giovedì 30 gennaio 2014

Lo svizzero De Bendetti: "Ora la Fiat è apolide, la patria è importante"

Sergio Rame - Gio, 30/01/2014 - 19:19

L'Ingegnere: "Un giorno la Fiat si ritroverà senza patria e si accorgerà che la patria è importante". Detto dalla Svizzera fa, perlomeno, sorridere

"La Fiat è ora apolide: non è statunitense, non è più italiana, non è olandese e nemmeno britannica".

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A descrivere il nuovo "stato giuridico" della Fiat Chrysler Automobiles è, nientemeno, Carlo De Benedetti, l'ingegnere svizzero tessera numero uno del Partito democratico. Fiat ha deciso di lasciare l'Italia. Si chiamerà Fiat Chrysler Automobiles, avrà sede legale in Olanda e fiscale a Londra. Una scelta che non piace allo svizzero De Bendetti. Che da Berna, in occasione del Forum per il dialogo Italia Svizzera, spara a zero contro i vertici del Lingotto. "Premesso che si tratta di un’azienda privata e che fa le scelte in termini di convenienza - ha detto l’imprenditore sollecitato dai giornalisti sulla sede fiscale del nuovo gruppo - un giorno si ritroverà senza patria e si accorgerà che la patria è importante".

Detto dalla Svizzera fa, perlomeno, sorridere.

Onorevoli deputati: 65 anni di risse in Aula

Libero

Sia a Montecitorio che a Palazzo Madama sono diversi gli episodi che hanno portato senatori e deputati alle mani. Eccoli


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La rissa scoppiata in Aula ieri può aver fatto dire a molti frasi del tipo: "Cose mai viste". In realtà non è così. Da quando si è insiediato il Parlamento ad oggi, sia la Camera che il Senato si sono trasformate in un ring. Ecco una lista degli episodi più significativi raccolti dall'archivio di Repubblica (fino al 2007): si va dagli occhiali rotti di Sgarbi alla sospensione per dieci sedute di 14 deputati della Lega, dalla litigata per la partita Juve-Inter ai documenti bruciati nell'emiciclo.

18 marzo 1949 - Alla Camera si vota l'adesione dell'Italia alla Nato. Quando il presidente dell'assemblea Giovanni Gronchi proclama l'esito del voto, il deputato del Pci Giuliano Pajetta (fratello del più noto Giancarlo) si lancia "a catapulta" (come si legge nel resoconto parlamentare) contro un collega, dando inizio a una rissa che vede anche un cassetto volare nell'emiciclo.

1 aprile 1952 - Il deputato Dc Albino Stella, coltivatore diretto, si getta contro il monarchico popolare Ettore Viola, agricoltore, colpendolo con un pugno.

29 marzo 1953 - La "legge truffa" viene approvata dal Senato ma in aula succede di tutto. In una rissa senza precedenti volano cassetti e banchi, il ministro Randolfo Pacciardi rimane ferito e l'opposizione abbandona compatta l'aula.

4 dicembre 1981 - Durante la discussione sullo scioglimento delle associazioni segrete (P2) il radicale Tessari attacca un questore del Pci e scoppia una rissa tra parlamentari dei due gruppi. Vola qualche calcio e i commessi intervengono per separare i contendenti. Il radicale Cicciomessere spicca un salto sul banco del governo ma cade a terra e i commessi riescono a respingere alcuni deputati del Pci, che volevano aggredirlo.

20 novembre 1991 - Mentre la Camera discute i provvedimenti di attuazione del pacchetto per l' Alto Adige, il missino Giuseppe Tatarella si alza e si avvicina all'esponente della Svp Johann Benedikter, che sta parlando, strappandogli di mano i fogli del suo intervento e gettandoli in aria.

16 marzo 1993 - Durante il dibattito sulla questione morale, il leghista Luca Leoni Orsenigo espone in aula un cappio da forca, agitandolo verso i banchi del governo. Alcuni deputati cercano di raggiungere i banchi della Lega Nord e solo un fitto cordone di commessi impedisce il contatto fisico.

19 maggio 1993 - Durante la discussione della riforma Rai, il deputato missino Teodoro Buontempo cerca di parlare in aula con un megafono e, all'ordine di consegnarlo, scappa per le scale dell'emiciclo rincorso dai commessi. Il vicepresidente lo richiama e poi lo espelle insieme al collega di partito Marenco che ha urlato "ladri-ladri" e altro.

21 settembre 1994 - Il progressista Mauro Paissan, relatore del decreto "salva-Rai", è interrotto da un boato di proteste provenienti soprattutto dai banchi di Alleanza Nazionale. Un gruppo di deputati di An travolge il muro di commessi piazzati nell'emiciclo e ad avere la peggio è Francesco Voccoli, Prc, messo ko da un pugno mentre faceva scudo a Paissan. Anche un commesso deve ricorrere alle cure dell'infermeria.

2 agosto 1996 - Scambi di insulti e strattoni tra deputati di Polo e Lega nella discussione sul finanziamento dei partiti. Il leghista Cavaliere salta un banco e cerca di raggiungere il deputato Giovine e altri esponenti di Forza Italia. Rotti gli occhiali a Vittorio Sgarbi.

17 novembre 1997 - Rissa alla Camera con fascicoli bruciati, portaceneri rotti, insulti, urla e scontro fisico evitato per pochissimo. Gli incidenti avvengono in Transatlantico tra Enrico Cavaliere, Mario Borghezio e Luciano Dussin della Lega da un lato e Famiano Crucianelli (Comunisti Unitari), Ugo Boghetta e Ramon Mantovani di Prc dall'altro.

29 aprile 1998 - Uno scontro verbale su Juventus-Inter tra il deputato di An Gramazio e l'ex calciatore e deputato Ds Massimo Mauro si trasforma in scontro fisico. Gramazio scatta verso i banchi della maggioranza, Mauro cerca di allontanare con un calcio l'avversario, che intanto lo strattona e cerca di colpirlo. Gran lavoro dei commessi per sedare la rissa.

9 luglio 2003 - Durante la seduta della Camera, alcuni leghisti mostrano t-shirt con la scritta "io non sto con Abele" e "Caino sconti la pena". Il presidente Casini richiama due volte il capogruppo Alessandro Cè, Dario Galli, Luciano Dussin, Andrea Gibelli, Sergio Rossi e Luciano Polledri e poi li espelle. Un esponente del Carroccio si strattona da solo fingendo una sorta di colluttazione con uno dei commessi: "Sì, sto facendo anch'io resistenza. Da qui non mi sposto...".

31 luglio 2004 - Dopo un alterco per alcune battute su Tangentopoli e "nani e ballerine" con alcuni socialisti dei due schieramenti, Davide Caparini (Lega) tenta di sfondare il cordone dei commessi e di avvicinarsi a Roberto Giachetti (Margherita). Per Caparini scatta l'espulsione. Renzo Lusetti (Margherita) finisce in infermeria.

14 giugno 2007 - I deputati leghisti si siedono nei banchi del governo sventolando il titolo della Padania: "Governo fuori dalle balle". Seduta sospesa, poi l'occupazione, per circa un'ora, con i leghisti che urlano slogan e insulti alla maggioranza e quindi la rissa con i deputati del centrosinistra. L'ufficio di presidenza sospende 14 deputati della Lega per dieci sedute. Un record per Montecitorio.

15 novembre 2007 - Un senatore di Forza Italia cerca di prendere a testate un parlamentare del centrosinistra che viene circondato dai colleghi e portato in salvo fuori dall'emiciclo dal presidente della commissione Giustizia Cesare Salvi. Dai banchi di Forza Italia parte anche un sonoro "vaffanculo".

26 ottobre 2011 - La seduta è stata sospesa dal Presidente di turno, On.Bindi, a seguito di scontri “fisici” tra parlamentari leghisti  e parlamentari di Futuro e liberà, il tutto di fronte alle scolaresche in visita a Montecitorio che dalle balconate hanno assistito incredule all’accaduto.

15 Dicembre 2011 - Seduta sospesa alla Camera per le proteste della Lega che hanno esposto alcuni cartelli contro la manovra. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha espulso Gianluca Bonanno e Fabio Rainieri, che li hanno alzati davanti al banco del Governo.

Dal 6 giugno fattura elettronica obbligatoria verso la P.A.

