venerdì 30 agosto 2013

Silvio disteso nel divieto d'accesso Berlusconi ispira anche la street art

Corriere del Mezzogiorno

Adesivo (irriverente) sul Cavaliere su un cartello stradale


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NAPOLI - La street-art non dimentica Silvio. Una mano ignota ha piazzato, al centro storico di Napoli, l'adesivo su un divieto d'accesso: la barra bianca del cartello stradale serve per sistemare la silhouette dell'omino raffigurato. Sembra a tutti gli effetti Berlusconi, disteso e con la patta dei pantaloni sbottonata. Ma potrebbe essere la metafora del Cavaliere «abbattuto» dalle escort o dalle toghe.


Redazione online 30 agosto 2013

Chi smette di fumare ingrassa perché cambia la flora intestinale

Corriere della sera

Dopo lo stop alle sigarette per una serie di ragioni proliferano nell’intestino gli stessi ceppi batterici delle persone obese

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La maggior parte degli ex-fumatori mette su un paio di chili dopo aver smesso con la sigaretta non per maggiore assunzione di calorie ma per un cambiamento nella composizione della flora intestinale. A dirlo, uno studio supportato dalla Swiss National Science Foundation e pubblicato su PLoS ONE da parte dello Zurich University Hospital. Dopo lo stop alle sigarette dopo per una serie di ragioni proliferano nell’intestino gli stessi ceppi batterici delle persone obese.

LO STUDIO - Gli scienziati hanno esaminato il materiale genetico dei batteri intestinali presenti nei campioni di feci di una ventina di persone diverse per un periodo di nove settimane: cinque non fumatori, cinque fumatori e dieci persone che avevano smesso di fumare una settimana dopo l' inizio dello studio. Mentre la diversità batterica nelle feci dei fumatori e non fumatori era cambiata solo poco nel tempo, smettere di fumare aveva portato il più grande cambiamento nella composizione microbica dell'intestino. Le frazioni Proteobacteria e Bacteroidetes erano aumentate a scapito dei rappresentanti dei Firmicutes e degli Actinobacteria. Allo stesso tempo, i soggetti che avevano smesso di fumare avevano guadagnato una media di 2,2 chili di peso, anche se la loro alimentazione era rimasta la stessa.

30 agosto 2013 | 15:16

Il sindaco che ha spedito la rata Imu al detenuto: legge assurda, ma è la legge

Il Giorno

Il primo cittadino di Monvalle: il Governo la cambi

di Nicola Palma

Milano, 30 agosto 2013


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Allarga le braccia, Franco Oregioni: «Non potevo fare altro: questa legge è blindata». Nella sua Monvalle, borgo di duemila anime sul Lago Maggiore, non si parla d’altro: «Mi fermano al bar — sorride il primo cittadino — e mi dicono: “Ma allora? Fai pagare l’Imu pure ai carcerati?». Sì, perché è proprio da queste parti che il detenuto W.B., che sta scontando una condanna per reati minori a Bollate, ha la residenza abituale. Quella residenza sulla quale l’ufficio Tributi del Comune del Varesotto ha applicato l’aliquota sulla seconda abitazione. Il motivo? Per i funzionari, ora la sua prima casa è la cella del penitenziario alle porte di Milano. Nessuna agevolazione sul resto: «Non avevamo scelta, la norma non lo consente».

Ma non risultano altri casi simili, sindaco. Com’è possibile?
«Vi assicuro che non abbiamo assolutamente trattato il caso da un punto di vista meramente burocratico. Anzi, ci abbiamo messo tanta umanità: io la conosco quella persona, qui ci conosciamo tutti. Purtroppo, questa legge è blindata: pare assurdo, ma è così. E non solo per noi: prima di prendere la decisione, abbiamo confrontato i nostri regolamenti applicativi con quelli di realtà più complesse come Varese e Milano».

Risultato?
«Non si discostano dal nostro: la legge ammette deroghe solo per anziani e disabili che si trasferiscono in istituti di cura per lunghi periodi».

E ora? W.B. deve pagare?
«È tutto sospeso. Nessuna cartella esattoriale, solo una lettera interlocutoria in cui segnaliamo al contribuente che da un’attenta analisi risulta il mancato pagamento della quota relativa al 2012. Comunque, vi devo dire una cosa».

Dica. «Sono contento che Il Giorno abbia segnalato questa anomalia: così è scoppiato il caso e magari a Roma si decidono a modificare il testo della normativa. Del resto, mi vengono in mente altre categorie da tutelare».

