sabato 21 dicembre 2013

Oggi la notte più lunga dell’anno

Corriere della sera

Inizia ufficialmente la stagione più fredda. E Google decide di «mettersi» la sciarpa

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Alle 17,11 sul meridiano di Greenwich, le 18,11 in Italia, il piano dell’equatore celeste e quello dell’eclittica (il percorso apparente del sole nel cielo) saranno alla massima distanza. Nel nostro emisfero cio’ equivale alla minima altezza annuale del sole nel cielo, con un allungamento delle ore di buio: ma per i più ottimisti inizia la lunga risalita verso la luce della stagione «buona». Il prossimo appuntamento astronomico è previsto per l’equinozio di primavera, che nel 2014 è calcolato per il 20 marzo alle 17,57 in Italia. Viste le rigide temperature, anche Google ha deciso di correre ai ripari. E, per iniziare la lunga giornata di sabato («The first Day of The Winter», specifica il noto motore di ricerca), si è messo la sciarpa.


Stamattina Google si è svegliato con la sciarpaStamattina Google si è svegliato con la sciarpa
















21 dicembre 2013

Salvini show a Chiuduno: «Immigrati disinfettati? Poi vengono da noi a rubare»

Corriere della sera

Il primo intervento in pubblico del neo segretario. «Calci in culo ai giornalisti servi infami. Stato fallito quello che chiude le curve e fa uscire i serial killer. La Russia fa adottare i bimbi in Italia perché qui non ci sono i gay. Viva la Russia»


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«Ma qui ne inventano di tutti i tipi»: è iniziato così lo show del segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini, al suo debutto in pubblico alla tradizionale cena degli “auguri padani” a Chiuduno, nella serata di giovedì. Serial killer, immigrati, giornalisti gay e ultrà: ne ha per tutti il segretario. «Non mi avrebbe stupito il fatto che il serial killer evaso a Genova fosse un militante della Lega. Io vorrei vederlo in faccia quel giudice che al serial killer ha dato il permesso premio. Perché uno Stato che libera i serial killer e chiude le curve allo stadio per un coro è uno Stato di rimbambiti».

Salvini con il sindaco di Bergamo Franco TentorioUn attacco anche nei confronti della stampa, ricalcando un po’ le parole di Bossi alla Bèrghem Fest dell’estate 2011: «Qualche calcio in culo a qualche giornalista servo infame cominceremo a tirarlo. Diamogli almeno un motivo di dire che siamo cattivi». E un ritorno alle critiche a Roma: «Io proporrei che chi ha amministrato Roma in questi dieci anni, ovvero Rutelli, Veltroni, Alemanno, venga esiliato su un’isola deserta nel Pacifico, circondata da squali».

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Quindi un passaggio all’immigrazione, «perché i poverini non sono quelli di Lampedusa che vengono disinfettati: i poverini sono i cittadini di Lampedusa e di Bergamo che poi vengono derubati da chi viene disinfettato». E un «viva la Russia»: «Sapete che la Russia ha scelto di sospendere le adozioni con tutti i paesi stranieri tranne che con l’Italia, perché qui non ci sono coppie gay che possono adottare un bambino. Se è così, viva la Russia». Applausi scroscianti, dai mille partecipanti agli auguri di Natale in salsa leghista.

21 dicembre 2013

McDonald’s affonda su 4,5 milioni di chili di alette di pollo fritte. Che non si vendono

Corriere della sera

Il colosso del fast food ha sbagliato la strategia di marketing: costano troppo e, a causa dell’osso, sono difficili da mangiare

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McDonald’s aveva grandi progetti, lo scorso settembre: battere l’agguerrita concorrenza di Taco Bell con un nuovo piatto nel menù: «Mighty Wings», alette di pollo fritte (con l’osso), condite con pepe di Cayenna e peperoncino. Purtroppo, il colosso del fast food ha sbagliato clamorosamente a fare i calcoli. Quelle alette non si vedono. McDonald’s si trova ora su una montagna di 4,5 milioni di chilogrammi di «Mighty Wings» che nessuno vuole.