La Stampa


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Il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, ufficializza l'obbligo per la fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione: partirà il prossimo 6 giugno. L'obbligo rientra nelle politiche di attuazione dell'Agenda Digitale e coinvolge tutte le imprese, incluse le più piccole, che hanno rapporti con la P.A.. Tutte dovranno organizzarsi e digitalizzare il processo di emissione fattura. Il Commissario per l'Agenda Digitale, Francesco Caio, stima in un miliardo di euro il risparmio per lo Stato derivante da tale digitalizzazzione. Sarà necessario produrre le fatture attraverso un file in formato XML, che dovrà essere trasmesso seguendo determinate specifiche tecniche. I ministeri utilizzeranno i prossimi mesi per mettere a punto tutti i meccanismi necessari per essere pronti il prossimo 6 giugno.

Il Governo rimarca i benefici connessi alla nuova procedura di fatturazione, primo fra tutti la capacità per la P.A. di gestire con certezza l’ammontare ed i tempi dei pagamenti verso i fornitori, visti i notevoli ritardi nei pagamenti che costeranno all'Italia una procedura di infrazione da parte dell'UE. La fatturazione elettronica sarà poi utile per il controllo della spesa, garantirà la possibilità di guidare analiticamente la spending review e rappresenterà un fattore di ammodernamento nei rapporti fra pubblico e privato.

Fonte: http://fiscopiu.it/news/dal-6-giugno-fattura-elettronica-obbligatoria-verso-la-pa

Ritrovata la prima Porsche della storia

Corriere della sera

La costruì il fondatore dell’azienda nel 1898 con motore elettricoÈ stata restaurata dopo il ritrovamento in un fienile austriaco

La prima vettura progettata da Ferdinand Porsche? È la «Egger-Lohner-Elektromobil Modell C.2 Phaeton», nota anche come «P1», ritrovata dopo 116 anni in un vecchio fienile in Austria. Per quel periodo, stiamo parlando del 1898, l’auto possedeva già alcune soluzioni tecniche d’avanguardia: aveva un motore elettrico.


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LA PRIMA, 116 ANNI FA - La storia dell’azienda Porsche è stata riscritta: sebbene nel 1948 fosse arrivato sul mercato il primo modello in serie, la 356, quasi mezzo secolo prima l’allora diciottenne Ferdinand Porsche curvava già per le strade di Vienna con un veicolo da lui stesso progettato e costruito. Su tutti i componenti aveva impresso la sigla P1 (Porsche numero uno) che diede così a questa vettura elettrica il suo nome. Ciò che a prima vista ricorda un vecchio calesse è in realtà la prima Porsche di tutti i tempi, un modello costruito in soli quattro esemplari. La vettura era stata scovata la scorsa estate in un fienile in Austria e in seguito acquistata dalla casa di Zuffenhausen. Nulla è stato rivelato circa prezzo d’acquisto o il luogo del ritrovamento. Ciò nonostante, dal 31 gennaio lo storico modello di «elettromobile» potrà essere ammirato al Museo Porsche h che festeggia anche il quinto anniversario. La P1 originale è stata restaurata nei minimi dettagli, ad eccezione della carrozzeria realizzata in plastica.

POTENZA - Alcune delle soluzioni tecniche dimostrano di essere enormemente all’avanguardia per l’epoca: come propulsore il giovane Porsche utilizzò infatti il motore ottagonale da lui stesso progettato. Per proteggerlo da eventuali danneggiamenti, il motore elettrico (da 130 kg di peso) venne provvisto di ammortizzazione e sospeso mediante un sistema oscillante intorno all’asse del veicolo. La potenza del motore era di 2,2 kW/3 CV, ma sfruttando il sovraccarico fu presto possibile arrivare a 3,7 kW/5 CV, con i quali il veicolo raggiungeva una velocità di 35 chilometri orari. Di più: la velocità di marcia era regolata da un controller a 12 fasi e le batterie da 500 kg - poste sotto i sedili posteriori - garantivano un’autonomia di ben 80 km (quasi un record per quei tempi). Considerato anche il peso totale dell’automobile: 1,3 tonnellate.


MEDAGLIA D’ORO - Il viaggio inaugurale avvenne il 26 giugno 1898, mentre nel settembre dell’anno dopo la P1 fece la sua grande apparizione al salone internazionale dell’automobile a Berlino. Per testare le prestazioni dei veicoli elettrici venne organizzata una corsa a premi, da Berlino a Zehlendorf e ritorno, per una distanza di oltre 40 chilometri. Ferdinand Porsche si aggiudicò la medaglia d’oro. La sua P1, con tre passeggeri a bordo, tagliò per prima il traguardo con 18 minuti di vantaggio. La P1 vinse anche la gara dell’economicità, in quanto la vettura aveva registrato il minor consumo in città. Poi la storia prese un altro giro.

30 gennaio 2014

Un italiano su tre non arriva a fine mese

La Stampa

Crescono il disagio e le difficoltà economiche. E i risparmi si assottigliano. Male la fiducia nelle istituzioni mentre crescono i consensi per la Chiesa


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In Italia quasi uno su tre, precisamente il 30,8%, non riesce ad arrivare a fine mese con le proprie entrate. Lo rileva l’Eurispes nel «Rapporto Italia 2014», sottolineando come nel corso dell’indagine, condotta a cavallo tra dicembre e gennaio, sul tema sia «stato registrato un tasso di non risposta decisamente alto (12%) che potrebbe indicare un disagio maggiore rispetto a quello rilevato». «Infatti, spiega, «sono in molti ormai ad essere colpiti dalla cosiddetta sindrome della quarta, quando non della terza, settimana». 

Inoltre, aggiunge l’Istituto di ricerca, tra quanti arrivano comunque alla fine mese non manca chi, il 51,8%, vi riesce soltanto utilizzando i propri risparmi. Tentare di mettere da parte qualcosa risulta «praticamente impossibile» per tre italiani su quattro. E ancora l’Eurispes sottolinea che «sul versante delle difficoltà incontrate dagli intervistati nel pagamento delle rate del mutuo o nel saldo mensile dell’affitto per la casa, si registra nel primo caso un disagio che tocca il 29,1% e, nel secondo, il 26,8%». Anche qui, specifica, «il numero di quanti hanno preferito non indicare una risposta precisa tocca livelli elevati, tali da far ritenere più alta la quota di chi ha difficoltà». Non stupisce a questo punto che «uno su quattro ha avuto necessità di ricorrere ad un prestito bancario nell’ultimo triennio’, con il numero maggiore di prestiti erogati che va da 1.000 a 10.000 euro (il 31%). 

CALA LA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI
Cittadini e Istituzioni sempre più lontani. Secondo il tradizionale Rapporto Italia dell’Eurispes esiste uno scollamento tra i cittadini e le Istituzioni, che si manifesta attraverso un grado di sfiducia diffuso e generalizzato. In sette casi su dieci (70,6%) gli italiani indicano che la propria fiducia nelle istituzioni è diminuita. Tra le singole istituzioni considerate si salvano con fatica, mantenendo i risultati dell’anno precedente e non superando comunque il 50% dei consensi, il Presidente della Repubblica (44,2%) e la Magistratura (41,4%). Governo e Parlamento raccolgono solo il 16% dei consensi. Resistono come punto di riferimento le forze dell’ordine e di sicurezza raccogliendo largo consenso: arma dei carabinieri (76,3%),marina militare (67,7%), aeronautica militare (65,2%),corpo forestale (62,6%), polizia di stato (61,8%),esercito (59,3%), guardia di finanza (58,8%). In salita nei consensi la chiesa (+12,4%) e la scuola che arriva al 53,6%. Le associazioni di volontariato rimangono le più apprezzate (74,5%). 

EFFETTO BERGOGLIO, AUMENTANO I CONSENSI ALLA CHIESA
Si ampliano i consensi nei confronti della Chiesa, che ottiene il 49% della fiducia degli intervistati (+12,4% rispetto al 2013), e delle altre confessioni religiose (dal 20,6% del 2013 al 23,1% del 2014). Sebbene abbia fatto registrare un lieve aumento da un anno all’altro, passando da un livello del gradimento del 17,6% nel 2013 al 21% del 2014, la Pubblica amministrazione è tra le categorie di Istituzioni meno amate dai cittadini. È senza dubbio il dirompente «effetto Bergoglio» ad aver inciso quest’anno sull’aumento della fiducia degli italiani nei confronti della Chiesa cattolica. 
ITALIANI SPORTIVI DA SALOTTO

Molti tifosi, pochi atleti. Ecco gli italiani di fronte allo sport. Niente di nuovo sotto il sole. Il Rapporto Eurispes 2014 conferma la fama degli italiani popolo di santi, eroi, navigatori, ma anche molto pigri, amanti dello sport soprattutto se in tribuna o in salotto, e assai meno propensi a faticare in tuta e scarpette. Per l’Eurispes appena il 34,3% degli italiani pratica regolarmente un’attività sportiva, un dato che ci colloca agli ultimi posti in Europa, insieme con Grecia, Bulgaria e Portogallo. La pigrizia sportiva, segnala il Rapporto, è assolutamente bipartisan: il numero di maschi che non svolge alcuna pratica sportiva è pressoché identico a quello delle donne: il 63% contro il 62,1%.

