lunedì 6 gennaio 2014

Eduardo De Filippo, nasce il comitato istituzionale per l'anniversario della morte

Il Mattino


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L'istituzione di un comitato istituzionale che segua, coordini e promuova iniziative culturali per le celebrazioni del trentesimo anniversario della scomparsa di Eduardo De Filippo è stata proposta nel corso di una riunione che si è svolta all'assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e alla quale hanno preso anche l'assessore alla Cultura della Regione Campania, Caterina Miraglia, oltre rappresentanti del mondo accademico e teatrale.

Durante l'incontro si è deciso di avanzare al ministro Bray, attraverso il sindaco de Magistris, la richiesta formale di istituire un comitato nazionale per le attività da promuovere e da coordinare in occasione di questo anniversario così importante per la città di Napoli, sull'esempio di quello creato per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Verdi.

«Il Comitato nazionale istituzionale dovrebbe vedere la partecipazione delle istituzioni locali e di tutte le università di Napoli - si legge in una nota del Comune - insieme con l'Accademia delle Belle Arti, il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella, la Società napoletana di Storia Patria, l'Ufficio Scolastico Regionale, la Biblioteca Nazionale di Napoli, il Ministro dei Beni e le Attività culturali ed il Turismo nelle sue diverse articolazioni. Il comitato istituzionale avente funzioni di indirizzo potrà riservarsi di individuare fino ad un numero determinato di illustri scienziati ed esperti che entreranno a far parte del comitato stesso e le sue riunioni dovranno organizzarsi fra Roma e Napoli».

 
domenica 5 gennaio 2014 - 17:05   Ultimo aggiornamento: lunedì 6 gennaio 2014 11:35

Usa, reduci di Iraq e Afghanistan utilizzati per dare la caccia ai pedofili su internet

Il Mattino

di Anna Guaita


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In guerra hanno visto di tutto: morte, crudeltà, sfruttamento, sangue, tradimenti. E ora che hanno lasciato le forze armate vedranno qualcosa di peggio: diciassette veterani cominceranno da questo mese la caccia ai pedofili che si annidano nella rete. Gli ex soldati sono stati allenati e preparati, e tuttavia saranno anche affiancati da psicologi che li aiuteranno a superare lo shock: “La pedofilia in rete ci mostra il lato più bieco dell’umanità – spiega Shannon Krieger, un reduce dell’Iraq, ferito nel suo quinto tour e ora membro della “Squadra Speciale contro lo Sfruttamento Umano” -. Le cose che sto vedendo sono tra le peggiori immaginabili. Parlo di violenze su bambini anche solo di due anni. Questa è la roba più terribile che possiate immaginare”.

I diciassette veterani dell’Iraq e dell’Afghanistan hanno superato un corso di quattro mesi di addestramento all’uso dei computer più sofisticati e poi altre due settimane di studio della legge. Verranno dislocati in varie città, all’interno degli uffici del Dipartimento di Sicurezza Nazionale, dove da dieci anni opera un’unità speciale antipedofilia. Il caso più recente denunciato da questa unità è quello di due genitori di Portland che hanno fatto sesso con i loro bambini, si sono filmati, e hanno venduto in rete le immagini e i film. “Porteremo in questo lavoro delle capacità diverse, che abbiamo affinato mentre eravamo al fronte e cacciavamo i talebani o al Qaeda o Osama bin Laden.

Sappiamo cacciare i cattivi, ora li cacciamo qui a casa nostra, per proteggere i nostri bambini” promette Justin Gaertner, un ex Marine che ha perso le gambe per una bomba in Afghanistan e gira in carrozzina con l’aiuto di un cane guida. Il progetto è finanziato con soldi privati. La filantropa Debbie Weiss ha offerto un milione di dollari per finanziare l’addestramento della prima squadra di esperti ex veterani. Altri dieci milioni sono venuti dalla National Association to Protect Children. In questo primo anno di servizio i 17 lavoreranno da volontari, grazie al fatto che ricevono già dallo Stato federale la pensione da veterani feriti in guerra. Ma dopo verranno assunti dalle varie polizie dei vari Stati.