Ad esempio?
«Beh, pensate a un tossicodipendente in una casa di recupero: anche per lui si pone lo stesso problema, e non è né anziano né disabile».

E allora?
«Speriamo che il Governo colga questa grande occasione per migliorare la legge».

nicola.palma@ilgiorno.net







Lui sconta la pena in carcere, fuori ha un appartamento "La cella è la prima casa: paghi l’Imu"

Il Giorno

Bollate, brutta sorpresa per un varesotto

L'abitazione tassata come se fosse la seconda. La questione giuridica verrà sottoposta pure al Ministero dell’Economia


Bollate, 28 agosto 2013 - Saranno anche comode le celle di Bollate. Sarà pure un carcere-modello. Non abbastanza, però, da considerarlo casa propria. Tantomeno da eleggerlo a residenza abituale. Pensate la sorpresa del detenuto W.B. quando il Comune di Monvalle, in provincia di Varese, gli ha inviato la richiesta di pagamento dell’Imu seconda casa per le due abitazioni di cui è co-proprietario lontano dalle sbarre.

Il motivo? Semplice quanto paradossale: per la sezione Tributi del paesino di circa duemila abitanti con vista sul Lago Maggiore, l’abitazione principale del signor B. è appunto in via Cristina di Belgioioso n. 120, l’indirizzo del penitenziario alle porte di Milano. Avete capito bene. Ovviamente, il destinatario della bizzarra missiva non si è dato per vinto. E si è subito rivolto al centro dell’istituto che si occupa di raccogliere le istanze dei carcerati e girarle all’ufficio del Garante regionale dei diritti dei detenuti, Donato Giordano.

Così al Pirellone hanno preso carta e penna e hanno scritto una lettera all’ente locale per chiedere spiegazioni. Al centro della contesa, di natura squisitamente burocratica, l’interpretazione del secondo comma dell’articolo 13 del decreto legislativo 201 del 2011, secondo il quale le agevolazioni per l’abitazione principale vengono riconosciute sull’unità abitativa «a condizione che il soggetto passivo abbia in quell’unità abitativa la propria residenza anagrafica e vi dimori abitualmente».

Vale per tutti, sostengono in via Filzi, non per il signor B., «in quanto ristretto presso una casa di reclusione». Quindi, «questo fatto materiale fa sì che i concetti di residenza anagrafica e dimora abituale siano diversi per un detenuto, in quanto la sua residenza anagrafica è coattivamente presso il carcere e non può considerarsi dimora abituale».

Anche perché W. non vanta un diritto reale sulla sua cella, come previsto proprio dall’articolo 13 del provvedimento normativo sull’imposta municipale unica: «Ha per presupposto il possesso di immobili». Inoltre, il Garante si appella a un precedente, quello che riguarda la condizione di anziani e disabili costretti a trasferire la residenza «in istituti sanitari a seguito di ricovero permanente»: per loro, la legge prevede che venga considerata ancora abitazione principale «l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto», a condizione che la stessa risulta non affittata.

Come dire: «La condizione di detenuto è fattispecie analoga a questa — chiosano dalla Regione — in quanto entrambi i soggetti sono dimoranti altrove rispetto alla loro principale». E il Comune di Monvalle? Per ora non ha risposto, complici anche le vacanze estive: la mail è stata mandata lo scorso 1 agosto. «Speriamo che nei prossimi giorni si facciano sentire», auspica Giordano.

Qualunque sia la replica, il Garante lombardo dei detenuti solleverà la questione giuridica con il Ministero dell’Economia e delle Finanze «per segnalare il fatto anomalo e soprattutto perché venga data un’interpretazione estensiva dell’articolo 13». In modo che una simile richiesta resti un’eccezione. Per ora lo è, almeno a giudicare dallo stupore di Grazia Mandelli, direttrice della casa circondariale di San Vittore: «È la prima volta che ne sento parlare in tanti anni — sorride amara — mi sembra davvero incredibile». In effetti, è così. Specie per W.B.

di Nicola Palma

Barista di Starbucks licenziato per «furto» Ha osato mangiare un sandwich scaduto

Corriere della sera

Il dipendente ha visto un collega buttare nella spazzatura i panini e ne ha preso uno: «Con 9,94 dollari l'ora non vivo»
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Licenziato per aver mangiato un sandwich scaduto. Nei giorni in cui migliaia di lavoratori di svariati fast-food americani incrociano le braccia per ottenere una paga migliore (i manifestanti chiedono l'aumento del salario minimo a quindici dollari all'ora e il diritto a creare un sindacato autonomo), Coulson Loptmann, barista che da circa un anno lavorava in uno Starbucks di Seattle, è stato cacciato dalla nota catena di caffetteria internazionale perché lunedì scorso avrebbe mangiato un panino andato a male e che era stato gettato nella spazzatura