Comune di Napoli, ecco tutti i redditi e le spese di de Magistris e della sua giunta

Il Mattino

Napoli. Trentacinquemila e 93 euro da giugno a dicembre nel 2011; 84mila e 223 euro nel 2012 e 63mila e 167 euro nel 2013, fino al 30 settembre. Ecco quanto percepito dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris negli ultimi anni. A svelarlo, i dati pubblicati dallo stesso sito web del Comune di Napoli.






LEGGI LA SCHEDA DEL SINDACO



LEGGI LE SCHEDE DEGLI ASSESSORI
LEGGI LE SCHEDE DEI CONSIGLIERI COMUNALI




20140129_comune15Sul sito sono infatti comparsi i compensi, le dichiarazioni dei redditi e le spese sostenute negli ultimi tre anni per viaggi e missioni istituzionali dal sindaco, dalla sua giunta e dai consiglieri comunali e municipali. Tanti i numeri e le cifre resi noti. Ad esempio sappiamo che de Magistris ha speso ottomila e 700 euro circa di fondi pubblici per viaggi e missioni finora (Bologna, Roma, Milano e nel Regno Unito). Il viaggio più costoso - pagato con fondi pubblici - per il sindaco è stato quello a Bruxelles del 25-26 gennaio 2012 per la questione rifiuti: spesi 913 euro. Il "tour" più economico, quello di 19,85 euro a Trento per la manifestazione "Vedrò" nell'agosto 2012. In allegato, anche il modello 730 del primo cittadino napoletano. Per quanto riguarda il sindaco, sono state anche riassunte le spese sostenute per la propaganda elettorale: oltre 47mila euro. Nella sua dichiarazione c'è anche suo fratello Claudio de Magistris, come possessore del 33 per cento delle quote della società "3D Union srl", definita in liquidazione.

Relativamente al vicesindaco Tommaso Sodano, nel 2011 ha percepito 34mila e 700 euro circa (da giugno a dicembre); nel 2012, 63mila e 167 euro; nel 2013, 47mila e 375 euro (fino al 30 settembre). Sodano ha speso quasi ottomila e 800 euro di fondi pubblici per viaggi e missioni istituzionali, dal Regno Unito a Genova, da Roma a Mantova (la maggior parte dei viaggi è dovuta a motivazioni di natura ambientale). Passando all'opposizione, si evince la dichiarazione dei redditi di Gianni Lettieri con un reddito annuo di oltre 700mila euro.

Tornando alla giunta, spiccano i guadagni dell'assessore all'Istruzione Annamaria Palmieri: nel 2011 ha percepito circa 30mila euro (da giugno a dicembre); nel 2012, oltre 54mila euro e nel 2013 41mila euro (fino al 30 settembre). Tra quelli che guadagnano di più, anche l'assessore al Bilancio Salvatore Palma che ha percepito 24mila e 800 euro nel 2012 (da luglio a dicembre) e 41mila euro nel 2013 (fino al 30 settembre). Per missioni e viaggi, Palma ha speso circa 900 euro in tutto. Tra gli assessori più «recenti», fino al 30 settembre l'assessore alla Cultura Nino Daniele ha guadagnato poco più di 19mila euro; la sua spesa pubblica più alta per viaggi e missioni è stata di 566,48 euro il 12 settembre per un incontro a Barcellona sul Forum Universale delle Culture. La giovane Alessandra Clemente, assessore ai Giovani, fino al 29 gennaio ha percepito quasi 37mila euro; pochi viaggi da Firenze a Roma.

 
mercoledì 29 gennaio 2014 - 18:34   Ultimo aggiornamento: giovedì 30 gennaio 2014 09:07

Macerata, trova un tesoro nel diario del nonno deportato e morto ad Auschwitz

Il Messaggero

di Alessandra Bruno

La nipote, dipendente di un ministero di Roma, ha trovato il certificato del Regno d'Italia in una vecchia casa a Terni


MACERATA - Trovato un tesoro nel diario del nonno deportato e morto ad Auschwitz. E’ quanto racconta la maceratese Assunta Rossi, 41enne impiegata ministeriale, che attualmente vive a Roma.


20140128_foto_nonnoA 70 anni dalla scomparsa di Gino Corrado Rossi, morto prigioniero a Auschwitz, la nipote, ha trovato un’inaspettata eredità. «Stavamo ristrutturando una vecchia casa di famiglia a Terni - racconta Assunta - tra la primavera e l’estate scorsa. In un baule che conteneva anche il corredo di mia nonna e vecchie fotografie di mio nonno ho trovato anche il suo diario personale con all’interno questo titolo». La fortunata scoperta è un certificato di debito pubblico del regno d’Italia del 1930 con un deposito di 3.400 lire risalente al 23 febbraio 1936. «Il titolo è stato fatto stimare da un nostro consulente contabile - dicono da Agitalia - ed è risultato un valore monetario attuale, tra interessi, rivalutazione e capitalizzazione, per circa 78 anni di giacenza nelle casse dello Stato di 280mila euro circa». La richiesta per la restituzione della somma è stata già inoltrata al Ministero dell’Economia e a Bankitalia. «Se la cifra arriverà, la dividerò con le mie due sorelle. Con la mia parte finirei di pagare la casa. Che bel regalo mi ha lasciato il nonno», conclude Assunta Rossi.


Martedì 28 Gennaio 2014 - 19:22



Monte San Giusto, la perpetua trova un tesoro in sagrestia: «Ci restaureremo la canonica»

Il Messaggero

di Alessandra Bruno



Uno dei titoli di Stato trovati in sacrestia
MONTE SAN GIUSTO - Trovato un tesoro in sagrestia. E' successo nella chiesa di Santo Stefano, a Monte San Giusto. Dopo la morte dell'anziano parroco, don Dante Raccichini, deceduto il 22 novebrre scorso all'età di 95 anni, la parrocchia è retta da don Bruno Marconi, 60 anni, che nel prenderne possesso si è trovato di fronte a un vero tesoro in vecchi titoli di Stato.
La scoperta, in realtà, è stata fatta dalla perpetua Grazia Quacquarini, ex dirigente amministrativo del Tribunale di Fermo, che stava cercando una piantina della canonica e in un cassetto della sagrestia sono saltati fuori alcuni antichi titoli di Stato intestati alla Confraternita del Santissimo Sacramento. Sono stati rinvenuti 21 certificati di debito pubblico del Regno d’Italia e dello Stato italiano di diversi importi e di diversi anni: si va da un certificato di debito pubblico del Regno d’Italia di 100 lire del 1934, a uno di 3 lire del 1956 emesso dallo Stato italiano e negli anni di mezzo dal 1934 al 1956 una serie di altri certificati tutti con lo stesso beneficiario, ovvero la Confraternita del Santissimo Sacramento della Parrocchia di Monte San Giusto.

I titolo sono stati fatti stimare da un consulente di Agitalia che riferisce: «E' risultato un valore monetario attuale, tra interessi, rivalutazione e capitalizzazione, per oltre mezzo secolo di giacenza nelle casse dello Stato, di circa 40mila euro in totale». «Se riusciremo a recuperare i soldi ci restaureremo altri locali della casa parrocchiale Sara Falconi» dice Grazia Quacquarini. Una nota di Agitalia spiega: «Abbiamo già inoltrato la richiesta al Ministero dell’Economia e a Bankitalia per la restituzione della somma maggiorata con tutti gli emolumenti di legge. Nel frattempo abbiamo avviato anche la procedura di mediazione obbligatoria a seguito delle recenti riforme normative».


Mercoledì 15 Gennaio 2014 - 18:50
Ultimo aggiornamento: 22:36



Madre di tre gemelli scopre vecchio bot nella casa dei nonni: è diventata ricca

Il Messaggero



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A una casalinga di Macerata, separata e madre di tre gemelli, il Ministero dell’economia dovrà pagare 185mila euro per un certificato di debito pubblico di 50mila lire del 1956. R.M. durante alcuni lavori di ristrutturazione della casa degli avi a Macerata, ha ritrovato nella soffitta una scatola contenente un involucro con alcuni vecchi ricordi di famiglia, tra i quali un certificato di debito pubblico dello Stato Italiano del 1956 del valore nominale di lire 50mila. Il titolo è stato fatto stimare da Agitalia, a cui si è rivolta la donna, a un nostro consulente contabile ed è risultato un valore monetario attuale, tra interessi, rivalutazione e capitalizzazione, per circa 57 anni di giacenza nelle casse dello Stato di 185mila euro (calcolo effettuato dal 2 luglio 1956 al 15 ottobre 2013).

