martedì 18 marzo 2014

Passaporto diplomatico concesso al compagno gay di un dipendente Farnesina

Ivan Francese - Mar, 18/03/2014 - 10:42

È la prima volta che accade in Italia; esulta l'associazione dei dipendenti omosessuali della Farnesina


gay
È la prima volta che in Italia viene concesso il passaporto diplomatico al compagno omosessuale di un dipendente della Farnesina. Lo comunica sul proprio sito GlobeMae, l'associazione che rappresenta i lavoratori omosessuali, bisessuali e trans del ministero degli Esteri, salutando la notizia "con grande soddisfazione".

Già a gennaio, si legge nella nota, GlobeMae si era rivolta all'allora ministro Emma Bonino per richiedere di porre fine alla "discriminazione di cui gay e  lesbiche della Farnesina ancora soffrono, soprattutto in coincidenza con i trasferimenti e con il servizio all'estero presso le rappresentanze diplomatico-consolari italiane". L'associazione, che non nasconde di puntare alla "parificazione dei diritti dei dipendenti LGBT", accoglie soddisfatta quella che viene definita come "una prima risposta concreta". Gli appelli per una totale equiparazione dei diritti sono stati poi reiterati al nuovo ministro

Federica Mogherini.

Chi ha ancora una scheda telefonica Telecom?

Libero

Quanti di voi ricordano le schede telefoniche Sip e Telecom? Ebbene, l'oggetto ormai andato nel dimenticatoio ora potrebbe valere una fortuna. Alcuni esemplari cercati dai collezionisti possono valere infatti fino a mille euro. "Il grande successo arrivò negli anni Novanta con la diffusione della carta 'orizzontale' - spiega la Telecom - la cui caratteristica era quella di poter essere utilizzata più volte".


Divorzio lampo, grazie all'Europa da oggi si può

Libero


M=--
La legge preveda una scorciatoia per cui adesso non bisogna più aspettare i canonici tre anni di separazione per poter divorziare dal partner. Grazie a un provvedimento europeo approvato nel 2012, infatti, se i due coniugi provengono da due stati dell'Unione Europea e sono in totale accordo nella decisione di divorzio, il tribunale italiano può applicare la legge prevista dallo Stato straniero da cui proviene il partner non italiano.

Diverse tempistiche - Il Messaggero riporta la storia di Marco e Maria, italiano lui e spagnola lei, che hanno chiesto al presidente del collegio del Tribunale civile di Parma, Roberto Piscopo, di regolare il loro divorzio basandosi sulle norme spagnole. Queste prevedono infatti che il periodo di separazione sia solamente una scelta dei due coniugi e che non sia imposto dalla legge, che permette subito il divorzio. I matrimonialisti italiani hanno gliocchi puntati su questa sentenza; se infatti il giudice deciderà di applicare le normative europee, potrebbe crearsi un precedente in Italia che permetterà alle coppie italo-europee di accorciare i tempi e di superare in modo meno traumatico la fase di divorzio.

Golden Retriever abbandonata: il suo pianto l'ha salvata. Ora cerca casa

Il Mattino


20140312_kamy
Abbandonata. Chiusa in una vecchia stalla diroccata. Ha pianto giorno e notte. Era sfinita. Finché i suoi guaiti sono stati ascoltati da alcuni operai che lavoravano ad un pozzo poco distante. Camilla la bellissima mix Golden Retriever della foto è stata salvata dalle guardie zoofile che l'hanno liberata da quell'assurda prigione. Anche lei come gli altri quattrozampe dei quali lanciamo gli appelli dalle pagine del nostro giornale, fa parte dei trovatelli che cercano casa e amore grazie alla nostra campagna: l'amore non si compra, si adotta. Camilla è sanissima, vaccinata e sterlizzata. Due anni. Ottimo carattere. Brava con tutti: gatti, cani e bambini. Si affida in tutt'Italia dietro controlli. 

