lunedì 2 settembre 2013

Quel giorno che la Svezia si fermò per cambiare senso di marcia

Enrico Silvestri - Lun, 02/09/2013 - 15:27

L'ora X scattò alle 4.45, quando tutti gli automobilisti furono costretti a fermarsi per cinque minuti per poi spostarsi sulla corsia di destra, attendere altri cinque minuti e infine ripartire. Era il 3 settembre 1967 e la Svezia, ultimo Paese dell'Europa continentale, faceva il «salto di corsia» lasciando a Islanda, ma per un altro anno ancora, Gran Bretagna, Irlanda e Malta la guida a sinistra.
 

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Rimanendo comunque in buona compagnia visto, che un terzo degli automobilisti nel mondo, tuttora rifiuta pervicacemente la rivoluzione imposta alla fine del Settecento dalla Francia rivoluzionaria. Camminare sul ciglio sinistro era stato infatti normale per secoli, una consuetudine derivante dai cavalieri che avevano bisogno di lasciar libera la mano destra di impugnare spade, asce, mazze e lancie. La sinistra divenne così il lato «nobile» e i «villani» dovevano tenere l'altro. La vulgata attribuisce a Robespierre la diffusione della guida a destra, perché appunto considerato il «lato del popolo». Altri imputano la decisione a Napoleone e solo perché lui era mancino.

Destra o sinistra, non cambiava poi tanto dato la velocità con viaggiavano cavalli e carrozze, al più bastava un po' di buon senso, e cortesia, e nel caso «cedere il passo» quando si incrociava qualcuno sullo stesso lato della strada. E le cose non cambiarono all'inizio nel Novecento, quando la motorizzazione era ancora agli albori. Basti pensare che i primi regolamenti stradali imponevano agli automobilisti di farsi precedere da un uomo a piedi che ne annunciasse l'arrivo. Presto però giunse il momento di dare norme più precise e severe. E soprattutto indicare con precisione il lato della strada lungo cui muoversi. La maggior parte dei Paesi industrializzati indicarono la destra, scelta fatta anche dall'Italia nel 1926.

Per la Svezia, il momento del fatidico cambio avvenne però molto più tardi, nel 1967. Una decisone presa dal Parlamento nonostante con un referendum di 12 anni prima, il 93 per cento della popolazione si fosse espressa per la conservazione del vecchio senso di marcia. Il governo comunque decise diversamente e il 3 settembre scattò il giorno X o meglio H, da Högertrafik, «circolazione a destra» in svedese. All'avvicinarsi del «Dagen H», le intersezioni stradali vennero dotate di nuovi segnali stradali, anche se coperti fino all'ultimo istante.

Si scelse ovviamente una domenica e un orario notturno. Per ridurre ulteriormente il numero dei mezzi circolanti fu vietato dall'1 alle 6 tutto il traffico non essenziale. Il cambio vero e proprio scattò alle 4.45, quando tutti i veicoli dovettero fermarsi. Fu imposta una pausa di almeno cinque minuti, per dare tempo agli operai di scoprire i nuovi segnali e coprire i vecchi. Poi i mezzi si spostarono a destra dove attesero per sicurezza altri cinque minuti prima di riprendere la marcia. In alcune città il divieto di circolazione fu più lungo per permettere agli operai di sistemare gli incroci stradali. A Stoccolma e Malmö infatti il blocco durò dalle 10 del mattino di sabato alle 3 del pomeriggio di domenica, per consentire di rifare le fermate degli autobus sull'altro lato della strada.

I tram a Stoccolma furono ritirati e sostituiti da nuovi autobus, comprati appositamente, con le porte sul lato destro. Altri 8mila vecchi autobus furono modificati per permettere loro di avere porte su entrambi i lati, mentre Göteborg esportò i suoi autobus con guida a destra nel Pakistan e nel Kenia. Dovettero essere modificate tutte le auto svedesi, anche i modelli con guida a sinistra, soprattutto per aggiustare i fari anteriori, in modo da fare orientare quelli asimmetrici sul lato destro della strada, per evitare di abbagliare gli automobilisti che provenivano in senso opposto. Andò pressoché tutto alla perfezione e lunedì 4 settembre, quando riprese la normale circolazione vennero registrati solo 125 incidenti, tutti di lieve entità. La Svezia si era così allineata con il resto dell'Europa continentale. Seguita l'anno dopo dall'Islanda che alle 6 del mattino del 26 maggio fece scattare il suo «H dagurinn» (Giorno H) con modalità simili a quelle adottate in Svezia.