La donna ha conferito mandato all'ufficio legale di Agitalia per agire al fine del recupero della somma presso la Banca d’Italia ed il Ministero delle Finanze obbligati in solido ad “onorare” tutti i debiti degli Istituti bancari non più esistenti e dei titoli pubblici facenti capo allo Stato italiano. A fine ottobre 2013 è stata inoltrata la richiesta al Ministero dell’Economia ed a Bankitalia per la restituzione della somma maggiorata con tutti gli emolumenti di legge. Nel frattempo è stata avviata anche la procedura di mediazione tornata obbligatoria a seguito delle recenti riforme normative. Per informazioni relative alla riscossione dei libretti bancari o dei buoni postali scaduti è sufficiente visitare il sito www.agitalia.info o scrivere alla Associazione all’indirizzo agitalia@virgilio.it per ricevere telematicamente e gratuitamente tutte le informazioni necessarie a riscuotere i titoli di credito dei decenni passati.


Mercoledì 27 Novembre 2013 - 10:18
Ultimo aggiornamento: Giovedì 28 Novembre - 16:34

Funghi a gas per riscaldare, la Procura dispone controlli a tappeto nei bar

Corriere della sera

I primi sei locali sottoposti a verifica sono risultati fuori norma. Si consiglia l’uso di impianti elettrici


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Il procuratore aggiunto Nicola Cerrato ha disposto controlli del Nucleo di polizia giudiziaria dei vigili del fuoco a tappeto nei locali della città che usano i funghi a gas per riscaldare i dehors e i primi sei bar controllati nei dintorni di corso Vittorio Emanuele sono risultati tutti fuori norma. Coinvolti nelle verifiche anche gli agenti della polizia locale.«Bastano pochi chili di gas per causare un’esplosione e, in caso di incendio, si rischia una carneficina», ha dichiarato il magistrato che una volta completato il censimento avviato dal Comune per registrare quanti locali facciano uso di bombole a gas per il riscaldamento dei tavoli all’esterno o per preparare i cibi, invierà una circolare sulle disposizioni di sicurezza e raccomandare l’utilizzo, più sicuro, dei funghi elettrici. In Italia, infatti, non è vietato l’uso di bombole a gas, tuttavia il loro utilizzo è lecito entro determinati paletti.

LA NORMA - In casa e nei locali pubblici, ha spiegato il magistrato, si possono tenere bombole fino a 70 chilogrammi di gpl. Inoltre, non si possono in alcun caso tenere bombole sia che siano piene sia che siano vuote, se non allacciate agli impianti. Questo per fare in modo che sia solo personale addetto a provvedere all’allacciamento. Nei sei bar controllati lunedì mattina, la polizia giudiziaria ha contestato l’abitudine di portare i funghi all’interno del locale quando si chiude e, in un caso, ha trovato addirittura 8 bombole custodite in cantina, sotto il piano stradale, fatto vietato perché il gpl è più pesante dell’aria e si accumula, aumentando il rischio di esplosione. I vigili, dunque, hanno multato i titolari dei bar controllati per violazione del decreto di sicurezza sul lavoro 81/08 e della legge speciale 1083/71 che disciplina l’utilizzo di impianti a metano o gpl. In caso di recidiva, è previsto il sequestro preventivo del locale e l’arresto fino a 2 anni del responsabile.

29 gennaio 2014

Addio Dolce Vita, è morta Aiché Nana: quando fece il primo spogliarello in un ristorante di Trastevere scandalizzò l'Italia

Il Mattino

di Gloria Satta


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È morta a Roma, all’Aurelia Hospital, Aiché Nana. Aveva quasi 78 anni, era turca (o forse nata in Libano), in gioventù aveva fatto la danzatrice del ventre e con un famoso spogliarello, immortalato dal paparazzo Tazio Secchiaroli, più di mezzo secolo fa inaugurò ufficialmente la Dolce Vita scandalizzando l’Italia puritana. Da allora in poi il suo nome sarebbe rimasto legato a un periodo-chiave del costume italiano a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta. Anni di effervescente edonismo, eccessi divistici e notti brave che avevano Roma, anzi via Veneto, come epicentro. Era il 5 novembre del 1958 e quello strip-tease, rilanciato dai media internazionali, meritò perfino una citazione nel capolavoro di Fellini, La Dolce Vita: la scena venne replicata da Nadia Grey nel finale del film, in una villa di Fregene, prima che Mastroianni avesse l’apparizione della celestiale Valeria Ciangottini. Nella realtà, l’episodio si era svolto in un ristorante alla moda, il Rugantino di Trastevere, dove la contessa Olghina di Robilant festeggiava il compleanno con un centinaio di invitati. C’erano i protagonisti della mondanità dell’epoca: Elsa Martinelli, Linda Christian, Anita Ekberg, Laura Betti...

IL TESTIMONE
E c’era Enrico Lucherini, il famoso press agent che muoveva i primi passi nello star system promuovendo film, inventando scandali, lanciando attrici dal suo ”ufficio” improvvisato su un tavolino del Café de Paris. Quella sera se la ricorda benissimo: «C’era un’atmosfera surriscaldata», racconta Lucherini, «molti, come la Ekberg, ballavano sui tavoli, si rideva e si beveva. A un certo punto qualcuno, forse un produttore, portò una ragazza straniera giovanissima, molto bella e sconosciuta. Nessuno sapeva il suo nome, Aiché Nana, né da dove venisse. Gli uomini si tolsero le giacche e le gettarono sul pavimento urlandole ”nuda-nuda!”. Lei cominciò a dimenarsi in una sensualissima danza e finì per togliersi la blusa, rimanendo con il seno scoperto e le sole mutandine di pizzo. In un locale pubblico una cosa del genere non s’era mai vista». Secchiaroli cominciò a scattare all’impazzata. Ma il comune senso del pudore era stato offeso e qualcuno chiamò la polizia. Il paparazzo fece scivolare i rullini nella tasca dello smoking di Lucherini, dandogli appuntamento al giorno dopo. «Ci trovammo davanti al cinema Reale e io gli riconsegnai i negativi della serata che qualche giorno dopo sarebbero stati sparati in prima pagina dall’Espresso», racconta il press agent.

I PAPARAZZI
La Dolce vita era ufficialmente cominciata. I fotografi si moltiplicarono nella speranza di fare a botte con Walter Chiari all’epoca amante di Ava Gardner o di beccare una litigata tra Liz e Burton. Sofia Loren scendeva a via Veneto e paralizzava il traffico. Dopo teatro il jet set si ritrovava da Doney e le notti romane non finivano mai. Aiché Nana, ormai celebre, provò a riciclarsi come attrice. Interpretò qualche film minore, poi Storia di Piera e I nuovi mostri. Nel 2010 portò in tribunale Mediaset per la fiction Vita da paparazzo di Pingitore che citava il famoso strip-tease. Chiedeva un milione di euro ma perse la causa e non le rimase, tra un’ospitata e l’altra in tv, che continuare a convivere con la sua fama pesante come una condanna.


Dolce Vita, morta Aichè Nana: suo il celebre strip che scandalizzò l'Italia






LA NOTIZIA DELLO SPOGLIARELLO SUL MESSAGGERO DEL 7 NOVEMBRE 1958

Era l'Italia in bianco e nero del 1958 e quell'episodio, che la vide rimanere con un semplice slip di pizzo indosso dopo un lungo ballo sinuoso, fu tanto discusso da renderla celebre al punto da meritare una citazione nella Dolce Vita di Federico Fellini. Ma la cosa ebbe anche uno strascico giudiziario per atti osceni. Del resto la stessa vicenda la portò nuovamente ad una battaglia consumata in Tribunale contro la fiction Vita da paparazzo, che nel 2008 rimise in scena per Canale 5 l'episodio che le aveva segnato la vita, con la regia di Pierfrancesco Pingitore. Il regista è stato poi assolto poco più di un mese fa dal tribunale di Anzio dall'imputazione di diffamazione. Della sua scomparsa dà notizia il suo legale Giuseppe Torcicollo, che sottolinea come «il dolore dovuto alla sconfitta legale abbia contribuito all'aggravarsi delle sue condizioni».

giovedì 30 gennaio 2014 - 08:48   Ultimo aggiornamento: 08:51

Buco nei conti e la Sicilia (come sempre) batte Cassa

Corriere della sera

Da Cuffaro a Crocetta, tutti nella Capitale per un aiutino

«A mmia?!?» Rosario Crocetta, precipitatosi a batter cassa a Palazzo Chigi per strappare un «aiutino» di Letta a tappare l’emergenza finanziaria, dice che non riesce a capire perché, dopo anni di complice lassismo, il commissario di governo ha bocciato proprio il bilancio suo: «Ma se sono i miei predecessori ad aver fatto quel buco!». Fatto sta che, bianca, azzurra o rosé, non c’è verso che
la Regione siciliana trovi un suo equilibrio.


