sabato 28 settembre 2013

IOS 7 fa venire mal di testa e vertigini»: la protesta degli utenti nel forum Apple

Il Mattino


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ROMA - "Ho provato iOS 7 e ho avuto mal di testa e vertigini". Questo è soltanto uno dei commenti scritti dagli utenti Apple sull'apposito Forum, che lamentano vari malesseri dopo aver istallato e usato il nuovo sistema operativo. "Ho avuto le vertigini" oppure "Sono stato male tutto il giorno", molti dei commenti sono su questa linea, tanto che anche i più scettici hanno iniziato a pensare ad un problema con iOS 7.

COLPA DELLE APP? In molti puntano il dito contro i movimenti delle App sullo schermo e delle loro animazioni, che provocherebbero un effetto 'montagne russe' a chi lo usa. Invece, secondo il quotidiano Abc, il nuovo sistema operativo potrebbe provocare la chinetosi, un disturbo al livello fisiologico, che può portare anche a vomitare. Comunque non esistono ancora prove che iOS 7 provochi questi disturbi, ma le molte lamentele giunte sono comunque un dato allarmante.

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sabato 28 settembre 2013 - 10:32   Ultimo aggiornamento: 10:33

Il Csm delle spese pazze: 350mila euro solo per i pasti

Patricia Tagliaferri - Sab, 28/09/2013 - 08:32

Il tribunale dei pm nel 2012 ci è costato 34,5 milioni di euro, quasi due milioni usati per le indennità di presenza. E per l'aggiornamento professionale in fumo 6,8 milioni

Roma - A Palazzo dei Marescialli non tira certo aria di austerity. Almeno così sembra scorrendo l'elenco delle spese sostenute dal Consiglio superiore della magistratura nel 2012 pubblicato sull'ultima Gazzetta Ufficiale, cifre impressionanti come quelle relative al 2011 svelate un mese fa da Panorama, che denunciava tra l'altro la poca trasparenza del Csm su bilanci e voci precise.


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L'organo di autogoverno dei giudici non sembra essere stato troppo toccato dalla crisi, tutt'altro, né aver applicato in modo particolarmente zelante la spending review. Del resto lo Stato gli mette a disposizione ogni anno oltre 34,5 milioni di euro, ai quali se ne aggiungono altri 750mila derivanti da entrate diverse, come per esempio i proventi del rilascio copie degli atti. L'ultimo rendiconto, poi, è salito a ben 40,8 milioni di euro grazie ai 5 milioni avanzati dall'esercizio dell'anno precedente.

Ma vediamo come vengono spesi tutti questi soldi per garantire l'indipendenza e l'autonomia della magistratura, un principio sacrosanto per assicurare il quale evidentemente non si bada a spese. Nemmeno per i buoni pasto a magistrati e personale amministrativo, costati 350mila euro, o per viaggi e missioni nel territorio nazionale lievitati fino a un milione e 200mila euro. L'aggiornamento professionale delle toghe, la loro partecipazione a conferenze, convegni e corsi di formazione è costato ben 6 milioni e 800mila euro, una delle uscite più alte. Per i compensi e altri assegni destinati ai componenti del Csm sono stati spesi 5 milioni e 530mila euro, mentre per il vicepresidente Michele Vietti, che ogni anno porta a casa 140,904mila euro netti, e per i laici eletti dal Parlamento, il cui stipendio ammonta a 111mila euro, il totale è di un milione e 272mila euro.

Ci sono poi le indennità di presenza, circa 75mila euro l'anno, che vengono pagate anche ai 16 togati, i quali continuano a percepire la retribuzione da magistrato: un milione 990mila euro. Tutto per tre settimane di lavoro istituzionale (la quarta pare sia dedicata all'approfondimento delle pratiche da trattare) e al massimo 15 giorni lavorativi al mese, visto che le commissioni si riuniscono dal lunedì al giovedì, ad eccezione della disciplinare ai cui membri tocca lavorare anche il venerdì. Ventuno milioni di euro, poi, sono stati spesi per la retribuzione del personale e quasi 13 milioni e mezzo per l'acquisto di beni e servizi. Ma nei conti c'è spazio anche per qualche risparmio: di 27mila euro, grazie alla decurtazione in sede di assestamento di bilancio 2012, e di 282mila euro avanzati dai ben 755mila stanziati per i compensi di traduttori e interpreti perché pare sia stato sensibilmente tagliato il conferimento di incarichi.

Un'altra indennità, quella prevista alla fine del mandato ai componenti laici eletti dal Parlamento non dipendenti dallo Stato, è costata 400mila euro. Un'istituzione con una pianta organica di 243 unità costa, eccome: 11 milioni di euro per stipendi e altri assegni fissi per il personale di ruolo, 2 milioni 175mila euro per le indennità consiliari in favore dei magistrati addetti alla segreteria e all'ufficio studi e del personale non di ruolo in servizio a Palazzo dei Marescialli. Poi ci sono le «spesucce»: per la pulizia dei locali, traslochi e facchinaggio ammontano a 452mila euro, per il servizio di leasing e noleggio delle fotocopiatrici a 409mila euro e per l'acquisto di carta e materiale di cancelleria a 200mila euro. Tanto, se paragonati ai 279mila euro per le auto blu, passate da 31 a 23 nel 2011.

