mercoledì 1 maggio 2013

Emanuela, Agca e i messaggi criptati si cercano riscontri sul telefonista

Corriere della sera

Sotto esame i quotidiani dell'epoca. Il 22 giugno 1983 la Orlandi scompare, il 25 l'attentatore del Papa chiede «risposte» al Vaticano, il 28 scagiona i bulgari


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ROMA - Il 24 giugno 1983, due giorni dopo il sequestro Orlandi, appare il primo trafiletto: «Scomparsa una ragazza di 15 anni». A fianco il seguente titolo: «Ricerche: cadavere nel Tevere?». Il 25 giugno, sempre su Il Tempo , un servizio (guarda i ritagli dei giornali dell'epoca cliccando qui) racconta il contenuto di una lettera spedita da Alì Agca al cardinal Silvio Oddi nel settembre 1982: «Sono un terrorista pentito. Vedremo cosa succederà in futuro. Ho scritto anche ad Agostino Casaroli. Spero che qualcuno mi risponderà dal Vaticano». È la triangolazione di questi articoli - a partire dal criptico messaggio dell'attentatore turco - al centro delle verifiche sull'attendibilità di Marco Fassoni Accetti, il supertestimoneche ha ammesso di essere stato un telefonista del caso Orlandi e ha anche indicato Villa Lante, al Gianicolo, come primo posto in cui fu portata Emanuela(martedì 30 aprile la madre superiora ha iniziato a cercare gli elenchi degli ospiti di 30 anni fa).

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Riletti oggi, quei tre ritagli potrebbero raccontare molto. E rafforzare la pista emersa all'epoca, il sequestro di una cittadina vaticana (inizialmente «simulato», poi vero) per ottenere la ritrattazione del feritore del Papa, pista in cui continua a credere anche Ilario Martella, il giudice istruttore sull'attentato dell'81. Ecco dunque come Accetti, che lascia intendere di aver agito in collaborazione con elementi legati ai servizi segreti dell'Est dotati di «entrature» nelle redazioni, racconta il retroscena dei tre articoli: «Il trafiletto sulla scomparsa della Orlandi era collocato a fianco alla notizia della Fiat 127 da noi gettata nel Tevere il giorno prima, con il braccio di un manichino fuori dal finestrino. Quel gesto conteneva messaggi in codice di minaccia contro una persona».

2 Nelle intenzioni dei rapitori, l'avviso ad «ambienti vaticani», pubblicando le due notizie una vicina all'altra, sarebbe stato anche questo: «Far capire la nostra capacità di azione, influenza dell'opinione pubblica e depistaggio». Ma è l'articolo del 25 giugno che, secondo Accetti, diventa «straordinariamente» rivelatore: «Agca aveva scritto la lettera a Oddi un anno prima, come si spiega che diviene pubblica solo quando Emanuela Orlandi sparisce? Perché ha ottenuto ciò che voleva: premere sulla Santa Sede attraverso un sequestro di persona per ottenere la grazia». E c'è di più: due passaggi («Vedremo cosa succederà. Spero che dal Vaticano mi rispondano») sembrerebbero anticipare qualcosa che di lì a poco, a sorpresa, accade: tre giorni dopo, il 28 giugno 1983, lo stesso Agca ritratterà ogni accusa contro i bulgari, in precedenza chiamati in causa come suoi complici in piazza San Pietro. Questa sequenza - così squadernata sul tavolo dei magistrati 30 anni dopo - nel caso Orlandi oggi a una svolta potrebbe essere considerata un primo, serio elemento di prova.

Fabrizio Peronaci
1 maggio 2013 | 17:18

Monti, dagli osanna all'oblio

Corriere della sera


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A Trotsky, per carità, andò peggio: dopo averlo fatto sparire dalla celeberrima foto con Lenin che arringava la folla davanti al Bolscioi, Stalin lo fece sparire del tutto mandandogli un sicario in Messico. Altri tempi. Anche la rimozione di Mario Monti, però, ha qualcosa di feroce. Che non fa onore a quanti lo osannarono.

Perfino Enrico Letta, che salutò l'entrata in scena del rettore bocconiano come l'occasione per «girare una pagina della politica italiana caratterizzata dall'incompetenza e dalla divisione del potere con il manuale Cencelli», ha dovuto rinunciare ieri in Senato a chiedere l'onore delle armi per il suo predecessore. Ci aveva già provato per tre volte alla Camera e per tre volte l'aula gli aveva negato anche uno striminzito battimani di cortesia. Gesto rifiutato a Palazzo Madama anche agli unici due accenni di stima, del montiano Gianluca Susta e del pd Luigi Zanda. Il gelo. Monti chi?

Lui, l'ex «Supermario» uscito dalla Santissima Trinità dove son rimasti «Supermario» Draghi e «Supermario» Balotelli, non ha detto una parola. Se n'è rimasto lì, al suo banco, solo. L'altra sera, ceduto a Letta il bastone del comando con un sollievo che possiamo immaginare, è andato con la moglie a cena in trattoria. Un ragazzino di undici anni l'ha riconosciuto, ha raggiunto il suo tavolo e gli ha chiesto: «Ma lei è triste a non avere più un lavoro?». Lui è rimasto un po' così, poi gli ha risposto: «È come quando finisci la scuola: ti dispiace, ma finalmente fai anche un po' di vacanza».

Dicono gli amici che certo, sa bene di avere commesso molti errori. Grandi e piccoli. Come quando, spinto a usare Twitter da chi pensava che fosse utile per le elezioni, passò un'ora e mezzo a cinguettare e quando si presentò alla riunione del partito sospirò: «Ho lavorato una vita intera per costruirmi una reputazione e adesso ho avviato la mia sistematica demolizione». Poteva fare delle cose diverse? Sicuro. Tante. E magari oggi sarebbe lassù al Quirinale. Ma certo fa impressione il modo in cui molti della sua ex maggioranza (altri a sinistra e a destra non c'entrano perché furono coerenti e ostili fin dall'inizio) lo hanno incensato, inghiottito e sputato. Con lo stesso identico cinismo da scafati navigatori dei flutti parlamentari abituati a ogni rotta e sopravvissuti a ogni naufragio.

Fu bagnato da un acquazzone di 27 applausi in una quarantina di minuti, Mario Monti, il giorno del suo insediamento al Senato. I cittadini, ricorda un' Ansa , lo acclamavano al suo passaggio come un messia fuori dai giochi della politica che l'avevano costretto a fare i conti, nelle consultazioni, con 34 gruppi parlamentari. E l'aula, intimorita dal momento di caos e di panico dei mercati, non fu da meno. E si lanciò in spiritati battimani a ogni passaggio, ogni battuta, ogni citazione dei giovani e delle donne, dell'Europa e della legalità. Ventisette! Per non dire di certi titoli e certi articoli sui giornali che raggiunsero vette inarrivabili, subito infilzate dall'ironia spietata di Marco Travaglio, dopo la Prima alla Scala. «Il Don Giovanni si fa sobrio», «Meno botox e più loden, un trionfo minimalista». «Alla Scala debutta la sobrietà bipartisan». Ed ecco Roberto Formigoni precisare «il mio smoking è vecchio di 10 anni» e Giuliano Pisapia «il mio è no logo» e la presidente di Expo 2015 Diana Bracco «la pelliccia l'ho tirata fuori dall'armadio, i gioielli sono di mia mamma».

E se il direttore d'orchestra Daniel Barenboim sussurrava a Monti «tutto il mondo sta pregando per lei», sul versante rock Vasco Rossi affidava i suoi pensieri a Facebook: «Sono contento di essere sopravvissuto per poter assistere all'insediamento del nuovo governo Monti». Fino al capolavoro, un flash d'agenzia che suonava il violino per il premier narrando: «La sua riservatezza è proverbiale, tanto che intervistato davanti a casa nel 2004, quando era in predicato per diventare il nuovo ministro dell'Economia al posto di Giulio Tremonti, rispose con un "no comment" anche a una domanda sul nome del suo golden retriever. Ora il cane è cambiato, ma la sua riservatezza no».

Marcello Veneziani dedicò al tema, sul Giornale , una rubrica di irrisione omicida: «Oggi c'è il sole. È stata la battuta più audace di Mario Monti in questi giorni. E tutti a scorgere allusioni cifrate, messaggi elioterapici, metafore ottimiste. L'Uomo Grigio che sognammo in un cucù dopo il colorito Berlusconi si è avverato». Sembra passato un millennio. Tutto dimenticato, tutto rimosso, tutto cancellato. A partire dagli elogi al fu-Supermario. Come quello di Sergio Marchionne nel luglio 2012: «L'accordo di Bruxelles scongiura un disastro che la gente ha assolutamente sottovalutato. Monti è stato veramente un grande, ha fatto un capolavoro che a livello internazionale non credo abbiamo mai avuto nessun altro capace di fare». O quello di Herman Van Rompuy: «Mario Monti ha fatto un buon lavoro da primo ministro. Ha restituito fiducia verso l'Italia ed è stato utile a mantenere la stabilità nell'eurozona». Parole oggi ributtate in faccia all'appestato: se lo elogiavano quei due vuol dire che...

C'è chi dirà: ha senso ricordare oggi la parabola umana, politica, istituzionale di un economista salutato ieri come l'ennesimo Uomo della Provvidenza della nostra storia e finito lui pure appeso per i piedi al giudizio spietato di chi l'ha liquidato poi come «un professorino»? Sì. Lo dimostrano gli osanna di oggi, da parte più o meno della stessa maggioranza, a Enrico Letta. Troppi, per essere sinceri. Ed è lui, come ha già detto, ad esserne spaventato per primo.