FURTO - La società avrebbe considerato l'azione del dipendente «un furto» e non c'ha pensato due volte a cacciarlo via. Da parte sua il dipendente ha spiegato che con la paga attuale di 9,94 dollari all'ora non riusciva a sbarcare il lunario e da tempo era costretto a usare i buoni pasto per sopravvivere. Quel giorno ha visto un suo collega che aveva appena selezionato e gettato nella spazzatura alcuni panini. A quel punto ne ha afferrato uno e l'ha ingurgitato: «Non avevo mangiato nulla tutto il giorno e avevo lavorato per sette ore di fila» è stata la giustificazione del dipendente

POLITICA AZIENDALE - Per i gestori della catena internazionale Loptmann non solo avrebbe portato a termine un furto, ma ha violato anche i codici interni aziendali: «Non vogliamo che i nostri dipendenti consumino qualcosa che li possa far ammalare» ha spiegato Zach Hutson, portavoce di Starbucks all'Huffington Post che ha anche rivelato come la sua società non licenzia i dipendenti quando commettono una sola infrazione: «Già l'anno scorso - ha continuato Hutson - Loptmann era stato segnalato per molteplici problemi di prestazione. Per questo, dopo il caso del panino scaduto, abbiamo deciso di mandarlo via».

30 agosto 2013 | 13:05

La Ferrari baby, per guidarla devi essere alto 110 centimetri

Il Mattino

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Una Ferrari 250 GTO sarà tra le protagoniste della prossima asta che lo specialista Bonhams (lo stesso che ha battuto pochi giorni fa l'auto più cara al mondo. La monoposto Mercedes W196 R ex Manuel Fangio, fu battuta per per 22,7 milioni di euro. Il 13 settembre a Goodwood verrà presentata una Ferrari 250 GTO. Una fu venduta recentemente: apparteneva a Stirling Moss e fu ceduta lo scorso anno per 26,2 milioni di euro.

Per questa Ferrari si parte da una base d'asta fra i 12mila ed il 17mila dollari, a salire. Economica? No. Supercapriccio. Alla guida del gioiellino funzionante ci si può sedere solo se si è altri non più di 110 centimetri. L'auto in vendita è stata fabbricata in quasi 600 ore di lavoro nello scorso inverno ed è stata completata nell'aprile 2013. E' stata realizzata partendo da un telaio in tubi d'acciaio (56 metri in tutto) con funzione strutturale su cui poggia - come nella vera Ferrari - una carrozzeria realizzata a mano in pannelli di alluminio. Lo sterzo è a cremagliera e le sospensioni anteriori pur miniaturizzate ricorrendo a componenti 'in scalà, sono del tipo push-rod perfettamente funzionanti.

I freni a disco sono ventilati e le ruote, con 72 raggi ciascuna, sono dotate di veri pneumatici. Meno nobile, invece, la riproduzione del motore che è un monocilindrico di 49 cc con avviamento elettrico e frizione centrifuga. Da brivido la velocità, 24 chilometri all'ora.

 
venerdì 30 agosto 2013 - 15:25   Ultimo aggiornamento: 15:30

Basta con mamma e papà «Sui moduli? Secondo genitore»

Corriere della sera

Venezia, idea della neo delegata ai diritti gay: domande per le scuole, si cambia


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VENEZIA — Addio alla dicitura «mamma» e «papà» dai moduli per l’iscrizione agli asili nido e alle scuole dell’infanzia. Al loro posto comparirà «genitore 1» e «genitore 2». E nei bandi per l’assegnazione delle case popolari di Venezia sarà presto specificato che possono partecipare anche coppie non eterosessuali. È il programma della delegata del sindaco Giorgio Orsoni ai Diritti Civili e alla Politiche contro le discriminazioni, la consigliera comunale Camilla Seibezzi. Lo ha presentato ieri, fresca di nomina.

Ma il suo programma scatena subito la polemica, anche all’interno della stessa maggioranza di Ca’ Farsetti. A partire dal primo cittadino, caduto dalle nuvole: «Parte male», dice secco. Camilla Seibezzi, consigliera della lista «In Comune», lavora da anni sui temi dei diritti. E spiega che il linguaggio è un obiettivo fondamentale per contrastare gli stereotipi: «La modulistica costruisce una categoria di pensiero, una prassi quotidiana», dice. Ecco perchè nel suo programma la modifica dei bandi del Comune è tra i primi punti.

