lunedì 30 dicembre 2013

Nsagate, c’è anche Tao, l’ unità segreta di hacker«Possono entrare in qualsiasi computer»

Corriere della sera

La task force di 007 digitali che fa base a San Antonio avrebbe usato anche gli avvisi di crash per bucare i pc degli utenti

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Nuova puntata dell’Nsagate. All’interno della National Security Agency esiste un’unità segreta, la Tao (Office of the Tailored Access Operation, Uffico delle operazioni di accesso su misura) formata dalla crema degli hacker della Nsa. Lo scoop arriva dallo Spiegel che cita un documento di cui il giornale tedesco afferma di aver preso visione. Questi giovani smanettoni informatici in jeans e t-shirt sono in grado di violare qualsiasi computer, rete, sistema di telefonia e mail (inclusa quella dei BlackBerry, il cellulare di Barack Obama, spacciato alle aziende di tuto il mondo com il più sicuro) in ogni parte del mondo.

I PLUMBERS - Tao ha sede in un ex stabilimento Sony a San Antonio in Texas, non lontano dalla base della Nsa nella base aerea di Lackland della Us Air Force. Lo Spiegel, citando i «plumbers» (gli idraulici dell’effrazione che diede il via allo scandalo Watergate) ha definito questa elite «digital plumbers». Quando tutti i mezzi abituali degli altri esperti normali della NSa falliscono, ci si rivolge agli hacker dell’unità Tao. La squadra è nata con internet nel 1997 quando solo il 2% della popolazione mondiale navigava in rete. Contava nel 60 super-specialisti nel 2008 ma è previsto che nel 2015 saranno almeno 270. Il loro compito ufficiale è la difesa anti-terrorismo. Ma le capacità professionali dei singoli hacker e i mezzi infinti messi a loro disposizione dalla Nsa li mettono in condizione di accedere a qualsiasi cosa collegata ad internet o ad una rete di telecomunicazioni. Qualsiasi barriera e difesa, scrive lo Spiegel, cade di fronte a loro. Solo nella seconda metà degli anni 2000 i maghi di Tao sono riusciti ad accedere a 258 obiettivi in 89 Paesi, quasi ovunque nel mondo. L’unica difesa ? Vivere in una nazione digitalmente analfabeta. Già nel 2010, quando le forze erano aumentate, condussero con successo 279 operazioni nel mondo.

SAN ANTONIO - I «digital plumbers» di Tao, per citare solo uno dei tanti sistemi usati, sfruttano anche i bachi dei sistemi operativi di Microsoft e accessi segreti ai router della Cisco, le autostrade del web. Quando ad esempio il nostro pc chiude all’improvviso un programma (crash) e appare l’icona che ci chiede se vogliamo segnalare il problema riscontrato a Microsoft o al produttore del singolo programma, in realtà si manda copia della segnalazione alla Nsa, che in seguito riuscirà ad accedere «in remoto» al nostro computer. A svelare al mondo la loro esistenza, un incidente bizzarro. Nel gennaio del 2010 tutti gli abitanti di San Antonio, dove sorge il quartier generale di Tao, non riuscirono ad andare al lavoro perché nonostante i numerosi tentativi i telecomandi per l’apertura dei garage non funzionavano. Negli Usa, paese di auto e pendolari, il problema da locale arrivò a Washington. Qui qualcuno avvertì la Nsa che scoprì come una delle tante antenne del centro Tao di San Antonio, l’ultima installata, funzionava sulla stessa lunghezza d’onda dei telecomandi rendendoli inservibili.

30 dicembre 2013

Casoria, sigla un patto con la moglie e l'amante di lei, poi si pente, li picchia e li minaccia

Il Messaggero


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Innamorata di due persone, del marito e dell'amante. Innamorata a tal punto da non riuscire a decidere. E così l'idea: un patto tra tutti e tre. Lo scopo? Mettere in chiaro, a tutti e due, che lei avrebbe vissuto la relazione con entrambi, «in attesa di fare chiarezza con me stessa». Un patto, scritto, accettato e firmato: da tutti. Accade a Casoria, comune alle porte di Napoli. Lì dove l'idea ha funzionato solo per qualche giorno. Perchè, poi, la gelosia del marito, è venuta fuori. E dal patto si è passati alle minacce: di morte. Nella scrittura privata, Lina, 38 anni, il 18 dicembre, ha spiegato bene come stavano le cose: «Nelle mie piene facoltà di intendere e di volere dichiaro di voler bene appassionatamente sia al mio marito legittimo...sia..., pertanto decido di avere una relazione con entrambi». Il marito ha firmato: «accetto questa situazione». E anche l'amante ha firmato: «accetto anche io questa situazione».

Ma no, non vissero però tutti felici e contenti, perchè la gelosia è venuta fuori. Se, infatti, durante i primi giorni al marito è andato bene anche che la moglie smettesse di chiamare 'Annamarià il suo amante e facesse liberamente smancerie al telefono, il giorno di Natale le smancerie sono durate troppo e, così, è scattata la lite. Prima l'uomo ha offeso la donna, poi ha iniziato a picchiarla. L'ha inseguita in tutte le stanze del loro appartamento, dicendole che se ne doveva andare. Una lite durante la quale a prendere le difese della donna ci ha pensato perfino il primo dei loro quattro figli, 14 anni, anche lui al corrente del "patto". Un accordo che secondo il ragazzino il papà doveva rispettare visto che l'aveva firmato. E così, mamma e figlio sono stati inseguiti dai calci e pugni del "capo famiglia", perfino in strada. E non è finita qui.

La sera di Natale, poco dopo le 23, il picco della lite. La donna ha deciso di incontrare l'amante, dieci anni più giovane, in un comune vicino, ad Afragola. Ma mentre lei stava raccontando delle botte ricevute e del patto saltato, è arrivato il marito che al suo rivale ha assicurato "morte e persecuzione". Gli ha detto che non li avrebbe fatti stare tranquilli, che gli avrebbe mandato degli uomini che lo avrebbero «sciolto». E giù calci e pugni all'automobile e alla donna. Una storia, quella tra i tre, iniziata nero su bianco e finita pure nero su bianco. Questa volta, però, non in un patto d'amore ma in una denuncia che Lina ha presentato ai carabinieri. No, questa volta non ha scritto di voler bene «appassionatamente» al marito. Lo ha piuttosto accusato: di maltrattamenti e di perseguitarla. E ha suggellato ben altro rispetto ad un "happy end".


Domenica 29 Dicembre 2013 - 17:51
Ultimo aggiornamento: Lunedì 30 Dicembre - 15:22



Napoli. Lei, lui e l'altro: uniti per contratto
di Marco Di Caterino


CASORIA - Lei, lui e l’altro. Due uomini (marito e amante) che si contendono la stessa donna. Il classico triangolo vecchio come il mondo. Fatto di bugie, sotterfugi, botte e stress da tradimento. Ovvero il rovescio della medaglia degli amorosi sensi. E allora per evitare tutto questo, meglio essere sinceri. Anzi meglio ancora, fare un patto, magari scritto, dove ognuno del «triangolo» accetta la situazione, con tanto di firma, fino a quando la «lei» di turno non sceglierà con chi stare. Vi sembra fantascienza ? Oppure la trama di un film? Niente di tutto questo.



