mercoledì 17 aprile 2013

Gmail «giù» per molti utenti

Corriere della sera

Il servizio di posta non risponde da qualche ora. Problemi anche con Google Drive e altre applicazioni della Big G

MILANO - Da qualche ora Gmail risulta irraggiungibile insieme a Google Drive. La preoccupazione degli utenti è dovuta soprattutto al messaggio di errore «Username and password not accepted», una frase inquietante soprattutto per chi finora non si è mai imbattuto in errori simili. Abbiamo condotto alcuni test e al momento il problema sembra limitato a chi si connette al server di posta usando client come Outlook di Microsoft, Mozilla Thunderbird e Mail di Apple. In compenso nessun messaggio dovrebbe andare perso così come i contatti e tutti gli altri dati legati al proprio account.

COME MONITORARE IL RIPRISTINO - Ancora non è chiara la natura del problema ma il consiglio è di accedere alla posta tramite browser e soprattutto di monitorare App Status Dashboard, la pagina di Google che informa gli utenti circa il funzionamento dei propri servizi. Come afferma Google, alcuni account sono già stati ripristinati, la Rete ci informa che a Londra tutto è tornato alla normalità, ma altre applicazioni minori stanno subendo dei blocchi, ovvero Google Documenti, Fogli di lavoro e Google Presentazioni.

AGGIORNAMENTO Alle ore 17.30 tutto sembra tornato alla normalità per Gmail e tutti gli altri servizi di Big G anche se il condizionale è d'obbligo. Google stessa informa che il problema “dovrebbe essere risolto” per poi scusarsi “per il disagio subito” e ringraziare “per la pazienza e il continuo supporto”. Ancora sconosciute le cause che hanno portato al collasso.

Alessio Lana
@alessiolana17 aprile 2013 | 17:23

Aspirante chef lascia il lavoro, la lettera è una torta

Corriere della sera

Ha scritto ai suoi superiori che lascia il suo posto per tentare la carriera di chef per cui ha passione e cultura

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«Oggi è il mio 31esimo compleanno ed essendo da poco diventato padre ho realizzato quanto sia preziosa la vita e quanto sia importante poter passare il mio tempo a fare qualcosa che renda felice me e i miei cari». Inizia così la più strana lettera di dimissioni mai vista: perché, a parte il contenuto abbastanza comune – un uomo che decide di seguire le proprie aspirazioni personali e opta per il rischio di una nuova professione, abbandonando la strada vecchia – è stata “scritta” utilizzando la copertura di una torta dolce.

IL MESSAGGIO – La lettera continua così: ”Vi informo delle mie dimissioni, per dedicare tempo ed energie alla mia famiglia e al mio impegno nel preparare dolci, che è cresciuto sempre più negli ultimi anni. Auguro a tutta l’organizzazione e ai miei colleghi tutto il meglio per il futuro e vi ricordo che, se vi è piaciuta questa torta, ne potete ordinare altre su www.mrcake.co.uk”. Firmato, “Mr Cake Chris Holmes”. L’intero testo campeggiava sulla torta ricoperta di pasta di zucchero, scritta con glassa nera messa in una tasca da pasticcere, o forse ricamata addirittura con una siringa, visto quanto piccole e accurate sono le singole lettere della missiva dolce.

DAI PASSAPORTI ALLE TORTE - Consegnata un paio di giorni fa da Chris ai suoi superiori della polizia di frontiera dell’aeroporto di Londra Stansted, la torta ha sostituito per l’ex agente di confine la canonica lettera di dimissioni. L’uomo, impiegato da diversi anni tra le forze dell’ordine locali e addetto al controllo dei passaporti per i passeggeri in partenza e in arrivo dello scalo londinese, ha unito strategia di marketing e passione per la pasticceria per comunicare la decisione di cambiare lavoro.

UN FUTURO DA CHEF Ora la foto della sua torta è stata ritwittata e ha fatto il giro della Rete in pochi giorni, e per l’aspirante chef pasticcere questa trovata è diventata il miglior biglietto da visita per la sua nuova occupazione. Appassionato di pasticceria, Chris ha già collaborato in passato con alcuni noti chef del calibro di Gordon Ramsay e ora si appresta a iniziare la sua carriera di personal catering nel campo dei dolci. E i suoi primi clienti, ovvero gli ex datori di lavoro dell’aeroporto, sembrano aver gradito.

Eva Perasso
17 aprile 2013 | 15:11

La libertà degli eletti

Corriere della sera


Nel mio ultimo pezzo di febbraio il cui titolo doveva essere Le bugie elettorali dalle gambe lunghe scrivevo in esordio: «Che brutte elezioni». Era facile indovinarlo, ma non ho indovinato abbastanza. L'elezione è stata più che brutta, bruttissima; e il bello è che tra i suoi tre quasi-vincitori è stata quasi vinta da una organizzazione incostituzionale. Io non ho titolo per sottoporre la questione all'esame della Corte costituzionale. Ma l'Italia, mi raccontavano da bambino a scuola, è «la patria del diritto». Del diritto romano certo; ma del diritto costituzionale delle democrazie rappresentative (moderne) si direbbe proprio di no. E ancor meno ne sa, temo, la appena eletta presidente della Camera che ha esordito con questa puerile sparata retorica: «Noi abbiamo la più bella Costituzione del mondo».

Temo di no. Ho sostenuto più volte che quel testo andava emendato sui poteri del governo, che sono insufficienti; che i nostri costituenti avevano dimenticato di richiedere ai partiti dei veri e propri statuti, e che non avevano previsto lo «stato di emergenza» o di necessità: un istituto che sarebbe davvero servito, per esempio, a legittimare e rafforzare il governo Monti senza dover ricorrere alla fragile finzione del «governo del presidente». Ma salvo ritocchi come questi, ho sempre avversato l'idea di scrivere una nuova Costituzione ricorrendo ad una Assemblea costituente di politici.