Non c’è solo quello nelle linee progettuali della nuova delega, che può contare su uno stanziamento di 40 mila euro per il 2013 e 120 mila nel 2014 e punta ad azioni concrete per valorizzare i diritti civili, con la collaborazione dei vari assessorati e di organismi nazionali e internazionali, come il «Master europeo in Diritti Umani e democratizzazione del Lido» e il Consiglio d’Europa. «Con l’assessorato alle Politiche giovanili lavorerò ai progetti contro omofobia e discriminazioni razziali ed etniche — dichiara Seibezzi —. Insieme all’assessorato all’Istruzione mi occuperò di testi per l’infanzia, in cui la differenza venga presentata come una realtà esistente e di pari dignità.

Altri campi d’azione sono l’integrazione di persone affette da disagio mentale, la discriminazione di genere, la mobilità sociale, piaga che affligge l’Italia». Ma sono i primi atti concreti annunciati per moduli e bandi a scatenare subito le proteste a Venezia. In realtà Ca’ Farsetti da oltre un decennio non fa distinzioni tra coppie eterosessuali o omosessuali nell’assegnazione degli alloggi popolari, usando un concetto ampio di «famiglia».

E già quest’anno sui moduli di iscrizione scolastici, se gli uffici non avessero ritardato gli atti finali, sarebbero dovute sparire le parole «madre» e «padre» su indicazione dell’ex assessore alla Cittadinanza delle donne, Tiziana Agostini. «La riflessione sulla cancellazione delle "gerarchie", prima padre poi madre, ci aveva spinto a prendere la decisione l’anno scorso», conferma Agostini. Un conto però è una decisione presa senza tanta pubblicità, un altro è una scelta politica dichiarata.

Non a caso il primo contrariato è il sindaco: «Non ne sapevo nulla. I delegati prima di lanciare qualche iniziativa ne devono parlare con me». Orsoni però difende la delega: «Lo abbiamo fatto per la tutela dei diritti. Nelle politiche del nostro Comune c’è una particolare attenzione ai diritti di tutti». Meno diplomatico Simone Venturini, capogruppo dell’Udc in Consiglio comunale:

«La delega ai diritti civili è un provvedimento personale del sindaco non concertato con la maggioranza, per cui ogni iniziativa verrà valutata o bocciata. Non ci sentiamo vincolati dal patto di maggioranza su questa delega». E aggiunge: «Per noi la famiglia resta formata da uomo e donna, ma questo non vuol dire togliere diritti agli altri. La modifica dell’etichetta non credo dia sostanza ai diritti. Prima risolviamo le emergenze, la lotta di bandiera non è un buon servizio alla città, non cerchiamo punti che ci dividono».

A difendere il programma di Seibezzi è l’assessore alle Politiche Giovanili Gianfranco Bettin. «Sono pienamente d’accordo—dice— nei moduli della scuola dell’infanzia la qualifica di genitore è più che esaustiva per specificare questo tipo di rapporto ». Da Roma Giancarlo Galan, parlamentare Pdl, lancia un affondo a Orsoni: «E’ un’operazione propagandistica, che il sindaco si candidi in Parlamento nazionale se vuole occuparsi di altro rispetto alla politica locale. Mi fa ridere che un sindaco si occupi di discriminazioni razziali o di matrimoni omosessuali».

Elisa Lorenzini
30 agosto 2013

Galaxy Gear, le prime immagini dello schermo

Corriere della sera

Tutto pronto per la presentazione il 4 settembre. Samsung in dirittura d'arrivo per il lancio del suo smartwatch

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Manca meno di una settimana allo sbarco sul mercato del Samsung Galaxy Gear, lo smartwatch che brucia sul tempo i concorrenti come Google e Apple per diventare la prima vera pietra miliare nella trasformazione dello smartphone in un oggetto da polso. Come confermato da Samsung la prima uscita è prevista per il quattro settembre con un doppio evento a New York e all'IFA di Berlino, la più importante fiera dell'elettronica in Europa, ma in Rete sono già comparse delle schermate che lo ritraggono in funzione.

