sabato 31 agosto 2013

Avezzano stampa il «marso», la nuova moneta per rilanciare l'economia

Corriere della sera

Sono diverse le esperienze di questo tipo in Abruzzo. Il marso è un buono che garantirà sconti nel circuito dei commerianti locale

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AVEZZANO – Ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, i nuovi acquisti si faranno con il marso (dal nome dell’area abruzzese conosciuta come Marsica), moneta «coniata» dal Comune a beneficio dei propri cittadini. L’intenzione è di rilanciare l’economia locale, in particolare il settore agroalimentare, e dare un po’ di respiro ai negozi di vicinato nella battaglia quotidiana contro la crisi. Il marso, che dovrebbe entrare in circolazione entro la fine dell’anno, sarà una moneta-non moneta: non potrà essere incassata né convertita (in quanto non sostituisce l’euro) e sarà valida esclusivamente nel circuito dei commercianti locali. Versati insieme agli euro, i marso daranno diritto a uno sconto e il negoziante che li riceverà potrà spenderli a sua volta in altri esercizi della città.

BUONI LOCALI STAMPATI - L’idea si è concretizzata con l’adesione dell’amministrazione comunale al progetto dell'associazione Arcipelago Scec (acronimo di Solidarietà che cammina), che riunisce altri esperimenti di questo tipo in Italia (ad esempio a Napoli, Crotone e nella Parma del sindaco grillino Federico Pizzarotti, ma si contano iniziative anche in Toscana e in Sardegna). I marso, spiegano in municipio, sono buoni locali stampati per ottenere uno sconto che va dal 5 al 30 per cento nei negozi aderenti. Un esempio? Compro un paio di pantaloni del valore di 100 euro pagando 80 euro più 20 marso. Il commerciante che «incassa» i marso andrà nel negozio di frutta e spenderà lì quei buoni che, a sua volta, il fruttivendolo potrà utilizzare per fare la spesa sempre in un negozio locale.

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IL SINDACO - «Noi sindaci – afferma il primo cittadino di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio – siamo rimasti l’unico baluardo a difesa delle comunità e quindi dobbiamo inventarci di tutto per dare una mano al nostro territorio. Dopo l’introduzione del microcredito, abbiamo deciso di aderire all’Arcipelago Scec sperando di aumentare i consumi e dare un po’ di forza alla nostra economia, in particolare alla produzione agroalimentare». Nella delibera contenente il progetto, presentato nei giorni scorsi alle associazioni dei commercianti, si cita tra le cause della crisi il «continuo drenaggio di ricchezza che prende strade lontane e non viene reinvestita, se non in percentuali trascurabili, sul territorio che l’ha prodotta. Ad esempio, i cittadini della sola Avezzano spendono annualmente 75.000.000 euro per generi alimentari che, per il 60%, alimentano il circuito della grande distribuzione e vengono reinvestiti in altre regioni d'Italia o all'estero». Per questo l’amministrazione intende «attuare dei sistemi che aiutino cittadini ed imprese a cooperare e a sviluppare la solidarietà reciproca e l’economia tipica locale fondata sulla filiera agroalimentare».

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ANCHE A BRISTOL - Un po’ come è accaduto, nel recente passato, a Bristol, città del sud-ovest dell’Inghilterra, con i «Bristol pound». Circa trecento negozianti hanno raccolto l’invito del Comune ad accettare il nuovo mezzo di pagamento da affiancare alla tradizionale possibilità di saldare la spesa in sterline. Un’iniziativa accolta con freddezza dalle grandi catene di distribuzione, che hanno protestato per l’impossibilità di scambiare la nuova «moneta» al di fuori dei confini comunali.

LA GRAFICA - Ad Avezzano i grafici sono già al lavoro per elaborare l’immagine del marso. Sarà di carta colorata (corredata di valori e sistema anti-falsificazione) e del tutto simile ai buoni ideati dallo Scec. Cambierà soltanto il simbolo stampato sulla «banconota» che, per rendere omaggio alle tradizioni più antiche della terra marsicana, sarà costituito dalla «chimera» , l’uccello che secondo la leggenda volava sulle acque del Lago Fucino. In città è prevista anche l’apertura di un punto per la distribuzione dei marso, che saranno consegnati ai cittadini gratuitamente (100 marso ciascuno).

LE MONETE ALTERNATIVE - Avezzano non è l’unico Comune abruzzese che vanta esperienze di «moneta» alternativa. A Guardiagrele, in provincia di Chieti, nel Duemila circolò per alcune settimane il Simec, la «moneta del popolo» ideata dallo scomparso Giacinto Auriti, ex preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Teramo, il quale mise in pratica ciò che teorizzava da tempo con i suoi studenti. Tuttavia i Simec in circolazione, che a differenza dei marso erano considerati moneta vera, furono sequestrati dalla Guardia di Finanza per ordine della Procura e l’esperimento venne interrotto.

