domenica 8 dicembre 2013

Kyenge: "Mi dissocio dall'intervista di mio marito"

Libero


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Sta diventando una telenovela, ma state attenti a non chiamarla «Casa Kyenge», perché Domenico Grispino da Modena, marito del ministro per l’Integrazione Cécile potrebbe adontarsi: «Io mister Kyenge? Se lo scrive le tiro un calcio nei maroni» aveva avvertito il cronista. E l’accattivante accento emiliano non era bastato a smorzare la stizza. Che deve essere cresciuta ieri pomeriggio, quando la moglie ha inviato alle agenzie questo comunicato: «Le dichiarazioni di Grispino Domenico (sic, cognome e nome, ndr) sono di sua stretta responsabilità personale: esprimo il mio rammarico per quanto detto, me ne dissocio completamente, sottolineando che ogni mia scelta politica e personale è avvenuta e avviene in completa autonomia e libertà, nel rispetto di tutti». (...)

Come spiega Giacomo Amadori su Libero di domenica 8 dicembre, il Pd sfasciafamiglie fa litigare i coniugi Kyenge. La ministra, dopo l'intervista del marito a Libero, diffonde un comunicato: "Mi dissocio e mi rammarico". Ma lui ribatte: "Frasi alla c... Mi denuncino pure. E se devo divorziare...".

La campagna di Libero: Ecco quanto ci costano i 148 abusivi del Pd"

Libero


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I nomi ormai sono noti. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha di fatto dichiarato illegale il Porcellum, a Montecitorio siedono abusivamente 148 parlamentari del Pd. Nessuno riuscirà a schiodarli dalla poltrona, infatti a quanto pare nessuno al Nazareno si preoccupa troppo della vicenda e così i dem abusivi restano appollaiati sul loro scranno. Ma tutto ha un costo. Come ricorda il direttore di Libero, Maurizio Belpietro nel suo editoriale di oggi, domenica 8 dicembre, quei parlamentari abusivi pesano pure sulle nostre tasche e pesano anche sulle scelte che fa il Paese.

Via gli abusivi -  "Ieri abbiamo pubblicato il nome dei 148 onorevoli che, dopo la sentenza della Consulta, dovrebbero essere dichiarati decaduti, anzi, che non avrebbero mai dovuto essere  dichiarati eletti. Vista la fretta - ricorda Belpietro -  che la Giunta delle elezioni ha dimostrato con Silvio Berlusconi, battendo ogni record pur di espellerlo dal Senato, vogliamo vedere quanto tempo ci metterà questa volta per mandare a casa gli abusivi che si fregiano del titolo di onorevoli. Farà gli straordinari come è successo quando si è trattato di buttar fuori dall’aula il Cavaliere?

Modificheranno il regolamento per votare senza che vi siano franchi tiratori? Per quel che ci riguarda da oggi noi facciamo partire il nostro orologio: terrà il conto di quanti giorni sono passati dal momento in cui la Corte costituzionale si è espressa reputando illegale il Porcellum e soprattutto quanti soldi hanno incassato deputati e senatori dichiarati illegittimi. Così ognuno di noi saprà con chiarezza quanto ci costano i giochi del Palazzo e quanto ci costa non farci votare. Oltre alle tasse che dobbiamo sborsare, sapremo il prezzo degli abusivi. E con chi prendersela".

Napolitano blinda i dem - Insomma il Colle non si muove e nemmeno il Nazareno. Ma la realtà è chiara: 148 parlamentari del Pd devono lasciare la loro poltrona illegittima. Senza se e senza ma. Intanto Giorgio Napolitano impaurito che il suo piano istituzionale possa fallire blinda gli abusivi e appoggia i pareri di alcuni costituzionalisti: "Apprezzo molto la risposta di Zagrebelsky oggi e di Onida ieri: gli argomenti dal punto di vista politico e istituzionale sono inoppugnabili e vanno nella direzione opposta di chi dice che il Parlamento è delegittimato", ha affermato il capo dello Stato. Insomma quei 148 dem resteranno ancora a lungo a Montecitorio. E a pagarli siamo sempre noi...