Le buone Costituzioni sono sempre state stilate da giurisperiti, mentre le Costituzioni che sono un parto assembleare (vedi America Latina) sono state quasi tutte pessime (come non potevano non essere). Comunque, il primo punto da fermare è che il XX secolo ha anche prodotto Costituzioni intelligenti e innovative quali la attuale Costituzione della Germania federale, e la Costituzione semi-presidenziale (da non chiamare presidenziale, come è invalso nello sciatto giornalismo dei nostri giornali) della V Repubblica francese, la Costituzione stesa da Debré (e poi in parte modificata, ma senza danno, anzi).

Ma veniamo al punto che davvero importa. Questo: che il divieto del mandato imperativo è stato formulato dai costituenti della Rivoluzione francese, e che da allora si ritrova in tutte le Costituzioni ottocentesche e in buona parte anche in quelle del Novecento. Perché? Semplicemente perché istituisce la rappresentanza politica (di diritto pubblico) dei moderni. Senza questo divieto si ricadrebbe nella rappresentanza medioevale, nella quale, appunto, i cosiddetti rappresentanti erano ambasciatori, emissari, portavoce che «portavano la parola» dei loro padroni e signori. Il loro mandato era imperativo perché dovevano solo riferire senza potere di trattare. Esattamente come pretendono oggi Grillo e il suo guru.

Mi sembra chiaro che della ragion d'essere costituzionale (ineliminabile) del divieto del mandato imperativo (la cui formula è: «I rappresentanti rappresentano la nazione») Grillo-e-Guru non sanno nulla. Ma questo non li giustifica né li legittima. Fanno finta di praticare una nuova democrazia diretta (telematica). Ma la verità è che nel loro macchinario ha voce, e parla, solo la loro voce. Confesso che non riesco a capire come la nostra Corte costituzionale non abbia sinora veduto una così macroscopica violazione costituzionale.


Giovanni Sartori
17 aprile 2013 | 9:47

Addio alle vecchie cartoline: se l’è mangiate Facebook

Cristiano Gatti - Mer, 17/04/2013 - 08:53

Erano lente e scomode, ma romantiche. Però erano ricordi che duravano molto più di un clic sul computer. Ormai le manda un viaggiatore su venti

E meno male che lo dicono le statistiche: la cartolina è obsoleta, nessuno si prende più la briga di tornare al paleolitico e di spedirne dai luoghi di vacanza.


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Stando ai rilevamenti di Skyscanner, sito tra i leader mondiali nel settore ricerca e comparazione viaggi, è soltanto un umano su venti, ormai, a tenere in vita l'antica consuetudine. Nessuna sorpresa. La vera sorpresa, eventualmente, è proprio questo uno, che andrebbe individuato e portato in giro per convegni, talk-sohw, circhi equestri, facendogli raccontare in prima persona come ancora si possa vivere con modi e stili così vergognosamente antiquati.

Inutile chiedersi invece chi abbia rottamato la cartolina: sempre loro, i social network. Facebook soprattutto. Poi ovviamente sms e mail. All'epoca di Internet partire non è un po' morire. La lontananza non è più un valore quantificabile in chilometri, men che meno in malinconie dell'anima. I partiti comunicano in tempo reale sin dal primo tratto in taxi, quindi dall'aeroporto, quindi dal volo - anche quando è vietato -, quindi dallo scalo d'arrivo, quindi dall'insediamento in albergo, quindi da tutte le fasi più dettagliate e più idiote del loro viaggio. Tutta la vacanza minuto per minuto. Pure troppo. Alle volte il soggetto ci appare molto più presente a diecimila chilometri di distanza che quando sta chiuso di là in camera sua, a fare chissà cosa.

Senza nulla togliere alla straordinaria efficacia dei nuovi mezzi - li avessero avuti i nostri emigranti, soltanto cinquant'anni fa, questi contatti così prossimi… -, senza nulla rinfacciare per i tic e le perversioni che si portano dietro (la stupidità non è dei mezzi, è di chi li usa), il triste commiato della cartolina resta comunque toccante. Avviarla al macero non è tanto semplice. Non è bello e non è giusto sbarazzarcene così: almeno due parole di epitaffio se le meriterebbe. Certo non era il massimo della comodità: come dimenticare il retrogusto ributtante delle leccate ai francobolli.

E certo non era neppure il massimo della velocità: quante volte arrivavamo a casa noi prima di lei. Eppure, al netto degli effetti collaterali, c'era in quel rito antico qualcosa di romantico e di profondamente umano. L'idea stessa di fermarci un momento per scegliere l'immagine più indicata al gusto e all'indole del nostro amato destinatario, fosse la mamma o la fidanzata, la nonna o lo zio, l'amico o il collega, sapeva comunque di tenera cerimonia. E poi trovare le parole giuste. Adesso c'è gente che inonda amicizie e parentado con materiale imponente, foto-filmini-cronache, ma alla fine rimane sempre l'insopprimibile sensazione che l'abbia fatto sostanzialmente per sé. Un pensiero autoreferenziale. E comunque, diciamoci la verità: cosa sopravvive dell'inondazione? Quasi sempre, la velocità di evaporazione è pari alla velocità dei mezzi.

La cartolina restava. Appesa in cucina, appesa dietro ai banconi del bar (quante chiappe di Riccione abbiamo contemplato sopra Cynar e Campari?), appesa con la puntina alla bacheca delle nostre camere. Oppure dentro le gloriose scatole in metallo, le insostituibili scatole di biscotti e di cioccolatini che diventavano forzieri di un'intera esistenza, con dentro tutti i ricordi più belli o più tristi, fosse il primo listino-paga o il biglietto d'addio del primo amore, comunque ricordi.
Ammettiamolo: non c'è valanga di immagini postate via Internet che sopravviva quanto una sola cartolina impostata al tempo che fu.