FIASCO - I test nei ristoranti di Atlanta, un anno fa, promettevano bene. Così, ai piani alti di McDonald’s hanno deciso di proporre il piatto a livello nazionale. Scettici con l’esperimento si sono detti fin da subito alcuni esperti del settore. Avevano ragione: è stato un gigantesco flop. Cosa è andato storto? Per lanciare il nuovo piatto il colosso americano non aveva badato a spese. Il motivo che ha frenato i clienti, quasi sicuramente, è stato il prezzo: 3.69 dollari per una porzione da tre; 5.59 dollari per una da cinque e addirittura 9.69 dollari per dieci pezzi. Troppo, ha pensato l’americano medio, quello che più di altri affolla i ristoranti McDonald’s. Inoltre, a differenza dei più popolari «Chicken McNuggets», i «Mighty Wings» si mangiano con più difficoltà, colpa dell’osso.

PREZZI - Delle 50 milioni di libbre ne sono avanzate 10 milioni, scrive il Wall Street Journal. Dieci milioni di libbre corrispondono a 4,5 milioni di kg. Un Mighty Wing pesa circa 31 grammi. In altre parole: McDonald’s si trova adesso su una montagna di oltre 145 milioni di alette di pollo fritte surgelate. E davanti ad un quesito: cosa farne? Oltre a ciò, i depositi devono al più presto fare spazio a nuovi prodotti. I responsabili corrono ai ripari: da McDonald’s fanno sapere che i prezzi, a breve, scenderanno. Resta da sperare che 72,5 milioni di galline non siano morte invano.

21 dicembre 2013

Perse i familiari sul volo di Linate: si toglie la vita, come il fratello

Corriere della sera

Il tragico gesto di Paola, mamma da tre mesi. Gestiva il castello di Clanezzo, trasformato in ristorante. L’8 ottobre del 2001 aveva perso i genitori e l’altro fratellino. Una famiglia distrutta anche dopo la tragedia all’aeroporto


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Sul muro di sassi che dal Castello di Clanezzo scende verso il Brembo c’è una targa che dice: «Aeroporto di Linate - 8 ottobre 2001 - Per non dimenticare». Ma quella tragedia di dodici anni fa non è mai stata dimenticata, anzi forse è proprio quel ricordo che col tempo si fa sempre più doloroso, a continuare a colpire a distanza come i lugubri rintocchi di una campana. Si è tolta ieri la vita Paola Rota, 32 anni, che nello schianto dell’aeroporto milanese aveva perso i genitori e un fratellino, e che solo un anno fa aveva visto anche il suicidio del fratello Matteo. La donna aveva due figli: Filippo, di 5 anni e mezzo, avuto dal primo marito, e Olivia, nata solo tre mesi fa, che aveva avuto dall’attuale compagno.

È stato proprio lui, ieri mattina, a trovare la donna impiccata nella loro casa di via Marconi a Clanezzo. Era stata una mattinata come le altre: Paola Rota aveva accompagnato il figlio alla fermata dello scuolabus vicino alla chiesa, aveva chiacchierato un po’ con le altre mamme ed era risalita alla vicina abitazione. Intorno alle 9.30 il convivente, non riuscendo a contattarla, è tornato a casa e ha trovato il corpo senza vita della compagna. Per evitare traumi al figlio maggiore, la camera ardente è stata allestita lontano da casa, nella villa in cui viveva Matteo Rota, sulla collina in cui sorge il ristorante «Cascina Belvedì». La famiglia Rota era infatti dagli anni Ottanta proprietaria del Castello di Clanezzo, trasformato in ristorante e luogo per eventi, e del «Belvedì».

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Giovanni e Clara RotaQuell’8 ottobre era stato Matteo ad accompagnare il padre Giovanni, la mamma Clara e il fratellino Michele all’aeroporto (l’altro fratello, Clemens, che ora ha 22 anni ed è l’ultimo superstite della famiglia, era stato lasciato a casa): i Rota andavano a visitare proprio Paola, che studiava in Danimarca. Il loro aereo in fase di decollo si era scontrato con un Cessna entrato per sbaglio in pista, causando la morte di 118 persone. Ai tre fratelli rimasti era toccato il compito di continuare il lavoro dei genitori. «Era Paola che mandava avanti tutto, era un tipo forte», raccontava ieri una sua amica. «Era una donna molto forte, l’ultima che pensavi potesse fare un gesto come questo», aggiunge un amico uscendo dalla camera ardente.