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Malgoverno - Che l’isola sia stata amministrata per decenni in modo indecente («e ancora lo è», accusano i nemici del governatore) è dura da contestare. Basti leggere un’Ansa: «Il procuratore generale della Corte dei conti in Sicilia, Giuseppe Petrocelli, nella requisitoria per il giudizio di parificazione del rendiconto della Regione, ha sostenuto che nell’ isola “c’è un concentrato di malgoverno nel quale emerge l’esplosione delle spese a scopo clientelare o demagogico”». Ce l’aveva con le «regalie di ogni tipo destinate pressoché esclusivamente a essere utilizzate come meccanismo di formazione e perpetuazione del consenso». Era il giugno 1990. Quasi un quarto di secolo fa.

Parole al vento - Da allora, non c’è presidente scelto prima con una pastetta fra i partiti o più tardi votato direttamente dagli elettori che non abbia giurato d’avere cominciato a risanare i conti. Lo ha fatto da sinistra Angelo Capodicasa: «Pur non essendo condivisibili i toni allarmistici la situazione desta serie preoccupazioni e occorre adottare subito politiche di bilancio, correttivi legislativi e atteggiamenti di governo che siano in grado di riportare sotto controllo la spesa e individuare obiettivi di risanamento per la crescita». L’ha fatto da destra Totò Cuffaro: «Pur proseguendo sulla strada del risanamento e del contenimento della spesa pubblica, questo governo ha dimostrato di saper operare delle scelte importanti per il rilancio dell’economia...» L’ha fatto da posizioni autonomiste Raffaele Lombardo: «Da diverse settimane stiamo operando nel senso di un risanamento dei conti, che dovrà portarci a tagliare sprechi, non solo nel settore della sanità e del personale...»

Bacchettate - Eppure, non c’è stata finanziaria che non sia stata bacchettata dalla Corte dei conti. Anno dopo anno. Si pensi che nel 1998 il procuratore generale, Luigi Maria Ribaudo, denunciò che la Sicilia in mezzo secolo di autonomia speciale aveva «disperso in modo scriteriato e assurdo le risorse disponibili» senza saper «utilizzare gli eccezionali vantaggi che derivano da ciò che gli assegna la Carta costituzionale». Eppure il suo monito fu preso talmente sul serio che l’anno dopo, come denunciò lui stesso, sul libro paga della Regione, tra dipendenti diretti e precari a vario titolo, il numero era salito a «centomila persone». Un numero che nel 2010, invece che calare, sarebbe stato calcolato in 144.148. Una deriva senza fine. Tanto che nel 2008, quando già era esplosa la polemica sui costi della politica compreso il clientelismo, la stessa Corte denunciò che la finanza regionale fosse «in notevole deterioramento» con l’indebitamento «cresciuto dell’83%».

I nodi al pettine - In un contesto come questo lo sapevano tutti che un giorno o l’altro i nodi erano destinati a venire al pettine. Che non era possibile avere 1.874 dirigenti in più, in rapporto ai sottoposti, rispetto alla media del resto d’Italia. Che le frodi comunitarie scavavano in Europa un solco profondo, colmo di diffidenze, nei confronti dell’isola. Che non poteva durare in eterno il giochetto di assumere «clientes» senza concorso perché tanto erano «provvisori» per poi passare alla stabilizzazione di migliaia e migliaia di precari alla volta. Lo sapevano tutti. Eppure ancora nel 2009 saltarono fuori regali di Natale stupefacenti, come fossero anni di vacche grasse: trecento gemelli da polsino e orecchini d’oro da 358 euro al pezzo, «1.500 teste in ceramica dei discendenti dei Borbone» da 115 euro l’uno e una montagna di cravatte di gran firma e altro ancora.

Gioco di prestigio - E tutti a chiedersi: ma come fanno, a far figurare i conti in ordine? E ogni anno, con un gioco di prestigio, finivano tra le entrate enormi quantità di crediti che parevano lì lì per essere riscossi. Centinaia di palazzi e terreni e beni immobiliari pronti a essere venduti e mai venduti. Previsioni di incassi così incredibili da essere ridicoli, come la riscossione di denari dai cacciatori «derivanti dallo smaltimento delle carcasse degli animali». Macché, per anni è passato sempre tutto.
La zavorra - E quando proprio i conti non tornavano (non potevano tornare se la Regione nel rapporto entrate-uscite era secondo la Cgia di Mestre sotto di 1.750 euro pro capite contro un residuo fiscale di 5.775 euro medio dei lombardi e 4.232 degli emiliani) il presidente partiva e andava a battere cassa a Roma.

Lo ha fatto Cuffaro e prima di lui Lombardo e prima di loro Rino Nicolosi. Il quale nel 1988, dopo l’uccisione dell’ex sindaco Giuseppe Insalaco, come raccontano Enrico Del Mercato ed Emanuele Lauria nel libro «La zavorra», salì a Roma dall’allora presidente Giovanni Goria. Questi, ricorda un funzionario, «chiese a Nicolosi cosa si potesse fare per arrestare il dilagare della violenza mafiosa in Sicilia. Il presidente lo scrutò, ci pensò un po’ su e poi cominciò il suo ragionamento: per fermare la mafia bisogna migliorare l’efficienza della burocrazia siciliana. E per fare questo bisogna assumere più persone negli uffici della Regione e dei Comuni».

Andazzo - Dice oggi Rosario Crocetta che «un andazzo così non si può invertire da un giorno all’altro» e non è colpa sua se «Cuffaro e Lombardo hanno lasciato buchi da brivido» e giura che lui ha fatto «tagli per 1,4 miliardi» e ha denunciato alla magistratura «le schifezze della Formazione» e insomma «ci vuole del tempo perché un malato possa guarire e lo ammazzi se pretendi che sia sano tutto di colpo». Il commissario di governo però, nonostante il desiderio del governo di trovare una soluzione che rassereni i dipendenti senza stipendio, pare essersi impuntato. Basta tolleranze. Fine. Il braccio di ferro proseguirà nei prossimi giorni. E intanto Crocetta continua a ripetere: «Perché a me? Perché solo a me?»

30 gennaio 2014

Via il portavoce sgradito al marito di Kyenge

Corriere della sera

«Non mi sono dimesso» precisa il diretto interessato

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ROMA - L’hanno mica mandata via perché non stava tanto simpatico al marito della Kyenge? «Ah ah», ride in due sillabe Cosimo Torlo, però non dice né sì e né no. E soprattutto è scontroso: «Sono agitato, deve capirmi». Ieri, dopo che l’agenzia Reuters aveva battuto per sbaglio la notizia delle dimissioni del ministro per l’Integrazione, è stato invece il suo portavoce ad annunciare il proprio addio con una email: «Care colleghe e cari colleghi, venerdì 31 gennaio cesserò il mio incarico... questi otto mesi sono stati per me intensi e ricchi...» più varie frasi di circostanza. «Non mi sono affatto dimesso», precisa contrariato. E allora, delle due l’una: l’hanno licenziato. «Il ministro mi ha comunicato che in quella data sarebbe finito il mio rapporto di lavoro». Ma è successo qualcosa tra voi? «La smetta, per favore».

Però, con tutta la buona volontà, è difficile non ripensare a una verace intervista a Domenico Grispino, marito di Cécile Kyenge, pubblicata su Libero un mesetto e mezzo fa, in cui appariva evidente che il consorte non gradisse l’onnipresenza di Torlo («Un addetto stampa che le è stato imposto dal partito, era quello dell’ex ministro Cesare Damiano»): «A Venezia, al Festival del Cinema, mia moglie girava con lui e le mie due figlie, era sempre lì attaccato ed è entrato in tutte le foto». Tant’è che in una didascalia veniva presentato come il marito e il marito non era. «Lì ha sbagliato anche mia moglie» proseguiva Grispino. «L’addetto stampa non deve stare sempre lì con lei». E alla inevitabile domanda se fosse per caso geloso, rispondeva così: «Io? Si figuri. Ma quello adesso lo faccio mandare via».