31 agosto 2013 | 16:45

Boom di ordini di Viagra da parte dell'esercito israeliano

Corriere della sera

Renderebbe i piloti degli aerei più resistenti all'altitudine
 
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Grande scalpore in Israele per la notizia che il Ministero della Difesa ha inserito tra gli ordini effettuati per le truppe ben 1200 compresse da 100 mg. di sildenafil, il principio attivo del Viagra. Il farmaco è usato per curare le disfunzioni sessuali maschili e in un primo momento il quotidiano israeliano Haaretzha suggerito che le capsule potrebbero essere state ordinate per combattere i problemi erettili dei soldati. Ma in seguito è emerso che i destinatari sarebbero i piloti, poichè il farmaco aumenterebbe la resistenza all'altitudine

ORDINE - L'ordine delle capsule di Viagra è contenuto in una lista di 105 articoli e tra i prodotti richiesti vi è di tutto, dai pneumatici al peperoncino, dai legumi alle uniformi. Contattato dai media internazionali il Ministero della Difesa ha preferito non commentare la notizia. Tuttavia il probabile motivo di questo insolito ordine è stato svelato dal settimanale militare israeliano Ba Mahahné che ha ricordato come questa non sia la prima volta che il Ministero della Difesa richiede Viagra per i suoi soldati: il farmaco - scrive il settimanale - è da tempo somministrato ai piloti prima di salire sugli aerei. La famosa pillola blu renderebbe più resistenti gli aviatori quando sono in alta quota e devono sopportare la mancanza di ossigeno.

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ALTA QUOTA - Come ricorda il dottore e colonnello Yéhezkiel Ken, direttore dell'ospedale Herzog di Gerusalemme, il Viagra è stato originariamente sviluppato come rimedio alla pressione alta e anche molti alpinisti se ne servono quando sono in alta quota. La decisione di somministrare Viagra anche ai soldati israeliani sarebbe arrivata dopo che 51 alpinisti hanno confermato di aver preso la pillola blu durante la scalata del Kilimanjaro e di aver subito meno gli effetti del mal di montagna: «L'esperienza ha dimostrato che la pressione sanguigna nei polmoni aumenta nei soggetti che assumono un derivato del Viagra rispetto a coloro che non lo prendono» ha dichiarato alla stampa israeliana il dottor Ken

31 agosto 2013 | 16:34

Google Street View cattura il volo dello Space Shuttle

Il Mattino

di Laura Bogliolo


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ROMA - Incredibile scatto ripreso da Street View, il programma di Google Maps che consente di passeggiare virtualmente per il mondo. Questa volta le telecamere di Big-G installate sulle Google Car hanno ripreso il volo dello Space Shuttle Enterprise sopra il New Jersey. Nell'immagine si vede la navicella fissata sopra un Boeing mentre nel 2012 era in viaggio con meta New York.

La navetta Enterprise era stata trasportata verso il museo aerospaziale Intrepid, al largo di New York. A segnalare l'incredibile scena ripresa per caso è stato un tweet sul profilo ufficiale di Google Maps. I primi di giugno dello scorso anno era iniziato il viaggio dello shuttle spaziale Enterprise partito dall’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York e diretto al museo navale e aereospaziale Intrepid di Manhattan: il viaggio durò quattro giorno e approdò sulla nave-museo dopo essere stata spostata grazie all’uso di gru e barche.

laura.bogliolo@ilmessaggero.it
blog: Daily web


LO SHUTTLE SU STREET VIEW
Visualizzazione ingrandita della mappa

 
FOTOGALLERY

Il volo dello Space Shuttle catturato da Google Street View




sabato 31 agosto 2013 - 12:44   Ultimo aggiornamento: 13:33

Aversa. Bimbo di 4 anni azzannato da rottweiler, il cane era sfuggito al guinzaglio del padrone

Il Mattino

L'animale era senza museruola e avrebbe scambiato il piccolo per una preda. Il padre è intervenuto per salvare il figlio


Usciva dal bar per mano a suo padre. Per strada c'era un adolescente, un ragazzino, che teneva al guinzaglio, ma senza museruola un Rottweiler, cane dagli istinti primitivivi: quelli che - talvolta - suggeriscono a questa razza che un cucciolo d'uomo può essere una preda. O, comunque, un soggetto più in basso nella sua scala gerarchica. Il piccolo di 4 anni è stato valutato secondo istinto. Ed il Rottweiler si è avventato, sfuggendo al controllo del padrone. Il bimbo ha avuto la fortuna dell'intervento immediato del padre e del padrone del cane.

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Dieci giorni di guarigione per una ferita lacerocontusa ad un fianco e tanta, tantissima paura, oltre a subire la profilassi prescritta nei casi di morsi da cane. Solo il caso ha voluto che un incidente che ha visto quale vittima un bambino di quattro anni, non si trasformasse in una delle tante tragedie dovute ad attacchi dei cani a bambini.Teatro dell’assalto l’uscita di un noto bar cittadino di via Michelangelo ad Aversa, una delle strade della movida aversana. Secondo una prima ricostruzione operata dagli agenti della polizia municipale di Aversa, ai quali il padre si è rivolto dopo il fatto per denunziare l’accaduto, il genitore era appena uscito dal bar in compagnia del bambino, quando un cane rottweiler, tenuto al guinzaglio da un adolescente, ma sprovvisto della prescritta museruola, è riuscito a districarsi dal controllo del padrone e si è avventato contro il bambino azzannadolo ad un fianco.

