venerdì 28 marzo 2014

Apple progetta l'interfaccia trasparente per camminare e scrivere contemporaneamente

Il Messaggero


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Apple pensa proprio a tutto per i suoi utenti. Da Cupertino arriva il progetto di un'interfaccia trasparente per consentire di scrivere o leggere dal proprio smartphone e camminare allo stesso tempo. Apple ha da poco depositato all’ufficio brevetti un nuovo documento, dove spiega la tecnologia che ha intenzione di brevettare per evitare che l’utente si isoli troppo dall’ambiente circostante mentre cammina e scrive contemporaneamente. L'intento è di sfruttare la fotocamera posteriore dell’iPhone per ottenere le immagini di ciò che ci circonda, riproporre queste immagini sullo schermo per avere un effetto ‘display trasparente’ e modificare l’interfaccia.


Venerdì 28 Marzo 2014 - 09:42
Ultimo aggiornamento: 09:44

Con l’addio a Xp, i Bancomat saranno davvero a rischio? Non proprio

Corriere della sera

Riccardo Meggiato

l 95% degli sportelli utilizza il sistema operativo di Microsoft che andrà in pensione l’8 aprile. Ma questo non significherà il via libera agli hacker sui nostri soldi. Ecco perché


Cattura
Windows XP, dopo 13 anni di onorato servizio, il giorno 8 aprile andrà in pensione. E questo significa che Microsoft cesserà di distribuire aggiornamenti di sicurezza per questo sistema operativo. I computer che ancora lo utilizzano, dunque, rischiano grosso proprio sul versante della sicurezza, perché senza aggiornamenti il vecchio sistema operativo non può difendersi da hacker e criminali informatici. Qui, però, sorge un problema ancora più grosso: pare che il 95% degli sportelli ATM (“bancomat”) del mondo utilizzi Windows XP. Il rischio, quindi, è che qualche malintenzionato, con buone capacità informatiche, sia in grado di sfruttare i punti deboli dell’XP installato negli sportelli per portare a termine sabotaggi e furti. È un’ipotesi, certo, ma il rischio c’è ed è reale. Vediamo quanto.
Non tutte le versioni di Xp andranno in pensione
Secondo Carlo Mauceli, National Digital Officer di Microsoft, non tutti gli sportelli utilizzano la stessa versione di Windows XP. Quella critica è l’edizione Windows XP Professional for Embedded Systems, il cui supporto terminerà appunto l’8 Aprile. Ma la versione successiva, Windows XP Embedded Service Pack 3, per esempio, andrà definitivamente in pensione il 12 Gennaio 2016. E così via per le altre versioni: Windows Embedded for Point of Service SP3 il 12 Aprile 2016, Windows Embedded Standard 2009 l’8 Gennaio 2019, Windows Embedded POSReady 2009 il 9 Aprile 2019. «Pertanto, tutte quelle banche che si trovano nella prima condizione dovrebbero provvedere alla migrazione o all’estensione del supporto attraverso una sottoscrizione a pagamento con Microsoft», racconta Mauceli.
Un guscio protettivo esterno
Uli Nolte, di Wincor Nixdorf, uno dei principali produttori di sporttelli ATM al mondo, dice che l’azienda è impegnata da tempo nello sviluppare strategie di migrazione per gli istituti bancari. «La maggior parte ha scelto di aggiornare i sistemi a Windows 7 ma, in buona parte dei casi, non l’ha ancora fatto». Proprio per questo motivo, stando a Nolte, Wincor Nixdorf propone due soluzioni: estendere (a pagamento) il supporto a Windows XP, oppure utilizzare una tecnologia messa a punto dalla società. Si chiama PC/E Terminal Security, ed è un software che scherma Windows XP da attacchi esterni. Insomma, là dove non arriverà più Microsoft, arriverà questo guscio di bit.
Accordi ad hoc con M icrosoft
C’è da considerare, infatti che l’aggiornamento di una fitta rete di sportelli ATM non è cosa semplice. Si tratta di una procedura delicata, che richiede tempo. È per questo che i gruppi bancari cercheranno di tirare avanti finché possono, prima del passaggio a un sistema operativo più moderno. È la strategia utilizzata anche da Intesa Sanpaolo, che contattata sull’argomento ha dichiarato: «Intesa Sanpaolo ha “giocato d’anticipo” stringendo a fine dicembre un accordo commerciale con Microsoft. L’accordo assicura la fornitura degli aggiornamenti di sicurezza del sistema operativo fino a quando non verrà effettuata la migrazione al nuovo sistema operativo (Windows 7), che sarà graduale e si concluderà a maggio 2015. I nostri 7.000 (circa) sportelli automatici che utilizzano tale sistema operativo (praticamente tutti) sono dunque al riparo da eventuali problemi». La deadline per molti sportelli, dunque, è procrastinata di un anno: basterà per aggiornare i sistemi?

28 marzo 2014 | 11:05

IPhone 6 in arrivo a settembre in due modelli: schermo più grande

Il Mattino


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ROMA - Dopo il dubbio tra agosto e settembre sembra essere arrivata la prima conferma: l' iPhone 6 sarebbe in arrivo a settembre. I rumors sembrano essere stati confermati visto che i fornitori di pannelli LCD per il nuovo smartphone della Apple aumenteranno presto la produzione in vista del lancio mondiale atteso appunto per fine estate.

iPhone 6. Il prossimo modello, l'iPhone 6, avrà il display in due nuove dimensioni messe a punto dalla nipponica Sharp e dalla sudcoreana LG Electronics, secondo le anticipazioni del quotidiano finanziario Nikkei, che non cita fonti specifiche. Per la prima volta, quindi, una sola generazione del popolare smartphone icona della casa di Cupertino sarà venduta in due versioni di dimensioni diverse, con touch screen rispettivamente di 4,7 e 5,5 pollici, più grandi rispetto ai modelli attuali di 4 pollici (iPhone 5c e 5s).

L'indiscrezione. La produzione di massa degli schermi, avviata nel frattempo su componenti come sensori di impronte digitali e chip per i driver a cristalli liquidi, inizierà tra aprile e giugno in un impianto della Sharp a Kameyama, in uno di Mobara della 'Japan Display' e in altri siti. Anche LG fornirà schermi, sempre con una risoluzione attesa più alta rispetto ai livelli attuali.

Flop iPhone 5. Apple ha cominciato a vendere l'iPhone 5 a settembre 2012, centrando i 5 milioni di pezzi entro i primi tre giorni, mentre le spedizioni sono state in seguito non entusiasmanti. L'anno scorso la società ha introdotto modelli della stessa serie, ma con prezzi diversi, quali il 5s e il 5c.

