari (quando, con nostro rammarico, il militare americano che lo aveva ucciso a Baghdad venne considerato non giudicabile dalla nostra Corte di Cassazione), avrebbe dovuto essere il richiamo alla immunità funzionale di militari in servizio.

Dopo la dura presa di posizione di Narendra Modi, tuttavia, appare evidente che sia l’internazionalizzazione che l’immunità verrebbero considerati come una rinuncia alla sovranità indiana - un’abdicazione che sarebbe anche troppo facile attribuire ad un «occhio di riguardo» per l’Italia. Dopo tutto l’impegno, anzi la dedizione, per il suo Paese d’adozione e le tragedie personali vissute (l’uccisione della suocera Indira, cui la legava un forte rapporto affettivo, e poi del marito Rajiv), Sonia Gandhi non può certo, soprattutto in una problematica fase elettorale, scoprire il fianco a questo genere di critiche.

Ben vengano quindi i rinvii (il più recente ha fissato la prossima udienza al 31 luglio) se permetteranno di arrivare al dopo-elezioni, un periodo in cui il caso marò tornerà ad occupare nella vicenda politica indiana quel ruolo marginale che lo aveva finora caratterizzato. Solo allora sarà forse possibile, per la giustizia e la politica indiane, affrontarlo senza i toni esasperati della polemica e del nazionalismo. Se è vero, come sembra sempre più probabile, che il vincitore delle elezioni sarà il Bjp, e il nuovo primo ministro Narendra Modi, paradossalmente potrebbe risultare meno difficile trovare una soluzione politica al caso. Diciamo che il governo di Sonia Gandhi non può permettersi alcuna flessibilità, quello di Narendra Modi invece sì.

Se vogliamo essere ottimisti, non è infatti escluso che un Primo Ministro politicamente nato nei ranghi dell’Rsss, inquietante movimento fondamentalista indù, ritenga di doversi presentare sulla scena internazionale facendo sfoggio di una disponibilità al dialogo e alla moderazione, tanto più se si tiene presente che Modi, nell’attuale campagna elettorale, sta mettendo l’accento piuttosto sull’economia che non sull’induismo radicale.

Facile comunque non sarà. Da noi si è molto insistito, certo non senza fondamento, sugli errori commessi nella gestione del caso a partire dalle sue origini (non si sa ancora, ad esempio, chi ha dato l’ordine alla petroliera di entrare nel porto indiano), e anche al negativissimo «fattore Sonia». Ma per capire che un caso come quello dei marò sarebbe stato comunque difficile, per qualsiasi Paese e con qualsiasi strategia, basta dare un’occhiata ai rapporti fra India e Stati Uniti in relazione al «caso Khobregade» (la diplomatica arrestata a New York per violazioni delle regole sull’immigrazione in relazione ad una collaboratrice domestica) e alle durissime rappresaglie indiane, ancora in corso, soprattutto nei confronti della scuola americana. Rappresaglie che hanno portato addirittura alle dimissioni dall’incarico e dalla carriera del Capo Missione americano, Nancy Powell.

Constatare gli altrui problemi non è certo una consolazione, ma sarebbe giusto che l’opinione pubblica italiana, pur esercitando un legittimo diritto di critica verso l’operato sia della diplomazia che della politica, tenesse in considerazione la difficoltà obiettiva di trattare con un interlocutore particolarmente difficile, scarsamente aperto al multilateralismo, rigido nella difesa di un’ombrosa sovranità. 

Stretta tedesca sull'immigrazione, gli svizzeri ironizzano

Fabrizio De Feo - Gio, 03/04/2014 - 09:25

Berlino contro l'abuso di prestazioni e contributi sociali da parte degli immigrati. E gli svizzeri sironizzano sul cambio di rotta della Germania

La Germania programma una stretta sull'immigrazione. E gli svizzeri ironizzano e si tolgono qualche sassolino dalla scarpa.

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«Il ministro degli Interni Thomas de Maiziere annuncia che saranno introdotti contingenti per gli stranieri che vogliono cercare lavoro in Germania. Inoltre coloro che verranno beccati ad abusare del sistema sociale tedesco, saranno rispediti senza troppi complimenti a casa loro. Roba che se si facesse in Svizzera gli europeisti moralizzatori griderebbero immediatamente allo scandalo!» si legge sui portali svizzeri. Il riferimento è a un rapporto di 133 pagine redatto dai ministri dell'Interno e del Lavoro tedeschi che parla della possibilità di vietare temporaneamente il rientro in Germania a coloro che hanno commesso frodi e abusi, come l'uso di documenti falsi; la concessione di permessi limitati di residenza - da 3 a 6 mesi - per la ricerca di lavoro; e la decisione di punire penalmente la frode per ottenere determinati documenti.

Un cambio di linea che si spiega con l'avvicinarsi delle elezioni europee e con l'aumento tra il 2012 e il 2014 del 414% di immigrati bulgari e rumeni - dal primo gennaio 2014 rumeni e bulgari possono circolare liberamente - e con la difficoltà di tenere in piedi il sistema di welfare tedesco. Un problema che in Germania liquidano con lo slogan: «No al turismo dei benefit» e con un monito: «Chi imbroglia, salta». Senza contare che sedici sindaci di città tedesche hanno posto il problema dell'accoglienza e chiesto aiuto al governo centrale.

