domenica 4 agosto 2013

Fischi alla Boldrini a Roma Lei lascia il Colosseo

Libero

La presidente della Camera doveva parlare durante l'inaugurazione dei Fori Imperiali pedonalizzati, ma la piazza la caccia via


Cattura
Doveva essere una notte di festa e nelle sue previsioni un bagno di folla entusiasta. E invece a Laura Boldrini l'inaugurazione dei Fori Imperiali pedonalizzati da Ignazio Marino è andato per traverso. Non avrebbe mai immaginato tutti quei fischi. E così ha salutato in fretta e furia il sindaco di Roma che l'aveva invitata e se ne è tornata con la coda tra le gambe a casa.






I fatti: Il primo cittadino e la presidente della Camera sono scesi dal Campidoglio per andare a tagliare il nastro in via Largo Corrado Ricci, dove inizia il tratto di via dei Fori Imperiali chiuso al traffico privato fino al Colosseo. Quando è stato il momento del discorso Laura Boldrini però ha preferito non parlare infastidita dai cori di un centinaio di persone, guidate dall'ex sindaco Gianni Alemanno e dalla capogruppo Pdl in consiglio comunale Sveva Belviso, che gridavano: "No alla discarica. Vergogna". Motivo della protesta la discarica, appunto, che dovrebbe essere ospitata a qualche chilometro dal santuario del Divino Amore. . La serata si è riscaldata dopo un sit-in in piazza Bocca della Verità, quando un centinaia di persone hanno raggiunto l'imbocco dei Fori Imperiali, passando per i giardini del Campidoglio. Poi hanno dovuto fermarsi di fronte ad un cordone delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa. Più tardi uno dei manifestanti è riuscito a salire sul palco urlando slogan ma dopo qualche minuto è stato bloccato e fatto scendere dagli agenti.  I manifestanti hanno esposto l'immagine del Divino Amore ed hanno protestato assieme al parroco.

Twitter, boom di richieste di rimozione contenuti

Corriere della sera

 

Governi e aziende chiedono di eliminare contenuti considerati coperti da copyright. A Twitter ma anche a Google

 

Cattura

MILANO – Aumentano le richieste di rimozione di contenuti da Twitter: addirittura, negli ultimi sei mesi, sarebbero salite del 76% rispetto allo scorso anno quelle legate al copyright. Link, immagini, video che non piacciono alle aziende, alle associazioni che proteggono il diritto d’autore dei grandi gruppi editoriali e dell’intrattenimento mondiale. O ancora: tweet che diffamano, account sui quali vengono richieste informazioni circa la provenienza e i dati sensibili dell’utente stesso. È questo il panorama tracciato dall’ultimo rapporto sulla trasparenza del social da 140 caratteri, i cui dati sono stati pubblicati il 31 luglio 2013.

QUESTIONE DI COPYRIGHT – Dal 1 gennaio al 30 giugno 2013 le richieste di rimozione di materiali su Twitter per violazione del diritto d’autore sono state 5753: il 76% in più rispetto al secondo semestre del 2012. Il totale riguarda oltre 22mila account diversi, 18mila tweet rimossi e quasi 4mila contenuti fatti scomparire dal social network dei cinguettii, per via di una violazione del DMCA, il Digital Millennium Copyright Act, la legge americana che protegge il diritto d’autore in Rete. Anche i dati di Google – che pubblica il suo rapporto sulla trasparenza a partire dal 2011, mentre Twitter lo fa dal 2012 – confermano come rispetto allo scorso anno l’attenzione al copyright si sia fatta pressante: nell’ultimo mese Big G ha ricevuto e rimosso dalle sue ricerche oltre 14 milioni di link considerati fuorilegge, segnalati da oltre 2mila enti o aziende diverse e riguardanti oltre 37mila domini internet. Si pensi che, l’ultima settimana di luglio dello scorso anno, le segnalazioni erano di poco sopra al milione, contro appunto i 14 milioni della scorsa settimana.

