mercoledì 2 ottobre 2013

Apple, un'«astronave» da 5 miliardi sarà la nuova sede

Il Mattino

di Federico Tagliacozzo


L’astronave della Apple è pronta al decollo. Il governo della città di Cupertino, esamina oggi il progetto della nuova sede avveniristica che ospiterà il futuro quartier generale dell’azienda. Ci si aspetta un via libera senza intoppi. L’edificio, di forma circolare, ricorda l’immagine di un disco volante. La sede sorgerà in un’area che in passato era stata occupata da impianti della Hewlett Packard. Avrà quattro piani per un totale di 260mila metri quadri. Ospiterà quasi 15mila dipendenti. Per portare il progetto allo stadio finale e alla sua presentazione alle autorità della città di Cupertino ci sono voluti diversi anni per le questioni legate all’impatto ambientale.

Cattura“Le buone notizie sono che il rapporto sull’impatto ambientale sembra essere stato molto esaustivo – ha dichiarato al Daily News, Orrin Mahoney, sindaco di Cupertino – La Apple ha compilato una lista esauriente degli elementi di impatto ambientale. Accanto a ogni elemento l’azienda ha spiegato che cosa farà per limitarne l’effetto. Abbiamo ricevuto montagne di lettere su questo tema e la maggioranza aveva opinioni positive. Quando parlo del progetto ai miei vicini e agli amici, spesso mi dicono: ma come mai ancora non hanno iniziato i lavori?”

Se Cupertino terrà la sede della Apple nella propria area avrà dei benefici fiscali. La Apple inoltre si è impegnata in progetti per la costruzione di abitazioni, parchi e piste ciclabili per un valore di 68 milioni di dollari. Durante la preparazione del progetto l’azienda ha informato la comunità cittadina passo dopo passo. Il piano per la nuova sede è partito nel 2011 quando lo stesso Steve Jobs fece una visita a sorpresa al governo cittadino di Cupertino. Da allora la Apple ha dichiarato di aver tenuto più di 150 incontri con i residenti della città e di aver risposto a più di mille domande sulla nuova costruzione.

Disegnato dall’architetto Norman Foster, il nuovo spazio avrà un costo che si avvicinerà ai 5 miliardi di dollari. Secondo quanto detto a suo tempo da Jobs, i materiali utilizzati sarebbero stati di tale qualità da durare molto oltre la sua morte. “Ho questa immagine in mente: la migliore sede di uffici del mondo. Penso sinceramente che quando il lavoro di costruzione verrà completato, sarà un luogo di grande interesse per gli studenti di architettura”.

 
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mercoledì 2 ottobre 2013 - 15:43   Ultimo aggiornamento: 15:46

La sottosegretaria con due stipendi attacca giornalista di Report

Corriere della sera


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Il sottosegretario molisano con delega Rapporti con il Parlamento e coordinamento delle attività di Governo Sabina De Camillis perde le staffe e attacca Report sugli stipendi dei giornalisti. Nella puntata di lunedì 30 settembre il programma di Milena Gabanelli ha mandato in onda un servizio che si è concluso con il battibecco fra la sottosegretaria e il giornalista autore dell'inchiesta, Bernardo Iovene, durante un tentativo di intervista nella Prefettura di Campobasso.

Sabrina De Camillis, ex deputata Pdl, non eletta alle scorse Politiche, ha ottenuto il prestigioso incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dal governo Letta. Ma non si è dimessa dalla carica di consigliere regionale e ha continuato a percepire il doppio stipendio per 4-5 mesi. Circostanza della quale si è rifiutata di dare conto al cronista di Report. attaccandolo sul suo stipendio. E Milena Gabanelli, al termine del servizio, ha dato i costi e i conti di Report. Ieri sera, nella puntata del debutto, il programma di informazione della Gabanelli è stato il più visto con 1.400.000 telespettatori in più rispetto agli altri programmi di informazione della serata.

Video





Crescent, incompiute e decadenza. Report a Salerno. De Luca pubblica il controvideo


Il Mattino
di Giovanna Di Giorgio


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Salerno. «La figura del pinguino» proprio non ci sta a farla. È per questo che Vincenzo De Luca, adottando un metodo grillino, ha fatto registrare con una telecamera del Comune e pubblicare integralmente sul sito dell’ente l’intervista mandata in onda da Report ieri sera. Per cogliere tutte le differenze bisognerà studiare bene i video.

Intanto, vuoi per le domande incalzanti del giornalista vuoi per l’obiettivo puntato dritto in viso, nell’inchiesta «Al posto giusto» di Bernardo Iovene il sindaco di Salerno e viceministro alle Infrastrutture e ai trasporti è apparso meno rilassato rispetto alla consueta immagine televisiva del venerdì pomeriggio. Ma non ha cambiato di una virgola la sua posizione sulle questioni al centro del colloquio: doppio incarico, Crescent e Piazza della Libertà, le «incompiute».

Il video pubblicato da Vincenzo De Luca


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lunedì 30 settembre 2013 - 22:53   Ultimo aggiornamento: martedì 1 ottobre 2013 13:48

Milano, bufera sul capogruppo leghista: “Vendola gay e pedofilo”

La Stampa

Polemica sul post di Facebook. E dopo le proteste della Rete il consigliere comunale si scusa


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Bufera sul capogruppo leghista in Consiglio comunale di Milano, Alessandro Morelli, per un post pubblicato sul suo profilo di Facebook. O meglio, a essere incriminata è l’immagine che ritrae il leader di Sel Nichi Vendola con il suo compagno e la scritta: «Gay e pedofilo». Foto e post, pubblicati ieri sera, sono stati cancellati dallo stesso Morelli - che ha poi chiesto scusa per l’accaduto - non appena scoppiato il caso sul sito milanese di Repubblica.

Nell’immagine è inoltre riportata la frase, attribuita a Vendola, «Sono pronto a fare la mamma», sopra a un secco «No alle adozioni gay». E il commento di Morelli era: «Vendola vuole fare la mamma. Qui nasce il caso: genitore 1 o genitore 2?».

«Non mi ero accorto, mi è arrivata l’immagine che si riferiva a delle sue presunte affermazioni del passato sul diritto dei bambini ad avere una loro sessualità con gli adulti, che ho scoperto essere una bufala, e l’ho ripresa, mi dispiace», afferma ora il consigliere, ex assessore nella Giunta Moratti, che ha poi pubblicato sul web le sue scuse. «Devo le scuse a Vendola e lo faccio qui. Non ha affermato che i bimbi devono avere una loro sessualità anche con gli adulti. Gli chiedo scusa e nei prossimi giorni lo inviterò a un dibattito sul tema delle adozioni. Un passo avanti per parlare dei diritti di tutti».

Nel frattempo però fioccano le richieste di sue dimissioni: sul web (sia nei commenti al post di scuse sia con una raccolta firme) e da Sel Milano che con il consigliere Luca Gibillini attacca: «La definizione di `pedofilo´ riferita a Vendola in quanto omosessuale esige una risposta chiara. È un fatto politico e culturale gravissimo. Tale affermazione è chiaramente incompatibile con qualsiasi ruolo istituzionale e le dimissioni dal Consiglio sono per noi l’unica opzione possibile».