I tedeschi sono in buona compagnia nel tentativo di limitare il flusso di immigrati. E iniziano a cercare di costruire sponde con altri Paesi. Germania e Inghilterra stanno ad esempio ragionando sulla possibilità di limitare il tempo in cui i migranti disoccupati provenienti da altri paesi dell'Ue possono restare per cercare un lavoro. David Cameron ha detto che cercherà di lavorare con i tedeschi e con altri alleati che la pensano come lui, per vedere se è possibile rendere le regole Ue più restrittive.

In particolare si cerca, esattamente come in Germania, di tagliare i benefit. «Se sei un cittadino dell'Ue, ma non stai cercando un lavoro e chiedi benefici in termini di welfare, puoi essere rimandato al tuo paese di origine» è la linea di Downing Street. Alla Camera dei Comuni, il 10 ottobre scorso, è stato presentato l'Immigration Bill: una legge che fa parte di un piano di contrasto all'immigrazione clandestina, che ha l'obiettivo di riformare il sistema degli allontanamenti «rendendo più facile e più veloce allontanare coloro che non hanno il diritto di essere qui».

La legge prevede una serie di nuovi controlli: sui contratti di affitto, che dovrebbero essere negati a quei cittadini che non sono in grado di dimostrare di essere nel Regno Unito legalmente; verifiche sui datori di lavoro; controlli bancari. Si vuole inoltre contrastare il cosiddetto «turismo della salute», cioè l'utilizzo del sistema sanitario pubblico britannico (NHS, National Health Service) da parte dei cittadini stranieri. Si lavora anche sul blocco dei sussidi di disoccupazione. Misure su cui i conservatori inglesi vogliono porre l'accento anche per contrastare la crescita dell'Ukip di Nigel Farage, il partito che chiede l'uscita immediata dall'Unione Europea e una stretta sull'immigrazione, e che tutti i sondaggi danno in forte crescita in vista delle elezioni del 25 maggio.

Compra un uovo d'oro per fonderlo, ma è un Fabergé: «Vale oltre 20 milioni di dollari»

Il Mattino
di Enrico Chillè


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LONDRA - Un rigattiere americano stava per fondere un piccolo uovo d'oro comprato per 14 mila dollari in un mercatino di antiquariato, convinto di poterne ricavare un piccolo guadagno extra. L'uomo non sapeva ancora di aver acquistato una vera e propria fortuna, un autentico Fabergé dal valore di oltre 20 milioni di dollari. A raccontare la singolare vicenda è la casa di aste di antiquariato londinese Watski. L'uomo, la cui identità non è stata resa pubblica, ha scoperto che facendo pressione sul piccolissimo diamante presente al centro, l'uovo si apriva facendo fuoriuscire un orologio Vacheron Constantin. Volendo vederci chiaro, il rigattiere ha contattato un esperto per farsi valutare l'uovo, di appena otto centimetri, ma rimase parecchio deluso quando si sentì dire che i ricavi della vendita sarebbero stati pari a poche centinaia di dollari rispetto al prezzo d'acquisto.

A questo punto il colpo di scena: l'uomo ha cercato su Google le parole 'egg' e 'Vacheron Constantin', trovando un articolo del Telegraph in cui si parlava di un Fabergé originale scomparso del valore di almeno 20 milioni di dollari. Le immagini non lasciavano spazio ai dubbi: quel piccolo uovo comprato per 14 mila dollari era proprio uno dei capolavori di arte orafa che Fabergé realizzava per la famiglia dello zar in Russia. L'uomo è immediatamente volato a Londra e si è accordato sulla vendita con Wartski, che è convinta di poter incassare anche oltre 30 milioni di dollari. «Non dimenticherò mai l'espressione di quell'uomo, questa è la storia più incredibile che ci è capitata durante tanti anni di attività, merita di essere conosciuta», ha dichiarato Kieran McCarthy, direttore di Wartski.

mercoledì 2 aprile 2014 - 14:07   Ultimo agg.: 14:09

Il nuovo tunnel del Gottardo, gioiello svizzero di ingegneria

Corriere della sera

di Roberto Rizzo

Permetterà di raggiungere Zurigo da Milano in meno di tre ore. Sistemi di sicurezza di ultima generazione. I treni viaggeranno a 3 minuti di distanza uno dall’altro


Con i suoi 57 chilometri di lunghezza è la galleria ferroviaria più lunga al mondo (il tunnel sotto la Manica è lungo 53,9 km) e una volta che verrà aperto al traffico regolare, nel dicembre 2016, permetterà di raggiungere Zurigo da Milano in meno di tre ore, rispetto alle 3 ore e 41 minuti di oggi. È il nuovo tunnel svizzero del San Gottardo, che si estende da Erstfeld (portale Nord, nel cantone di Uri) fino a Bodio (portale Sud, Canton Ticino) e il cui obiettivo primario è spostare su rotaia gran parte del traffico merci che oggi percorre nei due sensi la dorsale tra il Sud della Germania e il Nord dell’Italia.