Tetris torna dopo 30 anni in una versione 2.0, dallo stesso creatore arriva Symbol Link

Il Mattino


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ROMA - Il gioco più famoso degli anni '80 si modernizza e passa alla sua versione 2.0. Tetris diventa Symbol Link e torna in una versione più moderna dopo 30 anni sempre per mano dello stesso inventore, Alexey Pajitnov. Nel gioco si dovranno unire le coppie di blocchi uguali disegnando un percorso ed esaurendo le caselle. A prima vista potrà sembrare semplice, ma con l’avanzare dei livelli si capirò la difficoltà che consiste nel progettare bene i vari percorsi quando ci sono molte coppie e non si possono ripassare su caselle già battute.

Symbol Link solitamente prevede più soluzioni per risolvere uno stesso quadro, ma solo una è quella che vi darà il massimo dei punti. Per ora è disponibile solo su iOS.



venerdì 28 marzo 2014 - 09:19   Ultimo agg.: 09:21

Un giorno senza lavoratori privati

La Stampa

yoani sanchez


Il sonno della ragione genera mostri. (Francisco de Goya)


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Il giorno cominciò in un’atmosfera da incubo. Venne a mancare il caffè del mattino perché all’angolo di strada non c’era il venditore con termos e bicchierini. Per questo motivo camminò stancamente fino alla fermata degli autobus, mentre faceva attenzione se vedeva qualche tassì collettivo. Niente. Neppure un vecchio Chevrolet passava per il viale, non si intravedevano neanche gli ingegnosi pisi-corres capaci di trasportare fino a dodici passeggeri. Dopo un’ora di attesa, riuscì a salire sull’autobus, irritato dalla mancanza di un pacchetto di noccioline con cui placare “il languorino” che sentiva allo stomaco. 
Quel giorno sul posto di lavoro combinò poco.

La direttrice non riuscì ad arrivare perché la baby-sitter che si occupava della bambina si assentò. Altrettanto accadde all’amministratore, che non solo bucò uno pneumatico della sua Lada ma soprattutto trovò chiuso il riparatore di gomme del quartiere. Durante la pausa di mezzogiorno i vassoi di cibo non pesavano quasi niente da quanto erano vuoti. Non era passato il carrettino dei contorni che distribuiva vegetali e tuberi per rinforzare il pranzo. Il capo delle pubbliche relazioni si fece prendere da una crisi di nervi, perché non poté stampare le foto che gli servivano per ottenere un visto. Alla porta dello studio più vicino un cartello che recava la scritta: “Oggi non apriamo”, gli aveva distrutto i suoi piani di viaggio. 

Decise di rientrare a piedi fino a casa per evitare l’attesa. Il figlio gli chiese qualcosa per fare merenda, ma il venditore di pane non era si era fatto vivo con la sua stridente cantilena. Il chiosco di pizze non era aperto e non servì a niente neanche fare un salto al mercato agricolo. Cucinò quel poco che trovò e per asciugare i piatti usò un pezzo di camicia vecchia, per sopperire alla mancanza di commercianti che vendevano strofinacci. Persino il ventilatore non volle saperne di accendersi e il riparatore di elettrodomestici non aveva ancora aperto il negozio. 

Andò a letto scomodo, in una pozza di sudore, desiderando che al risveglio ci fossero di nuovo quelle figure capaci di rendere sostenibile la sua vita: i lavoratori privati, senza i quali i suoi giorni si trasformavano in una sequenza di privazioni e di sofferenze.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Rivoluzione Microsoft, Nadella lancia Office per iPad

La Stampa

bruno ruffilli

Word, PowerPoint ed Excel arrivano oggi: saranno gratuiti per leggere i documenti, ma servirà un abbonamento a Office 365 per poter utilizzare tutte le altre funzioni



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Dopo molte anticipazioni, è arrivato l’annuncio, direttamente dal Ceo Satya Nadella: Microsoft lancia oggi Office per iPad. Word, PowerPoint ed Excel saranno gratuiti e potranno essere usati sul tablet Apple solo per leggere i documenti, ma non per modificarli. Sarà necessario un abbonamento a Office 365 per poter utilizzare tutte le altre funzioni.
Ha aspettato anni, Microsoft, prima di decidersi a riconoscere l’importanza del tablet, e in particolare di Apple. E così un’intera generazione di utenti del tablet apple ha dovuto fare a meno del pacchetto di produttività per eccellenza e cercare app che potessero farne le veci. Ne esistono parecchie, e molte hanno già una fetta di mercato consistente: anche Apple ha il suo pacchetto, composto da Pages, Numbers e Keynote, che è gratuito per chiunque acquisti un iPad, un iPhone o un computer Mac.


Ma il limite di Pages, Numbers e Keynote, oltre che si molti altri software office per iPad è che non sempre esistono gli stessi programmi per computer, (i software di Apple, ad esempio, non sono disponibili per pc). Il pacchetto Office è invece ancora il prodotto più venduto di Microsoft: “Un miliardo di persone usa già il nostro software - ha detto Nadella - oggi puntiamo ad aumentare ancora questo numero”. Per farlo, Microsoft punta sul cloud e sull’interoperabilità: i documenti a cui si accede da iPad, infatti, saranno sincronizzati istantaneamente con One Drive, e quindi disponibili su tutti gli altri apparecchi e piattaforme, compresi ovviamente pc, smartphone e tablet con Windows.

Perché, per usare la parole dello stesso Nadella, “Il cloud e gli apparecchi mobili e sono in realtà la stessa cosa, un apparecchio che non è connesso al cloud non è completo, ma un cloud senza apparecchi non serve a niente”. 

Arriva l'app per gli ex alcolisti: li aiuta a non trasgredire e li allerta nei «luoghi a rischio»

Il Mattino


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ROMA - La tecnologia è sempre più attenta alla salute e tra le tante app ne arriva una che aiuta gli ex alcolisti a restare lontani dagli alcolici e a combattere la loro dipendenza. L'applicazione fornisce esercizi di rilassamento audio-guidati e un sistema di alert che 'dà l'allarme' se il paziente si avvicina a un luogo ad alto rischio, per esempio un bar che era solito frequentare in passato.

Dopo aver sperimentato l'app, i ricercatori hanno dimostrato che grazie ad essa i pazienti sono più protetti da possibili ricadute. La sperimentazione è stata condotta su quasi 400 ex-alcolisti, i risultati sono pubblicati sulla rivista Jama Psychiatry. Lo studio è stato condotto da David Gustafson, della University of Wisconsin-Madison.

Auto blu all'asta, le offerte su eBay arrivano fino al doppio del valore

Il Mattino

di Alessia Strinati


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ROMA - Le auto blu del governo messe in vendita su eBay stanno spopolando e sono già arrivate numerose offerte. L'iniziativa, però, non smette di indignare gli utenti, soprattutto i più esperti in materia che ne contestano i prezzi. Tra gli annunci spunta quello di una 166 2.4jtd del 2007 con 130mila km. L'auto viene venduta a 12.150 euro cifra decisamente elevata per un'auto di quell'anno e con quel chilometraggio. Il rincaro è visibile in modo anche abbastanza semplice: basta andare su uno dei tanti siti specializzati nella vendita di automobili e cercare offerte simili per scoprire che il prezzo a cui vengono vendute normalmente queste vetture è di circa la metà di quello proposto da Renzi.

