sabato 7 dicembre 2013

Ecco gli abusivi

Redazione - Sab, 07/12/2013 - 15:54

Sono 126 del Pd, 15 di Sel, 5 del Centro democratico e due dell’Svp entrati a Montecitorio grazie al premio di maggioranza dichiarato illegittimo.


Ecco le facce dei deputati che non hanno più titolo per sedere alla Camera dopo la bocciatura del Porcellum da parte della Corte costituzionale.





Sono 126 del Pd, 15 di Sel, 5 del Centro democratico e due dell’Svp entrati a Montecitorio grazie al premio di maggioranza dichiarato illegittimo. Ed ecco i nomi divisi per regione:



Sicilia 1
CARDINALE Daniela, Pd
PICCIONE Teresa, Pd
RIBAUDO Francesco, Pd
MOSCATT Antonino, Pd
IACONO Maria, Pd

Sicilia 2
LO MONTE Carmelo, Centro Democr.
ALBANELLA Luisella, Pd
GULLO Maria Tindara, Pd
BURTONE Giovanni Mario Salvino, Pd
AMODDIO Sofia, Pd
PES Caterina, Pd

Piemonte 1
GIORGIS Andrea, Pd
BOCCUZZI Antonio, Pd
FREGOLENT Silvia, Pd
D'OTTAVIO Umberto, Pd
MATTIELLO Davide, Pd
COSTANTINO Celeste, Sel

Piemonte 2
BARGERO Cristina, Pd
BIONDELLI Franca, Pd
BONIFAZI Francesco, Pd
BENAMATI Gianluca, Pd
GRIBAUDO Chiara, Pd

Lombardia 1 CIMBRO Eleonora, Pd
COVA Paolo, Pd
GIULIANI Fabrizia, Pd
CASATI Ezio Primo, Pd
RAMPI Roberto, Pd
GASPARINI Daniela Matilde Maria, Pd
CARBONE Ernesto, Pd
LOCATELLI Pia Elda, Pd
MALPEZZI Simona Flavia, Pd
FARINA Daniele, Sel

Lombardia 2
GADDA Maria Chiara, Pd
REALACCI Ermete, Pd
BERLINGHIERI Marina, Pd
GUERINI Giuseppe, Pd
GOZI Sandro, Pd
GUERRA Mauro, Pd
FRAGOMELI Gian Mario, Pd
SENALDI Angelo, Pd
GALPERTI Guido, Pd
LACQUANITI Luigi, Sel
VILLECCO CALIPARI Rosa Maria, Pd
SCUVERA Chiara, Pd
MARTELLI Giovanna, Pd
BORDO Franco, Sel
NICOLETTI Michele, Pd
KRONBICHLER Florian, Sel
OTTOBRE Mauro, Svp
SCHULLIAN Manfred, Svp
DAL MORO Gian Pietro, Pd
CRIVELLARI Diego, Pd
SBROLLINI Daniela, Pd
MIOTTO Anna Margherita, Pd
D'ARIENZO Vincenzo, Pd
CRIMÌ Filippo, Pd
ROTTA Alessia, Pd
CASELLATO Floriana, Pd

Liguria
MARIANI Raffaella, Pd
MELONI Marco, Pd
CAROCCI Mara, Pd
PASTORINO Luca, Pd
VAZIO Franco, Pd

Veneto 2
DE MENECH Roger, Pd
PASTORELLI Oreste, Pd
MORETTO Sara, Pd
MARCON Giulio, Sel
BLAZINA Tamara, Pd
COPPOLA Paolo, Pd
PELLEGRINO Serena, Sel

Emilia-Romagna MARCHI Maino, Pd
ZAMPA Sandra, Pd
ARLOTTI Tiziano, Pd
PINI Giuditta, Pd
BOLOGNESI Paolo, Pd
GANDOLFI Paolo, Pd
ANZALDI Michele, Pd
BARUFFI Davide, Pd
GHIZZONI Manuela, Pd
IORI Vanna, Pd
PAGLIA Giovanni, Sel

Umbria
ASCANI Anna, Pd
VERINI Walter, Pd

Toscana TABACCI Bruno, Centro Democratico
BOSCHI Maria Elena, Pd
FOSSATI Filippo, Pd
DALLAI Luigi, Pd
ERMINI David, Pd
BENI Paolo, Pd
VELO Silvia, Pd
FANUCCI Edoardo, Pd
GELLI Federico, Pd

Marche MANZI Irene, Pd
AGOSTINI Luciano, Pd
CARRESCIA Piergiorgio, Pd
PETRINI Paolo, Pd
MORANI Alessia, Pd

Lazio 1 CARELLA Renzo, Pd
GIACHETTI Roberto, Pd
MICCOLI Marco, Pd
COSCIA Maria, Pd
GAROFANI Francesco Saverio, Pd
BONACCORSI Lorenza, Pd
GREGORI Monica, Pd
LEONORI Marta, Pd
FERRO Andrea, Pd
PIAZZONI Ileana Cathia, Sel

Lazio 2
MELILLI Fabio, Pd
AMICI Sesa, Pd
MARTINO Pierdomenico, Pd
TERROSI Alessandra, Pd