Il patto moglie, marito e amante, esiste per davvero. Con tanto di firma. Una sorta di scrittura privata dove la donna, una casalinga di trentotto anni di Casoria, pur ribadendo di «voler bene appassionatamente sia il marito legittimo che l’amante (dieci anni più giovane di lei) decido di avere una relazione con entrambi, in attesa di fare chiarezza con me stessa». Segue la firma. E chi ora, si fosse aspettato uno sfracello del marito, resterà deluso. Perché in calce a questa singolare dichiarazione seguono poche righe, vergate dal marito che scrive: «Io, accetto questa situazione», con tanto di firma. Più stringata la dichiarazione dell’amante, che in uno stentato stampatello scrive : «Accetta questa situazione anche(nome e cognome)» con tanto di firma. Crolla un mondo. Davanti a questo patto che cancella secoli di drammi e tragedie amorose, persino Otello scompare e con lui tutti i gelosi, compresi quelli da cabaret.

sabato 28 dicembre 2013 - 08:08   Ultimo aggiornamento: 12:03

Nuova puntata dell’Nsagate: lo Spiegel rivela i “digital plumbers” di Tao

La Stampa

L’unità segreta di maghi informatici è capace di accedere a qualsiasi cosa collegata ad Internet o ad una rete tlc


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Nuova puntata dell’Nsagate. All’interno della National Security Agency esiste un’unità segreta, la Tao (Office of the Tailored Access Operation, Uffico delle operazioni di accesso su misura) formata dalla crema degli hacker della Nsa. Questi giovanissimi smanettoni informatici in jeans e t-shirt sono in grado di violare qualsiasi computer, rete, sistema di telefonia e mail (inclusa quella dei BlackBerry, il cellulare di Barack Obama, spacciato alle aziende di tuto il mondo com il più sicuro) in ogni parte del mondo. Questo quanto riferisce il settimanale tedesco Der Spiegel .

Tao ha sede in un’ex stabilimento Sony a San Antonio in Texas, non lontano dalla base della Nsa nella base aerea di Lackland della Us Air Force. Lo Spiegel, citando i «plumbers» (gli idraulici dell’effrazione che diede il via allo scandalo Watergate) ha definito questa elite «digital plumbers». Quando tutti i mezzi abituali degli altri esperti normali della NSa falliscono, ci si rivolge agli hacker dell’unità Tao.

La squadra è nata con internet nel 1997 quando solo il 2% della popolazione mondiale navigava in rete. Contava nel 60 super-specialisti nel 2008 ma è previsto che nel 2015 saranno almeno 270. Il loro compito ufficiale è la difesa anti-terrorismo. Ma le capacità professionali dei singoli hacker e i mezzi infinti messi a loro disposizione dalla Nsa li mettono in condizione di accedere a qualsiasi cosa collegata ad internet o ad una rete di telecomunicazioni. Qualsiasi barriera e difesa, scrive lo Spigel, cade di fronte a loro.

Solo nella seconda metà degli anni 2000 i maghi di Tao sono riusciti ad accedere a 258 obiettivi in 89 Paesi, quasi ovunque nel mondo. L’unica difesa è vivere in una nazione digitalmente analfabeta. Già nel 2010, quando le forze erano aumentate, condussero con successo 279 operazioni nel mondo.
I «digital plumbers» di Tao, per citare solo uno dei tanti sistemi usati, sfruttano anche i bachi dei sistemi operativi di Microsoft e accessi segreti ai router della Cisco, le autostrade del web. Quando ad esempio il nostro pc chiude all’improvviso un programma (crash) e appare l’icona che ci chiede se vogliamo segnalare il problema riscontrato a Microsoft o al produttore del singolo programma, in realtà si manda copia della segnalazione alla Nsa, che in seguito riuscirà ad accedere `in remoto´ al nostro computer.

A svelare al mondo la loro esistenza, un incidente bizzarro. Nel gennaio del 2010 tutti gli abitanti di San Antonio, dove sorge il quartier generale di Tao, non riuscirono ad andare al lavoro perché nonostante i numerosi tentativi i telecomandi per l’apertura dei garage non funzionavano. Negli Usa, paese di auto e pendolari, il problema da locale arrivò a Washington. Qui qualcuno avvertì la Nsa che scoprì come una delle tante antenne del centro Tao di San Antonio, l’ultima installata, funzionava sulla stessa lunghezza d’onda dei telecomandi rendendoli inservibili.

(Agi)

Mano amputata Napoli, manifesti choc anti botti

La Stampa


Una mano amputata, il sangue e tre immagini “choc” per dire “no” ai botti illegali. Anche quest’anno il Comune di Bacoli (Napoli) scende in campo con una campagna di sensibilizzazione contro l’uso di materiale pirotecnico illegale e inesploso. In vista dei festeggiamenti per il 2014, l’amministrazione ha voluto lanciare appelli al buon senso e alla prudenza realizzando manifesti e volantini che sono stati affissi e distribuiti in città. «È una festa, non trasformarla in tragedia», «Dai una mano per cose più utili», «Non intossichiamoci le feste per favore» sono i tre slogan accompagnati da un doppio monito: «Non usare botti pericolosi e non raccogliere botti inesplosi».

«Ancora una volta abbiamo ritenuto doveroso sensibilizzare i nostri concittadini contro l’uso dei botti illegali invitandoli anche a non raccogliere quelli inesplosi, autentiche trappole che spesso diventano letali provocando gravi danni se non addirittura la morte», spiega il sindaco di Bacoli Ermanno Schiano, che rivolge un appello ai suoi concittadini: «Festeggiate e divertitevi ma con prudenza e buon senso». Infine un appello ai più giovani arriva dall’assessore alla Pubblica istruzione e comunicazione del Comune di Bacoli, Flavia Guardascione: «State attenti e non raccogliete botti inesplosi per strada. Anche una miccia può nascondere un pericolo. Rivolgetevi sempre ai vostri genitori, loro sapranno cosa fare».


Congo, sparatoria a Kinshasa, le famiglie italiane: "Aiutateci"

Libero

Assaltato l'aeroporto internazionale di Kinshasa. Le 24 famiglie italiane e i loro bambini in pericolo: "Abbiamo paura, fateci partire". Ma da Roma nessuna risposta


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Alta tensione a Kinshasa. Le famiglie italiane in Congo progioniere con i loro bambini sono in pericolo. Un commando armato ha assaltato questa mattina l'aeroporto internazionale, dove il personale dello scalo ha cercato scampo nascondendosi. Lo hanno riferito fonti doganali. Spari anche in un campo militare. Assaltata anche la sede della radio-televisione nazionale. Dopo alcune ore fonti ufficiali congolesi hanno reso noto che quaranta ribelli sono rimasti uccisi. Oltre che a Kinshasa, la capitale del Congo, spari sono stati registrati anche a Lubumbashi, capitale della provincia congolese di Katanga. Lo riferisce l'emittente Radio France Internationale (Rfi), spiegando che gli spari sono stati uditi intorno alle 11 e che al momento non è possibile stabilire se ci siano legami con le violenze di Kinshasa. Il Paese è una polveriera pronta ad esplodere.