Probabilmente non è l'unico annuncio ad aver rincarato un po' troppo il prezzo e quello che molti utenti in rete contestano è anche il modo in cui sono usate le auto blu, spesso osservate sfrecciare nel traffico. Si diffonde così l'invito dal web a non "abboccare" ad offerte poco convenienti e l'ennesima polemica all'iniziativa del nuovo governo.

Grande guerra, un museo diffuso

Corriere della sera

di Paolo Conti
 

Progetto Europeana, il 18 maggio appuntamento al «Corriere»


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Una cifra tra tante, davvero stupefacente. Negli anni della Prima guerra mondiale, in Italia vennero spediti e ricevuti dai soldati impegnati sui vari fronti, e dalle loro famiglie, quattro miliardi di messaggi postali. Una quantità immensa, parliamo di un secolo fa. Un fittissimo traffico quotidiano assicurato dalle Regie Poste e da sistemi postali privati, spesso finanziati da mecenati e filantropi. Un modo di comunicare, di mantenere saldi i rapporti affettivi e familiari che, per frequenza e numeri, rimanda ai nostri sms. È una delle tante scoperte di questi mesi di preparazione del centenario del primo conflitto mondiale, lo racconterà Rai Educational in uno dei suoi programmi.

Ma è solo una goccia nel mare di fotografie, ricordi, documenti sonori e audiovisivi, libri, pubblicazioni che sta confluendo online per la ricorrenza, parallelamente in Italia e in tutto il Vecchio Continente, teatro di quell’immane tragedia. È il primo, grande esperimento di raccolta online di un pezzo di storia contemporanea abbastanza lontano dai nostri giorni per permettere una distanza critica. Uno strumento a disposizione di tutti per ricostruire l’esplosione della vecchia Europa, consegnando poi il risultato alla memoria collettiva di future generazioni sempre più europee.

«In occasione del centenario della Prima guerra mondiale, tutta l’Europa si appresta a ricordare con iniziative nei singoli Paesi e alcune condivise, sarà così anche per l’Italia. A questo fine è all’opera il Comitato storico-scientifico per gli anniversari di interesse nazionale. A cento anni di distanza possiamo valutare con maggiore serenità tutte le criticità che si manifestarono durante il conflitto e il tragico dopoguerra, ma anche apprezzare impulsi ed intenzioni costruttive e positive». Così ieri Franco Marini, ex presidente del Senato e oggi alla guida proprio del Comitato per gli anniversari di interesse nazionale, ha aperto alla Biblioteca nazionale centrale di Castro Pretorio a Roma la conferenza internazionale «La Grande guerra nelle raccolte nazionali ed europee».

i lavori, coordinati da Antonio Carioti, Rossella Caffo, direttore dell’Istituto centrale per il catalogo unico, ha esposto il primo bilancio della raccolta realizzata dal sito italiano www.1914-1918.it, Documenti e immagini della Grande guerra: «Abbiamo già collocato online più di 250 mila immagini. Parlo di fotografie, periodici e giornali di trincea, documenti manoscritti. Il ministero ha anche messo a disposizione il percorso espositivo www.movio.beniculturali.it che permette di allestire facilmente mostre virtuali online, come ha sottolineato con soddisfazione il segretario generale del ministero dei Beni culturali, Antonia Pasqua Recchia.

Una entusiasta Jill Cousins, direttrice esecutiva di Europeana Foundation, e il tedesco Thorsten Siegmann, coordinatore di Europeana Collections 1914-1918, hanno illustrato il grande progetto per la raccolta di documentazioni di ogni tipo che coinvolge venti differenti nazioni europee, ma che inevitabilmente si trasforma in un programma planetario, poiché i discendenti di tanti soldati impegnati nella Grande guerra sono ora sparsi (parlando solo del mondo anglosassone o della stessa Italia) per esempio negli Stati Uniti o in Australia. E così si assiste a un fenomeno del tutto inedito, persino per la globalizzazione, di gruppi familiari oggi geograficamente lontani tra loro, ma che scoprono parentele e memorie comuni grazie alla ricostruzione online di un conflitto di un secolo fa.

Il portale www.europeana-collections-1914-1918.eu, ha spiegato Jill Cousins, intende «collegare la storia del singolo individuo alla grande storia d’Europa». Il sito già accoglie 600 mila voci digitalizzate di vario tipo, provenienti da varie biblioteche nazionali, e poi 10 mila libri, 70 mila giornali, 150 mila documenti autografi, 200 mila foto, 660 ore di filmati. Tutti materiali radunati con la partecipazione di musei e biblioteche, ma anche grazie ai diversi Collection Day, giornate in cui chiunque può affidare agli organizzatori ricordi familiari, testimonianze, pezzi di vicende private che compongono la ben più ampia vicenda del primo conflitto mondiale.

Proprio il «Corriere della Sera» organizzerà a Milano, come ha annunciato il presidente della Fondazione Corriere della Sera Piergaetano Marchetti, un Collection Day il 18 maggio nella sede storica di via Solferino 28: «Un giornale è un faro di luce su quella storia quotidiana che a lungo è stata considerata da tanti come una non-storia. Invece non è così. E per raccogliere memorie private e familiari che, tutte insieme, compongono la memoria collettiva, chiederemo di venire da noi, nel cortile del “Corriere della Sera”, sotto le finestre dello studio di Luigi Albertini, per colloquiare e affidarci le testimonianze». Le testimonianze confluiranno su Europeana, ma verranno poi collocate sul sito del «Corriere», che aprirà un canale dedicato specificamente alla memoria della guerra.
Documenti e filmati per il centenario

Tra le iniziative del «Corriere» e della Fondazione Corriere, uno dei momenti centrali sarà la giornata (18 maggio) del Collection Day. Nelle prossime settimane verranno indicati, sul giornale e sul sito, termini e modi per la partecipazione. Da metà maggio in poi saranno in edicola ogni settimana con il «Corriere» e la «Gazzetta» 20 dvd con documentari sulla Prima guerra mondiale prodotti da RaiStoria, presentati da Paolo Mieli, con la conduzione di Carlo Lucarelli e la consulenza storica di Antonio Gibelli e Mario Isnenghi. La serie in seguito andrà in onda su RaiStoria. In giugno la Fondazione Rizzoli Corriere della Sera pubblicherà, nella collana «Le Carte del Corriere», il volume Il direttore e il generale (a cura del professore Andrea Guiso, dell'Università di Roma), in cui sarà pubblicato il carteggio tra il direttore del «Corriere», Luigi Albertini, e il generale Luigi Cadorna.