Il web si mobilita per salvare Larry gatto “odiato” dal premier Cameron

La Stampa

Inghilterra, gli animali “invadono” i tabloid. Il parto di una tigre dello zoo di Londra ha tenuto con il fiato sospeso i sudditi di Sua Maestà

claudio gallo
corrispondente da londra


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Indovinate che tempo fa a Londra? Non ci crederete ma il cielo è completamente grigio e pioviggina. Si capisce che gli inglesi hanno bisogno di qualcosa di lieve di cui parlare per non incupirsi troppo. Lo stereotipo in questo caso calza abbastanza bene. Uno degli argomenti prediletti da questo popolo non troppo amato dal dio sole, sono gli animali. Oggi ad esempio sono apparse le prime foto del cucciolo di tigre alla zoo di Londra. 

Una cosa del genere non succedeva da 17 anni. Melati, 5 anni, tigre di Sumatra ha partorito il 22 settembre in cinque minuti un bel cucciolo che aveva portato nella pancia per 105 giorni. I funzionari dello zoo erano preoccupati perché non erano certi dell’istinto materno di una tigre in cattività. Melati ha superato brillantemente la prova: appena il piccolo (di cui non si conosce ancora il sesso) è comparso ha cominciato a leccarlo amorevolmente, e ad aggirarglisi intorno con fare protettivo. Come succede tra gli animali (ma anche tra gli uomini), il padre Jae Jae, 5 anni, non si sta affatto occupando del piccolo.

Dalle tigri ai gatti, sui tabloid il passo è breve. Nel suo ultimo libro sulla “inside story” della coalizione di governo tra conservatori e lib-dem, “In It Together”, l’ex vicedirettore del Sunday Telegraph Michel D’Ancona racconta che i Cameron non amano per niente Larry, il gatto di Downing Street. E’ possibile che un premier britannico o la sua famiglia non amino i gatti? Certo che no, infatti un portavoce del numero 10 si è subito affrettato a smentire: “E’ assolutamente falso. Tutti vanno ‘prrrrfettamente‘ d’accordo con lui in casa”.

Il soriano Larry, 5 anni, è stato assunto nel 2011 per dare la caccia ai topi (dopotutto anche il fatto che al numero 10 ci siano i topi è una notizia). Gli specialisti di Downing Street fanno notare che la versione di d’Ancona è attendibile: Come cacciatore di topi Larry non sembra un granché e non è certo il prediletto dei Cameron.

Il web si è subito mobilitato in soccorso del soriano: su Twitter c’è già l’hashtag #savelarry. Quietamente si sta formando una piccola lobby. Dai tempi di Enrico V i gatti inglesi frequentano le stanze del potere. Recentemente era diventato famosissimo Humphrey: abitò nella casa del premier negli ultimi mesi di Margaret Thatcher al potere. Andò in pensione nel 1997, perché la moglie di Blair non sopportava i gatti, si disse allora. Cercando di limitare i danni, Blair posò davanti ai fotografi con il gatto. Ma fu un bacio di Giuda: pochi mesi dopo Humphrey fu spedito in campagna.

Usa, l’ex membro delle Pantere nere scarcerato dopo 40 anni in isolamento

La Stampa

Un giudice della Louisiana ordina la liberazione di Herman Wallace, a cui è stato diagnosticato un tumore Il procuratore ha annunciato che farà appello contro la decisione



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Un giudice della Louisiana ha ordinato la liberazione di un detenuto di 71 anni, Herman Wallace, ex membro del gruppo radicale delle Pantere nere, malato terminale, che fu condannato all’ergastolo per l’omicidio di una guardia carceraria e da allora ha trascorso 40 anni in una cella di isolamento. Secondo quanto ha stabilito il giudice Brian Jackson, la sentenza di condanna emessa nei suoi confronti è incostituzionale, perché al suo processo della giuria non faceva parte alcuna donna, e pertanto ha ordinate la sua liberazione. Alcuni mesi fa, a Wallace è stato diagnosticato un tumore al fegato, e secondo alcune fonti non gli rimangono che alcune settimane di vita.

La sua vicenda e quella di altri due detenuti a loro volta membri delle Pantere Nere e come lui condannati al carcere a vita per lo stesso omicidio e rimasti da allora in isolamento, ha nel corso degli anni attirato l’attenzione di diversi gruppi per la difesa dei diritti civili.Il loro caso è divenuto noto come quello dei `tre del carcere Angola´, dal nome della prigione in Louisiana dove sono stati detenuti e dove - quando vennero accusati dell’omicidio di una guardia bianca, che hanno sempre negato - stavano scontando una condanna per rapina.Uno dei tre, Robert King, è stato rilasciato nel 2001, mentre il terzo, Albert Woodfox, è rimasto in isolamento così come Wallace, con un’ora d’aria al giorno.

Il procuratore di Baton Rouge (Louisiana), Hillar Moore, ha fatto sapere che presenterà appello contro la decisione del giudice Jackson.

Oggi è la festa dei nonni, gli “angeli custodi” delle famiglie

La Stampa

Gli over 65 sono sempre più parte attiva all’interno dei nuclei familiari. Si prendono cura dei nipoti e contribuiscono al loro sostentamento con le pensioni
 

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“Angeli custodi” e risorsa preziosissima per le famiglie. Sono i nonni italiani – dodici milioni secondo dati Istat – a cui è dedicata la giornata di oggi, istituita in Italia nel 2005 per ricordare il loro ruolo nella società. Di grande importanza è la capacità degli over 65 di essere parte attiva all’interno del nucleo familiare. A tal punto che, secondo un sondaggio, dal nome “Un nonno vale un tesoro”, realizzato nel 2012 da Smart Research per conto di Flower Council of Holland su un panel di oltre cinquemila intervistati, la disponibilità dei nonni a prendersi cura dei nipoti influenza la decisione di mettere al mondo dei figli nel 70 per cento dei casi. 

Per la maggior parte degli intervistati, il 71 per cento, i nonni rappresentano una memoria storica importante e sono una valida risorsa sia come babysitter (54,8 per cento), sia come consolatori (55,2 per cento).Dal canto loro i nonni intervistati (20 per cento del campione) dimostrano una perfetta consapevolezza dell’importanza della propria posizione. Oltre i due terzi, ovvero il 66 per cento, ritiene di essere molto presente e influente nella vita dei nipoti. 

Una valida risorsa economica
Proprio gli anziani sono capaci di contribuire con le loro pensioni al sostentamento dei figli e di aiutarli nella cura dei nipotini. Le statistiche Istat mettono in luce che ben il 55 per cento delle donne che lavorano affida i bambini ai genitori e ai suoceri. Un “successo” legato solo in modo marginale a ragioni economiche (8,4 per cento) e molto più spesso alla fiducia (il 50 per cento). 

Qualità della vita?
È la Svezia il paese dove la qualità della vita delle persone anziane è migliore al mondo. All’altro estremo della classifica Global AgeWatch Index, realizzata in 91 paesi dal UN Population Fund e dal gruppo HelpAge International, si trova l’Afghanistan. Il nostro Paese occupa il ventisettesimo posto della graduatoria, che prende in esame tredici indicatori, dal reddito all’occupazione, dall’istruzione all’ambiente fino all’assistenza sanitaria. L’Italia risulta sesta per la sicurezza del reddito, quindicesima dal punto di vista dell’assistenza sanitaria. Nel gruppo dei primi venti Paesi figurano stati dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti, oltre a Giappone, Australia e Cile. Il grado di benessere non è stato l’unico elemento preso in considerazione, e paesi come Sri Lanka, Bolivia e Mauritius sono risultati più accoglienti di molte nazioni più ricche nei confronti degli anziani. 