UN SECONDO SCHERMO - La prima conferma che emerge da questi scatti è la presenza dell'NFC, acronimo di Near Field Communication, ovvero la tecnologia che permette di accoppiare tra loro due dispositivi senza fili semplicemente accostandoli tra loro. L'accoppiamento in questo caso avverrebbe con uno smartphone: il telefono funge da cervello elettronico che gestisce le funzioni principali mentre l'orologio si pone come un secondo schermo. Tra le schede vediamo la misteriosa Find my watch, mentre My Apps e Samsung Apps fanno supporre che il device sarà in grado di scaricare e far girare applicazioni proprie, un sistema già visto su dispositivi simili come il pioneristico smartwatch di Sony e il Pebble.

MONITOR DA 2,5 POLLICI - Queste due immagini non rivelano altro ma fonti molto vicine all'azienda anticipano altri dettagli golosi. Quasi certamente l'orologio avrà un monitor Oled multitouch da 2,5 pollici. La risoluzione è ancora sconosciuta ma possiamo supporre che sarà abbastanza alta così da offrire un'esperienza visiva pari a quella di uno smartphone di vecchia generazione. Si dà poi quasi per certo la presenza di sensori per il self-tracking che permettono di monitorare le nostre attività quotidiane e le performance sportive.

NON C'È IL PLAY STORE - Le domande irrisolte comunque sono ancora parecchie. Non è chiaro infatti se l'orologio sarà compatibile con tutti i device Android o solo con quelli marchiati Samsung e se sarà del tutto indipendente dai cellulari. L'assenza del Google Play Store dalle immagini fa supporre che il Gear si aggancerà solamente all'hub di Samsung per scaricare le applicazioni, tagliandone fuori parecchie e tenendo alla larga gli sviluppatori indipendenti. L'assenza però potrebbe essere spiegata anche dalla necessità di Samsung di non fare pubblicità gratuita al concorrente e il collegamento potrebbe comunque nascondersi proprio dietro alla scheda My Apps.

IL DILEMMA DELLA BATTERIA - L'ultima domanda, la più importante, riguarda il consumo. Un orologio infatti deve essere necessariamente leggero per essere indossato in scioltezza, uno smartphone però deve essere performante se non vuole perdere subito di attrattiva, il tutto senza essere troppo esigente in termini di energia. In parole povere il bluetooth e il monitor non devono bruciare la batteria troppo in fretta, ed essa deve essere abbastanza leggera da non comprometterne l'indossabilità. Ricaricare ogni giorno uno smartphone è accettabile ma da un orologio, per quanto smart, si pretende una durata maggiore. Al quattro settembre l'ardua sentenza.

30 agosto 2013 | 15:33

Dimentica di versare un centesimo all’Inps: pagherà 66 euro a Equitalia

La Stampa

Per un piccolo arrotondamento al minimo, un agricoltore di Villadose (Rovigo) dovrà sborsare seimilacentoquindici volte di più della cifra iniziale

anna martellato

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Ce lo dovrà pur spiegare, prima o poi, Equitalia, come si fa a tramutare un centesimo in 66 euro, facendo quindi lievitare la cifra iniziale ben seimilacentoquindici volte. Il protagonista della beffa (oltre al danno, si capisce), frutto del macchinoso sistema burocratico, stavolta è Luciano Giaretta, 61 anni, agricoltore residente a Villadose (Rovigo). Un uomo semplice: nato a Verona, si è trasferito nelle campagne rodigine per prendere in mano le redini dell’azienda agricola ereditata dal nonno materno, dove coltiva cereali e alleva bestiame, in tutto 200 capi. 

Per capire il “sortilegio” del centesimo diventato 66 euro, bisogna fare un passo indietro nel 2009, quando Giaretta paga i contributi unificati all’Inps per sé e i suoi due dipendenti. La cifra da versare era 3.363,01 euro. Giaretta però fa lo sbaglio di arrotondare la cifra al minimo, e il centesimo viene omesso. Qui sta il busillis. “Si vede che ho dimenticato di pagare un centesimo, e da lì si è innescato questo meccanismo perverso. Ho pagato naturalmente, per carità. Anche se sa, i soldi non è che ci sono sempre quando li vuoi, la campagna mi insegna che non è così. Ma mi sembra un paradosso, un po’ assurdo, ecco tutto”, ha raccontato. 

Quattro anni dopo, il sollecito: quel pagamento all’Inps non risultava. “Io non getto mai via le carte o i documenti, tengo tutto. Sono andato a cercare l’F24 – spiega Giaretta -, e l’ho portato in banca, all’Ente previdenziale e a Equitalia. Da lì, pensavo fosse tutto risolto”.