Immediato l’intervento del padrone del cane che ha picchiato l’animale. Intanto, il padre della giovane vittima ha, ovviamente, pensato a prestare i primi soccorsi al figlio, trasportandolo con la propria autovettura al pronto soccorso dell’ospedale cittadino «San Giuseppe Moscati». Qui i sanitari, dopo opportuni controlli, hanno accertato che il morso dell’animale aveva provocato solo una grossa ferita con una lacerazione della pelle, ma senza che fossero lesi organi vitali. L'Asl dovrà ora considerare la pericolosità dell'animale che ha avuto una reazione gravissima.

 
venerdì 30 agosto 2013 - 22:39   Ultimo aggiornamento: sabato 31 agosto 2013 13:14

La Germania vota (il cioccolato) bianco» Bufera sulla Ferrero: «Lo spot è razzista»

Corriere della sera

L'azxienda italiana costretta a ritirare la pubblicità

VIDEO : Lo spot accusato di razzismo



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Il meno contento di tutti, se l’ha visto, sarà stato Karamba Diaby, il cinquantunenne chimico di origine senegalese, iscritto alla Spd, che ha ottime probabilità di diventare il primo deputato nero del Bundestag il 22 settembre e sta facendo una campagna elettorale ad Halle, in Sassonia-Anhalt, tutta dedicata ai temi della lotta contro il razzismo e per l’integrazione. Stiamo parlando dello spot della Ferrero per lanciare il suo nuovo cioccolato bianco, il Küsschen. Un filmato di pochi secondi, destinato alle televisioni, che è stato accusato di avere un messaggio xenofobico nascosto. «La Germania vota bianco» era uno degli slogan. L'azienda italiana lo ha ritirato dopo un tempesta che si è scatenata su Twitter e Facebook. Ma le polemiche non sono cessate.

LA DIFESA - Nello spot, creato dalla M&C Saatchi, una delle più grande società di pubblicità, si vede una tavoletta gigante di Küsschen, pronunciare un discorso davanti a una folla di sostenitori in festa. Sui cartelli frasi come «Yes weiss can», che con un gioco di parole tra «we» e «weiss» (bianco, in tedesco) si richiama al famoso motto della campagna elettorale di Barack Obama. «E’ per noi importante sottolineare chiaramente che siamo totalmente contrari ad ogni forma di xenofobia, estremismo di destra o razzismo», ha dichiarato la Ferrero allo Spiegel on line, dopo aver annunciato la decisione di fare «alcuni cambiamenti». «Tutte le parole riguardavano esclusivamente il cioccolato e non avevano un intento xenofobico. Siamo dispiaciuti perché il nostro messaggio commerciale non sia stato compreso», ha aggiunto la multinazionale di Alba che ha inventato l’ovetto Kinder.

«BENE IL RITIRO» - La pubblicità era stata accolta da un’ondata di proteste su Twitter, dove molti hanno paragonato gli slogan della Ferrero a quelli del partito neo-nazista Npd. «Saranno loro adesso a mangiare il Küsschen», ha scritto qualcuno, mentre c’è anche chi ha lamentato il fatto che non si possa più usare in pubblicità la parola bianco senza essere incolpati di xenofobia. Uno dei dirigenti dell’associazione «Iniziativa per una Germania nera», Tahir Della, ha detto a Spiegel on line che bisogna stare sempre in guardia contro le forme di sottile razzismo e si è felicitato per la rapida decisione di ritirare lo spot. «Si è trattato – ha aggiunto – solo di un errore». In passato si sono registrati in Germania altri casi di messaggi pubblicitari criticati per le stesse ragioni. Ma l’attenzione al tema della «sensibilità razziale» è ulteriormente aumentata, ricorda il sito del settimanale tedesco, dopo la scoperta della cellula clandestina neonazista che ha ucciso nove immigrati dal 2000 al 2006 (gli «omicidi del kebab», sono stati chiamati), scelti a caso in varie città tedesche e l'inizio del processo contro l’unica sopravvissuta del gruppo, Beate Zschäpe.

31 agosto 2013 | 14:30

Datagate, Microsoft e Google: “Faremo causa al governo Usa”

La Stampa

I due colossi del web affilano le armi “Campagna per la totale trasparenza”


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Microsoft e Google affilano le armi sulla vicenda Nsagate e sullo scambio di dati con il governo Usa e annunciano di essere pronte a fare causa all’amministrazione e di voler avviare una campagna per la più totale trasparenza. A parlare è stato il vice presidente esecutivo e consigliere generale di Microsoft, Brad Smith, che in un blog del gruppo ha dichiarato: «Oggi le nostre due società stanno insieme. Crediamo di avere un chiaro diritto nella Costituzione Usa a condividere più informazioni con il pubblico». 

La richiesta è quella di poter utilizzare le informazioni, ad esempio quelle della National Security Agency, Nsa, senza dover incappare nelle violazioni dell’atto del 1978. Secondo Smith esiste un modo di pubblicare le informazioni senza rischi e questa operazione di trasparenza deve essere fatta «al più presto» perché interesse «vitale» dei due gruppi.

«Nelle ultime settimane - ha continuato il vice presidente di Microsoft - il Dipartimento di Giustizia ha rinviato per sei volte le risposte da noi richieste. Ora è il momento di andare in causa e speriamo che la Corte ci dia il diritto di parlare più apertamente». Il caso Snowden ha messo in luce gli stretti rapporti tra i big dell’informatica e la Nsa americana che faceva accordi con le società per ottenere dati riservati sugli utenti. Molte società, sull’esplodere del caso Grande Fratello, hanno chiesto cospicui rimborsi allo Stato per aver danneggiato la loro immagine.