Per informazioni: 3388617828 oppure 3393340908

mercoledì 12 marzo 2014 - 23:30   Ultimo agg.: sabato 15 marzo 2014 02:09

I Phone 5c, Apple presenta un modello più economico

La Stampa

bruno ruffilli

Torna anche l’iPad di quarta generazione, a un prezzo ridotto



iphonec-
Tim Cook lo aveva ammesso, all’ultima assemblea degli azionisti: le vendite dell’iPhone 5c non hanno soddisfatto le aspettative di Apple. Tanto che a Cupertino avevano dovuto incrementare la produzione del più costoso iPhone 5s, che invece sta andando benissimo. Così Apple oggi annuncia oggi una nuova versione del suo smartphone più economico, con memoria ridotta a 8 Gb e prezzo ribassato (in Germania costa 549 euro, 60 meno del modello da 16 GB in Italia non si sa ancora). Per il resto, le specifiche tecniche e i colori disponibili sono esattamente gli stessi del modello attualmente in commercio. 
Non è la prima volta che Apple ricorre a questi aggiustamenti di prodotti (successe già con l’iPhone 3, con memoria ridotta a 4 GB, e lo scorso anno con l’iPad, portato invece fino a 128 GB). I rumors davano come possibile l’uscita di scena dell’iPhone 4s, attualmente il modello più economico del catalogo, che però al momento risulta ancora disponibile sia sullo store tedesco che su quello italiano. 

Il leggero ritocco di prezzo forse non servirà a portare l’iPhone 5c in cima alla classifica dei modelli più venduti, considerato anche che è stato presentato lo scorso ottobre, ma potrebbe consentire agli operatori di inserirlo in offerte e pacchetti più accessibili per i clienti. E per il futuro, chissà se Apple davvero sceglierà di dare un successore il prossimo ottobre, quando arriveranno i nuovi iPhone, o semplicemente di continuare a produrre il modello top offrendolo a un prezzo inferiore, come aveva fatto finora.

Anche per l’iPad ci sono novità, ma si tratta di un ritorno: Apple offre di nuovo l’iPad di quarta generazione e dismette quello di seconda generazione, che fino a ieri era il modello più economico tra quelli di dimensioni standard. Così ora tutti i tablet di Cupertino adottano lo stesso connettore Lightning. E, a parte l’iPad mini 2012, che è il modello entry level della famiglia, tutti montano un display retina. L’iPad quarta generazione da 16 GB è disponibile nella versione da 16 GB, in bianco o nero, al prezzo di 379 euro per il modello solo wi-fi e 499 per quella wi-fi + cellulare.

MySocialBook, la vita virtuale diventa un libro

La Stampa

elisa barberis


myso
Aggiornamenti di stato, messaggi lasciati in bacheca dagli amici, album di fotografie, link e commenti: dall’etere impalpabile alla carta, la nostra vita virtuale diventa realtà con MySocialBook , la nuova applicazione che permette di estrarre tutte le informazioni dal nostro account Facebook e raccoglierle in un libro rilegato. Se non volete che anni di ricordi – quei grandi e piccoli momenti che hanno segnato la vostra timeline – svaniscano nel mare magnum della Rete, ora bastano pochi click per ricevere a casa la versione stampata del proprio viaggio telematico. 

Dal diario personale con tanto di lucchetto ai primi blog, se una volta era molto più semplice scorrere le pagine alla ricerca di quello che eravamo e quello che pensavamo, il social network più celebre del mondo ha un design accattivante ma poco pratico quando si tratta di trovare un messaggio specifico, anche solo pubblicato pochi mesi fa. MySocialBook, invece, crea una sorta di collage di tutto ciò che abbiamo scritto e fotografato dal giorno dell’iscrizione, con la possibilità di selezionare un intervallo di tempo, sia una vacanza, il nostro matrimonio o l’anno più bello vissuto. 


In carta lucida o con la copertina rigida, si può scegliere tra una selezione di diversi stili di layout e una gamma di font e colori che spazia dal tradizionale “blu Facebook” a verde, rosa, giallo e bianco. Divisi in capitoli per mese, gli eventi sono disposti in ordine cronologico, a differenza del nostro profilo online che nei primi scroll mostra solo i post più recenti. La versione finale contiene soltanto i messaggi e le foto che le impostazioni di privacy permettono già di vedere, mentre sono escluse le chat private e pubblicità di qualsiasi tipo. Nel caso di scatti duplicati, basta rimuoverli a mano nella fase di anteprima. Impossibile per il momento, invece, correggere alcuni errori automatici di impaginazione (in certi casi le colonne di testo dei commenti risultano spezzate e non consequenziali). 

