giovedì 26 dicembre 2013

Caccia al drone, il «bird watching» del XXI secolo Una mappa per capire quale velivolo ti osserva

Corriere della sera

L’originale idea scaturita dagli abitanti di Gaza con gli occhi all’insù per scorgere i velivoli senza pilota israeliani

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WASHINGTON - Una mappa per fare un bird watching particolare. Disegni e sagome per capire di quale drone si tratti. Sempre che si riesca a scorgerli, visto che spesso volano altissimi ma sono vicinissimi con i loro apparati. A creare l’originale tabella l’olandese Ruben Pater, di professione designer. Ha raccontato che l’idea gli è venuta dopo aver visto gli abitanti di Gaza osservare i velivoli senza pilota israeliani. Li filmavano, quindi li schedavano per distinguere i droni armati da quelli impiegati per la ricognizione.
Il «bird-watching» dei droni, ecco chi ti  spia Il «bird-watching» dei droni, ecco chi ti  spiaIl «bird-watching» dei droni, ecco chi ti  spiaIl «bird-watching» dei droni, ecco chi ti  spiaIl «bird-watching» dei droni, ecco chi ti  spia 

MACCHINE DA GUERRA LETALI - I mezzi sono una costante nei cieli dove si combatte un conflitto. Dalla Siria al Pakistan. Prima gli americani e gli israeliani, poi i britannici e gli inglesi li hanno trasformati in macchine da guerra letali. Sono come agenti, guidati a distanza, con licenza di uccidere. In molte regioni hanno soppiantato l’operativo che si infiltra e agisce. Anzi, il connubio tecnologia-armi, la possibilità di restare per ore in agguato ne hanno fatto il sistema preferito. Certo, sono precisi, terrorizzano i terroristi, ne riducono i movimenti ma sbagliano. L’ultimo episodio pochi giorni fa nello Yemen, con un convoglio diretto ad un matrimonio incenerito da un drone americano. Una dozzina i civili falciati in pochi secondi.

26 dicembre 2013 (modifica il 26 dicembre 2013)

Ius soli, la Kyenge torna alla carica: "Chi nasce o cresce qui è italiano"

Andrea Indini - Gio, 26/12/2013 - 13:11

Alla conferenza di fine anno Letta ha annunciato un giro di vite sull'immigrazione smantellando la Bossi-Fini. La Kyenge prende la palla al balzo e su Twitter rilancia la riforma della cittadinanza italiana: "Chi nasce o cresce qui è italiano"

La sinistra è pronta al blitz per cambiare le leggi che regolano l'immigrazione. Obiettivo del nuovo anno: smantellare la Bossi-Fini e riformare la cittadinanza. Le immagini del trattamento antiscabbia al Centro di prima accoglienza di Lampedusa e la protesta degli immigrati al Cie di Ponte Galeria diventano così il grimaldello per dare l'assalto definitivo.


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Chiesto a gran voce dalle diverse anime del Pd, da Matteo Renzi a Gianni Cuperlo, il premier Enrico Letta ha annunciato alla conferenza stampa di fine anno che la riforma arriverà al più presto: "Non ho dubbi che la revisione della Bossi-Fini sarà uno dei temi di discussione a gennaio, mentre da subito ci metteremo al lavoro per la revisione dei Cie e del sistema di accoglienza nel suo complesso". E non finisce qui. Il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge ha lanciato da Twitter il suo obiettivo per il nuovo anno: "2014 verso una nuova cittadinanza: chi nasce e/o cresce in Italia è italiano".

"Il futuro è investire nell’accoglienza", aveva spiegato nei giorni scorsi il ministro all'Integrazione dopo essere finita nel fuoco incrociato del Pd che la accusava di dividersi tra convegni e cene benefiche senza riuscire a mai risolvere l'emergenza immigrazione. Adesso la Kyenge è pronta a passare al contrattacco e a portare la battaglia per lo ius soli in parlamento. Lo stesso Letta è disposto a spendersi in prima persona a cambiare la normativa che regola la cittadinanza italiana. "Sono sempre stato convinto che una normativa diversa sullo ius soli sia necessaria, non a caso rivendico la scelta di un ministro come Cecile Kyenge - ha spiegato il premier lunedì scorsi - proporrò e lavorerò, dunque, perchè una riforma della cittadinanza e dello ius soli faccia parte del contratto di governo che scriveremo insieme a gennaio".