I RE DELLE RIMOZIONI – A collezionare il maggior numero di richieste di rimozione, nel caso di Twitter, sono le grandi associazioni di categoria e le società che aiutano le aziende a monitorare le violazioni online: come Remove your media (su Twitter @removepiracy), gruppo americano che ha tra i suoi clienti molti dei grandi del cinema, dei videogiochi e del software, ma anche la RIAA, Recording Industry Association of America, il gruppo di interesse che segue le etichette musicali negli Stati Uniti. Nel caso di Google, la situazione è analoga ma all’ennesima potenza, visti i grandi numeri del motore di ricerca: qui i re delle segnalazioni si chiamano Bpi (unione delle etichette britanniche) e Degban, altra società impegnata a punire per conto delle aziende chi non rispetta il copyright (tanto che si usa dire “you’ve been degbanned”, sei stato degbannato, giocando sulla parola ban). A ruota, dopo di loro (che lo scorso mese hanno segnalato circa 3 milioni di URL da bandire a testa ) vengono nuovamente la RIAA e tutte le grandi aziende dell’intrattenimento, da Fox a Paramount, da Disney a Warner Bros, intervallate dai grossi numeri di Microsoft, Adobe e molte aziende distributrici di software.

I DATI DEGLI UTENTI – Sebbene i numeri siano inferiori, sono interessanti anche i dati che riguardano le richieste su singoli utenti: aziende e lobby, ma anche e soprattutto le pubbliche amministrazioni, chiedono ai social di svelare identità e fornire dati sensibili sui proprietari degli account. Per Twitter il fenomeno è soprattutto americano: su 1157 richieste, oltre 900 arrivano proprio dagli Usa. La motivazione è legata ai controlli antiterrorismo, ma anche a persone scomparse oltre ad alcuni casi richiesti dai giudici rispetto ai manifestanti di Occupy Wall Street. Per Google i numeri sono diversi, e i dati (aggiornati però solo a fine 2012) parlano di oltre 21mila richieste di informazioni personali a fine anno scorso, di cui 846 riguardano il nostro Paese.

4 agosto 2013 | 17:38

Web design: e se Twitter fosse così?

di Dario Salvelli

 

Cattura

Su Facebook è più faticoso distinguere tra contenuti interessanti e inutili mentre Twitter ha sempre avuto il pregio di essere un personalized news engine ovvero un social network in cui è possibile seguire facilmente le persone (ogni giorno gli utenti attivi sono circa 200 milioni) e gli interessi soprattutto per informarsi e comunicare.

E’ per questo che spesso viene usato da giornalisti e attivisti di tutto il mondo tanto che nell’ultimo Transparency Report il social network dichiara di aver ricevuto, solo negli ultimi 6 mesi, il 40% di richieste in più di dati degli utenti da parte dei governi di tutto il mondo. Twitter però si sta trasformando: la potenza dei 140 caratteri forse non basta più e anche per venire incontro alle necessità della pubblicità l’aspetto multimediale sta diventando sempre più importante.

Prima le immagini, poi la possibilità di embeddare i tweet (funzione copiata di recente da Facebook), il lanci di Twitter Music ed infine l’integrazione con i brevissimi video di Vine contrastati poi da Instagram. Qual è il futuro di Twitter e soprattutto dove sta andando la sua versione desktop?

Fred Nerby è un art director australiano, di lui abbiamo già parlato qualche mese fa quando realizzò una nuova versione di Facebook. Ha preso di nuovo carta, penna, Photoshop e After Effects ed in 6 settimane ha creato un nuovo design e concept per Twitter che ha riscosso un discreto successo con commenti positivi.

Secondo Nerby:

l’interfaccia utente della versione desktop di Twitter ha bisogno di una rinfrescata, è ancora indietro e manca d’esperienza rispetto alla loro applicazione che ha riscosso consensi tra gli utenti di tutto il mondo. E’ per questo motivo che ho progettato un concept che dà all’utente un layout più grande, con spazio per più funzioni per interagire con Twitter direttamente da ambiente desktop. Se vuoi usare Twitter da mobile e lo usi solo per scorrere i contenuti come fosse una bacheca ci sono già tantissime applicazioni e client per smartphone e tablet che sono perfetti per uno streaming veloce dei contenuti.

Il suo concept si basa su di una nuova modalità di gestione dei dati e delle sezioni e di come interagiscono con l’utente e lo schermo con esperienze come la conversione dei tweet in una grafica visiva attraverso l’uso di algoritmi personalizzati e nuovi modi di utilizzare i dati.

E così ecco spuntare un layout completamente ridisegnato con grandi quadrati (alla Win 8 o MetroTwit), più spazio alle immagini proprio come succede su Pinterest o Google+ (che secondo Nerby è un po’ una avanguardia dell’industria digitale in questo campo) con una photo gallery che include foto e video e che consente di andare più facilmente indietro nel tempo con un nuovo modo di vedere la Timeline. Attualmente infatti è ostico ricordarsi cosa si è tweettato il mese scorso: “in questo modo un utente esplora più facilmente i contenuti ai quali è interessato inoltre ho pensato anche ad un processo di filtro di foto e video affinchè l’utente abbia più controllo anche con funzioni come Preferiti o Most Tweeted” afferma Nerby.