Qualunque sia il vostro gusto, grazie alla possibilità di personalizzazione, ognuno può perfezionare il risultato finale a proprio piacimento per un regalo davvero unico, a voi stessi o ai vostri amici, in un’occasione speciale, per promuovere la propria attività lavorativa o ricordare qualcuno che non c’è più. A metà tra un diario giornaliero e un album di famiglia, si possono inserire in un solo volume fino a quattro profili, se volete unire le vostre memorie a quelle della dolce metà o del resto della famiglia. A seconda della lunghezza, il costo varia da 8 euro (rilegatura in brossura, minimo 25 pagine) fino a 136 euro (con copertina rigida, massimo 500 pagine), con spedizione gratuita. 

“Ogni utente in media genera circa 100 pagine all’anno e ormai gran parte della nostra vita passa proprio attraverso il web, che tiene traccia praticamente di tutto ciò che ci accade – spiega il direttore marketing Patrick Osinski –. Noi forniamo una risposta al bisogno umano di raccontare, raccogliere, archiviare e condividere le storie personali memorizzate nelle rete sociali di cui facciamo parte. E tuttora un libro di cara è ancora il modo migliore per far sì che questi pezzi di esistenza non vadano persi del tutto”. 

L’influenza non si cura con Google

La Stampa

eugenia tognotti


E pensare che era la star del mondo Big Data, il Google Flu Trend (Gft), trionfalmente presentato nel 2008 come un prezioso strumento di salute pubblica. E lo sarebbe stato davvero se avesse mantenuto la promessa di monitorare in tempo reale i casi d’influenza sulla base dei termini di ricerca associati con quella malattia su Google: brividi, debolezza, febbre, mal di testa, tosse, mal di gola. Invece è stato un flop. Ha sovrastimato la prevalenza dell’influenza nella stagione 2012-2013 di oltre il cinquanta per cento.

E’ stato impreciso sul picco della stagione influenzale. Ancora. Da agosto 2011 a settembre 2013 ha sbagliato le previsioni relative a 100 settimane su 108. Per non parlare dell’influenza pandemica da virus H1N1, comparsa sulla scena a Pasqua, quando il Gft aveva già fatto le sue previsioni, sottovalutando la dimensione del focolaio fuori stagione. Insomma, il tentativo di inseguire i focolai di influenza in base ai termini di ricerca ha fallito l’obiettivo che s’era proposto.

Dando per certo che la prima reazione della gente colpita da influenza o sindrome influenzale è quella di cercare informazioni sul web, Gft puntava a prevedere le epidemie, contando sul fatto che da Big Data arrivasse una valanga di informazioni tali da aiutarci a fare cose che sarebbero impossibili con un volume inferiore di dati, raccolti in modo tradizionale. Come quelli forniti dall’organismo di controllo della sanità pubblica degli Stati Uniti, il Cdc (Atlanta) sulla base di visite mediche e di dati clinici e virologici. 

Dopo aver raccolto più di cinquanta milioni di potenziali termini di ricerca - ogni genere di frase collegata a «influenza» - e confrontato la frequenza con cui la gente aveva cercato quei termini con il numero dei casi di influenza nel triennio 2003-2006 - il team di Google aveva individuato alcune decine di frasi adatte (45). La verifica effettuata durante l’epidemia influenzale del 2007 aveva confermato che, in effetti, le previsioni si avvicinavano ai livelli di malattia nel mondo reale. Cosa che giustificava l’entusiasmo, un po’ esagerato, in verità, con cui il progetto Gft era stato presentato su Nature, che esaltava la possibilità di riuscire a prevedere un’epidemia d’influenza, battendo sul tempo il Cdc.

L’era dei Big Data sembrava già qui. Promettendo di aprire la strada alla comprensione della diffusione delle malattie, monitorata con gli algoritmi. Il fatto è che i numeri restano numeri al di fuori di un contesto. Il Gft può «misurare» ciò che la gente cerca, ma non può cogliere il perché la gente va alla ricerca di certi termini abbinati a regolari epidemie stagionali del 2003-2008. Termini come «tosse» o «febbre», correlati con l’influenza, potrebbero essere in realtà sintomi di altre malattie stagionali. E che parole ha cercato la gente, impressionata dall’allarme per la minaccia pandemica del 2009? 

In conclusione, la lettura della realtà basata sull’analisi dei Big Data è disseminata di trappole e lo spiega bene uno studio comparso sull’ultimo numero di Science intitolato «The Parable of Google Flu: Traps in Big Data Analysis» che esamina nel dettaglio le problematiche legate all’uso di grandi dati da aggregatori come Google. Gft - ha detto Ryan Kennedy, uno degli autori, professore di Scienze Politiche all’Università di Houston - è uno straordinario pezzo di ingegneria e uno strumento molto utile. Ma occorrerà apportare dei correttivi. «La nostra analisi dimostra che i risultati migliori si ottengono abbinando informazioni e tecniche, i big data con le metodologie più tradizionali». Nessun dubbio che i Big Data avranno alcune applicazioni importanti nei prossimi anni anche nel campo della Medicina. Ci sono già alcuni esempi di successo. Ma occorrerà aspettare la prossima stagione influenzale per vedere se Gft potrà entrare a farne parte.

