martedì 10 settembre 2013

Consigliere regionale Pdl contro Kyenge: «È ministro perché viene dal Congo»

Corriere della sera

Bignami: «È lei la vera razzista, ha sfruttato l'esseredi colore». E un consigliere della Lega accusa: «Viene dal Congo e l'avete votata voi del Pdl»




BOLOGNA - «È lei la prima ad essere razzista e se non venisse dal Congo, sarebbe ministro?». Ad attaccare il ministro per l'integrazione questa volta è il consigliere regionale del Pdl Galeazzo Bignami. «Il dubbio che viene è che la prima ad essere razzista sia lei», scrive Bignami su Facebook: «Non tanto perchè si definisce "mezza italiana" o perchè spara stupidaggini sul "genitore 1" e '"genitore 2", quanto perchè queste affermazioni dimostrano che lei è ministro non perchè brava, ma perchè ha sfruttato l'essere di colore». In altri termini, conclude Bignami, «la Kyenge se non venisse dal Congo, sarebbe ministro?».

I COMMENTI – Il post del consigliere ha scatenato una serie di commenti offensivi nei confronti del ministro Kyenge. «Ma gliel’hanno poi dato il Crodino?» scrive uno degli amici di Bignami sul social network (facendo riferimento allo spot nel quale un gorilla ordina un Crodino al bar). «Farebbe un piacere a tornarci in Congo» risponde un altro, e un altro utente aggiunge «è il complesso di Calimero, ce l’hanno con lei solo perché è nera, ma lei usa l’essere nera per ottenere consensi e favori». E c'è anche chi scrive: «Ma che tornasse nel suo paeselo a zappare la terra».

IL CONSIGLIERE DELLA LEGA - Sui social network è arrivato anche il parere del consigliere regionale della Lega Nord, Manes Bernardini: «Caro Bignami ti ricordo che la Kyenge è ministro non solo perché viene dal Congo (grande operazione di marketing di Letta), ma anche perché il PDL ha votato anche Lei come ministro!!!! chi è causa del suo mal non pianga se stesso.....»

Redazione online10 settembre 2013

Mummificato dentro casa per 18 anni così ha voluto la madre

Il Messaggero

«Lo conserviamo grazie a un miscuglio a base di alcol»


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TBLISI - Una madre tiene per 18 anni il figlio mummificato dentro casa. Il video choc arriva dalla Georgia, dove una famiglia si rifiuta di seppellire Joni Bakaradze, morto nel 1995 a 21 anni per un male incurabile. "Lo conserviamo grazie a un miscuglio a base di alcol, è stato proprio lui a dirmelo in sogno. Per 10 anni ho cambiato i suoi vestiti il giorno del suo compleanno. Solo negli ultimi quattro anni non sono stato capace di farlo” ha concluso la madre.


Martedì 10 Settembre 2013 - 11:41
Ultimo aggiornamento: 11:54

Emanuela Orlandi, procura dispone accertamenti su ciocca di capelli

Il Messaggero


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ROMA - Ancora indagini sul caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. La Procura di Roma ha disposto esami per individuare il dna sulla ciocca di capelli inviata nella primavera scorsa a Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella, e alla trasmissione «Chi l'ha visto?». L'atto istruttorio, i cui risultati arriveranno entro la fine dell'anno, nell'ambito dell'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e della Gregori.

La nomina del consulente. Il pm Simona Maisto e l'aggiunto Giancarlo Capaldo hanno inviato le convocazioni ai diversi indagati per la nomina di un consulente. Gli inquirenti hanno scelto il professor Emiliano Giardina dell'Università di Tor Vergata.

La nuova indagine. L'avviso della nuova indagine era stato notificato anche alle altre persone coinvolte nell'inchiesta e tra questi a Don Piero Vergani, già rettore della basilica di Sant'Apollinare dove era sepolto Renatino De Pedis, e al fotografo Marco Fassoni Accetti che qualche tempo fa, rilasciando interviste, si è autoaccusato di complicità nella scomparsa delle due ragazze consegnando agli investigatori anche un flauto che a suo dire era della Orlandi.

Le ossa a Sant'Apollinare. Gli inquirenti attendono anche il risultato delle verifiche effettuate sulle ossa trovate in una sala attigua alla cripta di Sant'Apollinare.

A luglio prelievo dna madre di Emanuela Orlandi. Nell'ambito dei nuovi accertamenti sono stati eseguiti nuovi prelievi di dna dai familiari di Emanuela: i tamponi per il prelievo sono stati effettuati a luglio sulla madre di Emanuela.


