martedì 4 febbraio 2014

Le cifre della nuova “tassa sui telefonini”

Corriere della sera

Aumenti fino al 500% per tutti i device con memoria interna

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MILANO - Una nuova tassa sta per abbattersi sull’hitech. A essere colpiti saranno smartphone, tablet, computer fissi e mobili. Ma anche chiavette Usb, hard-disk esterni, Tv con funzione di registratore e decoder. In pratica tutti i dispositivi elettronici che funzionano da archivi digitali. Uno sgradito balzello ancora una volta a carico degli utenti finali. Andrebbe da 5,20 euro per i nuovi smartphone e tablet che acquisteremo in futuro, fino a toccare 40 euro per i decoder con memoria interna da 400 GB. Dunque una cifra che peserà maggiormente sui dispositivi low cost. Una manovra maldestra che potrebbe indebolire i prodotti di fascia bassa. Non solo. Da notare che la tassa, incidendo sul prezzo finale dei prodotti, è gravata della nuova aliquota Iva al 22%. Il termine “burocratese” con cui si definisce è: «Rideterminazione dei compensi per copia privata». Tuttavia al ministro Massimo Bray, responsabile del ministero dei Beni, Attività culturali e Turismo, spetta l’ultima decisione e al momento ha bloccato la tassa in attesa di sentire tutte le parti in causa per poi decidere.

siae-1312UN BALZELLO QUINTUPLICATO - L’imposta infatti non è nuova. Forse non ce ne siamo accorti, ma la paghiamo già. Soltanto che gli importi per gli smartphone sono di 90 centesimi. E fino a oggi nulla è dovuto per i tablet. Le cifre sono previste dal Decreto del 30 dicembre 2009 che ne stabiliva il periodico aggiornamento, per adeguarle allo sviluppo delle tecnologie digitali. Ma perché dobbiamo pagare? Secondo quanto stabilisce la Siae (Società italiana autori editori): «In cambio della possibilità di effettuare una copia personale di registrazioni, tutelate dal diritto d’autore». Dunque per fare una copia di contenuti audio-video di cui siamo già legittimi proprietari. Per esempio per portare la compilation di Cd e Dvd su un secondo dispositivo personale come un lettore Mp3, smartphone o tablet. Ma anche un programma Tv, un cartone animato e un filmato (anche di YouTube) che riversiamo su un hard disk esterno. Gli incassi Siae servono dunque per compensare i mancati introiti degli autori. E ora si richiede un rinnovo delle cifre per il cosiddetto “equo compenso”. «Fino a oggi gli importi erano ragionevoli – spiega l’avvocato Maurizio Iorio, presidente Andec Confcommercio, l’associazione che raggruppa i maggiori produttori hitech – ma con il nuovo adattamento tariffario in molti casi risultano più che quintuplicati». 




200 MILIONI DI EURO PER IL 2014

- La posta in gioco, se le cifre restassero quelle proposte, non è da poco. Facciamo due conti spicci. Le stime di acquisto del comparto hitech in Italia per il 2014 parlano di 16 milioni di nuovi smartphone. A cui aggiungere, nonostante la crisi, almeno 8 milioni di tablet (tra mini e 10 pollici) e circa 10 milioni tra computer (desktop, notebook, ultrabook) e Tv. Queste ultime ormai hanno integrate in maggioranza una porta Usb, dunque sono soggette alla tassa. Fatta la somma e moltiplicata per un importo medio di almeno 5 euro viene una cifra superiore a 160 milioni di euro. Aggiungendo chiavette Usb, hard-disk e decoder si raggiungono facilmente 200 milioni di euro.

La prima. Per una memoria o hard-disk integrati in un decoder di qualsiasi tipo satellitare e digitale terrestre, la cifra da pagare risulta 32,20 euro (39,28 euro con Iva). Un prezzo esorbitante che rischia di mettere fuori mercato questi apparecchi. La seconda stranezza riguarda la voce “telefonino”. Ebbene, diminuisce la tassa per i mobile-phone, quelli per intenderci con i tasti e senza funzione di archiviazione. I 90 centesimi di adesso, passerebbero a 50 centesimi. In Rete,sono in tanti a pensare che il nuovo balzello sia voluto dalla Siae per compensare il calo di entrate dovuto alla pirateria online. E si chiedono: «Con quali criteri gli introiti vengono destinati agli autori?» Una domanda lecita a cui vanno date risposte chiare. Non in linguaggio burocratese. Ma questa è un’altra storia.


04 febbraio 2014

Sbarchi, nel 2013 migranti aumentati del 325%

Libero

La guerra in Siria fattore-chiave. Ma avere un ministro che strilla per lo ius soli e contro il reato di clandestinità...


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Ora, fino a ieri si poteva dire che avere un ministro dell'Integrazione nera e che strilla ai quattro venti di Ius soli e abolizione del reato di clandestinità, non costituisse un richiamo verso il nostro Paese per i diperati di mezzo mondo. Oggi non si può più. Perchè il viceministro dell'Interno Filippo Bubbico ha presentato presso la Commissione migrazione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa i dati ufficiali degli sbarchi di migranti sulle nostre coste nel 2013.
Dati allarmanti, se è vero che nei dodici mesi appena conclusi sono arrivati via mare nel nostro Paese 42.925 migranti, il 325% in più dell’anno precedente, compresi 3.818 minori stranieri non accompagnati. Un trend in ascesa che non sembra fermarsi con la boa di Capodanno, visto che nel mese di gennaio 2014 i migranti sbarcati sono stati 2.156 a fronte dei 217 dello stesso periodo dello scorso anno. Cioè, dieci volte tanti. E certo, aver abolito il reato di clandestinità al primo sbarco in Italia costituisce un richiamo in più.

La Sicilia è stata la regione più interessata dal fenomeno: nell’isola sono sbarcati o sono stati trasbordati a terra, dopo il soccorso in mare, 37.886 migranti (oltre 2.500 i minori non accompagnati, pari all’88% del totale annuo, di cui 14.753 soltanto a Lampedusa.  La principale nazione di partenza dei natanti è stata la Libia, dalle cui coste si sono imbarcati 27.314 migranti, seguita dall’Egitto (9.215) migranti e dalla Turchia (2.077). "Il principale Paese di provenienza - ha ricordato Bubbico - individuato sulla base delle dichiarazioni rese al momento dello sbarco, è invece la Siria con 11.307 migranti, in aumento esponenziale rispetto all’anno precedente, quando i siriani sbarcati erano stati appena 582. Seguono l'Eritrea con 9.834 migranti, dato di oltre quattro volte superiore al 2012, la Somalia, con 9.263 migranti, e l’Egitto, con 2.618".