Gian Antonio Stella
1 maggio 2013 | 8:06

A due passi dalla Casa Bianca nasce il ritrovo di chi va a caccia di alieni

La Stampa

Maxi-donazione di un appassionato, il “Paradigm Research Group” lancia una serie di incontri sui misteri con tre ex membri del Congresso

maurizio molinari corrispondente da new york


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Ufologi, sostenitori delle teorie cospirative, appassionati di misteri e più in generale avversari del governo federale questa settimana hanno un luogo dove ritrovarsi. Al National Press Club, a breve distanza dalla Casa Bianca, si svolgono le prime audizioni pubbliche sull’esistenza degli extraterrestri celebrate a Washington dal 1968. La differenza è che allora a ospitarle fu il Congresso di Washington mentre adesso hanno la veste di «eventi cittadini» e ad organizzarli è l’associazione «Paradigm Research Group», grazie a 600 mila dollari di finanziamenti raccolto da un anonimo appassionato di ufologia residente in Canada. Ad ascoltare le testimonianze sono tre ex membri del Congresso: la democratica Roscoe Bartlett del Maryland e i repubblicani Mike Gravel dell’Alaska e Merrill Cook dello Utah. 

Ognuno di loro ha ricevuto un gettone di presenza da 20 mila dollari per dare una cornice di solennità e credibilità a quanto viene narrato, riproponendo alcuni dei misteri più dibattuti. A cominciare dal presunto atterraggio a Roswell, in New Mexico, nel 1947 di un disco volante con a bordo degli alieni. A raccontare «quanto avvenne a Roswell e ci hanno finora nascosto» è stato Stanton Friedman, che si definisce un «investigatore civile», ricostruendo la «visita degli extraterrestri sulla Terra» iniziata con «la caduta di un disco volante recuperato dal governo». «Era chiaro che a bordo di quell’oggetto non c’era nulla di terrestre ma il governo nascose tutti - ha dichiarato, dopo la rituale formula di giuramento - è evidente che gli alieni ci fanno visita e il governo mente ai cittadini». Ogni udienza viene videoregistrata e viene messa online, in inglese e spagnolo, al fine di dare massimo risalto all’evento.

L’intento è lo stesso che spinse «Paradigm Research Group» a indirizzare nel 2011 al presidente Barack Obama una petizione con 50 mila firme chiedendogli di «riconoscere formalmente che gli extraterrestri sono in contratto con la razza umana». La curiosità per l’evento è dovuta anche alle presenze nel pubblico inclusa quella di Louis Farrakhan, il leader della «Nazione dell’Islam» che afferma di aver avuto un incontro personale con degli Ufo. L’ex deputato Cook, durante una sosta dei lavori, ha spiegato così la partecipazione al singolare evento: «Non ho idea se sugli Ufo ci sia un “cover up” del governo, so che ci sono cose che il governo nasconde e dunque ho alla vicenda degli extraterrestri un approccio aperto, senza alcun tipo di pregiudizi».

Ecco il “Trip Advisor” delle prigioni I detenuti americani danno le pagelle

La Stampa

Sistemazione, pasti, personale e sicurezza dei penitenziari: tutti i voti sul Web. L’avvocato: “Strumento prezioso per rendere trasparente un sistema che non lo”.Nella cella di Madoff è allarme topi

francesco semprini
NEW YORK


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Sistemazione, pasti, personale e sicurezza. Questi e altri aspetti sono oggetto di recensione da parte degli utenti, il cui giudizio viene pubblicato su Internet. Questa volta non si sta parlando di alberghi, «bed and breakfast» o villaggi vacanze, bensì di penitenziari. Si tratta di un’iniziativa partita dagli stesso ospiti delle prigioni americane che hanno deciso di passare in rassegna, e sotto la lente di ingrandimento, tutto ciò che riguarda la struttura in cui si trovano per scontare la propria pena.

Una volta stilata, la pagella viene pubblicata su siti online come «Yelp», e chi non lo può far direttamente perché per motivi precauzionali non ha accesso alla rete, lo fa fare ai familiari ai quali consegna la propria «review» durante i colloqui. «E’ uno strumento molto prezioso, aiuta a rendere trasparente un sistema che non lo è affatto», spiega Robert Miller, avvocato californiano che ha visitato nella sua carriera cinque penitenziari e 17 celle. E’ possibile trovare commenti di ogni genere, dalla pulizia delle celle, alla qualità del cibo, dai problemi in termini di sicurezza, a possibili maltrattamenti da parte delle guardie carcerarie. Un detenuto della prigione della contea di Arlington, in Virginia, ad esempio, ringrazia i secondini per offrirle sempre dei succhi di frutta freschi quando ha particolarmente sete.

Mentre tra i reclusi del famigerato carcere di Rikers Island, quello dove è detenuto tra gli altri Bernie Madoff, qualcuno definisce la prigione «vivace», qualcun altro «orribile e depressiva», a rischio di invasione di topi e bagarozzi. Il punto è che sono comparse anche le prime accuse pesanti sulle quali le autorità penitenziarie di alcune case circondariali hanno fatto scattare opportune e tempestive indagini. «Tutto ciò che permette di aumentare la consapevolezza pubblica sulle condizioni dei detenuti nelle prigioni statunitensi rappresenta un segnale importante», dice un attivista di American Civil Liberties Union, associazione americana per i diritti civili. Non mancano, tuttavia, le critiche da parte di chi considera non opportuno recensire su Internet strutture di una certa rilevanza per la sicurezza nazionale. A rispondere è lo stesso «Yelp», limitandosi a dire che gli utenti possono recensire qualsiasi tipo di azienda che abbia una sede, purché rispetti le regole stabilite dal sito.

Lista “Pilu”, pirati, nazisti e fascisti. Le strane elezioni in Lomellina

La Stampa

Nel paese della Lomellina sette liste, alcune delle quali sconosciute

claudio bressani


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Sette liste con altrettanti candidati sindaco in campo in un paese di appena 382 abitanti e 293 elettori, solo 194 dei quali si sono recati alle urne alle recenti politiche di febbraio. E' il singolare primato di Nicorvo, minuscolo comune lomellino ai confini con il Novarese, dove ai nastri di partenza compare anche uno sconosciuto «Movimento Pilu», chiaramente ispirato al partito di Cetto Laqualunque e al suo slogan «Cchiù pilu pi tutti». A favorire la proliferazione delle liste c'è il fatto che, sotto i mille abitanti, non occorre raccogliere firme per presentarsi: così in tanti micro-comuni c'è ressa di liste piovute chissà da dove. Quelli del Pilu candidano a sindaco tale Paolo Algieri, 32 anni, a Nicorvo ignoto. L'acronimo sta per Persone Indipendenti Libere Unite ed è stato escogitato due anni fa per le amministrative di Oria (Brindisi), dove prese un brilante 2,83%. Ma in lizza troviamo anche «I Pirati», che lanciano un 18enne di Lucca, Fabrizio Federighi, e «Insieme», lista che propone Simona Schiavino, una 37enne che nel 2011 ci aveva provato anche alle amministrative di Acquafondata (Frosinone), senza ottenere nemmeno un voto per sbaglio.

Poi c'è l'«Unione Padana», con Enrico Bocca Corsico Piccolini, e tre liste davvero locali, che in un paese così piccolo sono già un bel numero. Il favorito pare Alessandro Pistoja, 46 anni, candidato de «La Piazza», non solo perché è il medico di base del paese ma anche perché in lista con lui si presenta il sindaco uscente Valter Ruzzoli, non più ricandidabile dopo due mandati consecutivi. Ci sono poi Carlo Brocca, 74 anni, già sindaco sino al 2003, con «Lista Indipendente Comunale», e Francesco Gaudio, con «Rinascita per Nicorvo». In Lomellina il 26 e 27 maggio si voterà anche in altri tre comuni. Il principale è Gambolò, 10.333 abitanti alle porte di Vigevano, dove l'avvocato Pdl Elena Nai punta al secondo mandato con la lista «Coraggio e onestà».

A cercare di impedirglielo saranno in tre: l'ex alleato e da qualche anno rivale medico leghista Antonio Costantino con una lista dal nome molto simile, «Onestà e impegno», un altro avvocato, Claudio Galimberti, con «Fare civico», e Claudio Pizzolo per il Movimento 5 stelle. A Castello d'Agogna, 1067 abitanti e 885 elettori, si conclude l'esperienza amministrativa di Antonello Grivel, 68 anni, l'ex capitano della Nazionale di hockey su prato arrivato qui negli anni Settanta per militare nella locale squadra allora ai vertici della serie A e poi rimasto per 28 anni in municipio, cinque volte come sindaco.

Cinque sono anche le liste in campo per raccogliere la sua eredità, tutte locali: «Crescere uniti per Castello» con Lina Tamara Iori, «Torre civica» con Fiorenzo Salvato, «Vivi Castello» con Alessandro Ciarlo, «Un futuro per Castello» con Marco Castoldi e «Ritornare al benessere di prima» con Pierangelo Rampi. Infine c'è Alagna Lomellina, 906 abitanti e 775 elettori, dove le liste sono cinque, due sole locali («L'Alternativa per Alagna» con Renato Lavezzi e «Lista civica indipendente» con Riccardo Ferrari, sindaco uscente). Si sono aggiunti «I Pirati» con Franco Luigi Erminio Sai e due formazioni di estrema destra, «Movimento Fascismo e libertà» con Raffaele Manfuso e Nsab-Mlns (che sta per Nationalsozialistische arbeit bewegung - Movimento nazionalsocialista dei lavoratori) con Matteo Cantù.

Pietrarsa, la strage operaia dimenticata dopo 150 anni Napoli ricorda l’eccidio

Il Mattino

di Gigi Di Fiore

Questo è un altro primo maggio. Una pagina rimossa della nostra storia nazionale. È la storia di quattro operai uccisi da baionette e spari di bersaglieri, la storia di una protesta, di molto precedente agli scioperi degli anni successivi al Nord. Una storia in un’Italia unita ancora in fasce.


CatturaÈ la storia di Pietrarsa e dei primi operai morti nel nostro Paese durante una manifestazione. Fu 150 anni fa: il 6 agosto del 1863. Si dice Pietrarsa e si ricorda un grande stabilimento, voluto da Ferdinando II di Borbone nel 1830. L’area è tra Portici, San Giorgio a Cremano e il quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio. Era regno delle Due Sicilie, protezionismo doganale, attività industriali estranee a logiche di mercato e concorrenza selvaggia. Pietrarsa, azienda di Stato, fu voluta dal re «perché del braccio straniero a fabbricare le macchine, mosse dal vapore il Regno delle Due Sicilie più non abbisognasse». Nel 1843, lo stabilimento produceva locomotive e riparava materiale ferroviario. Quando, nel 1845, a Napoli arrivò in visita lo zar Nicola I di Russia, visitò lo stabilimento e chiese una pianta per realizzare una fabbrica simile a Kronstadt. Nel 1847, gli operai erano 500. Lavoro sicuro, in monopolio e per lo Stato. Una struttura modello, con officina per le locomotive, grandi gru, fonderia, reparto lavorazione caldaie, fucineria, magazzini, biblioteca.