Ed ecco perché ora questo repentino arrivederci e grazie non è passato inosservato. Per quanto il ministro Kyenge abbia rilasciato una dichiarazione ufficiale: «I cambiamenti spesso sono necessari per interpretare frasi nuove» (più, anche qui, le postille di rito come «Colgo l’occasione per ringraziarlo per l’attività svolta con senso di responsabilità e professionalità»). Una frase che può riferirsi all’ambito lavorativo - secondo Franco Bechis di Libero la Kyenge avrebbe silurato lui e Paolo Carletti, ex capo della segreteria, addossando loro i suoi insuccessi - ma anche no. Tant’è che il buon Torlo, piemontese, appassionato eno-gastronomo, su Dagospia diventa il «terzo incomodo», sparito il quale il matrimonio Kyenge-Grispino, a quanto pare in crisi, potrebbe ritrovare l’armonia.

Ieri sera Torlo annotava sul suo profilo Facebook (dove risulta single): «Dopo una splendida giornata di m... un ottimo Brunello... a seguire Napoli-Lazio (è tifoso partenopeo ndr ). E la vita continua». A scorrere indietro, nei suoi post, l’ex portavoce della Kyenge si rivela un animo romantico. Il 26 gennaio scrive a una misteriosa lei, che magari è solo una creatura letteraria: «Ora so nitidamente cosa mi manca. Il tuo bacio». L’11: «Ogni mattina è la stessa piacevole storia, un lungo respiro, un buon caffè e la consapevolezza che avrò cura di te». Il 18: «Amica luna porta un bacio sulle labbra alla stella più bella del creato». Mentre il 23, parlando del film La Grande Bellezza , Torlo si supera: «Mi ritengo fortunato, perché ho il privilegio di averla incontrata».

30 gennaio 2014

Obama cita a modello un pizzaiolo italiano

Il Giornale .it


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L’italoamericano John Soranno (52 anni) è il pizzaiolo più famoso d’America. Obama ha parlato di lui nel suo discorso sullo stato dell’Unione. L’ha indicato come eroe positivo. Ma cosa ha fatto di speciale Soranno? Contitolare della pizzeria Punch Pizza di Minneapolis, orgogliosamente napoletana, ha alzato il salario dei suoi dipendenti fissandolo a 10 dollari l’ora. Obama, che ha annunciato un decreto per aumentare i salari medi, ha ricordato che negli Stati Uniti diverse aziende hanno aumentato le paghe per conto loro. Tra  questi c’è Soranno, che con il socio Nick Chute gestisce Punch Pizza, una catena di otto pizzerie, rigorosamente con forno a legna, dislocate nella zona di Minneapolis-Sain Paul (Minnesota). I loro trecento dipendenti hanno ottenuto l’aumento lo scorso mese di novembre. Le paghe più alte non riguardano solo camerieri e pizzaioli. Anche i responsabili di ciascun locale percepiscono, a quanto pare, uno stipendio annuo di circa 100mila dollari all’anno.

Il discorso di Obama
“Nell’anno trascorso da quando ho chiesto al Congresso di incrementare il salario minimo – ha detto il presidente – cinque Stati hanno approvato leggi per aumentarlo. Molte aziende lo hanno fatto per conto loro. Nick Chute è qui, questa sera, con il suo capo John Soranno. John è il proprietario di Punch Pizza a Minneapolis, e Nick lo aiuta a impastare. Ma ora è molto più produttivo: John ha appena dato ai suoi dipendenti un aumento di stipendio, portandolo a 10 dollari l’ora. Una decisione che ha diminuito il loro stress finanziario e ha incrementato il loro morale. Questa sera io chiedo che altri imprenditori americani seguano l’esempio di John e facciano ciò che possono per incrementare lo stipendio dei loro dipendenti”.

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Dal Napoletano i genitori di John Soranno si trasferiscono a Milano negli anni Sessanta, quando lui aveva solo cinque anni. Quasi ogni giorno tornando da scuola, in tram, John si fermava nella pizzeria “da Gino”. E da lì imparò tutti i trucchi e le magie dei pizzaioli, così come il loro amore per il pomodoro, la mozzarella, il basilico e gli ingredienti che rendono unica la vera pizza italiana. Passano gli anni e Soranno si trasferisce negli Stati Uniti in cerca di fortuna. Ovviamente finisce a lavorare in una pizzeria. Dove impara molte cose del mondo della ristorazione. L’idea di aprire un locale tutto suo gli viene nel 1995, quando si trova a Nizza (Francia) per la luna di miele con sua moglie. Cercavano un buon ristorante e si imbatterono in una pizzeria con il forno a legna. Per John fu un ritorno alle origini. Ritornato in America decide di buttarsi a capofitto nell’avventura imprenditoriale e nel febbraio 1996 apre la sua prima pizzeria.

Fumi? Nel Dna hai i cromosomi dell'uomo di Neanderthal

Il Mattino


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ROMA - L'uomo di Neandethal? E' ancora in noi. Nel nostro patrimonio genetico ci sono ancora tracce dell'uomo di Neanderthal. I suoi geni continuano a dettare le istruzioni per pelle e capelli, ma sono anche legati alla comparsa di malattie come il diabete di tipo 2, la cirrosi biliare e il lupus. Abbiamo perfino ereditato cromosomi che influenzano il comportamento dei fumatori che non riescono a smettere. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, si deve al gruppo di genetisti dell'università di Harvard guidato da David Reich. I ricercatori hanno analizzato il patrimonio genetico di oltre mille individui, 846 dei quali di origine non africana e 176 provenienti dall'Africa sub-sahariana. Questi dati genetici sono stati confrontati con quelli relativi ad un uomo di Neanderthal vissuto circa 50.000 anni fa, la cui mappa del Dna è stata completata nel 2013.

È emerso così che gli uomini contemporanei non discendenti dal ceppo africano hanno circa il 2% circa dei geni in comune con l'uomo di Neanderthal. Questo pugno di Dna d'epoca influenza soprattutto la produzione della cheratina, ossia della proteina che conferisce robustezza a pelle, capelli e unghie. L'ipotesi che proprio questi geni siano stati cruciali nel consentire all'uomo di adattarsi a un clima più mite rispetto a quello africano. Altri geni, invece, sono stati difficili da digerire e influenzano malattie legate alla funzione immunitaria e perfino alcuni comportamenti, come la capacità di smettere di fumare.

mercoledì 29 gennaio 2014 - 18:54   Ultimo aggiornamento: 19:02

Rex, cucciolo di pitbull nato senza zampe: una coppia lo adotta e lo salva dall'eutanasia

Il Mattino


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ELGIN - Si chiama Rex ed è un cucciolo di Pit Bull, nato da appena 6 settimane. Il piccolo non ha le zampe posteriori a causa di una malformazione e il suo padrone originario, proprio per questo suo handicap, lo ha abbandonato per strada. Per fortuna, Rex è stato soccorso da un'organizzazione, la Rescue Warriors Corp, con sede ad Elgin, Illinois (Stati Uniti), che si è preso cura di lui. Ma nessuno sembrava interessato ad adottare il piccolo Rex, tanto che, i respinsabili dell'organizzazione, hanno deciso di programmare la sua eutanasia. Poi un bel giorno, Kimberly Boshold, 24 anni, ed il suo fidanzato, Kevin Koster, dopo avere visto una foto di Rex su Facebook, hanno deciso di intervenire e di adottarlo. “Tutti continuano a dirmi ‘Oh, sei una tale santa per averlo portato con te, sei una brava persona ‘ – ha raccontato Kimberly alla stampa - Ma io sono fortunata ad avere lui. È il contrario”.

 
mercoledì 29 gennaio 2014 - 16:21   Ultimo aggiornamento: 16:22

Esplode la stalla. Tutta colpa delle flatulenze delle mucche

Il Mattino


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Una storia perfetta per il prossimo cinepanettone: 'Natale a Rasdorf'. In questa cittadina tedesca dell'Assia, 90 mucche da latte hanno provocato un'esplosione nella stalla in cui erano alloggiate con pericolose emissioni di metano. I bovini flatulenti avevano saturato l'ambiente di gas naturale, che una scarica elettrostatica partita da un macchinario ha trasformato in una improvvisa fiammata. Bilancio: il tetto danneggiato e una mucca leggermente ustionata, hanno potuto constatare i vigili del fuoco e una squadra specializzata nelle fughe di gas, allertati dallo stupefatto fattore.
mercoledì 29 gennaio 2014 - 12:24   Ultimo aggiornamento: 12:52

Suo figlio è comunista” E la banca chiude i conti a tutta la famiglia

La Stampa

tonia mastrobuoni

È successo in Germania, dove una filiale del gruppo Commerzbank ha chiuso i conti correnti degli Schamberg. “Il figlio Kerem è il segretario del Partito Comunista Tedesco di Monaco e si è espresso per la nazionalizzazione degli istituti di credito”.


