domenica 7 luglio 2013

L'ultima sfida di Serpico: difendere la sua capanna

Massimo M. Veronese - Dom, 07/07/2013 - 09:09

Vive come un eremita, lontano dal mondo. Ma un costruttore minaccia l'oasi dove ha trovato rifugio l'agente reso famoso da Al Pacino. E ora sono guai

A guardarlo adesso più che ad Al Pacino somiglia a Mauro Corona, la barba bianca, il capello spettinatissimo, lo sguardo diffidente. Ha un carattere difficile tutto spigoli e gomiti, che lascia dei lividi nei rapporti con gli altri.

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Come Corona vive sulla frontiera della civiltà, a due ore di macchina da Manhattan, in una capanna nel bosco senza riscaldamento, tra larici e abeti, nell'alta valle dell'Hudson, venti ettari di foresta tutti suoi: «Questa è la mia piccola oasi, il luogo della mia guarigione» detta ispirato al New York Times, con le sue occhiate veloci, dure come pallottole. Frank Serpico non è più superman, l'eroe che smascherò il Blue Wall, il muro di tangenti e omertà del New York Police Department anni Sessanta, ma l'uomo invisibile. Per restare se stesso ha dovuto diventare un altro, nascondersi, fuggire, sparire, talpa una volta, lupo solitario oggi.
É arrivato a quell'età, settantasette anni, in cui la vita smette di dare e comincia a prendere e quello che gli vogliono prendere è la sua pace, lui che per una vita è sempre stato un morto che cammina. Il suo nemico si chiama Frank Palladino, non è un boss del narcotraffico ma un imprenditore qualsiasi, italo americano come lui che viene da Marigliano, provincia di Napoli. Sta costruendo una villa di lusso sul terreno a fianco, poi la metterà in vendita al miglior offerente, per farsi largo avrebbe distrutto alcuni abeti della foresta di Serpico, le autorità del posto, a partire dall'amministrazione della contea, avrebbero chiuso un occhio, i colleghi di Frank, ieri come oggi, fanno finta di non sentire le urla dal silenzio di quello che resta uno dei poliziotti più famosi del mondo.

Bulldozer e seghe, racconta sempre il New York Times, hanno spezzato l'incanto del paradiso della talpa: quell'angolo di terra era uno dei preferiti di Serpico, voleva acquistarlo lui, dice incazzato come al solito, ma pensava fosse soggetto a vincoli ambientalisti, ci andava a caccia di erbe medicinali e tanto gli bastava. Le cose sono cambiate, lui è rimasto lo stesso: «È come combattere di nuovo il sistema: sono qui che mi godo la tranquillità e vengo trascinato di nuovo in un mondo di gente corrotta». «Vuol solo tornare sotto i riflettori - gli risponde Palladino - É un uomo solo e infelice, un bambino petulante». E guerra sia.

Frank non è mai uscito dal suo film che regalò ad Al Pacino, nel 1973, il primo Golden Globe. Sorride quando gli ricordano che nella classifica degli eroi del cinema stilata dall'American Film Institute è quarantunesimo, subito dopo Lassie: «Almeno qui sono in buona compagnia....». In polizia Serpico viveva una vita in prestito che non era la sua: lavora all'antidroga, ma gli basta poco per capire che molti dei suoi colleghi sono a libro paga di chi devono combattere. Mazzette ma anche dosi di quella buona e gratis. Lui è di un'altra pasta. Con il collega David Durk denuncia alla commissione d'inchiesta Knapp gli imbrogli dei colleghi. Se la legano al dito.

Per i poliziotti diventa un infame, un topo di fogna, un traditore. Durante un'operazione lo lasciano solo apposta davanti a una banda di assassini, si prende una pallottola in faccia, nessuno dei suoi chiama aiuto. Resta sordo ad un orecchio ma se la cava, lascia la divisa in cambio di una medaglia d'onore e una pensione di invalidità. Non ha mai ricevuto i gradi di detective però e la medaglia d'onore gli viene consegnata senza cerimonia, come fosse un pacchetto di sigarette. Nessuno gli porta via la fama: «Al Pacino comunque ha interpretato Serpico molto meglio di quanto abbia fatto io nella realtà...».