Ior, lettere di chiusura a 1.200 correntisti della banca vaticana

Corriere della sera

Controlli della Finanza alle frontiere

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ROMA - Una lista di 1.200 destinatari. E altrettanti conti dello Ior da chiudere per un importo complessivo superiore ai 300 milioni di euro. I cosiddetti «conti laici». Milleduecento lettere uguali a quella che pubblichiamo in questa pagina. Un documento a suo modo storico anche per le annose vicende della cosiddetta banca vaticana. Nella lettera sono indicate tre date. Quella di invio: 19 settembre. Poi il 4 luglio, giorno in cui il board (o consiglio di sovrintendenza) dell’Istituto ha stabilito di limitare i rapporti di conto «alle istituzioni cattoliche, ecclesiastici, dipendenti o ex dipendenti del Vaticano titolari di conti per stipendi e pensioni nonché diplomatici accreditati presso la Santa Sede».

Tutti gli altri fuori. Il riferimento al 4 luglio 2013 è al consiglio di amministrazione avvenuto tre giorni dopo la drammatica uscita di scena dallo Ior del direttore generale Paolo Cipriani e del suo vice Massimo Tulli, travolti dall’arresto di monsignor Nunzio Scarano. L’ultima data contenuta nella lettera è la dead line di chiusura dei conti fissata al 30 novembre 2013 , termine dopo il quale, scrive il presidente Ernst von Freyberg, «si applicheranno le disposizioni interne previste per il recesso da parte dell’Istituto», senza specificare quali. Lo Ior, richiesto nei giorni scorsi dal Corriere di rendere noto se l’operazione di chiusura è effettivamente avvenuta e per quale numero esatto di conti, non ha voluto commentare l’operazione .

La lista dei 1200 conti è al centro di molte preoccupazioni sia in Italia sia in Vaticano. Proprio quando la Santa Sede si appresta - sulla base di ragionevoli aspettative - a raccogliere un successo nella valutazione del suo Report in progress da parte del Comitato Moneyval che sarà esaminato da domani a Strasburgo. Le preoccupazioni, in Italia, sono legate innanzitutto all’identità dei detentori dei conti. Perché se alcuni nomi sono persone del tutto ordinarie, come la segretaria di un vecchio cardinale, oppure il nipote di papa Pacelli, altri invece sarebbero di importanti personalità italiane.

Tutti i 19 mila clienti (compresi i cardinali della Commissione di sorveglianza, presieduta da Tarcisio Bertone ) hanno ricevuto poi una seconda lettera per la cosiddetta Cdd (revisione delle posizioni dei clienti a fini antiriciclaggio). A ciascuno è stata assegnata una scala di rischio da 1 a 5: il massimo è attribuito alle «persone politicamente esposte» che nel caso del Vaticano sono i cardinali, cioè personalità che per la loro influenza possono condizionare il sistema. Si tratta di una procedura standard internazionale: il massimo rischio ai fini antiriciclaggio è attribuito ai capi di governo, ai ministri e così via. Qualche cardinale, come quello di Lima, o qualche vescovo, non l’hanno presa bene e hanno cambiato banca.

Ma in Italia (dalla Banca d’Italia, all’agenzia delle Dogane e delle Entrate) si è preoccupati anche per le procedure di chiusura che sono state e saranno seguite. Questi soldi torneranno in Italia? E se sì, come? Tanto per capire: l’ultimo scudo fiscale per il rientro di capitali dal Vaticano è stato di un importo complessivo di un solo milione di euro.

In ogni caso, come ha anticipato il Corriere.it , ci saranno presto i nostri finanzieri alla frontiera con il Vaticano. Scopo: controllare il passaggio di contante, visto che secondo l’Aif vaticana nel 2011 ci sono state 658 operazioni in entrata superiori ai diecimila euro e 1.894 in uscita. Mentre le Dogane italiane ne hanno rilevate 3 in ingresso e 21 in uscita. Stessa storia nel 2012: all’Aif sono state denunciate 598 operazioni in ingresso e 1782 in uscita, alle dogane italiane solo 4 in entrata e 13 in uscita

08 dicembre 2013

I negozianti del centro con la «vigilessa di ferro» «È innocente, le hanno teso una trappola»

Corriere della sera

La difesa di Claudia Macrì: «Non ho rubato le borse false e quell’abusivo ancora le vende all’ingresso della metropolitana»


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ROMA - Per il presidente dell’Associazione Via Condotti, Gianni Battistoni, «è un’eroina, caduta in una trappola. Su di lei ci metto la mano sul fuoco: una vigilessa brava, onesta e leale, una delle poche persone a lottare veramente contro l’abusivismo commerciale. Purtroppo in Italia chi fa il proprio lavoro diventa ingombrante. Condannata per aver rubato due borse false? Un’accusa ridicola, fa ridere».