Quei panorami montani, quelle Spotorno by-night, quelle strappone in spiaggia con le zinne al vento stanno ancora lì, seppiati dall'età passata, ma fermi e irremovibili nelle nostre scatole più care. Le raffiche di foto e di messaggi via social network durano lo spazio di un minuto, poi magari svaniscono con un semplice clic su «elimina». Sono troppe, come qualunque troppo perdono il valore impareggiabile dell'unicità. E se anche le lasciamo sopravvivere in qualche archivio del nostro computer, cambia poco. In un'altra epoca, ogni tanto ci piaceva prendere una pausa per aprire la scatola di latta. Adesso non c'è più tempo da perdere nei nostri mastodontici archivi: c'è sempre nuovo materiale in arrivo.

Cassazione: sì a indennizzo per epatite contratta durante emodialisi

La Stampa


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Ha diritto all’indennizzo anche chi ha contratto l’epatite facendo la dialisi «a causa di una insufficiente pulizia della macchina dalle sostanze ematiche lasciate da altro paziente». Lo ha stabilito la Cassazione estendendo quanto già previsto dalla legge (la numero 210 del 1992) in caso di trasfusioni di sangue infetto, vaccinazioni obbligatorie e somministrazioni di derivati.

La Terza Sezione Civile ha respinto il ricorso presentato dal ministero della Salute nei confronti della vedova di un paziente sottoposto a dialisi dal 1974 e morto nel 1996 per epatite, cui la corte d’Appello di Cagliari nel 2006 aveva riconosciuto l’indennizzo, riformando la sentenza di primo grado che l’aveva negato proprio perché il caso non è espressamente previsto dalla legge.

I giudici di piazza Cavour hanno così cambiato orientamento rispetto a quanto stabilito nell’unico precedente finora verificatosi e sottoposto all’esame della sezione Lavoro. La Corte ha ritenuto di poter estendere ai casi di emodialisi, «per contiguità», una pronuncia della Corte Costituzionale che nel 2009 ha concesso i benefici previsti dalla legge anche «ai danni derivanti da epatite contratta a seguito della somministrazione di emoderivati». Con la sentenza 9148 depositata oggi la Cassazione ha innazitutto chiarito la responsabilità del ministero della Salute in questi casi («sussiste la legittimazione passiva del ministero della Salute»), e ha poi esteso la legge anche a quei casi in cui il contagio è derivato non da una trasfusione eterologa, ma dal «reinserimento nel corpo della persone sottoposta a dialisi del suo stesso sangue, infettato per contatto con sangue eterologo nel cosiddetto “rene artificiale”». 

Hai un cellulare usato da eliminare? Puoi donarlo per fare cucine solari in Africa

Il Mattino
di Antonio Galdo

In Italia ci sono 50 milioni di telefonini in attesa di una seconda vita. Tutti abbiamo un cellulare usato, che non sappiamo come smaltire e magari conserviamo inutilmente in qualche cassetto.
 

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Uno spreco. Vi segnalo una bella iniziativa del Magis, Movimento e azione dei gesuiti italiani per un semplice, efficace e utile recupero dei telefonini che altrimenti rischiamo di infilare in qualche discarica. Il Magis è impegnato nella raccolta dei telefoni usati per poi trasformarli in cucine solari offerte alla popolazione del Ciad. Con un doppio obiettivo: dare un aiuto concreto a questo paese africano e combattere la distruzione dell’eco-sistema locale.

In Ciad, infatti, si cucina ancora con il fuoco, tagliando gli arbusti e contribuendo alla desertificazione dell’area. Con i cellulari, il cui materiale è recuperabile per il 95 per cento, invece è possibile costruire cucine solari. Per partecipare all’iniziativa è semplicissimo: basta inviare una mail a campagnacellulari@magisitalia.org Oppure telefonare al numero 06-69700280.

Un altro luogo del web che vi segnalo per donare il telefonino che non usate più è il sito www.cellulareinbeneficenza.it. Anche in questo caso il meccanismo per il dono è molto semplice: basta cliccare sulla home page del sito e troverete una mappa, regione per regione, che indica i punti di raccolta dei cellulari usati.

Con un semplice gesto, vi potete liberare di un oggetto che non serve più e, magari, rendere felice una persona che non ha i mezzi per acquistarlo.

nonsprecare.it
martedì 16 aprile 2013 - 17:05   Ultimo aggiornamento: 17:05

La maschera di Anonymous fa ricca una multinazionale

Corriere della sera

I diritti sul volto antisistema alla Warner. Tratta da «V per Vendetta» ispira i movimenti di protesta Ma c'è il copyright

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C'è almeno un pezzo di capitalismo che aspetta con un certo ottimismo la prossima ondata di manifestazioni e proteste contro Wall Street, contro la City di Londra, contro le banche e le grandi multinazionali. Nei giorni scorsi si è tornato a parlare del rilancio del movimento che aveva preso le piazze dopo lo scoppio della Grande Crisi, soprattutto tra il 2010 e il 2011. Dopo un anno di quasi silenzio, quelli del 99 per cento e i mascherati di Anonymous sarebbero pronti a tornare, a riprendere la strategia Occupy, l'occupazione di luoghi simbolo del sistema economico e statuale. A New York, più precisamente nel Queens, la famiglia Beige, capitalisti da quattro decenni, non vede affatto male la cosa. Lo stesso accade nel cuore di Manhattan, nel grattacielo della Time Warner. Come a Seattle, nella sede di Amazon.

I Beige possiedono una grande azienda di famiglia, con più di tremila dipendenti in 14 Paesi, la Rubie's Costume Company. Si presentano al mondo come il maggior produttore di oggettistica per la festa di Halloween. Ma hanno anche 150 licenze per produrre su larga scala costumi di film, da Superman a Batman, da Harry Potter al Signore degli Anelli. Fino a «V per Vendetta». Time Warner controlla la Warner Brothers, che incassa diritti per ogni oggetto di merchandise che faccia riferimento, tra i tanti, anche a «V per Vendetta». E questi costumi del film del 2005 dei fratelli Wachowski sono distribuiti soprattutto da Amazon.