Martedì 10 Settembre 2013 - 13:24
Ultimo aggiornamento: 15:20

Senza differenze sessuali l'umanità non ha futuro"

Bruno Giurato - Mar, 10/09/2013 - 07:18

La filosofa belga Luce Irigaray contro chi vuole annullare identità maschile e femminile: "Chi parla di “genitore 1 e genitore 2” mi fa piangere... Meglio rafforzare i Pacs che i matrimoni gay"

È una maestra del pensiero femminista, Luce Irigaray. La filosofa, psicanalista e linguista belga classe 1930, tra l'altro, si permise il lusso di attaccare Jacques Lacan e Sigmund Freud, con il saggio Speculum del 1974, diventato un classico del pensiero della differenza sessuale, e che le costò l'espulsione dall'università di Vincennes.

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Una dura e pura (dolcissima, a incontrarla di persona) che tutt'ora difende con le unghie e coi denti la sua autonomia dal pensiero dominante. Il Giornale l'ha incontrata al Festivaletteratura di Mantova, dove domenica ha tenuto una lezione rileggendo quel caposaldo della riflessione politica che è l'Antigone di Sofocle: non più eroina della trasgressione e del potere, ma testimone incarnata dell'amore che rispetta le relazioni fra esseri umani. «Antigone, a rischio della sua vita difende tre leggi - precisa Irigaray - Il rispetto dell'ordine cosmico, l'ordine della generazione contro quello della fabbricazione, l'ordine della sessuazione. Antigone dice: “Non posso sposarmi prima di aver rispettato la differenza sessuata fra mio fratello e me stessa, onorandone la memoria col seppellimento».

L'identità sessuale è un qualcosa di costruito o di naturale?
«Dobbiamo tornare alla nostra natura e alla nostra identità, che, vorrei sottolineare, è sempre sessuata».

Cosa vuol dire «tornare alla nostra identità»?
«Che, come Ulisse, restiamo in una condizione di esilio esistenziale, abbiamo perso l'autoaffezione. E, invece abbiamo il dovere di tornare al nostro vero sé».

Ma tutta la cultura contemporanea, invece, è basata sull'abbandono delle identità, anche sessuali. Uomini femminilizzati, donne seduttrici. Cosa ne pensa?
«Ho una risposta semplice: se andiamo per questa strada non ci sarà un futuro per l'umanità. L'annullamento delle differenze tra uomo e donna risponde al fenomeno della tecnicizzazione, cioè un fenomeno contrario alla vita. Solo il mondo della tecnica è neutrale».

Mentre uomo e donna, nella loro finitezza, sono definiti anche dal punto di vista sessuale...
«Solo se sono in grado di ritornare al proprio sé. La differenza uomo-donna è basilare per arrivare a costruire un modello democratico, che regoli tutte la altre differenze».

In Italia il ministro Kyenge, si è detta favorevole ad abolire i termini «madre» e «padre» e a sostituirli con le espressioni «genitore 1» e «genitore2».
«Anche in Francia è lo stesso. Le dirò, è una cosa da piangere. Mi viene la voglia di rispondere in modo radicale, ma mi trattengo: stiamo diventando un numero, la nostra identità naturale e storica viene riassunta in un numero, in une definizione neutra».

È bene quindi che ci sia una differenza linguistica e culturale tra la figura del padre e quella della madre?
«Dirò di più. In Francia c'è stato un grosso dibattito sulla questione del matrimonio gay. A mio parere è un peccato distinguere in maniera rigida tra omosessualità e eterosessualità: in tutti i percorsi di vita può capitare un momento in cui qualcuno è attratto da una persona dello stesso sesso. Non bisogna interrompere un percorso con una definizione, bisogna lasciare un po' di fluidità.

Il matrimonio omosessuale è dunque una gabbia culturale?
«A mio giudizio sì. Il dibattito a riguardo in Francia ha diviso, anche profondamente, la stessa comunità gay. Una parte di essa non voleva questo matrimonio, anche perché in Francia abbiamo i Pacs. E allora, al limite, meglio potenziare i Pacs, che creare questo conflitto, che ha finito per dividere tutta la cultura francese? Ne valeva la pena? Secondo me no».