D’altronde Twitter è un servizio di microblogging dunque favorisce le conversazioni, l’intera piattaforma è basata sui messaggi ma con questo concept Nerby tenta di fornire all’utente una esperienza visiva più profonda e forse gradevole dove vengono fuori in maniera più chiara “le storie di personaggi in 140 caratteri”. Sembra quasi strizzare l’occhio a MySpace questo concept che mette chiaramente in evidenza le attività dei personaggi famosi (e le comunicazioni tra di loro) e dei brand espandendo anche le possibilità di Twitter Music con delle infografiche accattivanti sui brani e album più cinguettati.

La sezione dei Messaggi Diretti è stata disegnata un po’ in stile Facebook con una Inbox e la possibilità di creare cartelle per ordinare le conversazioni con le persone che si seguono. E lo spazio per la pubblicità? Nerby non ha previsto nessun nuovo formato rispetto a quanto già presente con Twitter Advertising, anzi crede che un layout del genere su versione desktop possa essere liberato dalla pubblicità.


Questa versione di Twitter è ovviamente soltanto un’idea, un concetto.

Quale sarà però il trend del web design nei prossimi mesi?

Per Nerby gli standard sono cambiati ormai e l’industria ha trasformato tutti i trend verso il mobile, pensando i siti web sempre più come applicazioni complesse.

Il mondo ci guarda (e non capisce): quello che pensano e dicono di noi

Corriere della sera

Per tedeschi o americani è sospetta ogni interferenza sui magistrati. Soltanto un giornale russo difende Berlusconi

Cattura
Giovedì sera, pochi minuti dopo la pronuncia della Corte di cassazione, sulle frequenze di Bbc World Service è andata in onda una curiosa conversazione. Lucio Malan, senatore del Pdl, spiegava con convinzione che la condanna era ingiusta e Silvio Berlusconi era innocente. Il conduttore, serafico, ha ribattuto: «Mi scusi, ma come può dir questo? Tre gradi di giudizio hanno stabilito il contrario».

Nella sua semplicità, lo scambio illustra il nostro vero, grande rischio nazionale: all'estero non capiscono. Non capisce l'opinione pubblica internazionale. Non capiscono i giornali, le televisioni, le radio e i siti web. Non capiscono i conservatori, i liberali e i socialisti. Nessuno capisce come, in una democrazia, una parte del potere politico possa rivoltarsi contro il potere giudiziario, pur di difendere il proprio capo.


È un coro unanime. The Independent (inglese): «Berlusconi come Al Capone». Süddeutsche Zeitung (tedesco): «Machiavelli di celluloide». Libération (francese): «Berlusconi, naufragio all'italiana». Washington Post (americano) si chiede quale villa Berlusconi sceglierà per la reclusione. The Guardian, da Londra: «Silvio Berlusconi ai domiciliari, forse nella villa del bunga-bunga». El País, da Madrid: «È così la vecchia volpe (el viejo zorro), grande conoscitore dell'idiosincrasia italiana, ha ottenuto quello che sarebbe difficilmente immaginabile in ogni altro Paese del mondo: convertire i panni sporchi giudiziari in combustibile per l'ultima tappa della carriera politica. La cosa più allucinante, e anche la più triste per l'Italia, è che il trucco funziona».

Vignette, grafici, cronologie giudiziarie, commenti. Nel duello, riassunto da Luigi Ferrarella, «tra la volontà della magistratura di applicare a Berlusconi le regole valide per tutti e la sua pretesa di esserne esonerato a causa del consenso», i media del mondo non sembrano aver dubbi: stavolta, e non per la prima volta, stanno con la magistratura.

1
Il potere giudiziario - da Washington a Londra, da Berlino a Tokyo - è considerato l'arbitro della vita civile. Un arbitro discusso e discutibile: ma comunque l'arbitro. E se tre arbitri, uno dopo l'altro, decidono che una persona è colpevole, significa colpevolezza: il giudizio umano, oltre, non può andare. Le nostre diatribe italiane sull'accanimento giudiziario risultano incomprensibili. «Berlusconi è stato indagato e processato come nessun altro!», protestano i sostenitori in Italia. La reazione, fuori d'Italia, si può riassumere così: «Bene. Ora processate anche gli altri».