Molise
VENITTELLI Laura, Pd

Abruzzo GUTGELD Itzhak Yoram, Pd
D'INCECCO Vittoria, Pd
MELILLA Generoso, Sel

Campania 1 FORMISANO Aniello, Centro Democr. *
IMPEGNO Leonardo, Pd
VACCARO Guglielmo, Pd
PALMA Giovanna, Pd
PAOLUCCI Massimo, Pd
MANFREDI Massimiliano, Pd
PICCOLO Giorgio, Pd
SCOTTO Arturo, Sel

Campania 2 PICIERNO Pina, Pd
IANNUZZI Tino, Pd
FAMIGLIETTI Luigi, Pd
CAPOZZOLO Sabrina, Pd
CHAOUKI Khalid, Pd
GIORDANO Giancarlo, Sel

Basilicata
ANTEZZA Maria, Pd
PLACIDO Antonio, Sel

Calabria BRUNO Franco, Centro Democratico
MAGORNO Ernesto, Pd
CENSORE Bruno, Pd
OLIVERIO Nicodemo Nazzareno, Pd
COVELLO Stefania, Pd

Puglia
PISICCHIO Pino, Centro Democratico
GINEFRA Dario, Pd
GRASSI Gero, Pd
LOSACCO Alberto, Pd
SCALFAROTTO Ivan, Pd
MARIANO Elisa, Pd
MONGIELLO Colomba, Pd
DURANTI Donatella, Sel
SANNICANDRO ARCANGELO, Sel

Sardegna SCANU Gian Piero, Pd
SANNA Francesco, Pd
MARROCU Siro, Pd

Apple paga 44 milioni agli avvocati per la causa contro Samsung

Il Messaggero


Cattura
La Apple ha pagato circa 60 milioni dollari (poco meno di 44 milioni di euro) in parcelle agli avvocati che si sono occupati della causa contro Samsung. In una richiesta presentata al tribunale, Apple ha chiesto a Samsung il pagamento di 15,7 milioni dollari, circa un quarto delle spese totali che ha affrontato. La casa della Mela infatti ha pagato allo studio legale Morrison & Foerster un totale di 56,5 milioni di dollari nel periodo compreso tra aprile 2011 e agosto 2013 e prevede di pagare un supplemento di 2 milioni di dollari in spese legali a un'altro studio, Wilmer Culter Pickering Hale e Dorr Lnp.

Apple e Samsung si affrontano da tempo in uno scontro legale globale e e negli ultimi due anni sono andati allo scontro in tribunale due volte. Il mese scorso, ricorda il Wall Street Journal, un giudice federale ha imposto alla casa coreana di pagare al colosso californiano 290 millioni di dollari (211 milioni di euro) in danni per aver copiato cinque brevetti Apple su 13 apparecchi Samsung. Un verdetto che ha portato il totale dei danni che Samsung dovrà pagare a Apple per violazioni di brevetti a 930 milioni di dollari (circa 680 milioni di euro).

07 Dic 2013 11:12 - Ultimo aggiornamento: 15:11

Il governo dei giudici?

Domenico Ferrara - Sab, 07/12/2013 - 12:13

Dal Porcellum all'Ilva, da Stamina alle province e altro ancora. Ormai la magistratura ha preso il posto del Parlamento

Dall'America all'Italia, dagli anni Trenta a oggi: “il governo dei giudici” si è insediato di nuovo.


Cattura
Quando fu coniata, l'espressione descriveva l'atteggiamento delle toghe conservatrici della Corte Suprema degli Stati Uniti che per lungo tempo si opposero alle riforme di Roosvelt e del Congresso, ergendosi a impropria opposizione politica.

A distanza di decenni, in Italia, la magistratura ha fatto passi da gigante e si è seduta direttamente sui banchi del governo. Parliamo in senso figurato, per carità, epperò l'immagine rispecchia fedelmente la fotografia degli ultimi anni della vita politica italiana. Complice, per non dire colpevole, un Parlamento inetto, incapace di legiferare di suo pugno (chi ricorda a quando risale l'ultima legge propugnata dal Transatlantico?) e svuotato da ogni funzione di rappresentanza, la magistratura – ora contabile ora amministrativa ora ordinaria – ha spesso dettato l'agenda politica, interpretato norme non scritte o financo imposto decisioni non suffragate da legittimità popolare e rappresentativa.

L'ultima decisione della Consulta in materia di legge elettorale – arrivata peraltro dopo otto anni di vacatio decisionis – è solo la punta dell'iceberg. Basti citare il caso dell'Ilva di Taranto, dove i giudici hanno pure ammesso di aver preso il posto delle istituzioni. Emblematiche le dichiarazioni dell'Anm: “La vicenda dell’Ilva è un chiaro esempio del fallimento di altri poteri dello Stato, delle altre autorità che dovevano prevenire questa situazione. 

Non è che la magistratura si diverta a fare supplenza: è costretta a intervenire di fronte a certe ipotesi di reato con gli strumenti propri del codice". E che dire del taglio alle superpensioni? Bocciato dalla Corte Costituzionale, che ha salvato la casta dei pensionati ricchi, di quelli cioè che incassano pensioni da 90mila euro lordi l'anno (e tra questi ci sono anche i magistrati, guarda caso). Nessun taglio: si sarebbe trattato di un provvedimento discriminatorio perché toccava i redditi dei soli pensionati e non di tutti i lavoratori. Amen.