Cosa ne pensa di gruppi come le Femen, che protestano scrivendosi sul seno, tecnica bondage e sadomaso ferocemente maschilista?
«Direi a queste ragazze di coltivare la propria identità prima di andare a fare lezione alle altre culture. Da una parte le donne col velo, dall'altra quelle che usano un modello sadomaso, ma dov'è il modello di identità sessuale?».

Forlì, acchiappafantasmi a villa Carpena: «Captata la presenza del Duce e donna Rachele»

Il Messaggero


FORLÌ - 'Ghostbusters' in azione a Forlì. Uno specchio che sembrerebbe riflettere l'immagine del duce. E la 'presenza' di donna Rachele. I risultati degli esami arriveranno a fine mese, ma il mistero di Villa Carpena si infittisce. C'è chi giura di aver sentito rumori e voci, presenze strane. «In quello specchio c'è l'immagine di Benito Mussolini, si vede benissimo. E sul pavimento si sentivano i suoi passi, tonfi pesanti», sostiene Andrea Pugliese, del team di 'Ghost Hunter Padova', che il 31 agosto scorso ha ottenuto dai proprietari di Villa Carpena, nel comune di Forlì, a pochi chilometri da Predappio, ora trasformata in Museo 'Casa dei Ricordi', l'autorizzazione per effettuare indagini sulle presunte apparizioni del capo del fascismo.


Cattura«Abbiamo fatto rilevazioni di notte, quando la villa era vuota - dice ancora Pugliese - si sentiva profumo di incenso e un odore forte provenire dalla cucina dove donna Rachele preparava da mangiare. Ci sono indizi consistenti che parlano dello spirito della moglie di Benito Mussolini, fino all'ultimo giorno della sua vita signora della villa». Infatti, «dalla prova dello 'spunto quantico', ovvero interagendo con l'entità attraverso qualcosa che i personaggi hanno fatto nella loro vita, sono arrivate risposte sorprendenti».

L'esperimento è stato singolare: «A villa Carpena abbiamo diffuso un audio con i discorsi di Ciano, presi da un cinegiornale dell'istituto Luce». Dopo che è partita la voce del genero di Mussolini, il sensitivo, che secondo la tradizione staraciana ha dato del 'Voì a donna Rachele, «ha chiesto se lo spirito della donna fosse presente in villa. Una torcia elettrica, tenuta svitata e appoggiata sul tavolo, si è accesa da sola. Mentre si udiva Ciano, si accendeva e spegneva continuamente, segno di fastidio per quella voce». Non solo. «Sulla moto del Duce, la termocamera ha rilevato tracce di calore sul manubrio e sul pedalino».

«Quando stavamo montando l'attrezzatura, abbiamo sentito una ostilità - racconta ancora Pugliese - c'era una presenza forte che ha riempito l'aria a lungo. Orazio Daniele, il sensitivo del nostro gruppo, si è sentito anche strattonare. Poi, iniziate le indagini, l'atmosfera si è fatta più calma, come se fossimo ben accetti. I proprietari e tanta gente sentono qualcosa in casa. C'è chi dice di aver preso calci sotto il tavolo della cucina. Noi abbiamo voluto vederci chiaro». Nella vita i 4 'cacciatori di fantasmi' della Ghost Hunter di Padova, tre uomini e una donna, fanno un altro mestiere.
Ma la sera e nel tempo libero si trasformano.

La sede è a Padova ma la valigia è sempre pronta, con attrezzatura adeguata, dovunque li chiamino. Orazio Daniele è il fondatore, poi ci sono Andrea alle fotografie, Erika per l'analisi audio e le rilevazioni termiche, Stefano per l'audio. «Siamo un'associazione di ricerche e attività paranormali -chiarisce Pugliese- facciamo ricerche in abitazioni private, ville o castelli». La missione è sempre la stessa: «Diamo la caccia ad anomalie, le studiamo in laboratorio, con programmi di uso forense e poi forniamo le nostre conclusioni al committente, prima di pubblicarle sul nostro sito».

«L'intervento -spiega ancora l'indagatore del paranormale- avviene dopo una prima verifica sul campo. Orazio Daniele è un medianista: ' lui che fa il sopralluogo sul posto, capta le aree più cariche di energie, non escludendo eventuali campi elettromagnetici. Ci muoviamo solo con le autorizzazioni dei proprietari». Per le ricerche, il gruppo utilizza «rilevatori di campi elettromagnetici, videocamere a infrarosso, microfoni ultrasensibili, telecamere per riprese di notte, fotocamere modificate che catturano l'ultravioletto e l'infrarosso, per stanare sagome e campi di luce». Il caso più curioso, sottolinea 'l'acchiappafantasmi' riguarda «una foto misteriosa, al castello di Monselice, in provincia di Padova. Abbiamo 'catturato' una figura antropomorfa che passa davanti all'obiettivo della nostra macchina fotografica, dopo che il sensitivo ha indicato che occorreva fotografare proprio in quel punto».