I rapporti con i colleghi sono rimasti difficili, per qualcuno è un eroe, per altri un rompipalle. «In tutti questi anni ho ricevuto più onori all'estero che nel mio Paese». Non importa. C'è sempre bisogno di gente senza onore per dimostrare il proprio. È dagli anni Ottanta, dopo aver girovagato per anni in Europa, che Serpico vive nella sua piccola oasi, acquistata nel 1968, prima di lasciare la polizia. Ha rinnovato i passaporti americano e italiano perchè non si sa mai, se le cose non vanno meglio andarsene e farla finita. Ha le sue idee: vuol mantenere la proprietà allo stato selvaggio e poi lasciarla in eredità a qualche gruppo ambientalista, meglio se ne faranno un buen retiro per altre vecchie talpe come lui. Il suo passato è una miniera di storie, di segreti e di misteri. Conta di restare lì. Forse oltre quella frontiera c'è ancora un tempo migliore.

Campania violenta. Mode di camorra: gli scissionisti si tatuano il kalashnikov, i dilauriani la P38

Il Mattino

di Giuseppe Crimaldi

«Brigadiè, li vedete questi tatuaggi? Questi me li sono fatti tutti io, da solo». Ciro F. ha 25 anni, un mare di disegni impastati a colori vivi nella pelle e un passato che non esita a nascondere. di Giuseppe Crimaldi



1«Brigadiè, li vedete questi tatuaggi? Questi me li sono fatti tutti io, da solo». Ciro F. ha 25 anni, un mare di disegni impastati a colori vivi nella pelle e un passato che non esita a nascondere. «Precedenti? - risponde al sottufficiale del Radiomobile dell’Arma che lo ha appena bloccato in sella a una potente Yamaha a due passi del vecchio tribunale di Castelcapuano - Sì li tengo i precedenti. Roba di stupefacenti, ma è storia vecchia, ora sono pulito...». Quello dell’«acqua passata» è un ritornello che si ripete e che carabinieri e poliziotti conoscono bene: fermano chi è pregiudicato, e non ce n’è uno che dica: «Sono appena uscito da Poggioreale». Ma Ciro ha altre storie da raccontare ai militari, stanotte. Dopo essere stato perquisito e dopo che sono finiti i controlli di rito al terminale per verificare se il soggetto abbia in carico provvedimenti restrittivi, si scioglie e racconta.

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Ciro - usiamo un nome di fantasia, per comprensibili ragioni - racconta la sua storia. Una volta uscito dal carcere si è inventato tatuatore. Non uno qualunque: lui serve i clan dell’area nord. Scissionisti, dilauriani e, perché no, anche i «girati» della Vanella Grassi. «Loro ordinano il disegno e io eseguo», spiega. «Gli scissionisti vogliono tutti il kalashnikov tatuato. È il loro segno di riconoscimento. A quegli “altri” (non li nomina mai, ma si riferisce ai seguaci del clan Di Lauro, ndr) piace invece la “P38”. E poi.. E poi, alla Sanità quelli che stavano coi Misso volevano il mastino con la scritta «Mastiffs», ma ultimamente anche la Madonnina...». Tatuaggi, che passione. A poche centinaia di metri di distanza - e siamo a Porta Capuana - altri giovani e altre storie. Un ragazzo racconta di essere appena uscito di galera. «Per rapina in una tabaccheria - spiega - poi mi avete preso a metà maggio per la rapina di un Rolex, ma poi sono stato scagionato, non sono stato arrestato».

 
domenica 7 luglio 2013 - 10:42   Ultimo aggiornamento: 10:48

Coca Cola lancia la bottiglia fatta di ghiaccio

La Stampa


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Coca Cola ha lanciato sul mercato colombiano una nuova bottiglia fatta interamente di ghiaccio. Sempre fresca ed eco-friendly, l’innovativo contenitore ha la silhouette classica della bibita più famosa al mondo, con in più una fascia rossa che evita il congelamento delle dita. Il processo di produzione è costituito da acqua microfiltrata e congelata versata in stampi in silicone a 13 gradi Fahrenheit. Al momento disponibile solo in Colombia, non si sa ancora quando sarà lanciata anche negli Usa.



Addio ad Arturo Nicolodi, barbone che sognava l’Europa e passava la notte sui treni

La Stampa

Dal campo di concentramento fino alle cene con Churchill e De Gasperi. Poi la seconda vita fatta di pomeriggi in biblioteca e scorribande in strada


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Era un barbone gentiluomo. Magro e curvo si trascinava per le vie di Bolzano per consegnare nelle redazioni bizzarri volantini scritti a mano. In città tutti conoscevano quel vecchietto, in pochi erano invece a conoscenza della sua storia. È morto a 97 anni Arturo Nicolodi, europeista radicale che ceno’ con Churchill e De Gasperi e che poi scelse la vita della strada.