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Quando ha ricevuto quella telefonata, a dicembre, è rimasta senza parole. La sua banca le chiedeva di ritirare la garanzia al conto corrente del figlio, senza fornire spiegazioni specifiche. Il figlio Kerem Schamberger, 27 anni, incensurato e senza debiti, è il segretario del Partito comunista tedesco (Kpd) a Monaco. Motivo sufficiente, per Commerzbank, per censurare l’intera famiglia. Alla madre di Kerem, 62 anni, e da 45 cliente della seconda banca tedesca, dopo un’ulteriore richiesta di spiegazioni via mail, è stato tout court chiuso il conto corrente. Lo racconta oggi la Sueddeutsche Zeitung.

Certo, Kerem non è un fan delle banche, come molti comunisti chiede che siano nazionalizzate – cosa che molti governi molto poco comunisti hanno fatto in questi anni per salvarle dallo tsunami da subprime che si sono auto inflitte – e ha espresso in alcune manifestazioni pubbliche delle critiche specifiche a Commerzbank. Il militante comunista avrebbe detto che essendo stata salvata con soldi pubblici, dovrebbe essere considerata di tutti. Una frase banalissima, sentita milioni di volte. Ma la sua banca, presumibilmente, lo teme, da allora. Oppure non lo ha perdonato. Chissà. Ma chi fa paura, in questa vicenda, non è certo lui. 

Arabia “stupida”, Iraq “malvagio”. Su Google la mappa dei pregiudizi Usa

La Stampa

francesca paci

Il Washington Post interroga il motore di ricerca su cosa vogliono sapere gli americani quando digitano “Middleast”


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Cosa vogliono sapere gli americani quando digitano “Middleast” (Medioriente) su Google? La risposta (o meglio, una delle possibili risposte) è nella mappa realizzata dal quotidiano Washington Post dopo aver interrogato il celebre motore di ricerca. Come è noto a qualsiasi navigatore, quando si scrive una parola o una frase nell’apposita barra di Google una tendina suggerisce in automatico le possibili combinazioni che corrispondono all’associazione fatta più frequentemente dagli utenti tra quella parola o frase e un’altra parola o frase. 

Il risultato del gioco è tanto poco statistico quanto psicologicamente interessante. All’input “Why is Saudi Arabia so...” (perché l’Arabia Saudita è così...), per esempio, escono fuori “stupida” e “conservatrice”, vale a dire che nonostante l’alleanza di ferro ancora in piedi (chissà per quanto tempo) tra Washington e Riad l’impressione degli internettari statunitensi non è esattamente lusinghiera.

L’associazione più frequente è con la parola “importante”, come se gli americani volessero capire come mai il Medioriente, così geograficamente lontano, resta ancora centrale nella politica estera della Casa Bianca al punto da vedervi impegnati tanti dei loro militari. Al secondo posto viene “pericoloso” (Algeria e Siria) e al terzo “violento” (Iraq e Afghanistan). Ci sono poi lo Yemen “povero”, la Tunisia “economica” e l’Oman “costoso”.

Ovviamente non si tratta di dati “universali”, nel senso che rispondono alla ricerca fatta da un utente basato a Washington DC. Eppure rivelano qualcosa, una perplessità popolare di fondo che è probabilmente una delle mille ragioni del tentativo (finora infruttuoso) di Obama di disimpegnarsi dalla regione. Nel caso di Siria, Israele e Iran è particolarmente evidente l’interrogatorio sotteso: perché mai dovremmo occuparcene in questo modo? A Israele corrispondono gli automatismi “importante”, “importante per gli Usa”, “potente”, “odiato”. All’Iran “inquinato”, “malvagio”, “potente”, “importante”. Alla Siria “importante”, “determinante”, “violenta”, “negativa”.

Per quanto semplicistici possano sembrare, i quesiti che emergono da questo gioco non lo sono affatto. Esattamente come nel caso dell’analogo esperimento di The Atlantic sull’Europa (in cui all’Italia corrisponde “razzista”, alla Spagna “vuota”, alla Francia “gay”). C’è dietro un misto di ignoranza e pregiudizi (una raccolta dei quali è sintetizzata nel bel lavoro grafico dell’artista bulgaro Yanco Tsvetkov, noto come “alphadesigner”, ma c’è anche una richiesta di delucidazioni, una volontà di capire, un bisogno di spiegazioni a temi troppo spesso dati per scontati che non arrivando dalla politica (e soprattutto dai politici) trovano sfogo su Google. 

Cinesi, primi in classifica nel consumo di vino rosso

La Stampa

ilaria maria sala

Sorpasso su Francia e Italia: con 1865 miliardi di bottiglie, il consumo cinese registra una crescita del 136% rispetto al 2008 e secondo le proiezioni è previsto un ulteriore aumento del 33,8% di qui al 2017.


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La Cina è divenuta il primo Paese al mondo per il consumo di vino rosso, sorpassando la Francia e l’Italia: l’anno scorso infatti sono state vendute in Cina (comprese le vendite avvenute a Hong Kong) 1865 miliardi di bottiglie di vino rosso, una crescita del 136% rispetto ai consumi di vino rosso nel 2008. Calcolato in casse di vino, il consumo cinese è di 155 milioni di casse, mentre quello francese è di 150 milioni di casse, e quello italiano di 141 – il che mostra dunque che il primato cinese è solo rispetto al totale, e non al consumo individuale di vino rosso. 

Ciò nonostante, la Cina, in particolare dal 2005, ha aumentato in modo rapido il suo interesse per i vini, e in particolare quelli rossi, secondo uno studio pubblicato oggi dall’International Wine and Spirits Research, un’istituto britannico, e secondo una serie di statistiche fornite dal salone internazionale del vino Vinexpo – che in maggio ha una sua edizione asiatica, proprio a Hong Kong. Ma quello che spicca dagli studi è anche come più dell’80% dei vini consumati in Cina siano di produzione e elaborazione locale, dato che la Cina è ormai divenuta il quinto Paese per produzione vinicola.

Ciò avviene in particolar modo grazie a nuovi vigneti impiantati soprattutto nella parte occidentale del Paese (dopo l’Italia, la Francia, gli Stati Uniti e la Spagna), nella regione del Xinjiang e del vicino Gansu, grazie anche all’importazione di alcuni prestigiosi cultivar di uve da Francia e Italia. Malgrado la forte dipendenza dalla produzione vinicola nazionale, infatti, si nota un crescente interesse per la produzione europea, americana e australiana. Secondo le proiezioni sul futuro, inoltre, questo consumo di vini dovrebbe vedere un ulteriore aumento del 33,8% di qui al 2017.

Statue, mausolei, busti: ecco i monumenti più brutti del mondo

La Stampa

flavio alivernini

Secondo la Cnn, anche l’Italia figura nella speciale classifica con la statua di Papa Wojtyla a Roma realizzata da Oliviero Rainaldi. L’artista risponde: «Atteggiamenti parassitari, anche il David di Michelangelo fu stroncato»


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I media angloamericani, si sa, amano stilare classifiche e propinarle ai propri lettori in tutte le salse. Probabilmente il feedback che ricevono dalla loro pubblicazione è talmente positivo da spingerli a trovare argomenti sempre più bizzarri, talvolta improbabili, su cui incardinare i loro indici di valutazione. Ad ogni modo, al di là della reale corrispondenza con la realtà delle cose, le graduatorie fanno sempre discutere e spesso sono un punto di partenza per analisi più approfondite rispetto alle tendenze del momento.

La CNN, ad esempio, ha pubblicato qualche giorno fa “The world’s ugliest monuments”, un compendio di bruttezze planetarie firmato Iain Aitch che si apre con un appello dell’autore agli scultori del pianeta: “ecco come non costruire un monumento!”. Statue, mausolei, busti; le opere più brutte del globo scelte e commentate da un giornalista (autore, genio dei contenuti, pensatore dirompente, storico di cultura giovanile e anche artista, si legge dal suo profilo twitter) britannico tifoso del Tottenham. Tra di esse ha inserito “Conversazioni”, l’omaggio a Papa Wojtyla che lo scultore Oliviero Rainaldi ha realizzato e inaugurato il 18 maggio del 2011 a Roma, in Piazza dei Cinquecento, a pochi metri dall’entrata principale della Stazione Termini; al giornalista inglese il Papa di Rainaldi sembra “Mussolini che tenta di rapire un minore”.