Windows Xp, bancomat a rischio

La Stampa

giuseppe bottero

Il sistema operativo di Microsoft esce di scena l’8 aprile. Il nodo sicurezza



2014-03-14T145
Non sarà un cyber-collasso, ma è meglio che le banche corrano ai ripari. In fretta. A partire dal prossimo 8 aprile Microsoft smetterà di fornire i supporti per l’aggiornamento e la protezione di Windows XP, il sistema operativo più diffuso al mondo. Una scelta che rischia di creare problemi seri per il 95% dei bancomat e il 40% dei pc mondiali, tutti legati al software lanciato nel 2001 dal gruppo di Bill Gates: tra meno di venti giorni i sistemi saranno più vulnerabili agli attacchi degli hacker e dei virus. Per i privati la situazione è semplice: basta un aggiornamento. Per gli istituti, invece, è po’ più ingarbugliata: il processo di adeguamento sarà più lungo.

«Fortunatamente Microsoft ha deciso di prolungare fino al luglio del 2015 il supporto del suo sistema Antivirus Security Essentials. Questo garantirà una maggior tutela ma non una completa immunità», ragiona Andrea Draghetti, specialista in sicurezza informatica. Più che gli sportelli, secondo Draghetti, rischiano i computer installati nelle banche, più vulnerabili perché più esposti. «Gli impiegati hanno accesso ad una serie di informazioni ben più vasta di un semplice bancomat e inoltre, spesso, non hanno limitazioni nelle movimentazioni di denaro».

Secondo la Reuters, per cautelarsi, molte società (Jp Morgan in testa) avrebbero già stipulato accordi con Redmond affinché i tecnici di Microsoft continuino a fornire aggiornamenti di sicurezza. Si calcola che per il solo supporto agli Atm britannici si spenderanno dai 50 ai 60 milioni di sterline. Ieri, dalle pagine del Financial Times, il direttore della sicurezza dei computer di Microsoft Timothy Rains ha cercato di rassicurare gli utenti. Troppo poco per allontanare lo spettro degli attacchi: secondo Jaime Blasco, ricercatore della Allien Vault, «più persone utilizzano lo stesso software, più aumentano i pericoli». La soluzione? Creare sistemi informatici ad hoc ma - dice lo specialista - «le aziende lo considerano troppo costoso».

Gli istituti italiani, sul fronte della sicurezza digitale, continuano a tenere alta la barra. Lo scorso anno hanno investito 4,2 miliardi di euro confermando la spesa del 2012. L’attenzione per l’hi-tech trova conferma anche nelle previsioni di spesa formulate dalle banche per il 2014: secondo uno studio che viene presentato oggi al Forum Abi Lab di Milano, la metà dei gruppi, infatti, prevede addirittura di incrementare gli investimenti in tecnologia (50%), mentre quasi un terzo pensa di mantenere costante il budget Ict rispetto al 2013. 



Ecco perché dire addio a Windows XP
La Stampa

antonino caffo

Microsoft guida gli utenti all’aggiornamento del sistema operativo che «muore» l’8 aprile. A rischio computer privati e aziendali


6e30b0
Diciamo chiaramente: Windows XP è il sistema operativo più conosciuto universalmente, uno dei prodotti che ha segnato la storia dell’informatica. Eppure, dopo anni e anni di umile servizio, è giunta l’ora anche per lui di staccare la spina e fare logout, questa volta per sempre. Il processo di svecchiamento dei PC domestici e aziendali non è di certo semplice. Non è detto che molte persone abbiano la voglia, e il tempo, di abbandonare un sistema che conoscono quasi a perfezione, seppur sorpassato in molti suoi aspetti.

Per “invogliare” il popolo italiano al passaggio da Windows XP ad un sistema operativo più aggiornato, Microsoft ha realizzato un incontro, a Milano, dove spiega i motivi per cui è importante, se non fondamentale, aggiornare l’OS. Ufficialmente Microsoft non supporterà più Windows XP dal prossimo 8 aprile. Questo vuol dire che l’azienda di Redmond non rilascerà più aggiornamenti, soprattutto di sicurezza, volti a proteggere gli utenti che lo utilizzano.