Opinioni brutali? Considerazioni sempliciste? Ma l'opinione pubblica internazionale è, spesso, brutale e semplicista. Pensate a quanto sappiamo noi sul funzionamento della democrazia americana o tedesca (l'equilibrio tra i poteri, i controlli incrociati). I cittadini tedeschi e americani sanno altrettanto (poco) della democrazia italiana. Sanno però che il legislatore legifera, il governo governa e il potere giudiziario giudica. Ogni interferenza appare sospetta. Le norme spinte in Parlamento per alleggerire la propria posizione processuale, durante gli anni di governo: questo sì, di Silvio Berlusconi, viene spesso ricordato.

All'agenzia Nuova Cinao al quotidiano giapponese Asahi Shimbun non interessa se la magistratura italiana ha un'agenda politica. Quest'ultimo si limita a scrivere che «un ex premier è stato condannato per frode fiscale» (è l'unico che non mette il nome di Berlusconi nel titolo). Solo il quotidiano russo Kommersant si schiera dalla parte del condannato. Titola: «Berlusconi non è stato scomunicato dalla politica» e definisce la sentenza «scandalosa» perché mira a terminarne la carriera politica.

La vulgata berlusconiana, raffinata negli anni dai media di proprietà, è che esista una cricca di italiani - giornalisti, accademici, qualche politico - in grado di influenzare le opinioni nei luoghi che contano, Londra e New York in particolare. Considerato l'accesso alle informazioni nel XXI secolo, questa spiegazione appare surreale, astuta o infantile (fate voi). È più logico e più semplice accettare l'evidenza. Sono ormai molti, all'estero, a condividere l'opinione sintetizzata in un titolo dell' Economist nel 2001: Berlusconi è inadatto a guidare l'Italia.


Messaggio di Berlusconi: «Magistratura irresponsabile» (01/08/2013)

Certo, i media più influenti - quelli che i mercati consultano e gli investitori ascoltano - non hanno mai mostrato indulgenza per il personaggio. Dopo otto di governo inefficace, quattro anni di scandali sessuali, una dozzina di processi, sette prescrizioni e una condanna, sembrano aver perso la pazienza. «Cala il sipario sul buffone di Roma», è il titolo spietato del Financial Times . Il New York Times, secondo cui la vicenda «mette il fragile governo italiano sulla strada della crisi», scrive: «È opinione diffusa che Mr. Berlusconi voglia conservare un ruolo pubblico nella speranza di esercitare l'influenza politica di cui ha bisogno per proteggere i propri interessi economici».

Certo dev'essere sgradevole, per un elettore di centrodestra, leggere opinioni tanto sfavorevoli; ed è doloroso, per ogni italiano, sapere che l'opinione negativa su un leader ricade anche, inevitabilmente, sul Paese che rappresenta. Ma bisogna prenderne atto, e mantenere la calma.

Se un uomo mite come Sandro Bondi evoca «il rischio di guerra civile» non dobbiamo stupirci se i media internazionali ci trattano talvolta con fastidio. Una dichiarazione irresponsabile, dal satellite e sulla banda larga, viaggia più veloce del magnifico lavoro di tanti connazionali, in ogni campo. Pdl significa Popolo della Libertà, non Perdere di Lucidità. Qualcuno, nel partito, trovi il coraggio di spiegare al padre-padrone che non può trascinare con sé tutta l'Italia. I nostri amici nel mondo non capirebbero; e i nostri avversari non aspettano altro.

4 agosto 2013 | 9:36

Io, rugbista senza dita, mai risarcito dallo Stato»

Corriere della sera

Tramontin, vittima del Talidomide: escluso per due mesi. «Indennizzo solo ai nati tra il 1959 e il 31 dicembre 1965»


Cattura
Rugbista di serie A nonostante una mano con sole tre dita, una vita di successo che lo vede oggi volto noto della tv come telecronista sportivo. Luca Tramontin, 47 anni, è riuscito a vincere - come dice lui con humor - la sfida contro un corpo difettoso : «Ma finora ho perso la mia battaglia per avere giustizia - racconta -. Non ho mai ottenuto nessun risarcimento dallo Stato, anche se sono una vittima del Talidomide». Il Talidomide è un farmaco che negli anni Cinquanta e Sessanta fu prescritto come antinausea alle donne in gravidanza, senza sapere che poteva provocare gravi deformazioni ai feti, con la nascita di bambini senza arti.