Così arriva da Kinshasa la richiesta d'aiuto da parte delle famiglie italiane bloccate nella capitale congolese. I genitori bloccati in Congo raccontano che dall'aeroporto, che sarebbe al momento chiuso, si sentono spari. Loro sono bloccati nell'orfanotrofio con i bambini. Hanno chiesto alle autorità italiane di poter partire con i piccoli usando passaporti diplomatici temporanei per i cittadini stranieri in situazioni di emergenza, ovvero i bambini regolarmente adottati dalle coppie italiane ma ancora bloccati in Congo. La risposta delle autorità italiane, riferiscono i genitori, sarebbe però negativa. "Temiamo per la nostra incolumità, ma non andremo via senza i bambini. Il governo italiano deve muoversi subito: ci vengano a prendere per riportarci tutti, compreso i nostri figli, subito in Italia. Abbiamo paura", sono le parole di uno dei genitori dall'orfanotrofio.

Acquisti online, le regole per non farsi fregare

Libero

La guida di PayPal e Polizia Postale per pagare senza rischi lo shopping on line


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C’è chi lo fa per guadagnar tempo e chi per risparmiare un po’, alla ricerca dell’offerta del secolo. Lo shopping online è ormai entrato di diritto tra i modi più sfruttati per fare acquisti.  C’è chi, però, ancora oggi, non si fida a inserire i propri dati personali per il pagamento. La carta di credito e il proprio conto sono troppo importanti per finire tra le grinfie di qualche malintenzionato pronto a prosciugare i risparmi di una vita con un clic. PayPal, il celebre e più sicuro sistema di pagamenti online, ha deciso di venire incontro a chi è ancora titubante e resiste stoico all’acquisto virtuale e ha redatto un vero e proprio vademecum dell’acquisto sicuro via internet. Dodici regole che, secondo gli esperti del settore e del sito, faranno fare sonni tranquilli a chi vuole procedere con un acquisto sul web.

Alla base dell’ansia da shopping virtuale, secondo PayPal, sta il fatto che molti utenti dimenticano in rete le normali prerogative della sicurezza che adottano invece normalmente e che applicherebbero sugli acquisti in negozio. La sicurezza negli acquisti, infatti, non è mai una responabilità da delegare completamente al venditore - che, si sa, cerca spesso di tirare l’acqua al suo mulino - ma anche dell’acquirente che, sul web come nella realtà, deve metterci del proprio adottando alcuni accorgimenti semplici ma che prevengono le fregature. Il primo consiglio, e regola generale, è quello di utilizzare un metodo di pagamento sicuro che non condivida le informazioni finanziarie tra gli utenti come, per esempio, il numero di carta di credito. A questo viene in aiuto PayPal che supplisce al bisogno di reinserire ogni volta i propri dati dopo un breve, sicuro e totalmente gratuito procedimento di registrazione al portale.

Il secondo passo per acquistare divertendosi e senza fregature è quello di ottenere quante più informazioni possibili sul prodotto e sul commerciante online, consultare il profilo del venditore prima di avviare una compravendita e assicurarsi che lo stesso preveda la possibilità del reso della merce (punti 3 e 4). Il canto dello sconto a volte può essere equiparabile a quello delle sirene: PayPal consiglia di diffidare sempre di offerte e prezzi troppo convenienti. Seguono, nella guida scaricabile sul sito di PayPal, regole generali da buon internauta.

Per non avere brutte sorprese sul conto, per esempio, la guida agli acquisti sicuri consiglia non solo di custodire con cura i dati associati agli account con cui si effettuano gli acquisti ma anche di proteggere con dovizia i propri strumenti finanziari come carte di credito o prepagate dal possibile attacco fatale di hacker assetati di contanti. Al punto successivo, non mancano i consigli sulle password. Secondo PayPal devono essere univoche per ogni account e devono contenere numeri, lettere maiuscole e minuscole e combinazioni di parole che non siano facilmente intuibili.

Il consiglio principale, poi, è quello che i propri codici di protezione vengano modificati periodicamente e digitati protetti da sguardi indiscreti. Regola d’oro, poi, è quella da ricordare sempre dopo un acquisto online: diffidare sempre dalle email provenienti da società apparentemente note - o addirittura dalla stessa da cui si è acquistato - che richiedono dati di accesso a servizi o informazioni sensibili e mai scaricare allegati di messaggi email inviati da sconosciuti. Browser internet aggiornati e un controllo dettagliato e costante del proprio conto dopo una spesa online. Statisticamente è stato anche provato come la paura delle truffe allontani l’utenza dallo shopping online e determini perdite altissime quantificate, annualmente, in circa 2 miliardi di euro e che sono destinate a crescere parallelamente all’aumento dell’offerta di servizi di acquisti online.

Da Ebay ad Amazon sono sempre di più i portali invitanti per il grande pubblico e che sostituiscono in modo eccellente i negozi vecchio stampo. La realtà, come sottolinea PayPal, è che i fenomeni di truffa sono molto più frequenti nella vita reale grazie a truffatori esperti dove smascherare il danno a volte, è quasi impossibile. Sul web, invece, la traccia della truffa rimane sempre ben visibile e basta adottare pochi e semplici accorgimenti - dettati per lo più dal buon senso dell’acquirente - per poter acquistare comodamente seduti sul divano di casa e in tutta sicurezza.
Marianna Baroli



Fare acquisti con gli smartphone e non correre alcun rischio

Libero

Agli italiani piace fare acquisti con cellulari e tablet, e il trend è destinato a crescere. Bata rispettare alcune piccole avvertenze per essere sicuri: eccole


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Siamo oltre l’otto per cento di quota di mercato a livello europeo e i trend non lasciano dubbi. L’e-commerce è destinato a crescere e con esso le brame di chi vuole approfittare degli utenti. Truffe, furti, phishing e le altre rogne che rappresentano l’altra faccia del mondo on line. Tanto più che, di pari passo con la crescita dell’e-commerce, sta aumentando anche il numero degli italiani che fanno acquisti direttamente dallo smartphone o dal tablet: secondo una ricerca effettuata da Demoskopea e relativa allo scorso anno, infatti, il 13,8% dei possessori di smartphone ha comprato qualcosa utilizzando il proprio dispositivo (rispetto a una media europea dal 12,4%). Con la crescita delle transazioni online, è necessario mantenere elevato il livello di sicurezza dei vari sistemi di pagamento disponibili e aumentare anche la consapevolezza degli utenti per evitare frodi e brutte sorprese. Prima di tutto si teme il furto di identità. Molto frequente e certamente pericoloso. Chiaro non si avrà mai la certezza di esserne al riparo al 100%, ma basta seguire alcune procedure standard per ridurre drasticamente i rischi.Tenere sempre aggiornato il sistema operativo e pure l’antivirus è una buona premessa.