Già questo motivo basterebbe per convincere molti ad aggiornare il sistema. Virus, malware e attacchi informatici sono pronti, in ogni istante, a insediarsi nei computer di tutto il mondo, anche in quelli più aggiornati, figuriamoci se sulla macchina abbiamo un “nonnetto” con più di 13 anni di attività senza sosta. In occasione dell’evento sulla fine del supporto a Windows XP, abbiamo fatto due chiacchiere con Claudia Bonatti, Direttore della Divisione Windows di Microsoft Italia, che ci ha spiegato meglio i motivi per cui conviene passare ad un sistema operativo aggiornato, come Windows 8.1.

“Seppur possa darci tutta la tranquillità di questo mondo – ci dice – è pur vero che siamo di fronte ad un sistema che non può offrire molte delle novità introdotte nel campo dell’home e professional computing di Microsoft. Molti sottostimano i problemi derivanti dall’utilizzo di un computer con un “cervello” che è indietro di più di un decennio. Ci basti sapere che nel prossimo futuro, molti produttori di software e hardware non supporteranno, con i loro prodotti, Windows XP. Ci si ritroverà quindi ad avere un computer inutilizzabile con le ultime versioni dei programmi preferiti o con le nuove periferiche distribuite sul mercato”.

Il problema è quindi non solo degli utenti “classici” ma anche di chi utilizza Windows XP a livello professionale. “Ad oggi i percorsi che portano le aziende, piccole o grandi, ad ottenere certificazioni di qualità – prosegue Bonatti – prevedono che si utilizzi un sistema operativo supportato, in grado di passare i requisiti minimi di protezione e sviluppo. Rinunciare ad un Windows 8.1 (ma anche 7) vorrebbe dire rinunciare a certificare il proprio lavoro e a restare indietro nei confronti della concorrenza”.

I dati di una ricerca di IDC, commissionata da Microsoft per la fine del supporto, mettono proprio in evidenza i dati dell’utilizzo di Windows XP a livello privato e aziendale. Il 24% delle piccole e medie aziende lavora con Windows XP per oltre l'80% del parco PC aziendali, mentre tra i singoli utenti privati, il 16% ha un computer con il sistema operativo di oltre 12 anni fa. Insomma poche scuse: se volete aggiornare questo è il momento migliore per farlo.

Quel «mi piace» contestato: va cliccato anche sulle notizie tragiche? Dicci la tua opinione

Il Mattino


20140317_mipiaceono
Ma "mi piace" significa davvero che quella roba mi piace, o vuol dire semplicemente "mi sento vicino a quello che c'è scritto?". Non sembri oziosa la questione perché il mondo di Facebook si interroga con forza su quel clic. Ce ne rendiamo conto ogni giorno quando postiamo notizie sulla pagina "Il Mattino" di Facebook. Ce ne rendiamo conto soprattutto quando postiamo notizie tragiche, drammatiche e i nostri amici che ci seguono sul social network si dividono: "perché cliccate mi piace su questa vicenda terribile?

L'ultimo messaggio è arrivato qualche minuto fa, lo ha inviato una utente che si chiama Lua Na, ci chiede di rivolgere un appello ai nostri utenti: «evitate il "mi piace", se volete usate altri mezzi come la condivisione, ma non dite "mi piace" a notizie orribili». Il mondo del social impone libertà massima per cui non saremo noi a indirizzare i nostri utenti verso un uso di quel clic. Però ci chiediamo, anzi, vi chiediamo, cosa pensate di un "mi piace" su una notizia drammatica o terribile?

Aspettiamo il vostro contributo

lunedì 17 marzo 2014 - 18:37

Spritz: un’app cambia il modo di leggere su smartphone e tablet

La Stampa

federico guerrini


spritz-kuNG-
Tempi di lettura fino a tre volte più veloci del normale. È quello che promette un’applicazione chiamata Spritz, presentata in anteprima a fine febbraio al Mobile World Congress di Barcellona e che sta facendo molto parlare di sé. La tecnologia di lettura si basa sullo “streaming” del testo, la visualizzazione in sequenza delle parole su uno schermo digitale e sull’evidenziazione di quello che viene chiamata “optimal recognition point” (Orp): la lettera di ciascun vocabolo da cui si parte per incominciare a dar senso a quanto si sta leggendo. Di solito, spiegano gli ideatori, l’80% del tempo di lettura è impiegato soltanto per spostare gli occhi da una parola all’altra. 