Le iniziative in Italia
Tra le numerose iniziative che si terranno in ogni parte d’Italia, quella della città di Jesolo che ha organizzato una kermesse di ben cinque giorni, che si concluderà oggi. Fra i tanti appuntamenti anche il rinnovo simbolico, sull’arenile, della promessa di matrimonio per le coppie di nonni che vorranno farlo. Anche Viterbo cerca nonni «per raccontare la Viterbo sotterranea» e invita tutti gli anziani del posto a raccontare storie, aneddoti e ricordi legati alle gallerie che si estendono sotto la città dei Papi. A tutti i nonni che aderiranno all’evento verrà riservata una dolce sorpresa. Anche il comune di Cuneo organizza domenica 6 ottobre l’appuntamento al Teatro Toselli dove saranno premiati i vincitori del concorso letterario «Un ponte tra le generazioni» mirato a rappresentare il rapporto e la comunicazione tra nonni e nipoti. 

Gli Stati Uniti? Nati per miracolo I padri fondatori erano tutti ammalati

La Stampa
paolo mastrolilli

George Washington soffriva di vaiolo, pleurite, emorroidi mentre Franklin aveva la gotta, i calcoli biliari, la psoriasi e raffreddori molto frequenti

inviato a new york


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E’ un miracolo che gli Stati Uniti siano nati. Non per la forza dell’impero britannico, che voleva conservarli come colonie, o per la difficoltà politica di mettere d’accordo le varie regioni, una volta liberate. E’ un miracolo, piuttosto, perché i padri fondatori godevano di pessima salute, e furono assai fortunati a scampare alle disastrose pratiche adottate dai medici della loro epoca. Lo racconta bene Jeanne Abrams nel libro “Revolutionary Medicine” che ha appena pubblicato.
George Washington, per cominciare dal principale eroe dell’indipendenza, soffriva di vaiolo, pleurite, emorroidi, dissenteria e probabilmente tubercolosi.

Sopravvisse alle cannonate degli inglesi, ma morì dopo una cavalcata sotto la pioggia. Probabilmente contrasse un’infezione, streptococco o staffilococco, che produsse poi un rigonfiamento dell’epiglottide. Tutto questo complicò il respiro e l’inghiottimento, ma forse se la sarebbe cavata, se non fosse stato per il suo medico e vicino di casa James Craik. Il vecchio amico, infatti, decise che l’intervento migliore era il salasso, e lo applicò per ben quattro volte, dimezzando il sangue nel corpo di Washington. Alla fine, probabilmente, il fondatore degli Stati Uniti morì soprattutto per questa cura sbagliata, che lo indebolì in maniera irreparabile.

Anche James Madison aveva i suoi problemi. Piccolo di statura e molto leggero, aveva difficoltà digestive, malaria, e forse anche l’epilessia. Non si affidò mai ai medici dell’epoca, però, e così riuscì a sopravvivere fino a 85 anni.

Benjamin Franklin aveva la gotta, i calcoli biliari, la psoriasi e raffreddori molto frequenti, ma invece di farsi curare pensava lui stesso ai rimedi sanitari, al punto che inventò le lenti bifocali e il primo catetere americano.

Il più scettico tra i padri fondatori era Thomas Jefferson, che accusò apertamente i medici dell’epoca di fare «più male che bene». In particolare, si scagliò proprio contro la barbarie dei salassi, rimproverandola al suo amico e dottore Benjamin Rush. Aveva ragione su tutta la linea, anche perché negli Stati Uniti all’epoca c’erano solo 3.500 sedicenti dottori, di cui solo il 10% aveva effettivamente un qualche titolo di studio.

Fu John Adams che reagì a questa situazione, creando il Public Health Service e l’incarico di Surgeon General. Lo stesso Jefferson, poi, pretese che tutti gli studenti della sua University of Virginia imparassero almeno i rudimenti basilari della medicina. Fatti gli Stati Uniti, insomma, bisognava garantire la loro sopravvivenza facendo anche i loro dottori.

La spia di Stalin che imbarazza Berlino

La Stampa
matteo alviti

Tra i ritratti degli eroi tedeschi manca quello dell’agente Ilse Stöbe, giustiziata in una prigione nel 1924. Ma presto potrebbe essere riabilitata

berlino


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Durante il nazismo è stata una delle spie tedesche più importanti del dittatore sovietico Josef Stalin. Per le sue attività anti-regime ha perso la vita, giustiziata nel 1942 nella prigione berlinese di Plötzensee. Eppure ancora oggi, a oltre settant’anni dalla sua morte, la Germania stenta a celebrare la memoria dell’agente Ilse Stöbe, nome in codice Alta: si può considerare un’eroina chi servì l’Unione sovietica, fino al 1941 “complice” del Reich millenario di Adolf Hitler.

Al primo piano del ministero degli Esteri tedesco, a Berlino, c’è una parete bianca con dodici ritratti, scrive il sito dello Spiegel nel raccontare la vicenda: dodici dipendenti del ministero e oppositori del regime hitleriano uccisi per la loro attività di resistenza. Tra questi manca il bel volto dell’agente Alta, che pure per gli Esteri aveva lavorato, nel 1940. Presto le cose potrebbero però cambiare, come chiede da tempo anche il partito tedesco della sinistra radicale Die Linke. Una nuova ricerca che l’Istituto storico di Monaco ha preparato per il ministro Guido Westerwelle (alla fine del suo mandato) giudica infatti con favore l’operato di Stöbe.

Restano però molti dubbi sull’opportunità che la coraggiosa, affascinante e preparata spia venga celebrata con onore dalla Germania. La sua attività di oppositrice si è in fondo concentrata sul passaggio di notizie riservate al Gru, i servizi segreti sovietici. Stöbe ha più volte messo in guardia Mosca dai piani di invasione hitleriani. E se da una parte lo studio dell’istituto di Monaco pone la spia sullo stesso piano dei fratelli Scholl - gli studenti della Rosa bianca uccisi ventenni per la loro opposizione al nazismo -, sulla figura di Stöbe resta un’ombra pesante. Nessuno, finora, ha potuto consultare ciò che gli archivi sovietici contengono sulla sua attività.

Quel che si sa oggi non parla completamente a suo favore: l’agente Alta ha iniziato a collaborare con il Gru già dal 1931, due anni prima della presa del potere nazista e in pieno regime staliniano. All’epoca Stöbe lavorava come segretaria per il direttore del Berliner Tagesblatt, il liberale Theodor Wolff, e le sue attività si concentravano sulla vita di redazione e le notizie che di lì passavano. La vera vita da spia di primo livello inizierà dopo il 1939, in seguito alla spartizione della Polonia, quando la vicinanza a un diplomatico le permise di passare importantissime informazioni ai sovietici.