Bene: la maschera diventata simbolo di Anonymous e indossata poi da migliaia di militanti del movimento Occupy - bianca, le guance rosate, i mustacchi e il pizzetto nero pece e il ghigno inquietante - è tratta da «V per Vendetta»: significa che quando se ne vende una, dai sei dollari in su ma anche oltre i 50, una parte delle entrate va alla famiglia Beige, un'altra va in royalties alla Time Warner, una ad Amazon. Il movimento anticapitalista ha insomma finanziato un produttore della old economy, un rentier dei media e di Hollywood, uno dei grandi protagonisti della new economy. Un paradosso antico: è la famosa capacità del capitalista di produrre la corda a cui sarà impiccato, se siete marxisti; oppure è la famosa capacità del capitalista di rigenerarsi in tutte le circostanze, se siete schumpeteriani.

Il piccolo guaio, per le tre società coinvolte nel successo della maschera di plastica, sta nel fatto che la seconda metà del 2012 non è stata granché per i movimenti sociali globali. Alla Rubie's Costume dicono di avere venduto maschere di Anonymous in gran quantità negli anni precedenti, «per più di centomila pezzi l'anno» nel 2010 e nel 2011. Periodo nel quale è stata uno dei prodotti best seller di Amazon (Time Warner non commenta sui dettagli delle royalties). Negli ultimi mesi dell'anno scorso, però, le vendite sono iniziate a calare. Non che i due grandi gruppi globali e la piccola multinazionale del Queens abbiano bisogno delle maschere di Anonymous per fare i bilanci: messe di fronte a una scomparsa del movimento o a un suo rilancio, però, probabilmente voterebbero per il secondo. Magari già a partire dal prossimo 1° maggio, come vorrebbero alcuni militanti.

In origine, la maschera è un modo per rendersi irriconoscibili alla polizia e per dare un segno di anarchismo antisistema scelto dagli hacker di Anonymous, famosi per avere mandato in tilt i siti web di imprese globali, a cominciare da Visa e MasterCard. La usarono per la prima volta nel 2008 in occasione di un'azione contro Scientology, a Londra e in 50 altre città del mondo: migliaia di volti coperti dal nuovo simbolo della protesta. Da quel momento, è diventata l'icona dei movimenti anticapitalisti e antisistema nel mondo, l'erede della mitica fotografia di Alberto Korda a Che Guevara.

Fino a quando, nel settembre 2011, molti membri del movimento Occupy l'hanno fatta propria. Rappresentazione della lotta di un individuo contro uno Stato fascista, come nel film «V per Vendetta» e nel fumetto che l'ha ispirato. E, nella storia, citazione di Guy (o Guido) Fawkes, il ribelle che nel 1605 tentò di fare saltare il palazzo di Westminster a Londra (non ci riuscì e fu condannato a morte). Per il 99 per cento, un simbolo antipolitico e antisistema, insomma, diventato poi
anticapitalista. Per l'uno per cento, un altro piccolo modo per fare utili.

Danilo Taino
17 aprile 2013 | 8:36

Cani in treno, ecco i consigli per portare con sé l'amico a 4 zampe

Il Messaggero

di Anna Franco


Viaggiare e` un piacere anche per la possibilità di farlo insieme a qualcuno a cui si vuole bene. E sempre più spesso tra i destinatari del nostro affetto ci sono i migliori amici dell'uomo.
 

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Da qualche tempo i proprietari di quattro zampe possono viaggiare in treno insieme ai loro amici senza troppi problemi. Chiaramente l'animale deve essere ben educato, non provare fastidi durante il tragitto ed essere, insomma, più un giramondo che un pantofolaio. Il proprietario, dal canto suo, deve portare con sé guinzaglio, museruola, la documentazione del cane e, magari, qualcosa come un giochino che lo faccia sentire a casa. Naturalmente occorre provvedere a pulire eventuali residui canini.

Su Italo possono viaggiare animali di piccola taglia, ovvero che non superino i 10 kg di peso, negli appositi trasportini, che possono essere sistemati nelle bagagliere a bordo treno o nei pressi del proprietario stesso. La vera novità, però, riguarda quelli più grandi. Il servizio per permettere ai cani di grossa taglia di viaggiare ad alta velocità è stato studiato da Italo con le principali associazioni animalistiche, come Enpa, Lav, l'Associazione nazionale dei medici veterinari italiani e con la Federazione nazionale ordini veterinari italiani. I cani sono ammessi su tutti i treni senza vincolo di orario.

Il servizio deve essere prenotato con 24 ore di anticipo rispetto al viaggio attraverso il contact center (060708) e costa il 30% del biglietto base o economy di Smart e Prima o 20 euro, in caso di scelta di Salotto di club. Il cane ha a disposizione un suo spazio per ogni ambiente di viaggio, in modo da dare tranquillità all'animale, al suo padrone e a chi sul treno non vuole essere disturbato. Fido e padrone ricevono in omaggio una borsa con un tappetino igienizzante, realizzato in polimeri superassorbenti e antiodore.

Per quanto riguarda Trenitalia, su tutte le categorie di treni gli animali domestici di piccola taglia sono ammessi gratuitamente, purché siano custoditi nell'apposito contenitore. Possono viaggiare nelle varie categorie Executive, Business, Premium e Standard.

I cani più grandi possono inoltre viaggiare sui treni espressi, IC ed ICN, sia in prima che in seconda classe, sulle Frecce, tranne che nelle aree servizio Executive, Premium, in quella del silenzio e nei salottini. Viaggio senza problemi anche su treni regionali, nel vestibolo o sulla piattaforma dell’ultima carrozza (esclusi gli orari dalle 7 alle 9, dal lunedì al venerdì), nelle carrozze letto, nelle carrozze cuccette e nelle vetture Excelsior, acquistando, però, il compartimento per intero.