Dei 42.925 migranti affluiti sulle coste italiane nel 2013, quelli soccorsi in mare sono stati 37.258, di cui 6.127 in 47 operazioni effettuate nell’ambito di Mare Nostrum.  Per il viceministro dell’Interno, "in ragione della persistente, grave instabilità geopolitica del quadrante sud del Mediterraneo, la pressione migratoria proveniente dal nord Africa non diminuirà nel prossimo futuro". I flussi diretti in Italia "presentano caratteristiche tali da rendere particolarmente complesse ed onerose le attività di ricerca, salvataggio e accoglienza. Essi infatti sono connotati da una forte concentrazione temporale e quantitativa degli arrivi: su 42.925 migranti sbarcati nel 2013, quelli giunti nei primi sei mesi sono stati 7.916 mentre, quelli arrivati nel secondo semestre sono stati 35.009, con una media di circa 200 arrivi al giorno e punte superiori alle 1.000 unità".

di Matteo Legnani





Kyenge: rivedere norme sul reato di clandestinità

Libero


resizer.jsp
Il ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge puntualizza, precisa le sue affermazioni sull'abolizione del reato di clandestinità. Dopo le polemiche suscitate dalle sue affermazioni di qualche giorno fa quando aveva sottolineato come "il reato di ingresso clandestino e di soggiorno illegale dovrebbe essere abolito in sede di revisione del Testo Unico sull'immigrazione da parte dei ministeri dell'Interno e della Giustizia e dal Parlamento". La Kyenge inoltre aveva detto che il "trattenimento delle persone da espellere nei Cie dovrebbe rappresentare solo l'estrema ratio e comunque 18 mesi sono un periodo eccessivamente lungo".

Le reazioni - Parole che avevano scatenato moltissime reazioni, forse anche per questo oggi, lunedì primo luglio, il ministro è tornato sulla questione. Lo ha fatto a Bologna, intervenendo a un convegno sull'immmigrazione organizzato dalla Regione Emilia Romagna. Il ministro ha spiegato che la sua posizione "è quella di cercare, prima di tutto, di recepire bene le normative europee". Ed ha puntualizzato poi che qualunque progetto in questo senso deve essere discusso con il ministro dell’Interno. "In generale per quanto riguarda l' immigrazione - ha concluso Kyenge - il mio ministero deve seguire la via dell’accoglienza e dell’integrazione per cui deve dare un’opportunità alle persone di cominciare un percorso di inclusione all’interno della società". Insomma, una retromarcia, uno smussamento delle posizioni che tanto avevano fatto discutere.

Il passo indietro - . "Il punto - ha puntualizzato il ministro - è individuare quale modello potrebbe essere adatto per l'Italia".   Kyenge ha poi chiarito che "pur non essendo tra le priorità di Governo", questo tema è affrontato, dal suo ministero, in termini di "semplificazione" burocratica ad esempio per quanto riguarda il diritto di cittadinanza dei neomaggiorenni.  Per quanto riguarda lo stato dell’iter legislativo sullo ius soli, il ministro ha spiegato che "la settimana scorsa, per la prima volta, sono state affrontate nella commissione Affari costituzionali, le diverse proposte di legge depositate in Parlamento da tutte le forze politiche".

Le offese  La kyenge, poi si sofferma sugli insulti ricevuti via facebook da una consigliera comunale leghista di Bologna: "Gli insulti quando vengono fatti non sono indirizzati alla sottoscritta ma prima di tutto alle istituzioni e poi anche ad ogni cittadino. Per cui non li considero strettamente personali ma vanno al di là della persona".-

Il «Guaglio'» che divide l'Expo

Corriere della sera

Una sorta di referendum popolare tra bambini sul nome della mascotte ha scatenato le ire dei crociati padani.


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E come se la sono presa, i lombardi. Sono tre giorni che sui social network vomitano sfoghi (al solito) antimeridionali. Per via del naso (una testa d'aglio) della mascotte dell'Expo di Milano (una composizione antropomorfa di frutta e ortaggi alla Arcimboldo) che un concorso di idee destinato ai bambini ha deciso debba chiamarsi Guaglio', alla napoletana. Il giornalista Mario Giordano, su Libero, ha masticato amarissimo: «Al concorso hanno partecipato in tantissimi, è stato detto, in tutta Italia, dal Nord al Sud. Un po' di più al Sud, evidentemente, ma che ci volete fare? Al Nord sono sempre così sgobboni che non hanno mai tempo per divertirsi». E ovviamente quello che scippo non è, ma semplicemente una sorta di referendum popolare tra bambini, ha scatenato le ire dei crociati padani.

SALVINI E LA LEGA - Matteo Salvini, quello che a partire dal nome di battesimo vorrebbe proporsi come il Renzi della Lega, ha immediatamente reagito per solleticare il ventre dei suoi militanti: «Mavadaviaiciapp!!!». E il suo profilo Facebook è diventato una sorta di sputacchiera dove raccogliere epiteti, imprecazioni e moti viscerali. Emiliana Carletti scrive: «La mente eccelsa (quella che ha vinto il concorso, ndr) sarà di Napoli». Chiara Parise incalza: «La prossima mascotte: Pummarola». La presunta padana Katrina Selkis si interroga inquieta: «A Milano? Vergognoso ... nemmeno lo capiamo il napoletano... ma la mente superiore che ha pensato 'sta trovata a dir poco fuori luogo sarebbe chi???

Voglio Il nome di 'sto violentatore beffardo della nostra tradizione e identità culturale... ci saremmo accontentati anche di una mascotte in italiano, (che tristezza...)». Giuliana Minello non transige: «Ma scusa, l'Expo si trova al Sud? E ora di finirla non vogliamo più avere comandi dai terroni!!!!!». La patriottica difesa di Paola Gandolfi è ancora più irritata: «Sì, ci identificano sempre con Napoli, sono stufa degli spaghetti, camorra e mandolino. L'Italia è ben altro ed è ora di farlo capire a tutto il mondo». Andy Branca commenta con storica rassegnazione: «Il Nord è in mano alla camorra ed alla 'ndrangheta dagli anni '50 del '900 grazie al confino ideato dai giudici. L'Expo è il risultato di loschi appalti arraffati dalle mafie. È normale che al suo interno ci siano i simboli di tali influenze». E Valerio Mercati suggerisce la soluzione più immediata: «Il muro subito... da Modena in giù».