L’agente speciale dell Sicurezza Nazionale, Patrick Redling, che ha assistito nella preparazione della prima squadra spiega: “Questi uomini e queste donne hanno costruito la loro carriera sul concetto di proteggere i loro concittadini. Sanno combattere per il bene comune. E noi in questa lotta contro la pedofilia siamo in un vero campo di battaglia. Il nostro compito è di togliere dalla società i predatori che minacciano e sfruttano i nostri bambini”. Redling ha già constatato l’efficacia del progetto, e rivela che è in preparazione una seconda squadra, mentre si parla anche di addestrarne una terza

 
domenica 5 gennaio 2014 - 18:13   Ultimo aggiornamento: 18:18

Scrivi a Berlusconi e riceverai 50mila euro. La sorpresa di Natale di un disoccupato

Il Mattino

di Giorgio Scura


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PORDENONE - Scrivere un biglietto di sfogo all'ex presidente del Consiglio e riceverne uno di auguri con tre assegni circolari dentro da 15, 20 e 15 mila euro. Sembra una favola moderna quella che racconta Mario Padovan, 45 anni, disoccupato di Pordenone ma residente a Roma con sua moglie Tommasina Pisciottu, 40 anni, originaria della Sardegna, in attesa di due gemellini. «So che tanti dicono che i soldi non sono tutto e non fanno la felicità - ha scritto la signora Pisciottu al Gazzettino.it - ma quando ti trovi alla soglia degli "anta", senza lavoro e con due bambini in arrivo, i soldi ti servono e come».

Signora Pisciottu, ci racconti questa storia.
«Nè io nè mio marito abbiamo un lavoro. Lui è stato licenziato per la crisi ed è caduto in una profonda crisi depressiva. Ai primi di dicembre ho scritto una lettera di auguri di Natale al Presidente Berlusconi nella quale raccontavo la mia vita e la mia storia. Qualche giorno fa mi arriva una lettera da villa San Martino. L’ho aperta con il cuore in gli auguri di Natale e, all’interno della busta ho trovato tre assegni circolari per un valore di euro 50mila intestati a me che abbiamo già incassato».

Sarà quasi svenuta: è una cifra mica da ridere.
«Sì, non ci sono parole per descrivere quello che ho provato. Vi dico solo che ai miei figlioli, quando cresceranno, continuerò a dire che Babbo Natale esiste».

Chiamerà Silvio uno dei due pargoli in arrivo?
«Non abbiamo ancora pensato a questa possibilità (ride, i piccoli nasceranno a maggio, ndr). Sono consapevole che molti di voi giornalisti non amano Berlusconi ma, al di là di quello che può aver fatto o non fatto, con me è stato un uomo meraviglioso e generoso contrario di tanti altri che potevano fare qualcosa e non hanno fatto nulla».

lunedì 6 gennaio 2014 - 12:46   Ultimo aggiornamento: 12:50

Assicurazioni, mutui e auto: ai giudici tutto con lo sconto

Nino Materi - Lun, 06/01/2014 - 09:38

Le "offerte" sul sito dell'Anm. Sussidi e convenzioni anche per l'acquisto dei libri. E si scopre che a cucire le toghe sono i detenuti di San Vittore

I giudici italiani hanno un ottimo stipendio. La busta paga si fa man mano più pesante in rapporto agli scatti di carriera. Tutto avviene automaticamente, a prescindere dalle reali capacità professionali del magistrato. Con la conseguenza che la toga più stacanovista e capace guadagna quanto il suo collega più scansafatiche e inetto.


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Baluardo di questo pernicioso egualitarismo - gioia degli imboscati - è da sempre l'Associazione nazionale magistrati (Anm), vale a dire il sindacato di categoria. Abbiamo fatto un viaggio virtuale sul suo sito, verificando come l'Anm sia attivissima su vari fronti, compreso quello delle «convenzioni». Nulla di segreto, per carità: tutto avviene alla luce del sole, com'è giusto che sia nell'organizzazione portavoce degli amministratori della legalità nazionale. Del resto l'epigrafe sotto il logo dell'Anm incute un certo timore reverenziale: «L'Anm è l'associazione cui aderisce circa il 90% dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura». Ma proprio per questa sua delicatissima peculiarità ci saremmo aspettati una maggiore prudenza nel sottoscrivere (soprattutto con assicurazioni e istituti bancari) condizioni di trattamento che risultano chiaramente fuori mercato rispetto alle clausole - ben meno favorevoli - riservate ai comuni cittadini.

Per capirci meglio, facciamo qualche esempio. Capitolo «convenzioni bancarie»: «L'Anm - si legge sul sito del sindacato delle toghe - dopo un attento studio del mercato creditizio, ha sottoscritto una convenzione che offre agli iscritti condizioni particolarmente favorevoli relativamente alla concessione da parte dei maggiori istituti di credito di mutui e/o altri mezzi di finanziamento. Si offrirà un servizio dedicato a tutti i magistrati e loro familiari, attraverso dei consulenti dedicati, che incontreranno i clienti per poter soddisfare ogni loro necessità legata al ricorso al credito su appuntamento e senza alcuna commissione di mediazione».

Assai variegato è pure il fronte assicurativo, con allettanti polizze ad hoc: «Sanitaria per il nucleo famigliare»; «Responsabilità civile, contabile, amministrativa»; «Previdenza complementare e assicurazione caso morte»; «Infortunistica». Inutile ribadire come per ognuna di queste tipologie i bonus che l'Anm ha ottenuto non sono certo paragonabili alle condizioni standard previste da piani di finanziamento e polizze.

