mercoledì 25 dicembre 2013

Kyenge serve il pranzo al centro profughi A sorpresa compare il marito (ma in disparte)

Corriere della sera

L’iniziativa di Natale del ministro per l’Integrazione. Cuoca e cameriera nelle cucine di via Astalli. C’è tutta la famiglia

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Lui, il marito, l’aveva punzecchiata per primo, in un’intervista al quotidiano Libero: «Non ha capacità gestionali». Lei, la moglie, non aveva perso tempo a rispondere, sempre a mezzo stampa su Vanity Fair: «C’è bisogno di una pausa di riflessione». E ancora, un affondo dall’aria risolutiva: «Natale da separati». Invece no. Domenico Grispino e il ministro per l’Integrazione Cècile Kyenge hanno trascorso il 25 assieme. Ed esattamente come lei l’aveva annunciato: cioè servendo il pranzo, insieme alle due figlie, in una mensa per profughi, al Centro Astalli di Roma gestito dai gesuiti.

IN GREMBIULE BIANCO - Dopo aver indossato un grembiule, dei guanti e un cappellino bianco, il ministro ha prima impilato i piatti di plastica e poi ha servito la pasta agli ospiti in attesa, mentre le figlie Giulia e Maisha hanno tagliato panettoni e pandori e distribuito le arance. Alcuni ospiti del centro hanno riconosciuto il ministro: «Grazie per essere qui» ha detto uno di loro. Lei più tardi ha spiegato il senso della sua presenza tra i rifugiati. «Ho voluto mangiare quello che mangiano loro e soprattutto servirli. Una persona che siede nelle istituzioni - ha chiarito - deve dimostrare di essere tra la gente e servire gli altri»


GRISPINO IN DISPARTE - Grispino, medico oculista a Modena, si è tenuto in disparte per tutto il tempo. E dunque resta impossibile chiarire se nella coppia ci sia stato un riavvicinamento. Del resto il «botta e risposta» sui giornali era stato feroce. Dopo «l’endorsement» del marito - che su Libero se l’era presa anche con il Pd :«Quello un partito di sinistra? Ma per favore... Io sono di sinistra-sinistra» - la ministra aveva replicato piccata. Ecco come: «Tante volte, per gli schemi in cui viviamo, se l’uomo ha il controllo economico va tutto bene. Se invece, a un certo punto, la donna si trova col timone in mano, qualcosa nella coppia cambia. E chissà quante si riconosceranno in quello che dico...».

PAUSA DI RIFLESSIONE»« - Poi la «pausa di riflessione» e le voci sulla separazione. Ora quel pranzo al centro Astalli. Chissà come finirà.

25 dicembre 2013

E' morta la mamma di Sergio Ramelli «Aveva sempre chiesto giustizia»

Corriere della sera

Il cordoglio degli esponenti della destra, da Ignazio La Russa a Maurizio Gasparri e Francesco Storace


Cattura
Anita Ramelli Comunque la si voglia guardare, questa vicenda fa parte ormai della storia di Milano. Nel bene e nel male. Dalla tarda serata di lunedì 23 dicembre al caso di Sergio Ramelli, il militante del Fronte della gioventù ucciso il 29 aprile del 1975 da esponenti della sinistra extraparlamentare, si aggiunge un nuovo capitolo. È morta Anita Ramelli, la madre del giovane assassinato. In molti, durante tutta la giornata della Vigilia di Natale, le hanno reso omaggio all’obitorio di piazzale Gorini a Milano. Tra questi l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia): «In questi 38 anni Anita è sempre rimasta vicina alle varie generazioni dei giovani di destra che nel nome del figlio hanno sempre trovato motivi di impegno ideale - è il ricordo di La Russa che fu parte civile nel processo per l’omicidio -. Dopo la signora Mattei scompare purtroppo un’altra delle mamme di quei tanti ragazzi di destra che sono rimasti vittime della violenza politica.
Ai familiari di Anita a cui ero particolarmente legato, giungano le mie sincere condoglianze».

FUNERALI - La figlia Simona ha anticipato che i funerali con ogni probabilità si terranno sabato 28 dicembre. «Ho appreso della morte di Anita Ramelli, mamma di Sergio il giovanissimo massacrato a colpi di chiave inglese - commenta invece Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato (Fi-Pdl)-. Ci vollero anni per individuare i suoi assassini. Ricordo il processo e il modo composto con cui mamma Ramelli visse quei momenti e ogni occasione di vicinanza alla destra milanese. La battaglia di verità che nelle aule di giustizia condussero Ignazio La Russa e altri segnò un momento importante nella vita italiana. Dedicherò le preghiere del Natale a Anita e Sergio».

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TWITTER - Il leader de La Destra, Francesco Storace ha affidato al social network Twitter il suo commosso ricordo di Anita Ramelli: «Mamma Ramelli è volata in cielo e abbraccerà Sergio, giovane di destra ucciso a sprangate negli anni di piombo a Milano. Non dimentichiamo». Anita Ramelli seguì tutte le udienze del processo, venne anche chiamata a deporre ma concesse poche interviste e fu protagonista di una vita molto schiva rispetto a giornali e televisioni. Solo nel 1997 concesse un’intervista per il libro «Sergio Ramelli una storia che fa ancora paura», piccolo volume stampato da alcuni militanti di estrema destra di Monza: «Io non ho mai chiesto vendetta, ma giustizia. Ho avuto fiducia, nonostante tutto, nella magistratura. Ho sofferto in silenzio aspettando che un giorno mi portassero la notizia: “Anita, li abbiamo presi”».