NOVE ANNI - L’eroina in questione è la «vigilessa di ferro», come la chiamano a piazza di Spagna ormai da nove anni, Claudia Macrì, argentina di Buenos Aires, vigilessa del I Gruppo, condannata venerdì scorso in primo grado a due anni e otto mesi di reclusione per concussione. Secondo il giudice l’agente - a Roma da 23 anni dopo aver vissuto a Reggio Calabria, laureata in Lingue e letteratura straniera - il 10 giugno 2010 si sarebbe impossessata di due borse false - una coppia di copie di Prada dello stesso modello - portandole via a un ambulante bengalese. Due carabinieri dell’Ispettorato del lavoro, in borghese, hanno notato la scena e dopo aver fermato l’abusivo hanno bloccato anche la vigilessa all’uscita dell’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede dove aveva lasciato le borse.

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LO STRANIERO ESPULSO — «Sono distrutta, proprio non pensavo che il processo si sarebbe concluso con la mia condanna - racconta l’agente -. La verità è che mi hanno teso una trappola. Ho dato fastidio a qualcuno e me l’hanno fatta pagare. Si sono accaniti su di me - aggiunge -, senza tenere conto che quel bengalese ha tre decreti di espulsione e due denunce per ricettazione». Sabato, all’indomani della condanna, i commercianti del centro - in massa - le hanno manifestato solidarietà, a cominciare da Battistoni. «Ma ho ricevuto messaggi dai residenti, dai rappresentanti delle istituzioni, da consiglieri ed ex consiglieri comunali. Da moltissimi colleghi. In aula ho anche mostrato, e sono allegate agli atti, le lettere con le quali varie persone mi descrivono per quello che sono: una vigilessa onesta, con molti encomi in carriera. C’è anche quella dell’ambasciata spagnola».

«NON HO RUBATO NULLA» — Per il momento la Macrì è stata distaccata in un altro ufficio sempre del I Gruppo, ma non lavora più a piazza di Spagna. «C’ho lavorato per 9 dei 14 anni trascorsi in servizio, non ho mai guardato in faccia a nessuno, ho multato tutti, senza distinzione. Per me quel luogo deve restare pulito, e per questo, ripeto, ho dato fastidio. A quell’ambulante - che potete trovare ogni pomeriggio sempre in vicolo del Bottino a vendere merce contraffatta come se nulla fosse - non ho rubato quelle due borse false, gliel’ho sequestrate e l’ho subito segnalato via radio, ma poi le ho lasciate all’ambasciata spagnola perché la sala operativa mi ha mandato in via Mario de’ Fiori per un altro intervento: c’era una macchia d’olio pericolosa per i passanti. È tutto registrato ma al processo non ne hanno tenuto conto. Chi mi accusa dice che sono arrivata prima ma non ha sentito cosa dicevo per radio».

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LA SECONDA DENUNCIA — La «vigilessa di ferro» non riesce a darsi pace. «Anche perché all’inizio il pm aveva deciso di archiviare tutto, visto che le contestazioni proprio non reggevano - racconta ancora - e allora l’abusivo si è presentato dai carabinieri alla Garbatella, e non in centro, per raccontare che io lo vessavo di continuo. Una denuncia in perfetto italiano mentre al processo, quando è stato sentito, ha avuto difficoltà perfino a pronunciare il giuramento. Per fortuna per quelle accuse sono stata assolta, per l’altra ricorrerò in appello».



08 dicembre 2013




Borse sottratte a un immigrato, vigilessa condannata per concussione

Corriere della sera


Due anni e 8 mesi a Claudia Macrì, del I gruppo. Alla lettura della sentenza l’agente è scoppiata a piangere


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La vigilessa Claudia Macrì (Proto)ROMA - Avrebbe sottratto un paio di borse false griffate a un ambulante bengalese in piazza di Spagna e le avrebbe lasciate in custodia ala vigilanza dell’ambasciata spagnola presso la Santa Sede, forse con l’intenzione di riprenderle a fine servizio. Claudia Macrì, vigile urbano del I gruppo, è stata condannata dal tribunale di Roma a due anni e 8 mesi di reclusione, oltre a un periodo equivalente di interdizione, per il reato di concussione. Il collegio ha considerato attendibile il racconto dei due carabinieri in borghese che la mattina dell’11 giugno del 2010 fermarono e denunciarono la vigilessa dopo averla vista portar via le due borse senza che l’extracomunitario abbozzasse un minimo di reazione e senza che l’agente stendesse l’apposito verbale.