Lei aveva sviluppato l’attività, aveva aggiunto l’albergo, il centro benessere, e nel 2005 si era laureata in Relazioni pubbliche allo Iulm con una tesi incentrata proprio sulla tragedia di Linate: «Mi sarebbe piaciuto girare il mondo, chissà se potrò farlo - disse in un’intervista al Corriere -. Ma ora tutti i miei sforzi sono per l’attività di famiglia. L’ipotesi di vendere non mi ha mai sfiorato. È il frutto delle fatiche dei miei genitori. Mia madre mi ha lasciato una grande lezione: mai fermarsi». Ma il fardello della tragedia doveva essere troppo pesante. Prima per Matteo, che si è tolto la vita nel novembre di un anno fa, e ora per Paola. Il funerale sarà celebrato lunedì alle 15 nella chiesa dell’Albenza, ad Almenno San Bartolomeo, dove si era svolto anche quello del fratello.

21 dicembre 2013

Nijima, l’isola che non ci doveva essere

La Stampa

francesco semprini


Sino a qualche tempo fa questo fazzoletto di terra in mezzo all’Oceano Pacifico settentrionale non esisteva né sulle cartine geografiche, né sulle mappe satellitari. Adesso gli scienziati sono convinti che l’isola vulcanica resisterà



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L’isola che non c’è, o meglio che non c’era, è il caso di dire parafrasando un noto motivo di Edoardo Bennato. Perché sino a qualche tempo fa questo fazzoletto di terra in mezzo all’Oceano Pacifico settentrionale non esisteva né sulle cartine geografiche, né sulle mappe satellitari. Almeno sino alla fine di novembre quando il Niijima ha ripreso, dopo lunga quiete, le sue attività vulcaniche, dando origine in poco tempo alla nuova formazione situata a circa un migliaio di chilometri a sud di Tokyo, in acque considerate ancora di territorialità giapponese.

“Non durerà, sarà risucchiata a breve” dicevano alcuni scienziati alla vista del neonato atollo, proprio come accade non di rado per alcune isolette temporanee che si vengono a creare nel Mar Rosso o al largo dell coste pakistane, “mangiate” velocemente dall’erosione delle onde. Ed invece le ultime rilevazioni sembrano andare nella direzione opposta. Il Niijima è ancora in attività e sta eruttando lava in grande quantità, tanto da spingere gli scienziati a pensare che la neonata isola potrebbe sopravvivere almeno alcuni anni, mentre altri pensano addirittura che rimarrà “a galla” in maniera permanente. Del resto la storia naturalistica di quel tratto di mare depone a suo favore visto che il neonato isolotto si trova a meno di un chilometro da Nishino-shima un’altra isola vulcanica che si è creata ed allargata da una grande eruzione avvenuta tra il 1973 e il 1974.

“Se diventerà un’isola a tutti gli effetti saremo felici di aggiungerla sulle mappe, e celebreremo il fatto di aver guadagnato nuovi territori”, spiega il governo nipponico. Sempre che la nuova formazione non si riveli un nuovo motivo di contesa in un tratto di mare che negli ultimi tempi è divenuto di particolare interesse geo-strategico oltre che naturalistico. 

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POS obbligatorio per i pagamenti superiori a 30 euro

La Stampa


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Il Ministero dello Sviluppo economico fissa i limiti per l'obbligo, da parte di imprese e professionisti, di accettare anche pagamenti effettuati con bancomat dotandosi dunque di POS: l’obbligo vale per gli esercenti attività di vendita di prodotti e prestazioni di servizi, anche professionali, il cui fatturato dell’anno precedente a quello nel corso del quale è effettuato il pagamento sia superiore a 200mila euro; l’obbligo scatta per pagamenti superiori alla soglia minima di 30 euro. Il decreto attuativo è stato inviato dal Ministero alla Banca d'Italia, accompagnato da una segnalazione d’urgenza, per ottenerne il parere. Bisognerà poi attendere un successivo decreto, da emanare entro altri 90 giorni, a individuare modalità e termini differenziati di adeguamento per i soggetti esclusi fino al 30 giugno.

Per quanto concerne i terminali POS, il testo del Mise prende in considerazione l’accettazione di strumenti di pagamento tramite diverse tecnologie, in aggiunta a quella a “banda magnetica” o a “microchip”. A questo punto sembra difficile che il provvedimento diventi definitivo entro il 1° gennaio 2014, data indicata nel Decreto Crescita 2.0 dell’ottobre 2012. Manca ancora la piena regolamentazione, richiesta dalla norma, che indichi la determinazione degli eventuali importi minimi, le modalità e i termini, anche in relazione ai soggetti interessati.