A questa novità la Gran Bretagna si oppose decisamente già ai tempi di Napoleone, di cui fu la più fiera avversaria. Anzi impose con il tempo la guida a sinistra anche a tutte le sue colonie, la maggior parte delle quali mantengono tuttore il vecchio sistema. Eccezion fatta per gli Stati Uniti che hanno subito accolto con entusiasmo il cambiamento, forse anche per far dispetto agli antichi colonizzatori. Così si continua a guidare a sinistra in molti Paesi dell'Africa, come il Sud Africa e Kenya, dell'Oceania, Australia e Nuova Zelanda, e Asia, India e Nepal. Ma, curiosamente, anche in Giappone. Per la cronaca completano l'elenco: Antigua, Bangladesh, Barbados, Bermuda, Buthan, Botswana, Brunei, Isole Cayman, Cipro, Timor Est, Isole Falkland, Indonesia, Irlanda, Maldive, Malawi, Malta, Nepal, Namibia, Pakistan, Singapore, Sri Lanka, Tanzania, Thainlandia, Zambia e Zimbawe. Praticamente un terzo esatto della popolazione mondiale.

Quello strano giro di tessere tra Cgil e Federconsumatori

L’Intrapendente

Capita che iscrivendoti al sindacato di lady Camusso ti arrivino a casa due "card". Una, ça va sans dire, non richiesta. Nulla di male, non fosse che l'associazione di Trefiletti percepisce finanziamenti statali in base al numero di iscritti

di Francesca Carrarini



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Si può avere dei sindacati l’opinione che si vuole, ma risulta normale e conveniente rivolgersi a loro per sbrigare le più diverse pratiche burocratiche che a noi privati cittadini, diversamente, ci farebbero perdere intere giornate di lavoro senza risultati certi. Ovviamente, dal canto loro, niente per niente, quindi per avvalersi delle proprie consulenze è necessario tesserarsi: compilare il modulo con i dati personali, firmare il permesso dell’utilizzo dei dati sulla privacy, pagare la quota di iscrizione e per l’anno in corso e attendere l’arrivo della tessera a casa.

O meglio, attendere l’arrivo delle tessere a casa. Plurale. Eh si, perché pare esser divenuta abitudine per alcune di queste associazioni utilizzare formule del tipo “paghi uno prendi due”. A raccontarcelo è un cittadino padovano, che nel parlarci della sua esperienza cita due importanti sigle associative del territorio: la Cgil, Confederazione generale italiana del lavoro rappresentata pubblicamente dal segretario Susanna Camusso (è la maggiore confederazione sindacale italiana con oltre 5 milioni e 750mila iscritti – di cui 3 milioni sono pensionati – e circa 5 milioni di bilancio dichiarati nel 2011 tra fondi attivi, passivi e patrimoniali) e la Federconsumatori, altra associazione no profit presieduta da Rosario Trefiletti che, per informare e tutelare gli utenti iscritti nel registro regionale, dichiara un bilancio attivo di poco meno di 400mila euro solo in Veneto (poi ci sono tutte le altre regioni).

«Qualche settimana fa mi sono recato con mia madre al Caaf della Cgil per sbrigare alcune pratiche relative l’atto di successione e, in quella sede, ho firmato tutti i documenti relativi il tesseramento» racconta il padovano. «Dopo qualche tempo mi arriva a casa una lettera speditami dalla Cgil. L’ho aperta, sapendo che vi avrei trovato la tessera che avevo richiesto ma, con sorpresa, mi sono accorto che le tessere contenute all’interno della busta erano in realtà due: quella della Cgil e quella della Federconsumatori». Tessera, quest’ultima, che il padovano non ricorda di aver mai richiesto: «Ho chiamato l’ufficio della Cgil per segnalare l’errore e la centralista mi ha risposto che non c’è stato nessun errore: prassi, mi ha detto».

All’uomo nessun costo aggiuntivo, il tesseramento all’associazione di Trefiletti è avvenuta in modo del tutto automatico e gratuito, ma non indolore per le tasche dei contribuenti. Viene infatti da chiedersi perché la spedizione della doppia tessera associativa: «Oltre a riscontrare una palese violazione della privacy, esiste la questione dei finanziamenti – afferma Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti, associazione che agisce a difesa dei contribuenti su tutto il territorio nazionale e che ha rifiutato ogni finanziamento pubblico – lo Stato calcola i contributi alle associazioni in base al numero di tessere sottoscritte: più sono le adesioni, più alti sono i finanziamenti. Se Federconsumatori associa a sé ogni nuovo iscritto Cgil, capisce bene che gli zero a bilancio crescono in modo esponenziale».