25 dicembre 2013

De Magistris cittadino onorario palestinese, poi visita a Gerusalemme

Il Mattino

Visita in Terrasanta, questo Natale, per il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Ieri il primo cittadino partenopeo ha assistito alla messa natalizia di mezzanotte nella chiesa della natività di Betlemme. Poco prima, nella casa francescana a Betlemme, de Magistris ha ricevuto la cittadinanza palestinese da Abu Mazen. "Oggi a piedi,come i palestinesi ogni giorno,ho attraversato i duri controlli nel muro di Betlemme e in bus ho raggiunto Gerusalemme" ha scritto il sindaco su Twitter, annunciando la sua visita nella città israeliana. De Magistris resterà nella zona fino al 27 dicembre anche per la firma di accordi tra Anci Campania e Apla Palestinese e presenterà i contenuti del Forum Internazionale delle Città Mediterrane di Napoli.




mercoledì 25 dicembre 2013 - 13:37   Ultimo aggiornamento: 13:40



Napoli, sotto l'albero cumuli di rifiuti. I lettori del Mattino: «Bloccati in casa, nemmeno nelle feste riesce il "miracolo"» 

Il Mattino


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Natale con i rifiuti a Napoli. Tanti, tantissimi, dal centro storico alla periferia i cassonetti stracolmi di immondizia di ogni genere, che con la festività natalizia è aumentata davvero a dismisura. Diverse sono le segnalazioni dei lettori del Mattino.it che denunciano, inviando accurata documentazione fotografica, la situazione. "Via Duomo è un disastro - racconta il lettore Maurizio - e in via Diomede Carafa a Bagnoli la raccolta differenziata avviene ogni quindici giorni se tutto va bene. Nemmeno a Natale riescono i miracoli: inutili i i reclami, situazione veramente imbarazzante". Un altro lettore, Alessandro, segnala cumuli e cumuli in via Costantino a Fuorigrotta "dove la spazzatura non viene ritirata da quattro giorni e noi siamo bloccati in casa dai rifiuti. Buon Natale al sindaco e all'Asia". Si torna così nel centro antico, alla Pignaesecca. Ivan, con tono amaro, scrive: "Vi mandai le stesse foto il 6 luglio 2013, ma non è cambiato niente. Nonostante decine di segnalazioni, l'Asia non fa nulla, aspettano che la chiesa venga sepolta, anche nel giorno della nascita di Gesù". Che a Santo Stefano sia tutto diverso?




mercoledì 25 dicembre 2013 - 09:43   Ultimo aggiornamento: 14:19

Ancora una volta dicembre

La Stampa

yoani sanchez


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Dodici mesi e siamo ancora una volta qui. Giorni per valutare le cose fatte e per rimandare al nuovo anno tutto quel che non siamo riusciti a compiere. Che cosa è cambiato a Cuba - e in ognuno di noi - da quel dicembre del 2012 in cui tracciavamo identico bilancio? Poco e molto. Nel mio piccolo spazio personale, mi sembra che tutto si sia mosso a un ritmo insolito, anche se per la vita di una nazione è soltanto un semplice fremito, di una leggera scossa. Gennaio è cominciato con la Riforma Migratoria e nei mesi successivi in molte occasioni abbiamo pronunciato la parola addio. Certo, non avevamo più quella vecchia sensazione di non ritorno, di uscita definitiva e di esilio per la vita, ma lasciavamo comunque il paese a una velocità preoccupante, restando soltanto nomi sull’agenda telefonica. La nostra condizione di “isola in fuga” si è accresciuta, anche se compresa in un ambito legale che la consente e la definisce. 

Le differenze sociali sono diventate sempre più aspre. Il numero dei mendicanti e delle persone che frugano nella spazzatura è cresciuto. Malgrado ciò, molte auto moderne hanno cominciato a circolare per le nostre deteriorate strade e più di un nuovo ricco ha trascorso le vacanze sull’altra sponda dell’Atlantico. Questo 2013 sarà ricordato per le testimonianze diverse ed estreme che si sentono in giro.

Aneddoti di famiglie che hanno aperto ristoranti di lusso nel cuore dell’Avana e di altre che non bevono più caffè perché non possono pagare il prezzo di mercato. Persone che attendono fuori da una boutique per comprare un paio di scarpe da tennis Adidas e gente che staziona fuori da una sala da pranzo, in attesa degli avanzi. Viviamo tempi di grandi contrasti, giorni di foto stonate scattate nel laboratorio della vita. Nel corso dell’anno che sta per finire, inoltre, il discorso ideologico si è dissociato ancor più dalla realtà. 

La repressione, da parte sua, è aumentata. Nella stessa misura in cui la società civile è cresciuta e ha cominciato a guadagnare determinati spazi. La battaglia per il monopolio informativo, in questo 2013, l’ha persa il governo e l’hanno vinta le reti clandestine di audiovisivi, notizie e libri digitali. Abbiamo potuto renderci conto meglio di quel che accadeva, ma da lì a poter convocare riunioni e assemblee la strada è ancora lunga.

La vita è diventata più cara per tutti, i privilegi e i vantaggi si sono concentrati in un’elite situata molto in alto, la lotta contro la corruzione ha colpito alcuni, ma molti l’hanno fatta franca. Le rimesse giunte dall’estero insieme al sussidio venezuelano, hanno evitato il collasso, ma i numeri rossi mettono in evidenza il fallimento delle riforme economiche. Di sicuro non sono servite a offrire ai cubani una vita migliore, un valido motivo per non abbandonare questo paese. 

Il mondo ci ha impartito alcune lezioni: ricordo le immagini di Kiev dove molti hanno perso la paura. La figura di Fidel Castro si è fatta sempre più sbiadita, in quella lunga morte in vita che dura da sette anni. E la libertà? Vediamo se ce la faremo a ottenerla nel 2014. 

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi