venerdì 23 agosto 2013

Posta la foto dell'orologio da 500mila euro, ladro si precipita a rubarglielo

Il Messaggero


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ROMA - La mania di condividere ogni istante della propria gioranata sui social network stava per costare cara alla star dei reality show americani Jonathan Cheban. Il migliore amico di Kim Kardashian ha pubblicato su Instagram la foto di un orologio d'oro preziosissimo dal valore stimato di 500mila dollari mentre era in un ristorante.

Dopo pochi minuti Cheban è stato raggiunto e aggredito da un uomo che ha tentato di rubargli l'orologio: era stato localizzato proprio tramite il social network, dove aveva indicato la sua posizione.



Venerdì 23 Agosto 2013 - 15:25

Justdelete.me, un sito aiuta a cancellarsi dai servizi sul web

La Stampa

Ecco come tornare «invisibili» su Internet
roma


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Si chiama Justdelete.me ed è un sito che aggrega e rende fruibili tutti insieme i link di oltre trenta popolari piattaforme, da Facebook a Skype, da iTunes a eBay, che aiutano a cancellarsi dal servizio. L’ha inventato Robb Lewis, studente di Portsmouth, in Gran Bretagna, e in poche ore dal lancio ha avuto più di 3mila visitatori e centinaia di tweet e retweet da 70 paesi diversi.

In pratica, il sito pesca i link che i diversi servizi web hanno approntato per la cancellazione degli utenti e che non sempre sono messi bene in evidenza sulle piattaforme. Su justdelete.me appaiono invece in bella vista sull’homepage, tutti insieme, facilmente fruibili. In passato ci sono state diverse polemiche degli utenti che volevano cancellarsi da alcune siti e che non riuscivano a farlo facilmente. Anche in Italia. A dicembre scorso, ad esempio, è scoppiato nel nostro paese il caso Skype, con la denuncia di un cittadino che non riusciva a cancellarsi dal servizio e ha chiesto l’intervento del Garante della Privacy.
(Ansa)

Ferie record, impunità, stipendi: quei privilegi della casta in toga

Tiziana Paolocci - Ven, 23/08/2013 - 08:21

L’inchiesta del Tg5 sugli sprechi della giustizia. In vacanza 51 giorni. E guadagnano sette volte più degli altri

Guadagnano sette volte di più di un lavoratore medio italiano, hanno 51 giorni di ferie l'anno ma se la prendono con comodo quando devono svolgere gli incarichi loro assegnati.


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Sono i novemila giudici nostrani, un vero e proprio esercito di privilegiati, che arriva al massimo dello stipendio in modo automatico, scatto dopo scatto, senza né meriti né sforzi particolari. E la busta paga è decisamente consistente: si parte dai 2.040 euro netti al mese dell'uditore appena assunto, che salgono a 3.500 con le indennità, come rivela un servizio mandato in onda ieri dal Tg5.

Uno schiaffo alla miseria, in un paese dove i salari sono tra i più bassi d'Europa. Il trattamento economico dei nostri magistrati, invece, non ha uguali nel vecchio continente. Sono i meno produttivi, ma i più pagati già dall'inizio della carriera, se si considera che in Austria gli uditori ricevono appena 1.800 euro mensili e il presidente della Corte Suprema spagnola non arriva a 10mila. Un magistrato di Cassazione italiano, invece, intasca 13mila euro e il presidente dei togati addirittura 19mila netti con indennità. Un magistrato di Corte d'Appello, poi, ha uno stipendio lordo di 7mila euro e se si guarda alle alte sfere (Corte costituzionale), si trovano cifre attorno a mezzo milione di euro l'anno.

Basta un concorso pubblico per spalancare le porte del magico mondo dei togati. Eppure il sistema giudiziario italiano è un malato cronico: otto milioni 817mila 939 procedimenti civili e penali pendenti. Si continua a parlare di responsabilità civile dei magistrati, di separazione delle carriere, di togati fuori ruolo ma la musica resta la stessa: solo per il civile l'Ocse fa sapere in Italia la durata media dei tre gradi di un giudizio è di 2866 giorni (circa otto anni) contro i 788 giorni del resto d'Europa. In soldoni questo significa che l'arretrato civile ci costa 96 miliardi di euro di mancato guadagno, 4,8 punti di pil.