Invece no. Perché arriva una missiva, datata 13 giugno, in cui il direttore dell’Inps di Rovigo segnala che “da controlli effettuati sulla sua posizione contributiva è emersa la necessità di apportare le variazioni di seguito riportate”. Voilà: 55,28 euro da pagare, per quel centesimo perso per strada. “Non ho dato bada in quel momento: dovevo lavorare nei campi, era il periodo della mietitura”. Ed ecco che scattano gli interessi di mora, che fanno lievitare la cifra a 66,15 euro, che Giaretta non deve più saldare all’Inps, ma a Equitalia. I conti tornano, e sono di una precisione e di un tempismo impeccabile. Come lo sono sempre, quando si tratta di riscuotere.

Intanto gli amici da stamattina lo chiamano a casa dopo aver letto della sua storia, pubblicata dal Gazzettino Nordest, tutti increduli sia lui il protagonista. Non è un evasore: i contributi li ha sempre pagati, vantando tra l’altro crediti con l’Istituto, avanzando quindi soldi. Ecco perché l’avventura gli è indigesta: perché non semplificare le cose (e la vita), e compensare quanto Giaretta deve con i crediti vantati con l’Inps? Ma si sa, rendere difficili le cose più facili, in Italia, è da sempre una specialità: i crediti dei contribuenti sono tutt’altra cosa.

Napolitano nomina quattro senatori a vita

Luca Romano - Ven, 30/08/2013 - 12:32

Il presidente della Repubblica nomina quattro nuovi senatori a vita. Non c'è nessun politico. I nominato hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo scientifico, artistico e sociale


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Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha nominato senatori a vita, "ai sensi dell’articolo 59, secondo comma, della Costituzione", il maestro Claudio Abbado, la professoressa Elena Cattaneo, l’architetto Renzo Piano e il professor Carlo Rubbia, che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo scientifico, artistico e sociale. I decreti sono stati controfirmati dal Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Enrico Letta, si legge in una nota del Colle. Il Presidente Napolitano ha informato delle nomine il Presidente del Senato della Repubblica, senatore Pietro Grasso.



Claudio Abbado nuovo senatore a vita

Nato nel 1933, il maestro si è diplomato al Conservatorio di Milano. Ha acquisito meriti artistici nel campo musicale

Luca Romano - Ven, 30/08/2013 - 12:23


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Nato nel 1933, Claudio Abbado si è diplomato al Conservatorio di Milano. Ha acquisito meriti artistici nel campo musicale attraverso l’interpretazione della letteratura musicale sinfonica e operistica alla guida di tutte le più grandi orchestre del mondo. A tali meriti si è congiunto l’impegno per la divulgazione e la conoscenza della musica in special modo a favore delle categorie sociali tradizionalmente più emarginate.
Ha avuto la responsabilità della direzione stabile e musicale delle più prestigiose Istituzioni musicali del mondo come il Teatro alla Scala e i Berliner Philharmoniker; ha ideato istituzioni per lo studio e la conoscenza della nuova musica. Si è caratterizzato per l’opera volta a valorizzare giovani talenti anche attraverso la creazione di nuove orchestre, come la European Union Youth Orchestra, la Chamber Orchestra of Europe, la Mahler Chamber Orchestra, la Orchestra Mozart.


 

Elena Cattaneo nominata senatrice a vita

La professoressa ordinaria di Farmacologia nell'Università degli Studi di Milano, dagli studi sulle staminali a Palazzo Madama

Redazione - Ven, 30/08/2013 - 12:35

CatturaElena Cattaneo, classe 1962, è professore ordinario di Farmacologia nell'Università degli Studi di Milano.

Laureatasi con lode in Farmacia nel 1986, ha ottenuto il dottorato in Biotecnologie presso l'Università degli Studi di Milano. Ha trascorso tre anni al Massachusetts Institute of Technology (M.I.T., Cambridge, U.S.A.) nel laboratorio del Prof. Ron McKay, dove ha avviato studi su cellule staminali e progenitori del cervello. Tornata in Italia ha continuato le ricerche sulle staminali e ha avviato nuove linee di ricerca sulla Corea di Huntington.

Dal 2003 è Docente di Farmacologia all'Università degli Studi di Milano. Elena Cattaneo è Direttore del Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali - UniStem - dell'Università degli Studi di Milano. Nel 2001 riceve il premio "Le Scienze" per la Medicina e la Medaglia dal Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, per gli studi sulla Corea di Huntington e sulle cellule staminali. Nel 2002 riceve la nomina, dal Ministero dell'Università e della Ricerca, di Rappresentante Nazionale presso l'Unione Europea per la ricerca Genomica e Biotecnologica (2003-2006).