Lo stesso dicasi per la Legge 40, approvata dal Legislatore e dalla volontà popolare. Stessa fine per spesometro e redditometro, cassati e corretti dalla Corte dei Conti, la stessa che si è opposta all'abolizione delle province (motivando la decisione con “basse possibilità di risparmio per gli enti e paventando il rischio di confusione amministrativa nel periodo transitorio”). Ha suscitato critiche anche la decisione sul metodo Stamina presa dal Tar del Lazio, accusato di essersi sostituito ai medici e al governo e di non aver preso in considerazione i pareri del comitato scientifico e di alcuni premi Nobel.

Poi c'è la magistratura ordinaria che a volte è passata alle cronache per le diverse interpretazioni date a una legge. Solo per fare un esempio: a Genova un giudice ha pensato bene di non applicare la legge Bossi-Fini nei confronti di un immigrato. Motivazione? Contrasta – a suo dire - con una norma europea. E ancora: dall'affidamento di minori a coppie omosessuali, alle tematiche sul lavoro, passando per i temi etici e altro ancora, la magistratura è sempre lì, pronta a colmare il vuoto o il ritardo della politica, o ancora di più pronta a sostituirsi ad essa. Con buona pace della sovranità popolare.

Cassazione, assolto un 60enne: fece sesso con una bimba di 11 anni

Libero

La Cassazione salva l'uomo: "Era una vera storia d'amore". Lei era in affidamento


Cattura
Era vero amore. E, dunque, per le toghe un uomo di sessant'anni può fare sesso con una minore. Con una undicenne, per la precisione. E' quanto viene stabilito da una sentenza di Cassazione, che ha scelto di rivedere la condanna a cinque anni per violenza sessuale su un dipendente del comune di Catanzaro. Secondo quanto affermato dalla Suprema Corte, l'uomo - 60 anni - e la piccola di 11 anni, che proveniva da una famiglia disagiata che l'aveva affidata alle cure dell'uomo, erano uniti da una relazione sentimentale sincera, vera e propria, e che dunque giustificava il rapporto sessuale tra i due.

L'attenuante - Il caso era scoppiato quando l'uomo era stato sorpreso nel letto della sua villetta al mare con la ragazzina, i due completamente nudi, abbracciati: una prova sufficiente a dimostrarne le molestie, secondo i precedenti gradi di giudizio. Il Quotidiano della Calabria spiega che la ragazzina, in più occasioni, avrebbe chiesto all'uomo se quello che lui provava per lei era un amore vero: la circostanza è confermata da numerose intercettazioni con cui è stata ricostruita la relazione. Il materiale è stato fondamentale per la decisione della Cassazione, che come detto ha scagionato l'uomo, riconoscendo l'attenuante della comprovata relazione sentimentale.

Crisi, arriva la linea telefonica anti-suicidio: un sostegno per chi vuole farla finita

Il Messaggero

di Carmine Castoro

Fa un certo effetto, un misto di commozione e impotenza, vedere le immagini di Pasqualino Contu, l’imprenditore di Ortisei che si è impiccato nelle ultime ore, mentre, ancora pochi giorni fa, all’inviato del Tg5, raccontava le disastrose conseguenze dell’alluvione in Sardegna. Una massa d’acqua e fango che ha completamente devastato il suo capannone industriale, paralizzando ogni attività produttiva, procurando danni per un milione di euro, con Equitalia alle porte e quindici dipendenti con rispettive famiglie, ormai senza futuro.


CatturaUn macigno morale che schiaccia ogni resistenza, piega ogni anelito di speranza, soprattutto quando le casse per ripartire sono praticamente all’asciutto. Pasqualino si è tolta la vita, come se la sono tolta negli ultimi due anni in Italia decine di artigiani e piccoli e medi proprietari di aziende, vittime della recessione e della solitudine, e con un sistema fiscale e bancario spesso in versione di strangolatore finale. Così come tanti sono i ragazzi che, recentemente, si sono lanciati da un balcone perché vessati dai bulli in classe, discriminati per i loro gusti sessuali, lasciati senza ascolto e senza supporto psicologico da amici e familiari.

Una cartina geografica della paura e dell’intimità violata che allarga le sue ramificazioni di giorno in giorno. Quanto basta per parlare legittimamente di un allarme-suicidi anche nel nostro paese, rispetto al quale arriva come una sorta di manna sociale, di auto-aiuto, la linea di consulenza ideata e realizzata da Sanimpresa che ha una sua prima base proprio su Roma.

La linea contro il rischio suicidario che risponde al call center 331.87.68.950 è attiva dal 1 dicembre 2013, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18, escluso i festivi. In quest’ultimo caso risponde una segreteria telefonica dove lasciare il proprio numero per farsi richiamare. Tutto il servizio dall’inizio dell’accoglienza fino alla fine del percorso di supporto è gratuito, ad esclusione soltanto del costo della telefonata secondo tariffe del proprio gestore telefonico. Le persone possono fare anche soltanto uno squillo, e saranno prontamente richiamate al primo momento utile, nella massima riservatezza.