Alcuni storici si chiedono oggi se sia opportuno celebrare come oppositrice una donna che ha lavorato fino al 1941 per un Paese, l’Unione sovietica, che con il patto Molotov-Ribbentrop aveva trovato un accordo di non belligeranza con Berlino che comprendeva la spartizione della Polonia. Cosa penserebbe, si chiede lo Spiegel, l’ambasciatore polacco in visita al ministero degli Esteri vedendo il ritratto di Stöbe? Del resto, considerano i sostenitori della memoria della spia, anche gli attentatori 

di Hitler del 20 luglio 1944 erano stati fieri e convinti nazisti.L’Unione sovietica ha già scelto da oltre 40 anni di celebrare la memoria postuma di Ilse Stöbe, nel 1969. Ora tocca al ministero degli Esteri di Berlino decidere quale posto assegnare nella sua storia a quel volto di donna.

I sindacati sono stufi: "Caro Pisapia, bastoni i più deboli"

Chiara Campo - Mer, 02/10/2013 - 08:59

Le mosse di Palazzo Marino per ripianare i buchi  scatenano le reazioni dei rappresentanti dei lavoratori

Se i revisori dei conti una settimana fa hanno firmato con molti dubbi il Bilancio 2013 del Comune, il parere «consegnato» dai sindacati è ancora più netto: conti da rifare.


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É un lungo documento-protesta quello firmato dai segretari milanesi di Cgil, Cisl e Uil quello indirizzato ieri al sindaco, al presidente dell'aula Basilio Rizzo, all'assessore al Bilancio Francesca Balzani e alle Politiche del Lavoro Cristina Tajani e ai capigruppo dei due schieramenti. «Non possiamo sottovalutare la difficoltà oggettiva che vivono gli enti locali a causa della grave situazione economica e i ritardi delle decisioni sul riordino della finanza locale» è la premessa di Graziano Gorla, Danilo Galvagni e Walter Galbusera nella lettera unitaria.

E sono «consapevoli» che le decisioni sono inevitabili per il «forte taglio dei trasferimenti dallo Stato ai Comuni» l'impegno non risolto ancora sulle coperture Imu. Ma non basta a giustificare le strategie messe in campo dalla giunta arancione per far quadrare i conti. I sindacati sono netti, non condividono le «scelte inique» sulle manovre Irpef e imposta sulla casa. La crisi «ha coinvolto anche Milano, i più colpiti sono lavoratori dipendenti e pensionati che scivolano verso la povertà».

Il Bilancio 2013 «proposto dalla giunta presenta aspetti di gravi iniquità, sono necessarie profonde modifiche». I sindacati tornano a ribadire come poche settimane fa la scarsa partecipazione al Bilancio: ci sono stati incontri ma «non si è mai entrati nel merito, per capitoli di spesa, l'assessore al Bilancio ci ha illustrato il metodo e l'ammontare del disavanzo ma non quali voci erano state ridotte e aumentate rispetto al 2012».

Le sigle hanno ripetutamente chiesto e sono tornati ieri con la lettera a pretendere un confronto «con ogni assessorato per valutare gli effetti delle decisioni annunciate, e alcune già adottate, su lavoratori e pensionati, sulle famiglie che usano i servizi comunali». La stangata sugli abbonamenti Atm partita un mese fa ha scatenato una rivolta. Giudicano «inaccettabile» un'aggravio dell'Irpef e un'esenzione inferiore agli attuali 33.500 euro lordi (la giunta ha votato una manovra che abbassa l'aliquota a 15mila euro, si tratta per salire almeno a 20mila).

Sarebbe dicono «una forma di accanimento nei confronti dei contribuenti onesti». Peraltro «la retroattività finirà per incidere sulle tredicesime». Cgil, Cisl e Uil chiedono un tavolo in Comune per valutare misure alternative e presentano 9 proposte, dalla richiesta di nuove su base Isee del reddito («chi ha di più paga di più»), potenziamento della lotta all'evasione, valutazione «urgente» sulla «reale equità ed efficacia» degli aumenti già assunti per Atm, valorizzazione della Galleria.

L'assessore Balzani assicura che «il Comune è disponibile a ulteriori confronti» e «a condividere le modifiche che il Consiglio comunale vorrà formulare sull'Irpef». Fuoco amico su Pisapia? Già la sinistra radicale ha sollevando malumori su un terzo aumento «virtuale» in aula sull'Imu prima casa che rischia di tradursi, insieme all'Irpef, in una doppia stangata reale sui milanesi. Un «pacco» di fine anno. Il sindaco cerca di compattare la squadra: ieri ha riunito per un vertice serale la giunta, la grana numero uno sul tavolo è ovviamente il Bilancio.



Perfino i centri sociali si sentono traditi

Carlo Maria Lomartire - Mer, 02/10/2013 - 07:13


La giunta arancione rischia di perdere i suoi reparti speciali, le sue truppe d'assalto, quelle che, prima nella campagna delle primarie poi nella battaglia elettorale per la conquista di Palazzo Marino, hanno dato un notevole contributo di lavoro propagandistico più che di voti alla vittoria di Giuliano Pisapia.


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Vanno male, infatti, i rapporti con quell'area che potremmo definire del «dissenso endemico», cha va dai centri sociali a certi gruppi più o meno autonomi che si autodefiniscono «creativi», dall'estremismo dell'area antagonista alle frange più indisciplinate e vandaliche del cosiddetto «popolo della movida», imbrattatori compresi. I rapporti vanno male perché Pisapia non riesce - e come avrebbe potuto? - a mantenere le promesse che aveva fatto o che aveva lasciato supporre a quelli che si consideravano i suoi pretoriani.

Mentre la partita per la sistemazione del Leoncavallo, le vere truppe scelte del candidato Pisapia, non si riesce a chiudere e giustamente quei ragazzi ricordano al sindaco che «pacta sunt servanda», i patti vanno rispettati, scoppia una grana che per certi versi ricorda l'occupazione di Macao alla torre Galfa di via Galvani. Stavolta si tratta delle Officine Creative Ansaldo, nei 14 mila metri quadrati di vecchi stabilimenti industriali a porta Genova, dove una cinquantina di giovani del Social Art Center Club 2.0 volevano realizzare laboratori, mostre, spazi commerciali ed eventi.

Il Comune, invece, intende assegnare la disponibilità di quella enorme struttura con una gara pubblica. E scatta la solita dinamica: sgombero, «riappropriazione» da parte degli sgomberati, polemiche, accuse di tradimento: «Da mesi parliamo con tutti i referenti dell'amministrazione comunale e riceviamo complimenti e incitamenti» scrivono al sindaco i «creativi», ricordando «una campagna elettorale in cui acclamavate spazi per la musica e la cultura a disposizione di tutti».

Risultato: siamo all'occupazione abusiva, cioè all'illegalità. Il punto dolente è sempre lo stesso, come per il Leoncavallo: «Ma voi ci avevate promesso…». Questo succede quando ci si mostra compiacenti e disponibili per ragioni elettorali e poi la realtà quotidiana con le sue scadenze e gli impegni della gestione presenta il conto. La prudenza politica consiglierebbe maggiore cautela o almeno una certa vaghezza quand'è tempo di promesse ma poi più coraggio e spregiudicatezza per mantenerle.