28 marzo 2014 | 10:25

Il caffè dei napoletani non è buono? L'«esperto» bocciato dai degustatori

Il Mattino
di Mariagiovanna Capone


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Che Paese strano l'Italia. Si può titolare che l'acqua di Napoli è inquinata, basandosi su dossier poi contestati, ma nessuno ha scritto di quella al cloruro di vinile in Abruzzo e all'arsenico nel Lazio. Si può dire che la mozzarella di bufala è alla diossina, mostrando in tivù caseifici casertani e non quelli direttamente interessate nel Piemonte.

Ora ci mancava pure la questione del caffè. A scatenarla è Andrej Godina, triestino cresciuto a miscela Illy. Chi è? Un assaggiatore ed esperto di caffè, Authorized Trainer e Master Barista accreditato alla Speciality Coffee Association of Europe, come si legge nella sua biografia, che ha definito la tazzulella di Napoli (consumata in nove bar) una vera schifezza: su una scala da 1 a 10 riusciamo a rimediare soltanto un misero 4 di media. Degustazioni filmate in favor di telecamera, quella di "Report", dove ripete come un mantra: «Retrogusto di sottobosco, rancido, terroso». Una ciofeca, appunto.

Solo che ora arrivano anche le critiche. Tutte autorevoli. Il primo schiaffo arriva dalla stessa associazione di appartenenza, che prende le distanze: «Le opinioni espresse da Andrej Godina nella recente intervista apparsa sui media italiani sono strettamente personali e non rappresentative delle opinioni e dell'atteggiamento di SCAE nei confronti dei torrefattori, operatori di bar e baristi italiani». Al fuoco amico si aggiunge una mitragliata dall'Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè per voce del suo presidente, Luigi Odello, che è inoltre professore di analisi sensoriale in diverse università italiane e straniere, il quale precisa che «esiste un metodo scientifico di assaggio del caffè basato sul parere espresso da un gruppo di assaggiatori, mai da un singolo».

venerdì 28 marzo 2014 - 12:12   Ultimo agg.: 12:15



L’ultima campagna contro la città| Bevi il caffé di Napoli e poi? E poi ridi

Il Mattino
di Luciano Pignataro


NAPOLI - Il caffè a Napoli fa schifo: ce lo spiega un esperto triestino, Andrej Godina, in un servizio sulla qualità dell’espresso italiano che sarà trasmesso su Report lunedì prossimo. 




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Guadagna subito il successo virale sul web che prepara una buona audience alla Gabanelli: la giornalista già fustigò il sistema vino che, fino a prova contraria, regge alla grande il nostro export grazie all’eccellenza e agli investimenti di centinaia di famiglie. Dunque, facciamo insieme il riassunto degli ultimi tempi delle inchieste «coraggiose e clamorose» come questa del caffè tra piazza Garibaldi e Santa Lucia: il settimanale Espresso qualche mese fa ci ha rivelato che l'acqua di Napoli è nientepopodimenoche avvelenata con una bella copertina tranquillizzante, salvo poi a leggere che si tratta di un vecchio rapporto di militari americani relativi ad una zona interna poi confutato.

La pastiera, il casatiello e il babà li potete trovare invece proposti dalla Melegatti, l'azienda veronese che ha fatto conoscere il Pandoro in Italia negli anni '60. Quanto alla mozzarella di bufala, ancora non si chiama tutta Mozzarì, oltre che essere inquinata dalla diossina, vede, secondo alcune inchieste sensazionalista, ai posti di comando solo camorristi stranamenti dediti a mungere bufale invece di sparare e spacciare coca. Fenomenale, in questo senso, il servizio della scorsa estate di Stefano Maria Bianchi su Servizio Pubblico di Michele Santoro che nel Bimbi mediatico mise insieme fragole e sangue, Terra dei Fuochi e templi di Paestum che sono distanti 150 chilometri.

E la pizza? Non ne parliamo proprio. Il Gambero Rosso, che tra l'altro a Napoli ha goduto e gode di generose attenzioni da parte degli enti pubblici da molti anni, escluse che in Italia ci potessero essere pizzaioli napoletani ai primi posti. L'anno successivo, ha creato l'Apartheid della margherita facendo una classifica a parte. E adesso che a Milano ha osato aprire Franco Pepe subito abbiamo letto sul Corriere la prima stroncatura perché è una pizza...troppo napoletana! Il pomodoro, lo abbiamo visto, è più sicuro nella Padania dove le uova sono alla diossina ma l'ortaggio della Pomì è garantito da un abile marketing.

La cioccolata e i gelati, sono una partita neanche aperta. Il Limoncello? Dai, c'è il Limoncé.Insomma, a Napoli non c'è speranza, sentenziano gli esperti. Eppure siamo tutti vivi e godiamo come ricci ogni giorno! Ma come mai c'è questo fuoco concentrico, ripetuto sui prodotti dell'alimentare napoletano e campano? Vi siete mai chiesti perchè nessuno ci parla della decadenza del tortellino a Bologna o del risotto alla milanese a Milano? Non sarà che alla grande industria delle multinazionali alimentari farebbe comodo una regione, la seconda in Italia per numero di abitanti, bonificata completamente dall'artigianato di qualità per imporre i propri prodotti zeppi di coloranti, grassi saturi e dolcificanti? Si, vabbè, può capitare una mozzarella blu, ma si tratta di incidenti di percorso ben presto dimenticati.

Godina non si nasconde: lui è un pasdaran di Illy e lo dichiara. Anzi, ora si sente tardito perchè si è accordato con i napoletani. "Ho utilizzato per la mia tesi di ricerca, in gran parte, la bibliografia sull'Espresso scritta da Illy. Da sempre ho ritenuto l'azienda triestina leader esclusivo del caffè espresso di qualità declinato in una versione industriale. Leggere quindi dell'accordo Illy-Kimbo sulle capsule mi ha sbalordito". In questa ondata in cui il palato viene esercitato all'omologazione sin dallo svezzamento con l'uso di omogeneizzati uguali in tutto il Mondo, si fa strada la presunzione del gusto unico, la pretesa di imporre a tutti gli stessi parametri a prescindere dalla memoria storica della comunica. Come se ai calabresi si criticasse il peperoncino perchè è forte.

Napoli, con i suoi difetti e i suoi limiti, resta alla fine un grande accampamento protoindustriale che ha scapolato il capitalismo dove nelle strade e nei vicoli, nelle tavole e nei bar, vince ancora la biodiversità ed è questo che da fastidio, culturalmente ed economicamente. McDonald's qui annaspa mentre le pizzerie aprono con lo stesso clamore dei negozi di moda a Milano, ogni giorno si consumano arancini, palle di riso, panzarotti, paste, fritattine di maccheroni, babà, sfogliate, parigine, panini napoletani, tortani e casatielli, timballi, paste e le millemila invenzioni del genio partenopeo creato dalla fame dei poveri e dalla noia dei ricchi.