Ma il problema non finisce qui, perché oltre ai finanziamenti (la cui spesa inevitabilmente ricade sui contribuenti) vi è anche una questione di convenienza e etica: «C’è da dire che la maggior parte delle persone iscritte alla Cgil non sanno di essere anche associati Federconsumatori, e quindi non fruiscono dei servizi che possono essere offerti dall’associazione – commenta ancora Paccagnella, che aggiunge – l’associazione in questo trae il massimo guadagno dai soldi pubblici, non dovendo muovere un dito per aiutare i suoi iscritti che potremmo definire fantasma. Ma poi l’altro problema, forse il più grave: il CNCU».

CNCU: Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, organo dello Stato che fa capo al ministero per lo Sviluppo Economico e presieduto dallo stesso ministro, oggi Flavio Zanonato: «Il CNCU ha funzioni consultive sugli argomenti relativi ai diritti dei consumatori e presiede spesso i tavoli istituiti quando l’ira civile minaccia tempesta sulla casta politica» dice ancora il presidente di Federcontribuenti, che spiega che tutte le associazioni in Italia possono fare richiesta di entrare in questo organo e che tutte quelle fino ad oggi iscritte ricevono soldi pubblici: «Queste associazioni, tutte rigorosamente no profit, ricevono pochi se non pochissimi controlli.

È vero che associarsi è una libertà inviolabile, ma è anche vero che tale organo limita ampliamente e arbitrariamente il diritto di ogni associazione di agire in piena libertà. Recenti visure camerali che abbiamo analizzato – infatti – hanno messo in evidenza gravi anomalie: noi temiamo che questo sistema alimenti i così detti bacini di voto e che organismi come il CNCU siano più vicine a lobby che a istituzioni a servizio del cittadino» conclude Paccagnella. Insomma, un affare per associazioni come Federconsuamatori o Cgil che incrementano il loro bilancio sfruttando pochi nominativi. Un affare per Zanonato, che in qualità di Presidente del CNCU potrebbe usare il suo incarico per far muovere consensi e un affare per lo Stato, capace così di mantenere inalterato il suo potere sul territorio. Un problema solo, per i cittadini, ma questo si sa, non fa più notizia.

Le spoglie di Lucio Battisti via da Molteno

Corriere della sera

Il sindaco: «La famiglia desidera avere la tomba più vicino, nessun collegamento con la sentenza sul festival»


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Addio Molteno. Le spoglie di Lucio Battisti, nei prossimi giorni, saranno portate via dal cimitero del piccolo Comune della Brianza lecchese, dove il cantautore aveva deciso di vivere e dove era stato poi sepolto ormai quindici anni fa. Il prossimo 9 settembre ricorreranno i quindici anni della morte dell’artista e, in vista dell’anniversario, la moglie Grazia Letizia Veronese e il figlio Luca Battisti avrebbero deciso di traslare la salma, che dovrebbe essere spostata in un cimitero di Roma, dove attualmente vive la vedova Battisti, oppure a Rimini, dove abita il figlio.

La notizia però ha colto di sorpresa sia i 3.600 cittadini di Molteno, sia le migliaia di fan che ogni anno fanno tappa al cimitero brianzolo per rendere omaggio al cantautore. Sul caso il sindaco di Molteno, Mauro Proserpio, mantiene il riserbo, anche se non smentisce la notizia. «Come ho già avuto occasione di dire, nel nostro cimitero non c’è il cantante, ma c’è un uomo morto peraltro prematuramente». E aggiunge ancora che «la scomparsa di Battisti è già stata abbastanza spettacolarizzata. L’intento della famiglia di avvicinare le spoglie del congiunto, era stato manifestato ripetutamente da tempo. Mi sento di escludere un nesso con la recente sentenza».


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Infatti il 26 agosto è trapelata la notizia che la Corte d’Appello di Milano ha ribaltato la sentenza di primo grado e ha stabilito che il festival in memoria di Battisti, che dal 1999 al 2009 si è tenuto ogni mese di settembre a Molteno, si può fare anche senza il consenso degli eredi. Infatti la moglie, nel corso degli anni, si è sempre opposta a questa iniziativa, che richiamava nel paese brianzolo mediamente 10 mila fan e artisti noti della canzone italiana. Dalle diffide e istanze al giudice di pace il braccio di ferro è culminato in una battaglia legale in tribunale. E, se la vedova Battisti in primo grado ha avuto ragione, con i giudici che hanno deciso per un risarcimento per danno d’immagine di 70 mila euro da parte del Comune, questo verdetto è stato poi rovesciato in Appello. La moglie, però, ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione.