San Gottardo, il nuovo tunnel sotto le Alpi San Gottardo, il nuovo tunnel sotto le Alpi
San Gottardo, il nuovo tunnel sotto le Alpi San Gottardo, il nuovo tunnel sotto le Alpi
 
«Ferrovia di pianura»
Insieme al tunnel di 15,6 km del monte Ceneri (Canton Ticino), ancora in fase in costruzione e la cui inaugurazione è prevista nel 2019, costituisce la cosiddetta «Ferrovia di pianura», in grado di ridurre la distanza fra Basilea e Chiasso di 40 km e di far risparmiate almeno 240 ore al giorno di tragitto su rotaia. Il progetto prevede pendenze non superiori al 12 per mille, rispetto al 26 per mille dell’attuale linea di montagna del San Gottardo e della rampa Nord del monte Ceneri. Non ci sarà quindi più bisogno di utilizzare motrici supplementari per il trasporto dei treni merci, come avviene invece oggi, e le Ferrovie svizzere stimano una riduzione nel consumo di energia di almeno il 10% per lo stesso volume di traffico.
Oltre 200 convogli merci al giorno
Giornalmente, sulla nuova linea potranno transitare da 220 a 260 convogli merci, rispetto ai 140–160 attuali, e la capacità annuale di trasporto merci passerà così da 20 milioni di tonnellate a circa 50 milioni di tonnellate. I treni passeggeri (da 50 a 80 al giorno) raggiungeranno una velocità massima di 250 km all’ora, quelli merci di 160 km/h.
Un’idea che viene da lontano
La vecchia galleria ferroviaria del San Gottardo inaugurata nel 1882 collega con un unico tubo di 15 km la cittadina di Airolo (Canton Ticino) con Göschenen (Cantone Uri). Raggiunge un’altitudine massima di oltre 1.100 sul livello del mare e già alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso si iniziò a discutere della possibilità di realizzare un nuovo tunnel di base con pendenze minime e ad altitudini ben più basse (intorno ai 500 metri sul livello del mare), che quindi facilitasse il trasporto merci. Negli anni Sessanta e Settanta il governo della Confederazione creò alcune commissioni che analizzarono la fattibilità tecnica del progetto, ma il punto di svolta non arrivò che nel 1992, quando il popolo svizzero approvò per referendum, con il 64% dei voti favorevoli, lo sviluppo della Nuova trasversale ferroviaria alpina (Ntfa) grazie a cui si poté avviare la progettazione di nuovi tunnel ferroviari in varie parti del Paese.
Referendum e finanziamenti
Con votazioni successive la popolazione definì anche in che modo finanziare i diversi progetti. Fu così creato un fondo pubblico alimentato nel corso degli anni tramite varie tassazioni: la tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni energetiche, che ha fornito il 64% delle risorse per la realizzazione dei tunnel, l’imposta sugli oli minerali (13%) e l’imposta sul valore aggiunto (23%). Ciò significa che i due nuovi tunnel della ferrovia di pianura sono stati finanziati interamente con risorse pubbliche tramite un processo decisionale in cui la popolazione ha giocato un ruolo attivo.
Il tunnel
Alla fine dei lavori, che vengono gestiti e realizzati da AlpTransit San Gottardo, azienda controllata al 100% dalle Ferrovie federali svizzere, la nuova galleria del San Gottardo sarà costata circa 7,8 miliardi di euro, quella del monte Ceneri circa 2,1 miliardi di euro. I lavori di scavo della galleria di base del San Gottardo sono durati dal 1999 al 2011, per un totale di 4 milioni di ore lavorative. Il nuovo tunnel del San Gottardo è formato da due canne a binario unico. All’interno del tunnel sono state realizzate anche due stazioni multifunzionali, che suddividono le due canne in tre settori di lunghezza all’incirca identica e che consentono le fermate d’emergenza e gli eventuali cambi corsia. Il tracciato del tunnel non è rettilineo ma ondulato perché è stato influenzato dalle caratteristiche geologiche delle rocce della montagna, dalle dighe e dalle possibilità di accesso ai cantieri.
Fresatrici
Per la perforazione della galleria del San Gottardo sono state utilizzate quattro macchine fresatrici con diametro di scavo tra 8,8 e 9,5 metri. Una singola fresatrice ha un costo di circa 25 milioni di euro e una potenza di avanzamento fino a 40 metri al giorno. Le fresatrici sono state utilizzate per perforare il 64% dei tunnel, per il restante 36% si sono utilizzati esplosivi. L’intero sistema di gallerie (le due canne, i cunicoli di sicurezza e i pozzi di accesso) misura più di 152 km. La temperatura all’interno delle canne della galleria del San Gottardo varierà fra 35 e 37 gradi (la roccia può arrivare a temperature di 50 gradi), ma durante le fase normali d’esercizio non sarà necessario attivare la ventilazione artificiale perché il transito dei treni garantirà uno scambio sufficiente d’aria con l’esterno (grazie al movimento dei treni la velocità dell’aria all’interno dei tunnel sarà intorno ai 5 metri al secondo).
Roccia di risulta
Sono stati prodotte 28 milioni di tonnellate di rocce dallo scavo della galleria di base del San Gottardo e 8 milioni di tonnellate da quella del monte Ceneri. Buona parte di questo materiale è stata destinata alla produzione del calcestruzzo impiegato per il rivestimento interno delle gallerie, il resto per la realizzazione di isole balneari nel lago di Uri e per la realizzazione di terrapieni. Solo una minima parte è raccolta in appositi depositi.
I test
In questi mesi AlpTransit si sta occupando della prima fase di test su una quindicina di chilometri del nuovo tunnel del San Gottardo, all’uscita meridionale della galleria a Bodio. I test sono condotti con speciali mezzi di prova fino a velocità di 220 km/h e sono incentrati sull’analisi del contatto elettrico tra il pantografo e il filo e sulla stabilità del treno durante la marcia. Altri test riguardano i binari, la fornitura elettrica, le infrastrutture della galleria, i sistemi di sicurezza e i sistemi di comunicazione. I primi test lungo tutta la galleria del Gottardo sono previsti a partire da ottobre 2015.
Sicurezza e manutenzione
Grazie al sistema europeo di controllo Etcs livello 2, nel tunnel del Gottardo i treni potranno viaggiare a intervalli di tre minuti l’uno dall’altro. L’Etcs livello 2 è un sistema di segnalazione direttamente in cabina di guida basato sulla trasmissione radio dei dati digitali. Il macchinista visualizza su schermo in cabina le autorizzazioni al movimento del treno e non sono quindi necessari i sistemi fissi ottici lungo il tracciato. La posizione del treno è trasmessa a intervalli fissi alla centrale radio di tratta, chiamata Radio Block Centre, tramite 930 boe trasmittenti (ogni volta che il treno passa sopra la boa è inviato un segnale).