Unica condizione: il guinzaglio, la museruola e l'acquisto, contestualmente al biglietto del proprietario, di un altro di seconda classe al prezzo base previsto ridotto del 50%. Sia con Italo che con Trenitalia, il cane guida per i non vedenti può viaggiare su tutti i treni gratuitamente e senza alcun obbligo.

Hanno arrestato Pippi Calzelunghe

La Stampa

Tamin Erin, che interpretò i telefilm 25 anni fa, ha scatenato una rissa tra vicini di casa.

gianluca nicoletti


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Hanno messo in galera Pippi Calzelunghe. Non c’erano mai riusciti i due strampalati poliziotti che tutelavano la pubblica quiete nella cittadina di Visby, dove la peste che tutti amammo apparve a rompere la monotonia 25 anni fa. L’ ha messa ai ferri soltanto ora la polizia di Walnut Creek, nel nord California. E’ proprio qui chegli agenti sono stati costretti a portare via di forza Tamin Erin, la donna che nel lontano 1988 impersonò la pestifera anarcoide dalle trecce rosse di Villa Villacolle in un remake americano: "Le nuove avventure di Pippi Calzelunghe".

Tamin,  che fu un'interprete dell’ invincibile Pippi dalla forza sovrumana ha  38 anni. Invece che appendere al muro i pirati nemici, avrebbe scatenato una rissa con i vicini di casa, che si erano lamentati di alcune sue chiassose turbolenze con il convivente. La notizia è stata riportata magazine di gossip TMZ, dove è scritto che Tamin Erin avrebbe passato una notte in carcere a riflettere sulle sue intemperanze. E’ un singolare destino quello dell’ eroina immaginata da Astrid Lindgren, Pippi ha rappresentato il simbolo della più totale anarchia all’ ordine costituito da famiglia, scuola e società, affascinando quattro generazioni di ragazzini di ottima e morigerata famiglia. 

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Un' infinità di ragazzini da lei hanno felicemente appreso una possibile via di ribellione alle insegnanti pedanti, ai genitori scialbi, alle istituzioni ottuse. Pippi è orfana di madre e il padre è un pirata; vive in una villetta rosa (luogo di tuttora di pellegrinaggio di suoi ex fans oramai cresciuti) assieme a un cavallo e una scimmia. La più famosa e indimenticabile interprete della ragazzina resta comunque l' attrice svedese Inger Nilsson, deve al personaggio Pippi Calzelunghe una seppur effimera effimera notorietà, dopo aver interpretato ventuno episodi della serie tv e tre film, non è poi riuscita a liberarsene e costruirsi una carriera artistica,

Ha quindi fatto per anni la segretaria in uno studio medico di Stoccolma, ma solo nel 2006 è tornata in tv come protagonista di una serie per la tv svedese chiamata AK 3. Ogni tanto è anche riapparsa in qualche programma di nostalgia generazionale della nostra televisione (il primo a riesumarla fu Fabio Fazio ad Anima mia). La vocazione “sterminatrice” di una probabile Pippi post adolescenziale l’ aveva intuita Stieg Larsson, che aveva immaginato l’ indistruttibile Lisbeth Salander, vindice eroina di Millenium, come una probabile versione adulta della bimba manesca dalle scarpe troppo grandi. Pippi Calzelunghe è stata anche accusata di razzismo un anno fa dalla teologa tedesca Eske Wollrad, solo perchè la ragazzina racconta agli stuporati amichetti le sue avventure in Africa , definendo il padre “re dei negri”.

Sulle stesse posizioni si è trovata qualche tempo fa anche il ministro tedesco della Famiglia, delle donne e dei giovani, Kristina Schröder, che propose una riscrittura politicamente corretta di Pippi Calzelunghe, il cui unico vero torto fu, e sempre sarà, d’ istigare i bambini alla ribellione verso il modello tristerrimo della sobria infelicità. Pippi Calzelunghe è il bersaglio perfetto per chi avversa di principio ogni lampo di folle dissolutezza. Un pericolosissimo esempio, che resiste da un quarto di secolo, di come i bambini possano gioiosamente affrancarsi dagli algidi morti viventi che vorrebbero educarli.

La black list delle lasagne al cavallo

La Stampa

Ecco l’elenco delle aziende dove sono state riscontrate positività



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Nessun giallo sui dati italiani relativi alla carne equina trasmessi a Bruxelles dal Ministero della Salute. L’Italia ha effettuato 361 controlli a campione dove sono stati riscontrate 14 positività alla carne equina (3,87 per cento). Questo era il programma originario. In seguito a questi controlli nelle stesse aziende o in aziende collegate, dove sono state riscontrate le positività, il Ministero della Salute italiano ha predisposto ulteriori controlli effettuando anche il prelievo di altri 93 campioni. In questo ulteriore campionamento sono state rinvenute 19 positività (pari al 20,43 per cento).

La percentuale si alza sensibilmente poiché si tratta di aziende dove erano già state riscontrate positività o erano aziende collegate in quanto fornitrici di materia prima. La decisione circa ulteriori controlli nelle aziende risultate positive era stata presa, quindi, per la verifica della rintracciabilità del prodotto e delle relative materie prime. Si tratta quindi di due campionamenti non omogenei dal punto di vista statistico, i cui risultati non possono essere sommati. Il numero di campioni da prelevare assegnato all’Italia dalla Raccomandazione europea era di 200. Di seguito i nomi delle ditte rispetto alle quali sono state riscontrare positività: una ditta può avere avuto il riscontro di più di una positività.