In 1.800 ai domiciliari, controlli impossibili

Corriere della sera

La polizia «visita» cento pregiudicati ogni giorno. I sindacati: siamo al collasso


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Immaginate di prendere un paese di quasi duemila persone, abitato soltanto da uomini e donne agli arresti domiciliari, ex detenuti affidati in prova, sorvegliati speciali e pregiudicati con obbligo di dimora. Poi trasferite tutti in una città da un milione e trecentomila abitanti e cercate un sistema per controllarli tutti, uno per uno, magari una volta al giorno. Missione praticamente impossibile.

Ecco la fotografia meno nota del «sistema sicurezza» a Milano. Il quadro di una realtà spesso sottovalutata, ma che nei fatti è l'avanguardia del fronte anticrimine. Eppure, lo dicono i numeri e lo denunciano i sindacati, la situazione è al collasso. Perché a fronte di 1.781 persone da controllare tra arresti domiciliari e affidi in prova, le verifiche effettuate porta a porta dalle forze dell'ordine non superano in media le 90/120 al giorno. In pratica, facendo un semplice calcolo matematico, chi si trova agli arresti domiciliari o beneficia di misure alternative ha una probabilità di essere controllato ogni 17 giorni.

Nella realtà gli sforzi di polizia e carabinieri riescono a tamponare almeno le situazioni di maggiore emergenza e pericolo. Tanto per capirci: se un omicida che ha scontato gran parte della pena viene scarcerato e messo ai domiciliari la macchina dei controlli è certamente più «attenta» e «scrupolosa» rispetto a un semplice ladro di biciclette. Di fatto però, anche per una questione strettamente cronologica, in questi ultimi mesi gran parte degli arrestati per mafia, traffico di droga e sequestri di persona degli anni Novanta stanno tornando in libertà. E spesso si tratta di personaggi di primo piano.

Ci sono anche casi di detenuti condannati all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidio già fuori dal carcare dopo solo vent'anni. Diritti sanciti dalla legge, che nessuno mette in discussione, ma che dovrebbero essere accompagnati da una serie di misure che non sempre funzionano al meglio. Al commissariato Scalo Romana, ad esempio, ci sono attualmente 118 detenuti in regime di arresti domiciliari. A Quarto Oggiaro, secondo i dati della questura, sono poco di meno: 95. Ma situazioni simili sono quelle dei commissariati Greco Turro (83) Lorenteggio (92), Comasina (77), Bonola (73), Villa San Giovanni (75), Mecenate (76).

CatturaNumeri destinati a salire e a raddoppiare con il nuovo decreto svuota carceri: «Si aprono le porte dei penitenziari, ma chi controlla gli ex detenuti?», si chiede un funzionario di polizia. In media ogni controllo richiede una decina di minuti ai quali occorre sommare i tempi di spostamento della pattuglia. E tra gli interventi d'emergenza delle volanti, gli impegni delle squadre investigative e tutti i servizi in piazza (ordine pubblico e scorte) non è facile per un commissariato riuscire a coprire ogni giorno un turno di controlli. Così anche la polizia si ingegna, magari studiando itinerari che massimizzino i tempi di viaggio.

Di certo, denunciano i sindacati di polizia, «la missione è spesso impossibile». «Perché mancano uomini e mezzi e il blocco degli organici ha ormai ridotto al collasso molti uffici». Giusto per fare un esempio nell'hinterland di Milano (ma anche in città) ci sono compagnie dei carabinieri - come quella di Corsico - che da anni convivono con carenze di organico mai sanate specie se si considera che il territorio (Corsico, Cesano Boscone e Buccinasco) è uno di quelli a più alta densità di 'ndrangheta di tutto il Nord Italia. E a poco sono valsi i trasferimenti disposti dal comando provinciale in questi ultimi anni:

«Chi può dopo pochi mesi chiede di essere spostato in un comando meno impegnativo o più vicino al paese d'origine». La stessa cosa vale anche per i reparti d'elite, le sezioni investigative anche loro ormai destinate a sopportare tagli e riduzioni di personale. Giuseppe Calderone, segretario regionale del Sap, il sindacato autonomo di polizia, denuncia deficit d'organico per la sola polizia di Milano di «almeno 500 uomini e 50 funzionari che dovrebbero ricoprire ruoli chiave. Oltre a mezzi e dotazioni». «In questa situazione, con organici al collasso e straordinari bloccati è impossibile pensare di controllare quasi duemila persone ogni giorno.

Ricordiamo che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta persone che hanno commesso reati e sono già state giudicate». Durante l'audizione davanti alla Commissione regionale antimafia il segretario del Sap ha chiesto «alla Regione un contributo di almeno 100 milioni di euro per nuovi mezzi e per potenziare i controlli». Specie in vista di Expo 2015, visto che la manifestazione porterà in città 20 milioni di visitatori: «La mia richiesta è rimasta lettera morta. Ma la mafia non si combatte con le parole, servono risorse».

31 agosto 2013 | 9:58

Il fotografo anti-pedofili censurato su Facebook

Corriere della sera

di Marta Serafini


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Erik Ravelo è un fotografo e un artista famoso. Scatta per Colors e per Fabrica. Il suo ultimo lavoro è una campagna di forte impatto dal titolo Los intocables. Una serie di immagini per protestare contro la violenza sui minori. E che raffigurano i bambini crocifissi sugli adulti. C’è il soldato con il mitra in mano e con una ragazzina inchiodata al suo corpo, c’è il clown di Mc Donald’s, un turista e un medico. Tutti carnefici dell’infanzia. A testimonianza di ciò che avviene nel mondo e di cui troppo poco si parla. Poi c’è anche un prete con un bimbo seminudo. Ed stata questa ultima fotografia a far scattare la censura su Facebook.