Fu il 1853 l’anno di maggiore sviluppo del primo nucleo industriale d’Italia: 44 anni prima della Breda e 57 anni prima della Fiat. Al lavoro, 700 operai. Poi, l’Italia divenne unita. Pietrarsa poteva diventare occasione di sviluppo per le regioni meridionali, ma le scelte furono diverse. Il governo Rattazzi doveva prendere le prime decisioni di politica industriale del nuovo regno. Nella siderurgia, oltre Pietrarsa il nuovo regno aveva l’Ansaldo a Genova: quale conservare come industria di Stato? La scelta fu affidata ad una relazione, che doveva preparare l’ingegnere 44enne, originario di Nizza, Sebastiano Grandis. Direttore del sistema ferroviario piemontese, aveva gestito il trasferimento delle truppe sui treni nella seconda guerra d’indipendenza. La sua relazione fu consegnata il 15 luglio del 1861, quattro mesi dopo l’unificazione. L’ingegnere, che sarà poi ricordato per il progetto del traforo del Frejus, concluse che i due impianti erano della stessa importanza, con Pietrarsa più ricco di macchinari e di ampi fabbricati.

La scelta, però, cadde sull’Ansaldo perché ritenuto impianto «più flessibile per futuri ampliamenti». Condizione ritenuta fondamentale per potenziare il sistema ferroviario italiano. Una scelta politica che, per risparmi di costi, avrebbe comunque favorito gli investimenti ferroviari nel centro-nord. L’impianto di Pietrarsa veniva definito costoso e con personale eccessivo. Fu la condanna inesorabile per le ambizioni di Pietrarsa. Lo Stato italiano decise una veloce dismissione. E conveniente per il privato che si accaparrò tutto il blocco per un canone di appena 46mila lire annue: Jacopo Bozza. Per risparmiare, chiuse la scuola d’arte per la formazione degli operai, aumentò le ore di lavoro e licenziò. Il nuovo proprietario, speculatore con saldi legami politici, si impegnò a mantenere almeno 800 operai dei 1050 di un anno prima. Fu accolto da lettere anonime, tensioni. I lavoratori temevano di perdere il posto. Sui muri, comparvero i primi manifesti di protesta: «Muovetevi, artefici, che questa società di ingannatori e di ladri con la sua astuzia vi porterà alla miseria».

Era l’estate del 1863, quando Bozza annunciò che non avrebbe potuto mantenere i suoi impegni. Chi restava a casa, almeno nei primi tempi, avrebbe potuto ricevere metà dello stipendio «pel conto del governo». Una forma rudimentale di cassa integrazione. Il 31 luglio, gli operai in servizio erano 458, minacciati da licenziamenti e pagati con ritardo. Una situazione di continua tensione e conflittualità dagli effetti imprevedibili, in uno stabilimento privo di prospettive future. C’entravano anche le scelte di politica industriale fatte dal governo con la preferenza data all’Ansaldo. Il 6 agosto la situazione precipitò. Alle due del pomeriggio, il capo contabile dell’azienda, tale Zimmermann, chiese al delegato di polizia di Portici l’invio di almeno sei agenti, per controllare gli operai in sciopero per ottenere lo stipendio. La risposta erano stati altri 60 licenziamenti.

Al primo allarme, ne seguì un secondo, più drammatico: «Non bastano sei uomini, occorre un battaglione di truppa regolare». Al suono convenuto di una campana, tutti gli operai, di ogni officina dello stabilimento, si erano riuniti nel gran piazzale dell’opificio. Zimmermann sottolineò: «In atteggiamento minaccioso». La polizia non bastava ad evitare il pericolo di incidenti, furono allertati i bersaglieri. Il maggiore Biancardi inviò una mezza compagnia, al comando del capitano Martinelli e del sottotenente Cornazzoni. Dovevano circondare l’opificio, ma ai cancelli trovarono gli operai. I rapporti ufficiali parlarono di minacce, insulti ai bersaglieri. La reazione fu assai violenta: una carica alla baionetta e poi spari alla schiena sui fuggitivi. Il bilancio finale fu di quattro morti: Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso, Aniello Olivieri. I feriti, ricoverati all’ospedale Pellegrini di Napoli, furono invece dieci: Aniello De Luca, Giuseppe Caliberti, Domenico Citara, Leopoldo Alti, Alfonso Miranda, Salvatore Calamazzo, Mariano Castiglione, Antonio Coppola, Ferdinando Lotti, Vincenzo Simonetti.

Tutto riportato nei documenti dell’Archivio di Stato di Napoli, fondo Questura. Ci fu qualcuno che non riuscì a nascondere l’imbarazzo per l’accaduto: il questore Nicola Amore, futuro sindaco di Napoli. Scrisse di «fatali e irresistibili circostanze». Per ridimensionare l’accaduto, gli incidenti vennero attribuiti a «provocatori» e «mestatori borbonici». Gli operai, erano tempi ancora non maturi per un movimento sindacale e anarchico organizzato, vissero una condizione d’isolamento. Due mesi dopo, ne vennero licenziati altri 262. Si cercò di raccogliere denaro per le vedove dei morti, ma con scarso successo. Ecco, fu quella la prima protesta dinanzi ad una fabbrica nell’Italia unita. Quelli i primi morti. Solo 26 anni dopo, si arrivò a celebrare il primo maggio per decisione della Seconda internazionale. L’occasione era stata la protesta, nel 1886, dinanzi alla fabbrica McCormick di Chicago. Sarebbe bello che, nei tanti concerti di oggi a ricordo delle lotte operaie e a difesa del lavoro, si citassero anche i morti di Pietrarsa. Uomini di Resina e San Giorgio a Cremano senza ricordo nazionale.

Quasi fosse una vicenda minore, da rimuovere e dimenticare. Forse, c’è di mezzo la vergogna di uno Stato che, già dall’inizio, mostrava ambiguità e miopie nelle politiche industriali al Sud. Già, perché oltre i morti di 150 anni fa, c’è un epilogo successivo: la lenta agonia di Pietrarsa. Nel 1875, gli operai erano ridotti a 100, due anni dopo lo stabilimento fu affidato in fitto per 20 anni alla Società nazionale per le industrie meccaniche. Fino al 1885, vennero realizzate 110 locomotive, 845 carri, 280 vetture ferroviarie, caldaie e vapore e altro materiale ed eseguite 77 riparazioni. Dopo il suicidio di 44 anni prima, nel 1905 lo Stato si riprese la gestione diretta di Pietrarsa. Per assenza di investimenti e abbandono, la chiusura definitiva fu decisa 70 anni dopo.

mercoledì 1 maggio 2013 - 12:12

Ecco come a Quarto si rende omaggio ai morti sul lavoro

Il Mattino


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Ecco il modo con cui le istituzioni gestiscono i manufatti in memoria dei caduti nel Comune di Quarto.
Il loro estremo sacrificio, nell'intento di migliorare questa comunità viene così ripagato

Stefania

La velocità degli sciacalli

Corriere della sera

Non esiste «disagio» per chi spara contro persone innocenti Ed è assurdo dire che Grillo possa generare violenza

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Il disagio sociale non giustifica le pallottole esplose contro i due servitori dello Stato. Ed è meschino e IPOCRITA da parte di certa Stampa speculare su una tragedia, per farne un'arma contro l'avversario politico. L'uomo che ha sparato non è un folle, ma solo un esibizionista che voleva risolvere il suo disagio sociale con la violenza, prodotto soprattutto dal vizio del gioco d'azzardo, anziché rimboccarsi le maniche e ricominciare da capo.

Anche questo è un LAVORO. Ed è il più NOBILE dei lavori. Ma lui, il giocatore di biliardo, «bravo con la stecca» dicono, voleva essere bravo anche con la pistola. E così quattro anni fa ne ha comprata una per allenarsi. «Non si può mai sapere, c'è sempre qualcuno da uccidere». E l'ora più adatta per il grande debutto verso il baratro non poteva che essere nel giorno in cui si sarebbe dovuto festeggiare la nascita del nuovo governo. Quale momento migliore per passare alla storia in questa di vita in cui prima o poi, anche senza pallottole, dobbiamo morire tutti. E quanto ci costa questo atto «eroico» il cui potere di annientare vive solo il tempo di premere un grilletto?

È incredibile come l'uomo riesca a bruciare la propria vita in un tempo così fulmineo. Come è altrettanto incredibile la velocità di certi SCIACALLI nel gettare fango verso chi ha generato invidia per aver fatto una campagna elettorale senza soldi, in nome di un programma altamente democratico come quello del M5S, e che al contrario di chi li accusa, ha invece generato la speranza in un mondo tutt'altro che ostile e soprattutto: CONTRO ogni genere di violenza.

Bisogna essere cretini, ma cretini non lo sono, per non capire che i toni eccessivi di Grillo, che non sempre condivido, non possono e mai potranno generare violenza. Per il semplice fatto che quei toni sono parte integrante della sua sfera comica e suonano più che altro come un modo per spezzare la tensione nei suoi comizi. Per quanto mi riguarda e per come sono stato educato non c'è «disagio» che tenga per chi spara contro persone innocenti come al bravo carabiniere Giuseppe Giangrande, la cui unica colpa era quella di difendere la sacralità della VITA.

Di cui NESSUNO (a meno che non sia già morto) può essere escluso. Sia che si tratti di operai, politici, preti o imprenditori, poiché la vita è sacra, ed è sacra anche quella degli assassini. E i nostri carabinieri lo hanno dimostrato in modo eclatante, quando si sono trovati faccia a faccia con il maldestro giocatore di proiettili. Potevano ucciderlo e non l'hanno fatto. Perché il loro lavoro è uno solo: difendere la vita. Di chiunque sia. E, se devo dirla tutta, non ho rispetto neanche per coloro che in nome di un disagio sociale, se la tolgono la vita. È pura presunzione sopprimere un qualcosa di cui tu non sei il «Padrone».