Non vogliamo pensare a una sorta di captatio benevolentiae da parte dei suddetti istituti bancari e assicurativi nei confronti della potente categoria dei magistrati, ma, spulciando tra i benefit contrattuali, il dubbio che sia stato usato un occhio di riguardo viene, eccome. Come dire: banche e assicurazioni hanno provato a fare i «generosi», ma l'Anm si è ben guardata dal rifiutare. Rifiuto che sarebbe invece dovuto arrivare categorico per una questione puramente deontologica. Un magistrato non può accettare trattamenti privilegiati per sé e i propri familiari, ne va della sua autorevolezza e credibilità.

Montanelli sosteneva che un «giudice non deve essere solo onesto, ma deve pure apparire tale». Nel caso delle «convenzioni» stipulate dall'Anm, ovviamente, non è in discussione l'onestà degli iscritti, ma il senso di opportunità nell'accettare «sussidi scolastici» (come se un magistrato non fosse in grado di mantenere i figli agli studi), oltre a sconti su «acquisto auto», «acquisto libri» e - perfino, udite udite - «acquisto toghe».

In quest'ultimo caso si scade quasi nel tragicomico: l'Anm ha infatti stipulato addirittura una convenzione con una cooperativa sartoriale gestita da detenuti che - su ordinazione - cuciono e spediscono a domicilio la toga al magistrato. Un'elegante toga in fresco di lana 100% (dotata di cordone oro-argento e pettorina bianca con pizzo) acquistata in un negozio specializzato non costa meno di 500 euro. La Cooperativa Alice, operante nel carcere di San Vittore a Milano, la propone invece in «saldo» a 250 euro. Chiavi in mano. Serviranno almeno ad aprire le porte della libertà?

Le ipotesi sulla stella dei Magi: cos’era in realtà?

Corriere della sera

Il primo a parlane fu Matteo nel suo Vangelo. Origene di Alessandria nel III secolo è il primo che accenna a una cometa

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L’affresco di Giotto nella Cappella degli ScrovegniUn astro che aveva guidato i Magi verso il luogo della Natività si fermò improvvisamente nel cielo, come a indicare: siete finalmente arrivati. Era il dodicesimo giorno dopo Natale, quello che noi celebriamo come l’Epifania. Secondo la tradizione cristiana, grazie a quell’apparizione, i sacerdoti-astronomi venuti dall’Oriente rintracciarono la capanna di Gesù Bambino, a Betlemme, un villaggio poco a sud di Gerusalemme, e diedero corso al rito dell’Adorazione.

SIMBOLO ASTRONOMICO - Ai nostri tempi, quando con l’aiuto dei nostri figli o nipoti onoriamo la tradizione, collocando una scintillante stella di plastica nel presepe o sulla punta dell’abete natalizio, non ci sfiora nemmeno l’idea che sulla natura di quel simbolo astronomico si è acceso un dibattito filosofico e scientifico che va avanti da duemila anni, arricchendosi continuamente di nuove ipotesi. Un dibattito fondato sulla convinzione che la stella dei Magi non sia stata un’apparizione soprannaturale, ma un reale e finora indeterminato fenomeno astronomico, avvenuto in concomitanza della Natività. Tanto meno potremmo immaginare che la ricerca su questo fenomeno abbia potuto mettere in discussione l’esattezza della data della nascita di Gesù, cioè l’inizio del calendario cristiano. Che cosa fu, dunque, la stella dei Magi: la comparsa di una nuova stella, il passaggio di una cometa, un accostamento fra i maggiori pianeti? Le speculazioni si rincorrono da secoli, coinvolgendo dotti e scienziati, senza ancora portare a una soluzione condivisa.

SAN MATTEO - A dare l’avvio alla discussione, parlando di un fenomeno astronomico associato alla nascita di Gesù, è stato San Matteo, autore del primo Vangelo, nel I secolo dopo Cristo. Egli scrisse che i Magi, giunti a Gerusalemme, chiesero: «Dov’è il neonato re dei Giudei? Poiché vedemmo la sua stella nell’Oriente e siamo venuti per adorarlo». Dopo un incontro con il re Erode, il quale «si informò minutamente da loro circa il tempo dell’apparizione della stella», i Magi ripresero il cammino «ed ecco la stella, che avevano vista in Oriente, andar loro innanzi finché, arrivati sopra il luogo dov’era il bambino, si fermò». Secondo il testo di San Matteo, la stella della Natività («aster» nella versione originale), sembra animata da un moto diverso rispetto alle altre, tanto che alla fine appare immobile, proprio come fanno i pianeti e le comete quando invertono il loro moto apparente rispetto alle cosiddette stelle fisse. Per quanto il racconto evangelico sia dettagliato, Matteo non fa riferimento ad altri particolari che permettano di definire la natura dell’«aster».