“Quando l’ho postata mi è arrivata una notifica dal Social network con la quale mi avvisavano che non posso caricare immagini per 7 giorni e che se metto altri contenuti non appropriati mi bloccheranno il profilo”. Erik è molto arrabbiato. “La mia è una campagna artistica che è diventata virale in rete, fatta senza alcuno sponsor e che ha l’obiettivo di protestare contro la pedofilia. Perché viene censurata, quando su Facebook gira di tutto?”.
Erik Ravelo è venuto via da Cuba quando aveva 18 anni per poter lavorare liberamente. Ma ora si trova ad avere gli stessi problemi. “Possibile che non venga compresa la differenza tra contenuti inappropriati  e arte?”

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In realtà non è la prima volta che immagini di questo tipo vengano rimosse. È successo anche con le il profilo delle Femen ed è capitato anche ad altri artisti. Basta che qualcuno segnali la fotografia e scatta il procedimento. E se il flusso delle immagini è talmente vasto da controllare, è incredibile come iniziative di questo tipo vengano bloccate in rete, dove la libertà di espressione dovrebbe essere tutelata è salvaguardata.

Twitter @martaserafini

Stalking, ecco come nasce

Il Secolo xix

Pisa


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Lo stalking può derivare da una gelosia delirante causata da uno squilibrio mentale. È il risultato di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell’Università di Pisa, pubblicato sulla rivista CNS Spectrums della Cambridge University Press. Legati a tale squilibrio ci sarebbero anche altri comportamenti aggressivi estremi come il suicidio o l’omicidio.

Secondo i ricercatori Donatella Marazziti, Michele Poletti, Liliana Dell’Osso, Stefano Baroni e Ubaldo Bonuccelli, chiarisce una nota dell’ateneo pisano, «le radici neuronali della cosiddetta “sindrome di Otello” si troverebbero in un’area della corteccia frontale, una zona del cervello che sovrintende complessi processi cognitivi e affettivi».

Grazie a un modello teorico elaborato dagli scienziati osservando pazienti schizofrenici, alcolisti e malati di Parkinson, nei quali sono molto comuni le manifestazioni di gelosia delirante, spiega Marazziti, è stato possibile raggiungere i primi dati, ma avverte la ricercatrice, «l’indagine empirica delle basi neurali della gelosia è solo all’inizio e ulteriori studi sono necessari per chiarirne le radici biologiche».

Se infatti, sottolinea il ricercatore «la gelosia è un sentimento del tutto naturale, il punto è individuare lo squilibrio biochimico che trasforma questo sentimento in un’ossessione pericolosa». La speranza, conclude Marazziti, è che «una maggiore conoscenza dei circuiti cerebrali e delle alterazioni biochimiche che sottendono i vari aspetti della gelosia delirante, possa aiutare ad arrivare a un’identificazione precoce dei soggetti a rischio».



Stalking, a chi chiedere aiuto
Il Secolo xix

Elisabetta Pagani


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Genova - Claudia è giovane ma da tempo non usciva più. Non andava in palestra, aveva paura, si sentiva costantemente spiata. È una delle tante vittime di stalking. E una delle 33 donne che partecipano alla sperimentazione di uno speciale telefonino-amico. Un lancia-sos, mascherato da cellulare, che si attiva con un pulsante e si collega con un centro antiviolenza che a sua volta, se la situazione è grave, inoltra la richiesta d’aiuto alla polizia. Non c’è nemmeno bisogno di spiegare la propria posizione, perché il congegno è provvisto di geolocalizzatore e la volante sa già dove andare.

Per ora il progetto è in fase di test a Roma su un piccolo campione, ma è strutturato in modo da poter coprire, in futuro, fino a 2.000 vittime di stalking. Che, per paura di essere minacciate o picchiate, sono state obbligate a non uscire di casa o a farlo con l’ansia. Claudia era una di loro, e assicura che con il telefonino «mi sento più sicura». Così come Lucia, aggredita dal suo stalker e «salvata dalla volante». Il telefonino-pilota, che ha appena vinto il “Germoglio d’Oro” del Premio Bellisario “Donne: l’Italia che vogliamo”, si chiama Vodafone Angel, ed è stato realizzato da Fondazione Vodafone Italia con il ministero dell’Interno. A guardarlo sembra un normalissimo telefono, vecchio stampo, non uno smartphone. «Perché doveva essere un oggetto che non dava nell’occhio» spiegano da Vodafone «ormai abbiamo tutti due cellulari, nessuno si insospettisce».

Sembra un telefono ma non lo è: non si possono fare chiamate né mandare sms. Per attivare l’allarme basta schiacciare il tasto centrale - quello che solitamente fa accedere al menu - e si collega direttamente a un centro antiviolenza. Il primo contatto è con un operatore, perché a volte basta dare allo stalker l’idea che la vittima non sia sola. Se la situazione è grave, l’operatore allerta la polizia. Che grazie al Gps del telefono, localizza la donna. Inoltre, una volta schiacciato il bottone, si attiva una registrazione audio, utile per ricostruire l’aggressione.