Poi bisogna assicurarsi che al momento dell’acquisto sia presente un’icona con lucchetto a indicare attivazioni di sicurezza da parte della società che gestisce il sito. Di solito l’icona si trova nella barra degli indirizzi del browser. Ovviamente è bene usare sempre il proprio pc, quelli condivisi (tipo internet cafè) quadruplicano i rischi. Frequenti sono anche i tentativi di phishing. Una sorta di pesca a strascico che arriva per mail. Sotto forma di messaggi che contengono richieste di conferma per acquisti che di solito non sono mai stati fatti. In questo caso mai cliccare i link presenti, né rispondere. Tanto meno inviare  password o altri dati personali, perché questo è proprio lo scopo dei truffatori. E statisticamente qualcuno ci casca.  Fin qui ci sono gli accorgimenti legati all’uso intrinseco di pc o tablet, ma la vera prevenzione si fa con gli strumenti di pagamento. Esistono infatti servizi di pagamento on line che forniscono un elevato grado di sicurezza.

Ad esempio PayPal. Nasce nel 1998 e nel 2004 la società viene acquistata da eBay e diventa lo strumento di pagamento predefinito per le transizioni operate sul sito. Ora fattura 145 miliardi di dollari. Piace a chi naviga e acquista in rete perché la connessione avviene attraverso il protocollo Httpsche permette di criptare e proteggere i dati sensibili. Poi è semplicissimo: si crea un account gratuito, registra una carta di credito o di debito e si è pronti a pagare lo shopping online in tutta tranquillità. PayPal successivamente preleva la cifra spesa direttamente dalla carta di credito. Il concorrente SkrillMoneybrookers usa un sistema simile, ma fa transitare i soldi sulla propria piattaforma e si erge da barriera alle intrusioni. Esiste anche la moneta virtuale Bitcoin.

Nasce come invenzione di hacker perché anonima. Oggi il sistema viene utilizzato per non fornire informazioni direttamente a chi vende e quindi nemmeno a potenziali ladri o truffatori. In Italia il 70% di chi visita un sito per acquisti abbandona senza aver perfezionato alcuna operazione. Acquisterà fisicamente. Molto fa la paura di non essere sicuri. Google ha pubblicato recentemente una nuova guida che si occupa di diversi argomenti, dai problemi di sicurezza online generale a modalità specifiche per proteggere gli account Google o di altri siti Web. Blogger e siti specializzati specializzati suggeriscono poi  sei mosse per dormire tranquilli. La prima è usare appunto PayPal o uno strumento simile.

In alternativa optare per una prepagata. Tenendo presente che alcune possono anche andare in rosso per un certo limite, lasciando agio a truffe o furti. La seconda è verificare che compaia un simbolo con scritto TRUSTe. Si tratta di una garanzia che certifica privacy assoluta per i clienti e garantisce la navigazione sicura. Se non ci fosse il logo, è bene cercare un riconoscimento crittografico che indica il certificato Https. La terza mossa è scegliere di installare sul browser un’estensione come ad esempio Wot che mostra il giudizio, in tempo reale, riguardo un sito web, non solo dal punto di vista della sicurezza tecnica. La quarta mossa, che in realtà varia dall’abilità di chi naviga, è scegliere i siti più frequentati.

Si può fare una ricerca su Google per verificare il numero di lamentale presenti in rete. Amazon, Etsy o un venditore Ebay hanno feedback vicini al 100%, il che significa che si può stare sicuri. Infine, l’ultima mossa  per pagare in sicurezza è non farlo mai cliccando un link in una e-mail in generale inalcun messaggio di posta che chiede pagamenti o verifiche di conti. È sicuramente un tentativo di truffa. Messi infine alle spalle i timori resta la possibilità di fare ottimi affari. Secondo una ricerca di Nielsen condotta per PayPal, il commercio transfrontaliero rappresenta circa un quarto del volume totale dei pagamenti effettuati.

Tra i mercati analizzati, la maggior parte degli acquisti viene effettuata negli Stati Uniti (45%), seguiti da Regno Unito (37%), Cina (26%), Hong Kong (25%), Canada (18%), Australia (16%) e Germania (14%). Tra le principali categorie dello shopping troviamo in prima linea abbigliamento, calzature e accessori per un valore di 12,5 miliardi di dollari, a seguire i prodotti di bellezza e salute (7,6 miliardi), l'elettronica di consumo (6,0 miliardi), computer hardware (6,0 miliardi), gioielli, pietre preziose e orologi (5,8 miliardi) e prodotti elettronici per la casa (5,4 miliardi). L’80% degli intervistati ha dichiarato di aver risparmiato e di aver trovato prodotti che dietro l’angolo di casa non avrebbe mai potuto acquistare. Il lato positivo della sicurezza.

di Claudio Antonelli

Vigile insulta la Kyenge? È di sinistra: «Perdonato»

Redazione - Dom, 29/12/2013 - 07:15


Non è un leghista e neanche un fascista, ma un simpatizzante del Partito democratico il vigile urbano che due giorni fa è finito nella bufera per avere pubblicato un commento decisamente razzista sul ministro per l'integrazione Cecile Kyenge. La battutaccia («primate scroccona») che ha scandalizzato Milano è venuta fuori, chissà come mai, ad un «ghisa» che i suoi strali di solito li riserva a Berlusconi & company. Anche per questo, forse, tutto sembra destinato a risolversi bonariamente. Il vigile ha chiesto pubblicamente scusa alla ministra. E l'assessore alla sicurezza Marco Granelli gli ha altrettanto pubblicamente promesso indulgenza. «Ringrazio l'agente Platania per le scuse, mi sembrano un gesto opportuno che penso possano chiudere la questione», ha dichiarato Granelli.

In realtà, all'interno della polizia locale si dice che un provvedimento disciplinare nei confronti di Fulvio Platania sia inevitabile: il regolamento della Polizia locale stabilisce che «gli appartenenti al Corpo è fatto divieto di assumere, anche fuori servizio, comportamenti od atteggiamenti che arrechino pregiudizio al decoro del Corpo». Ma la commissione chiamata a giudicare la pesante boutade del vigile non potrà non tenere conto del messaggio pacificatore dell'assessore. D'altronde nel dibattito in corso in queste ore sui social media ci sono diversi colleghi che difendono Platania, considerando il suo post una leggerezza ma ricordando che si trattava di una opinione personale: «Capisco tutto, ma che noi si sia gli unici che non hanno diritto ad una libera opinione mi sembra davvero grossa», dice un vigile. E c'è anche chi si spinge più in là rivendicando il diritto a «essere governato da italiani veri, non da deputati di origine marocchine o keniane».