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LA COMETA - Quanto ai testi degli altri evangelisti (Marco, Luca e Giovanni), in essi non c’è alcun cenno a fenomeni astronomici contemporanei della Natività. Chi associò, per primo, l’aster di Matteo a una luminosa cometa fu, nel III secolo dopo Cristo, Origene di Alessandria, uno dei maggiori apologeti del cristianesimo. Nel suo libro Contro Celso, scagliandosi contro le superstizioni popolari che indicano le comete come astri portatori di sventura, Origene affermava che, al contrario, esse possono presagire buone novelle, come quella che annunciò la nascita di Gesù. Nel VII secolo d. C. un altro padre della Chiesa, il bizantino Giovanni Damasceno, confermò, nella Esposizione della Fede, che la stella apparsa ai Magi, considerato il suo corso, non poteva che essere una cometa.

ILLUSTRAZIONE - Fin qui il dibattito resta limitato a dotti uomini di fede. Sarà necessario l’intervento di un grande artista come Giotto di Bondone (1267-1337) per radicare nella tradizione popolare la leggenda della cometa di Natale. Infatti, nell’Adorazione dei Magi, uno degli stupendi affreschi realizzati da Giotto all’interno della Cappella degli Scrovegni di Padova, l’artista raffigura, per la prima volta, l’astro di cui parla il Vangelo di San Matteo come una luminosa cometa. Da allora, sia nell’iconografia artistica, sia nelle rappresentazioni sacre e popolari, il presepe sarà accompagnato da una vistosa cometa con la coda. È da notare che, prima di Giotto, altri artisti, ispirandosi al testo evangelico di Matteo, avevano raffigurato la Natività inserendo un astro luminoso nel cielo di Betlemme, ma era una semplice stella, senza la coda tipica delle comete. Per esempio, in un mosaico del VI secolo che si trova nella Basilica di S.Apollinare Nuovo a Ravenna, sulla capanna di Gesù Bambino campeggia una piccola stella gialla contornata da una sagoma otto punte.

LA COMETA DI HALLEY - Secondo alcuni storici dell’astronomia, la scelta della cometa da parte di Giotto fu ispirata, più che dalla conoscenza dei testi di Origene e Giovanni Damasceno, dal fatto che l’artista stesso fu testimone oculare dello spettacolare passaggio della cometa di Halley nel 1301 e ne rimase talmente impressionato da prenderla a modello per il suo affresco.

CONGIUNZIONE PLANETARIA - All’inizio del 1600, il mistero della stella della Natività fu affrontato da un autorevolissimo riformatore delle scienze astronomiche: Giovanni Keplero, lo scopritore delle leggi sul moto dei pianeti, il quale formulò un’ipotesi, anche in questo caso, innovativa. L’astro di San Matteo poteva essere una congiunzione planetaria, ossia un accostamento fra i pianeti più luminosi, fenomeno cui egli aveva assistito qualche anno prima. Fatti un po’ di calcoli, Keplero aveva potuto determinare che tra il 7 e il 6 avanti Cristo c’era stata una successione di rare congiunzioni planetarie, prima Giove e Saturno, poi anche Marte. L’effetto di questi pianeti stretti insieme nel cielo doveva essere stato molto suggestivo, tanto da dare l’impressione di un unico astro luminoso. Per fare quadrare i conti, il grande Keplero non esitò a sostenere, nel suo libro De anno natali Christi (1614), che gli storici del cristianesimo avevano fatto male i conti e che la data della Natività doveva essere anticipata.

L’ANNO DELLA NASCITA - Ad assegnare alla Natività l’anno 753 dopo la fondazione di Roma, diventato l’anno 1 del nostro calendario, era stato il monaco e astronomo Dionigi il Piccolo, nel VI secolo. Ma, oltre a Keplero, numerosi storici hanno poi messo in dubbio l’attendibilità di Dionigi, rilevando una sfasatura fra la data della Natività indicata dal monaco e un preciso evento citato nel Vangelo di San Luca: «In quel tempo [attorno alla nascita di Gesù] fu emanato un editto da Cesare Augusto per il censimento di tutto l’Impero». Ebbene, le più recenti ricerche storiche, compresa quella relativa a un’antica iscrizione su una stele rinvenuta presso la città di Ankara, confermano che quel censimento impegnò i funzionari romani in Oriente dal 7 fino al 6 avanti Cristo, dando così ragione a Keplero.