E si fanno milioni di caffè. Pessimi, cattivi, buoni, buonissimi.

Un ultima cosa: scommettiamo che la prossima trasmissione è sulla pasta?


giovedì 27 marzo 2014 - 08:12   Ultimo agg.: venerdì 28 marzo 2014 12:26



La risposta dei napoletani alle critiche sul caffè dell'esperto triestino

Il Mattino
di Emanuela Vernetti


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Lungo, ristretto, macchiato o schiumato, in tazza calda o fredda. Qualunque sia la scelta a Napoli ogni tazzina di caffè ha un suo sapore inconfondibile. La pensano così non solo i baristi ma anche inumerosi napoletani che di prima mattina affollano i bar per godersi la propria"tazullel e cafè" preferita. Perché più che una bevanda, il caffè a Napoli è un rito, un'arte e con l' "oro nero" di Napoli proprio non si scherza. Perciò sono molti a invitare nella città partenopea il critico triestino Andrej Godina che, in un servizio sulla qualità dell’espresso italiano, ha denigrato laconicamente il gusto del caffè napoletano. «Venga qui -commenta un barista- gli offriamo una tazzina di caffè e poi vediamo».
giovedì 27 marzo 2014 - 11:40   Ultimo agg.: 12:08



Caffè di Napoli bocciato da un esperto. Confcommercio: «Pronti a costituirci parte civile», scatta anche un flash mob

Il Mattino


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Napoli difende il suo caffè: è bastata una anticipazione della puntata di 'Report' del prossimo 7 aprile, che conterrà una sonora bocciatura per la bevanda simbolo della città, a scatenare una pioggia di reazioni: in contemporanea alla puntata della trasmissione di Rai 3 già si annuncia un flash mob che coinvolgerà i bar della città. «Confcommercio Napoli si costituirà parte civile qualora bar e produttori di caffè decidano di denunciare per diffamazione l'esperto triestino Andrej Godina - conferma Pietro Russo, presidente di Confcommercio Imprese della provincia - difenderemo le eccellenze del territorio e prodotti che, anzi, avrebbero bisogno di maggiore tutela. Che il caffè di Napoli sia ottimo lo dimostrano i milioni di turisti. Report è una trasmissione autorevolissima che va solo elogiata per le sue inchieste. Ma probabilmente si sono rivolti ad un esperto non adeguato che viene, tra l'altro, dalla cultura triestina del caffè e non ha mai nascosto i suoi apprezzamenti per Illy».

«Il caffè napoletano è un prodotto tipico che viene riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo- evidenzia Salvatore Trinchillo, presidente della Fipe-Confcommercio di Napoli - e la qualità è indiscutibilmente medio-alta». Per i giovani il mondo del caffè è uno degli sbocchi più concreti, avvisa Giuseppe Salvati segretario Cidec Campania. «Bisogna difendere le nostre aziende. Con un solo assaggio non si può mettere in discussione una lunga tradizione». Secondo Mario Simonetti, patron della Toraldo, «abbiamo subito attacchi sull'acqua, sulle pizze e ora tocca al caffè. La coffe education di Scae (Speciality Coffee Association of Europe) dovrebbe esprimersi su campioni più vasti. Io sono concorrente di chi fornisce il caffè a Gambrinus (il bar preso di mira dall'esperto di Report, ndr) ma difendo la categoria».

Solidarietà è arrivata anche da personaggi popolari come Gigi D' Alessio e il romano Massimo Ghini, raccolta con l'hashtag #Amo il caffè di Napoli. «Gigi D' Alessio sta ripetendo ogni sera dal palco del Palapartenope che il nostro caffè è eccellente. Non basta però difendersi - raccontano il leader degli ecorottamatori Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e Gianni Simioli della Radiazza - chiediamo un disciplinare sul caffè napoletano. Coinvolgeremo pizzaioli o i produttori di mozzarella che pure sono stati sotto attacco negli ultimi anni». «Dobbiamo creare un consorzio che difenda il nostro caffè. - spiega il titolare del Gambrinus Antonio Sergio - Vogliamo partire con un flash mob durante la prima settimana di aprile che unisca i bar e le caffetterie di Napoli». Piena adesione anche dal pizzaiolo Gino Sorbillo ed dal presidente dei panificatori della Campania, Mimmo Filosa «perchè dobbiamo essere uniti nel respingere l' ennesimo attacco alla nostra economia».

giovedì 27 marzo 2014 - 14:34   Ultimo agg.: 20:13

Anche chi è gay invecchia

La Stampa
gianluca nicoletti

A Torino dei volontari si occuperanno dell' assistenza delle persone omosessuali anziane  che spesso sono rifiutate dai loro familiari


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Difficilmente capita di raffigurarsi un gay pride di vecchi. L’ orgoglio delle proprie scelte affettive e sessuali è tutto sommato una realtà recente, ma chiaramente c’è una generazione di persone che, pur appartenendo all’umanità Lgtb, non sono riuscite a partecipare individualmente al processo generale di liberazione. Per questa ragione a Torino è nata una rete di volontari per assistere omosessuali anziani. E’ una realtà di cui qualcuno deve necessariamente farsi carico e che non risulta molto visibile, proprio perché ne fa parte quella classe di persone che, per anagrafe, sono l’area meno evidente della comunità Lgtb.

L'iniziativa è promossa dall'associazione Lambda per andare incontro a chi, non avendo vissuto la stagione del coming out, arriva alla terza età senza poter contare su una rete famigliare che sia lui di supporto. E’ poco usuale che i media raccolgano le voci di anziani quando si tratta di diritti della comunità Lgbt; di solito parlandone si fa riferimento a temi come il matrimonio, l'adozione o il riconoscimento dei diritti del convivente. Nessuno però si è chiesto mai quale sia il destino delle persone gay di “prima generazione”, restati nell’ ombra rispetto a quanti oggi possono apertamente vivere la loro condizione. 

Abituati da decenni a sentirsi rifiutati, spesso anche dalle persone di famiglia, ancora appartengono mentalmente a un mondo in cui prevaleva la discriminazione, ora che sono invecchiati si ritrovano a vivere in maniera amplificata i normali problemi legati alla terza età, come la solitudine, l'isolamento o la non autosufficienza. Il servizio "Lambda terza età" ha appena concluso il reclutamento degli aspiranti operatori che, dopo un corso di formazione, lavoreranno a uno sportello di orientamento per persone Lgbt over-60, che verrà attivato entro la fine dell'anno. Sarà dato supporto per le normali incombenze della terza età, come il testamento, le cure mediche, i servizi alla persona. 