Con Spritz questo non è più necessario perché è il testo, a scorrere; non solo, ma in ciascun vocabolo, il punto di riconoscimento ottimale viene evidenziato in rosso ed è visualizzato sempre nella stessa posizione, in modo che non sia necessario nemmeno spostare la testa. Se la normale velocità di lettura si aggira fra le 250 e le 400 parole al minuto, con questo meccanismo di dovrebbe poter arrivare fino a mille parole ogni 60 secondi, il che equivarrebbe a poter leggere un libro di Harry Potter in un’ora o tutto Guerra e Pace in un giorno. Funziona davvero? Secondo gli sviluppatori, ovviamente sì, si tratta solo di allenare l’occhio “e la mente” al nuovo metodo di lettura, che peraltro sarebbe ideale su schermi piccoli come quelli dei telefonini, dove non c’è abbastanza spazio per visualizzare comodamente a pagina intera, problema risolto dallo streaming testuale. 

Molti esperti interpellati in questi giorni da varie testate, sono invece un po’ più scettici. La Cnn, per esempio, ha chiesto il parere di uno psicologo dell’Università di Vittoria, Michael Masson , secondo cui riprodurre ad alte velocità un testo, già fra le 300 e le 500 parole al minuto causerebbe problemi di comprensione. È quanto sosteneva, ancora negli anni ’80, un altro psicologo, Ronald Carver , che aveva deciso di mettere alla prova alcune dichiarazioni di John Fitzgerald Kennedy, il quale vantava tempi di lettura rapidissimi – 1200 parole al minuto. Dalle ricerche effettuate da Carver, la velocità andava inesorabilmente a scapito delle comprensione: a 600 parole al minuto, si era fortunati se si riusciva a capire il 75% di quanto letto.





Al netto di queste perplessità, l’applicazione potrebbe comunque rappresentare un valido aiuto per scorrere rapidamente il contenuto di siti Web o leggere lunghi testi in mobilità, magari sullo schermo di uno smartphone o di un tablet. La strategia commerciale di Spritz Inc, al momento è quella di dare in licenza la propria tecnologia ai produttori di dispositivi. Un primo accordo è stato siglato con Samsung, che ha incorporato l’innovativa tecnologia di lettura all’interno dei cellulari Galaxy S5 e Gear 2.

Perché non voglio far parte della Federazione

La Stampa

yoani sanchez



mujer_de_perfil
Il congresso della Federazione delle Donne Cubane (FMC) è terminato alcuni giorni fa. Nel corso della cerimonia di chiusura, un uomo ha pronunciato le parole finali. Ma questo non è stato l’unico, né l’ultimo, errore di un’organizzazione obsoleta caratterizzata dall’ideologia. Dopo aver ascoltato le riunioni nel Palazzo delle Convenzioni, confermo di non voler far parte della Federazione. Perché? 

Di seguito le mie ragioni:

- Rifiuto la considerazione da “presidentessa eterna” di cui viene fatta oggetto la figura di Vilma Espín, perché questo sfoggio d’immortalità in un incarico mi sembra - quanto meno - ridicolo. 

- Non voglio far parte di un’organizzazione che nella sua bandiera mostra un individuo in uniforme. Visto che non sono un soldato, non mi sento rappresentata da una donna armata di fucile.

 - Non credo a un’organizzazione femminile che ha come principio la fedeltà a un’ideologia, a un partito e a un uomo.

 - Sospetto che una parte dei 4 milioni di donne che compongono la FMC, sia entrata a farne parte per mero automatismo, come un atto obbligato al compimento dei quattordici anni. 

- Non confido in una federazione fondata sulla mancanza di libertà che impedisce ai cubani di creare altre organizzazioni.

 - Non comprendo il modo di ragionare della FMC, che stigmatizza la violenza contro le donne ma non ha mai condannato gli atti di ripudio di cui sono vittime le Damas de Blanco. 

- Sottolineo l’inefficienza di un’entità fondata da 50 anni, che non è ancora riuscita a fare in modo che le femmine possano raggiungere quei posti di potere dai quali si prendono le vere decisioni che danneggiano il paese. 

- Sono stanca di veder ridurre le donne - in questi congressi femminili - a soggetti preoccupati per un modulo da riempire su pentole e tegami, femmine disposte a consegnare i loro figli come carne da cannone o parti dell’ingranaggio produttivo… pronte al sacrificio, belle e obbedienti. 