Writer, è associazione a delinquere

Luca Fazzo - Sab, 28/09/2013 - 07:10

Il primo writer milanese condannato per associazione a delinquere è un giovanottone alto e lungo, vestito da capo a piedi di capi firmati, che ieri mattina se ne sta sulla panca al settimo piano del palazzo di giustizia, in attesa del processo a carico suo e dei suoi compagni di ciurma.
 

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«Io mi firmavo Zed», dice. Ma se gli si chiede come fosse venuto in mente alla sua banda di autodenominarsi Asd, acronimo di «Associazione stronzi dementi», si irrigidisce tutto, e dice: «Forse è meglio parlarne con il mio avvocato».
Eh sì. Perché proprio quella sigla, in cui questi quattro sfaccendati rivendicavano di essere un gruppo unico, ha consentito alla Procura della Repubblica di accusarli non solo di danneggiamento o di imbrattamento, ma di essere una banda organizzata, dedicata a istoriare palazzi e automobili con pennarelli e bombolette, «con l'aggravante dei futili motivi tra cui quello di marcare il territorio, pubblicizzare le proprie geste e vantarsi sui social network».

Quando il pubblico ministero Ferdinando Targetti ha deciso di fare scattare l'accusa di associazione a delinquere, un piccolo coro di garantisti dello spray si era sollevato a difesa degli indagati. Ma ieri la tesi della Procura viene accolta dal giudice Alessandra Clemente: «Zed» e uno dei suoi complici, «Arvey», vengono condannati a sei mesi di carcere, meno della metà di quanto aveva chiesto per loro la Procura. Ma la sentenza riconosce che la Asd era una banda organizzata, non una serie di individui che agivano da singoli. I due condannati limitano i danni solo perché si sono dichiarati colpevoli e hanno accettato di risarcire la collettività andando a lavorare gratis per quattrocento ore a testa in due centri di assistenza agli anziani.

Se la caveranno meglio gli altri due artisti dello scarabocchio, «Holzo» e «Nios», che negano di avere mai fatto parte del club degli «stronzi deficienti», per i quali il giudice Clemente ha disposto che gli atti dell'inchiesta vengano trasmessi al tribunale dei minori, non essendo sicuro che all'epoca in cui avvennero i danneggiamenti - tra fine 2010 e autunno 2011 - avessero già compiuto i diciott'anni. Anche se dovessero venire condannati, la pena sarà sicuramente più blanda, e eviteranno anche la corvè nei centri anziani del Comune. Che il Comune possa ottenere qualche forma di risarcimento da parte loro è improbabile, perché Palazzo Marino ha presentato la richiesta di costituzione di parte civile solo alla seconda udienza, e il giudice ha fatto cortesemente presente che i termini erano ormai scaduti.

Anche se i due writer più giovani verranno condannati, per vederli risarcire anche un solo euro il Comune dovrà avviare un lungo e oneroso giudizio in sede civile. Comunque, il principio è sancito, e la Procura spera che lo spauracchio dell'accusa di associazione per delinquere abbia qualche effetto deterrente verso le altre squadre organizzate che deturpano i beni pubblici. La svolta arriva a pochi giorni di distanza dall'altro segnale di «tolleranza zero» inviato al mondo dei writer, con l'individuazione e la denuncia dei due giovanotti che avevano rovinato un muro appena ripulito dal sindaco Pisapia.

Diciannove agenti speciali per "arrestare" tre cagnette

Valentina Raffa - Sab, 28/09/2013 - 07:41

Gli animali erano ospiti clandestini del commissariato di Nesima. Così è partita la paradossale operazione di polizia. Missione compiuta con sprezzo del ridicolo

Il covo era stato individuato. Bisognava però agire con sangue freddo, dispiegando tutte le risorse necessarie, per riuscire a stanarli cogliendoli impreparati evitando che si dessero alla latitanza.


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Presente il questore di Catania in persona, Salvatore Longo, il vicario del questore, Giovanni Signer, 5 dipendenti della polizia Scientifica, 6 della locale Digos, 2 della locale Squadra mobile e 4 della locale zona TLC per acciuffare non tre mafiosi o appartenenti ad una qualche consorteria criminale operante nel catanese o chissà quale altra ignobile razza di malviventi, ma tre cagnette di taglia piccola, di cui una anziana e sdentata, colpevoli di intrufolarsi tra le sbarre del Commissariato di polizia Nesima e di accettare di farsi sfamare dal personale di buon cuore che mostra esempio di civiltà.

Sarà di certo colpa di quelle tre furbette di quartiere - e sì, perché usufruiscono già dello status di «cane di quartiere» con tanto di cuccetta messa a disposizione dal Comune - se Catania è sprovvista di canile municipale e su quello privato esistente è in corso una laboriosa indagine. Il blitz, sbalorditivo per l'impiego di forze e degno della ricerca del più sanguinario latitante, si è svolto tra gli sguardi increduli della cittadinanza nonchè dei curiosi che stavano alle finestre per assistere a quanto accadeva, come riferisce Valter Mazzetti, segretario nazionale della Ugl. Addirittura si è assistito alla misurazione, da parte di personale specializzato, della distanza tra le sbarre del cancello per fare poi chissà quale oculato calcolo in ufficio e capire se le cagnoline «mafiosette» riuscissero davvero da sole a entrare e uscire dal cortile, come riferito dai poliziotti, o se fosse questa, una spregevole bugia.