A fare parte del progetto sono persone di tutte le età, anche perché non esiste un profilo standard della vittima: diverse classi sociali, varia situazione economica, età diversa - ma la maggior parte è molto giovane, alla prima esperienza sentimentale, o fra i 40 e i 50 anni, alla prima separazione. Questo perché spesso lo stalker è un ex, fidanzato o marito. Mentre la vittima quasi sempre una donna: così come nel 90% delle violenze sessuali e nell’81% dei maltrattamenti in famiglia.

Le denunce ci sono, ma ancora poche. Il sommerso è altissimo, ammette la polizia. Anche se la legge c’è, da 3 anni: è diventata un articolo - il 612 bis - del Codice penale, che prevede la reclusione da 6 mesi a 4 anni per lo stalker.  Ma la vittima, cosa può fare? Rivolgersi a un centro antiviolenza, chiamare il numero verde dell’Osservatorio nazionale antistalking - 06.44246573 nei feriali, 327.4660907 nei festivi - o rivolgersi alle forze dell’ordine. Che da anni hanno avviato progetti ad hoc in modo da avere almeno un operatore formato per questo tipo di situazioni in ogni sede di carabinieri, polizia e finanza.

Dal punto di vista della tutela le strade sono due: rivolgersi alla questura per chiedere l’“ammonimento” dello stalker - e cioè un richiamo che se non rispettato farà partire la denuncia d’ufficio - o direttamente presentare querela. E nel frattempo, evitare qualsiasi contatto con il molestatore, anche se chiede di bere solo un caffè e parlare. Cedere - avverte la polizia - può essere davvero pericoloso.



Stalking, i carabinieri: «Si deve denunciare»
Il Secolo xix

videoservizio di Beatrice D’Oria


Anche nel capoluogo ligure la lotta è aperta contro i casi di violenza sulle donne. Nel video, l’iniziativa dello scorso novembre

Genova - In occasione della conferenza stampa sulle indagini che hanno portato all’arresto di Giuseppe Toscano , accusato di aver aggredito l’ex moglie con l’acido, i carabinieri l’importanza di denunciare gli episodi di stalking: «Non bisogna creare allarmismi, ma non bisogna sottostare a condotte che vanno a incidere sulla serenità delle persone per così tanto tempo», hanno detto all’unisono il comandante del Reparto operativo, Francesco Pecoraro, e quello della compagnia di Portoria, il capitano Francesco Coppola.

I due ufficiali hanno spiegato che «è necessario che le vittime ricorrano alle forze di polizia per denunciare i fatti prima che la situazione possa degenerare» ed è necessario continuare a monitorare tutti gli episodi di violenza e stalking che avvengono «per capire quando è il momento che può accendersi la spia d’allarme».

A Genova, come in altre città italiane, ormai da tempo c’è una lotta aperta contro gli episodi di stalking e il cosiddetto “femminicidio”, che secondo gli ultimi dati provoca una vittima ogni due giorni (video) : lo scorso novembre, in occasione della Giornata mondiale contro la Violenza sulle donne, a Staglieno è stata posizionata una targa in memoria delle vittime di femminicidio (video) . Per fortuna, come ricordò al Secolo XIX la responsabile del Centro Antiviolenza cittadino, Rita Falaschi (video) , sulla questione c’è più informazione e consapevolezza.

Quando il biocarburante “produce” la fame

La Stampa

La sintesi del “position paper” di Oxfam Italia e ActionAid


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Cosa sono i biocarburanti?
I biocarburanti sono carburanti liquidi prodotti da materia organica, pertanto sono classificati tra le fonti di energia rinnovabile. Fino ad una certa quantità possono essere miscelati alla benzina e al diesel servendo così i motori delle macchine in circolazione. Il biodiesel che viene miscelato al diesel viene prodotto da oli vegetali (come l’olio di semi di colza, l’olio di palma, di soia, di jatropha…). Il bioetanolo che viene miscelato alla benzina è prodotto dalla fermentazione di componenti zuccherine di parti vegetali (si utilizza la canna o la barbabietola da zucchero oppure i cerali, ad esempio mais e grano).

Produrre biocarburanti: a quale prezzo?
Costi sociali: una recente mappatura di ActionAid che ha riguardato 98 progetti di investimento per la produzione agroenergetica in Africa sub-sahariana ha rilevato che tra il 2009 ed il 2013 sono stati sei milioni gli ettari di terreno acquisiti da imprese europee e sottratti quindi ai bisogni alimentari delle comunità locali. Nel solo 2008, secondo una stima di Oxfam, la terra coltivata a biocarburanti avrebbe potuto sfamare 127 milioni di persone, riducendo la fame nel mondo di circa il 15%.

Costi ambientali: contabilizzando sia le emissioni dirette che quelle indirette associate alla produzione di biocarburanti, emerge chiaramente come questa fonte di energia rinnovabile non garantisce un’effettiva riduzione di CO2. Secondo le stime dell’Institute for European Environmental Policy, allo stato attuale i biocarburanti sarebbero responsabili, entro il 2020, di emissioni aggiuntive equivalenti all’aver immesso sulle strade europee un numero aggiuntivo di automobili che oscilla tra i 14 e i 29 milioni di unità.

Costi economici: un recente rapporto dell’International Institute for Sustainable Development ha messo in luce che nel 2011 il supporto pubblico ai biocarburanti dei Paesi membri dell’UE è stato di 6 miliardi di euro. Se non si pone un limite ai biocarburanti derivanti da colture alimentari (ovvero un tetto massimo al 5% così come proposto dalla Commissione Europea) i costi sono destinati ad aumentare ulteriormente comportando una spesa aggiuntiva decisamente superiore nel periodo 2014-2020.