MARCA E DENOMINAZIONE PRODOTTO

1 PRIMIA - Lasagne alla bolognese surgelate
2 MIGROSS - Lasagne emiliane EUROCHEF
3 LA MARCHESINA - Pasta fresca ripiena-piemontesino al vitello
4 D.I.A - Macinato di bovino
5 CAMER - Arrosto cotto, brasato speciale
6 STEF ITALIA - Ravioli piemontesi al brasato FINI, ravioli piemontesi al brasato BON CHOIX
7 NUOVA TORTUOVO - Tortellini di carne freschi, tortellini al prosciutto, ravioli mignon, tortellini alla carne LA SPIGA DEI BUONI SAPORI
8 DELIZIE - Tortellini di carne sfoglia sottile
9 DI MEGLIO - Preparato di carne bovino adulto congelato
10 LA CUCINA DI BOLOGNA - Tagliatelle alla bolognese, lasagna alla bolognese, gobetti alla bolognese, maccheroncini alla bolognese
11 PASTA JULIA - Cannelloni ripieni alla carne – delizie di pasta
12 BONTA’ AL FORNO - Cannelloni freschi
13 CASTELLI SAS PRODOTTO DA DALI’ - Tortellini a la viandè
14 GELA SRL - Olive all’ascolana
15 STAR - Ragù star carne classico, ragù star fatti così bolognese, gran ragù star con verdure
16 SOCOPA VIANDES CHERRE’ - Polpette PrimBeef surgelati

Lo scandaloso Gad Lerner: "Vietato dire che Primo Levi fucilò alla schiena 2 ragazzini"

Libero

Il giornalista critica il saggio di Luzzato che ricorda un episodio del '43, quando l'intellettuale partecipò a una doppia esecuzione


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Gad Lerner non ha digerito il nuovo libro dello storico e autore della Einaudi, Sergio Luzzatto. La discordia nasce sulla figura di Primo Levi. Nel saggio di Luttazzo, Partigia. Una storia della resistenza, l'intellettuale e scrittore di origine ebraiche viene tirato in mezzo su una pagina oscura del suo passato. Luzzatto racconta del Primo Levi partigiano che nell'autunno del 1943 poco prima della sua cattura e deportazione partecipa all'esecuzione della condanna a morte di Fulvio Oppezzo, 18 anni, e Luciano Zabaldano. Due giovani che avevano violato le regole degli antifascisti e per questo erano stati "regolati" a Cerrina, nel Monferrato, con una mitragliata alle spalle. A far parte di quella squadra della morte, secondo quanto racconta Luzzatto c'era anche lo stesso Primo Levi.

Offesa alla memoria - Per Gad Lerner il testo di Luzzatto è un offesa inaccettabile per la memoria dello scrittore italiano. Così con un articolo di fuoco apparso sulle pagine di Repubblica, Lerner attacca Luzzatto. "Mi forzo a scrivere per interrogarmi sulla natura dell’ossessione di Sergio Luzzatto che quell’episodio drammatico lo scruta in più di trecento documentatissime pagine; traendone un volume edito da Mondadori perché la casa editrice torinese che fu di Primo Levi non se l’è sentita di pubblicarlo: Partigia. Una storia della Resistenza.

Ossessione per Primo Levi -  "Mi permetto di adoperare il termine 'ossessione' sapendo che l’autore non si offenderà perché lo scrive due volte egli stesso per motivare la spinta a un’indagine che non ha molto da rivelare sul piano storico – le atrocità della Resistenza come guerra civile sono già dissodate - sollecitandoci invece a una discutibile revisione iconografica e sentimentale". Lerner non accetta il revisionismo storico di Luzzatto e parla di una vera e propria "ossessione" dell'autore per l'intellettuale della shoa. "Luzzatto dichiara, testuale, 'un’altra mia ossessione' per la figura di Primo Levi. Quasi che un impulso morboso lo spingesse a misurare fino a dove giunga la sua capacità di 'devozione civile' e di 'venerazione letteraria' per il testimone, l’intellettuale rigoroso, lo scienziato che attraversato l’inferno non smette di ammonirci: scegli il raziocinio, diffida dalla visceralità anche nella scrittura".

Le regole della guerra -  Quell'episodio che vede Primo Levi far parte di un commando che deliberò l'uccisione di due ragazzi sembra per Lerner un'ombra da rimbalzare nella notte della storia. Ma dal testo di Luzzatto la figura dello scrittore e dell'intellettuale non esce rideminsionata nè sminuita. Durante la guerra, anche quella civile consumata in Italia tra il 1943 e il 1945, ci sono leggi non scritte. Ordini da eseguire senza fiatare. Il rifiuto può costare la morte. "Mors tua vita mea". Questa la legge che regna nelle pieghe di ogni conflitto. Piccolo o grande che sia. Primo Levi ha eseguito un ordine. Nulla di più. La storia lo sa. La letterature pure. Con buona pace di Gad Lerner.

Internet danneggia chi non ce l’ha

La Stampa

Parla Robert Kahn, fra i creatori della Rete, oggi a Torino

anna masera
TORINO


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«Anche i premi Pulitzer sono stati contaminati inesorabilmente da Internet». Robert Kahn, 74 anni, ingegnere informatico newyorkese, di Internet non è solo un pioniere, ne è “padre”: assieme a Vint Cerf inventò nel 1973 i protocolli “Tcp/Ip” (Transmission control protocol/Internet protocol), la tecnologia alla base del funzionamento della comunicazione online. Il prossimo giugno riceverà il primo «Queen Elizabeth Prize for Engineering»: un premio da 1,2 milioni di euro che dividerà assieme a Cerf, Tim Berners Lee, Marc Andreessen e Louis Pouzin, ingegneri «visionari». È arrivato alla fine di Biennale Democrazia a Torino per parlare oggi al congresso informatico Infocom, che si tiene al Lingotto fino al 19 aprile.

Che cos’è Internet a quarant’anni dalla sua invenzione?
«È quello che si vuole che sia. L’ho inventata per comunicare». 