ALTRE IPOTESI - Data ormai per scontata questa correzione, che ha rilanciato l’identificazione della stella dei Magi con congiunzione planetaria calcolata da Keplero, negli ultimi anni non sono mancate altre ipotesi alternative. La più originale è stata formulata dal fisico e cosmologo americano Frank Tipler, noto al grande pubblico per i suoi studi avveniristici sui viaggi nel tempo, il quale ritiene di avere individuato la stella dei Magi in una supernova o una ipernova esplosa nella galassia di Andromeda. Supernove e ipernove sono stelle che subiscono un fenomeno catastrofico: mentre il loro nucleo collassa, le parti periferiche si espandono, liberando energie milioni di miliardi di volte quelle emesse dal nostro Sole. Il risultato visibile può materializzarsi in prolungato lampo di luce che dura per alcuni giorni per poi estinguersi. Tipler sostiene che la super/ipernova culminava allo zenit, quando i Magi raggiunsero Betlemme e ha proposto di studiarne i resti, che sarebbero ancora captabili con i più avanzati strumenti astronomici, dopo oltre duemila anni dall’evento.

TORNA LA COMETA - I sostenitori della cometa però non demordono. Colin Humphreys, fisico inglese dell’Università di Cambridge, studiando i fenomeni astronomici citati nelle antiche cronache cinesi della dinastia Han, ha trovato la descrizione di una cometa apparsa il 5 avanti Cristo che era molto luminosa e dotata di una evidente coda: per lui l’evento è perfettamente compatibile con la stella dei Magi. L’astronomo italiano Giovan Battista Baratta ha proposto, invece, di prendere in considerazione il passaggio della celebre cometa di Halley del 12 avanti Cristo, ma in questo caso bisognerebbe retrodatare ancora di più l’anno della nascita di Cristo. Di fronte a tanti studi e ricerche bisogna anche registrare lo stupore di alcuni teologi i quali si domandano perché accanirsi con gli strumenti della scienza a tentare di spiegare un fenomeno che, per loro, è esclusivamente soprannaturale.

06 gennaio 2014 (modifica il 06 gennaio 2014)

Contro l'Ungheria, i primi calci con le maglie azzurre

Enrico Silvestri - Sab, 04/01/2014 - 19:30

Dopo due partite giocate con la maglia bianca perché la federazione non sapeva scegliere la tinta giusta, il 6 gennaio 1911 a Milano l'esordio della nuova tenuta. Il colore venne preso dalla stendardo dei Savoia

Il 15 maggio 1910 si avvicinava rapidamente e i dirigenti della Federazione calcistica italiana ancora non avevano deciso con che maglia far scendere i giocatori in campo per la partita contro la Francia.


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E mentre gli avversari fin dalla prima gara del 1904 avevano scelto il «tricolore», maglia blu, pantaloni bianchi e calzettoni rossi, Roma era ancora indecisa. Alla fine si decise di «non decidere», cioè facendo indossare agli atleti un'anonima maglietta bianca. Solo l'anno dopo infatti, il 6 gennaio del 1911 i dirigenti fecero la fatidica scelta: azzurro, come il colore della bandiera Savoia. E da allora tutti gli sportivi incaricati di rappresentare il Paese in una gara ufficiale indosseranno la stessa divisa, venendo poi chiamati semplicemente «azzurri». Nonostante il gioco di prendere una palla a calci si perda nella notte dei tempi, diffuso in tante varianti in ogni angolo del mondo, solo nell'Ottocento si cominciò a esercitare uno sport con regole simili a quelle del football moderno.

La sua culla fu l'Inghilterra e lo Sheffield la prima squadra ufficialmente fondata. All'inizio del Novecento però la pratica era ancora alla fase pionieristica, e più di un Paese non aveva ancora una squadra, e quindi tanto meno un'uniforme, che la rappresentasse. Così quando nel 1910 l'Italia schierò la sua prima «Nazionale», l'allora commissario tecnico Umberto Meazza (nessun parentela con il «Peppin») nessuno aveva pensato al colore delle maglie. E si opto per un neutrale bianco. Dopo la gara con Francia, giocata a Milano e vinta con un rotondo 6 a 2, la Nazionale andò in trasferta a Budapest, ancora con la divisa candida, per sfidare gli allora maestri del calcio europeo. Come si può del resto indovinare dall'umiliante 6 a 1 subito. Fu subito decisa la rivincita, in programma il 6 gennaio ancora a Milano quando finalmente venne adottato l'azzurro con lo stemma della Real Casa sul petto.

Per la cronaca fu ancora sconfitta, ma di misura: 0 a 1. Del resto per battere i campioni magiari, dopo un pareggio e altre due sconfitte, bisognerà attendere nientemeno che il 1928. Nel frattempo la maglia azzurra era ormai entrata nell'immaginario collettivo del Paese e tale rimase anche se con qualche «indecisione» e qualche obbrobrio cromatico. I calzettoni infatti furono neri fino ai mondiale del 1954 e negli Trenta e Quaranta alcune partite vennero disputate con una tenuta completamente nera in ossequio al Regime. E ancora: alcune partite degli anni Sessanta furono disputate con i pantaloncini neri, mentre la Confederetions Cup del 2009 fu giocata con un maglietta azzurrognola che sembrava passate in varechina su improbabili pantaloncini e calzettoni mattone. Infine la tenuta da trasferta: rigorosamente bianca con la variante dei pantaloncini e calzettoni bianchi o azzurri.