ACCUSA E DIFESA - Il pm ha chiesto una condanna a 4 anni ritenendo che l’episodio contestato non fosse l’unico di cui si sarebbe macchiata la vigilessa. Il difensore dell’imputata, l’avvocato Paolo Gallinelli, ha invece sollecitato l’assoluzione alla luce delle «evidenti contraddizioni tra quanto dichiarato dai due militari e dall’ambulante bengalese».

LACRIME - Alla lettura del dispositivo della sentenza, Claudia Macrì è scoppiata a piangere. Lo scorso agosto la vigilessa era finita su tutte le cronache cittadine, raccogliendo la solidarietà sia di Ignazio Marino, sia di Gianni Alemanno, perché vittima di un’aggressione a calci e sputi compiuta da quattro ragazzine rom intente fumare sulla banchina della stazione metro di piazza di Spagna e pronte a borseggiare qualche turista. La difesa ha annunciato ricorso in appello.

06 dicembre 2013

Mandela: imparare a perdonare

La Stampa

yoani sanchez



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Tra tutte le cose che si sono dette e che si diranno su Nelson Mandela, sono le piccole storie a emozionare di più. Le sue lunghissime giornate nel carcere di Roben Island, dove il rancore cedette il passo alla lucidità. Una grata che scorreva, una piccolissima finestra da dove filtrava uno spiraglio di luce, alcuni uccellini che cantavano fuori. In quel luogo, Madiba vinse i suoi demoni e riuscì a rinunciare a quella violenza che aveva fatto parte della sua vita. Fu un lungo percorso dalla formazione del braccio armato “Umkhonto we Sizwe”, fino a diventare un paladino della lotta pacifica. Fu una conversione autentica, non dettata da convenienza e opportunismo, ma scaturì dal suo intimo, come avrebbe dimostrato la successiva attività politica. 

Nato nel 1918, Mandela visse un secolo convulso, caratterizzato da guerra fredda e leader a caccia di protagonismo, anche a danno dei loro popoli. Visse un’era di grandi nomi e di piccoli cittadini, nella quale a volte fu più importante stabilire chi faceva una determinata cosa, piuttosto che il motivo per cui veniva compiuta. Fu classificato terrorista non solo dal regime razzista sudafricano di quel periodo, ma anche dalla stessa ONU. Una volta in prigione, il recluso 466 dedicò molto tempo a meditare su ciò che aveva fatto e su quale avrebbe potuto essere il percorso migliore per far uscire il suo paese dalla segregazione razziale e dall’odio. La sua trasformazione personale influì in modo determinante su come si riuscì a smantellare l’Apartheid.

Tanti statisti cercavano di restare ben saldi al potere per diversi mandati e parecchi decenni, invece Mandela fu Presidente del Sudafrica soltanto per un lustro. L’uomo nato nel villaggio di Mvezo fu talmente saggio da rendersi conto che il dialogo e la negoziazione erano la via giusta per cambiare una nazione così ferita. Tra tutte le istantanee della sua vita, i sorrisi accennati e gli abbracci dispensati, io preferisco l’immagine di un prigioniero che tra le sbarre incontrò se stesso. Il Premio Nobel della Pace consegnato nelle sue mani non è così commovente come immaginarlo affamato, addolorato, impaurito e, nonostante tutto, immerso nei suoi pensieri di perdono, pace e riconciliazione.

Alla tua memoria, Madiba!


Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Una ecostufa che cuoce e produce carbone

La Stampa

simona regina

Si chiama Elsa Stove ed è la stufa inventata dall’Università di Udine che brucia senza sviluppare fumo. Alto rendimento energetico, zero emissioni nocive, e produce carbone vegetale come scarto della combustione di foglie, potature e residui non legnosi, salvando le foreste


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Si chiama Elsa Stove ed è la stufa brevettata dall’Università di Udine che brucia senza sviluppare fumo. Una stufa pirolitica, ad alto rendimento energetico e zero emissioni nocive, che produce carbone vegetale come scarto della combustione lenta, in assenza di ossigeno (pirolisi), di fogliame secco, residui di potature e altri materiali organici non legnosi. Promuovendone l’uso nei villaggi africani e incentivando così l’impiego del carbone vegetale (o biochar), il team di ricercatori friulani ha voluto contribuire alla conservazione delle foreste e all’aumento della produttività agricola in Africa. Finalità, queste, del progetto internazionale Bebi - Benefici agricoli e ambientali derivanti dall’utilizzo del carbone vegetale nei Paesi africani - finanziato dall’Unione Europea e coordinato da Alessandro Peressotti, del dipartimento di Scienze agrarie e ambientali di Udine.