Fatto sta che quelle bestiole, un tempo abbandonate e seviziate, si sono prese il dito con tutta la zampa, accontentandosi di una ciotola di zuppa. E mentre il personale del Commissariato, con il vice questore aggiunto Adriana Muliere, si è macchiato «evidentemente» del reato di favoreggiamento della latitanza canina aggravato dalla sussistenza delle bestiole, la Muliere è stata sollevata seduta stante dall'incarico, trasferita in sottordine presso la locale Divisione Anticrimine, accusando un malore, tanto che si è reso necessario l'intervento del 118. «Una gratuita e pubblica umiliazione professionale e personale, nonché una grave e immotivata violenza morale e psicologica in presenza di molti appartenenti alla Polizia di Stato - commenta Mazzetti in una missiva all'indirizzo del capo della Polizia, direttore generale del Dipartimento di Polizia di Stato, prefetto Pansa .

Tutto questo è più che sufficiente a farmi dubitare dell'idoneità del dottor Longo e del suo vicario a dirigere in un contesto così delicato come quello catanese. Questo atteggiamento mi indigna e mi fa vergognare di essere rappresentato istituzionalmente da tali dirigenti dello Stato, ai quali, personalmente, non darei nemmeno la responsabilità di un piccolo condominio». Mazzetti chiede a Pansa di intervenire per reintegrare Muliere nel suo precedente incarico. Intanto l'Ugl appoggiata da associazioni animaliste e semplici cittadini, scenderà oggi in piazza Università per manifestare il proprio disappunto, mentre se l'unanimità del personale accetterà, una delle tre cagnette sarà addirittura promossa a mascotte.

Gli eredi di Lucio Battisti restituiscono soldi a Comune Molteno

La Stampa

I circa 60mila euro erano stati assegnati alla famiglia nella sentenza di primo grado

Gli eredi di Lucio Battisti hanno restituito al Comune di Molteno (Lecco) - dove l'artista viveva - i 61mila euro a loro versati a fronte della sentenza di primo grado, ribaltata dalla corte d'Appello che ha stabilito che il Comune di Molteno poteva, e potrà ancora organizzare la manifestazione in memoria del cantautore.


CatturaSi tratta di una somma a cui vanno aggiunti gli interessi e le spese legali relative ai due gradi di giudizio, come hanno stabilito i giudici della Corte d'Appello, per una cirfra complessiva di 82.323 euro e 14 centesimi. La conferma viene dal vicesindaco del Comune lecchese Giuseppe Chiarella, che era stato contattato dagli avvocati della famiglia dell'artista scomparso nel 1998 e le cui spoglie hanno riposato nel cimitero del paese fino a inizio mese, quando per volontà dei familiari, sono state esumate per essere trasferite a Rimini.
«Posso confermare l'avvenuto bonifico - ha detto il vicesindaco.

Quanto alle motivazioni della sentenza d'Appello, c'è stato un errore materiale di trascrizione che deve essere sanato nell'ipotesi di un eventuale ricorso in Cassazione, poi potremo parlarne». Gli avvocati degli eredi Battisti, nell'immediatezza del giudizio che ha ribaltato la prima sentenza, avevano annunciato la volontà di proseguire nei gradi di giudizio, convinti della loro tesi, ossia che con l'organizzazione dell'evento «Un'avventura, le emozioni» il Comune abbia speculato sulla figura dell'artista. L'omaggio del Comune di Molteno negli anni aveva visto la partecipazione di artisti del calibro di Enrico Ruggeri e Eugenio Finardi, Edoardo Bennato,Antonella Ruggiero e Morgan.

Intervista alla moglie di Di Capri: «Io, Peppino e il fantasma di Roberta»

Il Mattino

di Maria Chiara Aulisio


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NAPOLI - Roberta ascoltami ritorna ancor ti prego... «Veramente non se n’è mai andata». Come non se n’è mai andata? Roberta, la donna della famosa canzone... «Proprio lei, quella che “con te ogni istante era felicità”. In tutti questi anni , anche a distanza di un bel po’ di chilometri, vi assicuro che non ci ha mai fatto sentire la sua mancanza». Giuliana Faiella, seconda moglie di Peppino di Capri, non nasconde un po’ di sana ironia quando parla della donna che nel 1961, tra paparazzi, giornalisti e una gran folla di fan scatenati, sposò un giovane Peppino, già affermato cantautore.

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sabato 28 settembre 2013 - 08:21   Ultimo aggiornamento: 08:43

Ferrero vede i fantasmi: "I servizi segreti infiltrati in Rifondazione Comunista"

Libero

La denuncia del segretario: "Tramano nell'ombra contro di noi". Ma sul web lo prendono in giro


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"I servizi segreti stanno infiltrando Rifondazione Comunista". Paolo Ferrero, segretario del partito che fu di Fausto Bertinotti e Nichi Vendola, avrebbe svelato un complotto degli 007 italiani: si starebbero insinuandosi nei gangli del partito (il cui valore elettorale è intorno all'1 per cento secondo l'ultimo sondaggio Emg per La7) con oscure finalità. Ferrero ha denunciato la scoperta in due riprese. La prima volta stamattina ai microfoni di 24 Mattino su Radio24: "Ci sono persone che, a occhio, non si sono iscritte a Rifondazione Comunista per la passione del cambiamento - ha detto - ma perché messe lì a fare gli agenti".