Dopo anni di pressing, una legge del 2009 prevede di indennizzare i nati con la sindrome da Talidomide: «Ma i risarcimenti sono solo per chi è stato partorito tra il 1959 e il 31 dicembre 1965 ( quasi 200 persone, ndr ) - sottolinea Tramontin -. Mentre la mia data di nascita è il 22 febbraio del 1966». Nessuna paura a buttarsi nella mischia sul campo, per lui placcare e saltare in touche è la normalità.

Finora, però, Tramontin non ha mai voluto parlare pubblicamente della sua odissea di bambino cresciuto tra sale operatorie e interventi chirurgici, né delle sue inutili richieste per conquistare un risarcimento dallo Stato: «Adesso alleno a Lugano giovani disabili, down o con problemi psichici (www.orules.org/disabled-teams.html) - dice -. Conosco bene, dunque, chi combatte contro veri handicap. E io posso considerarmi fortunato. Non sono invalido, ma trovo sbagliato rinunciare a essere rimborsato. Basta guardare la mia mano per vedere i maledetti segni del Talidomide».

Oggi lo spinge a raccontare solo la voglia di ottenere un indennizzo per finanziare progetti sportivi per rugbisti disabili, soprattutto le due squadre nascenti a Milano (il rimborso, completo di arretrati, viene stimato fino a 140 mila euro, a cui va aggiunto un assegno mensile di quattromila euro). Il ricordo va alle quindici operazioni di ricostruzione della mano subite dall'età di tre mesi fino a 16 anni: inizialmente Tramontin non aveva neppure le tre dita. Gli interventi, eseguiti dalla squadra del noto chirurgo ricostruttivo Gustavo Sanvenero Rosselli, li hanno pagati tutti di tasca propria il padre tecnico dell'Enel e la madre infermiera. Con il doppio lavoro.

Nel ritornare indietro con la memoria a quegli anni, l'atleta non cade mai nel vittimismo, lui continua a scherzare anche quando ricorda i mesi trascorsi a mangiare in piedi e a dormire sulla pancia: dalle natiche gli era stata tolta la pelle per utilizzarla nella ricostruzione delle dita e sedersi era impossibile. Eppure. «Le associazioni delle vittime di Talidomide a cui mi sono rivolto non mi aiutano - denuncia Tramontin -. Mi propongono di far loro da testimonial perché sono conosciuto, ma nulla di più».

Nato a Belluno, Tramontin è arrivato a Milano per la prima volta proprio per farsi operare. Il legame con la città si è rinsaldato, poi, per il lavoro: Tramontin ha giocato con il Cus Milano, il Milan Rugby e il Chicken Rozzano per diventare poi telecronista di Mediaset, Tele+, Sportitalia e Eurosport. La carriera sportiva l'ha portato anche nel Belluno, Casale, Piacenza, Brescia, Viadana, Glen Innes (Australia), New York, Lugano e Bellinzona (dove oggi abita con il figlio Nico, 13 anni, e la fidanzata).

Tramontin si allena ancora due volte al giorno, fine settimana compresi: «Lo sport è la mia vita. Ora gioco anche a football americano. Nella mia vita non ho mai avuto la percezione di avere un handicap, perché ho sempre combattuto in campo tutte le mie paure - ripete Tramontin -. Così mi piace aiutare i giovani disabili a prendere consapevolezza del loro corpo e ad accrescere l'autostima. Con i soldi di un indennizzo lo potrei fare ancora di più. E non voglio rinunciarci».

4 agosto 2013 | 10:25

Bara in giardino siciliano: "Serve per allontanare i ladri"

Il Mattino

RAGUSA - Bizzarra stategia anti-ladro nel ragusano. 



CatturaPer intimorire eventuali malviventi intenzionati a entrare nella sua abitazione, un pensionato di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, ha piazzato in bella mostra, nel giardino di casa, una bara. La singolare iniziativa ha destato preoccupazione tra i passanti e i vicini di casa che, pensando si trattasse di un avvertimento, hanno denunciato l'accaduto alle forze dell'ordine. Il pensionato, interpellato dai militari, si è giustificato spiegando che voleva scoraggiare i ladri. Si trattava, insomma, di una sorta di antifurto.

 
sabato 3 agosto 2013 - 20:17   Ultimo aggiornamento: 20:24