- Sono una donna del XXI secolo, non ostento il mio sesso con vittimismo ma con orgoglio e non posso far parte di un’organizzazione che è un polo di trasmissione del potere verso le femmine. 

- Quando sarà legale associarsi per convinzioni, affinità, generi e tanti altri punti di contatto, allora sì che entrerò a far parte con la mia sessualità e le mie domande di una vera federazione femminile.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Wojtyla, la pistola con cui Alì Agca sparò a Giovanni Paolo II in mostra in polonia

Il Mattino


20140317_ali
Roma, piazza San Pietro, 13 maggio 1981: sono da poco passate le 17. Mehmet Alì Agca spara a Giovanni Paolo II che sta salutando la folla prima dell'inizio di un'udienza generale. Il Papa viene raggiunto da due proiettili: uno lo colpisce di striscio a un dito, l'altro in maniera grave all'addome. Nell'attentato rimangono ferite anche due donne. La pistola usata dall'attentatore turco è una Browning H.P. calibro 9 Parabellum, matricola 76c23953. Quell'arma è da tempo custodita al Museo criminologico di Roma, che fa capo al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap). Ora, a pochi giorni dalla canonizzazione di Giovanni Paolo II che si terrà in Vaticano il 27 aprile, verrà trasferita per tre anni nella città natale di Karol Wojtyla, Wadowice, in Polonia, e sarà esposta nella casa in cui nacque Giovanni Paolo II trasformata oggi in un museo.

Questo pomeriggio nella sede del Museo criminologico il capo del Dap, Giovanni Tamburino, ha simbolicamente affidato la pistola a monsignor Dariusz Ras, direttore del museo polacco che verrà inaugurato il 9 aprile. «Quell'arma è segno di violenza e morte, ma anche di vita, perché Wojtyla è sopravvissuto, e a lungo, all'attentato», ha sottolineato mons. Ras. «Ed è anche un segno di perdono, perché Giovanni Paolo II perdonò il suo attentatore», ha aggiunto Tamburino. Martedì mattina la pistola sarà portata in Polonia con un volo di linea Alitalia, affidata come prassi al pilota durante il viaggio. Trasferire un'arma da un paese all'altro non è cosa facile. «La pistola di Agca - ha ricordato oggi Simonetta Matone, capo Dipartimento degli affari di giustizia del ministero, che è intervenuta per assicurare la conservazione del reperto - era stata in un primo momento confiscata, poi è stata donata al Museo criminologico.

Ora, grazie anche alla collaborazione del presidente del tribunale di Roma, Mario Bresciano, potrà raggiungere la Polonia in prestito temporaneo». All'iniziativa ha dato il suo apporto anche il vaticanista Franco Bucarelli, che all'incontro di questo pomeriggio ha mostrato il sanpietrino su cui la pistola fu ritrovata. La casa-museo di Wadowice ripercorrerà tutta la vita di Wojtyla. Grazie al policlinico Gemelli, dove il papa fu ricoverato cinque volte, la prima proprio dopo l'attentato, sarà anche ricostruita la stanza dell'ospedale romano che ospitò il papa, con il letto e i mobili originali.
lunedì 17 marzo 2014 - 22:57   Ultimo agg.: 23:07

Di Pietro: "Che brutta fine ha fatto la mia procura"

Libero


0LE=--
Quando in procura c'era lui, quello di Milano era un fortino inespugnabile che con le sue indagini terrorizzava mezza Italia della politica e degli affari. Oggi che quel fortino non c'è più e che lo scontro tra il procuratore Edmondo Bruti Liberati e il suo aggiunto Alfredo Robledo è finito sulle pagine di tutti i giornali, Antonio Di Pietro si dice "molto amareggiato". In una intervista al Fatto quotidiano, il leader di Mani Pulite spiega che "ai miei tempi uno scontro del genere non poteva accadere sul piano tecnico perché non c'era la gerarchizzazione delle procure voluta dalla riforma Castelli-Mastella, e sul piano fattuale perché tutto dipendeva dalla saggezza di chi guidava la procura. Ai tempi in cui c'ero io, il procuratore era Francesco Saverio Borrelli, la cui parola eraVvangelo. Gli si riconosceva la credibilità di quel che affermava. E poi lui incentivava chi aveva voglia di fare, non gli faceva fare un passo indietro". Prosegue Di Pietro: "Le indagini sulla pubblica amministrazione potevano essere co-assegnate ai due pool facenti capo a Robledo e a Greco. Non averlo fatto, è stato inopportuno dal punto di vista della politica giudiziaria".