Come se n'è accorto, gli chiedono: "Diciamo che i percorsi di questi iscritti hanno significative superfici di contatto con i servizi segreti - ha spiegato il segretario - e se poi si scopre che sono gli stessi che magari si mettono ad agitare alle manifestazioni". Ma quanti sono i presunti infiltratri, lo incalzano: "Un paio". Ma la platea radiofonica non basta. Ferrero ha voluto il contatto diretto col suo popolo, e così ha denunciato l'infltrazione dei servizi anche sul profilo Facebook: "Qualcuno ha idea di far succedere qualcosa di strano - scrive -, sappia che siamo al corrente delle loro manovre". E' un Ferrero nostalgico dei vecchi tempi, quando Kgb e Cia si sfidavano su scala planetaria con trame invisibili ai più: "Loro si muovono nell'ombra - insinua Ferrero -, nell'ambiguità e lavorano per far casino. Noi siamo per la luce, la chiarezza, le battaglie alla luce del sole.

Le risposte - C'è, tra i follower di Ferrero sui social, chi si spaventa o si inquieta alla lettura della denuncia. Ma la maggioranza la prende a ridere: "Sì, il sistema è terrorrizzato dalle masse rivoluzionarie portate da Rifondazione", si legge tra i commenti; "Ma ci infiltrerebbero per far cosa", chiede un altro. Ma c'è anche chi insinua: non è che Ferrero alza il polverone in vista del congresso di Rifondazione, dove Claudio Grassi può mettere in difficoltà il segretario in carica? "Strategia della tensione interna", la chiama un commentatore.

La storia dei ricercatori Cnao l’eccellenza quasi in bancarotta

La Stampa

silvia toscano


Un centro di rilevanza internazionale che fra tutti i 42 al mondo utilizza una super tecnologia per i tumori più interni come quelli del cervello e dell’occhio


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Un acceleratore di particelle che riesce a curare i tumori più interni, come quelli del cervello e dell’occhio. È in sostanza una macchina come quella con cui si studiano le particelle elementari della materia, dai neutrini al bosone di Higgs, il sincrotrone che viene utilizzato da un paio d’anni al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia.

Un centro di eccellenza di rilevanza internazionale, perché fra tutti i 42 al mondo in cui si utilizza questa tecnologia innovativa, al CNAO vengono ‘accelerati’ sia protoni che ioni carbonio: assieme al sincrotrone di Heidelberg, è l’unico istituto che utilizza tutte e due le particelle atomiche per il trattamento. Così, i servizi sanitari nazionali francese e norvegese chiedono di poter inviare pazienti al CNAO, mentre, dopo sperimentazioni e approvazioni di protocolli terapeutici che durano da una decina d’anni, il numero dei tumori che si possono trattare cresce, allargandosi a quelli alla prostata, al fegato, al pancreas e ai polmoni, i cosiddetti “big killer”.

Peccato che il Centro, frutto della ricerca d’eccellenza italiana e del lavoro di laboratori come quelli dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati, sia sull’orlo della bancarotta. “Per realizzarlo abbiamo impiegato una cifra irrisoria, dato il livello di tecnologia e i costi generali: 100 milioni di euro in 10 anni”, spiega il presidente della Fondazione CNAO, Erminio Borloni. “Ora dobbiamo restituirne 50 alle banche e questi soldi, che dovrebbero venire dal Ministero della Salute attraverso la Regione Lombardia, semplicemente non arrivano”.

Una storia di straordinari impedimenti all’innovazione, quella che raccontano dal CNAO durante la tavola rotonda sulle particelle atomiche che curano la salute, o rganizzata dall’Associazione Frascati Scienza in occasione della Notte Europea dei Ricercatori e della Settimana della Ricerca 2013, che hanno visto un centinaio di appuntamenti di divulgazione scientifica tra cui l’apertura di tutti i laboratori del polo di ricerca di Frascati. “Il progetto comincia nel 2001, con l’insediamento della Fondazione, cui partecipano tra gli atri l’Ospedale S. Martino di Pavia, il Policlinico di Milano, l’Istituto Nazionale Tumori , l’INFN e il Politecnico di Milano.

In questi 12 anni è stato realizzato il centro, con il sincrotrone, una ‘ciambella’ lunga 80 metri in cui vengono accelerate le particelle poi utilizzate nel trattamento dei tumori. Abbiamo sostanzialmente fatto tutto ‘in casa’, dando lavoro a 600 aziende di cui la stragrande maggioranza italiane. Si tratta di una ricerca che può permettere già oggi la cura di 3.000 pazienti l’anno, per patologie per cui finora l’unica alternativa era la morte”. “Ora però siamo alla resa dei conti”, aggiunge Borloni.

“L’anno scorso, il ministero ha trasferito alla regione Lombardia 300 milioni di euro per l’edilizia sanitaria, di cui 37 sarebbero dovuti arrivare al CNAO per pagare i debiti che abbiamo fatto. I soldi mi risulta che siano arrivati, ma sono andati distribuiti diversamente: sta di fatto che le banche a questo punto dovrebbero rientrare del prestito concesso alla Fondazione. Servono almeno 6 milioni e mezzo di euro, da qui alla fine dell’anno, e invece ce ne promettono forse 5 l’anno prossimo”.