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AMBROEUS - Ora, Guaglio' non sembra essere una offesa. Come non è ingiurioso constatare che 'O sole mio sia la canzone più famosa al mondo, molto di più di O mia bela Madunina. Così il Vesuvio, che al di sopra del Garigliano viene invocato per la sua energia sterminatrice, mentre per il resto del pianeta resta una icona che identifica l'Italia intera, come la Torre di Pisa. Tra i contestatori lumbard c'è pure chi ha azzardato un suggerimento arabo al posto del Guaglio' napoletano, e non certo per una sorta di indulgente vertigine esotica, quanto per l'omologante atteggiamento di discriminazione verso tutti i Sud del mondo. Tuttavia, la cosa che davvero non si capisce è un'altra: perché mai non debbano essere i napoletani ad arrabbiarsi, dato che è dal loro dialetto che è stato scelto il nome della mascotte senza ricavarne alcun beneficio. Certo, si sarebbe potuto riparare ad ogni torto invertendo i ruoli: a Napoli l'Expo e alla mascotte il nome di Ambroeus. Ma a questo, evidentemente, gli arrabbiati lumbard non ci hanno ancora pensato.

04 febbraio 2014

La rete informatica dei magistrati (quasi) nelle mani di un tangentista

Corriere della sera

Si scopre adesso che la nomina fu bloccata solo dall’arresto. Dal primo febbraio l’assistenza è affidata a società esterne

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MILANO - «La nomina dei tre Amministratori nazionali di sistema è stata sospesa per la necessità di garantire, in una fase di forte transizione tecnologica, il necessario bagaglio di conoscenze»: così il 17 luglio 2013 il Csm aveva recepito la spiegazione fornita dal ministero della Giustizia circa la mancata nomina delle figure gerarchiche autorizzate ad avere tutti i privilegi di accesso alla rete informatica giudiziaria della costruenda Active Directory Nazionale , e di ciò responsabili nei confronti del servizio giurisdizionale.

Ma adesso nei documenti ministeriali spunta, tutta diversa, la vera ragione: e cioè che «nel mese di giugno» (quindi prima dell’asettica rappresentazione al Csm di problemi tecnici) «uno dei tre Amministratori nazionali individuati», cioè uno dei candidati quasi nominati, è «stato arrestato con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta» perché colto dalla Procura di Roma a chiedere l’8% di tangente sulle forniture, «e pertanto questo è il motivo delle mancate nomine».

È ora un carteggio riservato tra alcuni uffici giudiziari e il ministero, approdato al Csm, a documentare non solo questa sorpresa, ma anche il fatto che dall’1 febbraio la sicurezza informatica dei dati giudiziari sia di fatto affidata al raggruppamento di società private (Telecom capofila, Selex Es di Finmeccanica, Sirfin, TopNetwork e Progesi) che, in forza di un contratto da 96 milioni di euro con il ministero, fornirà a Tribunali e Procura l’assistenza informatica da remoto (cioè in connessione a distanza tra la macchina operante e quella operata), con contestuale riduzione dei tecnici ministeriali interdistrettuali (CISIA) che sino a oggi operavano fisicamente in loco.

Dagli atti si ricava infatti che, quando un tecnico di una società esterna interviene da remoto sul computer di un magistrato, esiste sì la garanzia che l’operatore venga identificato da un file di log e che il suo intervento sia videoripreso da una telecamera, ma queste due precauzioni - sufficienti per il ministero a scongiurare contestuali intrusioni nei segreti giudiziari custoditi nei computer - in concreto garantiscono poco: perché sia il file di log sia il filmato vengono conservati non su macchine del ministero della Giustizia, ma su macchine di pertinenza e sotto il controllo delle stesse società private esterne, i cui amministratori di sistema in teoria potrebbero alterarli o cancellarli.

In un faccia a faccia con i capi degli uffici giudiziari lombardi, l’ingegnere che dentro la «Direzione generale sistemi informativi automatizzati» del ministero (DGSIA) ha la responsabilità dei sistemi di rete, Francesco Baldoni, ha confermato che i server, pur all’interno della rete Giustizia, sono «in affidamento su macchine dello stesso fornitore che - aggiunge - ha peraltro in mano i registri penali nei circondari». Il ministero contempla che in futuro si possano trasferire questi file di log e video sotto il proprio controllo, e che si vada anche verso «la separazione dei dati giurisdizionali da quelli relativi alla mera manutenzione della postazione di lavoro»: ma questi impegni «per il futuro» non tranquillizzano il presente dei capi degli uffici giudiziari.

Specie dopo la scoperta che, senza l’arresto l’estate scorsa, quel funzionario ministeriale sarebbe stato nominato fra i tre «Amministratori nazionali di sistema». Il distretto della Corte d’appello di Milano, in un quesito al Csm, pone peraltro il problema del calo di prestazioni (efficienza e tempestività) che l’assistenza da remoto avrebbe già determinato, secondo quanto sperimentato nei 3.600 interventi battistrada da novembre 2013 in Italia. Le carenze e i ritardi, segnalati al ministero già un anno fa, non devono infatti essere migliorati se in una recente riunione a Milano, capitale del tanto pubblicizzato Processo civile telematico, è stato lamentato come «inammissibile» il fatto che «giudici civili con un problema ai computer debbano aspettare 8 giorni per avere la risposta di intervento nei tempi contrattuali oggi previsti».

Documenti ministeriali ora ammettono «l’inadeguatezza della scelta contrattuale», che sembra orfana: l’attuale direttore generale DGSIA rimarca infatti di aver consegnato al ministro Cancellieri un appunto sull’opportunità di fare marcia indietro con le esternalizzazioni e di riportare all’interno del ministero i servizi di assistenza informatica; e parla esplicitamente dell’«ampia esternalizzazione» e della remotizzazione come di «un sistema deciso dal predecessore in considerazione della riduzione dei fondi e dei vincoli di bilancio».

Molti guai sono fatti risalire all’iniziale scelta di affidare a Consip (la centrale acquisti della Pubblica amministrazione) la stesura di un capitolato di gara talmente incauto da nemmeno consentire ora di far pagare qualche penale alle società private per i loro disservizi. Inadempienze di cui è in ritardo persino il monitoraggio, perché la DGSIA lamenta di aver dovuto aspettare dal ministero dell’Economia ben 8 mesi per il via libera alla spesa per la società incaricata ora di verificare il rispetto del contratto stipulato per risparmiare in teoria 43 milioni rispetto al 2008.