La linea telefonica offre un ascolto attivo, anzi, proattivo, come dicono gli esperti, una consulenza psicologica, un vero e proprio supporto psicosociale immediato presso studi professionali e, ove necessario, un eventuale ulteriore contatto con professionisti e/o con strutture presenti sul territorio. Il “pronto intervento” si rivolge principalmente a quattro categorie. A coloro che hanno dei pensieri suicidari ricorrenti, pensieri intrusivi di morte. A coloro che vivono una situazione di disagio percepita non più gestibile, dove l’unica via di uscita appare quella della morte. A coloro che stanno vivendo un lutto per suicidio. A coloro che hanno già assunto condotte suicidarie ed hanno paura di ritentare.

Le fruibilità del servizio sono anche spiegate sul sito www.sanimpresa.it. Dice il dottor Stefano Callipo, psicologo con area di inferenza clinica e suicidologica, responsabile a Roma del Centro di Psicologia Callipo, e anima scientifica della linea: «In verità alla linea telefonica ci stavo pensando da tempo. L’idea si è sviluppata e concretizzata proprio in occasione del congresso organizzato insieme a Sanimpresa, la cassa di assistenza sanitaria integrativa di Roma e del Lazio, con cui tra l’altro collaboro come convenzionato.

Parlare in modo chiaro e diretto del suicidio, appunto, costituisce la prima forma di prevenzione. Tuttavia esistono delicati casi nei quali coloro che strutturano un’ideazione suicidaria, si sentono soli. Problema legati a difficoltà economiche anche di poche migliaia di euro, oppure problemi legati al rischio di licenziamento, possono costituire l’evento precipitante di una serie di eventi patogeni, per i quali spesso si è cercato invano aiuto, e che possono portare a gesti suicidari.

Difficili da gestire a livello intrafamiliare, poiché spesso si tende a proteggere la famiglia, ed in tal senso si possono sviluppare abili competenze dissimulatorie per non lasciar intendere l’intenzionalità suicidaria. L’idea è quella, quindi, di fornire un’opportunità a queste persone, attraverso una linea telefonica esclusivamente deputata a questo, di essere ascoltate, di poter dire ciò che in famiglia o ad amici non si avrebbe il coraggio di dire, di strutturare eventuali incontri per fornire uno specifico supporto altamente qualificato, fornire consulenza psicologica e orientamento».


Sabato 07 Dicembre 2013 - 11:49
Ultimo aggiornamento: 12:40

Il marito della Kyenge fa a pezzi il Pd: "Ha ricattato mia moglie"

Franco Grilli - Sab, 07/12/2013 - 09:29

Domenico Grispino: "Il Pd è una macchina da soldi, le ha fatto firmare un impegno a ridare 34mila euro di spese elettorale, ma la campagna elettorale l'ho pagata io..."

"Neppure io sto col Pd. Io sono di sinistra-sinistra. Li ho votati solo perché hanno candidato mia moglie".


Cattura
Domenico Grispino, marito del ministro per l'Integrazione Cecyle Kyenge, in una intervista a Libero spara a zero contro i democratici e non solo. "L'addetto stampa di mia moglie le è stato imposto dal partito. Il Pd piazza in giro tutti quelli che non riesce a mantenere. Il partito le diceva dove andare a parlare e lei andava. Ma a spese proprie. Per i tre mesi di campagna ho investito io quasi duemila euro perché in giro non raccoglieva niente".

Poi Grispino parla di un vero e proprio ricatto ai danni di sua moglie da parte del Pd: "Le hanno fatto fimare un accordo molto generico per presunte spese elettorali con cui lei si impegna dopo l'elezione a versare al Pd 34 mila euro. Il Pd non le ha dato niente. C'era il fumus del ricatto. Il Pd è una macchina da soli". Grispino ne ha anche per la moglie: "Non ha capacità gestionali". Sulla Idem spiega: "Da qualche giorno parlava di Dico, unioni di fatto, e questo non è piaciuto ai cattolici del partito". Infine su Silvio Berlusconi: "Trovo incredibile che l'abbiano condannato a 7 anni per la vicenda Ruby. Quella ragazza le sembra per caso una minorenne?".

Zorro? È veneziano. E riscrive in dialetto i nomi delle strade

Cristiano Gatti - Sab, 07/12/2013 - 08:03

Esce solo di notte, nessuno sa chi sia, per qualcuno èun eroe per altri un vandalo. Ma la città ora ha tutta un’altra faccia



Qualcuno lo considera semplicemente un vandalo, qualcuno lo considera uno scemo patentato, qualcuno lo considera uno Zorro vendicatore. Però in quest'ultimo caso bisogna usare molta cautela: se Zorro vogliamo chiamarlo, meglio adeguarsi subito chiamandolo Zoro. La madre di tutte le sue battaglie è proprio questa, contro l'odiata doppia consonante che sa troppo di italiano. Neanche fosse a Trastevere. Giorno dopo giorno, questo Zoro (sempre che non sia un gruppo di Zori) sta diventando sempre più mitico nella laguna veneziana. Nessuno lo conosce, nessuno l'ha mai visto di persona: quando sorge il sole, è possibile soltanto contemplare i segni grafici del suo passaggio. La nuova toponomastica di Venezia, che una recente riforma ha voluto volgere in lingua tricolore, improvvisamente si ritrova corretta allo spray, con un drastico ritorno al veneto.