Se è vero che in Italia il lunedì ci sentiamo tutti allenatori di calcio, allo stesso modo Aitch dimostra che in Inghilterra ci si avventura con la stessa facilità nel campo della critica d’arte. Al di là del giudizio di merito che ognuno può dare assecondando il suo gusto estetico - non necessariamente assistito da competenze specifiche in materia- , catalogare sui media delle opere dell’ingegno e della creatività, nel bene o nel male, rappresenta o no un esercizio che l’autore dovrebbe quantomeno poter difendere? Aitch ha evitato, per ora, di chiarire quali siano i criteri che ha utilizzato per scegliere i suoi undici, orribili monumenti in giro per il mondo e di spiegare se è mai stato in Italia per vedere da vicino l’opera di cui parla. 

Oliviero Rainaldi, l’artista che l’ha creata, ha voluto rispondere invece, replicando che “a parte la lunga e rilevante storiografia di considerazioni fuori luogo fatte nel breve periodo su opere che poi si sono rivelate capolavori, vorrei ricordare al giornalista della CNN che un suo collega anglosassone quando venne presentato il Guggenheim Museum di New York gli affibiò il soprannome di “cavatappi”.

“Bisogna riflettere – continua Rainaldi - prima di dare giudizi, lasciare che le cose si sedimentino senza farsi avvolgere dal vortice della cronaca. Detto questo, ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero e capisco che il concetto di unanimità vale per le questioni economiche e politiche, ma non conta per quelle artistiche. Però certi atteggiamenti servono a dare visibilità a persone che altrimenti non ne avrebbero e io li definisco parassitari: pensi che un artista polacco si è arrampicato in cima alla statua del Papa e gli ha messo un cappello rosso in testa, in nome della libertà d’espressione!”


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Google Glass e proiettili intelligenti Ecco come sarà il poliziotto del futuro

La Stampa

francesco semprini

Sarà in grado di vedere dietro l’angolo e nei meandri dei palazzi, identificare un sospetto al primo sguardo, inseguire vetture rubate senza correre rischi, e riportare sotto controllo le folle riottose: grazie alla tecnologia, dal 2025 i dipartimenti di polizia americani saranno tutta un’altra cosa



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I criminali hanno le ore contate, o meglio i lustri contati. Nel 2025 farà il suo esordio il poliziotto del futuro, non un automa o una creatura sul modello di “Robocop”, ma un agente in carne ed ossa con tanto di divisa tradizionale, ma dotato di strumenti tecnologici che non lasceranno scampo ai delinquenti. Il poliziotto del futuro sarà in grado di vedere dietro l’angolo e nei meandri dei palazzi, identificare un sospetto al primo sguardo, inseguire vetture rubate senza correre rischi, e riportare sotto controllo le folle riottose. 

I dipartimenti di polizia degli Stati Uniti stanno già sperimentando tecnologie avanzate come quelle dei “Google glass”, gli occhiali intelligenti della casa di Mountain View, microtelecamere nascoste nel bavero della giacca, e strumenti per il pedinamento o l’inseguimento “sicuro”. Ma nei prossimi anni arriveranno a sostegno delle forze dell’ordine tutta una serie di altre tecnologie che consentiranno di andare oltre e trasformare gli agenti in “super poliziotti”.

“L’arrivo di nuove tecnologie avrà un impatto fondamentale sui servizi di prima linea e su come le forze dell’ordine potranno svolgere le loro mansioni”, spiega Ger Daly, responsabile di Accenture Defense and Public Safety. Uno degli strumenti fondamentali sarà l’impiego di “body camera”, che consentono di cogliere immagini in tempo reale e interfacciarsi col pubblico in maniera immediata. Un’altro aspetto fondamentale sarà la capacità degli agenti di rispondere alle emergenze utilizzando sempre meno risorse grazie al sostegno di dispositivi intelligenti.

Le tecnologie biometriche saranno alla base dei sistemi di identificazione: già impiegate dai militari in zone di guerra e per l’intercettazione dei terroristi, avranno un uso più ampio tra le forze dell’ordine metropolitane per combattere la criminalità comune. Ci sono infine i giubbetti antiproiettili e i dispositivi di protezione ultraleggeri e ultrasicuri, ma soprattutto, e questo è il pezzo forte, i proiettilli intelligenti. Si tratta di pallottole che contengono dispositivi Gps e che quindi una volta sparati ad un fuggiasco a bordo di una vettura, permettono di inseguirla e tenerla costantemente sotto controllo.

Insomma il super poliziotto è destinato a rivoluzionare il concetto di pubblica sicurezza per tutti i 18 mila corpi operativi negli Stati Uniti, dagli eserciti metropolitani come il Nypd che conta 34.500 divise, ai piccoli distretto delle realtà rurali. Ma anche l’impiego degli stessi in termini numerici dal momento che la maggiore efficienza potrebbe portare a una riduzione del personale. Certo in America la richiesta di arruolamenti è sempre molto alta, ma se i criminali hanno i lustri contati, anche i poliziotti rischiano di dover fare i conti con i loro “super colleghi” del futuro. 

Quella lì mi ha rubato il marito” Negli Usa va online la gogna digitale

La Stampa

paolo mastrolilli

Lanciati due siti Internet con lo scopo di denunciare al mondo fedifraghi e rovinafamiglie: chiunque perda il marito o la moglie a causa di un amante, può mettere la sua storia sul sito, con tanto di foto dei rivali.


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Se avete intenzione di rovinare una famiglia, andando a letto con un uomo o una donna sposati, pensateci bene prima. Non solo per le conseguenze morali del vostro atto, ma anche per quelle personali che rischiate di subire. Negli Stati Uniti, infatti, sono stati lanciati due siti internet che hanno lo scopo proprio di denunciare al mondo gli “homewrecker”. Il meccanismo è semplice: chiunque perde il marito o la moglie a causa di un amante che li porta via, può mettere la sua storia sul sito, con tanto di foto dei rivali. Una specie di gogna digitale del tradimento, che però può avere un effetto raggelante su chi lo sta meditando.

L’iniziativa, come spesso accade in questi casi, è partita dalla California. L’ispirazione probabilmente è venuta dai siti di “revenge porn”, ossia i luoghi dove gli amanti abbandonati si vendicano, mettendo in rete immagini o video degli ex partner che li hanno lasciati. In questo caso, però, il progetto non aveva solo lo scopo di consumare la vendetta, ma possibilmente rimettere insieme i cocci delle relazioni, o impedire altre separazioni devastanti. 

Il sito iniziale si chiamava “She is a homewrecker”, ed è dedicato appunto alle donne che portano via i mariti. Ci si leggono storie come quella di Debra Franklin, dell’Indiana: “Eravamo felici, fino a quel giorno. Ho ricevuto un messaggio dalla ex di mio marito, in cui diceva che lei e la figlia erano homeless. Perciò le ho offerto una mano. Le ho invitate a stare con noi per un po’, ma subito dopo mio marito ha cambiato atteggiamento...”. Oppure Shakima Mitchell, del Kentucky: “Questa storia patetica è cominciata circa un anno fa, quando mio marito si è arruolato nell’esercito.

Ci siamo trasferiti in un’altra città e abbiamo avviato una nuova vita. Le cose, però, sono precipitate dopo appena un mese. Mio marito ha iniziato ad uscire tutti i week end, e ubriacarsi. Poi un sergente gli ha presentato sua cugina, Shakima, una ragazza facile. Un giorno gli ho chiesto di usare il suo telefono, e ci ho trovato le foto di questa ragazza nuda...”. Naturalmente le storie vengono lette e commentate dagli utenti, che possono giudicare chi è il colpevole. In un caso una donna racconta che il marito ha avuto un figlio dall’amante, ma poi insieme hanno ottenuto la custodia del bambino e sono tornati insieme.

Il sito ovviamente ha avuto un successo immediato, con oltre 250.000 like su Facebook. Visto il grande risultato, i fondatori ora hanno lanciato anche la versione maschile, “He is a homewrecker”, dove invece si raccontano le storie di uomini che portano via le mogli. L’iniziativa ha provocato ovvie polemiche. Le persone esposte alla gogna digitale accusano i due siti di esseri strumenti di bullismo, che potrebbero provocare anche atti di violenza. Gli esperti di relazioni matrimoniali dicono che per ballare bisogna sempre essere in due, e quindi non è giusto scaricare tutta la responsabilità sugli amanti, perché per riuscire nelle loro conquiste hanno bisogno della collaborazione di mariti e mogli consenzienti. Gli utenti però rispondono che l’adulterio è una colpa, e se denunciarlo in rete può servire a prevenirlo o fermarlo, ogni mezzo giustifica questo fine.