Togliersi la vita vuol dire non avere il coraggio di combattere, non avere il coraggio di chiedere scusa se hai sbagliato, non avere il coraggio di pagare il tuo debito anche con la prigione, se hai sbagliato al punto di meritartela. Infine non avere il coraggio di ricominciare da capo e rifarti una vita per dimostrare a te stesso che non sei più quello di prima, ma sei un altro. Capace di vivere secondo le regole e i principi di una convivenza civile. Togliersi la vita vuol dire fregarsene di chi ti vive accanto, madri, moglie e figli. Mi fanno incazzare i «MORTI» che lasciano un biglietto alla famiglia: «Perdonatemi ma non ce la facevo più a stare senza un lavoro».

In quel momento vorrei tanto parlare col morto e dirgli: «Ma tu per chi lavoravi quando non eri disoccupato? Lavoravi per il bene della tua famiglia e per lo scambio reciproco d'Amore fra te, tua moglie e i tuoi figli o lavoravi solo per te stesso? Perché se lavoravi per l'affetto che i tuoi nutrivano per te, uccidendoti è come se avessi ucciso anche loro senza una ragione. Proprio come ha fatto il giocatore di biliardo. E allora cosa devo pensare? Che a te non te n'é mai fregato niente della tua famiglia. Hai solo pensato a te stesso dando sfogo al tuo sfrenato egoismo».

Questo vorrei dire e tante altre cose vorrei dire a coloro che anche solo per un attimo sfiorano l'oscuro pensiero di suicidarsi, o peggio ancora di suicidare gli altri. L'altro ieri quando in televisione è apparsa la cara Martina e parlava del suo carabiniere preferito e di quanto è fiera di esserne la figlia, non sono riuscito a trattenere le lacrime. Le sue parole così struggenti su quel viso giovane e bello, devo dire, mi hanno fatto riflettere su tante cose. Mi domandavo se quelli che sparano e uccidono si siano mai commossi per qualche cosa. Probabilmente no. Pregherò per il padre di Martina, che non rimanga paralizzato e guarisca presto. Una preghiera che sarebbe bello fare in tanti! Chissà, magari il miracolo è già avvenuto e noi non lo sappiamo...

Adriano Celentano
1 maggio 2013 | 8:34

Ghanesi fermati per violenza sessuale Zaia: Kyenge onori vittima. Pd: razzista

Corriere della sera

Il presidente del Veneto: «Non c'è integrazione senza legalità». Miotto: «La smetta di alimentare xenofobia»


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VENEZIA - «Il nuovo Ministro dell'Integrazione Kyenge venga a Vicenza a rendere visita alla vittima, con il coraggio di affrontare i problemi per quello che sono e per ribadire a tutti che non ci può essere integrazione senza legalità». È quanto chiede al neo ministro Cecile Kyenge il presidente del Veneto, Luca Zaia (Lega), commentando il fermo nel vicentino di due ghanesi presunti violentatori di una giovane austriaca. Dopo aver ringraziato i carabinieri per l'operazione Zaia dice di augurarsi ora «che la magistratura applichi il codice penale con la massima severità perchè di fronte a una efferatezza del genere non c'è alternativa se non la tolleranza zero».

«Colgo l'occasione - prosegue Zaia - per ricordare a tutti che il Veneto è la prima Regione d'Italia per immigrazione legale. Chi viene legalmente e lavora qui è il benvenuto, ma tutti devono rispettare la legge e chi delinque deve essere espulso. Il rispetto della donna e della sua identità è uno dei pilastri della nostra cultura veneta. Chi viene da noi deve accettare questo principio sociale e rispettarlo senza se e senza ma». Immediata la reazione della deputata pd Margherita Miotto: «Per quali ragioni il ministro Kyenge dovrebbe sentirsi responsabile dello stupro di una cittadina austriaca da parte di alcuni cittadini extracomunitari? Zaia la smetta di alimentare il razzismo e la xenofobia con queste stupide associazioni di idee». Così la deputata democratica Margherita Miotto dell'ufficio di presidenza della Camera dei Deputati.

30 aprile 2013

Disabili stranieri, no alla discriminazione

Corriere della sera

La Corte Costituzionale: le prestazioni assistenziali vanno garantite anche senza carta di soggiorno di lungo periodo

Cattura
MILANO - Indennità di accompagnamento e pensione di inabilità vanno garantite anche ai cittadini stranieri con gravi disabilità che soggiornano legalmente nel nostro Paese: un diritto che non può essere subordinato al possesso della carta di soggiorno di lungo periodo. Lo ha ribadito una sentenza della Corte Costituzionale, la n. 40, dichiarando illegittima la legge n. 388 del 23 dicembre 2000 nella parte in cui subordina l’erogazione delle prestazioni al requisito della titolarità della carta di soggiorno.

DUE RICORSI - A sollevare la questione di legittimità erano stati i Tribunali di Urbino e Cuneo. Al primo si era rivolto un cittadino straniero al quale l’Inps aveva negato l’indennità di accompagnamento per il figlio, pur essendoci i requisiti sanitari, perché il ragazzo era privo della carta di soggiorno di lungo periodo. Al Tribunale di Cuneo, invece, aveva fatto ricorso un altro cittadino di un Paese non comunitario: la Commissione medica lo aveva riconosciuto invalido con totale e permanente inabilità lavorativa e impossibilitato a muoversi senza l’aiuto di un accompagnatore, ma l’Inps aveva respinto le domande per ottenere la pensione di inabilità civile e l’indennità di accompagnamento, in quanto privo dello stato di lungosoggiornante.

PARI DIRITTI - La Corte Costituzionale ha accolto le loro richieste pronunciandosi con una sentenza unica. «Richiamando anche la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la Corte ha ribadito che persone con disabilità di Paesi non comunitari non possono essere discriminate in base alla loro cittadinanza - commenta l’avvocato Angelo Marra, coautore del volume "Disability studies" -. Al pari dei cittadini italiani, coloro che soggiornano nel nostro Paese, anche se privi della carta di soggiorno di lungo periodo, hanno diritto ad accedere a prestazioni come pensione di inabilità e indennità di accompagnamento. La prima spetta a chi ha una invalidità totale e permanente del 100% e non supera determinati limiti di reddito personali - chiarisce l’avvocato -, la seconda a chi, oltre ad essere invalido al 100%, è impossibilitato a compiere gli atti quotidiani della vita, per cui ha bisogno di un'assistenza continua».

EFFETTI PER TUTTI - Già in passato la Corte si era pronunciata definendo «manifestamente irragionevole» subordinare l’attribuzione di prestazioni assistenziali, che presuppongono uno stato di invalidità e disabilità, al possesso della carta di soggiorno di lungo periodo. «Per ottenere il suo rilascio, però, occorre avere un determinato reddito - fa notare Marra -. Al contrario, per accedere a una prestazione come la pensione di inabilità non bisogna superare una soglia minima. La sentenza della Corte, come tutte le altre sentenze emesse da quest’organo - chiarisce l’avvocato - ha efficacia erga omnes, cioè è valida per tutti i cittadini».

Maria Giovanna Faiella
1 maggio 2013

Apple lancia iBond, prima emissione di debito dal 1996: altro record in vista

Il Messaggero


ROMA - Apple presenta alla Sec la documentazione per la sua prima emissione di debito dal 1996. A curare l'iBond saranno Goldman Sachs e Deutsche. L'obiettivo di Apple è finanziare almeno parte dei 100 miliardi di dollari che si è impegnata a restituire agli azionisti. In questo modo Apple aggira le tasse per il rimpatrio di capitali, evitando di dover far rientrare negli Stati Uniti la liquidità detenuta all'estero.

Cattura Apple punta a raccogliere dai 10 ai 15 miliardi di dollari. È quanto sostengono fonti vicine alla società citate dal Financial Times. Se la parte alta della forchetta si rivelasse vera, l'iBond di Apple rappresenterebbero la più grande emissione nella Corporate America. Il record statunitense è detenuto dal gruppo farmaceutico Abbvie, che piazzò sul mercato bond in sei tranche per 14,7 miliardi di dollari. Il record di tutti i tempi è però di Roche con 16,5 miliardi di dollari raccolti nel 2009, seguita da France Telecom con 16,4 miliardi di dollari nel 2001. Il primato in termini assoluti potrebbe però essere superato dal produttore di iPhone e iPad se verranno centrate le stime di alcuni esperti, secondo cui Apple potrebbe vendere obbligazioni fino a 20 miliardi di dollari.

Su Milano sventola bandiera rossa. E De Corato la fa ammainare

Alberto Giannoni - Mar, 30/04/2013 - 21:34

Sul pennone più alto garrisce un drappo. Nessuno sa chi ce l'abbia messo e perché non sia stato tolto. L'ex vicesindaco: "Forse a qualcuno a Palazzo Marino piace il rosso". Mazzali (Sel): "È allergico". Ma dal Comune si affrettano a toglierla

Su Milano sventola bandiera rossa. Si vede dalle fotografie scattate da un terrazzo vicino: sono le 15 e 28 e sul pennone più alto della Galleria Vittorio Emanuele garrisce un drappo rosso fuoco.


Cattura
«L'ha issata qualcuno arrampicandosi fino al tetto della Galleria» ha detto l'ex vicesindaco Riccardo De Corato, notoriamente non amante del rosso - almeno in politica.
Ma in effetti il caso è parso strano. «Secondo alcuni proprietari di terrazzi intorno - ha aggiunto il vicepresidente del Consiglio comunale - la bandiera rossa è lì da mesi ed è ben visibile da tutti i terrazzi intorno compreso ovviamente quelli del Comune. Però nessuno la toglie». Perché è stata messa lì e perché ci è rimasta? «O c'è la complicità di qualcuno del Comune - ha ipotizzato De Corato - oppure Palazzo Marino ci spieghi come hanno fatto. E perché è rimasta lassù per così tanto tempo. Probabilmente la vista di una bandiera rossa che sventola sulla sommità della Galleria a qualcuno o a molti nel Palazzo Comunale fa piacere».