L’Italia e i biocarburanti: un affare per chi?
L’Italia è in Europa uno dei maggiori produttori e consumatori di biocarburanti. La percentuale di consumo di biocarburanti in Italia è stata nel 2012 del 4,5%. In termini di produzione l’Italia si colloca al 4° posto nella classifica dei Paesi europei e produce prevalentemente biodiesel. Comunque è importante notare che, così come per gli altri Stati Membri, la maggior parte della materia prima è di importazione. Non essendoci sufficiente terra disponibile per la coltivazione di colture a fini energetici, nel solo 2010 il 72% della materia prima è stata importata da Paesi extra UE.

Altrettanto rilevanti, sono le importazioni di biocarburante già raffinato: nel 2011 risultano essere il 70% del volume totale di biocarburanti immessi in consumo. In uno scenario globale che già vede una consistente diminuzione di terra arabile (l’ammontare di terra arabile pro-capite nel giro degli ultimi 50 anni si è dimezzato), è evidente che l’Europa, Italia inclusa, sia soggetta a una forte dipendenza di importazioni che sfruttano terra fuori dai propri confini.

Dalla mappatura del Land Matrix, il più attendibile database oggi esistente che monitora il fenomeno delle acquisizioni di terra su larga scala a livello globale, risultano mappati anche alcuni investimenti italiani, documentati con relativo contratto di acquisizione. Oltre i 2/3 dei 21 investimenti mappati, tutti concentrati in Africa, hanno come obiettivo di investimento le coltivazioni agro energetiche, che arrivano ad occupare complessivamente un’area documentata dai contratti di oltre 400.000 ettari.

Rendere la politica dei biocarburanti più sostenibile: la sfida in Italia e Europa
Disciplinando il quadro comunitario in materia di energie rinnovabili l’Europa nel 2009 ha introdotto una direttiva che impone il raggiungimento dell’obiettivo del 10% di energia rinnovabile nel settore dei trasporti entro il 2020. Tuttavia questo obiettivo viene perseguito dagli Stati Membri quasi esclusivamente incentivando la produzione ed il consumo di biocarburanti di prima generazione, ovvero prodotti a partire da colture alimentari.

La Commissione Europea ad ottobre del 2012 ha presentato una proposta di direttiva per rivedere la politica europea sui biocarburanti (in particolare la Renewable Energy Directive – RED e la Fuel Quality Directive – FQD). La proposta della Commissione è ora al vaglio del Consiglio e del Parlamento europeo secondo la procedura di codecisione. Nella plenaria di settembre (il 10 o l’11) il Parlamento europeo esprimerà la propria posizione sulla proposta di direttiva della Commissione. Parallelamente gli Stati Membri stanno negoziando una posizione comune internamente al Consiglio (le compagini del Consiglio europeo competenti in materia sono il Consiglio Ambiente e il Consiglio Energia). Vi è quindi ora l’opportunità di indirizzare la politica europea sui biocarburanti verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale. 



Oxfam e ActionAid all’Italia: rivedere legge sui biocarburanti

La Stampa

Dall’Italia una petizione su Change.org rivolta a Europarlamento e Governo italiano. La richiesta: limitare per poi azzerare il consumo dei biocarburanti prodotti a spese di cibo, terra e acqua nei paesi più poveri

franco brizzo


Oxfam Italia e ActionAid lanciano una petizione su Change.org per chiedere agli europarlamentari italiani e ai ministri Andrea Orlando (Ambiente) e Flavio Zanonato (Sviluppo economico) di rivedere la normativa oggi in vigore sui biocarburanti. La richiesta è limitare la produzione di biocarburanti provenienti da materie prime alimentari o prodotti sfruttando ingenti quantità di terra e acqua, affinché non entrino in diretta competizione con la produzione di cibo. 

Proprio per evitare la competizione tra produzione di biocarburanti e produzione di cibo, la Commissione europea ha proposto, a ottobre 2012, di stabilire un tetto massimo di consumo del 5% (in relazione all’obiettivo del 10% di energia da fonti rinnovabili nel settore dei trasporti). Secondo Oxfam Italia e ActionAid, tale misura va sostenuta e ulteriormente rafforzata, prevedendone l’introduzione in entrambe le direttive che regolano la politica europea sui biocarburanti ed estendendone l’applicazione anche alle coltivazioni energetiche dedicate. 

“Ricavare benzina o diesel a partire da colture alimentari o da colture non alimentari dedicate a fini energetici significa sottrarre terra e acqua alla produzione di cibo. Questo non è sostenibile né eticamente accettabile, perché contribuisce ad alimentare la fame, gli accaparramenti di terra e i cambiamenti climatici”, ha detto Elisa Bacciotti, Direttrice Campagne di Oxfam Italia. “Oggi l’Europa, assetata di biocarburanti, crede di fare una politica verde mentre invece alimenta la fame nel mondo: è necessario cambiare rotta, promuovendo alternative realmente sostenibili nel settore dei trasporti, come ad esempio la mobilità elettrica, il trasporto pubblico e l’efficienza energetica. Chiediamo ai cittadini italiani di far sentire la propria voce per una politica davvero amica del pianeta e di chi ci vive” conclude Bacciotti. 