Fonte: http://fiscopiu.it/news/pos-obbligatorio-i-pagamenti-superiori-30-euro

Dalle slot machine a Sorgenia: tutte le porcate del governo

Gian Maria De Francesco - Sab, 21/12/2013 - 08:26

Ieri l'ok definitivo della Camera al provvedimento. Forza Italia contro Letta e Alfano: non hanno votato, testo senza padri. Brunetta: perché il Nuovo centrodestra fa il tifo per le slot machine?

Roma - «Bloccheremo in corsa quella porcata», si indignò Matteo Renzi, una volta appreso che il decreto salva-Roma avrebbe penalizzato gli enti locali che adottano misure restrittive anti-slot.


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Nel passaggio alla Camera il governo prima ha incassato la fiducia sulla Stabilità con 350 sì, mentre il via libera finale alla manovra è arrivato a tarda sera con altri 258 voti, tuttavia il numero legale è stato raggiunto solo grazie alle opposizioni.
Il dl molto probabilmente sarà emendato della norma che prevede un taglio dei trasferimenti statali per Comuni e Regioni che hanno dato una stretta a macchinette, videopoker et similia. L'interrogativo, però, è un altro: quante volte il sindaco di Firenze dovrà (o sarebbe dovuto intervenire) per arginare quella pericolosa tendenza del premier Enrico Letta e del suo vice Angelino Alfano ad assecondare lobby, amici degli amici e notabilati vari. Certo, il caso delle slot è stato di sicuro molto eclatante perché si trattava di una «stangata» contro coloro che cercano di limitare nei modi consentiti dalla legge la possibilità di un aumento delle dipendenze da gioco d'azzardo.

Che, tra l'altro, è una fonte di ricavo per l'erario. Una domanda se l'è posta anche il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta: «Possono spiegare Alfano, Lupi e compagnia in cosa consiste, in riferimento a questa proposta, il loro ancoraggio alla dottrina sociale cristiana e ai valori del Ppe? O sono altri valori in gioco?», ha chiesto l'ex ministro denunciando la discordanza tra dichiarazioni di principio e atti politici. Distonie che costarono parecchio in passato ad altri «transfughi» come Gianfranco Fini.

Ma che cosa avrebbero dovuto dire allora Renzi e Brunetta della legge di Stabilità? In fondo, l'emendamento cosiddetto «salva-Sorgenia» non è proprio un esempio di trasparenza cristallina. Con un colpo di spugna è stato cancellato per le società energetiche che installano impianti a ciclo combinato l'obbligo di corrispondere ai Comuni gli oneri di urbanizzazione e per coloro che hanno avviato un contenzioso si apre la possibilità della transazione. È il caso dell'utility controllata dai figli dell'Ingegner Carlo De Benedetti, editore di Repubblica e sostenitore politico di Renzi.

È vero: Sorgenia ha vinto il ricorso al Tar contro il Comune di Turano Lodigiano che pretendeva 22,77 milioni di euro, ma i giudici amministrativi hanno ribadito che quando si costruisce un edificio, gli oneri di urbanizzazione si pagano. Punto e basta. Poi, si può dire che del provvedimento beneficeranno tutte le utility e che Sorgenia ha un piano di investimenti per il territorio in cui opera, ma il sospetto di un favore (tema per il quale i repubblicones sono sempre pronti ad alzare il sopracciglio) offusca anche le miglior intenzioni.

E che dire, sempre per rimanere in tema di Stabilità del divieto di cumulo tra pensioni d'oro e stipendi per i «boiardi» della pubblica amministrazione. È stato fissato un tetto: 302mila euro, la retribuzione del primo presidente della Cassazione, ma la norma non riguarda i contratti in essere. Grazie alla postilla alcuni super-stipendi sono salvi, un sollievo per baroni universitari e magistrati (in carica ed ex) . Non a caso sempre Brunetta ieri ha sottolineato come alla Camera né Alfano né Letta si siano palesati per votare la manovra definendola «senza padri». Ma solo il premier era assente giustificato perché a Bruxelles.

Il buon Matteo che inveisce contro le «porcate» avrebbe dovuto ricordarsi quando un emendamento alla legge di Stabilità resuscitò Federconsorzi? La strana maggioranza Pd-Ncd ci ha provato per ben tre volte al Senato. Poi, la norma è ricomparsa in Aula alla Camera. In pratica, si volevano attribuire alla federazione i crediti spettanti ai singoli consorzi agrari «per gli ammassi svolti nell'interesse dello Stato», rivitalizzando il vecchio carrozzone. La mossa non è riuscita, ma sicuramente si tornerà alla carica se Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Coop hanno gridato, tanto per stare tranquille, «Non ci provate più!».