Ma non sono solo le risorse finanziarie a mancare, spiegano i responsabili della Fondazione. “Abbiamo già trattato 170 pazienti. I risultati sono ottimi. Ora dobbiamo fermarci perché ci chiedono la sperimentazione clinica su tutti i protocollo di cura. In sostanza non possiamo più accettare nessuno. Ma l’adroterapia funziona in 41 centri internazionali, di cui uno – in cui si curano da anni i tumori all’occhio – anche in Italia, a Catania”. Di fatto, insomma, si chiede la sperimentazione di sistemi già in azione in tutto il mondo.

La particolarità del Centro di Pavia, che poi è anche la sua forza, sta nel fatto che utilizza ben due sorgenti, i protoni e gli ioni carbonio, come succede solo ad Heidelberg. “Di fatto – aggiunge il presidente Borloni – stiamo andando avanti, nonostante tutto, con la ricerca d’eccellenza: siamo già in condizione di trattare i tumori più diffusi, come quelli appunto alla prostata, al fegato, al polmone; stiamo sperimentando anche altre sorgenti come l’ossigeno e l’elio; stiamo pensando alla costruzione di una società di scopo che realizzi centri gemelli in Australia, negli Stati Uniti e in Austria, che già ci hanno contattato per questo. Ma la sensazione che abbiamo avuto è che, al di là dei soldi e della scelta di spenderli diversamente, si voglia scoraggiare l’innovazione. Invece di utilizzare protoni, si vuole tornare al cerotto”. 

La carta segreta che ha fatto vincere Oracle è grande come 4 pacchetti di sigarette

La Stampa

fabio pozzo


Un sistema comandato da un computer che non fa ondeggiare la prua e che avrebbe aumentato le performance del 25%. Regolare?


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La carta segreta che avrebbe fatto vincere la Coppa America a Oracle ha un cervello elettronico grande poco più di tre-quattro pacchetti di sigarette. Si parla di un sistema comandato da un software, un mix di informatica, fisica e idraulica, che avrebbe risolto il problema dell’ondeggiamento della prua del catamarano americano, riducendolo e rendendo la barca molto più stabile come assetto sulle onde durante il foiling, quando cioè vola sulle onde. Facendole recuperare, secondo un calcolo empirico, circa il 25% di performance.

La carta segreta sarebbe stata montata all’indomani di gara 6, dopo cioè che Jimmy Spithill, il timoniere, ha sollevato la carta del rinvio, il jolly che consentiva a ciascun team, una volta in assoluto, di chiedere tregua. Dunque, sul punteggio di 4 a zero per Team New Zealand , che aveva appena vinto gara 5. E sarebbe stata poi messa a regime - qualcuno avrebbe addirittura sentito dalle registrazioni dei colloqui di bordo Spithill ordinare i gradi di “settaggio” della prua - sull’8 a 1, quando ormai non c’era più nulla da perdere.

Una rimonta incredibile, che è finita come abbiamo visto. Nonostante i kiwi abbiamo migliorato la loro conduzione di almeno il 7% delle performance, non c’è stato proprio nulla da fare. Mettici anche il cambio di tattico e una ritrovata e migliorata conduzione da parte del team, il gol americano è arrivato. L’unico giorno in cui la carta segreta non sarebbe stata utilizzata sarebbe quello in cui Team New Zealand stava vincendo alla grande,: gara 13 cancellata a due minuti dalla fine, con i kiwi in vantaggio di più di un chilometro. Perché? Perché c’era poco vento e la carta segreta sarebbe efficace solo con vento più sostenuto e forte.

Russell Coutts ha confermato sulla sua pagina Fb l’uso di un sistema automatico di regolazioned ell’assetto durante il foiling. Si tratta ora di capire se è stata solo un colpo di genio. È stata vista, valutata, soppesata dagli stazzatori, dagli esperti che devono giudicare la corrispondenza della barca alle regole dell’America’s Cup (è fatto divieto, ad esempio, di utilizzare congegni alimentati da batterie elettriche)? È se sì, hanno dato il via libera? Coutts dice ovviamente di sì.

Intanto, si attende l’annuncio da parte di Oracle del challenger of record per la prossima Coppa. Si parla - anche il New York Times - di uno yacht club australiano - l’Hamilton Island Yacht Club dal Queensland - di cui sarebbe socio Iain Murray, il direttore di regata dell’edizione appena terminata a San Francisco. Potrebbe essere il guanto di una nuova sfida di Artemis? 

L'uomo che sorveglia i nostri cibi: «La diossina va sul mais ed entra nella catena alimentare»

Corriere della sera

Limone, direttore dell'Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno «Ci vuole un marchio di qualità per i nostri campi»


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NAPOLI — Direttore Limone, ci aiuti a capire: il ritrovamento ora di fusti tossici in molte aree a nord di Napoli e nel Casertano dimostra che in Campania viviamo tutti su una bomba inquinante e che tra poco qui niente più sarà commestibile? «Non mi iscrivo al partito dei rabbonitori né a quello degli urlatori. Io ho responsabilità a carattere scientifico. Parlo solo citando dati che ho e cose che so».

E che sa?
«Che abbiamo fatto prelievi di diossina in tutte e cinque le province della Campania». (Antonio Limone, veterinario, è il direttore dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno che ha la sede centrale a Portici. L'istituto è uno dei 10 presenti in Italia. È un ente sanitario di diritto pubblico dotato di autonomia gestionale, tecnica ed amministrativa, che opera nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale, in materia di Igiene e sanità Pubblica Veterinaria, quale strumento tecnico-scientifico dello Stato e delle Regioni Campania e Calabria, con sezioni periferiche in quasi tutte le province delle due regioni)

Avete dunque un perimetro delle aree a rischio?
«L'area va dalla sponda meridionale del Volturno fino ai Regi Lagni, dall'Agro Aversano al Basso Casertano. Lì c'è una concentrazione di fattori che cogenerano la diossina».