Vigile urbano insulta la Kyenge: "Un primate scroccone", ora rischia il posto

Libero

27/12/2013


Fulvio Riccardo Platania potrebbe pagare caro una frase pubblicata sul suo profilo social. Il Comando dei vigili di Milano ha già avviato un procedimento disciplinare


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"La Kyenge? Una primate scroccona". Un post su facebook può costare caro ad un vigile urbano di Milano. Fulvio Riccardo Platania ha definito così sul suo profilo social il ministro dell'Integrazione. Un'uscita quella del vigile che non è piaciuta al Comando della Polizia locale di Milano che ha aperto un procedimento disciplinare. Il vigile, che si definisce simpatizzante del Pd, ora rischia la sospensione dal servizio. La sua colpa è avere insultato pesantemente il ministro per l’Integrazione in una discussione online sul fatto che Kyenge ha trascorso il Natale a servire pasti caldi in una mensa per profughi al Centro Astalli di Roma. "Si tratta di un fatto inaccettabile - riferisce un dirigente dei vigili urbani milanesi - Chi veste una divisa non può permettersi di insultare in quel modo ignobile un alto rappresentante delle istituzioni". Fra quanti hanno commentato online la vicenda con indignazione c'è anche Mirko Mazzali, presidente della commissione Sicurezza del Comune. ll comando di piazza Beccaria ha immediatamente avviato il procedimento disciplinare: si potrebbe arrivare addirittura alla sospensione dell’agente dal servizio o dallo stipendio.

Storie di lettori rovinati da una giustizia malata

Luca Fazzo - Lun, 30/12/2013 - 09:21

Una donna ha avviato una causa nel 1968 finita nel novembre scorso, 400 vigili aspettano dal 1988 la restituzione del grado. Ecco i tempi incredibili dei processi.

Ci sono quattrocento vigili che dal 1988 aspettano di vedersi restituito il grado che gli avevano tolto: e intanto molti di loro sono andati in pensione, e qualcuno è morto.


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C'è l'imprenditore che nel 1988 è stato dichiarato fallito, e da allora attende invano che il giudice tiri le somme. C'è chi dopo diciassette anni di cause si è visto dare ragione, e ha ottenuto poi di essere risarcito per la lunare durata del processo, ma ora dice: «Avrei preferito avere una sentenza vera e definitiva e non un risarcimento a spese della comunità. Perché non pagano quei magistrati che hanno sbagliato?». Uno sconsolante racconto corale sta prendendo forma in questi giorni nella casella di posta elettronica che il Giornale ha aperto per raccontare le storie degli italiani alle prese con i tempi incredibili della giustizia. Sono vicende al limite dell'assurdo, e anche oltre, che verranno pubblicate ogni giorno sul sito del Giornale, e che alla fine verranno raccolte e consegnate al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, se accetterà di riceverle. Drammi individuali ma anche tasselli di un dramma collettivo. Sono vicende come queste che hanno portato l'Italia dapprima a finire nel mirino della Corte europea dei diritti dell'Uomo, e poi ad accumulare un debito di 340 milioni di euro nei confronti dei cittadini vittime della giustizia lumaca: un debito che, alla tariffa minima prevista dalla legge, equivale a un ritardo complessivo di 680mila anni. Ecco alcune di queste storie.

«MORTO DA 25 ANNI»

«Per avere fatto per un mese l'amministratore dell'azienda di famiglia sono entrato, dal 1988, in un girone infernale che non mi ha permesso di essere un cittadino normale e mi ha costretto, da quel momento, ad espatriare per fare l'imprenditore. Comunque dall'88 ad oggi il fallimento non è ancora chiuso perché non hanno ancora finito, i vari personaggi nominati dal tribunale di mangiare i soldi. Quando finiranno allora penso che chiuderanno ed io qui, da quell'88, sono stato un uomo morto per le banche e qualunque forma di credito. Perciò è da 25 anni che attendo la chiusura del procedimento».
Luciano Tiramani

27 ANNI SENZA PASSAPORTO

«Io credo di essere l'unico fallito nell'aprile 1986, dico 1986, un solo processo, appello e poi più nulla. I legali dicono ormai tutto prescritto ma io voglio essere sentito dai giudici per la prima sentenza e a distanza di 27 anni devo sempre chiedere al curatore per avere un passaporto. Preciso: ho 73 anni».
Annamaria Revai

6 ANNI E IL MURO È SEMPRE LÌ

«Il 4.7.2007 mia madre avviò una causa contro il proprietario della casa confinante, in quanto questi, in sfregio alle norme edilizie, si elevava di un piano. L'abuso era (ed è) evidentissimo, manca la distanza, una causa che doveva essere conclusa in un'udienza, massimo due, demolizione dell'abuso o compensazione e invece, tra ricorsi al Tar, commissioni di studio, rinvii, udienze senza capo ne coda sono passati 5 anni e mezzo e ancora non si vede fine; gli avvocati godono le loro parcelle, la parte offesa ha tempo di aspettare».
Fabio Baessato

UN RECORD: 44 ANNI

«Sono subentrato, dopo il 1990, quale erede in una causa promossa dalla sorella di mio padre contro lo stesso nel dicembre 1969. Dopo circa 35 anni c'è stata la sentenza di primo grado del tribunale di Livorno; la causa è stata gestita da un giudice onorario perché il titolare non aveva tempo, era in altre faccende affaccendato. Ha firmato comunque la sentenza che aveva inconsistenti motivazioni; in appello a Firenze, infatti, la sentenza è stata annullata nella sua parte essenziale. Ho dovuto fare appello in Cassazione per una questione secondaria. È tuttora pendente ricorso in Cassazione dopo 44 anni. Ho ottenuto la condanna dello Stato al pagamento a mio favore di circa 17mila euro per l'eccessiva durata del processo. Io ora ho 73 anni e non credo che mi verranno versati finché sarò in vita anche se per prendermi in giro hanno voluto l'Iban del mio conto corrente; non so se spetteranno ai miei eredi».
Mario Guadagnini

11 ANNI PER UNA SENTENZA

«Ho iniziato una causa civile contro il mio socio nel 2002, a gennaio 2014 dovrebbe uscire la sentenza di primo grado, 11 anni senza poter entrare nella società e senza vedere un bilancio e un utile. Stiamo parlando di un Punto Snai di 440 metri quadrati, 13 vetrine ad Ostia».
Flavio Angelotti

SENZA PAROLE

«Inizio processo 1968 fine processo 29 novembre 2013: credo si commenti da solo».
Marco Alfonzi

CINQUE ANNI SENZA ALIMENTI

«Nonostante una sentenza di separazione e poi di divorzio menzionasse un assegno di mantenimento da parte del mio ex al figlio, dal 2009 io mantengo da sola il ragazzo a tuttora minore (16 anni). La denuncia ha solo originato una serie di udienze che ancora non trovano giudizio definitivo».
Simonetta Serra

Botti di Capodanno, i consigli per proteggere cani e gatti

La Stampa

FULVIO CERUTTI (AGB)