“L’attuale normativa europea sui biocarburanti ha dei costi sociali ormai non più sostenibili. Basta pensare che i prodotti della terra utilizzati per produrre biocarburanti nel solo 2008 avrebbero potuto sfamare 127 milioni di persone, riducendo la fame nel mondo di quasi il 15%. O che tra il 2009 e il 2013 sei milioni di ettari di terreno, ovvero una superficie grande quanto tutto il centro Italia quasi, sono stati acquisiti da imprese europee in Africa sub sahariana a scapito dei bisogni alimentari delle comunità locali” – ha detto Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid. “Qualsiasi persona di buon senso sceglierebbe di poter sfamare la propria famiglia, invece che riempire il serbatoio della propria auto – per questo crediamo che i cittadini italiani possano sostenere le nostre richieste”, conclude De Ponte. 

Nella plenaria di settembre il Parlamento Europeo si esprimerà sulla proposta di una nuova direttiva che propone la riduzione del consumo di biocarburanti prodotti da materie prime alimentari. Anche i Governi stanno negoziando una posizione comune in seno al Consiglio Europeo. La lobby dell’industria di settore sta però ostacolando questa proposta, con l’obiettivo di difendere i propri interessi a discapito di quelli collettivi. Un’influenza che, fino ad oggi, si è fatta sentire: nel solo 2011 i Paesi dell’Unione europea, Italia compresa, hanno sostenuto la produzione di biocarburanti con ben 6 miliardi di euro - soldi dei contribuenti a sostegno di politiche “verdi” che di sostenibile finora non hanno niente.

E’ possibile firmare e monitorare l’andamento della petizione su Change.org all’indirizzo: https://www.change.org/nofoodforfuel

800 milioni di tappi l’anno Tanto sughero che si può riciclare

La Stampa

In Italia ogni anno vengono gettati nella spazzatura 800 milioni di tappi in sughero. Un enorme spreco, se si pensa che potrebbero diventare “granulare”, un isolante naturale da impiegare in edilizia. Oggi però anche nel nostro Paese la raccolta è sempre più diffusa. Ecco dove e come

andrea bertaglio


Cattura
In Italia ogni anno vengono gettati nella spazzatura 800 milioni di tappi in sughero. Un enorme spreco, se si pensa a quante altre applicazioni potrebbero avere. Una su tutte, la loro trasformazione in granulare, isolante naturale da impiegare in edilizia. Oggi però anche nel nostro Paese la raccolta dei tappi di sughero è sempre più diffusa, e vede coinvolti un numero crescente di attori. Oltre che dal punto di vista ambientale, questa pratica è utile anche a livello educativo, offrendo spunti di riflessione su temi come riuso dei materiali, raccolta differenziata, risparmio energetico, deforestazione. 

In Italia sono molte le iniziative per il riciclo dei tappi di sughero. Un noto esempio è quello della cooperativa sociale cuneese Artimestieri, attiva dal 1989 nei settori del bioarredamento e della bioedilizia, ma anche nella promozione dell’attenzione all’ambiente e alla solidarietà sociale. L’iniziativa più importante nel Belpaese è però chiamata “Etico”, progetto avviato nel 2011 da Amorim Cork Italia che coinvolge un numero sempre maggiore di partner: associazioni, enti locali e produttori vitivinicoli.

Le tonnellate di tappi raccolti con Etico vengono riciclate e diventano materiali per bioedilizia. Per ogni tonnellata di materiale raccolto vengono devoluti 1000 euro a Onlus che, promuovendo la raccolta sul territorio di competenza, collaborano al progetto. Questi soldi provengono dall’azienda trevigiana Eco Profili, che acquista il sughero a 600 euro a tonnellata, e dalla stessa Amorim, che dona i restanti 400 euro. 

Etico sta avendo un enorme successo, e in regioni come Veneto, Lombardia e Piemonte vede coinvolti centinaia di soggetti: dalle principali associazioni di sommelier ai produttori vitivinicoli; dalle più importanti manifestazioni eno-gastronomiche agli enti locali per la raccolta dei rifiuti. Come le venete Savno e Amia, che con il loro supporto aiutano a non sprecare un materiale prezioso e completamente riciclabile come il sughero. 

In poco più di un anno, la raccolta di tappi promossa da Amorim Cork Italia, azienda proveniente dal regno del sughero, il Portogallo, ha raggiunto le 30 tonnellate. Un risultato importante, se si pensa che, invece, i preziosi tappi in sughero vengono solitamente gettati nella spazzatura indifferenziata. “In Italia ci sono 800 milioni di tappi in sughero che ogni anno vengono gettati nella spazzatura”, spiega Carlos Santos, amministratore delegato di Amorim Cork Italia:

“Un incommensurabile spreco, se pensiamo al valore che quel piccolo tappo di sughero ha se riconvertito nella bioedilizia, nell’aeronautica, nel design e nell’arredamento e in innumerevoli altre applicazioni”. In effetti, con la polvere di sughero bruciata è possibile anche creare energia e riscaldare degli edifici. “Ecco cosa vogliamo fare”, aggiunge Santos: “Cercare di intercettare quei tappi usati e riciclarli. Questo ci può consentire di ridurre i rifiuti indifferenziati e di sviluppare l’industria del riciclo”. Promuovendo allo stesso tempo una sensibilizzazione a favore della tutela delle foreste da sughero, “una salvaguardia che dipende in modo importante dall’esistenza dell’attività di decortica”. 

@AndreaBertaglio