Le due canne sono collegate da 178 cunicoli trasversali di sicurezza (ogni 325 metri) lunghi 40 metri ciascuno: in caso d’incidente la canna adiacente rappresenta la via di fuga e uno spazio protetto. I binari sono realizzati su piastra, vale a dire su una piattabanda di calcestruzzo, e rispetto a quelli su massicciata permettono una maggiore stabilità di marcia ai treni. Ciò significa più comfort per i passeggeri e meno manutenzione. Quest’ultima verrà effettuata soprattutto nelle notti dei fine settimana, quando il livello del traffico è inferiore. Ciascuna delle tre sezioni che compongono il tunnel può essere chiusa al traffico fino a quattro ore per consentire le opere di manutenzione. I centri di manutenzione e di pronto intervento si trovano a Biasca ed Erstfeld, ai due ingressi del tunnel, e nella zona del tunnel verranno formate 800 persone per le attività di soccorso.

2 aprile 2014 | 10:14

Aversa, una piazza in ricordo di re Francesco II di Borbone: scoppia la polemica

Il Mattino
di Ignazio Riccio


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AVERSA - Una piazza dedicata a Francesco II di Borbone, re delle due Sicilie. Lo ha deciso la Giunta comunale che, su proposta del sindaco Sagliocco, ha accolto l’istanza del consigliere di maggioranza del Nuovo Psi, Raffaele Marino. L’area scelta è lo spazio antistante l’ufficio postale di viale Europa (nella foto). Francesco II di Borbone, ultimo re di Napoli, fu promotore di numerosi interventi per favorire industrie, commerci, ferrovie e opere di assistenza, oltre a progettare il Centro direzionale della Capitale. Difese eroicamente il Regno fino all’ultimo assedio nella fortezza di Gaeta, caduta la notte del 13 febbraio del 1861.

«Con questo provvedimento - afferma il consigliere Marino - si dà lustro alla storia del sud d’Italia. La famiglia dei Borbone ha avuto grandi meriti nella crescita e nello sviluppo delle nostre terre. Anche ad Aversa la loro opera è ricordata in maniera molto positiva. Sono contento che il primo cittadino e i colleghi della maggioranza abbiano avuto la sensibilità di tributare il giusto riconoscimento alla figura di Francesco II di Borbone».

Polemica l’opposizione di centrosinistra. «Siamo di fronte - dichiara il dirigente locale del Pd, Antimo Castaldo - all’ennesimo atto inutile, che ha l’unico obiettivo di distrarre l’opinione pubblica da argomenti più concreti e seri. Mentre si decide di dedicare una piazza ai Borbone o di concedere la cittadinanza italiana ai due marò prigionieri in India, si cerca di far dimenticare gli effetti del governo disastroso della città. L’esecutivo naviga a vista su temi importanti, quali il Piano urbanistico comunale e il Piano triennale delle opere pubbliche, lacerato dalle diatribe interne alla maggioranza».

mercoledì 2 aprile 2014 - 11:54   Ultimo agg.: 14:07

Risponde agli sms per sei ore di fila Poi il dolore ai polsi: «Whatsappite»

Corriere della sera

Il caso di una 34enne: infiammazione dei tendini del pollice per aver risposto a troppi messaggi di auguri natalizi. Terapia: antinfiammatori e niente smartphone