Truffa delle caramelle: dolciumi scaduti rivenduti nei mercati

Corriere della sera

di Gianni Santucci e Armando Stella
 

Sequestrate decine di chili di merce falsificata: «Etichette alterate con solventi tossici»


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Tre tubetti di caramelle. In una busta trasparente. Con l’etichetta sopra: scadenza, settembre 2014. Il vigile che per primo prende in mano il sacchetto, si rende subito conto di qualche particolare fuori posto. Sul fondo, il cartoncino dei tubetti appare sbiadito. La confezione è stata alterata (con un solvente, probabilmente tossico - ma questo si scoprirà dopo). È il 12 marzo scorso, e gli agenti di Polizia locale dell’annonaria portano via tutta la merce esposta su un banco del mercato rionale scoperto in via Vespri Siciliani, in zona Lorenteggio.

I giorni successivi sono necessari per gli esami e le perizie. E poco dopo arrivano i risultati: falsificate le etichette; inventate le date di scadenza; cattiva conservazione. Caramelle, cioccolatini e liquirizie: dolci per bambini, erano tutti scaduti. Decine di chili di merce finiscono sotto sequestro. Quello del mercato di zona Lorenteggio è uno degli ultimi interventi dei vigili del Servizio annonaria commerciale. Dall’inizio dell’anno fino allo scorso 13 marzo, gli agenti della Polizia locale hanno controllato 587 negozi. Risultato: uno su quattro non era in regola. Le violazioni accertate sono 137 (103 amministrative, 34 invece di carattere sanitario, di solito legate alla cattiva conservazione dei cibi). Commenta l’assessore alla Sicurezza, Marco Granelli: «L’attività di controllo della Polizia locale nei negozi, ristoranti e in tutte le attività commerciali sta dando buoni risultati, grazie anche a una sempre più stretta collaborazione con l’autorità sanitaria».

È un tipo di lavoro sul quale il Comune investirà sempre di più nei prossimi mesi: «Vogliamo continuare a dare una risposta concreta ai cittadini - continua Granelli - e, anche in vista di Expo 2015, che ha per tema proprio il cibo, l’attività di controllo finalizzata alla sicurezza alimentare si pone nuovi obiettivi mirati alla massima tutela del consumatore». I vigili dell’Annonaria, dall’inizio del 2014, hanno anche denunciato quattro persone. Sette i sequestri amministrativi; tre quelli penali. In quest’ultimo ambito, per i reati più gravi , è finito anche il commerciante controllato durante il mercato di via Vespri Siciliani. Usava solventi per cancellare le scadenze; posticipava le date; fabbricava o alterava le etichette e gli involucri. Artifici per «recuperare» le scorte e vendere le caramelle scadute. I vigili dell’Annonaria l’hanno denunciato per «frode in commercio». Non era la prima volta: in passato era stato già controllato e denunciato per gli stessi reati.

28 marzo 2014 | 08:53

Abel Ferrara, "So chi ha ucciso Pier Paolo Pasolini"

Libero


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Non si sa se sia la realtà o solo una trovata pubblicitaria per lanciare il suo nuovo film, ma il regista Abel Ferrara ha il merito di aver riportato sotto i riflettori il mistero della morte di Pier Paolo Pasolini, a 39 anni dal quel lontano 2 novembre 1975. In queste settimane, infatti, Ferrara sta lavorando a un film sull'intellettuale friulano e ne ricostruisce anche l'assassinio, avvenuto all'Idroscalo di Ostia. Dopo un lungo lavoro sulla vita e sulla tragica morte dello scrittore, il regista ha rilasciato una dichiarazione choc al settimanale Oggi, appena uscito in edicola. "So chi l'ha ucciso" ha detto, senza però rivelare il nome dell'assassino.

Verità o trovata pubblicitaria? - Con questa dichiarazione, Ferrara riapre un caso che Guido Mazzon, cugino dello scrittore e poeta, ha chiesto che sia riportato in tribunale, in modo che il regista possa essere convocato dai magistrati della Procura di Roma e possa rilasciare una testimonianza ufficiale. "Mi auguro che quanto sostenuto con tanta sicurezza dal regista americano sia vero - dice Mazzon -, perché non potremmo sopportare ulteriori speculazioni su presunti quanto infondati scoop".

E tu, figlio, non metterti in luce

La Stampa

yoani sanchez


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Preparavi la borsa per la scuola mentre ascoltavi la tiritera di tua madre. “Non impegnarti in niente, altrimenti finiranno per coinvolgerti in un sacco di cose”, ti gridava dalla cucina. Per questo motivo andavi a scuola di buon mattino, stretto nelle spalle, per non farti vedere. Suonava la campanella a appena entrato in aula incontravi la maestra di storia che proponeva la sua versione manichea del passato. Sapevi che le cose non erano come lei raccontava, perché avevi letto altre versioni, nei libri di tuo nonno, ma tacevi… per non avere problemi. 

La voce ti diventò rauca ed eri un soldato che prestava il servizio militare obbligatorio. Avevi appreso la lezione di sopravvivenza. Per questo motivo quando l’ufficiale si mise a gridare per chiedere maggiore dedizione, ti ripetesti mentalmente: “Meglio non farsi notare”. Passare indenne, non farti coinvolgere, evitare che si rendessero conto di te, allora erano le tue priorità. Non esprimesti mai un’opinione, non proponesti un cambiamento, i tuoi capi tirarono fuori dalla tua bocca soltanto un prevedibile: agli ordini! Dopo ti iscrivesti all’università e il tuo obiettivo divenne quello di ottenere il diploma, di laurearti, evitando ogni complicazione. 

Sono nati i tuoi figli e da quando sono piccoli insegni come simulare. “Meglio non mettersi in luce, procura solo guai”, dici loro da quando hanno l’età della ragione. Così facendo prolunghi il ciclo della simulazione nella tua prole, come una volta fecero con te i tuoi genitori. Malgrado ciò, non ne sei uscito illeso. Non sei l’individuo scaltro che è riuscito a ingannare gli altri, ma hai soltanto ingannato te stesso. Dopo tanto trattenerti, controllare le tue opinioni ed evitare di pronunciarti, sei diventato l’uomo mediocre di oggi, un individuo addomesticato dal sistema. 

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Guardian 2000: arriva il drone poliziotto

La Stampa

antonino caffo

Ideato e realizzato in Italia, sorveglierà depositi, campi, zone portuali e aree a rischio


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Dove non può arrivare l’uomo interviene la tecnologia. Come spesso accade nel mondo dell’hi-tech, le innovazioni robotiche riescono a semplificare le attività più difficili e dispendiose, anche quelle di monitoraggio. Ecco allora che per tenere al sicuro grandi campi agricoli, punti nevralgici come porti e depositi di camion e autoveicoli, arrivano i piccoli aerei senza pilota, meglio conosciuti come droni.

L’Italia è uno dei paesi più attivi nel settore. Siamo tra le prime nazioni ad avere implementato l’utilizzo dei droni in contesti molto diversi tra di loro, come proprio quello dell’agricoltura, una nazione che, a differenza di quelle più avanzate, i nostri droni hanno scopi molto specifici e lontani da quelli bellici che siamo abituati a vedere durante gli approfondimenti dei TG. Da noi c’è chi utilizza i droni a scopo didattico, come il TeamDEV, o chi ha pensato di farne uso nelle calamità naturali. Insomma il panorama è davvero vasto e certamente più maturo di quanto si pensi.