04 febbraio 2014

Spagna, ecco gli stipendi dei reali: Se Juan Carlos guadagna (solo) 140mila euro

Corriere della sera

L’operazione «trasparenza» dopo lo scandolo finanziario che ha coinvolto l’Infanta Cristina. Ma molte entrate restano «invisibili»

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MADRID – A leggere i numeri ufficiali del bilancio diffusi lunedì dalla Casa Reale spagnola ci sarebbe da mettere in discussione una quantità enorme di ataviche convinzioni. Ricco come un re? Difficile con i 140mila euro di stipendio annui che si attribuisce Juan Carlos di Borbone. Beata come una regina? Peggio, visto che doña Sofía guadagna 63mila euro, il 45% del regale consorte. Niente di meglio che sposarsi il principe azzurro? Attente ragazze perché il principe ereditario Felipe, a 46 anni compiuti giovedì scorso, guadagna 70mila euro, la metà del babbo, e la ex borghese Letizia appena 49mila euro. La possibile futura regina prende meno di quanto dichiarava al Fisco da giornalista tv.

Certo, le cifre praticamente raddoppiano se si considerano anche le «spese di rappresentanza» che portano a 292.752 euro il reddito imponibile di Juan Carlos, 131.739 quello della regina, 146.376 quello del principe e 102.464 quello della principessa. Nelle spese di rappresentanza rientrano vestiti e parrucchiere, feste, vini e pasticcini, ma si tratta comunque di reddito lordo su cui i reali pagano oltre il 50% di tasse.

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L’Infanta Cristina (Reuters)Siamo ben lontani da una ricchezza da favola, un qualunque top manager di banca guadagna molto di più. E’ definitivamente finita l’epoca magica di principi e regine? Aspettate ancora qualche riga per giudicare. Nel costo della famiglia reale spagnola vanno inclusi anche i 25mila euro tondi assegnati alla primogentita del re, la Infanta Elena, per le sue spese di rappresentanza quando partecipa agli eventi pubblici. Nulla invece alla sorella minore, la Infanta Cristina, che dal dicembre 2011 è esclusa dagli atti ufficiali per il coinvolgimento suo e del marito in un’inchiesta su tangenti, corruzione, evasione fiscale, riciclaggio di capitali. Cristina è attesa sabato a dichiarare davanti al giudice di Palma di Maiorca ed è facile sospettare che questa operazione trasparenza messa in atto lunedì dalla Corona assomigli a un’operazione di marketing e auto promozione verso i cittadini del Regno. In effetti non sarebbe elegante che un’indagata per evasione fiscale arrivasse in tribunale con scarpe e borsetta pagate dai contribuenti.

Romantici e monarchici si rilassino, non tutti i numeri si leggono allo stesso modo e non tutti i numeri sono leggibili. In realtà lo stipendio del re di Spagna resta avvolto da un alone di magia e vale molto di più di quello di un comune cittadino. Come «personificazione dello Stato e suo rappresentante» il re ha diritto a un’ufficio e una casa (una volta si chiamava reggia). Il che fa salire i costi. Il bilancio concesso per il 2014 alla Casa Reale non è la somma degli stipendi personali alla famiglia (che tra tutti non arrivano a 800mila euro), ma raggiunge i 7 milioni e 775.040 euro.

Da notare che, in omaggio alla solidarietà regale, per il quarto anno consecutivo il totale delle attribuzioni è sceso anche se di poco (2%). Con questi soldi i poveri reali devono pagare segretari, portavoce, consulenti d’immagine, giardinieri, cuochi, camerieri e tate (per un totale di 3,8 milioni), ma anche il riscaldamento, le ristrutturazioni delle case (avute in regalo dallo Stato), i mobili e giù giù sino alla bolletta di luce e gas per casa (3,1 milioni).

Restano poi assolutamente invisibili tutti i costi strettamente legati alla sicurezza e ai trasporti. Ad essere onesti ha anche un senso. Nessun cittadino vive in un parco con centinaia di cervi, tanto grande che per difenderlo anche solo dai ladri ha bisogno di decine di guardie armate. Non sono portieri, quelli, ma agenti di polizia a libro paga del Ministero dell’Interno. Poi ci sono gli aerei di Stato, pagati dall’Aeronautica militare. In un viaggio di rappresentanza, così come per andare al mare, i reali viaggiano gratis, protetti dalle Forze Armate con due Falcon di Stato a loro riservati. Diciannove viaggi all’estero di cui molti a lungo raggio, non sono economici.

In omaggio alla crisi e al deterioramente dell’immagine della Corona, però, la Corona fa sapere che i loro dipendenti quest’anno hanno ridotto le spese raggiungendoli con normali voli commerciali e non più in business, ma in economy. I costi che i ministeri sostengono per la Famiglia restano per ora un segreto di Stato così come il patrimonio personale del re accumulato in anni di regali, commissioni, ringraziamenti, investimenti di imprenditori, sceicchi, Enti pubblici. E’ possibile che, fra qualche anno, diventino di dominio pubblico e allora si avrà un’idea più precisa di quanto effettivamente costi la monarchia alla Spagna. Certo, rimarrà sotto i 130 milioni che se ne vanno ogni anno per mantenere la Presidenza della Repubblica italiana (che però ha altri compiti istituzionali legati alla valutazione costituzionale delle leggi), ma certo sarà più alta dei 7,7 milioni resi pubblici ieri.

Questo è il terzo anno in cui Juan Carlos fa esercizio di trasparenza. Ogni volta si aggiungono dettagli. Quest’anno, ad esempio, si è specificato che il ridisegno della pagina web di famiglia è costato più di 100mila euro. Mentre le tre operazioni chirurgiche subite dal monarca circa 160mila euro. La maggior differenza tra questo e gli altri anni, è che si è voluto quantificare il lavoro di regina e principessa. Si è usciti dalla melassa della «mugnifica» attribuzione del re e si è voluto mettere dei numeri. Se il re capo di famiglia prende 100 e il figlio erede 50, la regina guadagna 45 e la principessa 35.

Potrebbe venir utile in caso di divorzio, ma soprattutto è utile per dire che l’Infanta Cristiona sotto inchiesta prende 0. Non è un caso, non può esserlo, che sebbene la dotazione reale sia stata approvata a dicembre, le cifre siano state diffuse solo ieri in vista della comparsa di Cristina in tribunale. Un modo per dire che la Corona ha nei fatti preso distanza dalla sue (presunte) pecore nere e che l’ansia con cui seguirà il processo dipende solo dai normali, umani, condivisibilissimi sentimenti che dei genitori provano nei confronti di una figlia finita nei guai. Operazione trasparenza o operazione simpatia, la realtà è che la Corona dei Borboni è in attesa di un fin settimana nero.