Il biochar, infatti, se distribuito sulla terra può anche raddoppiare la produttività agricola. Migliora, infatti, la struttura del terreno, ne aumenta la ritenzione idrica e quella degli elementi nutritivi, che rimangono così più a lungo disponibili per le piante, diminuendo di fatto il fabbisogno di acqua e di fertilizzanti. Inoltre, nutrendo la terra di carbone vegetale, è possibile stoccare carbonio, immagazzinarlo cioè al suolo, invece di farlo tornare in atmosfera sotto forma di CO2. Ormai, infatti, diversi studi scientifici ne hanno evidenziato l’importanza sia per il sequestro di anidride carbonica atmosferica al suolo, sia come ammendante, termine con cui si indicano quelle sostanze capaci di migliorare la fertilità dei terreni agricoli.

“L’adozione su larga scala di questo fornello da cucina che brucia biomasse vegetali e non legno disincentiva anche l’abbattimento delle foreste – aggiunge Peressotti -: fenomeno che, come sappiamo, favorisce l’effetto serra e la desertificazione”. Per non parlare dei benefici diretti, in termini di salute, per le popolazioni rurali. “Con il suo impiego, infatti, si riduce al minimo la produzione di monossido di carbonio e particolato, che sono tra le cause principali di emissioni inquinanti nelle abitazioni e provocano, ogni anno, milioni di morti nei Paesi in via di sviluppo per malattie dell’apparato respiratorio”.

Inizialmente sono state realizzate un centinaio di stufe, distribuite poi nei villaggi dell’Africa occidentale, in particolare in Ghana, Sierra Leone e Togo. Ma l’obiettivo, raggiunto, era rendere indipendenti le comunità locali nella produzione. “Attualmente, infatti, almeno un centinaio di artigiani locali assemblano stufe con materiali poveri e facili da reperire, dando loro forme diverse a seconda delle necessità e delle richieste, in particolare delle donne, che così hanno modo di cucinare senza infestare di fumo casa e vestiti”.

Per il successo del progetto è stato fondamentale collaborare con Ong, università e istituti tecnici locali, e comprendere i bisogni reali delle popolazioni tenendo conto di aspetti sociali e culturali. “Altrimenti – ribadisce il professore - sarebbe stato difficile promuovere l’uso di un fornello che modifica la millenaria tradizione di cucinare con il fuoco. In molte zone, per esempio, è stata particolarmente apprezzata la possibilità di usare le canne che infestano i villaggi come combustibile alternativo alla legna”.

Il progetto Bebi si conclude a novembre, ma l’impegno dell’Università di Udine in Africa continuerà con il progetto BiocharPlus, che si prefigge nel corso di tre anni, grazie al finanziamento della Comunità Europea e al sostegno dell’Unione Africana e dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, di sviluppare pirolizzatori non solo per uso domestico. “L’intento è ricorrere alla pirolisi per alimentare impianti industriali: usare dunque canne, residui agricoli e altre biomasse per produrre energia elettrica in quelle aree remote del continente sprovviste di gas”. 

L'errore di Giannelli sul Corriere: disegna la Traviata ma nella vignetta si canta la Boheme

Libero

Giannelli cita un passo dell'opera di Verdi scambiandola per quella di Puccini


Vignetta-gaffe 
del Corriere:
scambia Puccini
con Verdi


In via Solferino l'aria di Sant'Ambrogio e della prima della Scala gioca brutti scherzi. In prima pagina il "Corriere" di oggi, sabato 7 dicembre, pubblica una vignetta di Giannelli dove un direttore d'orchestra con le sembianze di Napolitano dirige secondo il vignettista un passo della Traviata. Berlusconi su palco canta: "Bella come l'aurora". Ma la donna morente nel letto risponde: "Hai sbagliato raffronto. Dovei dire bella come il tramonto". Il tutto con una didascalia in alto che recita: "La Traviata, ovvero la seconda Repubblica". Ma il passo citato nella vignetta in realtà è della Bohème. Insomma un epic fail in prima pagina che in via Solferino non passerà certo inosservato. Già la scorsa settimana Giannelli aveva fatto parlare di sè per una vignetta che raffigurava Napolitano nei panni di un Re che dava ordini ai suoi sudditi tra cui Letta. Mentre il suo direttore Ferruccio De Bortoli invece cercava nel titolo di prima pagina di salvare la figura di Napolitano che chiedeva "un programma" al governo e al Parlamento. Forse i due dovrebbero parlarsi di più...