«Lo scatto -assicura l'indagatore del paranormale- ritrae nettamente un uomo: l'ipotesi è che possa trattarsi di Ezzelino da Romano, tiranno del 1.200, oppure Jacopino da Carrara, che secondo la leggenda fu rinchiuso nel maniero. Ci sono varie rilevazioni audio, in gergo Evp, che attestano un battito cardiaco, mentre viene pronunciato un nome, quallo di Avalda, amante del signore di Padova».
Al castello di Valbona, in provincia di Padova la leggenda parla invece di «una dama e una guardia. Stiamo studiando il caso -conclude Pugliese- perchè la donna, secondo la tradizione, fu murata viva. Abbiamo fatto indagini approfondite. Una foto mostra una donna vicino al nostro sensitivo, un'altra figura è sul divano. Abbiamo passato una notte in compagnia dei fantasmi. Non è la prima volta».


Lunedì 09 Settembre 2013 - 17:59
Ultimo aggiornamento: 18:03

Le leggi sui cani? Tutte da rivedere

Oscar Grazioli - Mar, 10/09/2013 - 07:25

Il decreto confermato dal ministro prevede guinzaglio, museruola e niente razze aggressive per i pregiudicati

Il 6 settembre, sulla Gazzetta Ufficiale, è stata pubblicata l'ordinanza del ministero della Salute sul rapporto cane /uomo. A una prima e rapida lettura pare che non ci sia molto di nuovo.


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Si tratta della reiterazione di vecchie ordinanze e decreti con una maggiore responsabilizzazione del proprietario che ora diventa anche l'eventuale affidatario di un animale di proprietà altrui. Forse per la prima volta si cita l'obbligo , per chi desidera un cane, di assumere informazioni sulle caratteristiche fisiche ed etologiche e questo è importante. Viene ribadito l'obbligo di raccogliere le feci, e quindi «avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse». Questo è un passo eccellente, ma solo se ci saranno sanzioni adeguate, perchè chi non ama particolarmente i cani, spesso si appella (giustamente) al grado d'inciviltà degli italiani che non raccolgono le deiezioni dei propri quattrozampe.

Ancora una volta si accomunano tutti i cani sotto una stessa bandiera, ignorando quanto è sotto gli occhi di tutti. Il recentissimo episodio dell'anziana messinese morta a causa dei morsi del Dogo argentino di famiglia dovrebbe invece fare riflettere sul fatto che questi incidenti mortali, che colpiscono anziani e bambini, sono causati da un numero molto ristretto di razze verso le quali il mondo intero ha preso qualche tipo di provvedimento. Solo noi insistiamo a parificare la pericolosità di un Rottweiler con quella di un Volpino. Oltre tutto, per prevenire danni a persone o animali l'ordinanza impone regole severe per i luoghi pubblici, mentre è noto agli esperti che le aggressioni mortali avvengono quasi sempre in ambito familiare. A proposito delle aggressioni gravi, che sono gli eventi più impressionanti, le regole che abbiamo adesso e che l'ordinanza ribadisce, non funzionano. Un esempio capitato ad amici pochi giorni fa.

Un cane di tredici anni, grossa taglia, improvvisamente e apparentemente senza ragione, morde severamente un bambino di tre anni(con cui aveva giocato dalla nascita) cui vengono applicati diversi punti di sutura. Esce il veterinario pubblico, il quale, in base a un punteggio, ordina al proprietario di seguire un corso di addestramento per ottenere il patentino. Il proprietario, che pure adora il cane, è terrorizzato da una possibile altra aggressione, magari mortale. Piuttosto che sapere il proprio cane anziano nella gabbia di un canile a finire la sua vita miseramente ne chiede l'eutanasia. Non si può, perchè il punteggio assegnato è ancora basso e lo costringe o a fare il famoso corso o a disfarsi del cane .E se mentre va a scuola il cane devasta il bambino? So che gli animalisti (estremisti) non vogliono sentir parlare di eutanasia, ma se io dovessi sapere la mia sedicenne e malata Lulù (che dorme ogni notte sul mio letto) nella fredda gabbia di un gattile, la preferirei morta.