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«Signora, lei ha la Whatsappite». È la singolare diagnosi ricevuta da una 34enne alla 27esima settimana di gravidanza che, dopo aver trascorso sei ore di fila a digitare forsennatamente sul suo smartphone risposte ai messaggi di auguri ricevuti per Natale tramite WhatsApp, si è svegliata una mattina con un dolore lancinante ai polsi. Il verdetto dei medici è stato univoco: quel dolore bilaterale è ascrivibile a un’inedita patologia, la «Whatsappite». Il suo caso è finito così sulle pagine della rivista Lancet. La donna è un medico dell’emergenza: durante la vigilia di Natale era in servizio e il giorno seguente si è trovata a rispondere alla lunga serie di auguri arrivati tramite il servizio di messaggistica istantanea. Ha tenuto in mano un cellulare di 130 grammi per almeno sei ore, impegnata in continui movimenti con entrambi i pollici, per digitare e inviare le risposte. Una delle mattine successive al «tour de force» digitale la donna si è svegliata con un forte dolore a entrambi i polsi. L’esame delle mani ha rivelato un dolore, alla palpazione, dello stiloide radiale e nel momento in cui muoveva i pollici. Per via della gravidanza non è stata sottoposta a radiografia.
Niente smartphone
I medici che l’hanno visitata le hanno diagnosticato una tendinite. Precisamente un’infiammazione dei tendini del pollice. Il suo caso inaugura così il filone delle Whatsappiti. Ma ci sono dei precedenti: nel 1990 era stata descritta anche la cosiddetta «Nintendinite» (ma prima ancora c’erano il gomito del tennista, la frattura dell’amante e tante altre patologie dai nomi strani) e da allora diverse lesioni sono state associate ai videogame e alle nuove tecnologie. Inizialmente venivano riscontrare nei bambini, ora i medici assicurano di vederle anche negli adulti, e spiegano che si tratta di tenosinoviti - infiammazioni che coinvolgono la guaina dei tendini dei muscoli flessori della mano - causate dal continuo digitare messaggi sul cellulare, una patologia emergente. La cura per l’incauta donna che passerà alla storia come primo caso di Whatsappite? Farmaci antinfiammatori. E, soprattutto, completa (e improbabile) astinenza dallo smartphone.

 (Fonte: Adn-Kronos Salute)
1 aprile 2014 | 16:54

Facebook, arriva il dinosauro per la privacy

Corriere della sera


Come ha sottolineato Mashable, Facebook sta testando un pop up per incentivare gli utenti a guardare le impostazioni di privacy. Come icona è stato scelto un simpatico dinosauro
 

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Arrivano in Veneto i poliziotti rumeni contro predoni e accattoni

Il Mattino


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PADOVA - La Romania arriva in soccorso dell'Italia sul fronte della sicurezza. Succede a Padova, dove nelle ultime settimane sono aumentati i casi di microcriminalità e 'spaccate' ai danni di negozi che spesso - lo dicono le indagini delle forze dell'ordine - hanno visto protagonisti malviventi di origine romena.

L'accordo non c'è ancora, ma stamane il sindaco reggente di Padova, Ivo Rossi, ha avuto un primo incontro con l'ambasciatrice della Romania in Italia e con il console generale a Trieste, per l'avvio di «una collaborazione indispensabile» per intensificare le attività investigative e di repressione dei reati predatori sul territorio padovano. «Avremo un incontro entro una decina di giorni - ha aggiunto Rossi - per passare alla fase operativa: l'obiettivo è quello di far arrivare a Padova funzionari del consolato e poliziotti romeni che aiutino quelli italiani nelle attività di intelligence finalizzate alla repressione in particolare di accattonaggio molesto e spaccate nei negozi».

Rossi ha aggiunto di aver già illustrato al Prefetto e al Questore di Padova le idee scaturite dall'incontro con l'ambasciatrice e con il console. "Credo che un rafforzamento dei rapporti tra le autorità romene e quelle locali - ha concluso - darà soluzioni di livello europeo ad un problema che oltre a Padova, riguarda le altre grandi città del Nord Italia. È un modo per garantire una maggiore sicurezza e magari un giorno, con le modalità previste dalle norme, far scontare ai criminali comunitari attratti dalla ricchezza delle nostre città, le pene nel loro paese.


mercoledì 2 aprile 2014 - 09:48   Ultimo agg.: 09:49

Morte Taricone, parla il papà di Kasia: «Archiviato troppo in fretta, riaprite il caso»

Il Mattino


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Il generale Zenon Smutniak, padre dell'attrice Kasia, in un'intervista al settimanale Di Più ha ricordato uno dei momenti più brutti della figlia: la morte del compagno Pietro Taricone. "Quel giorno del maledetto incidente con il paracadute - racconta - me lo ricordo ancora e non so farmene una ragione. Troppe domande". Il militare non riesce a festeggiare serenamente. Kasia aspetta il suo secondo figlio, ma lui ha ancora troppe domande sull'incidente che è costato la vita all'ex concorrente del Grande Fratello. Per questo chiede di riaprire il caso. "Penso spesso a quel ragazzo con tanta energia e da quel giorno non riesco a darmi pace. L'incidente è stato archiviato troppo in fretta. Non si sa niente".

martedì 1 aprile 2014 - 21:04   Ultimo agg.: mercoledì 2 aprile 2014 09:15

La Corte Costituzionale turca ordina la fine del blocco di Twitter

Corriere della sera

di Marta Serafini 
 

Una nuova sentenza impone a Erdogan di revocare la censura.