Anche gli stemmi variarono con il tempo. All'inizio fu Croce Bianca in Campo Rosso, stemma di Casa Savoia a cui durante il Ventennio fu affiancato il «fascio littorio». Simboli rapidamente archiviati nel 1945, con la fine della guerra, del fascismo e della monarchia, e sostituiti con lo «scudetto» tricolore a cui dal 1962 fu sovrapposta la scritta «Italia». Nel 1982 la scritta sparì e lo spazio fu occupato da tre stelle che corrispondevano ad altrettanti mondiali vinti nel 1934 in Italia, nel 1938 in Francia e appunto quell'anno in Spagna. Le stelle rimasero ma lo scudetto diventò poi un tondo, quindi un trapezio, per trasformarsi infine nel 2005 in pentagono rovesciato su cui ricomparve la scritta Italia. L'anno dopo l'ultima trasformazione con l'aggiunta della quarta stella stella del mondiale tedesco. In attesa che, magari dopo l'avventura di Messico 2014, le stelle diventino cinque.

Così stiamo dicendo ai nostri figli che lasciamo il Congo senza di loro»

Corriere della sera

Le coppie italiane costrette a partire a breve. Le famiglie senza più soldi. Mentre infuria la guerra civile, lasciare in piccoli non è sicuro

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Le due bimbe, che adorano la piscina e in questi mesi hanno imparato un italiano mescolato al francese con il quale si fanno capire alla perfezione, hanno il terrore della macchinetta taglia-capelli. «All’orfanotrofio in cui erano, nel Kivu, le rasavano a zero - racconta la mamma adottiva, toscana di Milano -. Quando sono venute a vivere con noi, nel residence di Kinshasa, mi hanno fatto giurare che non glieli avrei mai più accorciati». Ogni giorno si guardano allo specchio per controllare quanto siano cresciuti i ricci, e cercano di appuntare mollette colorate che ancora si tengono a fatica: «Come faccio a dirgli che adesso torneranno in un istituto e glieli taglieranno di nuovo?».

La soluzione (provvisoria) al groviglio congolese c’è, ma è triste: una struttura all’estrema periferia della capitale, gestita da una onlus italiana. Andranno lì molti dei bambini che sono stati adottati dalle 24 coppie partite da Roma, da Genova, dalla Puglia e da tutto il Paese, da due mesi in attesa in Congo di documenti che - ormai è chiaro - non arriveranno. Non subito.

Mara Gorini è già rientrata. Per gli impegni che la legano al Comune di Sumirago, Varese, dove è assessore. Ma anche perché restare a Kinshasa con i due figli più grandi, 10 e 7 anni, era diventato rischioso. «Siamo stanchi, ma stiamo bene», la prima frase all’atterraggio: nel mezzo del pasticcio burocratico c’è stato, alla fine dell’anno, anche uno strampalato tentativo di golpe, che ha lasciato decine di morti tra l’aeroporto e il centro città. Con la bimba di tre anni appena adottata è rimasto il marito, Matteo. Ma anche lui sta per prendere il volo del ritorno.

Una decina di genitori ha già lasciato il Paese, resistono in Congo una dozzina di coppie e altrettanti papà e mamme che dovranno affrontare da soli il momento più duro: la separazione. Michela e Andrea sono attesi a giorni a Macerata, senza François. Corrado, oggi a Torino, ha raccontato ad Avvenire che la moglie, Paola, sta spiegando al piccolo Julien che dovranno salutarsi: «Alcuni psicologi la stanno aiutando, ma è durissima. Siamo una famiglia». Alle mie bimbe dico che tornerò a prenderle - dice la mamma toscana - e loro rispondono: vite, vite ». Presto.

A poco è valsa la telefonata del premier Enrico Letta all’omologo congolese il 24 dicembre, minimi i risultati della missione dei funzionari italiani, limitate le concessioni alla nostra ambasciata. Kinshasa ribadisce che - dopo i casi di affido a un gay canadese e il passaggio di un bimbo da una coppia statunitense a un’altra, fuori dalle leggi del Congo - le adozioni internazionali sono ferme. E quindi anche i bambini «italiani» dovranno attendere ulteriori verifiche per i «nulla osta» all’uscita. Una delegazione è stata invitata a Roma e dovrebbe a breve fissare le date.