«Questo uomo libero nel fare e nel pensare ha lasciato una traccia nella storia della città»: lo ricorda così il sindaco Luigi Spagnolli. Nicolodi proveniva da una famiglia borghese, un fratello era notaio, l’altro filosofo. Durante la ritirata degli italiani dalla Grecia fu arrestato dai tedeschi e finì in un campo di concentramento in Polonia assieme allo scrittore Giovannino Guareschi e al pittore Italo Zetti. Tornato a piedi a Bolzano, fondò il partito Nuova Europa. Più volte l’europeista sfegatato fu arrestato, una volta per aver strappato per protesta la sua carta d’identità, l’altra volta per aver offeso il presidente della Repubblica Einaudi, definendolo in un telegramma «incompetente».

Nel 1953 il settimanale tedesco `Der Spiegel´ dedicò un lungo articolo al suo sciopero della fame in carcere, durante il quale Nicolodi dovette essere alimentato artificialmente. Nicolodi divenne poi per scelta barbone. Passava le giornate nei corridoi della Libera Università di Bolzano, dove gli studenti lo adottarono come una sorta di mascotte, di notte dormiva sui treni. La sua tratta preferita era Bolzano-Bologna e ritorno.

Ma la sua fama continuava a seguirlo. Il regista Pietro Marcello gli dedicò il film «Il passaggio della linea», che nel 2007 sbarco’ al Festival di Venezia. A oltre 90 anni, a causa di problemi di salute sempre più seri, tornò a dormire, per la prima volta dopo 50 anni, in un letto, ma continuò a rifiutare ogni farmaco. Ha vissuto gli ultimi anni in una casa di riposo a Cavedine, in Trentino. Per un disguido nella compilazione dell’ultimo censimento, Nicolodi perse recentemente la residenza a Bolzano. E così, poco prima di morire, tornò un uomo libero come lui intendeva. 

Pd, la mozione di 4 senatrici: vietate le pubblicità con belle ragazze

Libero

L'inquisizione di Valentini, Fedeli, Amati e Granaiola: arresto e 5 milioni di multa a chi sgarra


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Vietata Belen in ogni sua apparizione. Oscurata Uma Thurman che si beve un’acqua tonica. Bruciata come una strega ogni immagine di Letitia Casta che reclamizzava un profumo di due stilisti italiani. Seppellito sotto colate di cemento lo spot di una marca di jeans girato da una sensualissima Megan Fox. Tremate, tremate, perché le cacce alle streghe sono tornate.

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A volere scatenare la nuova Inquisizione e fare  roteare come negli anni ‘50 le forbici della censura è un nutrito gruppo di senatrici del Partito democratico. Un drappello guidato da Silvana Amati, e con subito a ruota Manuela Granaiola, Daniela Valentini e il vicepresidente di palazzo Madama, Valeria Fedeli, che ha appena firmato un disegno di legge già incardinato dal titolo «Misure in materia di contrasto alla discriminazione della donna nelle pubblicità e nei media». Il titolo sembra generico, ma il contenuto non lo è affatto. L’obiettivo infatti è quello di vietare con pesanti sanzioni (fino a 5 milioni di euro) l’utilizzo del corpo della donna nella pubblicità televisiva o stampata (giornali e manifesti).

Cintura di castità per maschi infedeli

La Stampa

Offerta in vari modelli, discreta e sicura contro le tentazioni adulterine. Studiata perché non faccia scattare l' allarme dei metal detector.

gianluca nicoletti

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La cintura di castità maschile è il gadget dell’estate, sicura nei materiali, esteticamente gradevole, ma soprattutto discreta e a prova di privacy per chi ne faccia uso. L’ offerta è immensa, la varietà di modelli indica il successo dell’ articolo, offerto in rete per prezzi variabili. Si parte dai 20$ per un modello basic, in lega di zinco, che praticamente è una gabbietta  con il lucchetto, si arriva a 160$ per quello di lusso, in policarbonato medicale, sterile e anallergico, disponibile in fantasia mimetica camouflage, con trattamento effetto legno di radica o acciaio cromato. Il lucchetto è completamente in ottone, nelle istruzioni si specifica che è stato costruito con materiali che permettono il passaggio in aeroporto senza far scattare l’allarme dei metal detector, che sarebbe sicura fonte d’ imbarazzo per il portatore. 