Argo, il cane "che vola" adottato da una famiglia romana

Il Messaggero


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ROMA - Una famiglia romana ha contattato il canile della Muratella per adottare 'Argò, «il cane che vola», ribattezzato così perchè ha gli arti posteriori paralizzati e cammina utilizzando solo le zampe anteriori, trovato in via della Bufalotta ed arrivato nel canile comunale di Roma il 21 agosto. «Su Internet e You Tube -spiega l'Associazione Volontari Canile di Porta Portese- il suo video, in appena 15 giorni, ha raggiunto le 60.000 visualizzazioni. Enrico e Gabriella lo hanno voluto accogliere nella loro casa e la loro cagnolina Bella - dopo le necessarie prove di compatibilità effettuate dal personale Educatori ed Adozioni Avcpp - si è subito adattata al nuovo membro della famiglia, con il quale va perfettamente d'accordo. Argo è anche risultato positivo alla leishmania ed Enrico e Gabriella - seguendo le indicazioni dei veterinari AslRmd - seguiranno ora la terapia che gli è stata impostata. Una volta stabilizzata la leishmania, si potrà pensare alla sua sterilizzazione e ad eventuali visite specialistiche per affrontare il problema ortopedico che lo affligge: e se ci sarà la possibilità di aiutarlo a recuperare l'utilizzo di tutti e 4 gli arti, ogni strada verrà intrapresa».



Lunedì 09 Settembre 2013 - 16:41
Ultimo aggiornamento: 16:54

Cane soffocato a Roma, il veterinario sul posto dopo tre ore. L’agonia sul web

Il Messaggero

di Marco De Risi


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Una fine atroce che si è consumata lenta e inesorabile in uno spicchio di San Basilio davanti a decine di persone e ai poliziotti che erano intervenuti costretti a chiedere rinforzi per fronteggiare una situazione che ha sfiorato la rivolta. Il cane di grossa taglia, un molossoide, che aveva poco prima aggredito Gigliola Guerinoni, era stato legato ad un’inferriata. E nell'informativa della polizia è stata messo in evidenza il tardivo intervento del veterinario e della ditta preposta al trattamento del cane. Sono passate due ore da quando gli agenti delle volanti hanno chiesto l’intervento di un medico. Un soccorso che non c’è mai stato.


NESSUN SOCCORSO
Nessuno veterinario è arrivato per sedare il cane e metterlo in una condizione di sicurezza. Così è morto soffocato dopo un'atroce agonia. Una morte in diretta che si poteva evitare e che ha scandalizzato decine di residenti e migliaia di persone che hanno visto il video su ”Il Messaggero.it”. Ora, quindi, è il magistrato accerterà eventuali responsabilità del mancato intervento. L’altra sera a via Selmi è andato in onda un film dell’orrore dopo che i due romeni hanno aizzato il cane contro i poliziotti. Il molosso cambia traiettoria e azzanna Maria Gigliola Guerinoni. Scene terribili. Gli agenti non possono sparare: c’è il rischio di colpire la donna. Poi un poliziotto riesce a calmare il cane e lo lega con un cappio ad un’inferriata in attesa del veterinario. Gli agenti del 113 considerando la pericolosità del cane hanno adottato non solo la solita procedura per questi casi ma si sono spinti oltre. Prima sono stati chiamati i vigili urbani che hanno fornito al 113 il cellulare del veterinario reperibile. A lui è spettato il compito di avvisare una ditta privata con sede all’Eur per l’intervento. Ma il personale era alle prese con un cane randagio ad Ostia e quindi da qui il mancato soccorso in via Selmi.

VIDEO

Roma, cane aggredisce passante. Lo legano e muore soffocato


LA FINE
I poliziotti, vista le situazione, hanno chiamato direttamente la ditta privata offrendo una volante per il trasporto del veterinario ma è stato risposto di non preoccuparsi perchè la ditta ha un mezzo munito di sirena. La ditta è arrivata in via Francesco Selmi alle undici di sera dopo tre ore dalle prime chiamate della polizia. Il cane era morto e i residenti inferociti.