04 febbraio 2014

Preso a fucilate in faccia: Golden Retriever resterà cieco

Il Mattino


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Due colpi di fucile da caccia. Uno sul fianco, l'altro in faccia. Hanno sparato da una distanza ravvicinata. E lo hanno colpito in pieno. Un Golden Retriever di cinque anni è l'ennesima vittima della assurda crudeltà nei confronti degli animali. E' accaduto a Ischia. Gli abitanti di Forio, intorno alle tredici e trenta di domenica scorsa, hanno sentito due colpi di fucile. E sono subito usciti in strada. Davanti a loro una scena terribile: il cane era riverso sul selciato. Immobile. Agonizzante in una pozza di sangue. Immediati i primi soccorsi: il Golden è stato trasportato al centro Asl di Serrara Fontana.

Ma le sue condizioni sono apparse immediatamente gravissime. Nel frattempo è stato rintracciato il proprietario. Il cane è stato trasferito a Napoli per ulteriori accertamenti. «I pallini da caccia hanno colpito entrambi gli occhi - spiega Mario Fraticelli, il veterinario che lo ha in cura - la vista purtroppo è gravemente compromessa: resterà cieco». Intanto sono già scattate le indagini dei Carabinieri per individuare il colpevole di un gesto così spietato. Senza contare che, avere tra i vicini di casa gente che imbraccia facilmente il fucile, non deve davvero conciliare il sonno.

lunedì 3 febbraio 2014 - 22:33   Ultimo aggiornamento: martedì 4 febbraio 2014 10:22

L'iPhone le esplode in tasca: ragazzina di 13 anni resta gravemente ustionata

Il Mattino


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ROMA - L'iPhone prende fuoco nella tasca di una ragazza. È successo negli Stati Uniti dove 13enne ha riportato gravi ustioni alla gamba destra dopo che il suo smartphone ha preso fuoco. La studentessa si trovava in classe durante una lezione quando ha sentito uno strano rumore dalla tasca e pochi secondi dopo la sua gamba era in fiamme. Secondo l' ABC New l'esplosione è stata improvvisa e l'adolescente è stata aiutata dai compagni a spegnere le fiamme. Dopo il piccolo incendio è stata portata immediatamente al Southern Maine Medical Center di Biddeford, dal quale è stata dimessa dopo poche ore.

 
lunedì 3 febbraio 2014 - 15:15   Ultimo aggiornamento: 15:19

Fuga da Facebook, come cancellarsi senza mettere a rischio contenuti e privacy

Il Mattino


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ROMA - Lasciare Facebook è un'ardua impresa, ma non impossibile. Disattivare l'account richiede un'adeguata preparazione. Disattivare semplicemente il proprio profilo non è la soluzione visto che i contenuti rimarrebbero congelati in rete e sul sito. Prima di tutto occorre scaricare tutti i contenuti e Facebook consente un backup dell'account. Cliccando su "Scarica una copia dei tuoi dati di Facebook” si otterranno tutti i dati tramite mail. Puoi anche scaricare il tuo profilo con l'applicazione non ufficiale GiveMeMyData.com. Il secondo passo e fare il log out non solo da Facebook ma da tutte le app che hanno richiesto l'accesso al social network. In questo caso le app vanno eliminate e nel caso in cui si voglia continuare ad usarle il consiglo è effettuare un log in con un altro indirizzo mail.

Tra le app da scollegare bisogna ricordare anche Spotify. Altro passaggio è quello di eliminare gli amici, in modo che non potranno accedere ai contenuti e nomina dei contatti di fiducia come guardiani. Se sono state create delle pagine eliminarsi da admin e affidare la pagina ad altri utenti. Prima di eliminare l'account il consigio è cambiare la password e renderla veramente difficile. Nel caso di ripensamenti non ci sono problemi, così come Faceook permette di cancellarsi altrettanto permette di tornare con tutto quello che era stato lasciato al suo posto.

 
lunedì 3 febbraio 2014 - 17:51   Ultimo aggiornamento: 17:52

Google non è responsabile dei contenuti dei video postati dagli utenti su YouTube

Il Messaggero


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Google e le società che mettono a disposizione degli utenti della rete piattaforme per caricare i loro video - fornendo dunque un mero servizio di 'Internet host provider' - non sono responsabili dei contenuti di tali filmati nel caso in cui le immagini violino il Codice della Privacy. Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni della sentenza 5107 depositate oggi e relative al verdetto di assoluzione dei manager del gruppo di Mountain View, emesso lo scorso 17 dicembre, per il caso del video dello studente disabile torinese insultato e seviziato dai suoi compagni di scuola.

Gli unici responsabili di clip che ledono il diritto alla riservatezza o norme del codice penale, rileva la Suprema Corte, sono gli utenti che caricano simili contenuti. Il provider, invece, risponde solo se «venuto a conoscenza della natura illecita di tali dati, abbia omesso di prontamente rimuoverli o disabilitare l'accesso agli stessi». Queste motivazioni - sedici pagine scritte dal consigliere Alessandro Andronio, presidente Saverio Mannino - erano molto attese da tutto il mondo del web. Da questa vicenda è scaturito il primo processo, a livello internazionale, nel quale è stato messo sotto accusa il board dei responsabili di Google per il settore italiano accusati di aver mancato di vigilare sui contenuti della clip in questione, segnalata il 5 e 6 novembre del 2006, e rimossa il 7 novembre, dopo l'intervento della polizia postale su segnalazione di alcuni utenti indignati.

In primo grado era stata affermata la responsabilità del provider, mentre in secondo grado la Corte di appello di Milano, nel dicembre 2012, pronunciò l'assoluzione con soddisfazione dei rappresentanti della diplomazia americana in Italia preoccupati dalle conseguenze di una eventuale condanna per quanto riguarda i vari aspetti delle limitazioni nell'accesso alla rete. «La posizione di Google Italia srl e dei suoi responsabili, imputati nel presente procedimento - scrive la Cassazione - è infatti quella di mero Internet host provider, soggetto che si limita a fornire una piattaforma sulla quale gli utenti possono liberamente caricare i loro video; video del cui contenuto restano gli esclusivi responsabili. Ne consegue - proseguono i giudici - che gli imputati non sono titolari di alcun trattamento e che gli unici titolari del trattamento dei dati sensibili eventualmente contenuti nei video caricati sul sito sono gli stessi utenti che li hanno caricati, ai quali soli possono essere applicate le sanzioni, amministrative e penali, previste per il titolare del trattamento dal Codice della Privacy».