Il prossimo drone che farà parlare di sé, soprattutto per la trasversalità di intervento a cui è dedicato, si chiama “Guardian 2000” e verrà presentato alla fiera “Roma Drone Expo&Show” di maggio. Si tratta di una macchina tanto sofisticata quanto economica (a detta dei produttori) adibita alla sorveglianza dall’alto dei cieli italiani. A realizzarlo è la AD Precision Mechanics, una startup di Monterotondo in provincia di Roma, che ha ricevuto dal gruppo Securitas Metronotte il compito di realizzare un prototipo di drone leggero ma in grado di volare su ampie zone riprendendo nel miglior modo possibile cosa succede a terra.

Per portare a termine questo compito, Guardian 2000 è dotato di una videocamera orientabile che può inviare ad un computer remoto tutte le immagini che sta riprendendo. Il bello è che non vi è la necessità di che vi sia sempre un operatore a terra a comandare il drone: questo può volare, in modo automatizzato, permettendo ai proprietari delle zone monitorate di stare più tranquilli. Il drone può volare ad una velocità di 45 KM/h per un tempo massimo di 45 minuti, dopodiché è necessario ricaricare il motore elettrico. 

Come ci spiega Luca Perencin, titolare di NoLABS e maker: “Il panorama italiano è molto in fermento, sempre più spesso si vedono droni utilizzati per scopi civili (come l’aerofotogrammetria) e per gli usi più disparati, dal controllo delle vigne all’ispezione dei canali di scolo nei palazzi molto alti, lavori che precedentemente impiegavano un certo costo di manodopera, oltre al rischio sicurezza, e che ora vengono portati a termine più velocemente con un netto risparmio di tempo. Non è un caso se l’ENAC (l’ente nazionale che regola il traffico aereo civile) ha sentito l’esigenza di regolare un settore che si prestava a diventare una sorta di far-west, in assenza delle dovute regole”. 

All’ex moglie di Strauss-Kahn il Matisse rubato dai nazisti

La Stampa

tonia mastrobuoni

Era fra i 1500 dipinti trovati a Monaco: Anne Sinclair è l’erede dei proprietari



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Una donna seduta, con le mani in grembo, colta da Henri Matisse in un momento di malinconia. Un quadro scomparso per oltre mezzo secolo, ufficialmente bruciato nei bombardamenti di Dresda del 1945. E invece è riemerso, assieme ad altri 1.500 capolavori, due anni fa in un appartamento di Monaco intestato a un innocuo vecchietto, in mezzo a montagne di immondizia, di scatolette di cibo vecchie di decenni, di mobili dozzinali. Adesso quel quadro perduto del grande pittore francese si candida a diventare il lieto fine di una sensazionale storia, anche piena di veleni, che si trascina dal 2012.

A febbraio di quell’anno, la polizia doganale fa una perquisizione nell’appartamento di un quartiere residenziale del capoluogo bavarese in cui vive in condizioni modestissime Cornelius Gurlitt. Gli agenti si sono insospettiti del 79enne dopo averlo trovato su un treno, di ritorno dalla Svizzera, con 9.000 euro in contanti nascosti nella giacca. Quando decidono di andarlo a trovare, scoprono una miriade di tesori nascosti dalla sporcizia, opere di Picasso, Munch, Beckmann, Klee. Capolavori del padre di Cornelius: Hildegard. Un mercante d’arte che aveva approfittato del bando nazista dell’«arte degenerata», confiscata a migliaia di ebrei, per mettere insieme un patrimonio stimato oggi attorno al miliardo di euro - ma non è ancora chiaro se gli inquirenti hanno trovato tutto.

Gurlitt padre aveva poi dichiarato distrutti quei tesori, inghiottiti dagli incendi di Dresda. Il figlio, dopo la morte del padre nel 1956, si era impegnato a tenere il segreto e a nascondere per sempre quel patrimonio agli occhi del mondo. Ogni tanto vendeva qualcosa, per mangiare, curarsi e poco altro. Ma nel lascito illegittimo figurava anche il «Ritratto di signora» di Matisse. E il proprietario vero, il collezionista ebreo Paul Rosenberg, dopo la guerra continuò imperterrito a cercarla, esattamente come fecero le sue nipoti, Marianne Rosenberg, tra i più affermati avvocati di New York, e sua sorella, Anne Sinclair, ex moglie di Dominique Strauss-Kahn. 

Anche la storia del Matisse dei Rosenberg è straordinaria: nel 1940, quando i nazisti invasero la Francia, Paul riuscì a nasconderlo in un caveau a Libourne, cittadina della Dordogna. Ma l’anno dopo i tedeschi gli rubarono tutto e la tela finì nelle mani del sommo regista dei furti d’arte nazisti ai danni degli ebrei, il numero due del regime, Hermann Göring. Che lo scambiò a sua volta con un altro quadro, finché non arrivò a Gurlitt.

Gurlitt figlio, però, finora non ha fatto mostra di voler restituire i quadri - sequestrati dalla polizia - ai legittimi proprietari. E la questione è legalmente complicata. Come distinguere quelli effettivamente rubati agli ebrei da quelli comprati prima del 1933? Ma uno dei suoi avvocati ha dichiarato che Gurlitt vuole mandare un segnale di distensione, restituendo almeno quelli di cui si sa per certo che sono stati rubati agli ebrei. Così, dopo decenni di bugie e ingiustizie, Madame Sinclair e Madame Rosenberg torneranno legittime proprietarie del loro misterioso e bellissimo «ritratto di signora».

Vendesi ghigliottina funzionate: il macabro cimelio all'asta in Francia

Il Mattino

Vendesi ghigliottina funzionate.
 

20140327L'inquietante e macabro cimelio sarà messo all'asta giovedì prossima a Nantes, dalla casa d'aste francese Talma. La macchina per tagliare teste, simbolo della rivoluzione del 1789, appartiene al periodo del secondo impero e il fatto che il meccanismo che aziona la tagliola sia ancora efficiente rappresenta per gli esperti di antichità una vera e propria rarità. Base d'asta 60 mila euro.

In picchiata su Malta con l'asso Miani

Libero


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Mediterraneo Meridionale, 1942. Non lesina quanto a lodi il Maggiore Duilio Fanali nel descrivere uno dei suoi ufficiali: "Un comandante valorosissimo, pilota di abilità non comune". Sta parlando di Carlo Miani, un triestino classe 1914 che quanto a flap e derive sa il fatto suo.