Martedì 10 Settembre 2013 - 09:00
Ultimo aggiornamento: 09:04




San Basilio, cane morto soffocato la Procura apre un'inchiesta sul mancato intervento del veterinario

Il Messaggero

di Marco De Risi




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ROMA - Una fine atroce che si è consumata lenta e inesorabile in uno spicchio di San Basilio davanti a decine di persone e ai poliziotti che erano intervenuti costretti a chiedere rinforzi per fronteggiare una situazione che ha sfiorato la rivolta. Il cane di grossa taglia, un molossoide, che aveva poco prima aggredito una passante, è stato legato ad un’inferriata. Sono passate due ore da quando gli agenti delle volanti hanno chiesto l’intervento di un veterinario. Un soccorso che non c’è mai stato. Nessuno medico è arrivato per sedare il cane e metterlo in una condizione di sicurezza. Così è morto soffocato dopo un'atroce agonia. Una morte in diretta che si poteva evitare e che ha scandalizzato decine di residenti e migliaia di persone che hanno visto il video su ”Il Messaggero.it”.

Ora è stata aperta un’inchiesta dalla magistratura che accerterà tutte le responsabilità del caso comprese quelle del mancato intervento del veterinario della Asl. L’altra sera in un tratto di via Francesco Selmi è andato in onda un film dell’orrore. Sono le 20 quando due romeni che risiedono in vicolo di Ponte Mammolo, tenendo al guinzaglio il molossoide: senza un motivo preciso spaccano le vetrate della pizzeria Arena. Ecco che interviene un equipaggio delle volanti. I due agenti si trovano ad affrontare una situazione ad alto rischio. I romeni sciolgono il cane e lo aizzano contro i poliziotti.

Il molossoide cambia traiettoria e azzanna una donna di 68 anni che stava rincasando. Scene terribili. Il cane morde più volte l’anziana ad una gamba e ad una mano e non molla la presa. Gli agenti non possono sparare: c’è il rischio di colpire la donna. Poi un poliziotto riesce a calmare il cane e lo lega con un cappio ad un’inferriata. Doveva essere una soluzione temporanea in attesa del veterinario. Intanto la vittima viene portata al Pertini dove viene ricoverata in codice rosso. La prognosi è di trenta giorni e i medici le devono suturare le profonde ferite.

I due romeni vengono arrestati con l’accusa di lesioni gravi. Sono Vasile Popov e Cosmin Giorgin di 40 e 34 anni. Secondo la polizia la coppia ha usato in passato il cane per mettere a segno rapine a passanti. Pochi minuti dopo le 20, il 113 chiede l’intervento del veterinario che è impegnato in un altro caso a Ostia. In via Francesco Selmi non arriva nessun medico e il cane dopo due ore muore soffocato davanti all’ira dei residenti. Sul posto è intervenuta anche la polizia scientifica per i rilievi. Le forze dell’ordine per fronteggiare queste situazioni hanno due possibilità: chiamare il canile, gestito da privati, in via della Magliana oppure far intervenire un veterinario della Asl che dovrebbe essere sempre reperibile. Ora sarà il magistrato di turno a fare piena luce sul mancato intervento del veterinario più volte sollecitato dalla polizia.


Lunedì 09 Settembre 2013 - 12:19
Ultimo aggiornamento: 12:57

Lucio Battisti, il cognato: un orrore la cremazione, era religioso

Il Mattino

di Laura Bogliolo


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Ricorda le lacrime di quel ragazzetto di periferia che non voleva arrendersi al presente dei casermoni di piazzale Prenestino e già sognava un futuro di note di poesia. «Pianse, era disperato, ma non si arrese e partì per Milano dove tutto cambiò». Oggi è lui a versare lacrime nel suo appartamentino a due passi dalla basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Stringe la foto di un Lucio Battisti bambino con la sguardo felice mentre dà le spalle al mare: accanto la sorella Albarita. Dietro quello scatto in bianco e nero c’è scritto «Fiumicino 1956», quando i romani arrancavano in piccole auto affollate verso la costa, quando Lucio era solo un tredicenne, una piccola ombra del mito che avrebbe incantato intere generazioni. Si commuove quando viene a sapere che ormai non si può più tornare indietro: «No, no, Lucio è stato cremato, è un orrore».