Sulla curiosa vicenda della bandiera è subito scoppiata una polemica. Il consigliere comunale di Sel Mirko Mazzali, presidente di commissione e a sua volta notoriamente amante del rosso, almeno in politica, ha replicato via facebook che «solo l'evidente allergia al rosso del consigliere De Corato gli ha consentito di accorgersi di una bandiera ignorata dalla quasi totalità dei milanesi». Con ciò Mazzali ha invitato il sindaco a togliere «questa stoffa di colore rosso». E alla fine è intervenuto il sindaco. O qualcuno per lui. Palazzo Marino ha infatti comunicato verso sera che «la bandiera issata da ignoti sul pennone della galleria» è stata rimossa. E che «una pattuglia della Polizia locale è intervenuta sul posto per verificare eventuali effrazioni degli accessi al tetto della Galleria, su cui insistono sia uffici pubblici sia proprietà private».

Google contro la password. E verso gli «anelli»

Corriere della sera

Big G nella Fido Alliance, gruppo che lavora all'eliminazione del sistema di protezione ormai troppo insicuro


Cattura
MILANO - La vertigine provata a Wall Street nei pochi minuti in cui si è ritenuta vera la notizia del ferimento di Obama in un attentato è solo l'ultimo caso di fragilità della protezione agli account dei servizi online. Le password spesso di sono dimostrate facilmente decifrabili in passato e continuano a farlo oggi. Tra chi vuole andare oltre l'attuale sistema di protezione e di identità c'è Google, che ha aderito ufficialmente all'alleanza industriale nata il mese scorso per trovare soluzioni diverse, possibilmente hardware.

FIDO - La Fast IDentity Online Alliance (nota come FIDO) è stata fondata lo scorso febbraio da un manipolo di aziende hitech, tra cui il servizio di pagamento online PayPal e il secondo produttore di pc al mondo, Lenovo. Lo slogan dell'alleanza la dice lunga sugli obiettivi della stessa: Forget passwords! ("Dimentica le password"). Non nel senso di non ricordarle ma del poterne fare a meno, grazie allo sviluppo di standard per l'autenticazione via hardware. In due mesi il numero di membri è progressivamente aumentato ma il colpo grosso è quello di questi giorni perché a salire sul carro è uno di quei pesi massimi che possono determinare le sorti dell'iniziativa.

GOOGLE E LE PASSWORD - «Unirsi alla FIDO Alliance è un ottimo modo per aumentare la spinta verso standard aperti per un'autenticazione forte – ha dichiarato Sam Srinivas, responsabile della sicurezza di Google –. Continueremo a lavorare sui progetti attualmente in via di sviluppo». Da tempo infatti a Mountain View si cercano soluzioni di questo tipo e lo scorso anno il colosso ha introdotto un sistema di autenticazione a due fasi che prevede oltre alla password l'invio di un codice personale temporaneo via telefono. Strada che, visto il gradimento dimostrato dagli utenti di Google, hanno percorso poi altri service provider come Microsoft e che presto sarà imboccata anche da Twitter. La debolezza delle parole d'ordine, che già è fisiologica, è acuita inoltre dalla scarsa attenzione che gli utenti pongono nel sceglierla. Un report ha rivelato che negli ultimi due anni le password più usate sono state “password”, “123456” e “12345678”.

SCENARI E ANELLI - I membri di FIDO però vogliono andare ben oltre la two-step verification odierna e lavorano anche su molto altro, a incominciare dalla biometria (iride, voce, impronte digitali) per terminare con appositi chip per la sicurezza da integrare nei dispositivi che si connettono alla rete. E Google ha annunciato un paio di mesi fa di essere impegnata nello sviluppo di soluzioni basate su chiavette Usb miniaturizzate o piccoli chip che abilitano la comunicazione a corto raggio near-field communication (Nfc). Miniature da incastonare eventualmente in anelli che diventeranno i detentori della nostra identità digitale.

Gabriele De Palma
@gabrieledepalma30 aprile 2013 | 17:51

Napoli, sos spazzini: turisti tra i rifiuti In piazza caffè con vista monnezza

Il Mattino

Gli addetti alla pulizia sono 400, solo uno ogni duemila abitanti: la metà di Milano e Roma. E intanto la città torna ad essere sporca

di Pietro Treccagnoli


Cattura
NAPOLI - Potremmo cavarcela con la rassegnata considerazione, replicata da decenni: è sempre stato così. E chiameremmo a testimone Biagio Valentino, schietto poeta del secolo dei Lumi: «Toleto, ch’è na strata nobelissima, ogne palazzo sta mmiez’a doje chiaveche: ogne portone nc’è lo pisciatoio». Anno del Signore 1748. Ed è pur vero che meno di un secolo dopo Stendhal si invaghì tanto di via Toledo da definirla indimenticabile, sineddoche del suo amore per Napoli. È la nostra Broadway (come la ribattezzò Herman Melville) e potremmo andare avanti per pagine e pagine a fare il pari e dispari con i giudizi esaltati o dannati. Fa il paio in popolarità con Spaccanapoli, ma è via commerciale per eccellenza, amata e frequentata da cittadini (che indugiano ancora a chiamarla con il nome posticcio di via Roma) e turisti. Toledo, della città riassume e sublima le luci (sempre di meno) e le ombre (sempre di più). Ma soprattutto esibisce spudorata la nostra zella quotidiana, come una seconda pelle.

Percorrerla avanti e indietro è come ripetere una giaculatoria. Misteri dolorosi, molto dolorosi e poco misteriosi. Si assiste al perenne gioco di guardie e ladri degli ambulanti africani che, quando passa mollemente la vettura della polizia urbana, appallottolano nelle lenzuola sudice le borse pezzotte e s’infilano nei vicoli accoglienti dei Quartieri Spagnoli. L’auto passa e loro ritornano, ma non fanno a tempo ad esporre tutta la merce che devo scappare di nuovo. La globalizzazione ormai sfinita ha depositato a Napoli solo le sue macerie. Ma a Toledo si contempla soprattutto lo sversamento ininterrotto della monnezza in pieno giorno in cassonetti già stracolmi alle 14, accanto ai portici di via San Giacomo, alle spalle del Comune, sotto lo sguardo indifferente dei bancarellari cinesi che vendono sveglie, binocoli, set di forbici e pile.

Sono gli stessi commercianti a depositare monnezza come uno sfregio, per capirlo basta leggere le scritte sui cartone. Applicandosi un minimo si potrebbe pure risalire agli sporcaccioni, abituati a lamentarsi di quanto loro stesso producono. I turisti (ieri, molti italiani, asiatici, gallesi con la maglia della nazionale) sono a loro agio. Non sempre sfuggono agli ossessionanti venditori di calzini che si sono riconvertiti in venditori di accendini: «Dottò, offritemi un caffè, ho una foglia piccola e so’ appena uscito da Poggioreale», l’en plein, insomma. Questi marcano a uomo quasi solo i locali. Gli stranieri guardano, sorridono, fotografano. Tutto bene. Beautiful. Tanto, tra un paio di giorni se ne tornano alle case loro. Siamo noi che restiamo qui ad ammirare le fetenzie sotto la facciata del Banco di Napoli, il meraviglioso edificio degli anni Trenta realizzato da Marcello Piacentini con un occhio alla pittura metafisica.

Dal lato di via Imbriani, in quella che dovrebbe essere un’aiuola c’è una raccolta di monnezza che comprende, insieme agli immancabili cartoni, un segnale di divieto di accesso divelto e un cartello bianco che diffida dalla vendita di merce abusiva. L’hanno buttato tra i rifiuti. Tanto a che cosa serve? Fino a piazza Carità, quando ormai l’isola pedonale è finita, l’unico spazio che conserva una dignità e un decoro è quello attorno alla neonata stazione metrò di Toledo. Ma dategli tempo.Piazza Carità è stata rifatta da qualche anno. E in buona parte è già imbrattata. Un gruppo di forestieri, una famiglia laziale, mangia tranci di pizza su una delle panchine nere di marmo, circondata da cartoni, mentre i tre cestini della differenziata sono vuoti, lucidi e intonsi. Sono proprio i viaggiatori a inaugurarli. Del resto qui si spazza di mattina, poi, come spiegano in coro i negozianti, le cartacce possono restare anche per giorni e giorni ammonticchiati in un angolo e, se non sono di nuovo sparpagliati, vengono prelevati.

Toledo di giorno è questa, solare e assolata, ma più inquietante di quella di notte celebrata da Raffaele Viviani e persino di quella della Napoli privata del mare di Anna Maria Ortese, atterrita dai palazzi che «sembravano lì lì per franare, come una montagna di tufo» mentre «i diecimila balconi e finestre scintillavano, e così le vetrine dei negozi, le insegne dei locali pubblici, le edicole dei giornali. Ma era uno scintillio solitario, come di una città abbandonata». Per amarla, Toledo, devi chiudere gli occhi e risognarla con la letteratura. E manco funziona sempre.

 
FOTOGALLERY

Napoli, rifiuti e sporcizia in città (NewFotoSud-Alessandro Garofalo)



 
mercoledì 1 maggio 2013 - 09:09   Ultimo aggiornamento: 10:10

Ecco la nuova banconota da 5 euro Da domani tempi duri per i falsari

Il Mattino


ROMA - Cifre dai colori brillanti e cangianti e sempre più difficile da riprodurre per i falsari: è la nuova banconota da cinque euro, targata Mario Draghi, che sbarcherà nell'eurozona il 2 maggio prossimo. Nella conferenza stampa di giovedì , che seguirà la consueta riunione mensile della Bce e che questa volta si terrà a Bratislava, il numero uno dell'Eurotower ne annuncerà ufficialmente la messa in circolazione.