Secondo la banca mondiale stiamo addirittura peggio di Vietnam, Gambia e Mongolia e veniamo relegati al centocinquantottesimo posto. Eppure questi professionisti della giustizia pesano in maniera pesante sul nostro portafogli: 73 euro ad italiano, contro una media europea di 57. Gli esperti fanno sapere che basterebbe ridurre i tempi del processo del 10 per cento per ottenere un punto di Pil. Ma purtroppo tutti sanno che le udienza vengono fissate a distanza di anni una dall'altra e che i nostri giudici non sono famosi per arrivare presto a sentenza.

Pochi immaginano però che i togati godono di indiscussi privilegi, come quello di 45 giorni di ferie l'anno a cui si aggiungono sei di congedo. Che dire poi della sostanziale irresponsabilità per le proprie azioni? Mentre per la maggior parte dei lavoratori rischia di perdere il posto con una facilità preoccupante, i togati restano ben ancorati alle loro poltrone e farli capitolare, anche in caso di errore, è difficile. L'azione disciplinare, infatti, viene esercitata dal Consiglio Superiore della Magistratura solo previo controllo della procura generale della Corte di Cassazione.

Ma su 5921 notizie di illecito esaminate da quest'ultima fra il 2009 e il 2011, 5500 sono state archiviate, quasi il 92 per cento. Per il restante 7 per cento si vedrà. Stesso discorso per la responsabilità civile dei magistrati. Da quando nel 1988 è stata introdotta la legge, su 400 ricorsi presentati, solo 4 volte lo Stato ha risarcito una vittima di malagiustizia. Un fatto statisticamente curioso se non fosse per il fatto che c'è una spiegazione logica: sui giudici decidono altri giudici.

Case Ater, la «lista nera» degli abusivi: 5.378 senza diritto negli alloggi popolari

Corriere della sera

A settembre vertice in Procura: si punta a sgomberare il 10% degli appartamenti. I casi limite: l'ex marito della Polverini, l'inquilino con lo yacht e il militare di carriera


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ROMA - Ecco la lista. Nomi, cognomi, vie e matricola Ater. Sono cinquemilatrecentosettantotto le persone che abitano una casa popolare senza averne diritto (consulta l'elenco completo). Abusivamente. Vecchia storia si dirà. Vero. Ma anche no: occupazioni abusive sono saltate fuori a maggio e gennaio di quest'anno, tra settembre e dicembre del 2012. Nel 2011, 2010 (quella fu un'annata speciale con un'ondata di ingressi fra Torrevecchia e Primavalle), 2009 e così via, indietro nel tempo. Impiegati e militari, politici, commercianti: l'elenco è vario.

A giorni i vertici dell'Ater lo porteranno in Procura. La parola d'ordine è «linea dura» ma, secondo indiscrezioni, si punterebbe a uno sgombero non generalizzato. Il dieci per cento è la percentuale più realistica. In primis, i casi eclatanti, come l'apppartamento in via del Bramante dove vive l'ex marito di Renata Polverini, Massimo Cavicchioli. Un anno fa il Tar ha rigettato il suo ricorso, ma l'Ater ancora esita a effettuare lo sgombero.Si mormora dell' abusivo con lo yacht. E dell'altro, militare di carriera, con un appartamento proprio di fronte alla caserma.

Quanto ai nuovi ingressi, quella di maggio scorso è un'occupazione di lusso. In piazza Perin Del Vaga al Flaminio. Palazzo edificato fra il 1906 e il 1911: tra le prime case popolari a Roma. Tra i molti direttore generali dell'ex Iacp, uno accarezzò l'idea di venderlo per sanare il debito Ici con il Comune di Roma. Non se ne fece nulla: indagato dai magistrati per abuso d'ufficio, fu lui ad essere liquidato con una buonuscita da 600mila euro.

Con meno pretese, l'altro occupante di quest'anno, si è accontentato di forzare la porta di un alloggio a Primavalle. Nessun collegamento fra i due casi, a parte l'estrema vulnerabilità del patrimonio pubblico (48mila case senza custode né portiere dalla fine degli anni Settanta) e le difficoltà a effettuare gli sgomberi se la forza pubblica serve altre emergenze cittadine.

I 5.378 versano una «indennità di occupazione» calcolata al modo del vecchio equo canone, sulla base del valore catastale. Qualche volta il guadagno per Ater è perfino maggiore. Resta la beffa per la collettività e per quelle 30mila famiglie in fiduciosa attesa di una casa popolare. Da anni.