La democrazia elettronica è un’utopia?
«Finchè non è arrivata Internet non era immaginabile quanto quest’invenzione potesse facilitare l’accesso all’informazione da parte della gente; e come per tutte le grandi scoperte e imprese umane, può essere utilizzata a favore o contro l’umanità. Come viene usato questo sistema globale di informazione nella pratica è determinato dalla gente e può essere utilizzato pro o contro la democrazia. Certo che bisogna che si colmi il divario digitale tra chi può accedere alla Rete e chi no: negli Usa si stanno tentando diverse strategie per allargare la partecipazione, aumentare la competizione, rimuovere le barriere. Tutto questo fa parte di un discorso sociale più ampio, che riguarda il superamento delle diseguaglianze economiche. Tutti i Paesi alla fine dovranno prendere le decisioni più sensate per i loro cittadini».

Qual è la natura della conoscenza nell’era digitale?
«Internet abilita l’accesso all’informazione sotto forma di servizi. Internet potrebbe sfidare i governi a riconsiderare alcuni specifici nuovi sviluppi che potrebbero non essere adeguatamente affrontati dalle leggi esistenti. Cambierà il copyright, emergeranno sistemi di micropagamenti, si troveranno soluzioni per non dividere i cittadini digitali in serie A e B». 

Che cosa possiamo aspettarci dall’Internet del futuro?
«I servizi di informazione di base su Internet sono il risultato della potenza dei protocolli e delle procedure che abilitano l’interoperabilità tra le diverse reti, computer, apparecchi e applicazioni di ogni genere. Man mano che sviluppiamo più applicazioni e integriamo più capacità avanzate all’interno di Internet, la sua funzionalità continuerà a espandersi. I servizi esistenti molto probabilmente miglioreranno e si aggiungeranno nuove capacità. Arriveranno modi più efficaci per coinvolgere più parti in discussioni di gruppo e nei processi decisionali, più passaggi dalla simulazione e virtualità alla creazione di eventi e artifatti reali, e ovviamente più utilizzi di applicazioni di tecnologie senza fili di ogni tipo.

Il tema dell’identità diventerà sempre più importante, e la maggiore necessità di rivolgersi a Internet per l’accesso all’informazione significherà un accesso a molte più informazioni private di quanto non si volesse permettere al pubblico. Andando avanti, quindi, sarà sempre più delicata la gestione dell’identità. Ma a parte questo, secondo me la forza propulsiva maggiore per lo sviluppo e l’evoluzione di Internet nel futuro si troverà nelle menti creative e innovative dei suoi utenti. Lasciando spazio a un po’ di meravigliosa casualità».


www.lastampa.it/masera

Smartphone, la privacy è a rischio: i consigli del Garante

Il Mattino


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ROMA - Milioni di persone in tutto il mondo usano smartphone e tablet per comunicare, lavorare e divertirsi. Queste tecnologie consentono di navigare sul web come se si usasse un tradizionale computer e integrano molteplici funzioni e applicazioni, che possono però rivelare molto su scelte e abitudini personali. Nella memoria di smartphone e tablet è conservata, infatti, una grande quantità di informazioni personali spesso delicate, quali foto, filmati, messaggi, dati telematici o la posizione geografica in cui ci si trova in ogni istante della giornata.

Dati sensibili.
Per comprendere a quali pericoli si può essere esposti, basti pensare che a volte si conservano in memoria anche password personali, codici di accesso e dati bancari. Le stesse comunicazioni telefoniche o i messaggi scambiati via e-mail, sms o tramite servizi messenger contengono dati personali. Per sensibilizzare gli utenti italiani sull'importanza proteggere queste informazioni, il Garante per la protezione dei dati personali ha realizzato un video tutorial con l'obiettivo di offrire alcune semplici e utili indicazioni su come tutelare la propria privacy quando si utilizzano smartphone e tablet.





I consigli. Il Garante raccomanda agli utenti di adottare semplici ma fondamentali accorgimenti, di tenersi sempre informati e di gestire responsabilmente la conservazione e la condivisione di dati personali, e ricorda che è sempre possibile rivolgersi ai suoi uffici per ottenere informazioni e chiarimenti o per richiedere interventi a tutela della propria riservatezza. Il video di animazione, intitolato 'Fatti smart!', ideato per raggiungere in particolare un pubblico di utenti giovani, può essere scaricato dal sito internet dell'Autorità www.garanteprivacy.it.

martedì 16 aprile 2013 - 15:03   Ultimo aggiornamento: 15:03

Google Glass, ecco le specifiche tecniche

Corriere della sera

È arrivato il momento degli sviluppatori. Reso noto l'hardware "a bordo": fotocamera, memoria e connettività

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MILANO - Ci siamo: i Google Glass stanno per arrivare sul mercato e Mountain View conferma di voler giocare a carte scoperte. Il colosso californiano ha comunicato l'intenzione di procedere con le spedizioni dell'Explorer Edition dei suoi occhiali intelligenti inviando un messaggio di posta elettronica agli sviluppatori che hanno effettuato il pre-ordine durante la Google Developers Conference dello scorso anno. I 2mila fortunati dovranno sborsare 1.500 dollari per poter mettere le mani sul dispositivo che sarà disponibile per tutti tra fine 2013 e inizio 2014.

Una seconda tranche di spedizioni coinvolgerà gli utenti che hanno risposto sui social network all'iniziativa #ifihadglass; ci si poteva candidare fino al 27 febbraio. Per consentire agli sviluppatori di mettersi subito al lavoro, Google ha pubblicato la documentazione relativa alle API, informazioni necessarie per realizzare le applicazioni che impreziosiranno l'esperienza offerta da Glass, e le specifiche tecniche dell'hardware. I puntini sulle "i" verranno molto probabilmente messi a metà maggio (dal 15 al 17), quando i riflettori torneranno ad accedersi sul palco del Moscone Center di San Francisco per la I/O 2013.