Dieci regole di buon senso per attenuare i rischi per i nostri amici animali



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Sono sempre di più le città italiane che hanno deciso di vietare i botti di Capodanno: Torino, Asti, Alessandria, Brescia, Pistoia, Forli, Bologna, Modena, L’Aquila, Bari, Cosenza sono solo alcuni dei grandi centri abitati i cui sindaci hanno deciso di dichiarare guerra ai botti prevedendo multe che possono arrivare anche a 500 euro. Il tutto per tutelare il benessere dei nostri amici animali che, nell’ultimo giorno dell’anno, vivono un vero incubo: molti scappano di casa, altri si rifugiano negli angoli delle stanze cercando di vincere la paura, alcuni non reggono al trauma che la “festa” produce. Purtroppo però in molti non rispetteranno le ordinanze e in tante, troppe, città il divieto non è neanche previsto. Così anche quest’anno ricordiamo alcuni consigli utili per far superare o, per lo meno, ad attenuare i rischi per i nostri amici animali:

1) non mostrarsi troppo protettivi verso gli animali e non guardarli negli occhi quando scoppiano i petardi, si aumenterebbe la loro paura; 
2) tenerli in appartamento, meglio se in una stanza lontana dai rumori e in penombra, con un rifugio magari sotto al letto; 
3) minimizzare l’impatto dei botti accendendo la televisione o alzando il volume della radio
4) non lasciarli soli in giardino o in balcone, potrebbero farsi male, scappare o buttarsi di sotto. Togliere dagli esterni gabbie di uccelli, roditori e altri animali; 
5) non tenere i cani legati a catena, potrebbero strozzarsi cercando di liberarsi
6) passeggiare col cane saldamente al guinzaglio. Nei casi più gravi, chiedere al veterinario se tranquillizzarli con un blando sedativo, rimedi omeopatici o di erboristeria
7) assicurarsi per tempo che gli animali siano identificabili con microchip, tatuaggio e medaglietta: sono elementi fondamentali per riconoscerli in caso di fuga
8) se l’animale scompare, cercarlo subito in zona: potrebbe essersi nascosto poco distante da casa. 
9) contattare il canile comunale di zona e le associazioni animaliste di zona per comunicare la scomparsa, e presentare denuncia di smarrimento a vigili urbani o ai carabinieri; 
10) preparare una locandina con foto e telefoni, affiggerla intorno casa e diffonderla via Internet a siti ed e-mail animaliste.

twitter@fulviocerutti

Arrestato per strada ex protagonista della rivolta delle bocche cucite al Cie

Corriere della sera

Era stato liberato dal Centro di Ponte Galeria poco dopo Natale, bloccato dai carabinieri mentre rompeva moto


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ROMA - Uno dei protagonisti della protesta delle «bocche cucite» al centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria è stato arrestato nella Capitale per danneggiamenti. L’uomo, un palestinese di 31 anni, irregolare sul territorio italiano e con precedenti, era stato rilasciato da Cie poco dopo Natale. Lunedì 30, ubriaco e preso da una crisi di rabbia, ha buttato a terra e ribaltato in strada 16 bidoni dei rifiuti in ghisa e 14 motocicli in viale Guglielmo Marconi, a Roma. E’ stato sorpreso da una gazzella dei Carabinieri mentre stava prendendo a calci 5 moto che aveva da poco scaraventato a terra all’angolo con via Pietro Blaserna.

MANETTE IN CASERMA -Il trentunenne, che ha tentato di sfuggire all’arresto scagliandosi contro i militari, è stato fermato. Guidati dalle testimonianze raccolte sul posto, i carabinieri hanno verificato che nelle vie limitrofe il palestinese, prima di scaraventare a terra le moto, aveva fatto lo stesso con i bidoni di rifiuti, danneggiando anche in più parti alcune centraline della rete elettrica. L’immigrato è stato arrestato dai Carabinieri e portato in caserma, in attesa di essere sottoposto al rito direttissimo. Gli accertamenti hanno fatto poi emergere che si tratta di uno degli ospiti del Cie di Ponte Galeria che nei giorni scorsi aveva messo in atto la protesta delle bocche cucite.

30 dicembre 2013

Trento al top per qualità di vita, all’ultimo posto Crotone. Buono lo standard in 59 province

Corriere della sera

Nel 2013 è aumentato il numero delle città italiane in cui si registra un miglioramento del modo di vivere

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Alla quindicesima edizione de “L’indagine sulla qualità della vita nelle province italiane” - presentata da Italia Oggi Sette e curata dal dipartimento di Scienze sociali e Economiche dell’Università La Sapienza di Roma è stato annunciato:« La qualità della vita è migliorata in molte aree del Paese rispetto a un anno prima», soprattutto nelle aree del centro-nord. La città migliore è Trento, la maglia nera va Crotone. Lo studio evidenzia che nell’anno che sta per chiudersi 59 province su 110 hanno fatto registrare standard di vita buona o accettabile, ribaltando così le 42 su 103 della scorsa edizione. Ma soprattutto, evidenziano gli autori dello studio, con quello di quest’anno si archivia il risultato migliore degli 5 anni e uno dei più soddisfacenti dalla prima edizione dell’ indagine.

L’INDAGINE- Rispetto al passato nel 2013 si è assistito a un netto miglioramento della qualità della vita del nord-ovest e dell’Italia centrale. Ma in sostanza i territori che escono meglio dallo studio sono quelle del nord-est, con gran parte delle Marche, di una fetta minore della Toscana e del Piemonte. Risulta invece “accettabile” nella maggior parte del Piemonte, dell’Emilia Romagna, della Toscana, Umbria e Marche. Tra le 51 che nell’insieme incassano una valutazione “scarsa” (23) e “insufficiente” (28) figurano soltanto territori del Mezzogiorno, dove secondo gli autori «non accenna a migliorare». L’ultimo posto di Crotone è invece paradigmatico delle province del Sud, con esiti negativi su affari e lavoro, ambiente, servizi finanziari e scolastici, tempo libero e tenore di vita.


TRENTO- Trento è la provincia che ha registrato i livelli più alti di qualità della vita, confermando quanto fatto negli ultimi 4 anni. Non solo: questa provincia è dal 1999 stabilmente nel gruppo di eccellenza senza mai perdere posizioni, andando a occupare il gradino più alto nel 2002 e il secondo nel 2000, 2003, 2006, 2007, 2008 e 2010. E quest’anno è riuscita a svettare in 6 dimensioni su 9: affari e lavoro, ambiente, criminalità, popolazione, servizi finanziari e scolastici e tempo libero.

29 dicembre 2013

Adesso Scalfari fa il catechismo perfino al Papa

Maurizio Caverzan - Lun, 30/12/2013 - 09:29

Il fondatore di Repubblica si improvvisa teologo e spiega la rivoluzione di Bergoglio: "Ha abolito il peccato". E così travisa il senso del suo pontificato, fondato sul perdono

Pontefice rivoluzionario, Papa Francesco «di fatto ha abolito il peccato». Nientemeno. A rivelarcelo nel suo immancabile pontificale festivo sulle colonne di Repubblica è, senza troppi preparativi né mezze misure, Eugenio Scalfari, novello teologo, ieratico portatore di una canutissima barba.