Dopo le due sentenze del tribunale turco che imponeva al governo Erdogan la sospensione del blocco di Twitter, la Corte costituzionale turca ha ribadito la necessità di porre fine alla censura, secondo l’articolo 26 della Costituzione che difende la libertà di espressione. La sentenza della Corte è stata immediatamente trasmessa alla autorità governativa delle telecomunicazioni Tib che messo in pratica il blocco della rete sociale il 20 marzo.

Ma la rete non ci sta: l’ironia degli utenti Ma la rete non ci sta: l’ironia degli utenti
 
 
Ma la rete non ci sta: l’ironia degli utenti Ma la rete non ci sta: l’ironia degli utenti
 
Ma la rete non ci sta: l’ironia degli utenti
Il paradosso turco
Nei giorni precedenti al voto e in seguito all’approvazione di una legge bavaglio sul web, Erdogan ha disposto prima il blocco di Twitter (il 20 marzo) e poi di YouTube per evitare la diffusione di intercettazioni scomode per il governo. All’indomani delle elezioni amministrative che hanno visto il partito del primo ministro turco in testa, Google ha denunciato come le autorità turche stiano rendendo difficile il funzionamento dei server di Mountain View. E l’Unione europea ha fortemente condannato il comportamento di Erdogan. Gli utenti si sono attrezzati con modalità di navigazione alternative per aggirare la censura ma si è registrato un calo del traffico di almeno il 50 per cento. La Turchia è uno dei paesi con più utenti sui social network. Il tutto a fronte, tuttavia, di una posizione molto bassa nella classifica dei paesi che rispettano la libertà di stampa. Una situazione paradossale, che si è esasperata in seguito alle proteste di Gezi Park.

Twitter @martaserafini
2 aprile 2014 | 17:35

Fui molestato in seminario lascio parrocchia e sacerdozio»

Corriere della sera

di Fabio ParavisiDonatella Tiraboschi

L’annuncio di don Alessandro Raccagni al termine della messa


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La Messa sembrava finita, invece no. Mancava ancora un ultimo gesto, poche parole da leggere su un foglio. Un macigno che pesava sul cuore del sacerdote da 30 anni. Don Alessandro Raccagni ha allontanato i chierichetti e poi ha letto quel foglio, e ogni parola era come una fucilata al cuore di chi stava ascoltando. Parole che parlavano di molestie subite in seminario, di una ferita che sanguina da una vita e, ancora, di un silenzio che doveva essere spezzato. Don Alessandro ha lasciato la sua parrocchia di Endenna e anche il sacerdozio, lasciando dietro di sé molti dispiaceri, tanti dubbi e una comunità «orfana» che chiede verità.

Don Alessandro, 44 anni, parroco di Endenna dal 4 ottobre 2011, aveva finora tenuto dentro di sé il dramma e l’angoscia. Lo straziante ricordo delle molestie che dice di avere subito nel Seminario di Città Alta a metà degli anni Ottanta, un periodo in cui il giovane Alessandro era ancora minorenne (a quell’epoca il rettore del seminario era monsignor Roberto Amadei). Da allora ha trovato il coraggio di raccontarlo a uno psicologo che lo segue da otto anni e al padre Guido, che gli è stato vicino negli ultimi difficili mesi. Il prete indicato come responsabile degli abusi si sarebbe ritirato in pensione in un quartiere alla periferia di Bergamo, senza che nessuno gli abbia mai chiesto conto di ciò che avrebbe fatto.

È stato lo stesso don Alessandro, nei mesi scorsi, a decidere di scendere a Bergamo più volte e a parlare del problema con i vertici della Curia, manifestando anche la sua intenzione di lasciare l’abito sacerdotale se non avesse avuto le risposte che voleva. Risposte che evidentemente non sono arrivate, visto che alle 18 di sabato 15 marzo don Alessandro è salito all’altare per celebrare la Messa con quel foglietto in tasca. In uno dei banchi sedeva il padre, venuto da Cividino per dargli sostegno nel momento più difficile della sua vita. La grande chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta, che ospita anche una teca con il cranio di San Barnaba, era piena. Al termine della funzione il parroco ha chiesto ai chierichetti di andare in sacrestia a cambiarsi, poi ha estratto il foglio e ha cominciato a leggere.