Tra le tante grane esistenziali che tormentano la gloriosa epopea della Serenissima, dall'acqua alta alle mastodontiche navi crociera in slalom tra le gondole, questa dello Zoro nostalgico ha quanto meno il sapore di un discutibile folklore. Lui evidentemente si sente un nuovo paladino delle tradizioni, sulle orme del Bossi prima maniera che scendeva con le ampolle dal Monviso per rendere omaggio al dio Po. Questa nuova crociata punta a salvare dalla modernità le avite diciture, artisticamente dipinte come affreschi sui leggendari «nizioletti» (traduzione letterale: lenzuolini), con quella grafica originale che qualunque visitatore occasionale fissa subito nel ricordo quando riparte verso casa. La contesa ovviamente non è sui nizioletti, che nessuno si è mai sognato di mettere in discussione e tanto meno di sostituire con cartellonistica moderna.

Il punto è la lingua usata. Secondo Zoro, veneziana è sempre rimasta, veneziana deve eternamente rimanere. E via con lo spray, in un impeto catartico degno delle cause più alte e più memorabili. «Non è questo il modo - commenta sui giornali locali l'assessore alla toponomastica Tiziana Agostini -: ci sono altri modi per discutere, questi sono soltanto atti vandalici». La citadinansa - ostrega, m'è scappato un colpo da Zoro - la cittadinanza sembra più divertita che indignata: i nostalgici fanno il tifo perché il nottambulo continui la sua battaglia e resti inafferrabile nell'ombra, altri lo paragonano ai moderni grafittari che deturpano il paesaggio urbano, i distaccati e i disillusi si chiedono semplicemente se non abbia niente di meglio da fare nella vita, almeno di notte. L'idea che prima o poi questo Zoro di ultima generazione ci lascerà la zampa è comunque la più accreditata.

La video sorveglianza che sovrintende ormai la vita di tutte le nostre città finirà prima o poi per costargli cara. Ad ogni buon conto, bisognerà che tutti quanti ci mettiamo d'accordo in modo definitivo. Se la tradizione locale - l'idioma prima di ogni altra cosa - va salvaguardata come un valore assoluto e intangibile, dobbiamo come minimo metterci tranquilli anche per le altre battaglie dislocate sul territorio cosiddetto nazionale, per dirla tutta anche e persino in Alto Adige, dove rivendicano orgogliosamente (pervicacemente) la toponomastica tirolese. Se questo è il ragionare, gli Zorri di tutti i campanili sono semplicemente degli eroi. In caso contrario, c'è poco da discutere: la lingua ufficiale è unica e universale, chi ha voglia di cullare nostalgie particolari lo faccia in privato, magari usando lo spray dentro casa.

La tradizione locale è una buona cosa, ma sinceramente non se ne può più di arrivare in un qualunque luogo d'Italia e trovare i cartelli stradali immancabilmente corretti con bombolette e pennellesse, all'insegna dello svacco più totale. Volenti o nolenti, ci siamo riunificati da più di un secolo e mezzo. Bisognerà rassegnarsi, prima o poi. Zorro faccia il piacere: lasci un po' stare Venezia, di gente che la devasta ce n'è già abbastanza. Gentilmente, la smetta di fare il mona.

Le frasi memorabili di Mandela

Corriere della sera



Cattura


123
456
789
101112

Piloti russi scoprono l'isola che non c'è: grande 500 metri quadri, è stata battezzata Laia

Il Messaggero


Cattura
MOSCA - «Seconda stella a destra, questo è il cammino», cantava Bennato rivisitando lo favola di Peter Pan, poi la strada per «l'isola che non c'è» l'hanno trovata casualmente alcuni piloti russi mentre sorvolavano con i loro elicotteri il mare (artico) di Laptev, nella repubblica siberiana di Yakuzia, vicino all'arcipelago delle isole di Novosibirski. All'inizio è sembrato loro strano, pensavano che non potesse esistere un'isola che non c'è sulle mappe. Forse era «solo fantasia», come nella canzone di Bennato, ma in ogni caso hanno preso le coordinate. Poi hanno deciso di fare un secondo sorvolo per essere sicuri di non aver avuto delle allucinazioni.

Al secondo giro con i loro Mi-26 non hanno avuto dubbi e hanno regalato alla Russia, che è già il Paese più grande (e in alcuni casi inesplorato) del mondo, altri 500 metri quadri di superficie. Il nuovo isolotto è stato battezzato «Iaia», come riferisci il tabloid Komsomolskaya Pravda. Due le ipotesi per spiegare come sia potuta spuntare dal nulla: la meno probabile è che si sia formata recentemente, anche perchè nell'Artico non ci sono vulcani; la più accreditata invece è che esistesse già ma che nessuno l'avesse vista e quindi mappata perchè mimetizzata nel manto candido dell'Artico dal ghiaccio che la ricopriva interamente.