Lunedì 03 Febbraio 2014 - 17:08

Il codista

La Stampa

Pubblichiamo il testo della ’Buonanotte’ data domenica sera da Massimo Gramellini ai telespettatori di “Che tempo che fa” su RaiTre.
 

Cattura
Quali sono le due angosce principali degli italiani? Trovare un lavoro e fare la coda. Nessuno aveva mai pensato a collegarle tra loro. Nessuno prima di Giovanni Cafaro. 
Questa è la storia di un salernitano salito a Milano per lavoro, direttore commerciale di un’azienda di abbigliamento. L’anno scorso succede l’imprevedibile. O forse si dovrebbe dire: l’ormai fin troppo prevedibile: l’azienda di abbigliamento si trasferisce in Europa dell’Est, lasciando il Cafaro in brache di tela. Disoccupato a 41 anni, senza altre offerte e con un affitto da pagare.

L’uomo non si perde d’animo e spedisce in giro cinquecento curricula. Gli rispondono in dieci, gli fissano il colloquio in cinque, gli danno un posto in zero. Fin qui una parabola come tante, nell’Italia prostrata che Enrico Letta, beato lui, vede fuori dalla crisi. Ma Cafaro non resta ad aspettare che qualcuno o qualcosa lo porti in salvo. Ragiona, ascolta, osserva. E a un certo punto, durante l’ennesima coda alle poste, gli viene l’idea. Trasformare l’incombenza più odiosa della sua vita in un lavoro. Con gli ultimi soldi della liquidazione stampa cinquemila volantini gialli e blu e li dissemina per tutti gli uffici, le banche e i supermercati di Milano. Il testo garantisce: LA TUA CODA ALLO SPORTELLO DA OGGI LA PRENDO IO. Segue numero di cellulare,

Nel paese dei timbri e dei bolli il successo è immediato. Lo chiamano semplici cittadini, piccoli imprenditori e studi professionali. Chiunque non abbia tempo da perdere. E lui non si fa mancare niente: fa la fila in banca, prende il numerino alle poste e intanto si mette in coda alla asl. Nei giorni dell’Imu fa ovviamente gli straordinari. Perennemente in coda, con gli occhiali di metallo e la sua borsa di cuoio stracolma di bollettini. Non si innervosisce né si annoia. È troppo impegnato a farsi pubblicità. Ogni volta che qualche cittadino sbuffa, lui gli si fa incontro con un sorriso: “Salve, sono l’uomo che si mette in coda al posto suo” e gli fa scivolare in tasca uno dei suoi volantini. A furia di bazzicare tutti i giorni gli stessi uffici comincia a farsi conoscere dagli impiegati: a Equitalia dicono di non avere mai visto un contribuente così assiduo.

Gli affari cominciano a prosperare. Per fare la fila al posto tuo, Cafaro si fa pagare 10 euro l’ora. Significa che, se riesce a concentrare dieci commissioni diverse in una sola coda, incassa 100 euro. Tutto in regola, ovviamente, a ogni cliente consegna la ricevuta fiscale. Capisce di essere diventato una storia e telefona ai giornalisti per proporla. I primi a trasformarla in un articolo sono quelli della Stampa, i colleghi Moscatelli e Poletti. La notizia si moltiplica, arrivano persino le tv estere, incuriosite dall’uomo delle code, ma ancora di più che in un mondo in cui tutte le pratiche si sbrigano al computer, in Italia ci sia invece ancora bisogno di farle, le code.

Un giorno lo cerca un imprenditore per affidargli delle pratiche. L’incontro si rivela fatale: i due decidono di aprire insieme un sito. L’imprenditore ci metterà i soldi e Cafaro ovviamente l’idea, trasformandola in una vera e propria azienda con decine di fornitori di servizi che faranno la coda per gli altri - a questo punto forse anche per lui. Il progetto è ambizioso: se funziona, tra due anni potrebbe aprire a Londra e New York, ovunque la burocrazia non sia ancora ai livelli allucinanti di quella italiana, ma stia compiendo costanti sforzi per assomigliarle.

La morale di questa favola è moderna come la favola. Cafaro ce l’ha fatta perché si è costruito una storia di successo e ha saputo comunicarla attraverso i media. Ha imparato dai politici. L’augurio, per lui e per noi, è che da loro non impari anche il resto.
Buonanotte. 


Gent.mo Dott. Gramellini, sono Giovanni Cafaro, il codista, colui che fa come lavoro le code per gli altri...Volevo semplicemente ringraziarla di cuore per aver raccontato così bene la mia storia e il mio lavoro, ieri sera nella trasmissione “Che Tempo che fa” su Rai 3. Per quanto riguarda quel progetto da intraprendere con l’imprenditore in questione, mi era stato proposto ma non si è concretizzato e quindi io continuo tranquillamente a fare le mie code nei vari uffici pubblici di Milano.

Sono contento di tutto questo interesse per il mio lavoro e per la mia storia, da parte di quasi tutti i media nazionali e anche esteri, e per le tante attestazioni di stima che da tutta Italia mi giungono, da persone che hanno trovato nella mia storia lo stimolo per lottare, per andare avanti e crearsi un nuovo lavoro.

Ringraziandola ancora le invio cordiali saluti.
Giovanni Cafaro

Famiglia francese “adotta” volpe Vinta una lunga battaglia legale

La Stampa

Il cucciolo era stato trovato lungo una strada accanto al corpo della madre. A sostegno dei Delane una petizione on line e una pagina Facebook


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“Docile e amichevole, fedele come un cane”. Anne Paul Delane descrive così Zouzou, cucciolo di volpe che la sua famiglia è ad “adottare” in Francia dopo una lunga una battaglia legale . L’animale spaventato era stato trovato a bordo strada dal capo famiglia, mentre si proteggeva accanto al corpo della madre morta, investita da una vettura. L’uomo l’aveva raccolto e portato a casa offrendogli affetto, protezione e pasti caldi. L’Office National de la Chasse et de la Faune Sauvage ne aveva però scoperto la presenza, intimando alla famiglia di liberarla in natura, in Francia è illegale ospitare in casa un animale selvatico. I Delanes si erano opposti, considerando ormai la volpe parte del nucleo familiare, troppo addomesticata per rientrare nel suo habitat. Nel 2011 era scattata una causa nei loro confronti, con l’intimazione a pagare una multa di 300 euro.