Intanto Grazia Letizia Veronese si è mossa per spostare le spoglie del marito, la cui tomba già in passato aveva già fatto gridare allo scandalo ed era finita nel mirino delle polemiche perché completamente abbandonata. Dominavano incuria e degrado, con una montagna di fiori e bigliettini dimenticati all’esterno.

Tributo a Lucio Battisti, avrebbe oggi 70 anni (05/03/2013)


2 settembre 2013 | 14:59

Treni regionali, il mondo va all'indietro Alcuni sono più lenti rispetto al 1975

Corriere della sera

Più corse e più fermate, ma sui binari la velocità non cambia. L'azienda: «Più servizio significa anche più traffico»


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Quattro minuti in più da Varese, due da Pavia, uno da Lecco. Due minuti in meno per andare da Milano a Piacenza e quattro per Brescia nonostante i viaggi siano effettuati da molto più costosi Frecciabianca (si percorre, cioè, lo stesso tratto nello stesso tempo ma con un biglietto più caro). Il mondo va avanti ma forse non quello ferroviario che, anzi, in alcuni casi, va pure all'indietro. Basta recuperare un orario ferroviario del 1975 - noi abbiamo preso un PozzoOrario, e metterlo vicino a quello di oggi per rendersene conto. Alcuni treni negli orari di punta per i pendolari sulle cinque tratte più frequentate dai 670 mila viaggiatori lombardi sono più lenti oggi rispetto a 38 anni fa. Quasi tutti, ad arrivare a destinazione, ci mettono lo stesso tempo di allora. Pochi, invece, sono realmente più veloci.

Secondo Trenord, che in Lombardia gestisce tutti i treni segnalati tranne i Frecciabianca e gli Intercity, «il motivo principale per cui il tempo di percorrenza non è diminuito è l'aumento delle fermate, istituite negli anni su richiesta dei Comuni». Inoltre, dicono da Trenord, sono aumentati i treni in circolazione (2.300 in tutta la regione, erano 1.600 nel 2006): la moltiplicazione del servizio ha causato perciò traffico sulle linee. I pendolari, però, non ci stanno. «È assurdo che oggi i treni arrivino a destinazione nello stesso tempo di quarant'anni fa - ha detto Alberto Viganò, portavoce dei Comitati lombardi dei pendolari - soprattutto su quelle tratte, come la Lecco-Milano, dove c'è stato il raddoppio della linea. Trenord, purtroppo, non ha interesse a fare un orario stretto perché correrebbe un rischio maggiore di avere treni in ritardo».

Quello che servirebbe, però, sarebbero gli investimenti: «Se il materiale rotabile e i sistemi di segnalamento rimangono gli stessi di quarant'anni fa - ha spiegato Dario Balotta, esperto di trasporti di Legambiente - la capacità di accelerazione e la velocità dei treni rimarranno sempre le stesse. Anche sulle tratte meno trafficate come la Milano-Piacenza dove si è aggiunta la linea dell'alta velocità».

2 settembre 2013 | 9:55

I guai fiscali di Abbado nell'"Italia dei migliori"

Mariateresa Conti - Lun, 02/09/2013 - 08:04

Repubblica ha catalogato il neo senatore a vita tra gli eletti del Paese. Ma ha dimenticato che nel 2008 lo indicava tra i furbetti con falsa residenza a Montecarlo che beffano l'erario. Resta top secret la cifra patteggiata per sanare la situazione irregolare

La memoria, si sa, può giocare brutti scherzi. Specie quando è corta, o quando è offuscata dall'entusiasmo partigiano. Succede, a tutti.

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Anche a Repubblica, che sabato scorso, per la nomina dei quattro senatori a vita tutti di comprovata fede anticentrodestra, ha esultato in stile Mondiali di calcio. «La bella Italia che vorremmo», il titolo del commento in prima pagina di Michele Serra. E, all'interno, l'altrettanto trionfante e gioioso «Artisti e scienziati: i volti dell'Italia migliore», titolone riepilogativo della pagina con i ritratti dei magnifici quattro. Peccato, però, che nessuno si sia ricordato che almeno uno di quei volti, quello del maestro Claudio Abbado, il celebre direttore d'orchestra appena promosso dal capo dello Stato a Palazzo Madama, giusto qualche anno fa sulle stesse colonne di Repubblica fosse stato annoverato, e nell'Italia peggiore, moralmente parlando: quella dei vip furbetti che per eludere il fisco fissano la residenza all'estero, e che per questo, beccati dall'Agenzia delle entrate, finiscono poi con l'essere multati.