23 agosto 2013 | 9:27

Alla fine il "cobra fumò" e il Brasiliani dichiarò guerra all'Asse

Enrico Silvestri - Mer, 21/08/2013 - 11:14

Il 22 agosto '44 Rio entrò inaspettatamente nel conflitto, inviando in Italia 25 mila soldati. «Più facile che un serpente fumi che noi combattiamo» aveva detto poco prima il presidente Vargas. Invece «A cobra fumou» e i brasiliani si batterono splendidamente, subendo pesanti perdite. Come testimonia il sacrario di Pistoia dedicato ai loro 2.500 caduti

Brasiliani in Italia nel '44, ma non per giocare a calcio ballare il samba, bensì per combattere. E anche con un alto senso del dovere, visto che subirono consistenti perdite e nel contempo inflissero dure sconfitte agli italotedeschi. Uno sforzo iniziato il 22 agosto 1942 con la dichiarazione di guerra all'Asse, evento fino a quel momento considerato impossibile, tanto che lo stesso presidente brasiliano aveva spesso dichiarato «È più facile che un cobra fumi che il Brasile entri in guerra».


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La partecipazione al Brasile al II Conflitto è rimasta sempre nelle pieghe della storia perché, al di là del coraggio dimostrato dai suoi soldati, non si può certo dire abbia cambiato le sorti della guerra. Il Brasile infatti entrò in guerra nell'estate del 1942 ma ci mise ben due anni per preparare la sua Força Expedicionária Brasileira, composta da 25mila uomini. Nonostante il presidente Getúlio Dornelles Vargas avesse continuato a ripetere: «Mais fácil uma cobra fumar do que o Brasil entrar na guerra».

Nel frattempo però il Paese aveva iniziato a sostenere lo sforzo bellico americano, concedendo agli Stati Uniti l'isola di Fernando de Noronha e la costa nord-orientale per il rifornimento delle loro basi militari. Inoltre aveva iniziato a mandare armi, attrezzature, materie prime e generi alimentari alla Gran Bretagna, esponendosi alla rappresaglia dei sommergibili tedeschi. Dopo diversi affondamenti nell'oceano Pacifico, con sensibili perdite umane, Vergas decise che il cobra poteva iniziare a fumare e il 22 agosto dichiarò guerra all'Asse.

L'impegno non fu immediato, il Brasile non era assolutamente pronto per affrontare un guerra moderna e l'addestramento dei suoi soldati a nuove armi e strategie durò ben due anni. Solo il 2 luglio 1944 un primo scaglione della Feb potè sbarcare a Napoli, al comando del generale João Batista Mascarenhas de Morais. Sulla divisa un serpente con la pipa in bocca e sotto il motto «A cobra fumou». Le prime settimane furono usate per acclimatarsi e per completare la formazione necessaria sotto la supervisione del comando statunitense, al quale la Força era subordinata.

I 25mila soldati brasiliani infatti furono incorporati nella V Armata agli ordini del generale Mark Wayne Clark, già una babele di lingue e razze. Oltre a loro infatti c'erano le truppe della 92ª divisione, formate da discendenti di africani e giapponesi, antifascisti italiani, polacchi, cechi e greci più le truppe coloniali britanniche (canadesi, neozelandesi, australiani, sudafricani, indiani, kenioti, ebrei ed arabi) e francesi (marocchini, algerini e senegalesi). I brasiliani ebbero il loro battesimo del fuoco a settembre, nella valle del fiume Serchio, a nord di Lucca dove riportarono significate vittorie, conquistando Massarosa, Camaiore e Monte Prana.

Dimostrarono poi grande forza morale tenendo le posizioni sugli Appenni nonostante i continui contrattacchi degli italotedeschi. E le durissime condizioni di quel rigido inverno, con neve e temperature sotto i 20 gradi sotto zero. Nella primavera del 1945 riprese l'offensiva alleata, con l'avanzata in territorio emiliano a cui i brasiliani diedero un contributo fondamentale conquistando Monte Castello, Castelnuovo e Montese.

Le posizioni conquistate liberarono dal fuoco di artiglieria le forze britanniche che poterono così spostarsi sopra Bologna e rompere la Linea Gotica. A Fornovo di Taro, con una manovra perfetta e una mossa audace del suo comandante, pur in inferiorità numerica, la Força costrinse alla resa la 148ª divisione di fanteria tedesca e i resti della divisione bersaglieri, impedendo loro di unirsi alle altre unità destinate a contrattaccare la V armata americana in Liguria. La Feb concluse le sue operazioni liberando Torino e quindi Susa il 2 maggio 1945.