In risposta hanno chiesto l’appoggio dell’opinione pubblica, attraverso una petizione, e aperto una pagina Facebook per raccontare la sua storia. In breve tempo la volpe è diventata molto amata anche dal web, attraversando i confini della rete e diventando un caso nazionale francese. Anne Paul Delanes e suo marito hanno continuato a ospitare l’esemplare, anche dopo aver pagato la sanzione, grazie a un’autorizzazione speciale della prefettura locale, nel sud ovest della regione della Dordogna, nascondendo però il cucciolo fino all’esito definitivo del processo, che ha consentito alla famiglia di “adottare” ufficialmente Zouzou.

L’insalata al distributore: Farmer’s Fridge

La Stampa

giulia mattioli

Nasce il distributore automatico di insalate e colazioni biologiche, Farmer’s Fridge


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Il distributore automatico di cibi confezionati fa venire in mente un mondo di snack, calorie, sale, sapori ‘chimici’ e di certo poco benessere. Tanto che spesso vengono messi sotto accusa per la scarsità di offerta salutare che propongono, soprattutto quando si tratta di scuole. C’è chi ha preso la vecchia idea del distributore automatico e l’ha riempita con un nuovo tipo di offerta alimentare: Farmer’s Fridge propone insalate biologiche che arrivano fresche quotidianamente da produttori a km zero.

Una vera rivoluzione nel mondo della distribuzione automatica, almeno a Chicago dove l’avventura di Farmer’s Fridge è cominciata e per ora prosegue, nella speranza di allargare gli orizzonti e che altri ne seguano l’esempio. In pratica l’azienda propone insalate ricche (non pensate si tratti solo di lattuga), ma anche pasti veloci e colazioni, tutti derivati da ingredienti biologici e coltivati localmente, che mette in barattoli di vetro e distribuisce quotidianamente. I contenitori possono essere completamente riciclati, in ogni distributore c’è un raccoglitore del vetro, oppure conservati per uso domestico; le posate a disposizione sono 100% biodegradabili; addirittura il distributore è di legno riciclato da vecchie botti.

Insomma l’ecologia c’è, lo spirito salutista anche, ma il gusto? Farmer’s Fridge propone una gamma di insalate da far impallidire qualsiasi lattuga: c’è l’Antiossidante, con fragole, more, formaggio di capra, mandorle, semi di lino e vegetali misti; oppue la Detox, con finocchi, cavolo nero, quinoa, germogli, ananas, mirtilli; la Cheater, ghiottoneria che include tra gli ingredienti il tacchino affumicato e l’uovo. Tra gli snack e le colazioni si trovano yogurt con frutta e cereali, verdure con hummus, cavolfiore con riso. Non manca la parte proteica che include pollo, salmone, tofu; e per finire, le salse e i condimenti vanno dal tahini alla senape con miele. Insomma la scelta c’è, e il palato viene sicuramente soddisfatto.

A tutto ciò si aggiunge una gradevole estetica vintage, data dal logo a anche dai barattoli che ricordano quelli delle conserve della nonna. Un’idea nuova in un contenitore old school.

Sochi 2014, Olimpiadi da pazzi: ecco i divieti (da ridere) davanti alle toilette

Libero

Lo snowboarder canadese Toutant pubblica su Twitter la foto di un esilarante cartello su cosa si può o non può fare in bagno. Sarà vero?


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Non solo bagni doppi per... compagni di squara. Alle Olimpiadi invernali di Sochi, al via venerdì 7 gennaio, le sorprese nelle toilette non mancano. Lo snowboarder canadese Sebastien Toutant ha pubblicato sul proprio profilo Twitter un esilarante cartello di divieti fotografato fuori dai bagni russi. Non si può fare pipì in piedi (per non sporcare), non si può vomitare nella tazza (in montagna magari l'alcol fa brutti scherzi), non si può pescare né iniettarsi droga in vena. Più che Giochi, fuochi d'artificio. Sempre che Toutant, da buon snowboarder (che per antonomasia sono i più pazzi del circo bianco), non abbia voluto farsi qualche risata in anticipo.

SocialRadar, l'app che ti segnala quando un amico è vicino a te

La Stampa

carlo lavalle

Colleghi di lavoro, compagni di scuola e università, amici degli amici, gruppi Facebook e di altri social network: lo smartphone avviserà ogni volta che qualcuno che conosciamo è nei paraggi


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Chi c’è nelle vicinanze che conosci o potresti conoscere e incontrare? Con quanti sei connesso? Con SocialRadar puoi avere queste informazioni. Si tratta di un’app, scaricabile gratis sul negozio di Apple , in grado di controllare, aggregare e unire i dati sugli iscritti ai social network e quelli relativi alla posizione geografica dell’utenza mobile mettendoli a disposizione in tempo reale. “Tra 5 anni ci saranno 5 miliardi e 600 milioni di persone con uno smarthone con possibilità di geolocalizzazione e altrettanti 3 miliardi e 900 milioni con un profilo social online” – spiega il fondatore di SocialRadar Michael Chasen , il quale ha compreso il potenziale commerciale della loro combinazione. La sua applicazione - presto disponibile per Google Glass e in prospettiva anche in una versione Android - è stata concepita per il mercato

Usa e funziona come un radar che individua, secondo un’impostazione data e variabile, tutti quelli che sono intorno a noi cui si è collegati virtualmente. Amici, conoscenti, colleghi di lavoro, compagni di scuola e università, amici degli amici, gruppi Facebook e di altri social network come LinkedIn, Twitter, Instagram, Foursquare e Google plus, di ogni singolo si può essere informati, a patto che abbiano essi stessi dato autorizzazione rispettando la privacy. Grazie alle funzionalità inserite, un utente ha la possibilità di scegliere di essere visto solo da un numero ristretto, o comparire in forma anonima e invisibile. SocialRadar è in grado di indirizzarti alle persone identificate con un avviso e di inviare un messaggio attraverso la stessa applicazione se utilizzata anche dal destinatario.

“Non c’è nulla di strano ora ad entrare in un ristorante e non avere idea di chi c’è oppure di non accorgersi che ci può stare un tuo amico dietro l’angolo ma questi dati diventeranno patrimonio comune nel giro di poco tempo” – sottolinea Michael Chasen. Tentativi di mettere in rapporto sfera social e mobile sono stati realizzati da molte start-up e come queste SocialRadar si concentra sugli smartphone, dispositivi di consumo di massa. Il connubio con Google Glass apre invece le porte al mercato della tecnologia indossabile che nei prossimi anni potrebbe consentire forti opportunità di business. SocialRadar può essere sfruttata come app per incontri ma anche finalizzata al mondo del lavoro. L’ambizione però non è semplicemente di connettere le persone con gli sconosciuti o mostrare chiunque si trovi nei dintorni.