Come l'avete scoperta?
«Attraverso le analisi effettuate in collaborazione con un laboratorio di Amburgo».

Che c'entrano i tedeschi? Chi li ha ingaggiati? «Il laboratorio di Amburgo ci garantì risultati in tempi brevi e a costi ragionevoli quando l'Unione europea ci comunicò che senza analisi certificate, in quindici giorni avrebbe ordinato la chiusura di tutti i caseifici che producevano mozzarella di bufala. Ecco spiegati i tedeschi».

E i risultati di quel primo allarme legato alla "mozzarella alla diossina" che dimostrarono?
«Che la concentrazione di diossina è puntiforme, legata a fenomeni puntuali».

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Quali?
«Roghi e incendi, per esempio. Dai fuochi la diossina si è depositata sul mais ed è entrata così nella catena alimentare. Ma piccole concentrazioni di diossina sul mais possono essere collegate anche ad un uso non corretto degli anticrittogamici».

Sta dicendo che è difficile avere una mappa reale del rischio in Campania?
«Sto dicendo che le nostre colture non sono impiantate quasi mai a ridosso di grandi fabbriche. E che la diffusione della diossina è puntiforme. Per scoprirla è necessaria una rigorosa mappatura di ogni singola particella di terreno. Solo questo studio può dire quali campi sono inquinati e quali no».

È possibile che due campi confinanti siano uno altamente tossico e uno coltivabile in sicurezza? «Certo. A distanza di soli cinquanta metri si possono avere terreni con caratteristiche completamente diverse. Lo stesso discorso vale per le falde acquifere: bisogna fare la differenza tra quelle superficiali e quelle profonde. E studiandone il percorso si possono avere terreni confinanti con quello inquinato che sono puri, ma scoprire poi, seguendo la falda, che a diverse decine se non centinaia di chilometri ci sono altri appezzamenti inquinati proprio da quella falda».

Come avere qualche certezza, allora?
«Studiando ogni porzione di territorio. E preparando un protocollo di qualità».

Quale protocollo? Ci state lavorando? «La sigla è DOAG che significa Di Origine Ambientale Garantita. È un marchio che mi sento di suggerire alla Regione e al presidente Caldoro. Servirà a collegare un prodotto al suo terreno».

Un aiuto per il consumatore?
«Gli toglie i dubbi, così il consumatore sa cosa cercare e cosa portare in tavola. Oggi affermare il binomio ambiente-salute è quanto di più difficile esista».

Facciamo un esempio concreto di prodotto tracciato che può avere il marchio Doag. «Fai analisi sul terreno, l'aria, l'acqua. Poi valuti i valori e puoi distinguere se quel terreno può essere destinato a colture o deve essere no food, spesso invece la valutazione si fa a valle».

Che significa a valle?
«Sentiamo dire che c'è un aumento delle leucemie, dei tumori. Sarà pure vero, ma senza un registro dei tumori, senza una classificazione epidemiologica scientifica non hai dati scientifici certi disponibili. Puoi battere la grancassa, ma la soluzione è un'altra: studiare ogni particella di terreno e trovare la soluzione per ognuna di esse».

E in Campania che si fa?
«La Campania è tra le regioni italiane quella che fa più controlli sulla diossina. Per la mozzarella, ad esempio, posso dire che non è assolutamente pericolosa. È l'alimento seguito di più. Io stesso ne sono un buon consumatore. Quando Michele Santoro fece una trasmissione televisiva sulla mozzarella io gli inviai dati dai quali la mozzarella risultava un prodotto illibato. Non so perché Santoro non abbia citato quei dati in tv».

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E per i vegetali?
«Forse non si sa che i contadini della Piana del Sele hanno fatto venire la diarrea a tutto il nord Europa, perché mandavano lì la rucola innaffiata con acqua alla salmonella. Siamo intervenuti correggendo il tiro. Così come abbiamo fermato la diossina in campi del Salernitano dove c'era la pessima abitudine di bruciare le buste di plastica dei prodotti usati per la coltivazione dopo averle svuotate del contenuto. Quando troviamo la causa, si può intervenire».

È una ricerca difficile?
«Il problema vero è il nesso tra più competenze. Noi, le Asl, altri laboratori... Credo che una tra le soluzioni possibili sia un provvedimento straordinario della Regione Campania».

Una legge speciale o qualcosa di simile?
«Un provvedimento straordinario per la messa in sicurezza dei terreni: una relazione certa tra il terreno, il veleno e la malattia. Un monitoraggio minuzioso perché è il singolo terreno che conta».

Sta dicendo che non si deve parlare genericamente di "terra dei fuochi"? «Sto dicendo che conta il singolo terreno. E anche le acque. Sotto Pozzuoli scorre un fiume che probabilmente sta raccogliendo il percolato di Pianura. E sto dicendo che conta il singolo studio sul campione analizzato. Faccio un altro esempio: mesi fa venne da me l'inviato di un mensile che voleva realizzare un reportage sulle acque del Golfo di Napoli. Un giorno se ne andò a pesca. Vide in acqua i bicchierini di carta gettati dai marinai che prendono il caffè al largo. Tornò con due pesci e mi chiese di analizzarli: quei pesci erano perfettamente edibili, nonostante rifiuti e percolato in acqua. Magari uno si fida dei gamberi rossi che arrivano dal sud-est del mondo e poi scopre che sono allevati in vasche con antibiotico. O che il polpo pescato nelle nostre acque pure inquinate è sano mentre quello argentino è pieno di antibiotici pure lui come i gamberi».