Nel 2005 riceve il premio "Marisa Bellisario" e il premio "Chiara D'Onofrio". Nel 2006 il Presidente della Repubblica le conferisce la carica di Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana. Nell’anno 2007 prende parte al Comitato Nazionale di Bioetica in qualita’ di membro e Vice Presidente. Nel 2008, Unamsi e Novartis Farma le conferiscono il Premio Grande Ippocrate per il ricercatore medico dell'anno. Dal 2009 è coordinatore del progetto europeo NeuroStemcell (www.neurostemcell.org) finanziato nell’ambito del 7° Programma Quadro della Ricerca Europea. Oggi è stata nominata senatrice a vita da Giorgio Napolitano



Renzo Piano nuovo senatore a vita

Nato nel 1937, si laurea al Politecnico di Milano nel 1964

Luca Romano - Ven, 30/08/2013 - 12:27


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Nato nel 1937, Renzo Piano si laurea al Politecnico di Milano nel 1964. Vincitore, tra l’altro del Premio Pritzker (Washington), Praemium Imperiale, (Tokyo), Erasmus (Amsterdam), Leone d’Oro, (Venezia). Dal 1994 è Godwill Ambassador dell’Unesco per la Città. Ha costruito spazi pubblici per le comunità, musei, università, sale per concerto, ospedali. Tra i suoi più importanti progetti il Centro Culturale Georges Pompidou a Parigi, l’aeroporto Kansai in Giappone, l’auditorium Parco della Musica a Roma, il museo dell’Art Institute a Chicago, il nuovo Campus della Columbia University a New York. Nel 2004 istituisce la Fondazione Renzo Piano, con sede a Genova, organizzazione no-profit dedicata al supporto dei giovani architetti, che accoglie a "bottega".



Carlo Rubbia nominato senatore a vita

Il premio Nobel per la fisica è stato nominato oggi senatore a vita da Giorgio Napolitano

Redazione - Ven, 30/08/2013 - 12:27


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Carlo Rubbia è nato nel 1934. Si è laureato presso la Scuola Normale di Pisa e ha svolto il suo dottorato alla Columbia University. Ricercatore al CERN di Ginevra dal 1961, ne Š stato Direttore Generale dal 1989 al 1993. Per diciotto anni ha svolto l’attività di Professore di Fisica presso la Harvard University. Nel 1984 ottiene il Premio Nobel insieme a Simon van der Meer per la scoperta dei particelle W e Z, responsabili delle interazioni deboli. Membro delle più prestigiose accademie scientifiche, detiene 32 lauree honoris causa. Attualmente svolge le sue attività di ricerca fondamentale al CERN e ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Oggi è stato nominato senatore a vita da Giorgio Napolitano.

Lampadine: dal 1° settembre cambia l'etichetta

Corriere della sera

Introdotta una nuova classificazione di efficienza energetica: da A++ (altamente efficiente) a E (poco efficiente)

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Dal 1° settembre sulle confezioni delle lampadine ci sarà un nuovo tipo di etichetta energetica, come stabilito dall'Unione europea. Saranno indicati nome e/o marchio del produttore, identificatore del prodotto, classificazione energetica della lampadina e consumo ponderato di energia. Queste ultime due sono le principali novità, come rileva l'Anie, l'associazione delle imprese di settore aderente a Confindustria. La nuova etichetta sarà estesa anche a lampade che ne erano state in passato escluse come, ad esempio, le alogene a bassa tensione, così come tutte le lampadine direzionali, comprese quelle a Led e sarà obbligatoria per le lampadine immesse sul mercato a partire dal 1° settembre.

NUOVA CLASSIFICAZIONE - Nell'etichetta viene introdotta una nuova classificazione di efficienza energetica: da A++ (altamente efficiente) a E (poco efficiente). Rispetto alla precedente classificazione (da A a G), questa nuova serie di valori mette in evidenza il miglioramento in termini di efficienza energetica delle innovative tecnologie disponibili.

CONSUMO - Nella nuova etichetta c'è anche il dato sul consumo ponderato di energia su base annua espresso in kWh/1000h, per cui il consumatore sarà informato sui consumi energetici in bolletta delle diverse tipologie di lampade. I prodotti già in vendita nei negozi riporteranno ancora la vecchia etichettatura, pertanto nella fase di transizione, sarà possibile trovare le due diverse classificazioni.