Giovani meccanici per le vecchie Balilla

La Stampa

roberto valentini

Un corso per il restauro delle auto d’epoca e da collezione



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Pinin Farina, Bertone, Vignale, Ghia, Alemanno. Sono nomi che hanno fatto la storia dell’automobile, maestri carrozzieri che, nei primi sessant’anni del secolo scorso, hanno saputo realizzare da veri artigiani alcune delle vetture più straordinarie mai viste sulle strade. Sono opere d’arte a tutti gli effetti, ma come fare quando si guastano, o quando qualcosa danneggia la loro carrozzeria d’altri tempi?

Il restauro
Non basta certo portarle in un’officina qualunque, come si fa con le auto moderne. Per rimettere in sesto un veicolo d’epoca - dalla fuoriserie in esemplare unico che può valere centinaia di migliaia di euro alle utilitarie degli anni Sessanta o Settanta - si seguono gli stessi criteri utilizzati per il restauro di mobili, pitture o sculture del passato. Uno dei problemi degli appassionati che conservano o vogliono restaurare uno di questi veicoli è trovare gli specialisti in grado di operare in modo corretto e rispettoso della storia. Si tratta per lo più di artigiani con alle spalle una lunga carriera da meccanici, carrozzieri, sellai, elettrauto, «specie» però in via d’estinzione per l’invecchiamento progressivo degli operatori che, nella maggioranza dei casi, non hanno una o più persone in grado di proseguire un’attività complessa e molto specialistica. Il riferimento degli appassionati è l’Automotoclub Storico Italiano, oltre 205 mila iscritti - che ha sede a Torino a Villa Rey, alla cui guida dal 1997 c’è l’avvocaro torinese Roberto Loi. Da alcuni anni, Loi curava il progetto di creare una scuola di restauro, il cui primo corso ha preso il via quest’autunno con la collaborazione della Piazza dei Mestieri e uomini dell’Asi nel ruolo di insegnanti.

Gli allievi
Gli studenti, venti neodiplomati provenienti da diverse regioni italiane, selezionati su una base di cento candidati, stanno affrontando un corso di 800 ore che prevede una parte teorica e molta pratica in laboratorio. Al termine, proprio per sottolineare il legame con il mondo del lavoro, saranno impegnati in uno stage presso ditte specializzate. «In periodo di crisi come quello che stiamo vivendo – dice Loi - offrire prospettive di lavoro ai giovani in un settore che richiede professionalità specifiche è una missione importante». L’esperimento viene fatto a Torino, città che tra l’altro ha dato il titolo al documento internazionale sul quale si basa la filosofia del restauro per tutti gli appassionati del mondo. La «Carta di Torino», nata in seguito a un lungo confronto tra gli studiosi della storia del motorismo delle principali nazioni avvenuto in occasione di un forum tenuto in città, detta i criteri da seguire nella conservazione e nel restauro.

La passione
«Sono nato con il mito di Herbie - racconta e Matteo Catasso, uno dei venti ragazzi iscritti al corso di restauro - una passione che ho continuato a coltivare leggendo le riviste specializzate. Dopo il liceo scientifico si è presentata questa opportunità e l’ho colta al volo». «Le materie sono molto interessanti, ma soprattutto sono gli insegnanti, tutti professionisti del settore, a trasmettere oltre alla cultura molta passione e molti loro segreti». Una passione che ha contagiato anche una coppia siciliana, Alessandro e Marina, lui geometra, lei diplomata al liceo artistico, che si sono trasferiti a Torino con l’intenzione di costruire il loro futuro nell’ambito della loro grande passione per il restauro, iniziando un’attività in proprio nella loro Palermo.

Il futuro
Il progetto torinesee, partito qualche settimana fa, è destinato a essere esportato su tutto il territorio nazionale. «Da questa prima esperienza - conferma Roberto Loi - trarremo utili indicazioni per perfezionarci e, soprattutto, per proporre la stessa iniziativa in altre città».