Una stecca. Per Repubblica, sempre così attenta ai guai col fisco degli altri, specie se di centrodestra. E anche per il maestro Abbado, soprattutto adesso che da senatore a vita è chiamato a incarnare, appunto, «l'Italia migliore». A scovare quel vecchio articolo, che in poche ore ieri pomeriggio ha fatto il giro del web, Dagospia. Era il 2008, cinque anni fa. Il 19 marzo, titolo «Italiani in fuga da Montecarlo: nuovi nomi nelle mani del fisco». «Mettendo in fila le contestazioni – scriveva Corrado Zunino – l'Agenzia delle entrate ha scoperto che dai contenziosi aperti con 32 “personalità conosciute” e “residenti fittiziamente” nel Principato sono rientrati oltre 80 milioni di euro. Meglio, sono stati messi a bilancio 83,502 milioni di euro». Chi erano le «personalità conosciute» contenute in quella lista di Montecarlo messa a punto dal fisco nel 2008 che avevano pagato la multa, o comunque avviato l'iter per fare il concordato, accettando le contestazioni?

Nel pezzo si ricordava il caso più eclatante, quello di Luciano Pavarotti, morto, all'epoca, alcuni mesi prima, a settembre del 2007. Quindi gli altri vip. «Per cifre inferiori – continuava l'articolo – hanno accettato le contestazioni del fisco il violinista Salvatore Accardo (171mila euro), il direttore d'orchestra Claudio Abbado, la coppia di lirici Cecilia Gasdia (144mila euro) e Michele Pertusi (85mila)...» e così via. Dunque, il maestro Abbado aveva «accettato le contestazioni». Per quale cifra non è dato sapere, l'articolo non riporta l'ammontare esatto. Ma, presumibilmente, non dovevano essere pochi euro. Lo si può dedurre da un dato. Un'agenzia Ansa del 15 aprile del 1981 riporta un elenco di artisti che figurano nei «Libri rossi» sugli accertamenti delle imposte dirette cui il fisco chiede più soldi. C'è anche Abbado, all'epoca direttore artistico della Scala di Milano, cui sono richiesti 216 milioni di vecchie lire (che a quel tempo non erano proprio spiccioli) «per due anni fiscali».

Niente cifra, per Abbado. E, ironia del caso, niente cifra nemmeno per un altro nuovo senatore a vita, il fisico premio Nobel Carlo Rubbia, che, nello stesso articolo del marzo 2008 sulla lista Montecarlo, è citato da Repubblica tra i destinatari di una «cartella esattoriale». Un occhio di riguardo, per entrambi. Quasi un presagio del comune destino che li avrebbe accomunati, cinque anni dopo, nelle nomine del Colle.

Mendicanti e senzatetto È la stazione degli ultimi

Elena Gaiardoni - Lun, 02/09/2013 - 07:04

Qualcuno ricorda la trama del film di Frank Capra «Angeli con la pistola»? Annie è una mendicante che fa credere alla figlia lontana d'essere una madre ricca.
 

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Questa è la storia di Margherita. Cinquant'anni, un corpo sinceramente abbondante, un sorriso che non si spegne. Arriva da Belgorai in Polonia, un viaggio per arrivare a campare poi tra i cento esseri umani che vivono in stazione Centrale. Ha anche una borsa, come se fosse pronta per uscire di casa per fare una passeggiata. I treni partono: sono Frecce Bianche e Rosse ad alta velocità perché il mondo è cambiato. La stazione no. La locomotiva non fa più «ciuf, ciuf» e neppure la nube di fumo che i bambini disegnavano a scuola, ma la stazione continua ad essere una tana fissa per coloro che hanno perduto l'ultimo treno della vita, come Margherita. «Una volta lavoravo. Ho fatto la badante e persino l'infermiera al Niguarda, dove sostituivo una ragazza che aspettava un bambino. Quando è tornata, ho perduto il posto. Non sono capace di rubare. Sono venuta qui, ho incontrato degli amici e vivo di carità».

Abitava in un appartamentino in via Ornato, ora si stravacca per terra, a fianco dei binari, su un vagone in sosta, ma non è senza famiglia. In Polonia ha tre figli di 30, 28, 26 anni che stanno bene. Non va da loro? «No. Non sanno che vivo così, mi vergogno a confessarlo. Credono che qui in Italia conduca un'esistenza dignitosa e così voglio che continuino a pensare. Come potrei ammettere che passo giorni e notti in stazione? Spero sempre in un lavoro».