INFORMAZIONI - L'Assil (Associazione nazionale produttori illuminazione) sul sito Lampadinagiusta.it fornisce tutte le informazioni utili per orientarsi.


 (fonte: Ansa).
30 agosto 2013 | 11:19

Le tre pasionarie pacifiste che ora invocano le bombe

Gian Micalessin - Ven, 30/08/2013 - 10:39

Insospettabili interventiste: l'italiana Boldrini, l'americana Power e l'inglese Cameron. Sempre in prima fila per qualunque campagna buonista e appello umanitario, sono tra le più accese sostenitrici della guerra

Sono le erinni dell'intervento umanitario, le pasionarie della guerra travestita da carità. Donne sempre sull'orlo di una crisi internazionale, femmine e madri pronte a commuoversi per il volto smagrito di un bimbo, ma anche ad invocare piogge di bombe e missili sulla testa di presidenti, dittatori e tiranni.

Cattura
Il prototipo nostrano è una Laura Boldrini pronta prima ad augurarsi la fine del regime di Gheddafi e poi a denunciare «le atrocità commesse dal regime siriano». Un'abitudine mantenuta fino alla vigilia della nomina a presidente della Camera, quando sottoscrive implicitamente l'idea di un intervento in Siria spiegando che «è in corso un disastro umanitario con milioni di persone in fuga, ma il mondo sembra voltarsi da un'altra parte, sordo alla richiesta di porre fine a tanto spargimento di sangue».

A Washington e Londra, dove una Laura non c'è, ci sono in cambio due Samanthe. La prima fa Power di cognome, è una lentigginosa pel di carota irlandese trapiantata in America in procinto d'assumere, grazie alla fiducia riposta in lei dal mentore Obama, la carica di ambasciatore Usa al Palazzo di Vetro. L'altra Samantha pronta ad augurarsi la vittoria dei jihadisti siriani sostenuti da Arabia Saudita e Qatar è Mrs Gwendoline Sheffield, meglio conosciuta come signora Cameron. Si chiamino Laura o Samantha, facciano il presidente della Camera, l'ambasciatore all'Onu o la first lady a Downing Street poco cambia.

Sono tutte prime donne e umanitarie appassionate convinte non solo di possedere la verità assoluta e saper distinguere il giusto dall'ingiusto, ma anche di poter invocare l'uso delle armi per combattere il male assoluto. O quel che a loro appare tale. Il seme di cotanta certezza nasce quasi sempre nel mezzo di un campo profughi o tra le trincee di una guerra raccontata con gli occhi da giornalista impegnata. La rossa Samantha Power, molto prima di ritrovarsi nel Consiglio per la Sicurezza Nazionale di Obama e diventare nel marzo 2011 la più convinta sostenitrice della necessità di abbattere Muammar Gheddafi, è una cronista testarda convinta di cambiare le ingiustizie del mondo spiegando gli orrori di Bosnia.

Ma le cronache le piacciono poco. Dalle rovine di Sarajevo Samantha preferisce illustrare perché l'America non muova un dito per fermare il «cattivo» Slobodan Milosevic. Così invece di attendere l'epilogo del Kosovo l'impaziente Samantha s'infila a Harvard, sceglie la carriera del ricercatore intellettuale e da alle stampe «A problem from hell, America and the Age of genocide», un tomo il cui concetto è riassunto in una frase: «Quando vite innocenti vengono consumate su vasta scala e gli Stati Uniti possono impedirlo ad un rischio ragionevole hanno il dovere di farlo». Insomma se le bagatelle di Bengasi son bastate per far fuori Gheddafi, come lasciare al suo posto Assad dopo oltre centomila morti?

In queste dissertazioni dove fatti e geopolitica diventano accessori di emozioni e opinioni Mrs Cameron ha un ruolo di primo piano. Al contrario della Samantha americana non s'è lasciata alle spalle un padre alcolizzato, ma un palazzo nobiliare, una famiglia di sangue blu discendente da re Carlo II d'Inghilterra e un ruolo di primo piano nel gotha glamour della settimana della moda di Londra. Ma da quando ha messo piede a Downing Street la carica di Ambasciatrice di Save the Children nei campi profughi siriani è quella che le da più soddisfazioni. Tanto da spingere le malelingue ad accusarla di essere la vera eminenza grigia di un coniuge premier che dopo aver sostenuto la necessità di armare una ribellione monopolizzata da fanatici e jihadisti tenta ora di accompagnare Londra all'intervento armato.