Non c'è da meravigliarsi, dunque, se i graffitari, dopo aver imbrattato ogni superficie disponibile ora parlano, attraverso i loro avvocati, di «inaccettabile e incomprensibile repressione». Una repressione che, se c'è, è partita comunque troppo tardi, tanto gli affetti di questa negligenza-tolleranza sono ben visibili sui tutti i muri della città. È, in fondo, esattamente quello che contestano i comitati dei quartieri della movida: un «eccesso di tolleranza», «disattese le stesse regole imposte dall'amministrazione».

Ma come si può fare la faccia feroce dopo aver ammiccato e fatto sorrisini per anni? Ed è quello che chiede perfino Massimo Cacciari, con la sua esperienza di ex sindaco di Venezia, che a Milano abita dalle parti di San Lorenzo ed è preoccupato, oltre che il suo sonno, per il trattamento che il popolo della notte riserva ad «un'area archeologica così importante e delicata». Per il filosofo dovrebbe addirittura intervenire il prefetto, con polizia e carabinieri. Che lo possa fare Pisapia non ci crede più nessuno.

Maduro caccia tre diplomatici Usa “Volevano fomentare una ribellione”

La Stampa

paolo manzo

Alta tensione Caracas-Washington. Il presidente venezuelano come Chavez: accuse di sabotaggio e interventismo. Gli analisti: così vuole coprire i suoi insuccessi



Cattura
Con un “Yankees go home, fuori dal Venezuela!” scandito in modo acceso davanti alle telecamere della televisione di stato Venezolana de Televisión, il Presidente Nicolás Maduro ha annunciato l’espulsione dal paese di tre diplomatici degli Stati Uniti. L’accusa è quella di aver “cospirato” con gli oppositori politici “fascisti” e “golpisti” della rivoluzione bolivariana e di aver partecipato ad azioni di sabotaggio economico. “Non mi importano le azioni intraprese dal governo di Barack Obama - ha dichiarato un infuriato Maduro - non permetteremo che un governo imperialista venga da noi a portare soldi per cercare di paralizzare le aziende di base e fermare l’erogazione dell’energia elettrica per lasciare al buio tutto il Venezuela”.

Accuse pesanti ma, al momento, non supportate da prove. Secondo gli analisti indipendenti l’obiettivo della reprimenda di Maduro è di nascondere le inefficienze del modello bolivariano in vista delle elezioni amministrative del prossimo 8 dicembre e per farlo il presidente avrebbe deciso di scaricare su altri – l’opposizione appoggiata dall’“odiato Impero” - la responsabilità della scarsità di prodotti nei supermercati e dei black-out che, sempre più spesso, bloccano ogni attività economica in Venezuela. Al di là delle prove non rivelate, della retorica anti-Impero e delle analisi dietrologiche, di certo c’è che tra gli alti funzionari cui è stata intimata l’espulsione da Maduro risulta anche Kelly Keiderling, l’incaricata d’affari nonché diplomatica statunitense di più alto rango in Venezuela. I tre hanno adesso 48 ore di tempo per lasciare Caracas. L’ultimatum scade domani notte.


Non è la prima volta che il governo venezuelano scaglia la sua rabbia contro la diplomazia “made in Usa”. Lo scorso 5 marzo, un’altra espulsione era stata intimata a poche ore dall’annuncio della morte di Hugo Chávez per cancro. Ed è dal 2010 che entrambi i paesi hanno ritirato i rispettivi ambasciatori, un gelo diplomatico sceso dopo il gran rifiuto di Chávez ad accettare la nomina del nuovo capo della missione diplomatica Usa perché “golpista” e “fascista”.



Sale la tensione Caracas-Washington. Espulsi tre diplomatici venezuelani
La Stampa

Arriva la risposta alla cacciata dei tre funzionari Usa: «Contro i nostri uomini accuse infondate»


Cattura
Sono sempre più tesi i rapporti tra Stati Uniti e Venezuela. Dopo la decisione di Caracas di espellere tre diplomatici Usa, arriva la risposta di Washington: tre incaricati d’affari del Venezuela nella capitale statunitense sono stati dichiarati “persone non grate” e invitati a lasciare il Paese. Il tutto era iniziato con le accuse del presidente venezuelano Maduro ai tre funzionari dell’ambasciata Usa: «Hanno cospirato con l’opposizione e tentato di sabotare la nostra economia».

Il governo venezuelano «si oppone all’espulsione dell’incaricato d’affari della Repubblica bolivariana del Venezuela a Washington Calixto Ortega Rios, della seconda segretaria dell’ambasciata Monica Sanchez e della console a Houston Marisol Gutierrez», ha detto il ministero degli Esteri venezuelano in un comunicato. Confermandone l’espulsione, gli Stati Uniti hanno indicato che i tre diplomatici venezuelani hanno 48 ore per lasciare il Paese. «È disdicevole che il governo venezuelano abbia ancora una volta deciso di espellere dei funzionari statunitensi sulla base di accuse infondate, cosa che prevede azioni di ritorsione>, ha detto da parte sua un responsabile del Dipartimento di Stato americano

Corea del Sud, missili e soldati per l'anniversario delle forze armate

Il Mattino


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In un chiaro messaggio diretto alla Corea del Nord, le forze armate sudcoreane sono sfilate oggi in parata a Seul mostrando missili e torpedini. Alla parata, descritta come la più imponente in dieci anni, erano presenti anche il ministro della Difesa americano Chuck Hagel e il capo degli Stati maggiori riuniti americani , generale Martin Dempsey.
«La situazione nella penisola americana è molto grave» - ha ammonito il presidente sudcoreano Park Geun - Hye, prendendo la parola alla parata- dobbiamo costruire una forte deterrenza nei confronti della Corea del nord fino a quando il nord non abbandonerà il suo programma nucleare e farà la scelta giusta per il popolo della Corea del nord e la pace nella penisola coreana.

La presidente sudcoreana ha anche parlato della prossima realizzazione dei sistemi di difesa kill chain system e Korea Air and Missile defense per prevenire attacchi nucleari e missilistici dalla Corea del nord. Alla parata, in occasione del 65esimo anniversario delle forze armate, hanno partecipato 11mila militari e 120 aerei. Fra le armi mostrate vi sono missili da crociera Hyunmoo2 e Hyunmoo3, con una portata rispettivamente di 300 e 1500 chilometri, in grado di colpire obiettivi militari in Corea del nord.

 
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Corea del Sud, sfila l'esercito


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martedì 1 ottobre 2013 - 12:51   Ultimo aggiornamento: 12:56

I gatti si affezionano davvero ma i cani ci capiscono di più

Oscar Grazioli - Mer, 02/10/2013 - 07:36

Il linguaggio canino si avvicina a quello dell'uomo. Con i mici è difficile "comunicare", ma si riscontrano reali affinità con le nostre personalità

Il mondo si divide in due: chi ama i cani e chi ama i gatti. Naturalmente, come capita per molti «adagi» si tratta di una semplificazione non corrispondente alla realtà, ma non ci va poi così lontana.