LA RABBIA
Luigi Barbacane, 74 anni, cognato di Lucio Battisti, non ha fatto in tempo a lanciare il suo appello affinché il cantautore, il Maestro delle note che hanno cambiato la storia della musica italiana, non fosse cremato. Ieri mattina, verso 9, la salma di Lucio Battisti è arrivata nell'area del cimitero di San Benedetto del Tronto dove si trova l'impianto crematorio. Il corpo di Lucio Battisti è stato cremato dopo qualche ora: la famiglia non c’era, il dolore è ancora troppo forte per la moglie Grazia Letizia Veronese e il figlio Luca. Luigi, capelli lunghi, un passato da attore quando tutti lo chiamavano Simon, usa parole come «affetto», «amore», «dolcezza» che illuminano un volto da «duro» ma solo se prestato ai film western anni Sessanta: «Ma io sono rimasto un bambino in realtà» dice. Bambino nel cuore, quando ricorda il giorno in cui il papà di Lucio «spaccò la chitarra in testa al figlio urlando:

«Con l'arte non si mangia! Vai a lavorare, basta con questa musica». Lucio piangeva, la mamma lo rincuorava. Le diceva: «Tranquillo, la chitarra la ricompriamo». Gli ricomprò quella chitarra e poi «partì per Milano dopo il diploma, riconobbero subito il suo talento e Lucio iniziò a volare». Simon sposò Albarita, la sorella di Lucio, nel 1964. I primi anni raccontano di giorni felici, della nascita di Andrea e Viviana, poi qualcosa va storto. «Il nostro matrimonio finì dopo 15 anni – dice – i rapporti con la famiglia di Albarita si deteriorarono presto» anche se Simon ancora si emoziona rivedendo le foto del matrimonio. «Guardi – dice commosso – Albarita non sembra un'attrice?».

L’ALLONTANAMENTO
Anni di dissidi e dissapori, l’allontanamento definitivo da Lucio, «ma ho sempre continuato a volergli bene, per questo mi sono venuti i brividi quando ho saputo della cremazione». Perché, dice, «Lucio era religioso, molto credente, ho ancora la foto in calzoncini della sua prima comunione mentre stringeva tra le mani il rosario, un ricordo al quale teneva molto». La cremazione è ammessa dalla Chiesa da molti anni, anche se con alcuni limiti, manifestando contrarietà verso l’usanza di spargere le ceneri o di conservarle a casa. Ma Simon, molto credente, sente che la fede di Lucio in qualche modo è stata tradita.

«Non si può più tornare indietro - ripete il cognato del cantautore - la famiglia di Battisti la scorsa settimana ha fatto traslare la salma dal cimitero di Molteno, a Lucca, dove l'artista era stato sepolto». Ieri la cremazione nello stesso giorno in cui, 15 anni fa, Lucio Battisti si spense nell'ospedale San Paolo di Milano. La notizia della cremazione è arrivata ieri, in tempo reale, in casa di Simon mentre sfogliava le foto di famiglia. «È un grande dolore - continua a ripetere - ho un solo rammarico: temo che tutto sia iniziato per problemi con il sindaco di Molteno per quel festival che era stato organizzato per ricordare Lucio».

LA CAUSA
Il Comune brianzolo nel quale Battisti aveva scelto di ritirarsi dopo i clamori del successo è stato coinvolto in una causa ingaggiata dagli eredi per quel festival. Due anni fa la vittoria in tribunale a Milano della famiglia, ma la sentenza era stata ribaltata in appello. A pochi giorni dall'anniversario della morte del cantautore la decisione di spostare la salma. «Addio Lucio, è come se tu morissi un'altra volta» sussurravano i residenti e fan del cantautore per quella fuga che in molti ancora non capiscono. Il furgone dell'Humanitas Onoranze Funebri di Rimini aveva portato via Lucio: dentro c’era anche la vedova, volto scurissimo, immersa nel silenzio. Da Rimini a San benedetto del Tronto per la cremazione: l'urna è stata consegnata agli addetti delle pompe funebri che sono ripartiti. Destinazione ignota: non si sa dove si potrà pregare per Lucio.

Simon fa un ultimo appello: «Spero tanto che Lucio trovi finalmente pace: sono sicuro che avrebbe voluto essere sepolto nel cimitero di Poggio Bustone dove era nato: lì c'è la tomba di famiglia. Potrà così finalmente riabbracciare il suo papà, la sua mamma e la sorella».