«Sembrava che stesse parlando in termini generali, di vicende che succedono nella Chiesa e nel mondo», ricorda Daniela Ravanelli, che era seduta in uno dei primi banchi. Il parroco ha raccontato di ferite che ci si porta dietro e da cui non si riesce a guarire, di ragazzi che vengono abusati da persone di cui hanno fiducia, e di un seminarista che ha subito molestie senza che i responsabili siano stati puniti. E poi ha annunciato la sua intenzione di lasciare il sacerdozio. «Appena abbiamo capito che parlava di se stesso è calato il gelo, siamo rimasti tutti in silenzio», racconta ancora la donna. La stessa scena si è ripetuta il giorno dopo alla Messa delle 11. A chi gli chiedeva chiarimenti, il parroco avrebbe spiegato di non aver voluto parlare della vicenda finora per non dare un dolore alla madre, e di essersi deciso solo dopo la morte della donna, lo scorso 8 dicembre. Poi don Alessandro ha raccolto le sue cose e si è trasferito a casa del padre, a Cividino.

Quella stessa domenica la Curia ha nominato un amministratore parrocchiale (si tratta di don Cesare Micheletti, prevosto di Brembilla e a capo del Vicariato di Brembilla-Zogno) che si occuperà di gestire gli affari di quella che con i suoi 1.200 abitanti è la seconda parrocchia di Zogno fino alla nomina del nuovo parroco, prevista per settembre-ottobre. Dopo qualche giorno di sgomento, la comunità di Endenna ha reagito. Il Consiglio parrocchiale ha convocato una riunione alla quale hanno partecipato in tantissimi e alla fine è stato deciso di scrivere a Bergamo. «Non alla Curia, ma proprio al vescovo in persona - specifica uno dei responsabili -.

È stato deciso di lasciare partire un parroco, e noi vogliamo capire perché. Così come vogliamo anche capire, ascoltando entrambe le versioni dei fatti, quale sia la verità». In 300 hanno firmato una lettera che è stata affissa sotto il porticato della chiesa parrocchiale. Gli abitanti di Endenna vogliono sapere che cosa di preciso la Curia e il vescovo stesso abbiano intenzione di fare per accertare le responsabilità dei fatti. Per questo il diretto interessato (che al telefono dice di essere ormai solo «Alessandro») non vuole parlare dell’accaduto: «Non vorrei con le mie parole pregiudicare il lavoro che i parrocchiani stanno facendo in questi giorni».

Commento asciutto da parte della Curia: «Non abbiamo ricevuto la lettera che don Alessandro ha letto in chiesa, se la riceveremo risponderemo - dice il segretario generale don Giulio Dellavite -. Ma per il momento non commentiamo la vicenda. Dovremo procedere a opportune verifiche e valutazioni».

2 aprile 2014 | 08:10

Immigrazione, abolito il reato di clandestinità

Libero


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Con 332 voti a favore e 124 contrari la Camera dei deputati ha depenalizzato il reato di immigrazione clandestina e anche quello sulla coltivazione di marijuana. E' stata inoltre approvata la legge che recepisce una delle riforme sulla depenalizzazione di inizio legislatura, la cosiddetta “messa in prova”.  Chi finisce sotto processo per la prima volta per reati con pena fino a 4 anni può concordare con lo Stato un percorso di riabilitazione e di lavori socialmente utili. Alla fine di questo iter, se sarà andato tutto bene il reato risulterà estinto, non ci sarà alcun processo e la persona sarà libera senza essere stata in carcere. Per quanto riguarda l'immigrazione, il reato è stato abolito ma resterà tuttavia penalmente sanzionabile il reingresso in violazione di un provvedimento di espulsione.

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Durissima l'opposizione della Lega e di Fratelli d'Italila soprattutto per quanto riguarda l'immigrazione clandestina. Il segretario padano Matteo Salvini, ha annunciato un referendum, per Gianluca Bonanno si tratta di un "Pesce d'Aprile".  Molto dure le parole di Salvini: "Aiutano i clandestini, cancellando il reato di clandestinità, liberano migliaia di delinquenti con lo svuota-carceri, e arrestano chi vuole l’indipendenza. Siamo alla follia. Se lo Stato pensa di fare paura a qualcuno, sbaglia”. L'ex ministro Ignazio La Russa attacca Forza Italia:“Non mi meraviglia la sinistra, che è sempre stata coerente nella sua posizione, ma Forza Italia. Capisco gli esponenti dell’Ncd che sono al governo e che hanno quindi un obbligo di permanenza, non quelli di Fi che dicono di stare all’opposizione”.



Domiciliari, detenzione oraria, probation: le nuove norme

Libero


Domiciliari come pena principale, depenalizzazione, messa alla prova. Sono i tre pilastri sui quali si struttura la riforma del sistema sanzionatorio approvata oggi in via definitiva dalla Camera. La legge, due deleghe e 16 articoli in tutto, ridisciplina anche il procedimento nei confronti degli irreperibili abolendo l'istituto della contumacia. Non tutte le norme però saranno immediatamente applicabili, all’attuazione della depenalizzazione e dei domiciliari dovrà infatti provvedere il governo attraverso appositi decreti legislativi. Ecco, in sintesi, le principali novità.

Domiciliari - Nel codice penale entra a pieno titolo la pena detentiva non carceraria, ossia reclusione o arresto presso l’abitazione o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza o accoglienza ('domiciliò). Secondo la delega, i domiciliari dovranno diventare pena principale da applicare in automatico a tutte le contravvenzioni attualmente colpite da arresto e a tutti i delitti il cui massimo edittale è fino a 3 anni. Se invece la reclusione va da 3 a 5 anni, sarà il giudice a decidere tenendo conto della gravità del reato e della capacità a delinquere.