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Ne sa qualcosa la maggioranza degli appartenenti alla specie umana, da Adamo ed Eva in poi. Ma dimenticarlo è un attimo. Quando poi si tratta di ragionare di fede, il cedimento all'egolatria può rivelarsi ancor più deleterio. Accade così che, pur se il vicario di Cristo in terra ha il compito di essere pastore - «Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle», (Gesù a Pietro in Gv 21, 15-17) - sono le pecore a voler tracciare il percorso e insegnare il mestiere. Accade più di frequente di quanto si creda. Accade tra gli atei devoti e i teocon: gli «iteologi» che tendono a trasformare la teologia in una nuova ideologia. Ma accade, eccome, anche tra i teodem e i non credenti ma teologi militanti.

Dopo un bignamino della storia della salvezza e, a seguire, della storia della Chiesa narrata attraverso il Dio del Vecchio testamento, nel suo pontificale di ieri Scalfari ha decretato motu proprio che, nonostante molte innovazioni, «un Papa che abolisse il peccato ancora non si era visto». Questa abolizione, garantisce, sarebbe contenuta nella Evangelii Gaudium. E avverrebbe attraverso due strumenti: «Identificando il Dio cristiano rivelato da Cristo con l'amore, la misericordia e il perdono. E poi attribuendo alla persona umana piena libertà di coscienza». Ecco perché, secondo il Fondatore, «Francesco è un Pontefice rivoluzionario».

Che dire, se non che è un vero casino? E che è un assoluto macello quando si vuol discettare sul cristianesimo, mettendo tra parentesi Gesù Cristo? Scalfari riconosce che argomento centrale del magistero francescano sono la misericordia e il perdono divini. Bene: ma che bisogno ci sarebbe di tutta questa misericordia se il peccato fosse abolito? Che cosa avrebbe necessità di perdonare, il Padreterno, in assenza di peccato? Abbiamo appena celebrato il Natale, ovvero l'incarnazione del Figlio di Dio. Peccato e perdono sono inscindibili. E hanno significato in una relazione d'amore, la tenerezza di cui parla incessantemente il Papa.

Non a caso, fin dal primissimo Angelus (17 marzo) dopo la sua elezione, Bergoglio insiste sulla confessione e su un «Dio che non si stanca mai di perdonarci». E non a caso i primi indicatori del cosiddetto «effetto Francesco» sottolineano un aumento del ricorso al sacramento della penitenza. Se il peccato fosse un optional, una fissa di qualche prelato più rigido di altri, la stessa venuta di Cristo sarebbe stata inutile. Avrebbe potuto starsene tranquillamente assiso alla destra del Padre, invece di scendere a redimerci per far sì che il peccato originale (e il nostro limite e la morte) non sia l'ultima parola sulla condizione umana. Detto ciò, per farla breve, caro Barbapapà, bisogna fare attenzione a scambiare il peccato con il senso di colpa, che un'idea moralistica della fede e troppa psicologia ci hanno inculcato. Ancora, sintesi finale, se fosse vera «l'abolizione del peccato», Francesco sarebbe un eretico.

Non che sia la prima volta che qualcuno lo adombra. Anzi. Succede abitualmente e inevitabilmente quando si conciona di fede partendo dall'etica. Oppure dalla dottrina sociale della Chiesa. O anche dalla liturgia. Tutte cose importanti, per carità. Ma, come dire, consequenziali. Far fuori Gesù Cristo quando si parla di religione fa prendere una parte per il tutto. E trasforma l'esperienza cristiana in un reticolato di comandamenti e apparati, come avviene, per esempio, in ambienti tradizionalisti. Oppure, come abbiamo visto di recente nella destra cattolica americana, può far accusare di marxismo il Papa. Al contrario, nel mondo teodem, si tende a spianare tutto. E a fabbricarsi su misura un cristianesimo liquido e relativista. Nel quale si esagera il ruolo dell'arbitrio individuale e della coscienza. Per poter continuare a scambiare Dio con l'Io.

Milano ultima in sicurezza Ma la giunta canta vittoria

Giannino della Frattina - Lun, 30/12/2013 - 09:41

Nessuna città fa peggio di Milano, che crolla pure nella classifica dell'ambiente. Gli assessori fanno finta di niente e si vantano solo della ricchezza

A Milano l'ambiente tracolla. Ed è più insicura anche di Napoli. Con tutto il rispetto, non certo un esempio di vita tranquilla.


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E del resto a leggere la ricerca realizzata dall'Università La Sapienza per Italia Oggi, la provincia di Milano alla casella criminalità se la passa piuttosto male. Ultima in classifica dietro le altre grandi: Firenze, Roma e Torino. Un posto numero 110 che lascia ben poco spazio alle discussioni e soprattutto all'esultanza della sinistra che pur di difendere il sindaco Giuliano Pisapia tenta di negare anche l'evidenza dei numeri. Perché se c'è una cosa che una giunta di sinistra dovrebbe avere a cuore, è proprio la difesa dei cittadini. Perché i ricchi o i politici vivono in centro e girano scortati, mentre i poveri diavoli sono costretti a girare per periferie troppo spesso insicure e zone ormai in mano ai delinquenti.

Come testimonia perfino il titolo di Repubblica di ieri che a proposito della violenza sessuale della notte di sant'Ambrogio in via Clitumno (una traversa di via Padova finora descritta da Pisapia come uno splendido esempio di integrazione multietnica) parla di «stupratore della casbah».
Ma anche la cura dell'ambiente è una delle grandi promesse di Pisapia e non passa giorno che dal Comune non esca un comunicato per lodare la sue brillanti iniziative. E, invece, Milano è crollata dalla posizione 58 alla 95 per l'ambiente e nel tempo libero dalla 18 alla 67. Una Caporetto che la sinistra nemmeno ammette. «Il nostro segreto - assicura l'assessore Pierfrancesco Majorino - è non montarci la testa e quindi continuiamo così».

Il riferimento, per coprire il tracollo, è al guadagno di posizioni in «qualità della vita» e «benessere». Ma che Milano sia una città ricca nessuno lo mette in dubbio. Senza nessun merito, anzi talvolta nonostante Pisapia. E che il patrimonio accumulato di ricchezza e di Pil consenta di affrontare meglio i momenti di crisi rispetto alle altre province (che quindi scendono) è altrettanto ovvio. Resta da capire se essere più ricchi, ma insicuri e condannati a respirare veleno, sia un motivo di soddisfazione. Per non dire che il passaggio dalla posizione 11 alla seconda nella «salute» non è competenza di Pisapia, ma della Regione a guida centrodestra di Roberto Maroni e magari anche dell'eredità di un certo Roberto Formigoni. Riflessioni che non incrinano le certezze dei sodali del sindaco. «I dati - assicura il capogruppo del Pd Lamberto Bertolè - sono davvero incoraggianti».