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Gli occhiali dei miracoli che si candidano a liberarci dal controllo ossessivo dello schermo dello smartphone, la promessa è di un agguerrito Sergey Brin, sono caratterizzati da naselli regolabili e disponibili in due dimensioni e telaio resistente e adatto a ogni volto. Il display da 640 x 360 pixel consente, secondo BigG, una visualizzazione «equivalente a quella di uno schermo da 25 pollici a circa due metri di distanza». Presenti una fotocamera da 5 megapixel in grado di registrare video a 720p, il sistema di conduzione ossea dell'audio che consente di percepire anche i rumori esterni e 12 GB di memoria a disposizione dell'utente, quelli totali sono 16.

La batteria promette un giorno intero di sopravvivenza, tenendo comunque conto del fatto che alcune funzionalità - Hangouts o registrazione di video - comportano uno sforzo più consistente. A bordo ci sono anche connettività wi-fi e Bluetooth. Quest'ultima permette il dialogo con tutti gli smartphone in grado di recepire il segnale. Per interagire con il Gps e con la messaggistica sms bisogna invece dotarsi di un dispositivo Android (almeno 4.0.3 Ice Cream Sandwich) e scaricare l'applicazione MyGlass. Per ingolosire i potenziali acquirenti, Google ha già pubblicato l'app su Play per "configurare e gestire" gli occhiali precisando che senza i Glass il download "è una perdita di tempo".

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Martina Pennisi
@martinapennisi16 aprile 2013 | 16:05

Picchiare le donne? “Un modo per disciplinarle”

la Stampa

Turchia, pubblicati i risultati di un’indagine sulla violenza domestica Il 34% degli intervistati pensa che la violenza su mogli e compagne sia «occasionalmente necessaria»
 
marta ottaviani
istanbul

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A pochi giorni dalla notizia dello stupro di massa ai danni di una minorenne, la Turchia viene colpita da un altro choc che ha fare con la violenza sulle donne. Il Centro per i problemi della Donna dell’Università di Kirikkale, in collaborazione con la ong Mutlu Cocuklar Dernegi (Associazione dei bambini felici), hanno reso noti i risultati di un sondaggio sulla violenza domestica.

Le percentuali sono agghiaccianti. Il 34% degli intervistati pensa che la violenza sulle donne sia “occasionalmente necessaria”, mentre il 28% la giudica un metodo per disciplinarle. La ricerca è stata condotta su uomini con età maggiore a 18 anni ad Adana, Ankara, Istanbul, İzmir, Erzurum, Trabzon and Malatya, le maggiori città della turchia moderna, in alcuni casi anche caratterizzate da uno stile di vita occidentale. Alla domanda se la violenza occasionale possa essere ammessa, il 34% ha risposto di sì, contro il 58,6% dei contrari e il 7,3% degli indecisi.

Il questionario poi chiedeva se la violenza sulle donne possa essere considerata un metodo per disciplinare. Il 28,2% degli intervistati ha risposto affermativamente, contro il 60,7% dei no e l’11,1% degli indecisi. L’11,5% degli uomini pensa che sia un diritto del marito diventare violento contro la moglie, mentre il 37,5% ritiene che davanti a motivazioni come l’onore e la disciplina la violenza possa essere ammessa. Capitolo a parte merita la violenza come reazione alla provocazione femminile, giustificabile per il 23,4% degli intervistati. L’unica buona notizia, se così si può chiamare, è che la violenza domestica in Turchia è sempre più causa di divorzio.

Il tema della violenza sulla donna è uno dei più sentiti nel Paese e per questo la Mezzaluna è da tempo sotto la lente di ingrandimento dell’Unione Europea. Secondo la magistratura, i reati di natura sessuale denunciati alla polizia sono aumentati del 400% negli ultimi 4 anni. Nel 2011 le donne vittime di stupro sono state 33mila rispetto alle 2000 del 2002. Le donne denunciano di più rispetto a una volta, ma la piaga appare inarrestabile e spesso va a finire in tragedia.

Stando ai dati ufficiali del ministero per la Famiglia e Politiche Sociali, fra il 2009 e il 2012 in Turchia sono state uccise 396 donne in seguito a episodi di violenza domestica. Durante questo lasso di tempo, oltre 4000 donne sono state affidate ai servizi sociali o poste sotto tutela. Per cercare di porre un freno al problema, il governo islamico-moderato guidato da Recep Tayyip Erdogan, ha approvato lo scorso una nuova legge che prevede protezione e trasferimento in un’altra città per le donne che denunciano le violenze che hanno subito.

Lo scorso dicembre il Paese è stato sconvolto dal caso della deputata Fatma Salman Kotan, eletta proprio nelle file del partito di Erdogan ad Agri, in una delle zone più arretrate del sud-est del Paese. La donna si era presentata in parlamento con il volto visibilmente tumefatto per le botte ricevute dal marito, da cui ha poi divorziato. 

Esplode meteorite, palla di fuoco sopra la Spagna

Corriere della sera

Poco prima di mezzanotte di domenica scorsa, vista dall'Andalusia a Madrid

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Un grande bagliore è stato avvistato in vaste zone della Spagna centro-occidentale poco prima della mezzanotte di domenica scorsa. A filmare il fenomeno è stato l’Osservatorio Hita dell’Università di Huelva. Un grosso pezzo, proveniente probabilmente da un frammento di cometa, è entrato nell’atmosfera a 75 mila km all'ora a 100 km dal suolo sopra Villamuela, in provincia di Toledo, esplodendo a un'altezza di 70 km sopra la verticale di Serranillos del Valle (Madrid). L'esplosione ha prodotto un bagliore e una scia luminosa. La palla luminosa è stata vista anche a Huelva, Siviglia, Granada e Murcia.



Palla di fuoco sopra la Spagna (16/04/2013)
 
Elmar Burchia
16 aprile 2013 | 15:55