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Pete Etchells, uno psicobiologo inglese che insegna alla Bath University, ha scritto sul Guardian un articolo intitolato: «La nostra complicata relazione con il gatto», La settimana dopo Nathalia Gjersoe, un'altra psicologa, ha scritto sulla stessa rivista un altro articolo intitolato «La nostra poco complicata relazione con i cani». Una sorta di raffinato divertissement che i redattori della blasonata rivista inglese hanno voluto regalare ai lettori.

Tre anni fa, il dipartimento di Psicologia di Cambridge ha chiesto a tre studiosi di mettere a punto un questionario che identificasse se si fosse una persona/gatto o una persona/cane. All'indagine hanno partecipato 4500 tra uomini e donne e sia chiaro sia io ne sto solo riportando le conclusioni, senza partigianeria di sorta verso il fatto che io sia un uomo/gatto. Allora, la conclusione riguarda i tratti di personalità delle persone studiate.

I «gattofili» tendono a subire maggiormente lo stress e sono più aperti verso le esperienze di vita, ma, rispetto ai «cinofili», mostrano minore autodisciplina, minore senso di cooperazione e minore capacità di farsi valere. E ora tenetevi forte: chi è «gatto» è una volta e mezzo più istruito di chi è «cane» (scrivetemi e vi mando gli estremi della ricerca). E per quanto concerne il gatto in sé? Un vecchio aforisma di Bly recita: «Il cane viene subito quando lo chiami, il gatto afferra il messaggio e torna più tardi».

È l'antico stereotipo che vuole il gatto distaccato e non particolarmente interessato al contatto con l'uomo. Niente di tutto ciò invece. Uno studio approfondito condotto nel 2007 sul comportamento dei gatti ha stabilito che essi rispondono alla cosiddetta «teoria dell'attaccamento», quella che si verifica tra il bambino e i suoi genitori e che va oltre la pura soddisfazione dei principi basilari della vita come l'alimentazione.

L'attaccamento avviene tra due persone, in questo caso bambino e genitore, tra i quali si stabilisce un po' la relazione che intercorre tra la badante (quella seria) e il suo assistito. Similmente al bambino o all'anziano, se guardiamo il gatto in compagnia dei proprietari, lo vedremo rilassato, esplorare il proprio ambiente e giocarci all'interno. Se mettiamo il gatto con una persona estranea, miagolerà di meno e passerà tutto il tempo nascosto o vicino a una porta. Quindi, i gatti non sono così distaccati verso i loro padroni, come forse pensavamo prima.

E veniamo ai cani. Un vecchio studio ha dimostrato che neanche i primati superiori (scimpanzé e bonobo) riescono a intuire dove è nascosta la caramella, celata sotto una tazza, che io sto indicando e guardando, cosa che invece fa un bambino di un anno. Ebbene, il cane la va a scovare senza difficoltà anche se non ha alcun profumo. Non solo, anche dalla lunga distanza, basta un cenno del capo e il cane prenderà la caramella. Di più ancora: se io indico la caramella nascosta e cammino con la testa voltata da un'altra parte, lui andrà a prendersi la caramella. Altri test dimostrano inequivocabilmente che il cane riesce interpretare quanto pensiamo, cosa che è negata persino alle scimmie non antropomorfe e che richiede mesi di apprendimento per i bambini.

Un unico test accomuna decisamente almeno un comportamento di cani e gatti: loro ci amano.

Caso Matteotti, il Re ordinò: correggete il certificato di morte

Il Messaggero

di Fabio Marricchi


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Il re Vittorio Emanuele III nell'ottobre del 1925 chiese al Comune di Riano di rettificare errori materiali nell'atto di morte di Giacomo Matteotti il cui corpo fu rinvenuto proprio a Riano il 16 agosto del 1924. I documenti sono stati ritrovati da Italo Arcuri, assessore alla cultura del Comune, giornalista e autore del libro "Il corpo di Matteotti". Si tratta di documenti inediti conservati nell'archivio storico di Riano. Documenti che, ha annunciato Arcuri, saranno inviati al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La notizia arriva proprio quando sono in corso le commemorazioni del parlamentare assassinato: ieri una delegazione comunale di Fratta Polesine, dove Matteotti nacque il 22 maggio 1885, ha fatto visita al monumento a Quartarella di Riano e oggi sarà ricevuta dal presidente della Camera, Laura Boldrini, e da Papa Francesco.



Martedì 01 Ottobre 2013 - 20:34
Ultimo aggiornamento: 21:18

Il primo Topolino edito da Panini fa“la rovesciata”

La Stampa
di FRANCO GIUBILEI


Con una coincidenza grafica puramente voluta, la copertina del nuovo numero di Topolino in edicola dal 2 ottobre vedrà Mickey Mouse impegnato nella spettacolare rovesciata che fu di Carletto Parola. La stessa immagine, sia pure con un calciatore vero e proprio al posto del topo più famoso del mondo, che da decenni campeggia sulle bustine delle figurine Panini. E’ così che l’azienda modenese di proprietà della Marvel ha deciso di celebrare l’avvenuta acquisizione di Disney Italia: affidando a una delle sue firme più celebri, Giorgio Cavazzano, il compito di suggellare col suo segno inconfondibile il matrimonio fra Panini Comics e la schiera di topi e paperi che compongono il mondo dei personaggi Disney pubblicati in Italia.

E’ la stessa Panini ad anticipare la copertina, insieme alla notizia “di aver perfezionato l’accordo con The Walt Disney Company Italia per l’acquisizione del ramo di azienda dei periodici Disney in Italia: a partire dal 30 settembre 2013 sarà quindi Panini l’editore di Topolino, Violetta, I Classici Disney, Paperino, Principesse, e di tutto il variopinto parco di testate sino ad oggi pubblicate da Disney Italia, assicurando continuità rispetto al patrimonio e l’alta qualità di storie e fumetti che hanno accompagnato e divertito intere generazioni di italiani”.

Tornando al giornalino più famoso della compagnia, il nuovo Topolino in arrivo nelle rivendite si annuncia già come un esemplare da collezione: porta il numero 3019 e segna il secondo storico passaggio di testimone, dopo quello che nel 1988 sancì il transito da Mondadori a Disney Italia sotto il numero 1702. L’uscita dell’albo sarà seguita da un’edizione speciale, con copertina in materiale speciale di colore verde, che sarà disponibile negli stand Panini Comics nelle fiere di settore e nelle fumetterie.


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Tribunali nazionali contro i preti pedofili

La Stampa

La strategia del Papa per velocizzare i processi: sono previsti due gradi di giudizio con giudici differenti

andrea tornielli
città del vaticano


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La lotta alla pedofilia e agli abusi sui minori da parte di sacerdoti e religiosi rimane una priorità del pontificato di Francesco come lo è stata per il suo predecessore. E tra le ipotesi allo studio per migliorare le normative esistenti c’è anche quella di creare dei tribunali ecclesiastici su base nazionale o regionale, specializzati nel giudicare proprio questi casi e dunque più rapidi. Si è discusso di questo nella seconda parte del concistoro convocato dal Papa che si è svolto lunedì mattina, al quale hanno partecipato i cardinali presenti a Roma. Dopo la decisione sulle canonizzazioni di Roncalli e Wojtyla, i porporati sono stati consultati da Francesco sulle norme antipedofilia.