«Vorrei far notare - spiega Riccardo De Corato - che gli indicatori comprendono la spesa media mensile pro-capite, l'importo medio mensile dei trattamenti pensionistici, il valore aggiunto pro-capite e i depositi bancari». Il che significa che «a Milano si sta meglio perché i cittadini lavorano, faticano, mettono da parte i loro risparmi e si creano, col sudore della fronte, il loro piccolo gruzzoletto. Dove sta il merito della giunta arancione?». E per il capitolo sicurezza «ci piacerebbe invocare l'errore - aggiunge -, ma già il Sole24Ore a dicembre aveva mostrato una classifica altrettanto sconfortante: sull'ordine pubblico Milano era terz'ultima, peggio solo Torino e Pescara».

The Recycled Orchestra, strumenti musicali dalla spazzatura negli slum dell'America Latina

La Stampa

a.l. (nexta)

Una della comunità più povere del Sudamerica vive sopra una discarica ma impara a sognare con il riciclo



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Creare strumenti musicali dalla spazzatura di una delle più grosse discariche del Sudamerica, trasformando lo scarto in valore, e cercando una possibilità migliore per i membri delle comunità più svantaggiate. Cateura in Paraguay è una piccola città in una grande discarica, che trae dall’enorme cumulo di spazzatura la sua principale fonte di sostentamento. Per molti dei suoi abitanti, i venditori di spazzatura, gli scarti rappresentano l'unica merce di scambio con le industrie del riciclo. 10 centesimi per circa mezzo chilo di plastica e 5 centesimi per la stessa quantità di cartone. Ma anche dalla spazzatura si può risorgere.


Un giorno, uno dei membri della comunità, Nicolas Gomez, ha una visione; trova un oggetto dalla provenienza incerta e dall’assemblaggio casuale che assomiglia a un violino, e insieme al musicista Fabio Chavez fa nascere l’idea di The Recycled Orchestra: creare veri strumenti musicali dagli scarti coinvolgendo i bambini di Cateura nel ruolo di suonatori.

Ma non basta, bisogna far conoscere il progetto al mondo intero e cominciare un tour per il pianeta. Qui è la rete a fare la differenza. Con tre minuti di trailer diffusi su internet e social network, il progetto The Recycled Orchestra, riusce ad attirare l’attenzione del mondo, e a raccogliere il budget sufficiente per la produzione di un documentario sull'esperimento umanitario e stabilendo un’agenda di concerti per il 2014. L'iniziativa si prepara a girare il mondo raccontando la capacità di creare valore anche a partire dagli oggetti e dalle situazioni che riteniamo essere l’ultimo baluardo della civiltà: “Il mondo ci invia spazzatura, noi rispondiamo con la musica”, è il motto dell’orchestra, e la vitalità del progetto dimostra la possibilità di una nuova prospettiva sugli oggetti che la società considera privi ormai di ogni qualità.

Prepariamoci ai gabinetti de-generati

La Stampa

gianluca nicoletti

Sta maturando l' idea di una terza via neutra per i bagni pubblici. La scelta di fare pipì non sarà più solamente binaria tra gabinetti per uomini o donne.



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Tra i mille problemi che affliggono la società, in evoluzione rapidissima, sta concretamente maturando la necessità di gabinetti “degenerati”. La divisione binaria delle toilettes pubbliche evidentemente non è più al passo con la profonda mutazione della percezione generale sulla varietà di sfumature che oggi può assumere la percezione del proprio genere. L’icona del signore e della signora sulla porta  sarebbe quindi un indicatore non più sufficiente a soddisfare tutte le categorie degli utenti. Servono gabinetti per le persone in transito di genere, o comunque per cui l’apparenza esteriore a un genere non necessariamente coincida con l’ equivalente possibilità “tecnica” di fare i propri bisogni. 

Gli studenti del campus della Wesleyan University, ateneo delle arti liberali di Middletown nel Connecticut, hanno per dimostrazione “degenerato” i bagni della loro università, modificando le porte dei servizi. Laddove c’erano, come ovunque nel mondo, i tradizionali indicatori di plastica o di legno dove è indicato "Uomini" o "Donne", questi sono stati tolti e sostituiti con un cartello che specifica che quel bagno può essere usato da chiunque senza distinzioni di genere o modi di comportarsi. Il cartello per i bagni a genere neutro è stato pure messo a disposizione di chiunque con un’ operazione di diffusione virale. Il kit di degenerazione del gabinetto è compresso in un file zip è scaricabile dalla rete,  questo contiene vari tipo di cartello, in formato Pdf, che chiunque può  stampare e apporre sui bagni della propria città o del proprio luogo di lavoro. 

Gli studenti hanno espresso in un documento il loro punto di vista. In sintesi chiedono di non considerare più bagni dell’istituto come luoghi di segregazione. Questo dovrebbe togliere disagio alle persone “in transito di genere” spesso in grave imbarazzo su quale porta imboccare quando sono spinti dal bisogno fisiologico. Pare che ci siano studi a supporto del fatto che questo disagio possa provocare anche problemi alla vescica in persone costrette a trattenersi per non sentirsi discriminate.

Per capirci è il problema che provocò una querelle nel nostro paese nel 2006 quando Wladimir Luxuria deputato trans gender di Rifondazione Comunista fu denunciato ai questori dalla collega del Pdl Elisabetta Gardini che si diceva traumatizzata per la sua presenza nel bagno delle donne. Allora la vicepresidente della Camera Giorgia Meloni di An, chiese un richiamo scritto per Luxuria che secondo lei aveva violato “l’etichetta istituzionale e le elementari regole di educazione". 

A distanza di anni la questione dei bagni di genere sembra essere diventata un problema a più vasto respiro, a cui molte amministrazioni hanno voluto dare dei segnali di attenzione. Da febbraio del 2013 a Brighton, cittadina inglese nella contea dell’East Sussex, il consiglio comunale ha stabilito, non senza polemiche, che i tutti bagni dovranno essere aperti a tutti senza distinzione di genere, stanziando una spesa di 140.000 sterline per le necessarie modifiche strutturali. A giugno Il presidente della Contea di Multnomah a Portland nell’ Oregon, ha emesso un ordine esecutivo per includere servizi igienici genere neutro in tutti gli edifici futuri e progetti di ristrutturazione. Si è iniziato a valutare la modifica in oltre 120 edifici della contea in cui saranno aggiunti i contrassegni di una terza opzione tra i bagni dei maschi e delle femmine. 

Il sindaco di Philadelphia Michael Nutter , a novembre, ha firmato la legge che prescrive la modifica di tutti i bagni pubblici negli edifici di proprietà del Comune. Sarà aggiunta anche qui una terza opportunità di utenza per lesbiche, gay, bisessuali e trans gender. La speranza del sindaco è che Philadelphia diventi la città più “LGBT-friendly" del mondo. A Philadelphia saranno offerte anche delle agevolazioni fiscali alle aziende che vorranno adeguare i loro servizi all’accesso delle persone di genere neutro, o comunque quelle che non amano essere condizionate da un pupazzo stilizzato, di ometto o donnina , sul modo giusto per loro di fare pipì.