Nel mentre, a molti dei genitori (arrivati a novembre) sono scaduti i visti. E non saranno rinnovati. La mediazione dei diplomatici ha ottenuto che non dovrà essere pagata la multa. E che si eviteranno decreti di espulsione, che rischierebbero di compromettere le adozioni. Chi può ha comprato un biglietto. Molti, però, sono in attesa di soldi dall’Italia, in alcuni casi messi insieme da collette di parenti. Questo pasticcio ha anche un risvolto economico. E non tutti se lo possono permettere. «Qui ogni giorno vanno via tanti soldi», racconta una madre. Per l’alloggio, per le medicine, per il cibo. «Ci hanno detto di restare chiusi in casa dopo gli scontri e dobbiamo pagare qualcuno per portarci da mangiare».

Persino lasciare i bambini a Kinshasa, oltre allo strazio, ha un costo. Grazie all’ambasciata è stata individuata una struttura: si tratterebbe della Comunità Amore e Libertà Onlus, fondata dal sacerdote italiano don Matteo Galloni, come si legge nel sito, «in un quartiere poverissimo: in pratica una baraccopoli di circa 80.000 abitanti». Mancano i lettini, però, per cominciare bisogna comprarli.
Non tutti i genitori hanno preso una decisione, qualcuno valuta di riportare i piccoli negli istituti da dove vengono. Non è facile né sicuro.

Nel Kivu ci sono scontri violenti, per esempio. Ma ovunque vadano, i bambini dovranno continuare a essere sostenuti economicamente dalle famiglie italiane dalle quali ormai dipendono. La Farnesina è in condizioni di finanziare solo un prestito. Potrebbe pensarci direttamente Palazzo Chigi? Da più parti, anche da parlamentari della maggioranza, arrivano richieste per un fondo di solidarietà che aiuti queste famiglie - almeno - ad affrontare le spese.

06 gennaio 2014

Il Papa annuncia il viaggio in Terra Santa «Sarà un pellegrinaggio di preghiera»

Corriere della sera

Dal 24 al 26 maggio in Giordania, Palestina e Israele

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Papa Francesco, nel giorno del cinquantesimo anniversario dello storico incontro a Gerusalemme tra Paolo VI e il patriarca Atenagora, annuncia nell’Angelus il suo prossimo viaggio in Terra Santa, che sarà dal 24 al 26 maggio e avrà tappe in Giordania, Palestina e Israele, in particolare ad Amman, Betlemme e Gerusalemme.


«PELLEGRINAGGIO DI PREGHIERA» - «Scopo principale - ha spiegato il Papa, interrotto dagli applausi della folla - è commemorare lo storico incontro tra il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che avvenne esattamente il 5 gennaio, come oggi, di 50 anni fa». «Presso il Santo Sepolcro - ha aggiunto - celebreremo un Incontro Ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli». «Fin da ora vi domando di pregare per questo pellegrinaggio che sarà un pellegrinaggio di preghiera», ha concluso il Pontefice. Papa Francesco è il quarto Pontefice che si reca in terra Santa, dopo Paolo VI (4-6 gennaio 1964), Giovanni Paolo II (20-26 marzo 2000) e Benedetto XVI (8-15 maggio 2009).



L'abbraccio che 50 anni fa ha cambiato la storia (06/01/2014)
Il Papa supera 'la barriera' di Betlemme, ma è filmato dell'Olp (24/12/2013)

05 gennaio 2014

Zara, il cane abbandonato perché affetto da due tumori

Il Mattino

di Giovanna Sorrentino


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Viveva dal mese di agosto in mezzo ai rifiuti e aveva trovato un rifugio per nascondersi dagli esseri umani. E' la storia di Zara, un Pastore Tedesco che a causa delle sofferenze passate finora, non ha più fiducia nei confronti degli uomini. I suoi ex proprietari infatti, l'hanno abbandonata nonostante avesse due tumori alle mammelle, una disfunzione renale e fosse cardiopatica. Zara è stata ritrovata da Candida Brunasso, una delle responsabili del canile di Torre Del Greco, a Scafati, in località Lo Porto. Nelle vicinanze del rifugio che il cane aveva trovato ci sono tanti campi coltivati, e secondo alcuni testimoni, più volte questi ultimi avrebbero tentato di mandare via Zara, un'ospite indesiderata per i campi coltivati.

La signora Brunasso e il marito l'hanno vista per la prima volta in estate, ma non sono riusciti ad avvicinarla, perché aveva paura di loro. Man mano, con il passare dei mesi, sono riusciti a dare da mangiare e ad avvicinare Zara, portandola definitivamente in salvo. Dallo scorso dicembre la Pastora è in cura presso uno studio veterinario di Torre Annunziata e a breve le saranno operati i tumori alle mammelle. La sua vita potrebbe essere in pericolo, anche a causa della sua cardiopatia, anche se dalle ultime analisi sembra che la sua salute stia miglioranso. Al momento la signora Candida e il marito hanno provveduto alle spese per curare Zara, ma l'intervento costa circa 2mila euro.