Sono in cento e uno con Margherita, come la carica di cagnolini; tra loro anche Luca Periotto di Rovigo. Non si nascondono, stanno alla luce del sole perché oggi nessuno si accorge di questi volti, la modernità pulita impedisce agli uomini d'essere curiosi di incontri che potrebbero entrare in un romanzo di Dickens, ma di certo non in una foto su Facebook, dove tutti si fanno più belli di quello che siamo. Nella zona «ticket» trotta la «Principessa», romana, magrissima, occhi di gatto, che con la compiacenza del personale ferroviario aiuta i ritardatari a fare i biglietti automatici in cambio di qualche euro. «Sanno che non sono cattiva e che non ho altri mezzi per mangiare».

Il Comune ha piazzato le statue di Enolo e Fornaro sotto l'atrio della Centrale, simbolo della corretta alimentazione, emblemi di questa grande civiltà che nutre il pianeta ma che non è ancora riuscita, duemila anni dopo Cristo, a nutrire questi esseri umani la cui vita è una parentesi. Una parentesi, più una parentesi, un'altra parentesi, fino a scomparire in mezzo ai numeri che contano.

«Enolo è romano come me» scherza in romanesco Manolo Angeloni, mostrando il braccialetto della Roma. In coppia con l'amico napoletano Tony Di Mattia vende bracciali fatti con fili di seta. «Siamo due ex carcerati, condannati per rapina a mano armata» racconta Angeloni, che è stato a Regina Coeli, nel carcere di Mantova, in quello di Firenze e a San Vittore. «Siamo cambiati. Nei sette anni di carcere ho fatto il liceo classico. Almeno per una volta vado su un giornale per una cosa bella!» dice Di Mattia. «I bracciali «costituiscono il nostro sostentamento.

Teniamo la maggior parte del ricavato per noi, ma inviamo un piccolo gruzzolo agli amici che stanno scontando la pena. Giuro che è vero!». Manolo e Tony abitano in una casupola fuori Milano. Scendono da un treno il mattino e se ne vanno a notte. Luca Periotto si stacca dal gruppo di Margherita e ci sussurra all'orecchio: «Se quei due giovani hanno detto di vivere in stazione, hanno mentito. Loro vengono e vanno; solo noi restiamo», quasi fosse un privilegio, un blasone di nobiltà, condurre l'esistenza fissa là dove i treni si mobilitano ad alta velocità. La povertà a bassa velocità fa ancora «ciuf, ciuf». E bambini non la disegnano più, neppure su Facebook.

The Budget, il settimanale della comunità Amish batte la crisi

Corriere della sera

Niente cronaca nera e grande seguito tra i lettori. Il segreto? Giornalisti non pagati e solo versione stampata

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Forse non fornirà la ricetta per uscire dalla crisi dei giornali, ma certo The Budget, il giornale della comunità Amish e Mennoniti, è un piccolo caso da studiare. Il settimanale, nato 123 anni fa, oggi di proprietà di Atlee D. Miller, 86 anni, che lo ha ereditato da sua zia E. Miller, conta su uno staff di 860 corrispondenti. Le 44 pagine (46 nelle occasioni speciali) ospitano articoli sotto forma di lettera: ogni settimana ci sono 500 missive che raccontano la vita pubblica e privata della comunità dallo Iowa al Minnesota: matrimoni, funerali, scomparsa di galline, messa in vendita di terreni e piccole notizie commerciali. È bandita la cronaca nera. Non ci sono foto e la pubblicità è sottoposta a regole molto rigide: non sono permessi, ad esempio, annunci con volti di persone. L'abbonamento costa 45 dollari all'anno, che diventano 42 per i novelli sposi.

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«The Budget» non è l'unico giornale amish dell'area, a fargli concorrenza c'è il tedesco die Botschatf, che costa 44 dollari all'anno e ha una circolazione di 12 mila copie. È considerato il giornale «conservatore», mentre The Budget è quello progressista. Alla base del successo del settimanale ci sono due aspetti non di poco conto. Primo: i corrispondenti non vengono pagati. Informare la comunità è una missione per gli Amish e i Mennoniti, giornalisti dunque più per dovere che per vocazione. Inoltre, il settimanale non è stato sfiorato dalla concorrenza di internet, semplicemente perché i suoi 18 mila lettori sono - come cultura Amish vuole - analfabeti tecnologici per scelta. Molti, oltre a non avere pc e smartphone, non guardano neanche la tv. L'unico modo per informarsi è The Budget.