Già lo scorso 6 aprile, dopo aver ricevuto in udienza il Prefetto dell’ex Sant’Uffizio Gerhard Müller, il Papa aveva «raccomandato in particolar modo che la Congregazione, continuando nella linea voluta da Benedetto XVI, agisca con decisione per quanto riguarda i casi di abusi sessuali, promuovendo anzitutto le misure di protezione dei minori, l’aiuto di quanti in passato abbiano sofferto tali violenze, i procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli, l’impegno delle Conferenze episcopali nella formulazione e attuazione delle direttive necessarie in questo campo tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilità». Un segnale inequivocabile del fatto che la linea della fermezza non sarebbe cambiata.

L’attuale normativa voluta da Ratzinger, in vigore da un decennio e inasprita nel 2010, prevede che i casi di abusi su minori non vengano trattati in sede locale, ma direttamente a Roma, alla Congregazione per la dottrina della fede. Dopo le ondate di scandali negli Usa, in Irlanda e in Germania, era entrata in vigore una sorta di «legislazione di emergenza», con la possibilità di arrivare per via amministrativa alla dimissione dallo stato clericale del prete riconosciuto colpevole. Anche se tutto doveva essere vagliato dallo speciale team della Congregazione, affidato fino a un anno fa al monsignore maltese Charles Scicluna, da tempo l’ex Sant’Uffizio delegava a tribunali ecclesiastici locali sia il primo che il secondo grado di giudizio: in quel caso tali tribunali agivano su mandato della Santa Sede. Si è però sempre trattato di tribunali istituiti ad hoc per un determinato caso, non di strutture stabili e perciò specializzate.

Ora tra le ipotesi allo studio, per rendere più rapido ed efficace l’intervento, garantendo innanzitutto le vittime come pure il diritto alla difesa dell’accusato, c’è quella di istituire dei tribunali su base regionale o nazionale, che potrebbero essere legati alle singole conferenze episcopali. Tribunali in grado di giudicare con competenza e celerità sia in prima che in seconda istanza i casi di abuso, facendo in modo, nel caso di due gradi di giudizio, che il collegio sia diverso. Grazie soprattutto all’impegno e anche alla testimonianza personale di Benedetto XVI, la mentalità sta cambiando, seppur lentamente. Le conferenze episcopali si stanno dotando di normative precise, derivate da quelle generali della Santa Sede, che tengano conto delle riverse legislazioni civili e penali dei singoli Paesi. E dunque il decentramento, con regole ben chiare, è una logica conseguenza.

Un altra questione allo studio dei giuristi della Santa Sede riguarda il ricorso contro la dimissione dallo stato clericale avvenuto per via amministrativa, nei casi particolarmente gravi. Fino ad oggi è stata la stessa Congregazione per la dottrina della fede a funzionare da seconda istanza, ma c’è chi propone che anche per i casi di abuso la competenza passi al tribunale della Segnatura apostolica.

La circoncisione una violazione dei minori”

La Stampa

enrico caporale (agb)


Sentenza del Consiglio d’Europa
strasburgo


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La circoncisione è una violazione dell’integrità fisica dei minori. Lo ha sancito l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa che nel documento approvato ieri ha messo sullo stesso piano la tradizionale pratica alle mutilazioni genitali femminili. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha stimato che a livello mondiale il 30% dei maschi (oltre i 15 anni) è circonciso: la maggior parte di questi, circa il 70%, sono musulmani. Non sorprende pertanto che il testo siglato a Strasburgo sia stato fortemente osteggiato dalla delegazione turca, dove la circoncisione è una praticata ancora molto diffusa.

Tuttavia, è Israele a detenere il primato di uomini circoncisi: tra gli ebrei, infatti, l’asportazione del prepuzio è una praticata ancora obbligatoria. Il Consiglio d’Europa ha approvato il documento con 77 sì, 19 no e 12 astensioni. Due i punti principali: bisogna pretendere il rispetto delle condizioni sanitarie e gli interventi non possono essere eseguiti su minori non sufficientemente grandi da poter essere consultati. A Strasburgo sono stati condannati anche piercing, tatuaggi e interventi medici su bambini intersessuali (soggetti con caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili).

70 anni fa il rastrellamento del ghetto la tragedia nei volti delle vittime

Il Messaggero

di Francesca Nunberg


«Accadono a Roma cose incredibili: stamani gruppi di fascisti, dicono insieme a qualche militare tedesco, hanno preso degli ebrei di ogni età e sesso e li hanno portati non si sa dove. Il fatto è certo, le modalità no».A scrivere queste parole sul suo diario, la mattina del 16 ottobre ’43, è un uomo che mai si sarebbe aspettato di fare qualche ora dopo la stessa drammatica fine: l’ammiraglio fascista Augusto Capon, croce di guerra al valor militare nella prima guerra mondiale, ebreo, che quel giorno venne preso assieme agli altri nonostante fosse semiparalizzato e nonostante la lettera di encomio di Mussolini che provò a mostrare ai tedeschi; morì ad Auschwitz sette giorni dopo.


CatturaAnche la sua foto sarà quindi tra “i volti del 16 ottobre”, gli ebrei di Roma vittime del più grande rastrellamento avvenuto in Italia ad opera delle SS. E per la prima volta saranno esposte le immagini dei deportati, circa trecento, quelle che gli organizzatori sono riusciti a recuperare con un lavoro certosino tra mille archivi, da quello tedesco di Bad Arolsen a Yad Vashem a Gerusalemme, dalla Comunità ebraica a questure, prefetture e soprattutto testimonianze familiari. Foto scattate in momenti felici, o già infelici ma con un sorriso prestato all’obiettivo, vacanze al mare, gruppi di famiglia, matrimoni; una quarta elementare di bambine col fiocco azzurro, tre quelle quali (Rina Di Veroli, Fiorella Frascati, Italia Tagliacozzo) prese quella mattina; i fratellini Bruno e Lazzaro Moscato, 4 e 5 anni; Alberta Di Porto, 1 anno, col vestitino della festa; la famiglia Terracina-Spizzichino affacciata al balcone; i fratellini Rina e Adolfo di Veroli sulla spiaggia con il secchiello.

LUTTO NON ELABORATO
Sono passati settant’anni da quel “sabato nero” (titolo di uno dei pochi libri sull’argomento, quello del giornalista americano Robert Katz del ’73; l’altro, “16 ottobre 1943” di Giacomo Debenedetti uscì nel dicembre del ’44) e adesso finalmente una grande mostra in allestimento al Vittoriano racconta cosa fu quella giornata per gli ebrei di Roma, per Roma tutta, per il Paese. «Fu soprattutto una ferita dolorosa e mai rimarginata per la Capitale, un lutto non elaborato - spiega il curatore scientifico, lo storico Marcello Pezzetti - che toccò profondamente tre parti della società: le vittime ovviamente, e quindi la minoranza ebraica che tanta parte aveva avuto nella storia del Risorgimento; gli altri, ossia gli italiani, tra i quali ci furono sia i collaborazionisti che coloro che aiutarono a rischio della vita; la Chiesa che non si sapeva se sarebbe intervenuta per fermare il massacro. Oggi la presa di coscienza e la necessità di tenere viva la memoria faranno sì che il 17 ottobre organizzeremo un grande convegno proprio all’Istituto storico germanico. Ma l’importante è che per la prima volta si possano guardare in faccia le vittime, e questo può toccare le coscienze. Abbiamo dato un volto a circa il 30% dei deportati del 16 ottobre e naturalmente il nostro lavoro va avanti, chiediamo a chiunque abbia foto, carte, materiali, di farsi avanti».