Giovedì 05 Dicembre 2013 - 15:36
Ultimo aggiornamento: 22:21

Usa, test al nuovo drone invisibile Verrà usato in missioni di spionaggio

Corriere della sera

Il veivolo ha la capacità di stare in volo per 24 ore

Cattura
Un nuovo drone con capacità «stealth» vola sull’Ovest americano. Un velivolo segreto adatto a missioni di spionaggio e guerra elettronica. Realizzato dalla Northrop Grumman, il mezzo - noto come RQ 180 - sta svolgendo nei test nei cieli di California e Nevada. A rivelarne i dettagli è stata la rivista «Aviation Week» che dedica la copertina al suo scoop.

1
«BRUTTO CLIENTE» - Il drone è stato studiato per condurre operazioni in territorio ostile o comunque in zone dove c’è una forte difesa nemica. Secondo gli esperti il velivolo potrebbe essere gestito dalla Cia e dall’Us Air Force, in particolare il 30th Reconnaissance Squadron. Quanto all’entrata in servizio si prevede il 2015. Nell’articolo si precisa che l’aereo è in grado di restare in volo per 24 ore e grazie al suo disegno riduce la propria «traccia». Un mezzo che interesserà non poco ai rivali degli Stati Uniti. Cinesi, russi, nord coreani e iraniani seguiranno con grande attenzione l’arrivo di un «brutto cliente». Durante la fase di sviluppo il prototipo ha usato gli impianti della Northrop a Palmadale (California) e il famoso poligono di Groom Lake dell’Area 51, nel deserto del Nevada, a nord di Las Vegas.

06 dicembre 2013

Finanzieri alla frontiera con il Vaticano per bloccare traffico di contanti»

Corriere della sera

Più controlli contro operazioni illecite. Il governo risponde in Aula aa interpellanza del M5S. Pronti anche cartelli con la scritta «dogana»

1
Il governo italiano «ravvisa l’opportunità » di una «attivazione» di «misure di attenzione » della Guardia di Finanza e dell’agenzia delle dogane vicino ai punti di frontiera con il Vaticano per identificare i passaggi trasfrontalieri di denaro in contante. Lo ha annunciato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per i rapporti con il Parlamento Sesa Amici rispondendo in Aula alla Camera a un'interpellanza urgente del Movimento 5 stelle in tema di prevenzione del riciclaggio di capitali di provenienza illecita . Ecco le par ole esatte pronunciate dal sottosegretario:«Facendo seguito a un'informativa del Nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di Finanza si ravvisa l'opportunità di una loro attivazione sul territorio adiacente i punti di entrata e di uscita dallo Stato Città del Vaticano, attesa l'assenza di barriere fisiche e di uffici di confine tra i due stati».

LA DENUNCIA - Nell’interpellanza di M5s la deputata Silvia Chimienti aveva denunciato un vero e proprio disallineamento tra le denuncie obbligatorie di movimentazione di valuta da e verso la Città del Vaticano che emergono dai dati forniti dalle autorità competenti dei due Stati. Infatti secondo l’Aif, autorità d’informazione finanziaria vaticana, nel 2011 risultano 658 operazioni in entrata superiori ai diecimila euro e 1.894 in uscita. L’Agenzia delle Dogane ne italiane invece ne ha rilevate 3 in ingresso e 21 in uscita. Stessa discrepanza per il 2012: all’Aif sono state denunciate 598 operazioni in ingresso e 1782 in uscita, alle dogane italiane solo 4 in entrata e 13 in uscita.

Cattura
PIU’ CONTROLLI - «In relazione a queste marcate differenze - ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio - si è richiesto un incontro con l’Aif che non ha avuto ancora riscontro». Sesa Amici ha anche reso noto che «è in via di sottoscrizione un protocollo d’intesa con l’unità d’informazione finanziaria che consentirà di avere anche uno strumento ulteriore per attivare opportune sinergie operative su tutte le movimentazioni di denaro». Il sottosegretario alla presidenza ha ricordato inoltre che era già stato richiesto al Governatorato vaticano, prima dell’istituzione dell’Aif, nel 2011, di attivare la stessa cartellonistica di avvertimento e la disponibilità dei moduli di domanda agli ingressi vaticani utilizzate negli accessi doganali degli aeroporti.

LA VALIGIA - Il tentato trasporto all’interno del Vaticano di una valigia con 20 milioni di euro in contanti, come si ricorderà, è alla base del processo contro l’ex capo contabile dell’Apsa, monsignor Nunzio Scarano che si è aperto in questi giorni a Roma.

06 dicembre 2013

Gli strani suicidi delle mogli dei poliziotti americani

Corriere della sera

di Guido Olimpio


Cattura
Non rivela il suo nome per motivi di sicurezza. Vive in una località dello stato di Washington, costa ovest degli Stati Uniti. Si firma solo come “Cloudwriter” e scrive sul blog Behind the blue wall, dietro il muro blu. Il muro di complicità e coperture da parte di sceriffi e dipartimenti di polizia nei confronti dei loro colleghi. Agenti le cui mogli e compagne si sono tolte la vita in circostanze misteriose, strane, sospette. Episodi che sembrano, a prima vista, dei suicidi ma in realtà possono essere degli omicidi mascherati compiuti dagli stessi mariti-poliziotti. “Cloudwriter” indaga su ogni caso e cerca di vederci chiaro. Una missione resa possibile dall’aiuto di molte persone. Amici e famiglie delle vittime, ma anche semplici cittadini indignati per il codice del silenzio.