Michael Chasen, già co-fondatore di Blackboard, una piattaforma per la gestione della didattica online, utilizzata da oltre 30mila istituti educativi nel mondo, vede SocialRadar come uno strumento di “intelligenza sociale” che può rendere chi la usa più consapevole dell’ambiente che lo circonda, e maggiormente in grado di sfruttare le opportunità dovute a queste informazioni. La società, che ha sede a Washington, ha ricevuto un finanziamento di venture capital di circa 13 milioni di dollari da New Enterprise Associates, GroTech Ventures e Swan & Legenda Ventures. Tra gli investitori ci sono Steve Case, co-fondatore di America Online (AOL), e il magnate dello sport Ted Leonsis. 

Le fotocamere per iPhone che filmano in full HD

Il Mattino


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ROMA - Una fotocamera che migliori le prestazioni e le immagini degli smartphone? Per molti un sogno che Sony ha fatto diventare realtà. QX10 e QX100 sono le fotocamere per smartphone che Sony ha aggiornato dando così la possibilità di registrare video Full HD, l’incremento della compensazione ISO e anche il miglioramento delle prestazioni. In realtà Sony QX10 e QX100 sono delle vere e proprie fotocamere digitali dotate di ottiche e sensori di qualità superiore rispetto alle fotocamere solitamente integrate negli smartphone.

Per installare il firmware 2.0 occorre scaricare il software per Mac e PC, non è possibile effettuarle direttamente da pc. Dopo l'instalazione è possibile effettuare filmati e foto. Sony QX10 e QX100 sono stati lanciati come accessori per iPhone: in Giappone il costruttore lancerà in aprile degli adattatori che permetteranno di utilizzarli anche su tablet e phablet. Il modello QX10 è disponibile a patire da 167 euro, mentre il modello superiore QX100 da 324,90 euro.

 lunedì 3 febbraio 2014 - 16:22   Ultimo aggiornamento: 16:26

Il pozzo delle casse edili: ex presidente denuncia sindacalisti pagati 100€ all'ora

Corriere della sera

L'appello dell'ingegnere Giuseppe Fabozzi, vicepresidente di Confindustria di Arezzo: abolire le casse edili. «Questi soldi dovrebbero essere inseriti in un contratto unico nazionale e andare direttamente ai lavoratori.»


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In Italia ci sono 120 casse edili, più di una per ogni provincia. Ogni cassa ha un consiglio di amministrazione composto mediamente da 20 persone, scelte tra i rappresentanti dei costruttori e i sindacati di categoria dei lavoratori Cgil, Cisl e Uil. Le imprese devono versare per ogni dipendente una percentuale che supera il 20% del reddito lordo degli operai e che varia per ogni provincia. Questi soldi tornano in gran parte direttamente ai lavoratori: ferie, tredicesima, etc. Una parte invece torna sotto forma di servizi: il vestiario, i libri scolastici per i figli e corsi di formazione per la sicurezza.

I corsi sono gestiti dalle Scuole Edili che sono enti paritetici con ulteriori consigli di amministrazione. Ad Arezzo la Scuola Edile ha incaricato come rappresentanti territoriali della sicurezza i sindacalisti. Questi esperti devono girare sui cantieri, fare riunioni con i lavoratori, rilevare le problematiche di sicurezza indicate dagli operai, compilare un verbale e comunicare al datore di lavoro le eventuali anomalie riscontrate per la prevenzione e la sicurezza. Il verbale deve essere consegnato al datore di lavoro che, in caso di ispezione, deve esibirlo.


Questo servizio è finanziato attraverso una percentuale che le aziende pagano sul reddito del lavoratore alla cassa edile. L’ingegner Fabozzi è stato presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) di Arezzo e della Cassa Edile ma, quando ha chiesto il riscontro dei verbali prima di effettuare i pagamenti, ha trovato molte anomalie. I sindacati hanno consegnato schede fotocopiate di visite svolte in diversi cantieri e alcune avevano le date palesemente modificate. Inoltre dividendo la somma richiesta per le ore di formazione dichiarate, ha calcolato che i sindacalisti avrebbero chiesto oltre 100 euro all’ora. Mentre l’accordo prevede che il rimborso sia equiparato a quello del distacco sindacale, vale a dire circa 25 euro all’ora.

Oggi l’ingegnere Fabozzi è vicepresidente di Confindustria di Arezzo, tutta la documentazione è stata consegnata alla procura. La sua, oltre che una denuncia, è un appello per l’abolizione delle casse edili. Questi soldi, dice, dovrebbero essere inseriti in un contratto unico nazionale e andare direttamente ai lavoratori.

04 febbraio 2014

Francia: lanciò un gatto contro un muro, condannato a un anno di carcere

La Stampa

fulvio cerutti (agb)

Il micio di appena cinque mesi se l’è cavata con una zampina fratturata



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Rideva mentre decideva e scagliava quel piccolo micio contro un muro di un palazzo. Il tutto filmato da un amico il cui video è finito sul web e ha fatto indignare moltissimi francesi. Ora però riderà di meno il 24enne Farid che per quel gesto è stato condannato a un anno di carcere senza condizionale per maltrattamenti agli animali. Il giovane marsigliese ieri è stato condannato per direttissima a un anno di carcere e al divieto di possedere animali dal tribunale di Marsiglia. Era stata la Fondazione Brigitte Bardot a denunciare gli «atti di grave crudeltà e sevizie» contro un animale avvenuti il 22 gennaio scorso. Farid, che ha già otto condanne per altri episodi di violenza, ha espresso rincrescimento per il suo atto. 

Nel video si vedeva Oscar, un maschio di soli cinque mesi, lanciato ripetutamente per aria per poi ricadere su un pavimento in cemento o su un giardinetto condominiale. L’autore di questo ignobile gesto era stato arrestato quattro giorni fa a Marsiglia dopo le denunce presentate contro di lui da diverse associazioni animaliste che si sono anche costituite in giudizio. Dal canto suo Oscar è riuscito a sopravvivere cavandosela con una zampina fratturata, che sarà operata a breve. La polizia cerca ancora il complice che ha effettuato le riprese, probabilmente con un telefonino. 

twitter@fulviocerutti