Asso giramondo - In Spagna con l'Aviazione Legionaria, Miani conquista la sua prima vittoria aerea contro la caccia del fronte repubblicano; durante la II Guerra Mondiale vola in Jugoslavia, Russia e, nel maggio 1942, finisce a Gela dove le squadriglie decollano di scorta ai bombardieri a tuffo italo tedeschi che martellano Malta. E' pluridecorato Carlo: numerose le medaglie al valore d’argento e di bronzo in tutta la sua carriera (tra cui una Croce di Ferro tedesca). Una se la prende proprio per le azioni con la sua 360esima Squadriglia a Pantelleria.

La battaglia di Pantelleria - Incubo degli inglesi, il 14 e 15 Giugno 1942 il capitano Miani si lancia all'assalto di uno stormo di Spit; in una sola giornata ne tira giù cinque, attacco da vero asso. Sono giorni concitati: la Royal Navy e la Regia Marina stanno per incrociarsi in quella che passerà alla storia come la battaglia di Pantelleria. Cento chilometri tra vita e morte , tanto dura il 10 luglio 1942 un'azione del pilota italiano contro la RAF. A metterlo in difficoltà non sono però i cacciatori britannici, bensì un'avaria all'apparecchio. Miani sa cosa significa cadere in acque nemiche e punta verso la Sicilia, a tutta manetta. Si lancia col paracadute quando capisce che neanche il crash landing è praticabile.

Mitragliamento in Tunisia - Nei documenti della Regia Aeronautica che abbiamo visualizzato è citato un'ulteriore episodio che la dice lunga sul coraggio e sulla scorza dura di Carlo. In Tunisia, nel novembre 1942, il campo di volo del capitano è attaccato dalla caccia inglese. Esplodono barili di benzina e un aviere (soldato semplice, ndr) rischia la pelle. Miani lo salva, riportando tuttavia gravi ustioni. Ospedale, altro encomio, un periodo lontanto dai servizi operativi. Poi l'8 Settembre e l'Armistizio. Il capitano non smette di cacciare in alta quota. Ma questa è un'altra storia.

di Marco Petrelli
twitter: @marco_petrelli

No al contratto di lavoro intermittente per gli operatori di call center

La Stampa


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Dentro i necrofori e i portantini addetti ai servizi funebri, fuori gli operatori di call center. Negli interpelli nn. 9 e 10 del 25 marzo 2014 il Ministero del Lavoro, in risposta a due distinti quesiti posti dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro, fornisce chiarimenti sul lavoro intermittente, precisando i casi in cui detta forma di lavoro è consentita alla luce della disciplina vigente, e in particolare della tabella allegata al R.D. n. 2657/1923.

La tabella - specificamente richiamata dal decreto ministeriale del 23 ottobre 2004 emanato in attuazione del D.Lgs. n. 276/2003 - elenca i tipi di occupazioni che richiedono un lavoro discontinuo, e a cui dunque è applicabile, in assenza dei requisiti previsti dall'art. 34, D.Lgs. n. 276/2003, la forma contrattuale in esame. Con l'interpello n. 9 il CNOCL ha chiesto al Ministero chiarimenti circa la possibilità di utilizzare il contratto di lavoro intermittente per i necrofori e i portantini addetti ai servizi funebri, assimilando dette figure alle categorie degli “operai addobbatori o apparatori per cerimonie civili o religiose” di cui al n. 46 della tabella allegata al R.D. n. 2657/1923, richiamata dal D.M. 23 ottobre 2004.

Il Ministero ha risposto affermativamente, rilevando che nella categoria di cui al n. 46 della tabella citata rientrano tutte le prestazioni strumentali alla preparazione e allo svolgimento delle celebrazioni civili e dei riti religiosi, per cui tali figure possono essere equiparate a quelle dei necrofori e portantini impiegati dalle aziende di servizio funebre nelle attività preliminari ed esecutive del trasporto, della cerimonia e della connessa sepoltura. Oggetto dell'interpello n. 10 sono invece gli addetti alle attività di call center in bound e/o out bound: il CNOCL chiede se sia possibile utilizzare il contratto intermittente per queste categorie operando un rinvio alle figure degli “addetti ai centralini telefonici privati” di cui al n. 12 della tabella allegata al R.D. n. 2657/1923.

In questo caso il Ministero nega l'equiparazione, rilevando che l’attività degli “addetti ai centralini telefonici privati” consiste esclusivamente nello smistamento delle telefonate. La prestazione svolta invece dagli operatori di call center, invece, è sicuramente una prestazione più articolata, essendo normalmente collocata nell’ambito di un servizio o di una attività promozionale o di vendita da parte dell’impresa. Secondo il Ministero, questa interpretazione sarebbe validata anche dalla previsione di cui all’ art. 61, D.Lgs. n. 276/2003, che ammette il ricorso a contratti di collaborazione a progetto per attività di call center out boundquando si tratta di “attività di vendita diretta di beni e di servizi” (art. 61, D.Lgs. n. 276/2003).

Fonte: http://fiscopiu.it/news/no-al-contratto-di-lavoro-intermittente-gli-operatori-di-call-center

On line una “carta d’identità” per le merendine

La Stampa

Un strumento a disposizione delle mamme per potersi orientare nella scelta dello snack più adatto da dare al proprio figlio


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Dalla crostatina al cacao ai flauti al latte, dal saccottino all’albicocca al croissant classico, dal buondì alla girella, è estremamente variegata, anche dal punto di vista nutrizionale, l’offerta di merendine a disposizione dei bambini. Per orientarsi in questa galassia golosa è nata la prima “carta d’identità” delle merendine italiane, uno strumento realizzato con il contribuito di medici e nutrizionisti per aiutare le mamme a scegliere lo snack più adatto al proprio figlio.

Sul sito merendineitaliane.it sarà possibile analizzare gli ingredienti e i valori nutrizionali delle 22 principali merendine in commercio in Italia. Per ciascun alimento viene segnalata la tipologia di prodotto da forno (pastafrolla, merenda lievitata, brioche, pan di spagna, ecc), il dettaglio dei singoli ingredienti, il valore energetico, le proteine, i carboidrati, i grassi, le fibre alimentari e il sodio presenti.

Il sito mette anche a disposizione un il tool “scegli la merenda più adatta a tuo figlio” per aiutare il genitore, con un semplice click, a selezionare lo snack più idoneo al proprio pargolo. Si potrà così scoprire di quante calorie necessiti il bambino in base alla sua età, all’altezza, al peso, al livello di attività fisica svolta e selezionare il prodotto corrispondente alle caratteristiche richieste.  A disposizione più di 80 diversi abbinamenti da far provare ai ragazzi, tutti realizzati con una merendina tra le più diffuse sul mercato e una selezione di complementi, come un frutto, una spremuta, un frullato o uno yogurt. Il tool è stato realizzato dal gruppo di esperti del Comitato Scientifico di merendineitaliane.it formato da dietologi, tecnologi alimentari, nutrizionisti, psicologi, medici dello sport e pediatri.