Ford Mustang, prova di forza

La Stampa

piero bianco


Il colosso di Dearborn: “Crediamo nell’Europa”. Debutta il nuovo modello


La sesta generazione della Mustang sarà venduta per la prima volta anche in Europa. L’icona nata nel 1964 ha totalizzato già 9 milioni di clienti

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Uno slogan, Go Further, per trasmettere tre messaggi: fiducia nel risveglio del mercato europeo, offensiva di prodotto (25 modelli entro 5 anni), forte spinta sulla tecnologia avanzata. Ford ha portato a Barcellona 2.300 ospiti di 16 paesi (concessionari compresi) per lanciare una nuova sfida. «Il mio bisnonno Henry diceva che l’auto è libertà e progresso, oggi traghettiamo il concetto nel futuro», spiega Bill Ford, Executive Chairman del colosso di Dearborn. «La corrente negativa - aggiunge - in Europa si invertirà presto come è successo in America, dove registriamo successi incredibili. Tornerà la crescita, mentre Asia e in Africa proseguono l’espansione. Ma se cent’anni hanno prodotto globalmente un miliardo di automobilisti, basteranno i prossimi vent’anni per raddoppiarli. E per evitare la congestione serviranno tecnologie intelligenti, infrastrutture integrate, auto che dialogano fra loro: noi vogliamo guidare il cambiamento». 

La filosofia delle buone intenzioni non può naturalmente prescindere dai prodotti. Così, in un mix di passione e pragmatismo, salgono sul palco del Centro Congressi catalano le novità in arrivo, presentate dal capo di Ford Europa Stephen Odell e dal responsabile marketing Jim Farley. C’è un sogno, l’icona sportiva Mustang, che in 50 anni di storia (con 9 milioni di clienti) mai era stata venduta in Europa. Il debutto della 6ª generazione è universale, in contemporanea con Dearborn, New York, Los Angeles, Shanghai e Sydney. «La portiamo nel Vecchio Continente - dice Odell - per dimostrare il nostro ottimismo: acceleriamo negli investimenti, perché entro quattro anni il mercato crescerà del 20%, e nei prodotti di fascino». L’obiettivo dichiarato è consegnare 1 milione di vetture nel 2018 e ricominciare a guadagnare già dal 2015.

Anche grazie all’offensiva nel segmento dei Suv: si va dal taglio maxi dell’Edge (molto americano, arriverà nel 2015) alla rinnovata media Kuga, al piccolo EcoSport che nasce in India e sarà consegnato in Italia a partire da maggio, solo a trazione anteriore, con motori benzina EcoBoost 1.0 a 3 cilindri da 125 Cv e diesel TDCi 1.5 da 90 Cv. Un prodotto interessante, con prezzi rispettivamente intorno ai 20 e 22 mila euro. «Edge ci proietterà nel segmento premium - assicura Odell - Eco Sport completerà la famiglia». Farley rileva che «negli ultimi 5 anni le richieste di Suv sono cresciute del 35% a livello globale e oggi coinvolgono un’auto su 5, mentre in Europa rappresentano già il 17% del totale e triplicheranno entro il 2018». L’altra arma globale in arrivo è la nuova KA, che sarà realtà entro 2 anni. Una citycar brasiliana a 5 porte per sostituire l’attuale piccolina polacca. 

Tra presente e futuro, tuttavia, a dominare la scena è sempre la Mustang. Con le sue forme eccitanti («per parlare al cuore», come dice Odell), il tradizionale lungo cofano scolpito e la coda corta che offrono dinamismo e aggressività. Prodotta in Michigan a Flat Rock, sarà disponibile, anche lei dal 2015, in versione coupé o convertibile, spinta da un motore EcoBoost di 2,3 litri da 309 Cv e 407 Nm in alternativa al possente (ma poco adatto ai nostri mercati) V8 Ford di 5 litri da 436 Cv e 239 Nm. Cambio automatico o manuale e tecnologie d’avanguardia, come il dispositivo che consente di modificare in tempo reale il comportamento della vettura regolando la sensibilità del servosterzo e l’intensità d’intervento dell’Esp. I Led che arredano i proiettori e i fanali posteriori segnano una svolta importante nello stile hi-tech, il resto è tutto nel Dna storico di uno dei più classici sogni americani.