La Campania Felix non è finita? «Non so se sia ancora felix o no. So che qui come altrove ci siamo comportati come se avessimo cinque pianeti Terra a disposizione».

I terreni sono stati maltrattati. Ma potranno essere bonificati?
C'è chi parla di aree imbonificabili ormai. «Ci sono esempi di terreni no food che dopo 4/5 anni sono tornati food grazie a batteri che hanno metabolizzato i contaminanti. Le bonifiche si possono fare, ma bisogna sapere che sono lunghe e costose. Alcune cose si possono fare da subito invece».

Quali?
«Insieme allo smaltimento degli errori già commessi, dobbiamo assolutamente evitare l'aumento delle aree da bonificare. Abbiamo bisogno anche di controlli sui territori per evitare nuovi roghi. E convincerci che la raccolta differenziata è una esigenza insopprimibile. Anche quella riduce i roghi».

Carmine Festa27 settembre 2013

Scomparse in Italia 27 mila persone, novemila sono donne

Il Messaggero


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ROMA - Dal 1974 al 30 giugno 2013 le persone scomparse in Italia ancora da rintracciare sono 27mila (9.534 italiani e 17.466 stranieri), di cui 15.385 maggiorenni e 11.615 minorenni. Sono 8.829 le donne. È quanto emerge dall'aggiornamento della relazione del commissario straordinario del Governo per le persone scomparse. Il dato è in crescita costante se si considera che al 31 dicembre 2012 gli scomparsi erano 26.081 ed al 31 dicembre 2011 24.912. Le regioni dove il fenomeno è più ricorrente sono il Lazio (6.580), la Lombardia (3.500), la Campania (2.943), la Sicilia (2.648) e la Puglia (869). Sono invece 158 gli italiani scomparsi all'estero, dei quali 118 maggiorenni, 17 over 65 e 23 minorenni. Sono, inoltre, 8.829 le donne scomparse, soprattutto straniere dell'est europeo ed extracomunitarie.

Solo nel 2012 sono scomparse due donne al giorno. Dal 1974, in media, 226 all'anno. «Per aumentare il focus su questo inquietante problema - spiega nella relazione il commissario straordinario Paola Basilone - l'Ufficio costituirà al suo interno un apposito 'osservatoriò per l'approfondimento delle diverse dinamiche sottese e, naturalmente, per la individuazione di percorsi assistenziali volti a favorire una maggiore tutela di questa categoria per la prevenzione degli episodi di scomparsa». Per quanto riguarda i maggiorenni scomparsi, per 3.399 si tratta di allontanamento volontario, per 614 disturbi psicologici (tra questi i malati di Alzheimer) e 88 possibili vittime di reato. Per la gran parte (9.216) la motivazione non è stata rilevata o è sconosciuta. I minorenni scomparsi sono 11.615 (1.617 italiani e 9.998 stranieri).

Per 4.816 casi (quasi tutti stranieri) si tratta di allontanamento da istituti di affido, per 1.063 di allontanamento volontario, 304 i casi di sottrazione da coniuge, 15 sono le possibili vittime di reato. Per quasi metà le motivazioni sono sconosciute. Aggiornato anche l'elenco dei cadaveri non identificati presenti nei vari obitori del Paese: sono 870, 18 in più rispetto al 31 dicembre 2012. «Le motivazioni che inducono una persona ad allontanarsi dal proprio domicilio abituale - rileva Basilone - possono essere legate a precarietà economica, a conflittualità familiari, a patologie di ordine psichico ovvero legate all'età avanzata, come nel caso dei malati di Alzheimer. Ma - ha aggiunto - anche alla commissione di reati.

Si pensi alle sempre più numerose scomparse di donne rivelatesi, in seguito a più approfondite indagini giudiziarie, omicidi o sequestri di persona magari finalizzati alla tratta di esseri umani».


Venerdì 27 Settembre 2013 - 18:29
Ultimo aggiornamento: 18:30

Campania, il dipendente comunale che ha messo fuori gioco il redditometro

Il Mattino


La sentenza del Tribunale di Napoli che ha stabilito che il redditometro viola il diritto alla riservatezza del cittadino ed è «al di fuori della legalità costituzionale e comunitaria» è nata da un ricorso di un dipendente del Comune di Pozzuoli, Aniello Scognamiglio, che lavora all' ufficio avvocatura del Comune da 25 anni.


Cattura«Il redditometro - afferma Scognamiglio - è un atto iniquo che viola la privacy. Anche se il fisco non ha avviato alcuna verifica nei miei confronti ho ritenuto necessario ricorrere per un atto di giustizia. Io lavoro all'avvocatura del Comune da anni ed ho familiarità con la giurisprudenza. Spesso mi confronto con i legali per chiarire i miei dubbi. L'applicazione del redditometro da parte del Ministero delle Finanze l'ho ritenuta subito ingiusta. Da qui il ricorso». La sentenza depositata martedì dal giudice del Tribunale di Napoli, Valentina Valletta, rispetto all'ordinanza emessa dal giudice Antonio nel febbraio scorso, ha una valenza maggiore in quanto frutto di un processo ordinario che ha seguito una istruttoria completa e non è stata emessa in via d' urgenza. Un primo ricorso contro il redditometro dell' Agenzia delle Entrate fu presentato da un pensionato, sempre di Pozzuoli, Giuseppe Follera, deceduto nei mesi scorsi.