CatturaIl taglio da cinque euro fa parte della seconda serie di banconote denominata "Europa, figura della mitologia greca da cui il Vecchio Continente prende il nome. Questa seconda serie sarà più sicura della prima. Infatti, oltre al ritratto della figura mitologica nella filigrana e nell'ologramma, le cifre hanno una colorazione brillante. Muovendo la banconota, la cifra brillante produce l'effetto di una luce che si sposta in senso verticale. Nella banconota da 5 euro la cifra cambia colore, passando dal verde smeraldo al blu scuro. Gli altri tagli da 10, 20, 50, 100, 200 e 500 euro di 'Europà verranno messi in circolazione gradualmente nel corso di diversi anni e l'introduzione avverrà in ordine progressivo. Alla banconota da 5 euro seguirà il biglietto da 10. Inizialmente, la prima serie circolerà insieme alle nuove banconote, ma sarà progressivamente ritirata dalla circolazione e infine dichiarata fuori corso.

mercoledì 1 maggio 2013 - 10:10

Obama: voglio chiudere Guantanamo Sulla Siria: “Usate le armi chimiche” Ma la linea rossa non è ancora superata

La Stampa

Il presidente: “Ora abbiamo le prove.Se è stato Assad rischio escalation”

maurizio molinari
corrispondente da new york


Cattura
«Abbiamo le prove sull’uso di armi chimiche in Siria ma non sappiamo ancora chi lo ha fatto». Il presidente americano Barack Obama sceglie la prudenza sul capitolo delle armi proibite in Siria durante una conferenza stampa alla Casa Bianca in coincidenza con i cento giorni del secondo mandato. 
«Stiamo indagando su chi ha usato le armi chimiche - spiega Obama - al fine di ricostruire il percorso da dove erano custodite a dove sono state usate». Dunque non è il momento di trarre conseguenze. «Ma se ad usarle è stato il regime di Assad - aggiunge - sarebbe una pericolosa escalation, per l’intera comunità internazionale». 

Incalzato dalle domande dei reporter sull’ipotesi di un attacco militare, Obama si limita a parlare di «molte opzioni a disposizione» per sottolineare che in questa fase ciò che conta è «appurare cosa è avvenuto, dove e da parte di chi». In concreto ciò significa che la «linea rossa» di cui lui parlò in agosto, in riferimento all’uso delle armi chimiche, non è stata superata. Sulla Siria comunque Obama guarda oltre le armi chimiche e ribadisce che «Bashar Assad deve andarsene affinché questa nazione possa ritrovare stabilità». 

L’altro tema che domina la conferenza stampa è lo sciopero della fame a Guantanamo da parte dei sospetti terroristi che vi sono detenuti. «Non voglio che muoiano, il Pentagono sta facendo al meglio ciò che può» commenta Obama, precisando però che «a mio avviso Guantanamo doveva essere chiuso da tempo e dovrebbe esserlo ora». Se ciò non avviene «la responsabilità è del Congresso» aggiunge, contestando l’idea che i terroristi più pericolosi non possano essere detenuti sul suolo americano: «In molti casi lo stiamo già facendo». 

Sul dopo-Boston il presidente ringrazia la Russia per la «cooperazione nelle indagini sull’attentato» mentre sui temi interni parla di «benefici iniziati» grazie all’entrata in vigore della riforma della Sanità, difende la legge sulla riforma dell’immigrazione in discussione al Senato e si dice «orgoglioso» per il gesto del giocato dell’Nba Jason Collins che ha svelato di essere gay. «Nei confronti dei gay non ci deve essere tolleranza ma piena integrazione». Ma quando il presidente si allontana, nei reporter che hanno seguito il botta e risposta è diffusa la sensazione che abbia voluto soprattutto recapitare un messaggio sulla Siria: l’America è prudente sui gas ma se Assad li ha davvero usati, vi sarà un’escalation. 



Casa Bianca impantanata in un groviglio giuridico

La Stampa
marco bardazzi


Cattura
Anche i poteri dell’uomo più potente del mondo sono limitati. È la dura legge della Casa Bianca: il presidente degli Stati Uniti può avere un arsenale nucleare a portata di mano, ma ci sono temi su cui non ha libertà di manovra. I presidenti del passato lo capivano quanto tentavano, per esempio, di smantellare la segregazione razziale nel Sud. Barack Obama in questi anni sta invece scoprendo i propri limiti sul tema delle detenzioni a Guantanamo. La prigione più controversa del mondo «deve chiudere», ha ribadito ieri. «Ci danneggia sul piano internazionale - ha spiegato -, indebolisce la cooperazione con gli alleati, è uno strumento di reclutamento per estremisti». Parole largamente condivise dall’opinione pubblica mondiale. 

Il problema è che si tratta più o meno degli stessi argomenti che Obama usava nel 2008, durante la campagna elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca. Sono parole non molto diverse da quelle usate il 20 gennaio 2009, il suo primo giorno da presidente, in una breve cerimonia nello Studio Ovale. Circondato da 16 ex generali per rafforzare l’immagine da «comandante in capo», Obama firmò un ordine esecutivo che prevedeva la chiusura della prigione nel giro di un anno. 

Quell’anno è passato. Anzi, ne sono passati più di quattro, ci sono ancora 166 detenuti nelle celle della base militare sull’isola di Cuba e un centinaio di loro stano facendo lo sciopero della fame. Obama ha promesso di nuovo di chiudere la prigione, ma non sembra essere più vicino di prima a una soluzione. L’idea iniziale di trasferire i detenuti sul suolo americano, per processarli nelle corti federali, è naufragata in Congresso di fronte all’opposizione bipartisan di Democratici e Repubblicani. La prospettiva di trasferire in un’aula di tribunale di Manhattan personaggi come Khalid Sheikh Mohammed, la «mente» dell’attacco dell’11 settembre 2001, non piace a nessuno. Anche l’idea di caricare i detenuti su un aereo e trasferirli nei paesi d’origine, dallo Yemen al Pakistan, si scontra con le preoccupazioni di Cia e Pentagono. 

Lo status giuridico dei detenuti è un rebus che neppure la Corte Suprema è riuscita a risolvere fino in fondo. E gli ordini esecutivi restano solo buone intenzioni, se il Congresso non li trasforma in leggi. 
Ma Obama non può arrendersi all’impotenza e lo sa. Le parole-chiave di ieri sono state queste: quel luogo «è contrario a ciò che siamo» come americani. Lo sanno bene anche gli stessi militari di stanza a Guantanamo Bay. Quando arrivi nella base, una delle prime cose che ti portano a vedere è la postazione dove i Marines controllano il confine con un Paese comunista. Checkpoint Charlie a Berlino ora è un’attrazione turistica, ma a Cuba i militari sui due lati del confine si scrutano ancora armi in pugno. I Marines ti spiegano orgogliosi che «quelli di là» vivono congelati nella Guerra Fredda. Il rischio è che anche «quelli di qua», gli americani, restino paralizzati in un’atmosfera perenne da guerra al terrorismo. E Obama non vuole passare alla storia per questo.

Dillo al Mattino

Il Mattino



La pista ciclabile di Napoli, ecco una foto che non ha bisogno di commenti
Buongiorno Talvolta le immagini valgono piu' di tante parole. Vedere per credere.


Buca in via Vittoria Colonna a Chiaia patrimonio culturale di Napoli?
Gentile redazione, su Facebook la petizione per la buca di via Vittoria Colonna sta iniziando ad interessare tante persone. Chissà se veramente il Sindaco la può prendere in considerazione. Cosa chiediamo? Che la buca possa presto diventare "Patrimonio culturale napoletano".


Ecco come a Quarto si rende omaggio ai morti sul lavoro
Ecco il modo con cui le istituzioni gestiscono i manufatti in memoria dei caduti nel Comune di Quarto. Il loro estremo sacrificio, nell'intento di migliorare questa comunità viene così ripagato


Napoli, i ladri ora rubano anche le batterie delle auto
Salve, vi invio questa mail per raccontarvi la situazione al limite del degrado che mi sono ritrovato a vivere questa notte, tra domenica 28/4 e lunedì 29/04. Vivo in periferia di Napoli, a Barra precisamente, e questa notte, verso le ore 3, sono stato


Caro Sindaco, ecco com'è ridotto il parco per i bambini al Vomero
Carissimo Sig. Sindaco, è passato circa un anno dal nostro incontro, in cui le esponemmo la situazione di degrado in cui versava il Parco di via dell’Erba. Con profondo rammarico constatiamo che la situazione del parco è notevolmente peggiorata.


Qui a Ponticelli siamo senza ascensore: molte persone "recluse" in casa
Gentile redazione Il Mattino, come vedo non siamo le uniche persone che si lamentano della gestione della Napoli Servizi. Siamo 98 condomini di via toscanini,54 torre G quartiere Ponticelli e stiamo dal 3 marzo senza ascensore.


«Mentre la città sprofonda e crolla, disegnano biciclette a via Roma»
Cari amici del Mattino, ma vi pare che con la Riviera di Chiaia che crolla si fanno i disegnini delle bici per strada inventandosi piste ciclabili ovunque?


Napoli. «I ladri di ruote sono arrivati al Rione Alto. Stanotte decine di furti»
Domenica mattina una spiacevole sorpresa per molti proprietari di macchine parcheggiate al Rione Alto: sparite tutte e 4 le ruote!


Una gita a Napoli tra il disagio dei trasporti
Salve, prima di raccontare la mia/nostra avventura (o meglio disavventura),intendo ringraziare la gentilissima redazione per aver creato questa rubrica che consente al cittadino di dire la sua circa diverse questioni.


Napoli, c'è un buco nel marciapiede rischia di "inghiottire" le persone|Video
Gentile redazione del Mattino.it, vorrei segnalarvi questa piccola buca che rischia di "riempire" (molto presto) le pagine della vostra cronaca online.


Corso Secondigliano, slalom gigante fra le buche. Grazie per lo «svago» che ci concedete
Sul corso Secondigliano tutte le mattine si fa lo slalom gigante, si perché per chi vive a Secondigliano come per chi vive a Napoli Nord non c’è bisogno di andare in montagna


Napoli, ecco il degrado e l'abbandono nel bel mezzo del centro storico|Foto
Sono uno studente della facoltà Medicina e Chirurgia della SUN di Napoli e porto alla tua conoscenza lo stato di estremo degrado in cui versa via De Crecchio all'incrocio con via Sapienza.