La battaglia di “Cloudwriter”, anche lei vittima di abusi, è un urlo nel silenzio dell’indifferenza, è uno strappo alla cortina di omertà. Crea gruppi di pressione, mobilita, impedisce che la versione ufficiale resti chiusa nel sacco nero dell’obitorio insieme alla donna “suicidata”. Chiarisce: non è una crociata contro un individuo, non sono un giudice, voglio solo capire quanto è avvenuto.

L’azione di Cloudwriter e di quanti la sostengono è stato raccontato in una drammatica ricostruzione interattiva sul sito del New York Times. Il quotidiano è tornato su un caso poco conosciuto. Quello di Michelle O’Connell, 24 anni, una figlia di 4, trovata senza vita nella sua casa di St. Augustin in Florida il 2 settembre 2010. Secondo la testimonianza del fidanzato, Jeremy Bank, agente in servizio con lo sceriffo della Saint John County, Michelle si è impadronita della sua pistola e si è sparata. Caso chiuso per le autorità: suicidio. Storia alla quale i genitori di Michelle non hanno mai creduto. Le loro proteste sarebbero rimaste confinate in questo angolo di Florida se non fosse intervenuta Cloudwriter.
La coraggiosa blogger scruta siti e giornali locali in cerca di vicende come questa. Un’indagine difficile perché spesso i dettagli sono scarni. A volte la notizia non riporta neppure i nomi delle persone coinvolte. E quello di Michelle O’Connell nella “breve” non c’era. Cloudwriter è risalita ai protagonisti, ha scavato sulle stranezze dell’episodio così come sul comportamento degli investigatori. Indagini fatte con i piedi, elementi trascurati, una gran fretta di scaricare tutto sulla povera Michelle. Manovra agevolata dal peso politico dello sceriffo. A Saint Augustin o in altre contee. Mettersi contro la stella può portare guai. Sono dei “signori” locali, eletti e rieletti, con agganci e protezioni.

La blogger ne ha scritto sul sito attirando centinaia di commenti. Nel gennaio 2011 il caso della mamma di St. Augustin è stato riaperto tra imbarazzi e comportamenti poco professionali da parte dei funzionari. A indagare è intervenuto un magistrato della Florida ma la conclusione è stata la stessa. Suicidio. Il verdetto che non ha chiuso le polemiche e non ha allontanato i sospetti sulla polizia quando deve indagare uno dei suoi. L’ostinato muro blu ha funzionato.

Twitter: @guidoolimpio

Gli Usa contro i diplomatici russi “Truffavano la sanità americana”

La Stampa

anna zafesova

Con la complicità dell’ambasciata, i funzionari di Mosca si spacciavano per indigenti e falsificavano documenti pur di usufruire del Medicaid. Ma l’Fbi ha svelato ogni particolare della frode: «Si dichiaravano poveri e spendevano da Tiffany». Il ministero degli esteri russo smentisce: «Tutto inventato»


Cattura
L’orgoglio nazionale russo ha subito un grave colpo nel suo braccio di ferro con l’America, potenza arrogante e declinante. Almeno una cinquantina di diplomatici russi stanno per finire davanti al tribunale a New York, incriminati non per spionaggio o altre attività da film, ma per frode. Per anni i funzionari russi si sono spacciati per non abbienti per usufruire dell’assistenza medica offerta dal governo americano attraverso il Medicaid. Il danno dalla frode ammonta a circa 1,5 milioni di dollari.

Mentre il ministro Serghei Lavrov ieri ha di nuovo accusato gli Stati Uniti di voler “imporre le idee neoliberali, ignorando con arroganza i valori tradizionali e le norme morali che abbiamo tutti in comune”, i suoi sottoposti a New York presentavano al sistema sanitario americano certificati di reddito falsi. Alcuni si limitavano a ridurre il loro reddito sotto la soglia richiesta dal Medicaid, 3 mila dollari al mese. Altri, come la coppia Kuleshov, si sono spinti oltre: la signora si è dichiarata completamente priva di reddito, e ha spacciato il marito per fratello per occultare il suo stipendio di secondo segretario del consolato russo. In più le signore – quasi tutti i pagamenti riguardano

gravidanze e parti, con un tasso di crescita demografica sicuramente di molto superiore alla scarsa media russa – si “dimenticavano” di dichiarare di non essere cittadini Usa. Il fatto è che la sanità pubblica americana assiste le donne incinte senza chiedere il passaporto perché parte dal presupposto che il bambino diventerà cittadino americano dalla nascita. Ma i diplomatici sono esenti dalla cittadinanza automatica, circostanza che però le puerpere russe preferivano non dichiarare.

Una frode duratura (almeno dal 2004 fino a oggi) ed estesa, che ha coinvolto decine di persone e aveva quasi sicuramente la complicità dell’ambasciata, visto che gli imputati presentavano certificati di reddito firmati dai loro superiori al consolato, alla missione commerciale e alla rappresentanza Onu della Federazione Russa. Il “giro d’affari” è stato talmente cospicuo da aver insospettito i funzionari sanitari, e l’indagine – in quanto il Medicaid è un programma finanziato dal governo degli Usa – è stata affidata all’Fbi.