Robledo il pm "contro" il suo capo
Libero

17 marzo 2014



UgI4=--
Alfredo Robledo, 50 anni, napoletano è sostituto procuratore che alla procura di Milano si è sempre occupato di coordinare inchieste con reati relativi alla politica e alla corruzione. Tra le più recenti quelle sulla Lega Nord e su Formigoni. Ha concluso la maturità classica al prestigioso liceo napoletano Sannazzaro, si è laureato in giurisprudenza con tutti 30 e molte lodi. Nel suo ritratto pubblicato da L'Espresso il procuratore aggiunto racconta di aver cominciato a lavorare a vent'anni per mantenersi all'università: vende libri dell'Einaudi porta a porta."Il nostro gruppo andava tanto bene che Giulio Einaudi ci chiamò a Torino per conoscerci".

Poi vince una borsa di studio, diventa assistente e insegna per quattro anni diritto civile. Superato il concorso in magistratura, fa il pm a Monza e poi il capo della pretura di Desio ed è qui che comincia a scoperchiare l'esistenza di affari malavitosi anche al Nord.. In Procura a Milano dal '95, ha seguito inchieste delicatissime come quella sul sequestro di Alessandra Sgarella  i fondi neri Fininvest, e moltissimi casi di tangenti in politica.. Estraneo ai salotti e alle tessere di correnti, nella stessa intervista a L'Espresso ha detto: "le correnti della magistratura sono diventate soffocanti: al di là delle buone intenzioni di tanti giudici onesti e capaci, hanno esaurito la loro spinta propulsiva alla partecipazione. Oggi purtroppo la struttura preponderante è una macchina da nomine. In una società liquida, in piena crisi di valori, servirebbe una nuova idea di giustizia".



Milano, il pm anticorruzione denuncia il capo della Procura
Libero

17 marzo 2014



UgI4=--
Il vice che denuncia il capo. Accade per la prima volta alla Procura di Milano dove il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha denunciato al Csm il capo Edmondo Bruti Liberati perché, a suo avviso, avrebbe compiuto delle irregolarità nell'assegnazione dei fascicoli. Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, Robledo accusa il capo di aver svuotato il pool reati contro la pubblica amministrazione, privilegiando invece l'assegnazione dei fascicoli più delicati in questa materia ad altri due procuratori aggiunti: Ilda Boccassini e il capo del pool reati finanziari Francesco Greco.

Tutti i casi - In particolare Robledo fa riferimento al processo Ruby a Silvio Berlusconi per concussione, l'indagine su Formigoni-San Raffaele per corruzione e il fascicolo sulla turbativa d'asta Sea-Gamberale. Robledo, 50 anni, napoletano, contesta anche che l'iscrizione di Belrusocni il 14 gennaio 2011 per concussione e prostituzione minorile sia avvenuta in un fascicolo assegnato non al dipartimento competente sul più grave reato di concussione ma ai pm Boccassini e Sangermano. E evidenzia che lo stesso sta accadendo anche per il fascicolo sulla falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari scaturito dalle motivazioni delle sentenze Ruby (riguardo 30 testimoni Berlusconi) e i suoi legali che è stato assegnato al pool sui reati sessuali.

Non solo Berlusconi, sotto la lente del Consiglio Superiore della magistratura Robledo mette anche l'intercettazione di Vito Gamberale del 14 luglio del 2011 sull'asta Sea-Comune di Milano che i pm fiorentini hanno inviato a Milano nel mese di ottobre dello stesso anno per competenza territoriale. Il fascicolo fu assegnato a Greco che lo registrò nel modello "atti non costituenti notizie di reato" e lo coaffidò anche al pm Fusco che poi segnalò al capo che poteva trattarsi di turbativa d'asta, un reato di competenza di Robledo. Ma, stando a quanto sostiene Rbvledo nonostante il 9 di dicembre Bruti Liberati lo avesse chiamato per annunciargli l'assegnazione del fascicolo, lui lo ricevette solo nel mese di marzo quando alcuni organi di stampa aveva parlato del fascicolo sparito. Robledo, sempre secondo quanto scrive il Corriere sostiene che, quando lui andò a chiedere ragione dal suo capo, questi gli rispose di averlo "dimenticato in cassaforte".