Chiunque volesse contribuire a salvare la vita di questa cagnolina, può contattare la signora Candida Brunasso al numero 3405294358

 
domenica 5 gennaio 2014 - 22:57   Ultimo aggiornamento: 23:40

Le intercettazioni fai da te Ultima trovata degli spioni

Stefano Zurlo - Dom, 05/01/2014 - 07:39

Bastano un nemico munito di registratore e un pm a corto di argomenti e lo scandalo è servito. I casi De Girolamo e De Magistris lo dimostrano


Non bastavano le intercettazioni a rullo delle procure. Ora va di moda lo spione fai da te: una cimice, un registratorino sotto la giacca e il colpo è fatto. Il nastro può servire per regolare conti in sospeso, può essere gentilmente ceduto a qualche pm a corto di bobine, soprattutto è perfetto per comporre titoloni e per fare fumo. Molto fumo. Così leggiamo sul Fatto Quotidiano che Nunzia De Girolamo, ministro delle Politiche agricole, non andava tanto per il sottile e in un dialogo carpito a casa del padre gridava: «Str..., comando io». Frase che naturalmente può voler dire tutto e il contrario di tutto e in questo caso, a quanto pare, poco o nulla tant'è che la De Girolamo non è indagata. Ma le frasi che mostrano, a una prima scrematura, quella patina di arroganza che fa tanto casta vanno benissimo per logorare la figura della ministra, per confonderla nel grande mucchio dei politici tutti chiacchiere e fatti propri, insomma per togliere anche a lei la vernice protettiva della giovane età.

Peraltro la De Girolamo è in buona compagnia. E anzi viene da sorridere a scoprire che è stato brutalmente intercettato pure lui, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, l'ex magistrato che ai tempi d'oro aveva ascoltato mezza Italia e aperto nugoli di fascicoli. Sarebbe persino banale sostenere che chi d'intercettazione colpisce di nastro perisce e però a dare una certa drammaticità politica all'agguato è il fatto che a organizzare la trappola sia stato non un faccendiere rancoroso o un imprenditore di troppe ambizioni e dalla moralità elastica ma, nientemeno, l'allora assessore al Bilancio del disastrato Comune di Napoli Riccardo Realfonzo. È il 17 luglio 2012 e i due s'incontrano per un chiarimento che sa tanto di licenziamento. Di fronte alla voragine dei conti i due hanno idee differenti: Realfonzo vorrebbe dichiarare il default, De Magistris è disposto a tutto pur di non dover alzare bandiera bianca. E già che c'è comincia il risanamento allontanando il collaboratore ribelle.

Promettendogli, come premio di consolazione, un futuro vago in quella nouvelle vague che è il movimento arancione. Briciole di briciole. Realfonzo resiste, l'altro è ossessionato da una sola cosa: la discrezione. O meglio, il silenzio. Non vuole che il braccio di ferro finisca sui giornali alimentando critiche e polemiche. Figurarsi, non sa che Realfonzo ha imparato la lezione direttamente dal maestro e lo sta registrando in diretta. Due anni dopo il contenuto della discussione viene consegnato dall'ex assessore alla Procura e ora è di dominio pubblico. Così gli stracci che non sono volati allora strepitano adesso: del resto questo è il risultato di molte ghiotte paginate pubblicate in questi vent'anni di manipulitismo. Ora il nuovo genere, la spiata 2.0, promette nuovi arabeschi, ulteriori equivoci, fiammate di letteratura paragiudiziaria. «Registrare un colloquio è fra gli atti più ignobili di un essere umano», sibila De Magistris. «Mi sentivo minacciato», gli risponde Realfonzo, candidato alla carriera di teste multiuso per la Procura di Napoli.

Curiosamente è negli stessi giorni, per la precisione il 30 luglio del 2012, che una mano malandrina accende il registratore in direzione di Nunzia De Girolamo. A premere il tasto è guardacaso un altro ex, l'allora direttore della Asl di Benevento Felice Pisapia, successivamente messo alla porta. Pisapia, a quanto pare, entra in azione a scopo didattico-preventivo: vuole documentare che così fan tutti. E tutte. Dunque, va a casa del padre della De Girolamo con un apparecchietto. Si parla ovviamente della sanità, intesa come beghe e faide locali legate all'ospedale Fatebenefratelli, e a un certo punto la Nunzia afferma: «Al Fatebenefratelli facciamo capire che un minimo di comando ce l'abbiamo... Mandagli i controlli e vaffa... ». Più un paio di «str...». Ora il nastro è confluito in un'inchiesta per truffa e peculato sull'Asl della città campana. In Italia, si sa, non si butta via niente, nemmeno una spiata che pure non è penalmente rilevante. E il modello dell'investigatore fai da te diventa sempre più popolare.