Sul sito del procuratore distrettuale di New York Sud si può leggere l’esilarante e dettagliato resoconto dell’agente speciale dell’Fbi Jeremy Robertson che per mesi ha seguito minuziosamente le avventure dei diplomatici russi. Scoprendo – con tanto di scontrini di carte di credito allegati – che mentre si dichiaravano poveri al Medicaid spendevano migliaia di dollari da Tiffany, Swarowki, Prada, Bloomingdale’s e l’Apple store. Non mancano nemmeno crociere nei Caraibi, biglietti per il concerto di Madonna, cappotti Burberry e perfino viaggi in elicottero privato. E alle banche, per richiedere una carta di credito, i diplomatici russi dichiaravano redditi ben più alti, 5-8 mila dollari al mese.

Dalle sessanta pagine stilate dall’agente speciale Robertson, che più che un atto d’accusa sembrano una guida allo shopping di lusso di New York, risulta anche che la maggior parte dei diplomatici che facevano parte della “associazione a delinquere” ricevevano i loro cospicui stipendi in contanti, abitavano in case pagate dal ministero degli Esteri e che i loro contratti prevedevano la copertura delle spese mediche da parte dello Stato russo. Chi, nella diplomazia russa, ha deciso di “risparmiare” scroccando sussidi al nemico, resterà probabilmente un mistero.

Le autorità di Mosca hanno subito respinto le accuse come “inventate”, e il viceministro degli Esteri Serghei Ryabkov si è indignato per i metodi dell’Fbi che ha spiato i conti e le spese dei diplomatici-truffatori: “E’ contrario al diritto internazionale”. Lo scandalo viene quasi ignorato dai media russi (e ritwittato a ruota dagli oppositori). Certo, sarà più imbarazzante adesso denunciare il fallimento del modello politico ed economico americano e cercare gli agenti al soldo degli Usa tra l’opposizione russa. A meno di non archiviare il tutto come una perfida operazione di diffamazione a opera dei servizi americani.

Cucchi, agenti penitenziaria assolti querelano per diffamazione la sorella

Il Messaggero


Cattura
I tre agenti della Polizia penitenziaria, Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici, assolti nel processo per la morte di Stefano Cucchi hanno presentato querela per diffamazione nei confronti di Ilaria, sorella di Stefano. I tre contestano alla sorella del giovane, morto quattro anni fa durante il ricovero all'ospedale Pertini di Roma una settimana dopo il suo arresto per droga, contestandole alcune dichiarazioni rese al Tg3 Lazio e su un blog dell'Huffington Post.






Venerdì 06 Dicembre 2013 - 16:28




Cucchi, la gioia degli agenti assolti: «E' la fine di un incubo»

Il Messaggero


Cattura
ROMA - «Ero innocente all'inizio. Lo sono anche adesso. È finito un incubo. Non sta a me dire chi abbia provocato quelle ferite a Stefano Cucchi, posso solo dire che io sono innocente». Cosi Nicola Minichini, uno degli agenti della penitenziaria assolto nel processo per la morte di Stefano Cucchi. «Il processo aveva detto questo - ha detto l'avvocato Diego Perugini, legale di Minichini - Non aveva detto niente di diverso. L'unico vero problema era valutare se la Corte avrebbe resistito alle straordinarie pressioni. La soddisfazione primaria che ho è per Nicola che è stato provato fisicamente dal processo. Ha passato quattro anni di inferno e sofferenza».


Mercoledì 05 Giugno 2013 - 18:28

Helvetica Perfume: il profumo fatto di nulla che costa 62 dollari

Il Messaggero

Cattura
ROMA - Vendere il ghiaccio agli esquimesi. L’impresa, da sempre attribuita, fantasticamente, al genio folle degli italiani, è riuscita a un collettivo di grafici americani,che (per l’esattezza) l’acqua la vende allo stato liquido e non solido, perfettamente distillata, in una boccetta di vero design. Acqua, aria e, ingrediente fondamentale, «tu». Questo è Helvetica Perfume, un profumo senza profumo, fatto di nulla e venduto, realmente, alla cifra di 62 dollari. Guts&Glory, il collettivo che ha ideato il prodotto e la campagna pubblicitaria, è un gruppo di talentuosi grafici e designer che la sa lunga sull’importanza dell’immagine e, in particolar modo, del carattere scelto.

Helvetica, infatti, è uno dei font, se non Il Font, più caro a chi è pratico del mestiere. Pulito, lineare, elegante, dalla sua creazione nel 1957, è stato eletto a simbolo di un nuovo modo di fare pubblicità e, spesso, utilizzato da chi del mestiere è poco capace proprio per coprire le proprie carenze creative. Una serie di slogan, tutti cuciti sull’essenza (del carattere e del non profumo), ne esaltano le proprietà: «L'essenza del nulla», «La forma della perfezione», «La risposta ad ogni domanda», «Inala profondamente e prova la sensazione di un’essenza senza tempo», «Modernismo distillato» e molti altri ancora. Edizione limitata, caratteri (in Helvetica, ovviamente) stampati in oro a 24 carati e, come specificano i suoi creatori: «Già pronto per essere regalato». Must delle feste!