Detenzione oraria - La detenzione non carceraria può avere durata continuativa o per singoli giorni della settimana o fasce orarie. Può essere eventualmente prescritto il braccialetto elettronico. Restano invece in carcere i delinquenti abituali, professionali e per tendenza, e chi non ha un domicilio idoneo o si comporta in modo incompatibile (violando ad esempio le prescrizioni) anche tenuto conto della tutela della persona offesa

Lavori di pubblica utilità - Nel caso di reati per cui è prevista la detenzione domiciliare, il giudice può affiancare alla condanna anche la sanzione del lavoro di pubblica utilità. Per almeno 10 giorni (durata minima), il condannato dovrà prestare attività non retribuita in favore della collettività

Meno reati - In forza di una delega il governo trasformerà in semplici illeciti amministrativi una articolata serie di reati. La depenalizzazione riguarda tutte le infrazioni attualmente punite con la sola multa o ammenda e altre specifiche fattispecie come ad esempio l’omesso versamento (se non superiore a 10mila euro) di ritenute previdenziali e assistenziali o in materia di atti e spettacoli osceni, abuso della credulità popolare, rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive

Limiti depenalizzazione - Non rientrano comunque nella depenalizzazione i reati relativi a edilizia e urbanistica, territorio e paesaggio, alimenti e bevande, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sicurezza pubblica, gioco d’azzardo e scommesse, materia elettorale e finanziamento dei partiti, armi ed esplosivi, proprietà intellettuale e industriale

Probation -Istituto da tempo sperimentato a livello minorile, viene ora esteso agli adulti. Per reati puniti con reclusione fino a 4 anni o pena pecuniaria o per i quali è prevista la citazione diretta a giudizio, l’imputato può chiedere la sospensione del processo con messa alla prova. La misura consiste in lavori di pubblica utilità e comporta la prestazione di condotte riparatorie e (se possibile) risarcitorie, con l’affidamento al servizio sociale per lo svolgimento di un programma di recupero. Se l’esito è positivo, il reato si estingue. In caso di trasgressione del programma di trattamento o nuovi delitti scatta però la revoca. Durante il periodo di prova la prescrizione è sospesa

Assenza imputato - Viene eliminata del tutto la contumacia. Se l'imputato (dopo un primo tentativo di notifica) è irreperibile, il giudice sospende il processo potendo però acquisire le prove non rinviabili. Alla scadenza di un anno, e per ogni anno successivo, dispone nuove ricerche dell’imputato. Finchè dura l’assenza, è comunque sospesa la prescrizione. Se le ricerche invece hanno buon esito, il giudice fissa una nuova udienza dando corso al processo. L’imputato può chiedere il giudizio abbreviato o il patteggiamento.



Immigrazione, il governo abolisce il reato di clandestinità

Libero

Al voto in Senato il testo del governo: chi entrerà illegalmente in Italia potrà essere arrestato solo in caso di recidiva

21 gennaio 2014



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E ora cosa dirà Angelino Alfano al suo elettorato presuntamente di destra? Il segretario del Nuovo centrodestra, appena qualche giorno fa, aveva minacciato di lasciare il governo se in Parlamento si fosse votata l'abolizione del reato di clandestinità. Cosa che l'aula del Senato ha fatto oggi. L'emendamento dell'esecutivo al ddl sulla depenalizzazione e sulla messa in prova approvato dispone che l'immigrazione clandestina non sia più reato e torni a essere un illecito amministrativo, pur mantenendo valenza penale ogni violazione di provvedimenti amministrativi emessi in materia di immigrazione (come il fatto di rientrare in Italia una volta espulsi, cioè in caso di recidiva). Un contentino ad Alfano e ai suoi, questo: cioè, se l'immigrato entra illegalmente in Italia non viene arrestato, ma solo espulso. Se poi ci riprova, allora commette un reato.

E infatti, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri dice che "non è un passo indietro". Da un lato il reato viene abrogato - spiega in Aula al Senato - dall’altro viene  trasformato in illecito amministrativo. Ciò significa "che chi per la  prima volta" entra clandestinamente nel nostro Paese "non verrà   sottoposto a procedimento penale, ma verrà espulso". Ma, se   rientrasse, a quel punto "commetterebbe reato". Di fatto, il differimento del reato alla recidiva crea una situazione di maggior favore per chi voglia approdare nel nostro Paese (per la serie 'io ci provo, tanto non è reato' e poi chissà...). Il principale sponsor dell'abolizione era stato il Partito democratico. Alfano pagà già la sudditanza alla sinistra. Ma questa è una lezione che avrebbe dovuto imparare guardando a come è finito Gianfranco Fini...


Immigrazione, abolito il reato di clandestinitàSbarchi, nel 2013 migranti aumentati del 325%Cécile Kyenge Clandestinità, militanti 5 stelle votano sì ad abolizione del reato

Sulla Padania l'elenco dei senatori che hanno abolito il reato di clandestinitàI leghisti occupano il Senato  Giovanardi e Kyenge