Il governo mette, così, la revisione della Bossi-Fini e del sistema di accoglienza nell’agenda del 2014. Secondo fonti vicine a Palazzo Chigi sarebbe già in via di preparazione un provvedimento - potrebbe anche essere un decreto - che abbassa dagli attuali 18 a due mesi il tempo massimo di permanenza degli immigrati nei Cie ed aumenta le commissioni che esaminano le domande di asilo per affrontare il sovraffollamento dei Cara, i Centri di accoglienza per richiedenti asilo. Ma il giro di vite che ha in mente la sinistra si limiterà a cambiare la regolamentazione dei centri di prima accoglienza.

Nell’ottobre scorso, all’indomani della tragedia di Lampedusa, lo stesso Letta aveva ipotizzato un confronto nel governo sulla Bossi-Fini, non nascondendo le difficoltà derivanti dal fatto che le forze che compongono l’esecutivo hanno storicamente posizioni diverse su questo tema. Adesso i rapporti di forza all’interno della maggioranza sono cambiati. Renzi ha impresso una forte spinta assicurando che il Pd farà di tutto per "cambiare la Bossi-Fini". Tanto che, alla conferenza di fine anno, il presidente del Consiglio ha pronunciato parole più impegnative. Prima ha ricordato la "pressione senza precedenti" degli immigrati arrivati nel 2013 in Italia, più che triplicati rispetto al 2012 (43mila contro 13mila), in un "anno difficile tra tagli e spending review".

Poi ha chiarito che, comunque, "è obbligatoria una revisione complessiva del sistema di accoglienza", il tutto "in una logica di attenzione alla sicurezza dei cittadini". L’ultimo riferimento intende venire incontro alle posizioni del ministro dell’Interno Angelino Alfano, contrario ai richiami dei democrat sulla necessità di rivedere la Bossi-Fini. Già da un paio di mesi una bozza di testo che interviene sui Cie è stata messa a punto da un tavolo costituito dalla Kyenge, dal viceministro e dal sottosegretario all’Interno, Filippo Bubbico e Domenico Manzione. Nei giorni scorsi la stessa bozza è stata ripescata e arricchita. Ma la riforma dei Cie è solo il punto di partenza. Il vero obiettivo della Kyenge è arrivare a modificare le leggi che regolano la cittadinanza italiana.

Cane attira l’attenzione di una donna e salva l’amico caduto in un fiume

La Stampa

Intrappolato in acqua c’era un altro grosso quattrozampe


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In tempi come questi commuove la storia a lieto fine di due cani a Pistoia: uno dei due, oramai anziano, è caduto in un fiume da cui non riusciva ad uscire, e stremato, sarebbe sicuramente morto, se l’altro cagnolino non avesse attirato l’attenzione dei passanti salvandogli così la vita. 

Il 23 mattina, una ragazza aveva visto un cane al bordi di una strada ma non ci aveva fatto tanto caso. Ripassando però sulla stessa via, in tardo pomeriggio, aveva rivisto l’animale fermo sempre nello stesso punto e si era insospettita: fermata l’auto è scesa a controllare. A bordo strada, in fondo a un dirupo, dentro le acque del fiume, intrappolato, c’era un altro grosso cane, un pastore tedesco. 

La ragazza ha chiamato l’Enpa (Ente nazionale protezione animali) di Pistoia che è intervenuta subito ma oramai si era fatto buio. Con l’aiuto di torce i volontari hanno illuminato il fondo del dirupo trovandosi di fronte ad una scena commovente: il pastore tedesco era immobile dentro l’acqua mentre l’altro cane era accanto al compagno e non lo lasciava solo. Verificato che era impossibile raggiungere il cane e tirarlo fuori dall’acqua, l’Enpa ha chiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco che sono arrivati calandosi dentro il fiume e portando in salvo l’animale. 

A quel punto, il pastore tedesco è stato visitato dal veterinario di turno constatando fortunatamente che non era ferito ne aveva fratture, ma essendo anziano e sovrappeso non sarebbe riuscito ad uscire dal fiume dove sarebbe sicuramente morto. Portati al canile, stamani il colpo di scena: i cani hanno il microchip grazie a cui è stato possibile rintracciare i proprietari che sono venuti subito a riprenderli. Si tratta di una famiglia di Momigno, nel Pistoiese: i due cani si erano allontanati dal giardino di casa perdendosi. Il più piccolo si chiama Toby e il grande Lucky, in questo caso di nome e di fatto.