1 settembre 2013 (modifica il 2 settembre 2013)

Acquisti online, le regole per non farsi fregare

Libero

La guida di PayPal e Polizia Postale per pagare senza rischi lo shopping on line


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C’è chi lo fa per guadagnar tempo e chi per risparmiare un po’, alla ricerca dell’offerta del secolo. Lo shopping online è ormai entrato di diritto tra i modi più sfruttati per fare acquisti.  C’è chi, però, ancora oggi, non si fida a inserire i propri dati personali per il pagamento. La carta di credito e il proprio conto sono troppo importanti per finire tra le grinfie di qualche malintenzionato pronto a prosciugare i risparmi di una vita con un clic.

PayPal, il celebre e più sicuro sistema di pagamenti online, ha deciso di venire incontro a chi è ancora titubante e resiste stoico all’acquisto virtuale e ha redatto un vero e proprio vademecum dell’acquisto sicuro via internet. Dodici regole che, secondo gli esperti del settore e del sito, faranno fare sonni tranquilli a chi vuole procedere con un acquisto sul web.

Alla base dell’ansia da shopping virtuale, secondo PayPal, sta il fatto che molti utenti dimenticano in rete le normali prerogative della sicurezza che adottano invece normalmente e che applicherebbero sugli acquisti in negozio. La sicurezza negli acquisti, infatti, non è mai una responabilità da delegare completamente al venditore - che, si sa, cerca spesso di tirare l’acqua al suo mulino - ma anche dell’acquirente che, sul web come nella realtà, deve metterci del proprio adottando alcuni accorgimenti semplici ma che prevengono le fregature.

Il primo consiglio, e regola generale, è quello di utilizzare un metodo di pagamento sicuro che non condivida le informazioni finanziarie tra gli utenti come, per esempio, il numero di carta di credito. A questo viene in aiuto PayPal che supplisce al bisogno di reinserire ogni volta i propri dati dopo un breve, sicuro e totalmente gratuito procedimento di registrazione al portale.

Il secondo passo per acquistare divertendosi e senza fregature è quello di ottenere quante più informazioni possibili sul prodotto e sul commerciante online, consultare il profilo del venditore prima di avviare una compravendita e assicurarsi che lo stesso preveda la possibilità del reso della merce (punti 3 e 4). Il canto dello sconto a volte può essere equiparabile a quello delle sirene: PayPal consiglia di diffidare sempre di offerte e prezzi troppo convenienti. Seguono, nella guida scaricabile sul sito di PayPal, regole generali da buon internauta.

Per non avere brutte sorprese sul conto, per esempio, la guida agli acquisti sicuri consiglia non solo di custodire con cura i dati associati agli account con cui si effettuano gli acquisti ma anche di proteggere con dovizia i propri strumenti finanziari come carte di credito o prepagate dal possibile attacco fatale di hacker assetati di contanti. Al punto successivo, non mancano i consigli sulle password. Secondo PayPal devono essere univoche per ogni account e devono contenere numeri, lettere maiuscole e minuscole e combinazioni di parole che non siano facilmente intuibili.

Il consiglio principale, poi, è quello che i propri codici di protezione vengano modificati periodicamente e digitati protetti da sguardi indiscreti. Regola d’oro, poi, è quella da ricordare sempre dopo un acquisto online: diffidare sempre dalle email provenienti da società apparentemente note - o addirittura dalla stessa da cui si è acquistato - che richiedono dati di accesso a servizi o informazioni sensibili e mai scaricare allegati di messaggi email inviati da sconosciuti. Browser internet aggiornati e un controllo dettagliato e costante del proprio conto dopo una spesa online. Statisticamente è stato anche provato come la paura delle truffe allontani l’utenza dallo shopping online e determini perdite altissime quantificate, annualmente, in circa 2 miliardi di euro e che sono destinate a crescere parallelamente all’aumento dell’offerta di servizi di acquisti online.

Da Ebay ad Amazon sono sempre di più i portali invitanti per il grande pubblico e che sostituiscono in modo eccellente i negozi vecchio stampo. La realtà, come sottolinea PayPal, è che i fenomeni di truffa sono molto più frequenti nella vita reale grazie a truffatori esperti dove smascherare il danno a volte, è quasi impossibile. Sul web, invece, la traccia della truffa rimane sempre ben visibile e basta adottare pochi e semplici accorgimenti - dettati per lo più dal buon senso dell’acquirente - per poter acquistare comodamente seduti sul divano di casa e in tutta sicurezza.