 
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martedì 10 settembre 2013 - 08:39   Ultimo aggiornamento: 08:40

Una piazza con la data della condanna a Berlusconi

La Stampa

Il sindaco del paese passato dopo dieci anni ad un’amministrazione di centrodestra: “Impossibile non pensare ad un risvolto politico  nei nostri confronti”

valentina roberto
san germano

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San Germano ieri mattina si è svegliata con un nuovo nome per la piazza e per la via che porta al Comune: la prima è stata chiamata «Piazza pulita 1 agosto 2013» (giorno in cui Silvio Berlusconi è stato condannato in via definitiva a 4 anni per frode fiscale, ndr) e l’altra «Via dal Senato i condannati». Una goliardata che si è automaticamente trasformata in atto vandalico, visto che chi ha posizionato i cartelli, cinque in tutto, ha rovinato le pareti dello stabile del municipio e di altre quattro case di privati. «Un fatto gravissimo - commenta il sindaco Michela Rosetta - in primo luogo per i danni materiali, visto che per affiggere i cartelli è stato utilizzato del silicone che ha rovinato i muri di cinque stabili della città.

Poi la gravità sta anche nel sapere che questo atto vandalico è chiaramente indirizzato al nostro paese, infatti nel circondario non sono stati registrati episodi simili e, di conseguenza, è facile pensare a chi fosse rivolto: da parte nostra abbiamo deciso di fare subito denuncia per condannare solennemente il gesto». Da sottolineare che il comune di San Germano quest’anno è andato al voto per il rinnovo delle cariche amministrative: dopo dieci anni di una giunta di centrosinistra è arrivata, forse anche un po’ a sorpresa, un’amministrazione di centrodestra. Forse il tutto è una casualità, ma certamente l’episodio fa pensare che in paese ci siano tensioni su questo cambiamento repentino di amministrazione.

E a pensare che sia un atto vandalico con contenuti politici è Luca Pedrale, presidente del gruppo consiliare regionale del Pdl: «Esprimo solidarietà all’amministrazione comunale di San Germano e alla sua popolazione per gli sgradevoli atti vandalici sull’edificio comunale e sulle case private. Evidentemente qualcuno non ha ancora capito che con la nuova amministrazione comunale si vuole dare un nuovo impulso allo sviluppo economico, ma anche giusta attenzione all’ordine e alla sicurezza per il paese». 

I clandestini? Fermiamoli prima che sbarchino

di Francesco Alberoni

Servono nuovi accordi con i governi frutto della primavera araba


Tutte le popolazioni del mondo sanno dalla tv e da internet che se vuoi emigrare in Europa devi arrivare al Mediterraneo, imbarcarti su una carretta del mare e cercare di raggiungere l'Italia. Quando gli italiani ti avvistano, ti vengono a salvare, ti rimorchiano in un loro porto, ti curano, ti rifocillano e ti fanno sbarcare in una gara di solidarietà. Verrai poi accompagnato in un centro di accoglienza da cui però potrai facilmente allontanarti. È per questo motivo che ci sono tanti viaggi rischiosi verso le nostre coste.

L'Italia ha una popolazione invecchiata, bassa natalità, i giovani hanno poca voglia di fare lavori manuali e quindi c'è posto per molti immigrati che si adattano a svolgere tutti i tipi di mansioni. Ma ora siamo in recessione, manca il lavoro per tutti. Aumenta il pericolo che i clandestini più giovani vengano reclutati dalla criminalità. Teniamo inoltre presente che entro alcuni decenni la popolazione giovane di origine italiana verrà superata da quella delle etnie venute dal mondo africano e asiatico con lingue, costumi, religioni diverse, quindi con problemi di integrazione. Sarebbe meglio avere un afflusso graduale.

Finché in Egitto, Libia e Tunisia c'erano dei governi stabili lo Stato italiano faceva con loro accordi perché impedissero ai mercanti di reclutare i migranti e di imbarcarli. Oggi, dopo la primavera araba i governi sono instabili e gli accordi sono saltati. Immediatamente si è diffusa in tutto il mondo la notizia, e i viaggi rischiosi sono aumentati.

Cosa fare? Con l'appoggio dell'Europa fare nuovi trattati coi governi mediterranei in carica, dando loro mezzi e finanziamenti perché blocchino i mercanti e creino dei centri che assistano, anche giuridicamente, i migranti. Noi però, quando avvistiamo le loro barche dobbiamo fornire ogni tipo di assistenza, ma poi rimorchiarle nei paesi da cui sono partite affidandole alla cure di questi centri.
Se le barche non tengono il mare, usiamo le nostre navi. Non facciamogli mettere piede da clandestini in Italia. Anche questa notizia in poco tempo farà il giro del mondo e le partenze rischiose si ridurranno.