Ecco il degrado di una delle terrazze più belle di Napoli
Ecco in che condizioni si trova una delle terrazze piu' belle di Napoli a via Posillipo, frequentatissima dai turisti......che degrado.


Il calvario della Villa Literno-Nola
È praticamente vergognoso che un utente che paga la tassa di possesso non possa viaggiare in sicurezza sulle strade nazionali.Sono quasi 5 mesi che la s.p. nola-villa literno in prossimita' del grande centro commerciale il vulcano buono


Napoli, niente ascensore per i disabili. Un intero palazzo lancia un appello
Gentile redazione de “Il mattino”, siamo gli abitanti di un edificio sito in via A. Ghisleri is.2 Ed.2 Lotto 5, un numero complessivo di 24 famiglie, ciascuna con almeno un disabile o invalido in casa, che per primi hanno lasciato le vele proprio in virtù di queste situazioni di disagio fisico.


Ztl Napoli, ecco la situazione del corso Vittorio Emanuele
Gentile Redazione de Il Mattino, vorrei sollevare l'insostenibile situazione in cui versa il Corso Vittorio Emanuele: automobilisti, ma in particolar modo utenti della linea bus C16 (l'unica che attraversa questa importante arteria) ,


Cara redazione, ecco come ho trovato la mia auto stamattina
Cara redazione del Mattino.it, questa mattina alle ore 6.30, a barra corso sirena, vicino alla chiesa, ho avuto la sgradita sorpresa, di trovare l'auto senza piu' le ruote. Le ruote erano usate perciò' penso che me le abbiano prese


Fuorigrotta, i commercianti "adottano" le aiuole abbandonate
Siamo sul campo di gara. In fondo alla terza aiuola c’è Salvatore che imbraccia la cesoia e vira decisamente verso il basso. Gli oleandri cadono sotto i colpi taglienti del giardinie


Napoli, a Fuorigrota le campane della differenziata sono strapiene
Gentili signori, segnalo come funziona il ciclo della carta e dei cartoni a Fuorigrotta. Quartiere insignito lo scorso anno del premio di 50.000 euro del consorzio per la carta e cartoni. Dopo settimane di scempio, visto la non curanza delle maestranze


Napoli e rifiuti, a Spaccanapoli stiamo per raggiungere il record
Ottime notizie per gli appassionati di sport estremi: siamo in via del Formale, tra piazza Salvo d'Acquisto e Spaccanapoli. Qui da diverse settimane aspettiamo con ansia che la montagna di spazzatura arrivi al 3.o piano: stiamo infatti cercando di battere


Napoli, rifiuti e cassonetti pieni. Ecco come è ridotta piazza Bellini
Spett.le Redazione, scrivo a Voi, perchè non so più a cosa possa servire cercare di sensibilizzare le istituzioni cittadine. In allegato invio un piccolo reportage fatto stamattina alle h 7.30 in P.zza Bellini.


Vomero, nessuno pota gli alberi e i rami finiscono nelle case
Gentile redazione del Mattino, sono un abitante del Vomero, di Via Luca Giordano (lato Via Cimarosa). Devo purtroppo segnalare che da circa sei anni nella suddetta


Caserta: la strada è senza marciapiedi, i pedoni rischiano troppo
CASERTA - Scrivo queste righe per far sì che, nel caso in cui si verificasse un infortunio , non si dica che è stata una fatalità. Via D. Mondo a Caserta è una strada priva di marciapiedi, sul cui ciglio sostano le auto, costringendo i pedoni


«Fnac non accetta le carte prepagate». Lettere di protesta dei lettori del Mattino
Gentile redazione, avevo fatto la lista per i regali del mio compleanno da Fnac al Vomero. Un sistema che ritenevo semplice per evitare tanti piccoli "pensieri", con il rischio di doni poco apprezzati, per scegliermi da sola qualcosa di più utile.


Ho trovato una lettera del 1938. Due nomi, Olga e Aldo. Vorrei restituirla: chi l'ha persa si faccia vivo
Qualche settimana fa, sotto il mio palazzo in via Zara ho trovato una lettera scritta il 16.06.1938, ben curata persa da qualcuno.


Metropolitana di Napoli: «Prossimo treno tra 24 minuti»
La settimana scorsa scrissi una lettera lamentando che alla stazione della Metro di Piazza Dante, appena arrivato, compariva l’indicazione “Prossimo treno tra 16 minuti”. Pensavo di aver raggiunto il massimo fin quando ieri mia moglie mi ha raccontato di avermi superato perchè l’indicazione


Vandali dodicenni fra i tavolini dei bar Piazza Bellini, vergogna di Napoli
Gentile Redazione, sono uno studente universitario che abitualmente e da anni frequenta piazza Bellini ed i suoi locali.


Guidare un amico a Napoli, cronaca di una gimkana fra spazzatura, metro chiuse, bus fantasma, traffico impazzito
Gentile redazione, vi voglio raccontare come è andata la visita a Napoli di alcuni ospiti che ho avuto, credevo il piacere, di invitare a visitare la nostra città.


Napoli, trenini e giostrine sul lungomare ma forse siamo ad una sagra di paese?
Gentile redazione, oggi questo trenino da strapaese sfrecciava - si fa per dire - in via Partenope, tra Castel dell'Ovo e piazza Vittoria, avanti e indietro, per la gioia di bimbi e genitori, davanti agli alberghi


Salita Tasso, quel muro di tufo che si sgretola ad ogni pioggia
Gentile redazione, Napoli ha tanti problemi, ogni tanto un suo pezzo cade: un palazzo, una strada, una fogna. L'elenco degli interventi che sarebbero necessari è infinito, ma è doverosegnalarli, uno ad uno, nella speranza che questi non deternino danni e soprattutto vittime.


Napoli, cassonetti strapieni e rifiuti sul marciapiede|Foto
Gentile redazione del Mattino.it, vi invio questa foto scattata la mattina di domenica in via Cavalleggeri d'Aosta, a pochi metri dall'ingresso della metropolitana. Lo scatto parla


Dopo 40 anni il primo incidente. Ora l'assicurazione mi rifiuta il rinnovo. A cosa è servito essere onesto?
Sono assicurato dal 1972 con la stessa assicurazione per quanto riguarda la polizza auto. Nel 2012 ho fatto un tamponamento. Ho ammesso la mia colpa, riconoscendo il mio errore.


Napoli | L'auto passa sulle strisce pedonali in mezzo agli spartitraffico
Napoli - Gentile redazione, voglio segnalarvi questa invenzione tutta napoletana. Si tratta dell'attraversamento auto-pedonale riservato ai pedoni e agli automobilisti incivili. La foto è stata scattata in via Chiatamone il pomeriggio di mercoledì, proprio all'uscita della galleria Vittoria.


Io, insultata sui social network stavo solo facendo il mio lavoro
Sono Velia Cammarano, dipendente comunale e giornalista, lavoro come fotografa presso l’Ufficio Stampa del Comune.


Napoli, la buca in via Vittoria Colonna è diventata un'opera d'arte|La foto
Gentile redazione, vi scrivo per segnalare un repentino cambio dello stato in cui versa la buca in via Vittoria Colonna, di cui avete parlato nelle scorse ore sul vostro sito.


«Sono inorridita dall'invasione di blatte al Vomero»
Napoli - «Sono inorridita. Mi sono imbattuta in una invasione di blatte. Stavo percorrendo il marciapiede di Via Gemito - Vomero -, quando all'improvviso mi si è presentata una scena sconvolgente.


Napoli, ecco le mie domande sul campo rom di Gianturco
Gentile Redazione da tempo, ( forse anche più di un anno) percorrendo il tratto finale del raccordo della A3 che porta all'uscita di Napoli Piazza Garibaldi, si può vedere , sul lato destro quello che oramai è un villaggio di baracche


«Pianura, pochi vigili e marciapiedi invasi. Qui regna l'anarchia»
Cara redazione , vorrei segnalare la mancanza dei vigili a Pianura e in particolare in via Salvador Dali, dove ormai nessun tipo di controllo viene effettuato dalle autorita’ competenti.


Napoli, traffico folle: con il piano faccio chilometri per percorrere 500 metri


Napoli: «Perchè un pieno di benzina costa 15 euro in più che nel resto d'Italia?»
Gentile redazione.


Napoli, a Furigrotta rubano gli pneumatici alle auto in sosta: ennesima violenza
Gentile Redazione, scrivo per segnalare l'ennesima violenza a cui, chi abita in Via Diocleziano, è costretto a subire. Questa mattina sono sceso dal mio palazzo e ho visto un'auto senza le quattro ruote. Sono rimasto allibito!!!


Napoli, ecco lo stato della Villa Floridiana
Villa Floridiana. Giovedì 28 marzo ore 12. Nessun commento, credo che l’immagine si commenta da sola. Svuotare i cestini: a chi tocca? Perchè, chi ha il dovere di farlo, non lo fa?


La metropolitana di Napoli, prossimo treno tra... 16 minuti
Mercoledì 27 marzo, ore 20.00, quindi orario di punta. Stazione Dante della Metropolitana. Scendo e leggo il display che dice “Prossimo treno tra 16 minuti”. Non credo che esista al mondo un servizio metropolitano con cadenze di 16 minuti!


Napoli, la mail. «La nuova viabilità per l'America's cup è un inferno. Chiamate la Protezione Civile»
Il nuovo folle dispositivo di traffico varato oggi dalla Giunta Comunale per l'America's Cup è un vero attentato alla salute pubblica dei napoletani.


La Statale è piena di buche e pericoli. La soluzione: chiudere una corsia
Buonasera, ieri leggendo la vostra edizione online, con grande piacere, ho letto del vostro successo inerente alla buca record di via Vesuvio.


Napoli, l'auto dei vigili con le ruote sul marciapiede
Gentile Mattino, questa foto l'ho scattata questo pomeriggio. C'è un'auto della polizia municipale parcheggiata con due ruote sul marciapiede nell'isola pedonale di via Toledo.