VERSO IL LAGER
Piove alle 5,15 del mattino quando i nazisti invadono le strade del Portico d’Ottavia e cominciano una spietata caccia all’uomo. La città è stata divisa dall’ufficiale tedesco Theo Dannecker in 26 “zone d’azione” che comprendono anche Trastevere, Prati, quartieri periferici. Quando alle 14 la retata finisce, 1.259 persone sono ammassate al Collegio militare di via della Lungara, dopo alcuni controlli ne restano 1.022. «Il numero non è preciso - spiega Pezzetti - potevano essere 1.020 o 1.024, c’era la donna cattolica salita col marito e forse fatta scendere, l’infermiera che non voleva abbandonare l’anziano che assisteva, il bambino nato in quelle ore...». Il 18 ottobre vengono caricati sui vagoni alla stazione Tiburtina, il 23 arrivano nel lager. La maggior parte muore durante il viaggio o subito dopo nelle camere a gas; sopravvivono alle selezioni ad Auschwitz 149 uomini e 47 donne; tornano in 16 tra cui una sola donna, Settimia Spizzichino, morta a Roma tredici anni fa. Due uomini sono ancora in vita, Enzo Camerino che abita a Montreal e Lello Di Segni, romano, classe ’26, che sarà l’ospite d’onore all’inaugurazione della mostra.

«Ma la retata dal punto di vista dei persecutori fu un insuccesso: l’obiettivo dei nazisti, che non parlavano italiano e si presentavano alle porte col famigerato foglietto di istruzioni (che sarà in mostra) era quello di rastrellare ottomila ebrei, ma appena la metà viveva nel ghetto. Si sono sopravvalutati, solo il commando di Dannecker aveva esperienza di questo genere, avevano fatto il Vel d’Hiv, la retata al velodromo di Parigi nel luglio del ’42, gli altri erano gli uomini di Kappler, la polizia di sicurezza, i riservisti: in tutto 365, ma diciamo così, poco esperti». Al Vittoriano ci saranno quaderni di scuola, giocattoli, bigliettini gettati dai vagoni piombati, video di testimonianze, i quadri di Aldo Gay, artista che disegnò la retata, di cui non esistono immagini filmate. La mostra comincia con i nomi delle vittime che scorrono su una parete luminosa e finisce con i volti.


Addio a Giuliano Gemma eroe del western all'italiana

Corriere della sera

L'attore è rimasto coinvolto nello scontro frontale tra due auto

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È morto a 75 anni l'attore Giuliano Gemma, coinvolto in un impatto frontale mentre era a bordo della propria auto a Cerveteri: Gemma è stato trasportato all'ospedale di Civitavecchia e le sue condizioni sono sembrate subito gravissime. Gli altri due feriti, più lievi, sono un uomo con suo figlio.





RINGO - Nato a Roma il 2 settembre del 1938, aveva trascorso l'infanzia a Reggio Emilia fino al 1944 quando la famiglia è tornata a Roma. Qui, giocando in un prato, resta coinvolto nello scoppio accidentale di un ordigno bellico. Alcune ferite erano rimaste ancora visibili sullo zigomo rendendo così inconfondibile lo sguardo di Ringo, che connoterà il suo genere ideale, lo spaghetti western che lo consacra divo, facendo grandi incassi al botteghino con pellicole, tra cui «Una pistola per Ringo» e «Anche gli angeli mangiano fagioli» (in coppia con Bud Spencer)


STUNT - MAN - La carriera iniziata a diciott'anni lavorando in alcuni film come "Figurazione speciale" o come "Stunt-man". Dopo le prime particine, ottiene ruoli da protagonista in svariati film di diverso genere, dal mitologico alla commedia. .Il primo ruolo, risale al film «Messalina». Cento i film interpretati tra cinema e televisione, dal genere, dal dramma all'avventura ai film di mafia, dal genere cappa e spada ai polizieschi. Fino all'indimenticabile Generale dei Garibaldini nel «Gattopardo» di Luchino Visconti.

CON WOODY ALLEN - Nella seconda parte della sua carriera si specializza in parti drammatiche ed impegnate, sia in film come «Speriamo che sia femmina», sia in fiction come «Butta la luna». Premiato con un David di Donatello, tre Premi De Sica e un Golden Globe, nel 2012 è stato scritturato da Woody Allen per la commedia «To Rome with Love». Aveva appena ricevuto al Terra di Siena Film Festival il premio alla carriera come protagonista di «Deserto dei tartari»

01 ottobre 2013

Un messaggio accorcia la vita» La campagna contro il cellulare al volante

Corriere della sera

Negli Usa la guida distratta provoca 3 mila morti l'anno

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La chiamano la sbornia del terzo millennio, ma l'alcol in questo caso non c'entra nulla. È l'ossessione di controllare lo smartphone ogni istante a mietere vittime, oltre 3 mila morti l'anno scorso e 387 mila feriti. La nuova arma di distrazione di massa, la definiscono gli esperti. Negli Usa è allarme da tempo: il dipartimento dei Trasporti ha dichiarato guerra alla «distracted driving». Il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha la sua ricetta: «texting area», ovvero zone franche lungo le autostrade che collegano la Grande Mela nelle quali gli automobilisti possono «messaggiare» quando sono fermi. In piena sicurezza. Funzioneranno? Chissà, ma il problema è serio e richiede rimedi urgenti.

PEGGIO CHE GUIDARE UBRIACHI-I produttori di automobili sono al lavoro per integrare app e funzioni all'interno dei veicoli - lo chiede l'Nthsa, la potente agenzia per la sicurezza americana, ma la tecnologia corre più veloce del ciclo di vita di una vettura, che è mediamente di 5-6 anni. In Italia sul fenomeno non esistono dati certi, ma l'Asaps non perde tempo e lancia una campagna per sensibilizzare i ragazzi, ma anche i genitori. L'associazione amici della Polizia Stradale cita uno studio del Cohen Children's Medical Center di New York dai risultati sconcertanti: «mandare un sms (o un mail) alla guida causa più incidenti che mettersi al volante dopo aver bevuto».

LE PROPOSTE Il fenomeno cresce con la rapida diffusione di «device» sempre connessi in rete in un tripudio di notifiche e allarmi sonori. Per i più intransigenti l'uso del cellulare in automobile - oggi sanzionato dal codice della Strada se si parla senza auricolare o vivavoce-dovrebbe essere vietato del tutto. Un'esagerazione? Probabilmente sì, ma alcune ricerche di scienziati americani dicono che inviare un sms al volante equivale a percorrere bendati a 50 km/h un campo da calcio. I tempi di reazione di riducono del 35%, «una percentuale quasi tre volte superiore di chi guida ubriaco o sotto effetto di droghe». La campagna « Un messaggio accorcia la vita», sostenuta anche dalle associazioni Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni, sarà presentata il 4 ottobre a Forlì in occasione della settimana del «Buon Vivere».

1 ottobre 2013 | 17:31