«La sentenza - aggiunge Scognamiglio - potrà essere impugnata dall' Agenzia delle Entrate, ma in questo momento non potrà applicare il redditometro nei miei confronti. E siccome la sentenza è estensibile, anche altri cittadini potranno goderne. Sono soddisfatto perchè il fisco non può condurre accertamenti indiscriminati e poi i dipendenti pubblici hanno tutto dichiarato alla fonte. Bisognerà pensare ad accertamenti mirati». L'avvocato, Roberto Buonanno, che ha rappresentato in giudizio l'impiegato comunale, era stato anche il difensore di Giuseppe Follera, segnala il valore dell' intervento dell' Ordine degli avvocati di Napoli, «che è stato volto a salvaguardare i diritti dell'uomo». Intanto l'ordinanza del giudice Lepre, del febbraio scorso fa già giurisprudenza, ed è stata ripresa da organi tributari di Reggio Emilia.

«La visibilità totale delle attività e dei comportamenti di tutti i cittadini non è il simbolo di una società aperta, liberale e democratica, ma solo delle peggiori forme di totalitarismo - aggiunge l' avvocato Buonanno - forme di governo che cancellano la privacy sono quelle che risolvono l'uomo in un cittadino e che, in nome dell'eguaglianza e della giustizia sociale, erodono gravemente le basi delle libertà e dei diritti individuali».

 
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venerdì 27 settembre 2013 - 20:46

Cuba, rinasce lo sport professionistico: era stato abolito nel 1959

Corriere della sera

Al via l'autorizzazione dei contratti all'estero per gli atleti di ogni disciplina che potranno tenere l'80% dei guadagni

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A Cuba è cambio di rotta nel mondo dell'agonismo sportivo. Il governo sta preparando una nuova riforma dello sport: dopo l'autorizzazione dei contratti all'estero per i giocatori di baseball, decisa a luglio, ora la decisione si estenderà agli atleti di ogni disciplina, che potranno inoltre conservare l'80% dei premi che otterranno in gare svoltesi fuori dall'isola. La misura è contenuta in un accordo già esaminato dal consiglio dei ministri ma non ancora reso noto pubblicamente, secondo quanto riporta oggi Granma, organo ufficiale del Partito Comunista Cubano (Pcc), l'unico giornale esistente nell'isola. Senza mai riferirsi alla riforma come un ritorno allo sport professionistico, abolito dopo la rivoluzione del 1959, il quotidiano si limita ad indicare che in futuro gli atleti cubani riceveranno una retribuzione che «dipenderà dai risultati ottenuti nello sport che praticano», quando finora ricevevano solo lo stipendio per il lavoro al di fuori dello sport. Inoltre, gli atleti potranno sottoscrivere contratti all'estero, anche se attraverso la mediazione dell'Istituto nazionale dello Sport, che garantirà che «non siano trattati come merce». Via libera, in ogni caso, allo sport retribuito anche per i campioni di pallavolo, pugilato e atletica leggera, discipline che a Cuba vantano molti praticanti.

LA DIVISIONE DEI COMPENSI - Ma la vera novità di questa riforma sta tutta nel fatto che i premi ottenuti dagli atleti in competizioni internazionali (ad esempio, i Mondiali di atletica) «saranno consegnati totalmente ai protagonisti, con l'80% per gli atleti, il 15% per gli allenatori e il 5% per gli altri componenti dello staff». Finora gli atleti potevano trattenere soltanto il 15%. Cuba affronta da tempo un serio problema di diserzione dei suoi campioni, specie in discipline come baseball, atletica, pugilato e pallavolo, che fuggono dal Paese, a volte con mezzi di fortuna oppure «eclissandosi» durante le varie manifestazioni, attratti da contratti negli Stati Uniti o in Europa che prevedono retribuzioni ben più alte di quelle casalinghe.

IL CASO IGLESIAS - L'ultimo caso noto è quello di Raciel Iglesias, giovane speranza 23enne del baseball cubano che, secondo il sito web cubano di Miami CafèFuerte, è fuggito dall'isola lo scorso fine settimana: se la sua defezione fosse confermata, si tratterebbe della quarta diserzione di un giocatore della nazionale cubana di baseball quest'anno. Proprio per evitare il ripetersi di questi episodi è stato ora stabilito che, in un Paese dove uno stipendio medio mensile equivale a 20 dollari, i giocatori delle varie squadre di baseball, lo sport più popolare nell'isola caraibica, ricevano un salario pari a circa 200 dollari, ovvero dieci volte di più della media nazionale. In più, alla prima classificata nel campionato nazionale andrà un premio di 2700 dollari da dividersi fra la squadra, mentre 1.875 andranno ai secondi. Ogni medaglia olimpica, di qualsiasi disciplina, andrà un fisso di 1500 pesos (circa 62 dollari) mensili, più altre somme in base ai risultati nelle altre gare. Insomma, anche se non viene detto chiaramente, da oggi a Cuba rinasce ufficialmente lo sport professionistico.

28 settembre 2013 | 8:30