Marianna Baroli

Scoperti con attrezzature da 007 per passare l'esame per la patente

Il Mattino

Ricetrasmittenti e microcamere cammuffate da bottoni per superare i test: tre denunciati per truffa


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PESARO - L'atteggimaneto di quei due candidati era risultato fin da subito sospetto. Così la Polizia li ha seguiti svelando un piano altamente tecnologico per superare l'esame per la patente. I due, però, non sapevano che agenti della Polizia in borgese li stavano seguendo fina dalla loro uscita dagli uffici della Motorizzazione civile, dove si svolgevano gli esami per le patenti A e B. I due sono saliti su un'auto che li attendeva per fare un berve tragitto e poi incontrarsi con un'altra auto.

A quel punto la Polizia è intervenuta ed ha svelato l'illecito. In una delle auto, infatti, c'erano vere apparecchiature da agenti segreti: apparecchiature wi fi per la trasmissione dati; ricestrasmittenti audio-video; microtelecamere cammuffate da bottoni; una serie di bottoni e filo da cucire di svariate forme e colori; batterie, alimentatiori e cavi di cablaggio. Oltre a manuali per l'esame di teoria della patente, libri di quiz con le risposte esatte. Fare due più due a quel punto è stato facile: l'armamantario tecnologico era servito per suggerire a distanza le risposte esatte e passare così l'esame. Il materiale è stato sequestrato e tre persone, due pesaresi ed un campano, sono stati denunciati per truffa.

 
sabato 31 agosto 2013 - 15:52   Ultimo aggiornamento: 15:54

Pago 500 euro una squillo per andare con mio figlio disabile»

Il Mattino

di Mauro Favaro

La storia della mamma di un 30enne rimasto paralizzato dopo un incidente: «Troppi soldi, mancano strutture adatte»


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TREVISO - «Sono senza dubbio favorevole alla riapertura delle case chiuse». A parlare è una donna che vive e lavora attorno a Treviso. Una madre che chiameremo Adriana, nome di fantasia, dato che ha chiesto l'anonimato. Ciò che davvero spinge Adriana a chiedere di riaprire le case di tolleranza è qualcosa di molto più intimo: dare al proprio figlio disabile, un 30enne rimasto paralizzato in seguito a un incidente, la possibilità di soddisfare i propri desideri sessuali. Fino ad avere, eventualmente, un rapporto completo.

«Mio figlio ha le stesse identiche pulsioni che ha qualsiasi giovane della sua età - spiega la madre - tanto più che a causa della sua condizione non ha mai avuto alcuna storiella come solitamente capita nell'adolescenza». E da qualche tempo ha iniziato a chiedere, in modo sempre più netto, di avere le stesse possibilità dei suoi coetanei. Anche nella sfera sessuale, fino a oggi solo immaginata.
Adriana, superato un iniziale choc, non è rimasta a guardare e ha cercato in tutti modi di trovare una risposta alla domanda del figlio. «Mi sono informata -spiega - ho visto che in paesi come l'Olanda è contemplata la figura dell'assistente sessuale per disabili. Ma qui non c'è nulla del genere». Così, dato che cambiare paese è una missione impossibile, non sono rimaste che le prostitute. «Non quelle che si vedono sulle strade - tiene a specificare - Mi sono guardata attorno e mi sono messa alla ricerca di una persona che potesse accettare, ma allo stesso tempo garantire sicurezza e pulizia».

Alla fine l'ha trovata. Al primo incontro organizzato con suo figlio, poi, tutto è andato per il meglio. Nonostante lui fosse a conoscenza del fatto che veniva pagata dalla madre. «Non mi sembrava vero che tutto fosse andato bene - ricorda la donna- e infatti poi non è stato così». Perché la squillo ha sì accettato di fare sesso con il giovane disabile, ma ha chiesto una cifra che si aggira attorno ai 500 euro a incontro. Una cifra insostenibile.
 
«Adesso sono sola tra mio figlio che mi chiede di continuare
e l'impossibilità di far fronte a una spesa del genere -rivela- Trovarne un'altra di cui potersi fidare è praticamente impossibile. Non so cosa fare».

«Per questo penso sia fondamentale riaprire le case chiuse, magari organizzate in modo diverso ma sicure e con prezzi controllati -conclude Adriana- per dare alle persone disabili come mio figlio la possibilità di vivere la sfera sessuale in modo normale, come tutti gli altri, senza che le famiglie alle prese con problemi del genere siano costrette a seguire percorsi comunque poco sicuri e ad affrontare spese folli per vedere felice il proprio ragazzo».

 
mercoledì 28 agosto 2013 - 13:43   Ultimo aggiornamento: venerdì 30 agosto 2013 09:02