Alla fine delle ostilità la divisione brasiliana aveva catturato più di 20.000 soldati nemici, 15.000 solo a Fornovo di Taro, 80 cannoni, 1.5000 veicoli e 4.000 cavalli. Uno sforzo che causò 2.500 caduti: 500 tra uccisi e dispersi in combattimento, 2.000 in seguito alle lesioni riportate in battaglia. Pochi in termini assoluti, moltissimi se ci calcola che rappresentavano il 10 per cento degli effettivi.

A testimonianza della loro impegno restano lapidi e monumenti in Toscana ed Emilia, tra cui il sacrario di San Rocco di Pistoia, dove inizialmente furono sepolte 462 salme. Il Governo nel 1960 dispose il loro trasferimento al Monumento nazionale ai caduti della II Guerra mondiale di Rio de Janeiro. Ma nel 1967 venne casualmente rinvenuto un ultimo corpo che non fu possibile identificare e perciò rimase in Toscana, come milite ignoto, a perenne ricordo del sacrificio dei soldati brasiliani in Italia.

Il tiramisù? Treviso chiede il copyright

Rachele Nenzi - Gio, 22/08/2013 - 18:11

La Regione Veneto chiede il riconoscimento della tipicità locale, come è già accaduto alla pizza napoletana

C'è chi lo fa coi savoiardi, chi coi pavesini. Qualcuno preferisce evitare il mascarpone, altri ci mettono la Nutella.


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Ma tutti lo chiamano Tiramisù, delizioso dolce al cucchiaio immancabile nei ristoranti di tutto il mondo. Eppure anche a questo dessert potrebbe essere apposto presto un marchio che ne identifica l'originalità, come si fa con i migliori prodotti italiani. La Regione Veneto ha infatti chiesto di brevettare la ricetta e di riconoscere la tipicità del tiramisù come dolce di Treviso, dove ha avuto i natali negli anni ’70. Sarà lo stesso governatore Luca Zaia a presentare domanda ufficiale.

Secondo la tradizione il tiramisù è nato nel centro storico di Treviso: gli inventori sono Ada Campeol, proprietaria del ristorante Alle Beccherie e l’allora giovane cuoco Roberto "Loli" Linguanotto. "È giusto e doveroso chiedere il riconoscimento territoriale di questa specialità - spiega Zaia - sia come suggello di un evento storico, sia come motivo ulteriore di valorizzazione di Treviso e del Veneto nel settore alimentare. Il riconoscimento della tipicità è un obiettivo nè improbabile nè impossibile e porto come esempio il precedente della Pizza Napoletana STG, Specialità Tradizionale Garantita, che proprio io ho portato al traguardo quando ero ministro delle Politiche agricole. È un processo che richiede impegno, ma dobbiamo far sapere qual è l’originario tiramisù di Treviso a fronte delle tante varianti che si sono liberamente sviluppate in tutto il mondo".

La Idem in campo per celebrare i gay

Fabrizio Boschi - Ven, 23/08/2013 - 08:31

L'ex ministro ospite alla Mostra di Venezia dove consegnerà il "Queer Lion Award", il leone d’oro per il miglior film a tematica omosessuale

Il lupo può anche perdere il pelo, ma di sicuro mai il vizio. E quando c'è aria di polemica, c'è chi che non vede l'ora di sguazzarci dentro a più non posso.


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Ormai abbonata alle polemiche è di certo l'ex ministro delle Pari opportunità Josefa Idem (nella foto), che dopo le dimissioni lo scorso 24 giugno per lo scandalo sulla vicenda dell'Imu della sua casa-palestra, si ripresenta bella bella in pubblico. L'occasione è di quelle super ghiotte e super mondane: sarà lei, infatti, a consegnare il «Queer Lion Award», il leone d'oro per il miglior film a tematica omosessuale tra quelli presentati quest'anno alla Mostra del Cinema di Venezia, tra i quali lo scandaloso Gerontophilia.

Dopo settimane di silenzio «per riflettere su quanto è accaduto», la Idem torna anche a parlare, guarda caso sulla legge russa che punisce l'espressione dell'omosessualità: «Non chiedete agli atleti di boicottare le Olimpiadi invernali di Sochi. Non siano strumentalizzati dalla causa gay». Dopo questo amaro silenzio, tornata felicemente ai suoi allenamenti in canoa (anche se è ancora senatrice del Pd), la campionessa tedesca ha accettato l'invito in Laguna, sabato 7 settembre al cinema Astra del Lido di Venezia. Dopo la consegna del «Queer Lion2013», la Idem parteciperà anche ad un incontro dal titolo «Lotta all'omofobia: quali strumenti?», con Franco Grillini (presidente Gaynet). Red carpet tutto per la Idem.