Appare chiaro che un mercato così vasto non esclude l’uso dell’oggetto costrittore in un setting di rapporti sadomaso, in cui l’indossare una gabbietta castigatrice potrebbe anche esser inteso come un gioco di dominazione. E’ comunque lecito sospettare che la diffusione di un simile ordigno abbia un uso d'ammortizzatore di tensione coniugale, soprattutto la dice lunga su quanto si possano essere spostati alcuni rapporti di forza, riguardo il reciproco controllo, in molte insospettabili coppie. 

E’ storicamente provato che la cintura di castità femminile sia stata, in gran parte, un’invenzione letteraria. Avrebbe provocato setticemie e lesioni cutanee in chi avesse dovuto indossarla, anche per il tempo prolungato di una guerra o una crociata. E’ un falso soprattutto quella truce versione di mutanda di ferro che sembra una tagliola, era stata inventata come materiale di scena per bmovie decamerotici, se ne trova ancora qualcuna sui banchi dei mercatini, o esposta in qualche truce rassegna di medievali macchine di tortura. 

E’ invece interessante riflettere sulla deriva di genere che è avvenuta attorno al concetto di cintura di castità, rispetto alla sua destinazione primaria, quale oggetto allucinato come un guardiano meccanico per la fedeltà coniugale. Per la garanzia coatta della pudicizia femminile la moderna tecnologia, messa a disposizione dal bric-à-brac delle vendite on-line, immagina che il mercato richieda soprattutto sistemi di sorveglianza, spionaggio, o ricerca chimica della prova dell’ avvenuto rapporto adulterino.  

Tutt’ altra cosa, per quanto invece riguarda la possibilità di tenere sotto controllo la possibile esuberanza fedifraga di un maschio, soprattutto se in vacanza separata, come pure trasferta di lavoro, viaggio aziendale, quotidiana transumanza in ufficio. Per tali pericolose occasioni è a disposizione di sospettose compagne, mogli, fidanzate o amanti, un ordigno perfetto, per nulla nocivo alla salute, quanto del tutto inviolabile. 

Quanti saranno i distinti signori che, per mantenere la quiete familiare, si sottoporranno ogni giorno all’onere del cilicio coniugale? Invisibile e implacabile tutore della loro rettitudine di coppia, ma anche, fatalmente, una prova inequivocabile della loro irreversibile castrazione emotiva.

Brasile choc, arbitro uccide giocatore Poi viene decapitato dagli spettatori

La Stampa

Orrore in un match dilettante nel nord del Paese: due morti in campo


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Una partita di calcio tra squadre dilettanti si è trasformata in tragedia, in Brasile, con alcuni dettagli raccapriccianti: l’arbitro, che durante una lite in campo ha accoltellato un giocatore, poi deceduto, è stato selvaggiamente ucciso da un gruppo di tifosi che ne hanno squartato il corpo e infilato la testa su un palo. Il macabro episodio, riportato da “GloboEsporte”, è avvenuto a Pio XII, un paesino di meno di 30 mila anime nell’entroterra del Maranhao, Stato del nord-est tra i più poveri e violenti del Paese sudamericano.
Il giudice di gara, Otavio Jordao da Silva de Catanhede, 20 anni, ha deciso l’espulsione del giocatore Josenir dos Santos Abreu, 31 anni. Ne è nata una rissa, durante la quale l’arbitro ha estratto un coltello con cui ha colpito l’atleta, che non ha resistito alle gravi ferite riportate ed è morto in ambulanza.

Il clima, già surriscaldato, è così ulteriormente degenerato e il terreno di gioco è stato invaso da alcuni spettatori. Inferocito, il gruppo ha prima immobilizzato l’arbitro, che è stato in seguito brutalmente percosso e lapidato. Non contenti, gli aggressori hanno anche infierito sul cadavere, decapitandolo ed esibendo la testa come trofeo.

La polizia locale ha divulgato una nota informando che immagini raccolte da cellulari al momento dei fatti sono già in mano al commissario responsabile dell’inchiesta. La polizia non esclude che possano aiutare a identificare alcuni autori del barbaro crimine. Nel frattempo un sospetto si è già consegnato alle autorità: Luis Moraes de Sousa, 27 anni, avrebbe ammesso di aver partecipato al linciaggio dell’arbitro e fatto il nome di altre due persone, che avrebbero poi smembrato la vittima.