«Pozzuoli, parcheggiatori abusivi davanti ai vigili che non intervengono» | La risposta del sindaco Figliolia
Sabato 23 marzo 2013, ore 22,30. In compagnia di amici, arriviamo sul porto di Pozzuoli per un caffè. Ad ogni timido tentativo di parcheggio spunta dal nulla un parcheggiatore abusivo, anche sulle striscie blu e nei vicoletti.


«Ho 21 anni, vorrei solo famiglia e lavoro ma chi comanda mi ruba la vita e i sogni»
Girarsi e vedere ovunque "SOS Crisi" E' davvero demotivante, è qualcosa di malsano, che ci fa precpitare sempre più.


«Oggi violento incidente in via Gaetani: noi vittime della Ztl non ne possiamo più»
Gentile Redazione, Scrivo per segnalare l'ennesima violenza a cui, chi abita in Via Vannella Gaetani, è costretto a subire in silenzio da quando è stata istituita la ZTL.


Assicurare l'auto a Caserta? Preventivi da 18.400 euro
Gentile redazione, vi scrivo per segnalarvi un preventivo assicurativo almeno curioso.


La pista ciclabile «occupata» a Fuorigrotta: perché?
Gentile redazione, pochi giorni fa è stato inaugurato dal sindaco De Magistris un nuovo tratto della oramai famosa pista ciclabile di Napoli. Un progetto che "divide" i cittadini, specialmente a Fuorigrotta (basta vedere il tratto realizzato a "zig-zag" in via Caio Dulio).


Antonella, la poetessa del popolo, versi per Napoli dall'edicola di piazza dei Martiri /Video
NAPOLI - La signora Antonella, bionda, sempre sorridente, da anni è una di quelle figure che fanno il panorama di piazza dei Martiri. Uno dei personaggi che, da dietro un bancone di bar, di farmacia, o dalla finestra di un edicola come nel suo caso, ti offrono spesso pillole di saggezza o di autentica filosofia quotidiana.


Nefertiti, l'enigma della bellissima che fu Faraone, a Berlino la Monna Lisa d'Egitto/Video
BERLINO - Una delle più belle di tutti i tempi, una delle più amate, delle più potenti. E delle più misteriose. Nefertiti (un nome che significa la Bella è arrivata) probabilmente fu Faraone, un titolo esclusivamente maschile, nel crepuscolo di una delle epoche più appassionanti e misteriose d'Egitto, quella dell'eresia di Amarna.


Guerra Fredda, gli Usa volevano lanciare l'atomica sulla Luna
WASHINGTON Durante la Guerra Fredda, i vertici militari americani avrebbero pensato di colpire la luna con una bomba atomica.


L'uomo con il volto di gatto si è suicidato a 54 anni/ Video
NEW YORK - Daniel Avner aveva 54 anni e, a suo modo, era una celebrità: dopo anni di sofferenza e decine di operazioni chirurgiche, era riuscito a trasformare il suo volto fino ad assomigliare in tutto e per tutto a un gatto.


La denuncia/ Piazza Garibaldi, «pacco» ai turisti: urlo disperato della vittima/Video
Questi giovani turisti stranieri, con bambino a seguito, manifestano in modo abbastanza eloquente il pensiero e il ricordo che conserveranno di Napoli e dell'Italia. Arrabbiatissimi per una truffa consumata ai loro danni in piazza Garibaldi, dai soliti paccottari.


La città di Napoli torna sotto il controllo degli spagnoli?
Gentile redazione del Mattino, venerdì scorso, in piazza del Plebiscito a Napoli, ho assistito ad una scena che ha dell'inverosimile.


«Eliminata da Veline perché mi chiamo come una pornostar». La rabbia della napoletana Jessica Rizzo/ Video
NAPOLI - «La giuria della trasmissione Veline mi ha eliminato perché mi chiamo come una nota pornostar». Jessica Rizzo, diciannovenne napoletana racconta la sua «amara» avventura come aspirante velina per la trasmissione di Canale 5 Striscia la Notizia. Il sogno di ripercorrere la carriera di Melissa Satta, Maddalena Corvaglia, Elisabetta Canalis e Miriana Trevisan si è dissolto durante la puntata andata in...


Inediti di Caravaggio, crescono i dubbi degli studiosi
ROMA - Nel migliore dei casi, sono assai scettici: chi in Italia si occupa da decenni di Michelangelo Merisi non crede nella scoperta, annunciata con enfasi mentre uscivano due libroni acquistabili soltanto in internet, di 100 disegni inediti del sommo pittore.


Studiosi: «Trovate a Milano 100 opere inedite di Caravaggio
ROMA - Per la storia dell'arte potrebbe essere una svolta storica. Si tratta di un centinaio di opere assolutamente inedite - disegni e alcuni dipinti - attribuite da un'equipe di studiosi ai primi passi di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio quando, appena adolescente, era allievo nella bottega del pittore manierista Simone Peterzano, dal 1584 al 1588.


In salumeria fanno pagare la tara: questa è una frode ai clienti
Dopo aver fatto la spesa in una nota salumeria del Vomero, mi sono preso la briga di andare a controllare se, al di là dei sorrisi e della gentilezza, che sono sempre utili ma non si pagano, ci fosse qualche trucchetto per fregare i consumatori.


Ruba un iPhone in negozio a Fuorigrotta: titolare mette il video su Youtube e Facebook - Guarda
Entrano con una scusa e portano via qualsiasi cosa trovano. Accade nella zona di Fuorigrotta dove da troppo tempo girano sconosciuti di ogni razza ed età, entrano nei negozi e chiedono elemosina o informazioni, poi uscendo rubano quello che trovano, qualsiasi oggetto.


«Papà, sono caduto ma non preoccuparti»: muore dopo la telefonata ai genitori
PORDENONE - «Mamma, passami il papà. Sono caduto, mi sono fatto male, ma non preoccuparti». Sono state le parole di Daniele Pigozzo, 41 anni,

«Ostie allucinogene, vecchiette sballate  vedono i santi». Ma è una bufala-web
CAMPOBASSO - Ostie allucinogene per la comunione. Una notizia che ha fatto il giro del web, ma che alla fine si è rivelata una classica leggenda metropolitana, anzi una bufala web. «Invece della farina normale, le ostie erano state fatte per errore con una farina allucinogena, che ha avuto un effetto immediato.


Oscuramento di vajont.info, Anonymous colpisce il sito di Paniz
BELLUNO - Anonymous ha colpito il sito di Maurizio Paniz, l'avvocato.deputato bellunese "colpevole" di aver provocato con la sua denunciala decisione del giudice di oscurare Vajont.info, il sito internet gestito da Tiziano Dal Farra,


Falsi medici clown a Perugia. Erano di Napoli: che vergogna
Mercoledi scorso ,Striscia la notizia ha mostrato un servizio da Perugia di 2 individui che si spacciavano medici clown per alleviare le sofferenze dei bambini ammalati,queste persone alla fiera dei morti della citta’ chiedevano un obolo per tali bambini.


«Sedotta e abbandonata da mister Geox». Imprenditrice porta in tribunale Polegato
TREVISO - Si sente sedotta, ingannata e abbandonata Jagoda Mise, imprenditrice cinquantenne di Spalato protagonista di una causa civile destinata a far discutere: la donna, infatti, ha portato in tribunale nientedimeno che Mario Moretti Polegato. Mister Geox,


Video hot di Belen, indaga la Procura. Dvd venduto sulle bancarelle di Napoli
NAPOLI - La procura di Milano sta indagando per diffusione di materiale pedopornografico in relazione al video "a luci rosse" apparso sul web nei giorni scorsi e che mostra scene di sesso tra la showgirl Belen Rodriguez (all'epoca minorenne) e un suo ex fidanzato argentino.


«Gli alieni esistono, sono qui tra noi» 40enne costretta a cambiare casa/Video
CAGLIARI - «Devo sbattere sul tavolo l'alieno per farmi credere?». Da quando attraverso gli schermi della tv il suo presunto incontro ravvicinato con gli inquilini dello spazio è diventato di dominio pubblico, la sua vita è diventata un incubo. Giovanna Podda, 40 anni, ha perso il lavoro, in paese,


Truffatore dello specchietto preso al Vomero: io vittima vi racconto come ci ha provato due volte con me
In merito all'articolo pubblicato oggi sulla versione online del vostro giornale (di cui riporto il lik http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=209816&sez=NAPOLI), vi scrivo per raccontarvi la mia storia.


Al Palazzo Reale sta bene Vittorio Emanuele II: basta con nostalgie borboniche
Egr. Direttore, relativamente alla lettera che definisce “un’incongruenza” la presenza della statua di Re Vittorio Emanuele II sulla facciata del palazzo reale di Napoli, desidero ricordare che:


Il portiere più scemo del mondo? Per Ippoliti è napoletano /Video
Non capisco come si possa permettere sulle tv statali di insultare così apertamente i Napoletani, senza che nessuno in studio abbia corretto il tiro o fermato tale aggressione verbale.


Cina, bimbo di tre anni pesa 57 chili: genitori disperati/ Guarda le foto
PECHINO - Ha 3 anni ed è un gigante di 57 chili. I genitori del "piccolo", si legge sul sito del Sun, sono disperati e non riescono a farlo stare a dieta perché, dicono, hanno paura di lui. Il bimbo cinese, Lu Hao, è pericolosamente in sovrappeso ed è 5 volte più grande rispetto ai bambini della sua età.


Addio a Leslie Nielsen, "eroe" di una Pallottola spuntata
LOS ANGELES (29 novembre) - L'attore comico Leslie Nielsen, l'irresistibile detective di Una pallottola spuntata, è morto domenica in Florida, all'età di 84 anni, per le complicazioni di una polmonite. Lo ha riferito un portavoce. Nielsen deve la sua fama soprattutto al detective Frank Drebin e alla sua interpretazione in L'aereo più pazzo del mondo, ma la sua è stata una lunghissima carriera...


Loredana Bertè si confessa: «Chiedo scusa a Mimì. Nostro padre un violento»
ROMA (11 ottobre) - «Devo chiedere scusa a mia sorella Mimi perchè ho rifiutato un telefonino che mi aveva regalato lei perchè non riusciva mai a trovarmi. Un venerdì sera questo telefono non smetteva di suonare e io non ho voluto rispondere. Io ero a Milano.